”Ai confini della risata”: quando Luttazzi scriveva su ”Accaparlante”

Vent’anni fa gli interventi e i disegni del comico sulla ”rivista di informazione sulle differenze” dell’Aias: brevi schegge di umorismo surreale, disegni, citazioni fulminanti su sesso, alienazione, diversità e pregiudizi

BOLOGNA – Brevi schegge di umorismo surreale, disegni, citazioni fulminanti e riflessioni su sesso, alienazione, diversità e pregiudizi. Così, giusto vent’anni fa, un giovane Daniele Luttazzi agli inizi della carriera si presentava ai lettori con la rubrica “Ai confini della risata” sulle pagine di “Hp Accaparlante”, prima “rivista di informazione sulle differenze” pubblicata dal Centro documentazione handicap dell’Aias di Bologna.

Nato nel 1961 a Santarcangelo di Romagna, fresco di studi in Medicina, Luttazzi (vero nome Daniele Fabbri) cominciava proprio alla fine degli anni ’80 a scrivere e recitare monologhi teatrali e a comparire in tv con la sua comicità corrosiva e senza compromessi che gli ha procurato, negli anni, molti successi e ripetute censure soprattutto sul piccolo schermo. Su “Accaparlante”, rivista innovativa che fu tra le prime, ad esempio, ad affrontare senza tabù il tema della sessualità dei disabili, l’attore comico e showman ebbe uno spazio fisso per i suoi interventi tra il 1989 e il ’92, così come Alessandro Bergonzoni, altro “emergente” di successo.

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Expo, la sfida dell’accessibilità: ”Stazione come una porta murata”

Le critiche delle associazioni. Favagrossa (Aias-Milano): ”La metropolitana è carente, i monta scale non funzionano e la nuova stazione centrale ha delle gravissime pecche”

MILANO – Metropolitane inaccessibili ai disabili e una stazione (appena ammodernata) “che si presenta come una porta murata” per i disabili che sbarcano a Milano. È sconfortante il quadro dell’accessibilità nella metropoli lombarda e c’è molto lavoro da fare se si vuole che questa situazione cambi prima dell’inizio dell’Expo. “Una città da prendere e rivoltare come un calzino”, sintetizza Antonio Oliviero, assessore provinciale al turismo.

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La Sardegna ha un unico vettore pubblico per il trasporto dei disabili

Varata la delibera due mesi fa, ora è formalmente costituita la Mobilità Sociale Sardegna, società che vede assieme regione e l’Azienda regionale sarda trasporti. Sostituirà tutti i privati che sino a oggi erogavano il servizio

CAGLIARI – È nata la nuova società regionale che si occuperà del trasporto di anziani e disabili. Costituita l’8 gennaio, la Mobilità Sociale Sardegna (una Srl) vede in campo la Regione e l’Arst (Azienda regionale sarda trasporti): oltre agli autisti e agli accompagnatori, il nuovo gestore avrà anche una dotazione di mezzi specifici per garantire in tutta l’Isola la possibilità ai portatori di handicap di raggiungere cliniche, centri analisi e ambulatori di riabilitazione. “Un servizio pubblico – ha detto Nerina Dirindin, assessore alle Politiche sociali e alla Sanità della Regione – che permetterà alle persone con disabilità di spostarsi sul territorio regionale con più possibilità e più facilmente. In più. In questo modo non verrà perso alcun posto di lavoro”. Una nascita anticipata da una polemica delle piccole imprese che, sino a oggi, garantivano il servizio per conto di cliniche e gruppi sanitari privati. Un’intesa con i sindacati, infatti, garantirà che a partire da fine gennaio la nuova società acquisisca mezzi e personale dall’Aias, associazione che sino ad oggi ha garantito lo zoccolo duro del servizio.

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Disabili e terza età, servizi sociali sotto accusa

Rapporto sulla situazione dei disabili anziani redatto da una rete di associazioni milanesi. L’obiettivo: creare un’unità valutativa trasversale ai servizi che risponda alle esigenze familiari e dei singoli

MILANO – In base alle stime ottenute da un’indagine sulle condizioni di salute e il ricorso ai servizi sanitari, svolta tra il 2004 e il 2005, in Lombardia le persone con disabilità dovrebbero essere 337 mila, di cui 266 mila con un’età superiore ai 65 anni. Dati Istat risalenti al 2001 stimano peraltro che in Lombardia le persone con disabilità sarebbero il 4,1% sul totale della popolazione. Ma i servizi sociali riescono a rispondere alle esigenze dei disabili che entrano nella terza età? Secondo una “rete” di associazioni che opera nel territorio la risposta è “no”. Dal dissenso di queste associazioni è nato un documento. Il lavoro comune è stato presentato oggi in occasione del convegno “La persona con disabilità diventa anziana” che si è tenuto nella sede della Caritas ambrosiana a Milano.

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