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	<title>Portale Solidale &#187; Risultati della ricerca  &#187;  sprechi</title>
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	<description>Seleziona ed archivia articoli relativi alle ONLUS ed alle iniziative cattoliche e solidali.</description>
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		<title>Fratelli d’Italia o “scrocconi”? di Franco Bomprezzi</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 22:47:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Tutela diritti]]></category>

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		<description><![CDATA[Per qualche giorno ho nutrito l’illusione che i festeggiamenti per l’Unità d’Italia stessero restituendo al Paese e ai suoi abitanti un autentico senso di appartenenza a una storia comune, e soprattutto a valori condivisi, rappresentati dalla Costituzione. Ho perfino pensato che poteva essere un punto di svolta civile, prepolitico, non legato cioè alle continue e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per qualche giorno ho nutrito l’illusione che i festeggiamenti per l’Unità d’Italia stessero restituendo al Paese e ai suoi abitanti un autentico senso di appartenenza a una storia comune, e soprattutto a valori condivisi, rappresentati dalla Costituzione. Ho perfino pensato che poteva essere un punto di svolta civile, prepolitico, non legato cioè alle continue e insopportabili lacerazioni provocate da un malinteso bipolarismo. Mi sono riconosciuto nelle <a href="http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&amp;key=2122">parole del presidente Napolitano</a>, e mi ha fatto piacere vedere strade e teatri pieni di gente sorridente, con la bandierina tricolore e la coccarda. Il fatto è che pensavo all’Italia dello “stare insieme”, quella che riesce quasi sempre a trovare una soluzione ragionevole ai problemi e alle difficoltà, facendo appello a tolleranza, umanità, laboriosità, onestà, amicizia.<br />
<span id="more-1635"></span><br />
Mi sono ricordato di quando, da ragazzino, studiavo il Risorgimento su libri pieni di retorica nazionalista, ma comunque capaci di emozionarti per una epopea nazionale all’interno della quale non era così difficile riconoscere almeno qualche risultato utile per tutti: la lingua comune, l’istruzione, la salute, la democrazia. Mi sono sempre sentito “italiano” forse perché, nato a Firenze, a causa dei trasferimenti cui mio padre doveva sottoporsi per lavoro, ho vissuto non solo in Toscana, ma anche in Abruzzo e nel Veneto, prima di scegliere, da adulto, Milano e la Lombardia. Perciò ho amici e buoni ricordi in mezza Italia, e l’altra metà l’ho conosciuta negli anni dell’impegno sociale, nelle associazioni delle persone con disabilità, ad esempio. Quando, da presidente della Uildm, sono stato praticamente in tutte le regioni italiane, vedendo da vicino le differenze e i punti in comune, apprezzando il lavoro difficile che famiglie e persone con disabilità devono compiere ogni giorno per combattere contro pregiudizi, barriere, ingiustizie, carenze normative e di servizi.</p>
<p>Ero dunque quasi sereno, sia pure senza che ve ne fosse davvero motivo, solo per una sensazione gradevole di una ventata di aria buona in un periodo così difficile di convivenza politica e sociale. Poi mi sono imbattuto, ieri, nella <a href="http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefsettimanali/PDF/2011/2011-03-24/2011032418178889.pdf">copertina del settimanale Panorama</a>. Il titolo non ammette sfumature: “Scrocconi”. L’immagine non potrebbe essere più chiara: una carrozzina stilizzata, su cui siede un Pinocchio altrettanto stilizzato. Il sommario che rimanda a un’inchiesta “esclusiva” recita così: “Invalidità inesistenti, certificati falsi, pensioni regalate. Ecco chi sono i furbi (e i loro complici) che fregano l’Inps. A nostre spese”. Ho avuto un trasalimento e un senso di nausea. Mi sono ricordato subito dei manifesti del nazismo che hanno accompagnato la campagna per la sterilizzazione dei disabili e poi per l’eutanasia, <a href="http://blog.vita.it/francamente/2011/01/26/grazie-paolini/">il programma T4</a>. Anche allora, in piena crisi economica, <a href="http://files.splinder.com/c9c75e0f1bb32fbdfb9110397a11a7fd_medium.jpg">comparvero manifesti </a>che legavano strettamente i sacrifici economici della povera gente agli sprechi per tenere in vita persone “improduttive”. I simboli infatti servono, in epoche di questo tipo, a deviare l’attenzione verso nemici sui quali scaricare le tensioni sociali.</p>
<p>In Italia la campagna sui falsi invalidi, partita su alcuni dati di fatto, comunque circoscritti e rispetto ai quali è necessario <a href="http://www.fishonlus.it/2011/02/17/smentiti-i-dati-inps-sui-falsi-invalidi/">approfondimento, anche statistico</a> (come fa da tempo, con grande rigore, la Fish, Federazione Italiana per il superamento dell’Handicap), si è trasformata nel tempo in un esempio vergognoso di come si possono deviare risorse e competenze pubbliche verso obiettivi di drastica riduzione complessiva della spesa sociale, eliminando, attraverso procedure discutibili e spesso disumane di controllo dello stato di invalidità civile, pensioni e indennità assolutamente legittime (come testimonia l’altissima percentuale di ricorsi alla magistratura vinti dai cittadini). Lo scriviamo e lo documentiamo da tempo. Le fonti non mancano, basta consultarle, basta fare bene il mestiere di giornalista, che richiede competenza e umiltà. E invece Stefano Vespa, fratello del più noto Bruno, si lancia in alcune pagine di densa scrittura, che sono semplicemente il copia e incolla delle<a href="http://www.inps.it/doc/Informazione/UfficioStampa/RassegnaStampa/DossierTematici/InvaliditaCivile/ICRassegna11_17febbraio2011.pdf"> veline dell’Inps</a>, già smentite dagli stessi medici dell’Istituto. L’inchiesta esclusiva fa cadere le braccia e non solo.</p>
<p>Ma al di là del giudizio sul pezzo pubblicato da Panorama (quanta distanza col newsmagazine al quale ero abbonato da giovane, quando lo dirigeva Lamberto Sechi…) la questione più grave e inquietante è la scelta di dedicare la copertina del settimanale a questo tema, nelle giornate dell’incubo nucleare, della crisi libica, dei tanti processi al premier, del federalismo che passa, della riforma della giustizia, tanto per citare argomenti assolutamente bipartisan. Il direttore di Panorama non ha certo scelto questo tema in modo casuale. C’è un pensiero dietro, c’è sicuramente un disegno ben preciso. Lo stigma di quella copertina è gravissimo: in copertina non si distingue, si fa di ogni erba un fascio. Si indica la carrozzina, simbolo riconoscibile da tutti per denotare la disabilità, quella vera. Ritengo questa scelta assolutamente vergognosa e scorretta deontologicamente. Ovviamente siamo in regime di libera informazione, e l’art. 21 della Costituzione vale per tutti, anche per Panorama. Ma il danno arrecato questa volta a un’intera parte del Paese è troppo grave per passare in silenzio.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Giornata mondiale dell&#8217;Acqua</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 18:17:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nostro Pianeta è composto al 71% da acqua. Nell&#8217;ultimo secolo il consumo di acqua è quasi raddoppiato rispetto al tasso di crescita della popolazione e il sempre più disastroso processo di desertificazione. Sono oltre un miliardo le persone che vivono un&#8217;emergenza idrica reale. Il segretario delle Nazioni Unite, Ban-Ki-Moon, ha affermato, a proposito della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro Pianeta è composto al 71% da acqua. Nell&#8217;ultimo secolo il consumo di acqua è quasi raddoppiato rispetto al tasso di crescita della popolazione e il sempre più disastroso processo di desertificazione. Sono oltre un miliardo le persone che vivono un&#8217;emergenza idrica reale. Il segretario delle Nazioni Unite, Ban-Ki-Moon, ha affermato, a proposito della crescente carenza di acqua, che &#8220;anche le nazioni più ricche del mondo non sono immuni&#8221;. Gli fa eco Mark Smith, direttore del programma per l&#8217;acqua dell&#8217;Unione Internazionale per la conservazione della natura (IUCN) che concorda sul fatto che sta assisteremo ad una crisi mondiale delle risorse idriche.<br />
<span id="more-1413"></span><br />
