La 45° Settimana Sociale dei Cattolici Italiani rilancia i valori non negoziabili
PISA, domenica, 21 ottobre 2007 (ZENIT.org).- La presunta divisione tra i cattolici che si battono per il sociale e quelli che difendono la vita è stata superata nel corso della 45° edizione delle Settimane Sociali che si sono svolte a Pistoia e Pisa nei giorni 19-21 ottobre scorsi.A conclusione di un dibattito serrato sviluppatosi nella terza sessione, dedicata sabato 20 ottobre alla Bioetica, le diverse anime del mondo cattolico si sono trovate concordi nel respingere tutte le politiche che minacciano il bene comune, la vita, la famiglia e la libertà di educazione.
I partecipanti all’incontro si sono ritrovati uniti sulla stessa piattaforma di valori che li aveva visti scendere in piazza per difendere la legge 40 sulla fecondazione assistita e la famiglia monogamica con il Family Day.
Ad aprire il dibattito è stato il professor Francesco D’Agostino, Presidente onorario del Consiglio Nazionale di Bioetica (CNB), il quale ha sottolineato come alcune espressioni della biopolitica, quali l’avvenuta liberalizzazione dell’aborto e l’auspicata accettazione di pratiche eutanasiche, rappresentino delle minacce esplicite allo bioetica.
L’Ordinario di Filosofia del Diritto presso l’Università “Tor Vergata” di Roma si è detto preoccupato dal dibattito che si va sviluppando attorno alla pretesa legalizzazione dell’eutanasia.
A questo proposito, ha aggiunto che “come l’aborto – che si è trasformato da decisione tragica e personalissima di alcune donne in una pratica sociale di regolamentazione delle nascite – così l’eutanasia si è trasformata da atto omicida eccezionale, estremo, tragico e pietoso in una pratica di gestione burocratica e biopolitica della fine della vita umana”.
Secondo il prof. D’Agostino “meno si legifera sulla vita e più si rispetta la natura. Il compito che aspetta la nostra generazione è essenzialmente quello di aprire gli occhi sulla realtà di un potere pervasivo e impersonale che, assimilando corpo biologico e corpo politico, toglie al primo la sua identità e al secondo la sua dignità spingendo l’individuo verso un’irrevocabile omologazione biopolitica”.
“Talvolta – ha sostenuto il Presidente Onorario del CNB – si legifera addirittura in modo che fra uomini e animali non vi sia alcuna differenza”. Per questo motivo, ha sottolineato, occorre “sollevare il velo sul rischio immanente che l’uomo d’oggi svuoti i concetti di vita e di morte, di salute e di malattia, di terapia e di cura di ogni specificità naturalistica e scientifica, oltre che, ovviamente antropologica”.
Il prof. D’Agostino ha inoltre spiegato che “non sono soltanto i regimi totalitari ad avere disposto della vita e della dignità dell’uomo” ed ha fatto l’esempio dell’aborto, “pratica comune nella storia e in genere tollerata in tutte le società da noi conosciute, ma che solo in un contesto biopolitico consolidato ha acquisito un’inedita rappresentazione simbolica, elaborando la pretesa di essere riconosciuto alla stregua di un diritto fondamentale”.
Esplicita la denuncia del Presidente onorario del CNB anche nei confronti dei “fautori dell’eutanasia” i quali, a suo dire, si sarebbero inventati le “norme per regolamentare l’interruzione volontaria della sopravvivenza (IVS)”.
“Il fatto che si cerchi di introdurre l’espressione interruzione della sopravvivenza, per qualificare la morte, indica l’incapacità conclamata del paradigma biopolitico di pensare alla vita come ad un bene in sé”, ha commentato il prof. D’Agostino.
In questo contesto il docente ha affermato che “una sola cosa appare certa: il paradigma biopolitico va decostruito prima che esso giunga alla soglia irreversibile dell’implosione, prima cioè che apra le porte all’avvento post-umano”.
La prof.ssa Laura Palazzani, docente di Filosofia del Diritto alla Lumsa di Roma e da pochi giorni Vicepresidente del Comitato nazionale di Bioetica, ha ribadito che “o tutte le fasi dello sviluppo dell’essere umano sono intangibili o non lo è nessuna, perché se prevale un qualsiasi accordo convenzionale allora tutto è possibile”.
Il sociologo Sergio Belardinelli ha spiegato, invece, che la società deve riconoscere il paradigma cristiano della “vita buona che vale non solo per la sua fisiologia più o meno ben riuscita ma soprattutto perché è capace di valori, come anche sacrificare se stessa per un bene superiore”.
“Non consentiamo che siano la medicina, il diritto, il potere a dire quale vita ha valore e in cosa consiste la nostra dignità”, ha rilevato Belardinelli.
Enrica Palmerini, docente di Diritto privato alla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, ha chiesto di riportare il diritto sulla persona. Marco Cangiotti, docente di Filosofia politica all’Università di Torino, ha invece ribadito che “la persona è un fine in sé” e “l’irruzione della sfera pubblica nelle dimensioni private del concepimento, della nascita e della morte, è destinata a produrre un irrimediabile depotenziamento dell’umanità dell’uomo”.
Il dibattito si è fatto così intenso che i delegati sono andati avanti per ben due ore oltre il tempo previsto. Verso la fine è intervenuto il professor Giorgio Campanini, docente di Storia delle Dottrine politiche all’Università di Parma, il quale ha sostenuto che con i valori non negoziabili si rischia di andare allo scontro.
“Attenzione a non cedere alla logica del muro contro muro, l’intransigenza è controproducente”, è stato l’avvertimento del prof. Campanini, al quale D’Agostino ha risposto: “Caro professore, ci sono punti su cui non si negozia. Non lo diciamo noi: lo dice la società civile”.
“Qualcuno è disposto a mediare sulla tortura, la pena di morte o la pedofilia? No, vero? Allora trovo curioso che proprio sui temi della vita e della morte si tiri fuori l’argomento dei muri contrapposti”, ha esclamato.
“La questione antropologica – ha concluso il prof. D’Agostino – è diversa da quella politica. Sono i valori umani a non poter essere oggetto di trattativa non perché cattolici, ma proprio perché appartengono a tutti. E tenere il punto, mi creda, non è intolleranza”.