Ris. n° A6-0207/2006 del Parlamento Europeo

ALLEGATO 1: LA RISOLUZIONE N° A6-0207/2006 APPROVATA DAL PARLAMENTO EUROPEO IL 6 LUGLIO 2006

PARLAMENTO EUROPEO 2004-2009
Documento di seduta FINALE A6-0207/2006 6.6.2006

RELAZIONE sul commercio equo e solidale e lo sviluppo
Commissione per lo sviluppo Relatore: Frithjof Schmidt

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO sul commercio equo e solidale e lo sviluppo

Il Parlamento europeo,
– vista la sua risoluzione del 2 luglio 1998 sul commercio equo e solidale1,
– vista la sua risoluzione del 10 luglio 2003 sulla crisi del mercato internazionale del caffe2,
– vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, del 12 febbraio 2004, dal titolo “Catene di prodotti agricoli di base, dipendenza e povertà – Proposta di piano d’azione a livello di UE” (COM(2004)0089),
– vista la comunicazione della Commissione al Consiglio, del 29 novembre 1999, sul “commercio equo e solidale” (COM(1999)0619),
– visto il parere del comitato economico e sociale europeo, del 27 ottobre 2005, sul tema “Commercio etico e programmi di garanzia per i consumatori” (REX/196),
– visti la dichiarazione e il piano d’azione sui prodotti di base africani adottati dalla Conferenza dei ministri del commercio dell’Unione africana tenutasi ad Arusha il 21- 23 novembre 2005,
– visto il consenso di Sao Paulo, undicesima sessione della conferenza delle Nazioni Unite su commercio e sviluppo, tenutasi a Sao Paulo il 13-18 giugno 2004,
– visti gli articoli da 177 a 181 del trattato che istituisce la Comunità europea,
– visto l’Accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall’altro, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000 (accordo di Cotonou)3 e modificato a Lussemburgo il 25 giugno 2005, in particolare l’articolo 23, lettera g),
– visto il compendio sulle strategie di cooperazione all’accordo di Cotonou, pubblicato dalla Commissione nel 2001,
– visto il manuale sugli appalti pubblici ecocompatibili, dal titolo “Acquistare verde!”, pubblicato dalla Commissione nel 2004,
– visto il progetto dell’AFNOR sui criteri e requisiti applicabili alle attività delle organizzazioni di commercio equo e solidale del 9 dicembre 2005,
1 GU C 226 del 20.7.1998, pag. 65. 2 GU C 64E del 12.3.2004, pag. 607. 3 GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3.
– visto l’articolo 45 del suo regolamento,
– visti la relazione della commissione per lo sviluppo e il parere della commissione per il commercio internazionale (A6-0000/2006),

A. considerando che il commercio equo e solidale si e dimostrato un mezzo efficace di promozione dello sviluppo sostenibile,
B. considerando che il commercio equo e solidale e altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali sono accomunati dall’ambizione di immettere sul mercato, commercializzare e promuovere prodotti rispondenti a determinati criteri sociali, ambientali e di sviluppo,
C. considerando che il commercio equo e solidale e altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali costituiscono importanti strumenti per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio (OSM), in particolare l’eliminazione della povertà e il partenariato mondiale per lo sviluppo,
D. considerando che i prezzi di molti dei principali prodotti agricoli esportati dai paesi in via di sviluppo, quali zucchero, cotone, cacao e caffè, sono caduti tra il 30 e il 60 per cento tra il 1970 e il 2000, obbligando i piccoli agricoltori a vendere i propri raccolti al di sotto del costo di produzione e riducendo le entrate di molti tra i paesi più poveri del mondo, e che il commercio equo e solidale può fornire soluzioni a questo problema,
E. considerando che gli articoli XXXVI-XXXVIII dell’accordo generale sulle tariffe ed il commercio (GATT) impegnano i membri dell’Organizzazione mondiale del commercio ad intraprendere, ove necessario, un’azione collettiva per assicurare la stabilizzazione dei prezzi dei prodotti primari; che l’Unione africana insiste affinchè la questione dei prodotti di base venga trattata nell’ambito dei negoziati OMC in corso,
F. considerando che l’articolo 23, lettera g) dell’accordo di Cotonou prevede il sostegno alla promozione del commercio equo; che il compendio sulle strategie di cooperazione all’accordo di Cotonou prevede che la cooperazione sostenga sia i gruppi di produttori nei paesi in via di sviluppo, che le ONG nell’ambito dell’Unione europea attraverso dotazioni di bilancio e risorse del FES, e che tale sostegno venga utilizzato per finanziare il lancio di nuove linee di prodotti, campagne di sensibilizzazione dei consumatori, attività educative e costruzione di capacita,
G. considerando che il commercio equo e solidale persegue due obiettivi inseparabili: fornire opportunità di sviluppo a produttori e lavoratori su piccola scala nei paesi in via di sviluppo e influenzare il sistema di commercio internazionale e le imprese private affinchè divengano più eque e si indirizzino maggiormente verso lo sviluppo sostenibile; che il movimento internazionale per il commercio equo e solidale persegue quest’ultimo obiettivo dando l’esempio ed esercitando pressioni sui governi, sulle organizzazioni internazionali e sulle imprese,
H. considerando che altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali sono finalizzate a promuovere uno sviluppo sostenibile a vantaggio dei produttori e lavoratori dei paesi in via di sviluppo, nonchè a consentire ad imprese private di divenire parte attiva nello sviluppo sostenibile e di sostenere efficacemente tale processo,
I. considerando che le organizzazioni di commercio equo e solidale svolgono un ruolo importante nel rafforzare la sensibilizzazione in merito alle relazioni Nord-Sud, in particolare attraverso campagne d’informazione e il rafforzamento della cooperazione tra cittadini, nonchè ricorrendo al concetto di città e università del commercio equo e solidale,
J. considerando che le vendite del commercio equo e solidale in Europa sono aumentate in media del 20% l’anno dal 2000, a beneficio di oltre un milione di produttori e delle loro famiglie e dimostrando un crescente interesse dei consumatori europei nei confronti degli acquisti responsabili; che tale tasso di crescita varia tra i diversi Stati membri dell’Unione europea e che la quota di mercato globale del commercio equo e solidale continua ad essere ridotta, ma sta sviluppandosi rapidamente, mentre le tendenze internazionali sono analogamente incoraggianti,
K. considerando che un crescente numero di rivenditori europei fa sforzi considerevoli per sostenere il commercio equo e solidale e altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali, divulgandone i valori e offrendone i prodotti nei propri punti vendita,
L. considerando che milioni di produttori vogliono entrare a far parte del sistema di commercio equo e solidale e di altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali e che, malgrado vi sia un enorme potenziale di crescita, le politiche internazionali in ambito commerciale e agricolo creano difficoltà, in particolare per le piccole e medie imprese dei paesi in via di sviluppo, compresi i produttori del commercio equo e solidale,
M. considerando che occorre sensibilizzare maggiormente i consumatori europei circa l’impatto positivo del commercio equo e solidale sulla situazione socio-economica dei produttori e delle rispettive comunità locali,
N. considerando che produttori e consumatori traggono vantaggio da un marchio di garanzia del commercio equo e solidale unico e riconoscibile come quello già esistente,
O. considerando che, nel contesto del commercio equo e solidale, occorre rivolgere particolare attenzione al ruolo delle donne, che sono i principali attori economici nello sviluppo sostenibile,
P. considerando che il commercio equo e solidale si e rivelato uno strumento efficace di sostegno per i popoli indigeni, dando loro opportunità di vendere i propri prodotti direttamente ai mercati europei, mantenendo nel contempo i propri modi di vita e di lavoro tradizionali,
Q. considerando che i prodotti del commercio equo e solidale sono commercializzati in due modi diversi: il percorso integrato, nel quale i prodotti (soprattutto oggetti d’artigianato) sono importati da organizzazioni del commercio equo e solidale e distribuiti soprattutto in negozi specializzati del commercio equo e solidale (”Worldshops”) e il sistema dell’etichettatura, in base al quale i prodotti sono etichettati da agenzie di certificazione specializzate del commercio equo e solidale, che certificano che la catena di produzione rispetta i principi del commercio equo e solidale,
R. considerando che nel corso degli ultimi cinque decenni il movimento internazionale del commercio equo e solidale, organizzato nelle associazioni internazionali per il commercio equo e solidale FLO, IFAT, NEWS ed EFTA, ha elaborato a livello internazionale norme volontarie armonizzate per i prodotti del commercio equo e solidale etichettati e non, nonchè per le organizzazioni di tale commercio,
S. considerando che, alla luce del successo del commercio equo e solidale e dell’assenza di protezione giuridica, sussiste il rischio che tale concetto possa essere utilizzato abusivamente da imprese che entrino nel mercato del commercio equo e solidale senza rispettarne i criteri; che ciò può ridurre i benefici per i produttori poveri e marginalizzati dei paesi in via di sviluppo, diminuire la trasparenza per i consumatori e violare il loro diritto ad un’informazione appropriata sui prodotti,
T. considerando che alcuni Stati membri hanno avviato procedure legislative volte a regolamentare l’uso dell’espressione “commercio equo e solidale” e i criteri per le organizzazioni del commercio equo e solidale,
U. considerando che alla Commissione non sembra prevalere una politica uniforme per quanto concerne il commercio equo e solidale e le altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali e che non vi e un coordinamento strutturato tra le diverse direzioni generali (DG),
V. considerando che attualmente in Europa l’assistenza e il sostegno al commercio equo e solidale, alle organizzazioni del commercio equo e solidale e ad altre iniziative altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali sono limitati e frammentati,
W. considerando che nelle istituzioni europee vengono offerti sempre più prodotti del commercio equo e solidale,
X. considerando che vi sono strumenti, compatibili con l’OMC, mediante i quali i governi possono sostenere il commercio equo e solidale, purchè non siano discriminatori nei confronti degli Stati membri dell’OMC,

  1. invita la Commissione a presentare una raccomandazione sul commercio equo e solidale, riconoscendo che un atto legislativo non vincolante e, in questo momento, la scelta più adeguata e che non implica il rischio di un eccesso di regolamentazione e la invita altresì ad esaminare la possibilità di presentare una raccomandazione sulle altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali;

  2. ritiene che, al fine di eliminare il rischio di abusi, il commercio equo e solidale deve soddisfare una serie di criteri, definiti come segue in Europa dal movimento per il commercio equo e solidale:
    a) un prezzo equo al produttore, che garantisca un salario equo, copra i costi di una produzione sostenibile e il costo della vita; tale prezzo deve essere almeno pari al prezzo minimo e ai premi del commercio equo e solidale, ove questi siano stati definiti dalle associazioni internazionali del commercio equo e solidale,
    b) se il produttore lo richiede, parte del pagamento deve essere versata in anticipo,
    c) relazioni stabili e a lungo termine con i produttori e partecipazione dei produttori alla definizione delle norme del commercio equo e solidale,
    d) trasparenza e tracciabilità lungo l’intera catena di fornitura, al fine di garantire informazione adeguata al consumatore,
    e) condizioni di produzione che rispettino l’ottava convenzione di base dell’Organizzazione internazionale del lavoro,
    f) rispetto per l’ambiente, protezione dei diritti dell’uomo e, in particolare, dei diritti della donna e del bambino, nonchè rispetto dei metodi di produzione tradizionali che promuovono lo sviluppo economico e sociale,
    g) sviluppo di capacita e responsabilizzazione dei produttori, in particolare dei produttori e dei lavoratori su piccola scala e marginalizzati dei paesi in via di sviluppo, delle loro organizzazioni e delle rispettive comunità, onde garantire la sostenibilità del commercio equo e solidale,
    h) sostegno alla produzione e accesso al mercato per le organizzazioni dei produttori,
    i) attività di sensibilizzazione sulla produzione del commercio equo e solidale e le relazioni commerciali, la missione e gli obiettivi del commercio equo e solidale e l’ingiustizia prevalente delle norme commerciali internazionali,
    j) la sorveglianza e la verifica del rispetto di questi criteri, laddove le organizzazioni del Sud del mondo devono svolgere un ruolo di maggior peso al
    riguardo, che porti a una riduzione dei costi e a una maggiore partecipazione locale al processo di certificazione,
    k) regolari valutazioni dell’impatto delle attività di commercio equo e solidale;

  3. sottolinea che la quota più significativa di aumento delle vendite di prodotti del commercio equo e solidale e stata raggiunta con i prodotti etichettati e che iniziative di etichettatura del commercio equo e solidale sono state sviluppate nella maggior parte dei paesi europei;

  4. osserva che l’Europa costituisce il maggior mercato per i prodotti del commercio equo e solidale, con una quota stimata tra il 60 e il 70% delle vendite mondiali e un potenziale di ulteriore crescita;

  5. ricorda che l’istituzione di un sistema commerciale multilaterale libero ed equo costituisce lo strumento migliore per realizzare un’efficace gestione della globalizzazione a beneficio di tutti; inoltre, il sistema di commercio equo-solidale e uno strumento importante per la riduzione della poverta e lo sviluppo sostenibile e ritiene che, a lungo termine, potrebbe facilitare un’equa partecipazione dei paesi in via di sviluppo al sistema commerciale multilaterale, garantire loro un accesso stabile e sostenibile al mercato europeo come pure sensibilizzare maggiormente i consumatori;

  6. ricorda che, laddove gli accordi commerciali internazionali non rispondono alle esigenze dei paesi poveri, il sistema del commercio equo e solidale si e dimostrato efficace in termini di riduzione della povertà e sviluppo sostenibile; ritiene che, in una prospettiva a lungo termine, esso possa consentire ai paesi in via di sviluppo di partecipare pienamente al sistema multilaterale degli scambi commerciali;

  7. invita la Commissione e il Consiglio a promuovere il commercio equo e solidale e le altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali quali strumenti efficaci per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio e a riconoscere l’importante ruolo delle organizzazioni di commercio equo e solidale e di altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali nel sostenere produttori su piccola scala e marginalizzati nei paesi in via di sviluppo, nonchè nel sensibilizzare i consumatori europei nei confronti di relazioni commerciali sostenibili ed etiche tra Nord e Sud, in generale, e del commercio equo e solidale in particolare;

  8. ricorda che le politiche commerciali europee devono migliorare l’accesso al mercato per i piccoli produttori del Sud;

  9. invita la Commissione a effettuare uno studio per esaminare come il commercio equosolidali potrebbe divenire un modello per una politica commerciale sostenibile in grado di stimolare scambi Nord-Sud equilibrati come pure per individuare gli ostacoli al commercio che hanno le piu gravi conseguenze negative sulle popolazioni povere del pianeta;

  10. invita la Commissione a riconoscere che, accanto al movimento per il commercio equo e solidale, vi sono altri programmi credibili che, sotto l’egida dell’ISEAL (l’Alleanza internazionale per l’accreditamento e l’etichettatura sociale e ambientale), concorrono alla definizione di norme sociali e ambientali per quanto riguarda la certificazione di terzi;

  11. invita la Commissione e gli Stati membri a prendere misure appropriate per assicurare che i consumatori abbiano accesso a tutte le informazioni di cui hanno bisogno per fare scelte consapevoli e ritiene che i consumatori debbano avere il diritto di accedere rapidamente all’informazione sui prodotti, che deve essere facilmente comprensibile e presentata in modo trasparente;

  12. invita la Commissione a cooperare con il movimento internazionale del commercio equo-solidale per sostenere criteri chiari e ampiamente applicabili al fine di valutare, alla luce degli stessi, i programmi di garanzia per i consumatori, sostenere la fiducia dei consumatori nei confronti di tali programmi e consolidare le filiere dei prodotti del commercio equo-solidale;

  13. invita la Commissione a lanciare specifici “inviti a presentare proposte” con obiettivi finalizzati al commercio equo e solidale per sensibilizzare maggiormente i consumatori, promuovere i programmi di garanzia e i marchi, la raccolta sistematica dei dati e la valutazione degli effetti nell’UE;

  14. chiede alla Commissione di coordinare meglio le sue attività nel campo del commercio equo e solidale e delle altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali intraprese dalle sue diverse direzioni generali responsabili per i settori dello sviluppo, commercio, occupazione e affari sociali, protezione del consumatore, mercato interno e agricoltura, e a rendere il commercio equo e solidale e le altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali una parte integrale delle sue politiche in questi settori;

  15. invita la Commissione e il Consiglio a prendere in considerazione ed esaminare l’applicazione di un’aliquota IVA ridotta per i prodotti del commercio equo e solidale e a sopprimere i dazi d’importazione sui prodotti del commercio equo e solidale originari di paesi in via di sviluppo; sottolinea che i prodotti cui verrebbe applicata un’aliquota IVA ridotta dovrebbero essere oggetto di un rigoroso monitoraggio onde evitare abusi;

  16. esorta gli Stati membri che stanno attualmente elaborando normative attinenti al commercio equo e solidale, o che possono influire sulle organizzazioni del commercio equo e solidale o su altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali, a basare i criteri relativi sulle conoscenze e l’esperienza dei soggetti interessati, incluso il movimento internazionale del commercio equo e solidale, e a valutare attentamente, quale primo passo, il rischio di un eccesso di regolamentazione, nonchè il possibile impatto di tale regolamentazione sui produttori su piccola scala e marginalizzati;

  17. invita la Commissione ad attuare l’articolo 23, lettera g) dell’accordo di Cotonou e le disposizione fissate dal compendio sulle strategie di cooperazione all’accordo, in particolare gli articoli da 61 a 64;

  18. invita la Commissione a istituire un punto di contatto all’interno della propria struttura che garantisca il regolare coordinamento tra i vari servizi della Commissione sulle questioni relative al commercio equo e solidale;

  19. invita la Commissione a fornire assistenza al commercio equo e solidale:
    a) nei paesi in via di sviluppo, elaborando misure volte a sviluppare nuovi prodotti del commercio equo e solidale, fornire assistenza tecnica e di costruzione della capacita (ad esempio per soddisfare le norme sanitarie e fitosanitarie europee, le norme sull’origine nonchè il crescente numero di norme settoriali), incoraggiare il passaggio alla manifattura (valore aggiunto), sostenere programmi di costruzione della capacita e di responsabilizzazione, sostenere finanziamenti anticipati per i produttori del commercio equo e solidale, assistere nella distribuzione dei prodotti del commercio equo e solidale sui mercati locali, ponendo un accento particolare sui progetti attuati da donne,
    b) nell’Unione europea, elaborando misure per sostenere programmi di sensibilizzazione al commercio equo e solidale, campagne d’informazione e attività promozionali, ricerche sull’impatto, le migliori pratiche, analisi della catena di approvvigionamento, valutazioni della tracciabilità e della responsabilità, sostegno alla commercializzazione dei prodotti del commercio equo e solidale attraverso sostegno concreto per i negozi “Worldshop”,
    c) nell’Unione europea e nei paesi in via di sviluppo, promuovendo l’attività e il ruolo delle organizzazioni del commercio equo e solidale;

