Creare nuovi posti di lavoro adesso! É questo l’imperativo alla base dell’American Jobs Act, la “Legge per il lavoro americano” presentata ieri sera dal Presidente Obama di fronte al Congresso a Camere riunite e a milioni di americani seduti davanti alle televisioni.
Dopo il discorso tenuto a Detroit in occasione del Labor Day, ancora una volta Obama ha sottolineato come gli Stati Uniti stiano affrontando una crisi economica che continua a lasciare milioni di americani senza un impiego, “uomini e donne che sono cresciuti con la fede in un’America dove il duro lavoro e il senso di responsabilità erano ripagati […] che credevano in un Paese dove tutti ricevevano un trattamento equo e davano il loro giusto contributo, dove se uno arrivava ogni mattina, faceva il suo lavoro ed era fedele alla sua azienda vedeva la sua fedeltà ricompensata con un salario dignitoso e dei buoni benefit”.
Un’America che, secondo il Presidente, non esiste più, perché negli ultimi decenni si è assistito al progressivo deterioramento di questo contratto sociale e gli americani hanno visto troppo spesso i loro interessi dimenticati dalla classe dirigente.
Di fronte alle difficoltà, alla disperazione e alla sfiducia della gente Barack Obama ha, quindi, chiesto con forza al Congresso di “interrompere il circo della politica e fare qualcosa per aiutare l’economia”, per restaurare “quella equità e sicurezza che ha caratterizzato l’America sin dalle sue origini”: “non possiamo risolvere tutte le disgrazie del nostro Paese, ma possiamo contribuire. Possiamo fare la differenza. Ci sono dei passi che possiamo compiere adesso per migliorare la vita delle persone”.
In particolare, la nuova manovra per il rilancio dell’occupazione prevede, in linea generale: la riduzione delle tasse per le piccole imprese e un ulteriore detrazione fiscale per tutte quelle che assumeranno nuovi lavoratori o aumenteranno i salari; il dimezzamento della trattenuta previdenziale in busta paga (la payroll tax), con un conseguente risparmio per le famiglie americane pari a circa 1500 dollari all’anno; la creazione di posti di lavoro per gli insegnanti colpiti dai tagli di bilancio (circa 280 mila), i soccorritori, i veterani delle guerre in Iraq e Afghanistan, e i lavoratori edili (grazie alla realizzazione di infrastrutture pubbliche); l’istituzione di un Fondo per sostenere la creazione di lavori estivi e annuali per i giovani, insieme alla realizzazione di nuovi programmi di formazione per i lavoratori a basso reddito e di misure per incoraggiare i datori di lavoro ad assumere persone svantaggiate; e, in ultimo, l’estensione dei sussidi di disoccupazione, che sarà accompagnata da programmi di formazione e da una nuova detrazione fiscale per i datori di lavoro che assumeranno persone disoccupate da oltre sei mesi.
Dopo avere illustrato i passaggi salienti della sua proposta Barack Obama ha proclamato: “questo è l’American Jobs Act. Una legge che porterà nuovi posti di lavoro per gli edili, gli insegnati, i veterani, i soccorritori, i giovani e i disoccupati di lungo periodo e che garantirà uno detrazione fiscale per le imprese che assumono, facilitazioni per i proprietari delle piccole imprese e riduzione delle tasse per la classe media”.
Inoltre, il Presidente ha voluto sottolineare che la non comporterà un aumento del deficit, in quanto sarà coperta dal taglio alla spesa pubblica da 1 trilione di dollari stabilito a luglio e da un nuovo ambizioso piano di bilancio che, fra l’altro, prevederà una riforma del sistema fiscale volta a “chiedere agli americani più ricchi e alle grandi società per azioni di pagare la loro giusta parte”.
Quello compiuto ieri sera da Barack Obama è senza dubbio un passo importante e impegnativo che arriva a 2 anni dal Summit del G20 di Pittsburgh, dove lo stesso Obama presentò la Dichiarazione finale adottata da tutti i leader mondiali presenti.
Di fronte alle drammatiche conseguenze che la crisi finanziaria stava causando all’interno dell’economia reale e dei mercati del lavoro, i 20 Capi di Stato e di Governo si impegnarono a porre al centro della ripresa la creazione di posti di lavoro di qualità e a sostenere il Patto Globale per l’Occupazione dell’ILO, uno strumento nato per orientare le politiche nazionali e internazionali verso la promozione di una ripresa economica basata sugli investimenti, l’occupazione e la protezione sociale.
“Non potremo dirci soddisfatti”, si leggeva nella Dichiarazione, “fino a quando l’economia globale non sarà tornata in piena salute, e fino a quando le famiglie di tutto il mondo non avranno trovato un lavoro dignitoso. Promettiamo di perseguire la nostra risposta politica forte fino a quando non sarà garantita una ripresa sostenibile. Ci impegneremo per assicurare che una volta ripartita la crescita, ripartirà anche l’occupazione”.
Quello che è successo dopo è risaputo: la crisi dei debiti sovrani, i crolli ripetuti delle borse e gli attacchi speculativi hanno spostato sempre di più l’attenzione politica sulla necessità di pareggiare i bilanci pubblici, al di là di tutte le dichiarazioni di intenti. Nel frattempo la crisi ha continuato a mietere le sue “vittime”, ma d’altronde, come si dice, meglio tardi che mai.
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America Germania cioè il potere dell’America dopo la seconda guerra mondiale con la Germania americanizzata che “cercano” entrambi di dominare l’Europa.. e l’America NON a caso si è comprata tantissime industrie Europee ed Italiane in particolare..le famose multinazionali, si sono tolti dai piedi la concorrenza Italiana su più fronti ed all’occorrenza possono creare veramente lavoro negli USA.belin semplicemente trasferendo le non più Italiane industrie in suolo americano..creando pure sul posto lavoro..e facendo guerra all’euro nel contempo indebitando Italia ed Europa..I teutonici con gli Americani ora sono tutt’uno ma la Russia ora se vuole potrebbe insieme alla Cina creare contrapposizione vera..e gli americani “forse” a ripensarci..sugli aiuti finora dati ad Italia ed Europa ma basta darli alla solita Germania per creare guerre interne all’Europa stessa..
Morando Sergio