Social Card ”bocciata” dagli operatori sociali: ”Meglio aumentare pensioni e assegni”

Criteri selettivi e arbitrari, esclusione dai benefici contro la povertà di famiglie numerose e stranieri. In un dossier tutte le critiche dell’Anoss. ”Se non ci saranno cambiamenti il risultato finale resterà insoddisfacente”

ROMA – Criteri selettivi fino a diventare arbitrari, esclusione dai benefici contro la povertà di categorie come le famiglie numerose e gli stranieri. Sono questi alcuni tra i motivi per cui la Social Card non ha raggiunto gli obiettivi che il governo si prefiggeva. A sostenerlo è l’Anoss, associazione nazionale operatori sociali e socio-sanitari in un dossier che analizza dettagliatamente il provvedimento, facendo riferimento alle carte attivate fino al 15 gennaio 2009.

A un mese e mezzo dall’avvio le adesioni costituiscono circa un terzo di quelle attese. Sono 423.868, mentre per il governo i beneficiari dovevano essere un milione di anziani e 300 mila famiglie. “Questo – si legge nel dossier – è accaduto perché i requisiti sono molto stringenti e perfino arbitrari. Inoltre la Card non riesce a incidere in modo significativo sui livelli di povertà per il basso contributo statale mensile che, in questa prima fase, è sostenuto soprattutto dalle donazioni private. Si ha poi l’impressione che la Card sia stata

finanziata dal corrispettivo taglio del Fondo nazionale per le politiche sociali”.

E ancora, “la Carta non riesce a ridurre in modo significativo la percentuale italiana delle famiglie povere per il mancato inserimento tra i beneficiari delle famiglie con almeno tre figli che è la tipologia a maggior rischio di povertà (e non le famiglie con bambini con meno di tre anni). La Card non è propriamente anonima e produce stigma sociale”. Per l’Anoss, “l’obiettivo di aiutare i poveri con un contributo economico è condivisibile ma poteva essere raggiunto in modo assai più semplice. Bastava un incremento di alcuni contributi esistenti – pensioni, assegni familiari, assegni per il terzo figlio – accompagnato

da opportune indicazioni che lo indirizzassero verso le persone in maggiore difficoltà.

Invece, si frammenta ulteriormente il sistema dei trasferimenti monetari, già parcellizzato in troppe misure”. Inoltre, “la Social Card non coinvolge i servizi sociali comunali. I beneficiari, avendo redditi molto bassi, in genere usufruiscono anche di vari servizi nonché dei contributi agli indigenti dei comuni che spendono solo per questo intervento 428 milioni annui riuscendo a raggiungere 599.146 assistiti. Allo stato attuale, l’intervento di contrasto della povertà realizzato dai comuni riesce a raggiungere un numero

di assistiti e a distribuire un contributo medio annuo di 715 euro che sono superiori a quello realizzato, per ora, dalla Card. Sarebbe stato necessario un collegamento con l’attività del comune per integrare l’intervento anche con altri servizi, pe migliorare efficacia dell’intervento e per evitare duplicazioni. L’azione dello Stato va invece in direzione diversa.

Le attivazioni della Card aumenteranno nelle prossime settimane ma visto il trend in diminuzione delle adesioni, se non ci saranno modificazioni significative nella regolamentazione della Card e nella dimensione dei benefici erogati, non cambierà l’insoddisfacente risultato finale.

Dossier carta acquisti
Fonte: Redattore Sociale

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.