Unicef: ”Troppi bambini muoiono per un test che arriva tardi”

Roma – “Ci sono ancora troppi bambini in Africa che muoiono perche’ un test dell’Hiv non e’ arrivato in tempo. Bambini che nascono da donne contagiate da Hiv/aids e che non ricevono diagnosi e cure tempestive alla nascita. Bisogna evitare che i bambini ricevano una diagnosi quando e’ ormai tardi e investire sulla prevenzione della trasmissione da madre a figlio. Questo e’ il punto di partenza”. A ribadirlo con forza, anticipando il tema principale del nuovo Rapporto “Bambini e Aids”, realizzato dall’Unicef insieme a Oms, Unaids e Unfa, che verra’ lanciato per la Giornata mondiale contro l’Aids, e’ Vincenzo Spatafora, presidente Unicef Italia.

“Non sapere di aver contratto l’Hiv- aggiunge Spatafora- significa non poter iniziare la terapia in grado di rallentare il decorso dell’infezione e garantire una buona qualita’ di vita, mentre per le donne in gravidanza vuol dire non poter prendere tutte le misure necessarie per prevenire la trasmissione del virus ai propri figli. Nel 2007 solo il 18% delle donne in gravidanza nei Paesi a basso e medio reddito ha effettuato il test dell’Hiv”. Per questo, conclude il presidente, “servono politiche efficaci ed un maggiore impegno finanziario per garantire un futuro a questi bambini”.

In occasione della Giornata mondiale contro l’Aids, l’Unicef Italia lancia una campagna di comunicazione e raccolta fondi: il sito di Regali per la vita (www.regaliperlavita.it) si veste con i colori della “Campagna Uniti per i bambini, Uniti contro l’Aids” per invitare i visitatori ad acquistare un kit di 10 test per l’Hiv e garantire ad altrettante donne in gravidanza la possibilita’ di far nascere i propri bambini senza il virus. (DIRE)

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