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	<title>Portale Solidale &#187; Risultati della ricerca  &#187;  distribuzione+alimentare</title>
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	<description>Seleziona ed archivia articoli relativi alle ONLUS ed alle iniziative cattoliche e solidali.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 04 Feb 2012 18:26:54 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
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		<title>Progetto Buon Mercato: Trasformiamo lo spreco in risorse</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 14:31:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moira</dc:creator>
				<category><![CDATA[3° settore]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche Sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo settore]]></category>

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		<description><![CDATA[Progetto Buon Mercato, per il recupero di generi alimentari invenduti. Contro gli sprechi, un'opportunità nella lotta alle povertà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie all’esperienza formativa del Progetto “Trasformare lo spreco in risorse”, è nato un gruppo operativo di volontari con lo scopo di strutturare un sistema di recupero e redistribuzione dei prodotti alimentari invenduti nei punti vendita del territorio.<br />
Il gruppo ha lo scopo di coordinare e fornire tutte le competenze necessarie per rendere il recupero sicuro ed efficiente.<br />
Il progetto Buon Mercato,  finanziato dalla <a href="http://www.regione.liguria.it/">Regione Liguria</a> e  attuato dal <a href="http://www.comune.sp.it/">Comune della Spezia</a>,  permette <strong>lo sviluppo di un servizio di intermediazione tra le attività commerciali e le associazioni beneficiarie, con il sostegno degli enti aderenti al <a href="http://www.contrastopoverta.it/programma.html">Programma</a>.</strong><br />
<span id="more-1112"></span><br />
<strong>Obiettivi del progetto</strong></p>
<ol>
<li>
<ul>
<li>Fornire ai soggetti impegnati nella  distribuzione di risorse alimentari gratuite, <strong>maggiori prodotti</strong>, allo scopo di soddisfare più ampiamente i bisogni degli assistiti. Tale obiettivo permette inoltre di  liberare risorse in altri campi di intervento delle Associazioni (educativo, assistenziale e sociale).</li>
<li><strong>Sensibilizzare le attività for profit</strong> ad  un maggiore impegno verso iniziative di solidarietà sociale.</li>
<li>Coinvolgere altre strutture pubbliche e private che somministrano generi alimentari (ospedali, mense scolastiche, caserme militari).</li>
<li>Realizzare una <strong>rete territoriale di  solidarietà sociale</strong> che sviluppi un maggior coordinamento tra Enti Pubblici ed Enti del Terzo Settore, al fine di fornire risposte più efficaci ai bisogni degli assistiti.</li>
<li><strong>Combattere lo spreco di risorse  alimentar</strong>i, attraverso il completamento della filiera, coinvolgendo anche il canile municipale e le associazioni di volontariato impegnate nell’assistenza ad animali.</li>
<li>Sensibilizzare la cittadinanza alla lotta allo spreco a alla solidarietà sociale, attraverso iniziative pubbliche e attività di informazione territoriale.</li>
<li>Promuovere l’estensione del progetto a  prodotti non alimentari (ad es. vestiario, prodotti per l’igiene, libri).</li>
<li>Promuovere in sede comunale, l’introduzione di agevolazioni a favore delle attività commerciali che, partecipando al progetto, riducono lo spreco.</li>
</ul>
</li>
</ol>
<p><strong>Partner del Progetto</strong></p>
<p><a href="http://www.contrastopoverta.it/missione2000.html">Associazione Missione 2000</a><br />
<a href="http://www.cri.it/">Croce Rossa Italiana La Spezia, sezione femminile</a><br />
<a href="http://www.contrastopoverta.it/gvv.html">Gruppi  Volontariato Vincenziano</a><br />