Questo quadro di penuria della risorsa idrica aggraverà ancora di più la situazione nei paesi poveri del mondo, solo in Africa, gli scienziati stimano che entro il 2020, da 75 a 250 milioni di persone dovranno affrontare una crisi idrica senza precedenti. Questo comporterà un aumento del tasso di mortalità, ma anche l&#8217;inizio di guerre per il controllo dell&#8217;acqua, come già sta avvenendo in Darfur.</p>
<p>Oltre a ciò, la carenza d&#8217;acqua comporterà un crescente flusso migratorio dai paesi poveri vero i paesi più ricchi, con possibili scontri sociali ed un aumento della povertà.</p>
<p>La minore disponibilità d&#8217;acqua è dovuta principalmente ai cambiamenti climatici, ma non può essere valutata come l&#8217;unica causa, non bisogna dimenticare, come dichiarato in occasione del Forum Mondiale sull&#8217;acqua di Istanbul, che anche il crescente aumento demografico incide sulla scarsità di risorsa idrica disponibile.</p>
<p>Nei paesi occidentali si parla molto di spreco dell&#8217;acqua e di risparmio idrico, questo obiettivi di efficienza nell&#8217;uso dell&#8217;&#8221;oro blu&#8221;, per divenire concreti, hanno bisogno di politiche di supporto attuate a livello governativo che supportino azioni concrete di buon uso della risorsa idrica.</p>
<p>In molti paesi si stanno ristrutturando le reti idriche in modo da rendere più efficaci, eliminando gli sprechi legati all&#8217;obsolescenza delle condutture d&#8217;acqua.</p>
<p>L&#8217;adozione di sistemi di depurazione su larga scala delle acque reflue si prospettano come una buona soluzione per risparmiare acqua, gli impianti di desalinizzazione o la perforazione a quote sempre più basse o ancora le reti di drenaggio dell&#8217;acqua piovana dotati di serbatoi di accumulo sono misure in grado di rendere disponibile la risorsa idrica, ma ognuno di noi non può e non deve rimanere indifferente. Ognuno può contribuire a risparmiare acqua con atteggiamenti attenti, facendo attenzione con il proprio comportamento quotidiano può arrivare a risparmiare anche 200 litri di acqua al giorno.</p>
<p>Sul sito delle Nazioni Unite dedicato alla giornata sono disponibili materiali sull&#8217;argomento, fra i quali una vera e propria guida alle buone pratiche per dare il proprio contributo personale per contribuire a salvaguardare la qualità dell&#8217;acqua ed evitarne lo spreco.</p>
<p>Per chi vuole approfondire:</p>
<p>http://www.unwater.org/worldwaterday/flashindex.html</p>
<p>Fonte: <a href="http://it.greenplanet.net" target="_blank">it.greenplanet.net</a><br />
﻿</p>
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		<title>Tagli alla psichiatria – a rischio le strutture psichiatriche di GOEL</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 21:42:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperative sociali tipo "A"]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Consorzio Sociale Goel gestisce da oltre un anno 2 comunità psichiatriche a Siderno Marina, nella Locride. È stato accreditato nel febbraio del 2009 per 10 posti letto per “residenza psichiatrica ad alta attività assistenziale” e 10 posti letto per “residenza psichiatrica ad elevata integrazione sanitaria”, per un totale di 20 posti letto disponibili. Goel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Consorzio Sociale Goel gestisce da oltre un anno 2 comunità psichiatriche a Siderno Marina, nella Locride. È stato accreditato nel febbraio del 2009 per 10 posti letto per “residenza psichiatrica ad alta attività assistenziale” e 10 posti letto per “residenza psichiatrica ad elevata integrazione sanitaria”, per un totale di 20 posti letto disponibili. Goel è stata una delle prime realtà ad accreditarsi con tutti i parametri richiesti dalle nuove linee guida della Regione Calabria.<br />
Queste 2 comunità oggi ospitano 16 persone con malattia mentale grave, dando lavoro a 33 persone qualificate e in linea con i tutti gli standard di qualità previsti dalla normativa vigente.<br />
<span id="more-1408"></span><br />
Il 05 marzo 2010 Goel veniva invitato dal Direttore Generale dell’ASL di Locri a sottoscrivere un nuovo e diverso contratto, per l’acquisto di un numero minore di prestazioni disponibili, 15 appunto, per giunta con un ribasso imposto unilateralmente pari al 27% in meno rispetto alle tariffe previste dalla delibera Giunta Regionale 01.03.2009 n. 141!<br />