  20. invita la Commissione, previa consultazione dei soggetti interessati, a presentare al Parlamento una proposta per un’azione e un finanziamento adeguati nel settore del commercio equo e solidale e di altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali;

  21. invita la Commissione a esaminare possibilità per rafforzare la sensibilizzazione nei confronti del commercio equo e solidale e di altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali, in particolare nelle scuole e attraverso di esse;

  22. esorta le autorità pubbliche in Europa ad integrare criteri di commercio equo e solidale nei loro bandi di gara e nelle loro politiche d’acquisto ed invita la Commissione a promuovere tale approccio elaborando, ad esempio, orientamenti per bandi di gara del commercio equo e solidale;

  23. ricorda che soprattutto gli enti pubblici regionali effettuano elevati investimenti nel mercato dei prodotti; li invita pertanto a prestare , nei loro bandi di gara, particolare attenzione ai prodotti del commercio equo e solidale;

  24. accoglie favorevolmente lo sforzo crescente, in particolare al Parlamento europeo, volto ad offrire prodotti del commercio equo e solidale e sottolinea che tutte le istituzioni europee dovrebbero utilizzare tali prodotti nei propri servizi interni;

  25. sottolinea che il commercio equo e solidale e le altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali possono costituire strumenti efficaci per rendere le imprese socialmente sensibili e responsabili;

  26. sottolinea l’importanza di rendere piu inclusiva la politica europea sulla responsabilità sociale delle imprese, continuando ed intensificando gli incontri tra le diverse parti interessate, incluse le organizzazioni del commercio equo e solidale;

  27. esorta la Commissione a sostenere meccanismi che permettano, ove possibile, di associare ed implicare i produttori nella fissazione dei prezzi, come previsto al paragrafo 63 del compendio sulle strategie di cooperazione all’accordo di Cotonou;

  28. esorta la Commissione ad appoggiare la richiesta dell’Unione africana di trattare in linea prioritaria la questione dei prezzi dei prodotti di base nell’ambito dei negoziati commerciali mondiali attualmente in corso, in conformità con gli impegni dell’OMC, in particolare con gli articoli del GATT XXXVI-XXXVIII;

  29. invita la Commissione ad adottare iniziative, conformemente all’articolo XXXVIII del GATT, paragrafo 2, lettera a), per elaborare misure volte a stabilizzare e a migliorare le condizioni di mercato per i prodotti primari di particolare interesse per i paesi meno sviluppati, che comprendano misure per conseguire prezzi stabili, equi e remunerativi per le esportazioni di tali prodotti;

  30. accoglie favorevolmente l’introduzione di speciali clausole sociali ed ambientali nel sistema delle preferenze generalizzate, ma ritiene necessario rafforzare il meccanismo di controllo di tale sistema;

  31. esorta la Commissione ad elaborare una politica coerente per la promozione e la protezione dei produttori su piccola scala e marginalizzati, inclusi i produttori del commercio equo e solidale e di altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali, tenendo conto del loro punto di vista nell’ambito dei negoziati commerciali bilaterali, regionali e multilaterali quali gli accordi di partenariato economico (EPA);

  32. invita la Commissione a tenere conto dell’approccio del commercio equo e solidale e di altri approcci commerciali sociali ed ambientali quando elabora la politica commerciale dell’Unione europea;

  33. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonchè all’OIL, al programma per l’ambiente delle Nazioni Unite, all’UNCTAD e all’OMC.