<a href="http://www.holdingfamiglia.it/">Associazione Holding Famiglia</a><br />
<a href="http://xoomer.alice.it/cngeilaspezia1/">C.N.G.E.I.</a><br />
<a href="http://www.contrastopoverta.it/aderenti/CHIESA%20BATTISTA.doc">Chiesa  Evangelica Battista della Spezia</a><br />
<a href="http://www.servizisociali.laspezia.it/progetti/chiesa_cristiana_avventista.htm">Chiesa Evangelica Avventista della Spezia</a><br />
<a href="http://www.servizisociali.laspezia.it/progetti/chiesa_ortodossa_romena.htm">Chiesa Ortossa Rumena</a><br />
<a href="http://www.confcommerciolaspezia.it/">Confcommercio  La Spezia</a><br />
<a href="http://www.contrastopoverta.it/aderenti/COOP%20LIGURIA.doc">Coop Liguria &#8211; Settore Soci e Consumatori</a></p>
<p><strong>Destinatari</strong></p>
<p>Enti  del Terzo Settore e tutti i soggetti del territorio impegnati nella raccolta e  distribuzione alimentare.</p>
<p><strong>Beneficiari diretti</strong></p>
<p>Persone  in situazione di bisogno alimentare, individuati dai destinatari o dai servizi  socio-sanitari.<strong> </strong></p>
<p align="left"><strong>Attività previste</strong></p>
<p>Offerta di prodotti alimentari – Costituzione della  rete dei fornitori</p>
<ul>
<li>Inserimento nella rete dei fornitori di generi alimentari già impegnati nella distribuzione gratuita di merci invendute a favore delle Associazioni</li>
<li>Promozione verso nuovi punti vendita, in collaborazione con  il Comune della Spezia e Confcommercio</li>
<li>Promozione verso altre realtà come le scuole, gli ospedali e le caserme militari, dove quotidianamente vengono somministrati generi alimentari:</li>
<li>predisposizione di materiale informativo e fiscale  necessario all’avvio della raccolta</li>
<li>contatti diretti</li>
</ul>
<p>Domanda di prodotti alimentari – Costituzione della  rete dei destinatari</p>
<ul>
<li>Costituzione della rete delle Associazioni destinatarie dei prodotti, già individuate nell’ambito delle attività del “Programma”</li>
<li>Promozione del servizio  presso altri potenziali destinatari non ancora individuati</li>
<li>predisposizione di materiale informativo e fiscale  necessario all’avvio della raccolta</li>
<li>contatti diretti</li>
</ul>
<p>Incontro di Domanda e Offerta</p>
<ul>
<li>Stipulazione di una scrittura privata atta a formalizzare la  collaborazione tra punti vendita e associazioni</li>
<li>Realizzazione di un Data Base contenente le caratteristiche dei soggetti fornitori e dei destinatari, i generi alimentari offerti,i bisogni dei beneficiari</li>
<li>Creazione di un sistema di collegamento tra domanda e  offerta tramite il Gruppo di Regia</li>
<li>Creazione di un gruppo di lavoro composto da personale volontario delle Associazioni, atto a raccogliere e distribuire i prodotti</li>
</ul>
<p>Completamento della filiera</p>
<ul>
<li>Coinvolgimento nel progetto del Canile Municipale e delle  Associazioni animaliste</li>
<li>Distribuzione di generi alimentari che non possono essere  somministrati alle persone</li>
</ul>
<p><strong>Risultati attesi</strong></p>
<ul>
<li>Riduzione dello spreco di generi alimentari</li>
<li>Costituzione di una rete di soggetti, pubblici, privati e  Terzo Settore in costante allargamento</li>
<li>Incremento delle risorse libere presso i destinatari, allo  scopo di costruire nuovi servizi a favore degli assistiti</li>
<li>Sviluppo di una nuova cultura sul territorio comunale, rivolta ai principi di solidarietà sociale e redistribuzione della ricchezza</li>
</ul>
<p><strong>Personale</strong></p>
<p>1 Operatore con compiti  organizzativi e 10 volontari alternati con il sistema della  turnificazione</p>
<p><strong>Contatti</strong></p>
<p><strong>Gruppo Operativo – Progetto Buon Mercato</strong><br />
c/o Assessorato alle  politiche sociali del Comune della Spezia<br />
Via Fiume 207 – La Spezia<br />