Tale ribasso veniva motivato con i tagli imposti dalla Giunta Loiero ai riparti alle ASL.<br />
Qualora Goel avesse rifiutato di firmare la convenzione, con il ribasso imposto dall’ASL, veniva informato dell’avvio della procedura, a suo carico, per la revoca dell’accreditamento.<br />
<strong>Tutto ciò è oltremodo inaccettabile!!</strong><br />
Se si considera che: su 20 posti liberi, l&#8217;ASL di Locri ha deciso di non acquistarne 5 (pur in presenza di crescenti richieste sul territorio) e che sui rimanenti 15 posti ha imposto il ribasso del 27% delle tariffe regionali, allora ben si comprende che il GOEL è costretto a sostenere comunque costi di mantenimento degli standard per 20 posti letto, con un taglio di entrate effettivo di ben il 45%!!!<br />
Tutto ciò non solo non consente di erogare un servizio di qualità, ma addirittura non consente di poter pagare gli stipendi e i costi minimi di gestione! Oltretutto, sembra che nel frattempo l&#8217;ASL di Locri abbia continuato a comprare prestazioni sanitarie fuori dall&#8217;ASL, a tariffe ben più alte di quelle offerte dal GOEL e costringendo le persone con malattia mentale e le loro famiglie ad uno sradicamento dal territorio di origine.<br />
Ci chiediamo come, l&#8217;ASL di Locri e la Giunta Loiero, pensano sia possibile sostenere questa situazione? Forse ritengono che sia possibile non pagare i lavoratori o non offrire vitto e alloggio alle persone, già sofferenti per la propria malattia??<br />
<strong>E&#8217; un&#8217;induzione all&#8217;illegalità o un&#8217;assurda incoscienza?</strong><br />
Si vuole far si che questa esperienza di qualità chiuda? che avvenga l&#8217;ennesima “deportazione” fuori dal territorio di 16 persone con malattia mentale verso altre eventuali strutture compiacenti, con il licenziamento di decine di persone?<br />
Sappiamo che i tagli alla sanità stanno imponendo a molte strutture private duri sacrifici, ma riteniamo che, nel caso dell&#8217;ASL di Locri, si sia passata ogni misura ragionevole e possibile, almeno per coloro che rispettano la legalità nel trattamento dei lavoratori e la qualità nei confronti degli utenti!<br />
Alla Giunta Loiero diciamo a chiare lettere che riteniamo IMMORALE far pagare gli sprechi e la cattiva gestione, spesso clientelare, della sanità pubblica in Calabria ai soggetti più deboli:<br />
- ai malati di mente e alle loro famiglie, vittime di disservizi e continue deportazioni dentro e fuori la nostra regione;<br />
- alle cooperative sociali, il cui costo del lavoro, contrattualmente, è già ampiamente più basso delle stesse mansioni retribuite con il contratto della sanità pubblica;<br />
- al GOEL, che con tanta fatica sta cercando di creare occupazione e sviluppo di un territorio spesso abbandonato e lasciato a se stesso.</p>
<p><strong>CHIEDIAMO PERTANTO ALLA GIUNTA LOIERO E ALL&#8217;ASL DI LOCRI L&#8217;IMMEDIATO RIPRISTINO DELLE TARIFFE STABILITE DALLA LEGGE E L&#8217;ACQUISTO DI TUTTI I POSTI RESIDUI DISPONIBILI, SENZA RICORRERE A STRUTTURE FUORI DAL TERRITORIO DELLA LOCRIDE.</strong></p>
<p>ANNUNCIAMO CHE, FINCHÈ CIÒ NON AVVERRÀ, IL GOEL, LE SUE COOPERATIVE E I SUOI LAVORATORI AVVIERANNO UNA FASE ININTERROTTA DI PROTESTE E PRESE DI POSIZIONE, NON ESCLUDENDO ANCHE AZIONI LEGALI.<br />
Rendiamo noto infine che Confcooperative Calabria, la CGIL e la CISL affiancheranno con convinzione questa denuncia e questa azione di protesta di Goel e dei suoi lavoratori.</p>
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		<title>Il peccato originale di Renato Soru</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Dec 2008 17:35:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[dimissioni]]></category>