MOTIVAZIONE

  1. Perché occorre un quadro politico europeo per il commercio equo e solidale?
    1.1 Perché il commercio equo e solidale aiuta l’Unione europea a rispettare gli impegni assunti a favore dello sviluppo sostenibile e della riduzione della povertà Il commercio equo e solidale aiuta l’Unione europea a rispettare gli impegni sanciti dall’articolo 177 del trattato CE, che afferma che la politica UE nel settore della cooperazione allo sviluppo favorisce “lo sviluppo economico e sociale sostenibile dei paesi in via di sviluppo, in particolare di quelli più svantaggiati, l’inserimento armonioso e progressivo dei paesi in via di sviluppo nell’economia mondiale, la lotta contro la povertà nei paesi in via di sviluppo”. Il commercio equo e solidale e stato ripetutamente indicato dalle istituzioni europee come lo strumento essenziale per favorire lo sviluppo sostenibile e la riduzione della povertà ( ). Un quadro politico e un sostegno europei a favore del commercio equo e solidale costituiscono strumenti eccellenti per realizzare tali impegni e raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio.
    1.2 Perché l’Unione europea ha sottoscritto impegni giuridici
    Con la firma dell’Accordo di Cotonou, nel 2000, l’Unione europea si e impegnata a sostenere il commercio equo e solidale. Tuttavia, l’attuale assistenza al commercio equo e solidale e alle organizzazioni del commercio equo e solidale e limitata e frammentata. Gli impegni giuridici dell’Unione europea sono contenuti nell’articolo 23, lettera g), dell’Accordo di Cotonou e nel relativo compendio.
    1.3 Perché il commercio equo e solidale ha un enorme potenziale di crescita
    Ricerche recenti mostrano che le vendite del commercio equo e solidale in Europa sono aumentate in media del 20% all’anno dal 2000. I consumatori europei dimostrano un crescente interesse nei confronti dell’acquisto di prodotti che siano stati prodotti e commercializzati in condizioni eque. La domanda di tali prodotti, tuttavia, varia notevolmente tra i vari Stati membri dell’UE. Le vendite complessive di prodotti del commercio equo e solidale in Europa hanno raggiunto 660 milioni di euro nel 2005. I prodotti tipici del commercio equo e solidale detengono ora quote di mercato considerevoli in alcuni paesi: il 20% del caffè macinato venduto nel Regno Unito e circa il 2% di tutte le vendite di caffè in Austria, Danimarca, Irlanda, Belgio e Germania recano l’etichetta del commercio equo e solidale. Le banane del commercio equo e solidale detengono quote di mercato che raggiungono il 5,5% in Austria, Belgio, Finlandia e Regno Unito. Tuttavia, in alcuni Stati membri dell’Unione, quali la Grecia, l’Ungheria, i paesi baltici e la Slovenia, il commercio equo e solidale e scarsamente conosciuto. Con un quadro politico coerente a livello di Unione europea e un sostegno sufficiente al commercio equo e solidale e alle organizzazioni di tale commercio, sarebbe possibile sensibilizzare maggiormente i consumatori in merito al commercio equo e solidale, facendo crescere la domanda dei suoi prodotti, soprattutto nei paesi in cui non e ancora ben consolidata.
    1.4 Perché normative nazionali in materia di commercio equo e solidale potrebbero ostacolare la libera circolazione dei prodotti del commercio equo e solidale all’interno dell’Unione europea
    Alcuni Stati membri dell’UE stanno elaborando normative attinenti al commercio equo e solidale. Un quadro europeo, definito in una raccomandazione, potrebbe essere utile ad evitare normative diverse tra i vari Stati membri, le quali costituirebbero un ostacolo alla libera circolazione delle merci all’interno dell’Unione europea.
    1.5 Perché occorre proteggere i consumatori europei da un uso ingannevole del concetto di commercio equo e solidale
    Il sistema del commercio equo e solidale si basa su norme volontarie per i prodotti etichettati e non, oltre che per le organizzazioni di tale commercio. Tali norme sono state elaborate nel corso degli ultimi cinquant’anni dal movimento internazionale del commercio equo e solidale. Sono riesaminate e valutate regolarmente in collaborazione con i produttori, che Rappresentano il fulcro del sistema del commercio equo e solidale. Le organizzazioni del
    commercio equo e solidale hanno la responsabilità di rispettare tali norme e i relativi criteri. L’osservanza di tali norme e costantemente controllata e valutata. Le organizzazioni del commercio equo e solidale collaborano attivamente con altre imprese, quali rivenditori e altri partner commerciali. Alla luce del successo del commercio equo e solidale e dell’assenza di protezione giuridica, sussiste il rischio che tale concetto possa essere utilizzato abusivamente da imprese che entrino nel mercato del commercio equo e solidale senza rispettarne i criteri. I diritti dei consumatori e l’accesso ad un’idonea informazione sui prodotti costituiscono il fulcro del commercio equo e solidale; etichette non rispettose dei criteri previsti potrebbero risultare ingannevoli per i consumatori e indebolire il loro sostegno al sistema. Un quadro politico europeo per il commercio equo e solidale potrebbe contribuire a chiarire l’uso dell’espressione “commercio equo e solidale”, oltre a fornire i criteri di riferimento per le politiche nazionali in materia di commercio equo e solidale e delle relative organizzazioni.

ALLEGATO 1

Attuali percorsi di commercializzazione dei prodotti del commercio equo e solidale I prodotti del commercio equo e solidale sono commercializzati in due modi diversi. Esiste in primo luogo un percorso tradizionale o integrato, nel quale i prodotti (soprattutto oggetti di artigianato) sono prodotti, importati e/o distribuiti da un’organizzazione del commercio equo e solidale. Un altro percorso di commercializzazione e dato dalle iniziative in materia di etichettatura e certificazione del commercio equo e solidale. In questo caso, i prodotti sono etichettati da agenzie di certificazione specializzate del commercio equo e solidale, che garantiscono che le catene di produzione rispettino i principi del commercio equo e solidale.
Gli importatori e i rivenditori possono essere imprese commerciali tradizionali e i canali di distribuzione possono essere normali punti vendita al dettaglio.

Il percorso integrato
I prodotti del commercio equo e solidale giungono ai consumatori attraverso organizzazioni del commercio equo e solidale, che scelgono e si approvvigionano dei prodotti direttamente presso piccoli produttori e cooperative, per poi importarli e commercializzarli in negozi specializzati come i “Worldshop”. Tutti gli aspetti delle loro operazioni commerciali sono orientati all’etica del commercio equo e solidale e ai produttori viene corrisposta la quota più alta possibile del prezzo finale. In molti casi, i ricavi ottenuti sono impiegati per azioni di promozione dello sviluppo. La maggioranza dei prodotti commercializzati attraverso i Worldshop non e etichettata come tale e l’acquisto viene effettuato su base fiduciaria. I “marchi commerciali” o il marchio del commercio equo e solidale di tali organizzazioni costituiscono gia un segnale per i consumatori che i prodotti e le pratiche commerciali sono conformi ai principi del commercio equo e solidale.
La maggior parte delle organizzazioni del commercio equo e solidale aderisce all’Associazione internazionale per il commercio equo e solidale (International Fair Trade Association – IFAT). L’uso del marchio FTO (Fair Trade Organisation – organizzazione del commercio equo e solidale) viene concesso alle organizzazioni che abbiano soddisfatto i requisiti previsti dalle norme e dal sistema di controllo IFAT.

Il percorso di etichettatura del commercio equo e solidale
Nell’ambito di tale percorso, le iniziative nazionali in materia di etichettatura verificano la conformità ai principi del commercio equo e solidale da parte di produttori o commercianti, sulla base di un insieme di norme armonizzate a livello internazionale. Tali organizzazioni appartengono tutte alla FLO (Fairtrade Labelling Organisations International – organizzazione internazionale degli enti certificatori del commercio equo e solidale), vale a dire l’ente che definisce le norme e ne certifica l’osservanza. Le norme internazionali per il commercio equo e solidale sono sviluppate e regolarmente riesaminate e controllate in modo indipendente.

