Don Ciotti: ”Le mafie si alimentano della mancanza di trasparenza”

Rapporto Libera. Indirizzare la repressione non tanto sulle mafie, ma contro chi le usa ”riempie” le carceri: ”negli Usa il 25% della popolazione mondiale di detenuti e buona parte per reati legati al consumo e allo spaccio”

ROMA – “Le mafie si alimentano della mancanza di trasparenza, traggono forza da un’informazione non obiettiva, dalle letture superficiali o interessate” è quanto ha denunciato questa mattina don Luigi Ciotti, presidente di Libera, durante la presentazione del rapporto sulla produzione e traffico di cocaina mondiale. “Il primo passo per combattere efficacemente le organizzazioni criminali è fornire un”immagine credibile dei traffici in cui sono coinvolte, mettendo in luce le loro reali dimensioni e tutti i loro possibili risvolti”.
Durante l’intervento di apertura, don Ciotti ha richiamato l’attenzione sulle contraddizioni statistiche presenti nei dati sulla cocaina presenti nei rapporti delle autorità americane e dell’Unodc.

“La lotta alla droga – ha affermato don Ciotti – può essere vinta solo con una ricerca di verità che faccia luce sulle responsabilità proprio per aiutare tutti a essere più responsabili”. L’incongruenza e le manipolazioni dei dati sulla produzione di cocaina non devono far dimenticare che dietro i dati ci sono le persone. “Non si può contrastare l’offerta – continua don Ciotti – senza porsi il problema della domanda che nasce spesso da vuoti educativi e relazionali, da percorsi di crescita monchi, da una mancanza di riferimenti e opportunità”. Ma se il consumo di droga è proporzionale alla povertà delle politiche sociali, come afferma il presidente di Libera, la produzione di coca cresce con successo lì dove contadini e corrieri vivono in situazioni di povertà estreme. “Il narcotraffico – spiega don Ciotti – si regge anche su politiche inique, sul deficit diffuso di giustizia sociale, su misure di contrasto alla povertà inadeguate e retoriche, su strategie prive del necessario realismo, destinate a fallire in partenza”.

Un altro problema, riguardo la lotta alla droga, conclude don Ciotti è anche l’aver indirizzato gli strumenti della repressione non tanto sulle mafie, ma contro chi le usa. “Da quando gli Stati uniti hanno lanciato le loro strategie alla fine degli anni ’80, c’è stata una esplosione delle presenze delle carceri, e ora gli Usa hanno nelle carceri il 25% della popolazione mondiale di detenuti e buona parte per reati legati al consumo e allo spaccio”. Stesso discorso per l’Italia. Secondo il fondatore di Libera dal 1991 al 2006 i detenuti sono passati da 21 mila a oltre 60 mila. “Si tratta per due terzi di persone immigrate o tossicodipendenti, ristrette per reati previsti da normative che hanno sempre più ridotto l’area del sociale a favore dell’area del penale”. (Giovanni Augello)

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