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		<description><![CDATA[In Sardegna si torna a votare. “Mi dimetto” dice il presidente dimissionario della Regione Renato Soru, poco prima di rientrare in Consiglio regionale dov’è in corso il dibattito-fiume sulle sue dimissioni. “E’ inutile proseguire, serve un Consiglio forte e non uno che galleggi” taglia corto il fondatore di Tiscali che aveva annunciato le dimissioni dopo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;">In Sardegna si torna a votare</span>. “Mi dimetto” dice il presidente dimissionario della Regione <span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;">Renato Soru</span>, poco prima di rientrare in Consiglio regionale dov’è in corso il dibattito-fiume sulle sue dimissioni. “E’ inutile proseguire, serve un Consiglio forte e non uno che galleggi” taglia corto il fondatore di Tiscali che aveva <span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;">annunciato le dimissioni</span> dopo che il Consiglio aveva bocciato a scrutinio palese (con 55 voti contrari e 21 a favore) un emendamento voluto dallo stesso Soru alla <span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;">nuova legge Urbanistica</span>. In realtà la crisi con la sua maggioranza era nell’aria da tempo, alimentata da forti tensioni nel Pd, spaccato a metà come il gruppo al Consiglio Regionale.</p>
<p><span id="more-808"></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;">Dopo le dimissioni l’ex governatore aveva rifiutato ogni tipo di ricongiungimento “formale” con la sua maggioranza, mettendo sul piatto una serie di condizioni per tornare sui suoi passi: <span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;">adozione dei vincoli paesaggistici nelle zone interne</span> dell’isola, approvazione delle linee elaborate dalla Giunta per la manovra finanziaria 2009, completamento della riforma su istruzione e formazione professionale, <span style="text-decoration: underline;">riduzione a 80 del numero dei consiglieri</span>, moralizzazione della politica con riduzione di sprechi e indennità aggiuntive dei consiglieri regionali.</p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;">Nel pomeriggio, poi, dall’opposizione di centrodestra, arriva un secco no all’appello bipartisan del governatore per evitare il voto. Si iscrivono a parlare in 60. Poi arrivano le parole di Soru che chiudono la questione: “E’ inutile perdere altro tempo. <span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;">Ridiamo la parola ai sardi</span>”. E consegnano l’isola al voto anticipato a febbraio.</p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;">“Le dimissioni le avevo presentate perchè ritenevo che stessimo contraddicendo quanto di importante e di buonissimo avevamo fatto nel governo del territorio. Ma oggi, al di là di richiami all’unità o di parole generiche &#8211; dice Soru in aula -, volevo sentire dell’importanza del <span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;">Piano paesaggistico</span> o della sua applicazione nelle zone interne. Così non è stato. Senza alcun dramma rivendico con orgoglio il grande lavoro fatto dal centrosinistra, mettendo al centro l’interesse della Sardegna senza tirare a campare o, a spese di tutti i sardi, cercare facile consenso”.</p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;">Dunque è ufficiale: l’ormai ex presidente della Regione Sardegna si è dimesso. La sua colpa, <span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;">il suo peccato originale</span>, è stato quello di porre <span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;">un limite alla cementificazione</span> selvaggia delle coste sarde e all’assalto alla diligenza del <span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;">turismo di lusso</span>, che ha devastato incontrastato per anni una delle zone più belle d’Italia.</p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;">Aveva pensato che il compito della politica potesse essere anche e forse soprattutto quello di creare e/o preservare quelle <span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;">condizioni di vivibilità</span> di un territorio che garantiscano una vita degna e felice alle <span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;">comunità locali</span> che le abitano e animano. La <span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;">politica bipartisan della crescita infinita</span> non poteva accettare che una cosa del genere passasse ad un livello così alto, e il voto in consiglio regionale lo testimonia in modo esemplare.</p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;">Soru si è dimesso, il suo partito ha perso l’ennesima occasione per tornare in contatto con la realtà…</p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;">Marco Boschini</span>, coordinatore Associazione Comuni Virtuosi - <a href="http://www.marcoboschini.it/" target="_blank">www.marcoboschini.it</a></p>
