Consegnata la petizione alla Camera dei deputati. Ora inizia l’iter legislativo per l’adeguamento al ”minimo vitale” di 580 euro, attualmente sono 246, di tutte le pensioni degli invalidi civili totali e parziali (dal 74% al 100%)
ROMA – Sono circa 300.000 le firme raccolte dall’Anmic (Associazione nazionale mutilati e invalidi civili) in tutta Italia da febbraio a oggi, per chiedere l’adeguamento delle pensioni degli invalidi civili. Una questione spinosa, per la quale l’Animc si batte da tempo e che stamattina è arrivata sui banchi della Camera, dove è stata depositata la proposta di legge dell’associazione. Una proposta che chiede al governo di innalzare a 580 euro mensili le pensioni di tutti gli invalidi civili totali, a prescindere dall’età, e di tutti gli invalidi parziali con una invalidità riconosciuta di almeno il 74%. L’iniziativa dell’Anmic ha ricevuto finora ampio consenso e stamattina è stata al centro di una conferenza stampa presso l’Hotel Nazionale di Roma.
Attualmente in Italia la maggior parte degli invalidi civili vive con una pensione di 246,73 euro al mese: “l’innalzamento voluto dalla legge Berlusconi nel 2000, che ha stabilito il minimo del milione mensile, ha infatti interessato solo gli invalidi civili totali ultrasessantenni”, spiega Domenico Sabia, dell’ufficio legale dell’Anmic. “L’età e la percentuale d’invalidità non possono essere elementi di discriminazione – spiega ancora Sabia – . Ed è per questo che presentiamo la nostra proposta di una legge di iniziativa popolare contro la discriminazione verso i pensionati invalidi. Se sarà necessario, siamo disposti anche a un adeguamento graduale”, precisa. “Finora nessun politico si è fatto avanti – conclude – . Sarà una strada difficile, ne siamo consapevoli”.
Soddisfatto per la grande partecipazione registrata dall’iniziativa si è detto Giovanni Pagano, presidente dell’Anmic, intervenendo stamattina all’incontro con la stampa. “Abbiamo ottenuto grande partecipazione in tutte le aree geografiche del Paese – ha riferito – una solidarietà inaspettata che ha coinvolto non solo i disabili, cioè i diretti interessati, ma anche di tantissimi altri cittadini, increduli per una così palese ingiustizia e che venivano così finalmente a conoscenza di questa paradossale situazione, trascurata finora dal dibattito politico e dai mass media”.
“Oggi con soli 8 euro al giorno – ha spiegato ancora Pagano – una persona disabile grave non riesce nemmeno a sopravvivere, senza l’aiuto economico dei propri familiari (quando ci sono, e se sono loro stessi in grado di fornire con continuità un aiuto). Dunque le drammatiche condizioni di vita di troppi disabili rappresentano ormai una vera emergenza sociale che, a causa dei continui rinvii da parte degli ultimi Governi, è così rimasta negli anni colpevolmente irrisolta. Proprio allo scopo di ricordare a tutti queste mancate promesse e per dare finalmente voce e visibilità a queste nostre richieste, abbiamo voluto affidare direttamente ad una legge di iniziativa popolare la risoluzione di questa priorità sociale”.
E sulla controversa questione dei falsi invalidi, che potrebbe rappresentare un’obiezione alla proposta dell’innalzamento delle pensioni, “il rigore è sacrosanto, ma una politica seria per la disabilità deve accompagnarsi alla giustizia sociale. E se Governo e Parlamento anche stavolta non ci ascolteranno, in autunno – ha concluso Pagano – saremo costretti alla mobilitazione, facendo scendere in piazza anche i disabili che non possono camminare. Ma sarebbe una scelta amara, che speriamo non dover intraprendere.” (cl)
Fonte Redattore Sociale