Il movimento del commercio equo e solidale si articola in quattro associazioni internazionali:
l’IFAT, che costituisce la rete globale delle organizzazioni del commercio equo e solidale, con 270 membri in 61 paesi. I membri di tale associazione sono produttori, importatori e rivenditori accomunati dall’idea che il commercio debba migliorare l’esistenza degli emarginati, senza infliggere danni al pianeta.
La FLO, che e l’ente mondiale che definisce le norme del commercio equo e solidale e ne certifica l’osservanza. La FLO e costituita dalla FLO e.V., un’organizzazione multilaterale che elabora e riesamina le norme, e la FLO Certification Ltd, che garantisce l’osservanza di tali norme. La FLO e inoltre l’associazione che rappresenta venti iniziative nazionali in materia di etichettatura in 15 paesi europei, in Giappone, negli USA, in Canada, in Messico, in Australia e in Nuova Zelanda.
L’EFTA (European Fair Trade Association – associazione europea del commercio equo e solidale), che appartiene all’associazione internazionale e riunisce undici membri in nove paesi europei, tutti importatori di rilievo che operano nel settore del commercio equo e solidale. L’obiettivo dell’EFTA e sostenere le organizzazioni aderenti nella loro attività e incoraggiarle a collaborare e a coordinarsi.
La NEWS! (Network of European World Shops – rete dei Worldshop europei), che e anch’essa un membro dell’associazione internazionale e rappresenta 15 associazioni nazionali di Worldshop in 13 paesi europei. Alle varie associazioni aderiscono nel complesso 2500 Worldshop, gestiti da più di 100 000 volontari e dipendenti, che vendono prodotti del commercio equo e solidale e promuovono campagne per la creazione di un sistema commerciale mondiale più equo.
Nel dicembre 2001, le quattro reti summenzionate hanno elaborato una definizione comune di commercio equo e solidale.

Definizione di commercio equo e solidale
Il commercio equo e solidale e un partenariato commerciale, basato sul dialogo, la trasparenza e il rispetto, finalizzato ad ottenere una maggiore equità nel commercio internazionale. Contribuisce allo sviluppo sostenibile offrendo migliori condizioni commerciali ai produttori e ai lavoratori marginalizzati e garantendone i diritti, in particolare nel Sud. Le organizzazioni del commercio equo e solidale (supportate dai consumatori) si impegnano attivamente per sostenere i produttori, sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere modifiche delle regole e delle pratiche seguite nel commercio internazionale.

ALLEGATO 2

Impatto del commercio equo e solidale
L’impatto del commercio equo e solidale e stato studiato in molti modi diversi, ad esempio misurando i vantaggi economici e finanziari per i produttori, valutando gli effetti sulle donne, studiando l’impatto diretto e l’effetto trainante sulle comunità, ecc. Le organizzazioni del commercio equo e solidale controllano regolarmente l’impatto delle loro attività: l’IFAT richiede a tutte le organizzazioni aderenti di segnalare, ogni due anni, i risultati conseguiti nell’ambito delle norme del commercio equo e solidale e stabilisce obiettivi per miglioramenti ulteriori. La FLO esegue ispezioni annuali dei produttori registrati e verifica i flussi commerciali. Esiste inoltre una serie di valutazioni di impatto indipendenti, eseguite da centri di ricerca, enti pubblici e università. I vantaggi finanziari ed economici del commercio equo e solidale si possono misurare con relativa facilita: nel 2003, ad esempio, i benefici aggiuntivi per i produttori di caffè, tenuto conto del prezzo mondiale del caffè arabica alla borsa di New York e del caffè robusta alla borsa di Londra, rispetto al prezzo minimo e al premio del commercio equo e solidale, sono stati calcolati in oltre 23 milioni di euro.
Tuttavia, la ricerca ha mostrato che l’impatto e ancora più rilevante in ambiti non economici, quali la responsabilizzazione dei produttori attraverso la costruzione della capacità e l’assistenza tecnica, la sicurezza del reddito, il commercio diretto e la concessione di crediti ecc. Molti studi hanno evidenziato, inoltre, un miglioramento del livello di istruzione, la salvaguardia delle culture indigene e altri benefici sociali.
A tali effetti diretti si aggiunge una vasta gamma di effetti trainanti e indiretti per i produttori che non operano nel settore del commercio equo e solidale. La presenza di intermediari del commercio equo e solidale può apportare cambiamenti nelle pratiche di pesatura e nelle informazioni sui prezzi, che finiscono con l’andare a vantaggio di tutti i produttori della zona. L’organizzazione dei produttori aiuta a rompere i monopoli dei prezzi e dei trasporti. Tra le istituzioni che hanno eseguito valutazioni di impatto del commercio equo e solidale e possibile citare il DFID (Department for International Development, Regno Unito), la Colorado State University, la Sussex University, la Banca Mondiale, l’Istituto internazionale per l’ambiente e lo sviluppo, ecc. Per ulteriori informazioni sugli effetti del commercio equo e solidale consultare Nicholls e Opal: il commercio equo. Consumi etici favoriti dal mercato, edizioni SAGE, 2005, agli indirizzi www.fairtrade.net e www. fairtraderesource.org

ALLEGATO 3

CINQUANT’ANNI DI COMMERCIO EQUO E SOLIDALE
Sintesi storica del movimento del COMMERCIO EQUO E SOLIDALE
Il movimento del commercio equo e solidale e oggi un movimento globale. Più di un milione di produttori e lavoratori su piccola scala sono organizzati in ben 3 000 organizzazioni di base, con strutture rappresentative in oltre 50 paesi del Sud. I loro prodotti sono venduti in migliaia di negozi specializzati (i cosiddetti Worldshop), in supermercati e in numerosi altri punti vendita del Nord e con sempre maggiore frequenza nei negozi dei paesi in via di sviluppo. La vendita di tali prodotti e stata sempre accompagnata dalle informazioni sulla produzione, sui produttori e sulle loro condizioni di vita. Pertanto, il movimento del commercio equo e solidale ha svolto un ruolo guida nella sensibilizzazione dei consumatori europei in merito alle condizioni sociali, economiche e ambientali di produzione nei paesi in via di sviluppo.