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		<title>Libro verde sul welfare</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Oct 2008 07:32:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia, Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[La sostenibilità Dal Libro verde sul nuovo modello sociale. Si ipotizza il ricorso ai fondi privati Il tema della sostenibilità del modello sociale è ancor più rilevante nel contesto di straordinaria instabilità della economia globale che vede particolarmente esposto un Paese – come è l’Italia – fortemente indebitato e viziato da alcune dinamiche di spesa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La sostenibilità</strong></p>
<p><em>Dal Libro verde sul nuovo modello sociale.</em></p>
<p><img src="http://www.guardiagrelesociale.it/tld/www.guardiagrelesociale.it/files/libro verde.bmp" alt="" width="382" height="237" /></p>
<p><em>Si ipotizza il ricorso ai fondi privati</em></p>
<p><strong>Il tema della sostenibilità</strong> del modello sociale è ancor più rilevante nel contesto di straordinaria instabilità della economia globale che vede particolarmente esposto un Paese – come è l’Italia – fortemente indebitato e viziato da alcune dinamiche di spesa difficilmente</p>
<p>comprimibili, come nel caso della previdenza. <span id="more-323"></span></p>
<p><strong>Il nostro Welfare</strong>, da una parte, è infatti <strong>finanziato da troppo pochi attivi</strong> e, dall’altra, <strong>non contribuisce ad aumentarne il numero.</strong> Esso dà oggi troppo a troppo pochi, viziato come è da privilegi difesi corporativamente e da diseconomie dovute a inefficienze gestionali e a</p>
<p>imponenti stratificazioni normative che, parallelamente alla evoluzione dei rapporti economici e sociali, ne hanno largamente eroso l’impianto originario e la funzionalità.</p>
<p>In questa prospettiva <strong>il primo intervento possibile, per realizzare un modello sociale sostenibile e garantire risorse adeguate</strong>, è allargare drasticamente la base dei contribuenti, cioè di coloro che, attraverso la partecipazione al mercato del lavoro regolare, concorrono a sostenere il modello sociale stesso.</p>
<p>I target di Lisbona (tasso di occupazione del 70 per cento, con 60 per cento di occupazione femminile e 50 per cento di occupazione degli over 50) non sono un miraggio, ma un obiettivo realistico, considerata anche l’imponente quota di economia sommersa, nella</p>
<p>misura in cui sapremo liberare il lavoro dai troppi disincentivi normativi che ancora comprimono la vitalità e il dinamismo del mercato del lavoro senza offrire vere tutele alle persone.</p>
<p><strong>L’abbattimento dei disincentivi normativi al lavoro regolare </strong>– mai compensabili con incentivi finanziari – <strong>è la premessa per una progressiva riduzione del carico fiscale</strong> sul lavoro e sui cittadini.</p>
<p>Il Welfare della «vita buona» nella «società attiva» dovrebbe peraltro perseguire l’invecchiamento sano e più in generale promuovere la salute lungo tutto l’arco della vita, lavorando su tutti i fattori che la determinano, in modo da ridurre i bisogni e i costi relativi. Il</p>
<p>fumo e l’ipercolesterolemia spiegano il 50 per cento dei casi di infarto mentre dall’obesità deriva il 17 per cento.</p>
<p><strong>Vi è poi un problema di rigoroso controllo della spesa</strong>, in funzione di obiettivi non solo quantitativi, ma anche qualitativi. Una ipotesi è quella di <strong>intendere i livelli essenziali</strong>, sulla base di costi standard,<strong> alla stregua di un benchmark ovvero un termine di riferimento</strong>, per</p>
<p>definire le risorse finanziarie necessarie a garantire – in condizioni di efficienza – i livelli qualitativi e quantitativi delle prestazioni e dei servizi (sanitari o al lavoro) in tutte le aree territoriali del Paese. <strong>L’equità non sarebbe certa ma più probabile</strong> – rispetto alla situazione</p>
<p>attuale – <strong>grazie ai meccanismi di responsabilità innescati da una parità di opportunità</strong> cui non deve mai seguire la copertura a piè di lista delle incapacità gestionali.</p>
