Gaza, Caschi bianchi: ”Ora la gente corre ad arruolarsi nelle file di Hamas”

Secondo gli operatori dell’associazione Papa Giovanni XXIII è ”il risultato della violenza spropositata dell’offensiva militare israeliana”. Capannini: ”Bisogna togliere motivi agli integralisti e a chi semina violenza”

RIMINI – “In queste ore a Gaza la gente corre ad arruolarsi nelle file di Hamas. Ce lo dicono le nostre fonti e i nostri amici palestinesi che vivono là. È il risultato della violenza spropositata dell’offensiva militare israeliana: su queste premesse sarà quasi impossibile costruire una pace futura”. È il monito di Alberto Capannini, dell”associazione Papa Giovanni XXIII, che ha operato a lungo a Gaza e nelle città israeliane di confine con il progetto “Caschi bianchi”, ed è in contatto costante con i suoi quattro volontari attualmente impegnati in Cisgiordania con l’Operazione Colomba, il corpo nonviolento di pace dell’associazione.

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”Fermiamo l’attacco a Gaza”: l’appello di ”Un ponte per…”

L’associazione prende posizione in merito alla crisi in Medio Oriente invitando a unirsi alle manifestazioni e ai sit-in che si svolgeranno questa settimana in varie città italiane

ROMA – Anche l’associazione “Un ponte per” prende posizione in merito alla crisi in Medio Oriente invitando a unirsi alle manifestazioni e ai sit-in che si svolgeranno questa settimana in varie città italiane. “Il Governo israeliano – si legge in una nota – ha lanciato un massiccio attacco militare su Gaza: centinaia di bombe su 240 obiettivi, nella zona più densamente popolata del mondo. Il risultato era inevitabile e qualifica questi attacchi come crimini di guerra, che hanno causato ad oggi la morte di oltre 292 palestinesi e il ferimento di più di 600 persone, tra cui moltissimi civili. La tragedia si aggiunge a 2 anni di assedio in cui Gaza è stata tagliata fuori dal resto del mondo producendo la più grave crisi umanitaria dall’inizio dell’occupazione israeliana, con il 79,4% della popolazione della striscia sotto la soglia di povertà, e un tasso di disoccupazione del 45,5% (Palestine Monitor Factsheet)”.

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