La vita dei bambini nei manicomi dei Balcani

A Rimini si fa il punto sulle condizioni di vita dei minori con disturbi neuropsichiatrici in Serbia e in Albania. Se ne parla nell’incontro ”Diritti e salute mentale” organizzato dall”ong Cittadinanza

RIMINI – Manicomi “aperti” nei Balcani. Anche nell’Europa dell’est è in corso un lento e difficile passaggio dagli istituti di salute mentale ai centri di riabilitazione.

Se ne parla oggi alle 18 nell’incontro “Diritti e salute mentale: storie dai Balcani”, organizzato dall’associazione Cittadinanza al Palazzo del Podestà di Rimini. Al centro della discussione, in particolare, la situazione dei bambini con disabilità mentali in Serbia e in Albania, raccontata dagli specialisti che operano sul territorio. L’incontro è organizzato nell’ambito di Equamente, la manifestazione per i diritti e lo sviluppo sostenibile promossa dal mondo del volontariato di Rimini e Riccione per tutto il mese di dicembre. A portare la propria testimonianza dai Balcani sono la psicologa serba Dragana Sretenov e Entela Laudhi, impegnata in Albania con l’ong World Vision. Secondo i dati forniti da Cittadinanza, in Serbia sono circa 142.000 i bambini con disabilità fisiche o mentali, mentre in Albania si contano 24.000 minori con gravi disturbi neuropsichiatrici. Le condizioni di vita sono difficili: segregazione in casa o in istituti, mancanza di cure, maltrattamenti e violazione dei diritti umani. L’incontro di Rimini illustra tuttavia alcuni modelli di intervento alternativi, realizzati anche grazie all’associazione Cittadinanza, che dal 1999, in collaborazione con l’Oms (l’Organizzazione Mondiale della Sanità), cura progetti di riabilitazione psichiatrica e di intervento psicosociale nei paesi a basso reddito.

In Serbia, secondo l’ong riminese, sono presenti 60 istituzioni di tipo manicomiale dove i minori vengono internati. A Belgrado, insieme al ministero degli Affari sociali serbo, le autorità locali e le associazioni di genitori, Cittadinanza ha realizzato nel 2002 il primo centro diurno per bambini con disabilità neuropsichiatrica. Si tratta, secondo l’associazione, della prima struttura in tutto il paese a rispettare gli standard europei per i sistemi di cura. Nel 2003 l’ong ha aperto un secondo centro diurno a Pozarevac. Il ministero degli Affari sociali si era impegnato ad aprile altri 20 centri simili, ma la situazione per ora non è cambiata. Anzi. Con un rapporto pubblicato nel novembre 2007, Mental disability rights international (www.mdri.org) ha accusato la Serbia di tortura e di abusi contro bambini ed adulti con disabilità mentali e fisiche. Non molto diversa la situazione in Albania, dove secondo Cittadinanza circa il 10% dei bambini è affetto da patologie di tipo neuropsichiatrico e più del 90% di questi non ha la possibilità di essere curato. L’ong è intervenuta nel paese nel 2004, nella città di Berat, dove esiste un manicomio che ospita 50 fra bambini e adolescenti. Insieme alla Fondazione albanese Shen Asti, Cittadinanza ha aperto un centro di riabilitazione che accoglie alcuni dei bambini internati nell’istituto e quelli che vivono in famiglia, e che si occupa del loro inserimento sociale e scolastico. (ps)

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