Adiconsum: ”No alla privatizzazione, serve un’Authority”

Roma – “È con un’Authority autorevole che si possono recuperare i ritardi degli investimenti sulla rete e non con il mero affidamento della gestione del servizio ai privati”: lo dice Paolo Landi, segretario generale Adiconsum. La legge 133 del 2008 fa obbligo ai Comuni italiani di mettere sul mercato la gestione delle reti idriche, ricorda l’Associazione difesa consumatori e ambiente- Adiconsum. “Con questo provvedimento sia i partiti di destra che di sinistra del nostro paese affidano alla gestione del privato la riqualificazione della rete idrica e gli investimenti per ammodernarla- si legge in una nota- in Francia, dove le reti idriche sono gestite dai privati, e’ invece in atto una decisa marcia indietro a cominciare da Parigi che ha deciso di ritornare al servizio pubblico”.

Le ragioni, come viene precisato in una nota dell’Istituto nazionale del consumo, “istituzione pubblica- prosegue Adiconsum- sono gli alti costi (l’acqua gestita dai francesi costa un 30% in piu’ rispetto a quella gestita dal pubblico) e la necessita’ quindi di ritornare a prezzi dell’acqua ragionevoli”. Quella francese quindi “e’ senz’altro un’esperienza sulla quale riflettere”.

Per Adiconsum, nel nostro paese “e’ indispensabile recuperare i ritardi sugli investimenti, ma cio’ non deve essere sinonimo di privatizzazione del servizio”. Al contrario, “come gia’ e’ avvenuto in alcune realta’, i costi in bolletta sono esplosi, ma senza alcun miglioramento del servizio”. Per questo, ad avviso dell’associazione, “e’ fondamentale in questo settore un’Authority autorevole in grado di stabilire standard di qualita’, norme di trasparenza tariffaria e quanto peso deve avere in bolletta l’ammodernamento della rete”.

Insomma, “occorrono regole e rispetto delle stesse per evitare che le famiglie vadano incontro a nuovi salassi”, conclude Paolo Landi, segretario generale Adiconsum. (DIRE)

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