Un minuto di silenzio. Vero silenzio. Vuoto attorno alle parole. E poi osservare la foto di Sarah. Viva. E poi interrogarsi, da giornalista, su che cosa avrei fatto io, se fossi stato il cronista depositario di una informazione di prima mano, di fonte sicurissima, che mi dice che quella ragazza, della quale sto osservando la foto, è stata massacrata dallo zio. Ma non solo: dopo morta, sul suo corpo lo zio ha soddisfatto il suo bestiale istinto sessuale. Ecco, ne sono sicuro. Questo “particolare” non lo avrei scritto. Non lo avrei detto ad anima viva. Non lo dico perché adesso è facile pensarlo. In realtà, al momento, non mi pare che se ne sia accorto nessuno. Ma la cosa più fetente e schifosa che è accaduta nelle ultime ore è che il circo barnum dell’informazione si è buttato come un unico branco di sciacalli sul corpo di Sarah, ancora in fondo al pozzo.
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Don Ciotti: ”Le mafie si alimentano della mancanza di trasparenza”
Rapporto Libera. Indirizzare la repressione non tanto sulle mafie, ma contro chi le usa ”riempie” le carceri: ”negli Usa il 25% della popolazione mondiale di detenuti e buona parte per reati legati al consumo e allo spaccio”
ROMA – “Le mafie si alimentano della mancanza di trasparenza, traggono forza da un’informazione non obiettiva, dalle letture superficiali o interessate” è quanto ha denunciato questa mattina don Luigi Ciotti, presidente di Libera, durante la presentazione del rapporto sulla produzione e traffico di cocaina mondiale. “Il primo passo per combattere efficacemente le organizzazioni criminali è fornire un”immagine credibile dei traffici in cui sono coinvolte, mettendo in luce le loro reali dimensioni e tutti i loro possibili risvolti”.
Durante l’intervento di apertura, don Ciotti ha richiamato l’attenzione sulle contraddizioni statistiche presenti nei dati sulla cocaina presenti nei rapporti delle autorità americane e dell’Unodc.
Per la prima volta un cieco al Grande Fratello, Uic: ”Occasione di conoscenza”
Per il presidente Uic Tommaso Daniele la partecipazione di Gerry al reality è un’opportunità per far sparire l’imbarazzo che circonda i ciechi. Ma ”attenzione a stereotipi e pietismo”
ROMA – “Ogni cieco è una persona, e come tale, diversa e particolare: quello che non deve avvenire è che si cada nello stereotipo del cieco, nella spettacolarizzazione della disabilità o nel pietismo che troppo spesso incontriamo sulla nostra strada”: così Tommaso Daniele, presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, commenta la partecipazione alla nona edizione del Grande Fratello di Gerry, il giovane non vedente di origini calabresi ma residente a Roma che ha fatto ingresso nella celebre casa diventando la prima persona con disabilità a partecipare in Italia a un reality televisivo.
Milano, Bergamo e Brescia: vita sempre più dura per manovali e muratori
Per il 40% stranieri e con un basso titolo di studio: sono i lavoratori edili nelle 3 province secondo la ricerca ”Vita da Cantiere” promossa dalla Cisl. Negrelli ( Milano Bicocca): ”Poca informazione sui rischi”
MILANO – Operai comuni e manovali, per il 40% stranieri e con un basso titolo di studio. È la fotografia dei 130mila lavoratori edili di Brescia, Bergamo e Milano che emerge dall’indagine “Vita da cantiere”, realizzata dalla fondazione Pietro Seveso per la Cisl e presentata oggi. Basso il livello di specializzazione, che si concentra per due terzi a Milano e provincia, mentre il livello è più alto a Bergamo e Brescia è più alto: operano qui un operaio qualificato su quattro e uno specializzato su tre. Per quanto riguarda gli stranieri, che rappresentano il 40% del totale, il 25% è originario dell’Europa dell’Est e il 15% viene dall’Africa.
Responsabilità sociale informatica: comportamenti a rischio e responsabili
L’ultimo rapporto della Fondazione per la diffusione della responsabilità sociale delle imprese ha raccolto i risultati di varie ricerche sui comportamenti delle imprese in materia di tecnologie dell’informazione e della comunicazione
ROMA – Esiste un’etica dell’informatica? Quali sono i comportamenti più a rischio che la rete Internet sta facendo emergere? E quali sono, al contrario i comportamenti responsabili da scegliere, oltre naturalmente al rispetto di base delle leggi? Sono queste le domande a cui cerca di rispondere l’ultimo rapporto realizzato dalla Fondazione per la diffusione della responsabilità sociale delle imprese – Icsr, che ha raccolto i principali risultati di varie ricerche volte a descrivere i comportamenti responsabili delle imprese in materia di Ict, Information and Communication Technology, ovvero le tecnologie dell’informazione e della comunicazione. La ricerca ha preso le mosse dall’analisi dei consumi delle imprese italiane e sono state utilizzate tutte le fonti statistiche italiane a disposizione (Istat, Assinform) e internazionali (Eito), nonché studi precedenti. Sono stati presi in considerazione sia aspetti quantitativi, sia aspetti qualitativi (esempio.: quali criteri di scelta, quali differenze settoriali e di dimensione d’impresa, quale rilevanza delle tendenze generali sulla determinazione dei fabbisogni individuali, ecc.).
Terre di mezzo diventa street-magazine: sarà un giornale ”fondato dal basso”
Parasiliti (direttrice): ”Cerchiamo 2 mila nuovi lettori-fondatori che si abbonino. Non andremo in stampa fino a quando non raggiungeremo questo obiettivo”
La proposta
Un osservatorio sul razzismo
Articolo di Roberto Natale (www.articolo21.info)

Felicità vanno cercando (Trento Longaretti)
Gad Lerner mette in fila con preoccupazione quelli che chiama “scricchiolii della pacifica convivenza” e invita i Presidenti delle Camere a promuovere un osservatorio parlamentare sul razzismo. Sono scricchiolii che fanno un rumore molto simile a quelli che da tempo si avvertono nell’informazione.
Non sarebbe giusto né corrispondente al vero caricare tutte le colpe sulle spalle di noi giornalisti: se nella società italiana ha preso piede e ha fatto fortuna “l’imprenditoria della paura”, ci sono responsabilità evidenti di partiti che sull’allarme per l’immigrazione hanno prosperato e di altri che ad esso si sono accodati in modo subalterno.