Gli inizi
Le prime tracce del commercio equo e solidale in Europa risalgono alla fine degli anni Cinquanta, quando Oxfam UK inizio a vendere, nei suoi negozi, oggetti di artigianato prodotti da profughi cinesi. Nel 1967, nei Paesi Bassi, fu fondata la prima organizzazione importatrice, a cui fece seguito l’apertura del primo “negozio del terzo mondo”, nel 1969. I Worldshop (o negozi del commercio equo e solidale, come sono chiamati in altre zone del mondo) hanno svolto un ruolo essenziale in seno al movimento del commercio equo e solidale. Essi non costituiscono soltanto dei punti vendita, ma sono anche molto attivi nell’organizzazione di campagne a favore del commercio equo e solidale e della sensibilizzazione dell’opinione pubblica.
Negli anni Sessanta e Settanta, organizzazioni non governative (ONG) e persone impegnate socialmente di molti paesi dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina hanno avvertito l’esigenza di creare organizzazioni che favorissero un commercio equo e solidale, oltre a fornire consulenze, assistenza e sostegno ai produttori svantaggiati. Sono quindi nate molte organizzazioni del commercio equo e solidale nel Sud del mondo, che hanno stabilito legami con le nuove organizzazioni del commercio equo e solidale del Nord. Tali rapporti si basavano sul partenariato, il dialogo, la trasparenza e il rispetto. L’obiettivo era una maggiore equità nel commercio internazionale. In parallelo a tale movimento di cittadini, i paesi in via di sviluppo hanno iniziato a partecipare a forum politici internazionali, come la seconda conferenza dell’UNCTAD (conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo) a Delhi nel 1968, per comunicare il messaggio “commercio, non aiuti”. Tale approccio privilegiava la creazione di relazioni commerciali eque con i paesi in via di sviluppo, invece della restituzione di parte della ricchezza acquisita nel Nord sotto forma di aiuti allo sviluppo.
Oggetti artigianali e prodotti alimentari All’inizio, le organizzazioni del commercio equo e solidale intrattenevano rapporti commerciali soprattutto con i produttori di oggetti artigianali, soprattutto in ragione dei contatti con i missionari. Spesso gli oggetti artigianali fornivano un “reddito supplementare” alle famiglie. La maggior parte delle organizzazioni del commercio equo e solidale del Nord acquistava prevalentemente tali oggetti di artigianato, che poi vendeva attraverso i Worldshop. Nel 1973 veniva importato in Europa il primo caffè “equo e solidale”, da parte di cooperative
di piccoli coltivatori del Guatemala. Dopo il caffè, la gamma dei prodotti alimentari si è progressivamente ampliata e ora comprende prodotti come il te, il cacao, lo zucchero, il vino, i succhi di frutta, le spezie, il riso, ecc. I prodotti alimentari hanno consentito alle organizzazioni del commercio equo e solidale di aprire nuovi canali di mercato, come il mercato istituzionale, i supermercati e i negozi di prodotti biologici.

Processo di integrazione attuato attraverso l’etichettatura del commercio equo e solidale
Negli anni Ottanta e stato elaborato un modo nuovo per raggiungere un pubblico più vasto. Ai prodotti acquistati, commercializzati e venduti nel rispetto delle condizioni del commercio equo e solidale e stata attribuita un’etichetta, in grado di farli risaltare tra i prodotti comuni sugli scaffali dei negozi, che ha consentito a qualunque impresa di partecipare al commercio equo e solidale. Nel 1988, nei Paesi Bassi e nata l’etichetta “Max Havelaar”. In seguito, tale concetto si e ampiamente diffuso: nell’arco di un anno, il caffè con tale etichetta deteneva una quota di mercato che sfiorava il tre percento. Negli anni successivi, sono state istituite organizzazioni di certificazione senza scopo di lucro di natura simile, che operavano nel settore del commercio equo e solidale in altri paesi europei e in Nord America. Nel 1997 e nata l’associazione mondiale, vale a dire la FLO (Fairtrade Labelling Organizations International). La FLO si occupa di stabilire le norme internazionali in materia di commercio equo e solidale, certificazione della produzione e verifica della conformità del commercio a tali norme, nonchè i principi di etichettatura dei prodotti. Oltre agli alimenti e ai prodotti alimentari, la FLO ha sviluppato norme per fiori, semi di cotone e palloni sportivi. L’etichetta del commercio equo e solidale ha effettivamente aiutato tale commercio ad integrarsi nell’attività commerciale tradizionale. Attualmente, più di due terzi dei prodotti del commercio equo e solidale sono venduti da esercizi del settore della ristorazione e da punti vendita tradizionali. Parallelamente allo sviluppo dell’etichettatura dei prodotti, l’IFAT, l’associazione internazionale del commercio equo e solidale che riunisce 270 membri in 61 paesi di tutto il mondo, ha sviluppato norme e un sistema di controllo per le organizzazioni del commercio equo e solidale.

PARERE DELLA COMMISSIONE PER IL COMMERCIO INTERNAZIONALE destinato alla commissione per lo sviluppo sul commercio equo e solidale e lo sviluppo
Relatore per parere: Jorg Leichtfried

