“Voglio sfogare con qualcuno la tristezza che mi devasta l’anima in questi giorni, alla vista di tanti stranieri che hanno invaso l’Italia, e verso i quali la nostra civiltà, che a parole si proclama multirazziale, multiculturale, multietnica, e multireligiosa, non riesce ancora a dare accoglienze che abbiano sapore di umanità.
So bene che il problema dell’immigrazione richiede molta avvedutezza e merita risposte meno ingenue di quelle fornite da un romantico altruismo. Capisco anche le “buone ragioni” dei miei concittadini che temono chi sa quali destabilizzazioni negli assetti consolidati del loro sistema di vita. Ma mi lascia sovrappensiero il fatto che si stentino a capire le “buone ragioni” dei poveri allo sbando, e che, in quest’esodo biblico, non si riesca ancora a scorgere l’inquietante malessere di un mondo oppresso dall’ingiustizia e dalla miseria. […]
Cronaca
”Il folle? Pericoloso. Il matto? Simpatico”: così la stampa rappresenta il disagio
‘Violenti” nelle pagine di nera, ”adorabili” in quelle della cultura. Una ricerca di Psicoradio e dell’università della Svizzera fotografa gli stereotipi nei titoli di otto quotidiani. Oggi a Bologna il convegno ”Follia scritta”
BOLOGNA – Compaiono soprattutto nelle pagine di cronaca, un po’ meno in quelle di salute e di cultura. E il “simpatico matto” protagonista di spettacoli o film si trasforma in “folle”, “pazzo” o in preda a “raptus” negli episodi di cronaca nera, dove le definizioni del disagio psichico compaiono spesso all’interno di titoli “obiettivamente offensivi”. Tra i luoghi di cura, invece, i più gettonati sono “i manicomi” e le strutture che “non dovrebbero esistere più”. Sono i risultati della ricerca “Follia scritta”, uno studio realizzato da Psicoradio, la testata radiofonica di Bologna con una redazione formata da pazienti psichiatrici dell’Ausl, insieme dall’Università della Svizzera italiana e presentato oggi all’interno di un convegno che ha messo a confronto giornalisti ed esperti di psichiatria. “Non vogliamo demonizzare la stampa ma riflettere insieme ad essa”, chiarisce Cristina Lasagni, direttrice della ricerca e del network radiofonico.