Zanotelli: Tosi concedici l’Arena

Raffaello Zordan
L’arcobaleno negato
Provocazione di padre Alex, che torna sul divieto dell’amministrazione di sventolare le bandiere della pace a Verona. «Non si ha minimamente il senso né della storia recente della città né della storia della bandiera arcobaleno». Don Bizzotto: «Oggi non siamo più chiamati a lavorare per la pace degli altri, ora il conflitto lo abbiamo in casa».

«Caro Tosi perché non concedi l’Arena a coloro che si danno da fare per la pace, ricollegando la città alle memorabili iniziative dei Beati i costruttori di pace?». È l’appello di Alex Zanotelli al sindaco di Verona, Flavio Tosi, per chiudere la vicenda del divieto all’uso delle bandiere arcobaleno, imposto alla Carovana missionaria della pace, che sarà in città il 28 settembre e il 1 ottobre.

Secondo il missionario, che sta animando il segmento Sud della Carovana, che oggi fa tappa a Cisternino (Lecce), cittadina tappezzata per l’occasione di bandiere della pace, la scelta-divieto dell’amministrazione comunale di Verona indica che «non si ha minimamente il senso né della storia recente della città né della storia della bandiera arcobaleno. La bandiera ha sventolato all’Arena di Verona negli anni ’80 e ’90; la città ha una tradizione ed è davvero abituata a questo simbolo che chiede di smetterla con le logiche di guerra e di morte e che si vada verso un mondo dove i conflitti sono risolti senza ricorrere alle armi».

«Mi sono quindi molto meravigliato che il sindaco Tosi – che non ho mai incontrato e che mi auguro di poter incontrare per parlare serenamente – sia arrivato ad una scelta del genere. Comunque, può sempre tornare sui suoi passi concedendo l’Arena al movimento per la pace. Così che l’anfiteatro torni ad essere simbolo di un mondo altro da quello che abbiamo».

Un protagonista di primo piano delle “Arene” è don Albino Bizzotto, che ha fondato negli anni ’80 l’associazione Beati i costruttori di pace. Ci ricorda che le “Arene” si snodarono così: 1986 ottobre, 1987 giugno, 1989 ottobre (con don Tonino Bello), 1991, 1993. E rimarca: «Questo darci appuntamento all’Arena era il momento ecumenico più condiviso, più gioioso e più straordinario che si potesse immaginare in quegli anni. Verona aveva, e ancora ha, una grande tradizione missionaria e l’Arena è questo luogo straordinario che nell’accogliere rimane aperto al mondo».

Don Albino è poco incline alle nostalgie: «Certo sarebbe bello poter ripartire dall’Arena. Però non dobbiamo dimenticare che nel frattempo il movimento è cambiato: allora nella chiesa c’era diffidenza verso il movimento per la pace, ma nel contempo c’era attesa; oggi il movimento si è articolato in molti rivoli, sia nella chiesa sia nella società, si è diffuso ma si è anche frammentato. Viviamo un momento che non definirei peggiore: è un momento diverso».

Un momento che don Albino vede così: «Oggi il nostro mondo sta vivendo conflitti e contraddizioni che non sono più quelle dell’inizio degli anni ’80. Oggi non siamo più chiamati a lavorare per la pace degli altri, oggi il conflitto lo abbiamo in casa e siamo chiamati a cambiare il nostro atteggiamento, tenendo sempre al centro la persona umana».

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