”Sistema preventivo e diritti umani”, a Roma convegno dei salesiani 1

La risposta della Congregazione Salesiana all’emergenza educativa mondiale dei giovani è incentrata sulla valorizzazione e attualizzazione del metodo educativo di Don Bosco, attraverso la promozione e tutela dei diritti umani

ROMA – Venerdì 2 gennaio a Roma, presso la Casa Generalizia delle Opere Don Bosco, apre i lavori alla presenza di 400 operatori, educatori, animatori, Salesiani e laici rappresentanti delle 97 Ispettorie Salesiane, impegnati in 130 Paesi dei 5 Continenti, il Congresso Internazionale “Sistema Preventivo e Diritti Umani” promosso dal Dicastero della Pastorale Giovanile della Congregazione Salesiana ed organizzato dal Vis – Volontariato Internazionale per lo Sviluppo.

A 60 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti umani ed all’inizio dell’anno proclamato dall’Onu come l’anno dedicato all’apprendimento dei diritti umani, la sfida Salesiana di fronte all’emergenza educativa mondiale dei giovani è incentrata sulla prevenzione, sul rompere il circolo vizioso che perpetua le continue violazioni dei diritti e della dignità della persona, sul promuovere una cultura diffusa dei diritti umani, capace di uscire dalle stanze dei giuristi e dei filosofi del diritto per farsi patrimonio dell’umanità. “È l’educare i giovani alla partecipazione, all’impegno individuale e sociale per lo sviluppo umano, a rendersi soggetti attivi una cittadinanza universale solidale e responsabile la grande sfida che impegna i Salesiani in 130 Paesi del mondo, ma nello stesso tempo è un chiaro segnale per la società civile”, si afferma in una nota.

Il Congresso è parte integrante di questo processo di nuova formazione culturale, rivolto sia all’interno della Congregazione che alla società civile. In grado da un lato di dare consapevolezza e strumenti ai ragazzi per crescere come cittadini del mondo responsabili e solidali e dall’altro di innescare un processo a caduta tale da coinvolgere, a livello locale e regionale, le 97 ispettorie (Province) salesiane.

“L’esperienza di tanti salesiani in varie parti del mondo conferma come il sistema preventivo sia una via sicura per l’educazione giovanile, superando tutte le barriere, e si propone come una piattaforma di dialogo per una nuova cultura dei diritti umani e della solidarietà. Promuovere i diritti dei minori, favorire una cultura della vita e un cambiamento delle strutture che producono ingiustizie, fa parte dell’essere educatori e, per conseguenza, costituisce anche il cuore dell’operare. – ha sottolineato don Fabio Attard, consigliere generale del Dicastero per la Pastorale Giovanile della Congregazione Salesiana – L’educazione ai diritti umani è educazione alla capacità critica, al coraggio di prendere posizione; all’audacia della testimonianza. È un’educazione che chiede di diventare permanente e quotidiana”.
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One comment on “”Sistema preventivo e diritti umani”, a Roma convegno dei salesiani

  1. Reply Laura Tussi Giu 16,2010 15:04

    STREIKERTRANSPORT.
    La deportazione politica nell’area industriale di Sesto San Giovanni, 1943-1945.
    Edizione Guerini e Associati.

    Libro di Giuseppe Valota
    Recensione di Laura Tussi

    Lo studio di ricerca di Giuseppe Valota, figlio di Guido, deportato politico soppresso a Mauthausen, Presidente dell’Associazione Nazionale Ex Deportati di Sesto San Giovanni e Monza, è stato promosso dall’ANED, con il patrocinio della città di Sesto San Giovanni, della provincia di Milano, del comune di Milano e del consiglio di zona nove, con il sostegno della COOP Lombardia e di altre importanti associazioni, cooperative e aziende. La ricerca è edita da Guerini e Associati e dalla Fondazione-Istituto per La storia dell’età contemporanea. Il lavoro di documentazione ricostruisce, con passione civile ed umana e con serietà scientifica, uno spaccato storico dell’Italia dal 1943 al 1945 e, nello specifico, la vita delle fabbriche di Sesto San Giovanni. Sesto San Giovanni è stata una città industriale, con grandi centri di produzione, come la Breda, la Falck, la Pirelli, che nascono all’inizio del Novecento. Erano grandi poli industriali siderurgici, elettromeccanici e chimici e attiravano molti lavoratori dalla provincia, dalla bergamasca, dalla bresciana, dalla bassa milanese e dal Veneto. I lavoratori costituivano enormi villaggi dove lo Stato era assente e le fabbriche stesse si occupavano dell’assistenza per i dipendenti e i loro figli, creando la comunità di operai fuori e dentro il polo industriale stesso. Sesto San Giovanni ha subito le violenze e le persecuzioni fasciste. La dittatura è un modo di gestire il Paese e il problema nasce con il dissenso, quando qualcuno non è d’accordo e non può esprimere le proprie opinioni. Sesto San Giovanni è stata una delle aree industriali più importanti d’Italia ed Europa, per la concentrazione di fabbriche di lavoratori che hanno animato una Resistenza collettiva e di massa. La Resistenza operaia ha coinvolto la città e l’area milanese e lombarda, dove gli scioperi contro il fascismo e l’occupazione nazista e la deportazione in massa di lavoratori che scioperavano contro il nazifascismo, hanno assunto un valore emblematico, che ha travalicato i confini del territorio nazionale. Le deportazioni nei campi di sterminio nazisti di centinaia di donne e uomini, operaie e operai scioperanti, che si opponevano al regime di negazione della libertà nella repressione, nella guerra e nelle morti per stenti, percosse e fame, appare in questa raccolta di testimonianze più che mai di rilevanza attuale.
    Il libro raccoglie racconti dettagliati di esperienze e diari di perseguitati, deportati per motivazioni politiche, colpevoli esclusivamente di essere operaie e operai scioperanti, di cui sono state elaborate e predisposte anche schede biografiche che ne consentono ancora oggi l’identificazione. In una prospettiva corale sono raccolti i ricordi, le memorie e le testimonianze dei lavoratori deportati di una comunità radicata nel rifiuto del fascismo e ancora attualmente impegnata nel promuovere il sentimento civile e umano, la coscienza collettiva dell’opposizione operaia e della resistenza, nel tratto forte della memoria della Seconda Guerra Mondiale, con le lotte di fabbrica, nella guerriglia e nella Resistenza partigiana di opposizione al regime. I testimoni dimostrano molto orgoglio, raccontando sommessamente le privazioni: la fame, il freddo, e le umiliazioni per condizioni di vita disumane, che tuttavia non fanno dimenticare a nessuno la propria dignità. Nei ricordi, nei racconti, nelle narrazioni domina lo spaesamento, con il graduale dileguarsi di ogni parametro di esistenza normale, nell’ostinato rifiuto dell’accettazione degli eventi terrificanti, della tragedia delle deportazioni, contraddistinta dal carattere inatteso, che appare gratuito e casuale, della cattura e del viaggio, il Transport appunto, verso i campi di concentramento e di sterminio. La vicenda che ha coinvolto e travolto queste lavoratrici e questi lavoratori si conclude senza trionfalismi, senza proclami altisonanti di vendetta e di patriottismo esasperati, ma con il ricordo duraturo del dolore e con il lutto per i compagni e gli amici morti nelle persecuzioni e nelle deportazioni di civili. L’importanza valoriale di questo studio di ricerca consiste nel ricordare e far monito degli eventi, così da non ripetere gli errori e gli orrori della storia…Per non dimenticare.
    Laura Tussi

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