SUGGERIMENTI
La commissione per il commercio internazionale invita la commissione per lo sviluppo, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:
1. invita la Commissione ad adottare iniziative, conformemente all’articolo XXXVIII del GATT, paragrafo 2, lettera a), per elaborare misure volte a stabilizzare e a migliorare le condizioni di mercato per i prodotti primari di particolare interesse per i paesi meno sviluppati, che comprendano misure per conseguire prezzi stabili, equi e remunerativi per le esportazioni di tali prodotti;
2. rammenta che un presupposto del commercio equo-solidale e la liberta d’impresa e l’apertura dei mercati e constata che un sistema commerciale multilaterale libero ed equo e vantaggioso e in realtà necessario per lo sviluppo dei paesi poveri;
3. ricorda che le politiche commerciali europee devono migliorare l’accesso al mercato per i piccoli produttori del Sud;
4. chiede alla Commissione e al Consiglio di esaminare e prendere in considerazione l’applicazione di un’aliquota IVA ridotta per i prodotti del commercio equo e solidale e di eliminare i dazi sulle importazioni di detti prodotti provenienti da paesi in via di sviluppo; insiste affinchè i prodotti che beneficiano di un’aliquota IVA ridotta siano attentamente monitorati onde evitare abusi;
5. rileva che, con un volume stimato del 60–70% delle vendite globali, l’Europa costituisce il mercato principale per i prodotti del commercio equo e solidale e ha potenzialità di ulteriore crescita;
6. sottolinea che la parte più significativa dell’aumento delle vendite del commercio equo-solidale si e avuta coi prodotti commercializzati con il marchio del commercio equo e solidale e che nella maggior parte dei paesi europei sono state sviluppate iniziative in materia di etichettatura dei prodotti del commercio equo e solidale;
7. chiede alla Commissione di favorire i meccanismi commerciali che consentono ai produttori, se possibile, di essere coinvolti e partecipare alla determinazione dei prezzi;
8. ricorda che l’istituzione di un sistema commerciale multilaterale libero ed equo costituisce lo strumento migliore per realizzare un’efficace gestione della globalizzazione a beneficio di tutti; inoltre, il sistema di commercio equo-solidale e uno strumento importante per la riduzione della poverta e lo sviluppo sostenibile e ritiene che, a lungo termine, potrebbe facilitare un’equa partecipazione dei paesi in via di sviluppo al sistema commerciale multilaterale, garantire loro un accesso stabile e sostenibile al mercato europeo come pure sensibilizzare maggiormente i consumatori;
9. deplora che alcuni produttori di beni certificati del commercio equo e solidale non godano dei diritti di associazione; ritiene che le norme fondamentali del lavoro siano intrinseche alla nozione di commercio equo-solidale e andrebbero considerate parte del processo di certificazione per quanto riguarda i lavoratori sia dell’UE che dei paesi in via di sviluppo;
10. invita la Commissione a effettuare uno studio per esaminare come il commercio equosolidali potrebbe divenire un modello per una politica commerciale sostenibile in grado di stimolare scambi Nord-Sud equilibrati come pure per individuare gli ostacoli al commercio che hanno le più gravi conseguenze negative sulle popolazioni povere del pianeta;
11. riconosce i vantaggi per i produttori e i consumatori derivanti da un unico e identificabile marchio di certificazione del commercio equo e solidale, gia in vigore;
12. invita la Commissione a cooperare con il movimento internazionale del commercio equo-solidale per sostenere criteri chiari e ampiamente applicabili al fine di valutare, alla luce degli stessi, i programmi di garanzia per i consumatori, sostenere la fiducia dei consumatori nei confronti di tali programmi e consolidare le filiere dei prodotti del commercio equo-solidale;
13. chiede alla Commissione di elaborare un “codice di condotta” che formuli orientamenti chiari circa i criteri necessari affinchè un prodotto possa riportare il marchio del commercio equo e solidale;
14. invita la Commissione a coordinare le attività relative al commercio equo-solidale condotte dai suoi servizi competenti;
15. invita la Commissione a lanciare specifici “inviti a presentare proposte” con obiettivi finalizzati al commercio equo e solidale per sensibilizzare maggiormente i consumatori, promuovere i programmi di garanzia e i marchi, la raccolta sistematica dei dati e la valutazione degli effetti nell’UE;
16. invita la Commissione a promuovere programmi educativi per sensibilizzare maggiormente ai benefici del commercio equo e solidale nell’UE;
17. ricorda che soprattutto gli enti pubblici regionali effettuano elevati investimenti nel mercato dei prodotti; li invita pertanto a prestare , nei loro bandi di gara, particolare attenzione ai prodotti del commercio equo e solidale.

PROCEDURA
Titolo Commercio equo-solidale e sviluppo
Riferimenti 2005/2245
Commissione competente per il merito
Parere espresso da Annuncio in Aula

15.12.2005
Cooperazione rafforzata – annuncio in Aula
Relatore per parere Nomina Jorg Leichtfried
25.1.2005
Relatore per parere sostituito
Esame in commissione 21.3.2006 19.4.2006
Approvazione 4.5.2006
Esito della votazione finale +
21 Membri titolari presenti al momento della votazione finale Francisco Assis, Jean-Pierre Audy, Daniel Caspary, Christofer Fjellner, Erika Mann, David Martin, Javier Moreno Sanchez, Georgios Papastamkos, Godelieve Quisthoudt-Rowohl, Tokia Saifi, Peter Šťastny, Zbigniew Zaleski, Johan Van Hecke
Supplenti presenti al momento della votazione finale Bastiaan Belder, Margrietus van den Berg, Danut÷ Budreikait÷, Filip Andrzej Kaczmarek, Jorg Leichtfried, Frithjof Schmidt, Jonas Sjostedt, Mauro Zani Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale
Osservazioni (disponibili in una sola lingua)

PROCEDURA
Titolo Commercio equo e solidale e sviluppo
Riferimenti 2005/2245(INI)
Commissione competente per il merito Annuncio in Aula
15.12.2005
Parere espresso da Annuncio in Aula
15.12.2005
Parere non espresso da
Data decisione
Cooperazione rafforzata
Annuncio in Aula
Relatore per parere
Nomina Frithjof Schmidt
5.10.2005
Relatore per parere sostituito
Esame in commissione 21.3.2006 25.4.2006
Approvazione 30.5.2006
Esito della votazione finale + 21 Membri titolari presenti al momento della votazione finale Margrete Auken, Margrietus van den Berg, Danut Budreikait, Marie-Arlette Carlotti, Thierry Cornillet, Michael Gahler, Helene Goudin, Glenys Kinnock, Gay Mitchell, Luisa Morgantini, Jose Javier Pomes Ruiz, Horst Posdorf, Frithjof Schmidt, Jurgen Schroder, Feleknas Uca and Mauro Zani.
Supplenti presenti al momento della votazione finale Milan Gaľa, Alain Hutchinson, Linda McAvan, Manolis Mavrommatis, Zbigniew Zaleski and Gabriele Zimmer.Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale
Data presentazione 6.6.2006
Osservazioni (disponibili in una sola lingua)
1 Cfr.: – risoluzione del Parlamento europeo sul commercio equo e solidale, GU C 226 del 20.07.1998, pag. 73;
– comunicazione della Commissione al Consiglio, del 29 novembre 1999, sul “commercio equo e solidale”, COM(1999)0619 definitivo;
– comunicazione dalla Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo e al Comitato economico e sociale europeo dal titolo “Coerenza delle politiche per lo sviluppo. Accelerare i progressi verso la realizzazione degli obiettivi di sviluppo del millennio”, del 12 aprile 2005, COM(2005)0134 definitivo;
– discorso di Pascal Lamy, commissario UE per il commercio, del 23 marzo 2004;
– discorso “L’agenda del commercio equo e solidale” di Peter Mandelson, del 22 giugno 2005

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