<p>Ci si interroga se lo sviluppo della ricerca e delle nuove tecnologie determini maggiore o minore propensione alla spesa sociale soprattutto con riferimento a quella sanitaria. Le nuove tecnologie aprono infatti scenari inattesi per la predizione, prevenzione, trattamento delle malattie. La larga diffusione dell’ICT consente una rapida circolazione delle informazioni e una cura più mirata sul paziente. Le nuove tecnologie vanno tuttavia introdotte con attenzione per non indurre domanda impropria e per evitare un rapporto sfavorevole costibenefici.</p>
<p>I processi di health technology assessment consentono di programmare la distribuzione delle apparecchiature con razionalità ed economicità, secondo bacini di utenza appropriati evitando sprechi di uomini e mezzi e di indurre nuova domanda.</p>
<p>Potrebbe essere non ancora risolto il nodo della specifica sostenibilità del <strong>sistema pensionistico pubblico</strong>, per il quale dovrebbe <strong>valutarsi la necessità di promuovere un ulteriore innalzamento della età di pensione</strong> una volta completata la fase di graduale</p>
<p>elevazione della età minima a 62 anni.</p>
<p><strong>Il finanziamento del complesso dei servizi di protezione sociale già oggi è caratterizzato da un significativo concorso dei soggetti privati</strong>. Essi tuttavia <strong>vi concorrono spesso in modo disordinato e alla lunga insostenibile</strong> perché non si organizzano per prevedere e provvedere a bisogni eventuali e futuri con il risultato che li sostengono con modalità c.d. out of pocket, una spesa a forte carattere regressivo.</p>
<p>Il principio ispiratore deve essere lo stesso che ha già trovato ampi consensi e qualche positiva realizzazione nel caso del sistema previdenziale. Senza dubbio, in un sistema multi pilastro, <strong>lo Stato svolge comunque un ruolo importante</strong>, attraverso il sistema delle</p>
<p>agevolazioni fiscali. A questo proposito appare <strong>opportuna una riflessione circa gli strumenti più appropriati per una maggiore diffusione della previdenza complementare</strong> e dei fondi sanitari complementari, attraverso la reversibilità – a determinate condizioni – della scelta del lavoratore e la eventuale “portabilità” ad altri fondi del contributo del datore di lavoro.</p>
<p>A differenza che nel caso delle pensioni e della sanità,<strong> negli altri comparti della spesa sociale non è necessario ridurre la dimensione del pilastro pubblico</strong>. Nella maggior parte dei casi dovrebbe <strong>bastare una visione prospettica in base alla quale si cercherà di evitare una ulteriore espansione dell’intervento pubblico</strong>, in relazione al PIL, e si farà ricorso a strumenti finanziari alternativi solo a fronte delle nuove esigenze.</p>
<p><strong>Lo sviluppo del pilastro privato complementare è un passaggio essenziale</strong> per la riqualificazione della spesa e la modernizzazione del nostro Welfare.</p>
<p><strong>L’eccessiva intermediazione dello Stato nella predisposizione dei redditi per la quiescenza impedisce lo sviluppo di istituti redistributivo-assistenziali</strong> per i quali quella intermediazione è essenziale. Questi istituti non possono prescindere dalla fiscalità generale, sia che questa vada a finanziamento di produzione diretta di beni e servizi sia che essa finanzi deduzioni/detrazioni o voucher a sostegno di scelte dei cittadini, individuali o associate.</p>
<p><strong>Lo sviluppo dei fondi su base contrattuale, delle forme di mutualità, delle assicurazioni individuali o collettive può essere la risposta alle limitate risorse pubbliche</strong> e alla domanda di accesso a maggiori servizi.</p>
<p>In particolare, le organizzazioni rappresentative dei lavoratori e dei datori di lavoro possono dare vita a un robusto Welfare negoziale (collocamento, ammortizzatori, formazione, sanità integrativa, long term care, salute e sicurezza nel lavoro, certificazione dei contratti), nella dimensione nazionale come in quella territoriale, organizzando una vera e propria cogestione</p>
<p>diffusa dei servizi che danno valore alla persona. Si tratta di esperienze già avviate e che meritano tuttavia sostegni maggiori in funzione del conseguimento di idonei livelli di massa critica.</p>
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