Il Terzo Settore si trova a un bivio: adattarsi passivamente ai cambiamenti o scegliere di trasformarsi. Da questa consapevolezza, il 21 maggio 2026, quaranta professionisti dell’impresa sociale lombarda — tra dirigenti, responsabili HR e stakeholder istituzionali — si sono riuniti in quattro tavoli di lavoro per tracciare una nuova rotta per il prossimo triennio.
Il risultato è il Manifesto delle competenze per l’impresa sociale del futuro, un documento promosso dalla Scuola di Impresa Sociale (SDIS), che si propone come una mappa pensata non solo per sopravvivere, ma per riattivare veri processi trasformativi. I lavori hanno infatti portato alla luce quattro crisi profonde che il settore deve affrontare: una crisi di attrattività, una legata ai modelli organizzativi, una riguardante il governo e la tecnologia, e una più silenziosa “crisi di visione”.
Ecco le quattro direttrici su cui le organizzazioni sono chiamate a investire.
1. Persone Nuove: engagement e passaggio generazionale
Il settore deve ricostruire un patto di fiducia con i lavoratori.
- Proposta attrattiva: Serve garantire condizioni economiche trasparenti e un autentico equilibrio tra vita e lavoro, assicurando coerenza tra la comunicazione esterna e la vita interna della cooperativa.
- Sviluppo e transizione: In organizzazioni dove la crescita verticale è limitata, i percorsi professionali devono fondarsi sull’ampliamento orizzontale delle competenze e su un passaggio generazionale metodico e graduale.
- Mentoring e HR strategica: Il talento interno va valorizzato creando spazi di scambio tra l’esperienza dei professionisti senior e l’agilità digitale dei junior. Inoltre, la funzione HR deve evolversi da semplice gestione amministrativa a presidio strategico, trattando le persone come un investimento e non come fattore di produzione.
2. L’Organizzazione: benessere e leadership diffusa
Il modello del leader unico non è più sostenibile. Le organizzazioni dipendenti da una sola figura apicale si dimostrano fragili
- Managerialità legata alla missione: La leadership deve distribuirsi in diverse funzioni[cite: 6]. Serve una managerialità in cui la sostenibilità economica sia un mezzo abilitante e la missione sociale resti il vero fine.
- Benessere come criterio di design: Il benessere organizzativo non deve essere considerato un benefit accessorio, ma un criterio strutturale fatto di carichi di lavoro sostenibili e flessibilità reale[cite.
- Gestione e Governance: È necessario passare a una gestione per obiettivi (abbandonando il controllo della presenza) e promuovere una governance partecipativa che sappia aprirsi a mondi diversi come profit, startup e università.
3. Le Tecnologie: intelligenza artificiale ed etica
La rivoluzione digitale non deve spaventare, ma va governata.
- Pensiero critico: È essenziale promuovere un’alfabetizzazione digitale accessibile a tutti i livelli per comprendere potenzialità e rischi dell’IA. In un contesto sempre più automatizzato, le competenze prettamente umane — come giudizio, creatività ed empatia — diventano ancora più centrali.
- Etica del tempo: Il tempo liberato dall’automazione tecnologica deve essere reinvestito per rafforzare la cura e la qualità relazionale, e non per ridurre il personale.
4. Orizzonti Futuri: il welfare generativo
Per giocare un ruolo da protagonista nei prossimi dieci anni, l’impresa sociale deve anticipare le competenze di domani.
- Misurazione dell’impatto: La rendicontazione puramente narrativa non basta più; è necessario misurare in modo strutturato l’impatto sociale, ambientale ed economico[cite: 7].
- Ecosistemi e ruolo politico: Da semplici erogatori di servizi, le imprese devono diventare “architette” di un welfare generativo, costruendo reti territoriali integrate con enti pubblici, profit e cittadinanza[cite: 7]. Questo richiede anche la riscoperta della propria “consapevolezza politica”, intesa come capacità di aggregare risorse per dare risposte collettive[cite: 7].
- Il ruolo del “tessitore”: In un welfare frammentato, la competenza chiave sarà quella di saper connettere realtà diverse, mettendo in relazione risorse disperse per generare bene comune[cite: 7].
Come ricordato a luglio 2026 dalla Scuola di Impresa Sociale, questo Manifesto è uno strumento aperto: non è destinato all’archivio, ma richiede l’impegno di tutti per essere coltivato, adattato e fatto evolvere all’interno delle comunità professionali.
📌 Fonti e approfondimenti: Per approfondire e partecipare attivamente allo sviluppo di queste competenze, vi invitiamo a consultare il portale ufficiale: