Speculazione sul cibo: poche regole, troppe scommesse

Dopo la presentazione del Manifesto Terra Viva, continuiamo gli approfondimenti sui temi legati al suolo e al cibo, dall’agricoltura sostenibile alla speculazione finanziaria.

Pubblichiamo in questo post l’intervista di Matteo Cavallito, della rivista Valori, ad Andrea Baranes, presidente della Fondazione Culturale Responsabilità Etica.

MATERIE PRIME E MERCATI. «POCHE REGOLE, TROPPE SCOMMESSE»

Un mercato tipicamente “oligopolistico” nel quale la speculazione ha dettato e con- tinua a dettare legge. È questo, in estrema sintesi, il quadro del comparto delle materie prime alimentari tracciato da Andrea Baranes, presidente della Fondazione Culturale Responsabilità Etica (FCRE) e portavoce della Campagna 005 per l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie.

Come si spiegano le impennate dei prezzi sperimentate negli ultimi anni?

Sui rialzi pesano molti fattori: i biofuels, l’aumento della domanda nei mercati emergenti, gli effetti del cambiamento climatico. Ma, a incidere nel breve periodo, è stata soprattutto la speculazione finanziaria attraverso strumenti derivati come i contratti futures che hanno esasperato la volatilità dei prezzi.

Ma cosa ha favorito la proliferazione dei futures sulle materie prime?

Il crollo stesso patito dai mercati nel 2008 che ha travolto asset tradizionali come azioni e obbligazioni e ha determinato uno spostamento degli investimenti verso asset più sicuri e promettenti come le materie prime. Da qui lo sviluppo di una domanda artificiale che ha gonfiato i prezzi del comparto generando il classico schema della bolla finanziaria.

Il trionfo del mercato verrebbe da dire…

Già, ma quale mercato? Il libero mercato di cui si parla da almeno 30 anni? La verità è che il comparto delle materie prime è soggetto a un evidente oligopolio in cui pochi soggetti controllano segmenti chiave come cereali, fertilizzanti, prodotti di largo consumo in genere. Insomma, un mercato non propriamente concorrenziale e di certo niente affatto “libero”, ferme restando le critiche più che fondate all’idea stessa di un libero mercato per un bene primario come il cibo.

Come giudicare il processo di riforma regolamentare tuttora in corso?

L’aspetto positivo è che anche grazie al lavoro delle campagne internazionali il tema della speculazione finanziaria è entrato nell’agenda dei regolatori di Usa ed Europa. È pur vero, tuttavia, che i risultati raggiunti
non sono soddisfacenti. Si cerca di limitare l’utilizzo degli strumenti derivati, ma le lobby finanziarie spingono in senso opposto. Ad oggi la possibilità di speculare sulle materie prime è più viva che mai.

Per i grandi operatori finanziari?

Non solo, anche per la cosiddetta clientela retail. Lo sviluppo di strumenti di investimento come gli Exchange Traded Funds, che replicano l’andamento degli indici e dei prezzi, consente anche a investitori meno esperti di scommettere su tutto. Anche sui prezzi di materie prime e cibo.

Ci sono rischi di nuove bolle, dunque?

Il rischio è sempre dietro l’angolo. Un po’ perché la regolamentazione viaggia con il freno a mano tirato, un po’ perché le politiche monetarie espansive condotte negli Usa e da qualche tempo anche in Europa hanno gonfiato ulteriormente il mercato finanziario. L’attività finanziaria è ripartita a gran ritmo, ma adesso, a differenza del 2008, i bilanci pubblici sono decisamente meno in salute. E se scoppiasse una nuova bolla la possibilità di intervenire efficacemente per salvare il sistema nel suo complesso sarebbe decisamente più limitata rispetto al passato.

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