Don Nicolini: ”Una notiza non è una notizia e basta. Io credo sia un’interpretazione”. La favola crudele nel campo rom di Milena Magnani in una performance di voce e musica
CAPODARCO – Andare oltre i motori di ricerca: l’invito a non perdere il senso della professione rifiutando di delegare a “un algoritmo” il proprio ruolo di giornalisti viene dalla XV edizione del seminario di formazione sui temi della marginalità e del disagio, organizzato dall”Agenzia Redattore Sociale, presso la Comunità di Capodarco di Fermo (28-30 novembre). E già fin dall’avvio del seminario, nella giornata di apertura dedicata all’immigrazione e alla discriminazione, questo monito giunge con forza ai circa 200 partecipanti dalle parole di don Giovanni Nicolini (già direttore della Caritas di Bologna), accolto da un lungo applauso. “Una notiza non è una notizia e basta. – ha detto don Nicolini – Io credo sia un’interpretazione. Non puoi mai esimerti dall’interpretazione, anche se non vuoi”. Per questo, ha ribadito, il ruolo dell’informazione è complesso e di grande responsabilità.
Entrando nel cuore del suo intervento, dedicato a ”Il razzismo sdoganato”, il sacerdote ha ricordato quanto lo ”sdoganamento” sia antico; esemplare nel nostro secolo il rapporto tra fede e scienza, quel “progresso scientifico al quale non corrisponde una cultura adeguata”, così che è la scienza a controllare e dettare legge. Ma se il dibattito sulla bioetica è così forte in Italia tanto da mobilitare le coscienze intorno al caso Englaro, appare addirittura meschino se comparato all’assenza di azioni concrete rispetto a tutte le vite perdute in Africa, ogni giorno: la mancanza di investimenti per la ricerca, l’assenza di risposte ai bisogni materiali di milioni di persone. “La vita è sacra? Non è vero. La vita è altamente disponibile. La morte deve essere una consegna serena”, ha detto il sacerdote. “I valori non sono negoziabili; se una cosa è troppo grossa, non si può negoziare”.
Altrettanto ricca di umanità e contenuti la “lezione” di Milena Magnani che con una presentazione-performance ha raccontato il percorso che l’ha portata a scrivere “Il circo capovolto”, favola crudele, e poetica al tempo stesso, in un campo rom. Affidata alla voce di Andrea Lupo e alla musiche di David Sarnelli, la performance ha toccato alcune delle pagine più emozionanti del libro, ripercorrendo attraverso le parole dell’autrice le gioie e le piccole miserie, la violenza e le tenerezze della vita nei campi. Ma anche il bisogno di ritrovare il senso della propria origine, una continuità tra presente e passato che non sia solo la discriminazione e l’odio razzista. (cch)