Tel. 0187.745640<br />
E-mail: <a href="mailto:info@contrastopoverta.it">info@contrastopoverta.it</a></p>
<p>Info <a title="Programma a contrasto delle povertà" href="http://www.contrastopoverta.it" target="_self">www.contrastopoverta.it </a></p>
<p>Approfondimenti: <a title="Taccuini Solidali" href="http://taccuinisolidali.blogspot.com/2009/03/last-minute-market-quando-la-lotta-alla.html" target="_self">Taccuini Solidali</a></p>
<p><a href="http://www.contrastopoverta.it"><br />
</a><a href="http://taccuinisolidali.blogspot.com/2009/03/last-minute-market-quando-la-lotta-alla.html"></a></p>
<div class="awmp_tags"><a href="http://www.portale-solidale.it/search/povertà/" rel="tag">povertà</a> <a href="http://www.portale-solidale.it/search/sprechi/" rel="tag">sprechi</a> <a href="http://www.portale-solidale.it/search/distribuzione alimentare/" rel="tag">distribuzione alimentare</a> <a href="http://www.portale-solidale.it/search/associazioni/" rel="tag">associazioni</a> <a href="http://www.portale-solidale.it/search/la spezia/" rel="tag">la spezia</a></div><img src="http://www.portale-solidale.it/?ak_action=api_record_view&id=1112&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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		<title>Consumare meglio. Consumare meno</title>
		<link>http://www.portale-solidale.it/consumare-meglio-consumare-meno/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 15:21:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione economica]]></category>
		<category><![CDATA[Impresa sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[Web utile]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo l&#8217;invito della sesta edizione nazionale di Fa&#8217; la cosa giusta!, la fiera del conusmo critico e degli stili di vita sostenibili (13 -15 marzo 2009, Fieramilanocity). Nata da un&#8217;idea di Terre di mezzo, giornale di strada e casa editrice, Fa&#8217; la cosa giusta! 2009 ancora una volta mette in mostra progetti, idee, soluzioni per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo l&#8217;invito della sesta edizione nazionale di <strong>Fa&#8217; la cosa giusta</strong><strong>!, la fiera del conusmo critico e degli stili di vita sostenibili (13 -15 marzo 2009, Fieramilanocity).<br />
Nata da un&#8217;idea di Terre di mezzo, giornale di strada e casa editrice, Fa&#8217; la cosa giusta! 2009 ancora una volta mette in mostra progetti, idee, soluzioni per consumare e produrre secondo principi di sostenibilità economica, ambientale e sociale.<br />
L&#8217;attuale crisi economica infatti impone cambiamenti sostanziali nelle modalità produttive e di consumo: a livello globale, aziendale e politico, ma anche individuale e quotidiano.<span id="more-1081"></span><br />
Conviene consumare meglio, e si consumerà di meno: più oggetti di qualità e meno usa e getta, più gusto e meno cibo in scatola; aria più pulita e meno chilometri in auto; più vacanze e meno low cost mordi e fuggi.<br />
I visitatori della fiera potranno incontrare oltre 400 espositori, conoscere progetti, condividere esperienze, partecipare a dibattiti e tavole rotonde. Nella speranza che rimanga loro un&#8217;idea, un consiglio, una strada da percorrere per cambiare il proprio stile di vita&#8230;consumando meglio e meno!<br />
Fa&#8217; la cosa giusta! 2009 La sesta edizione di Fa&#8217; la cosa giusta! dedica la Sezione speciale, un&#8217;area espositiva e di incontro posizionata all&#8217;ingresso della fiera, al tema “La Casa che risparmia”.<br />
Arredamento naturale, bio-edilizia, energie alternative, esperienze di condivisione e gestione di soluzioni abitative, dal co-housing all’housing sociale: queste le sotto-aree della sezione speciale, che cercheranno di mostrare e indicare al visitatore le piccole scelte quotidiane che possono rendere la nostra casa sostenbile!<br />
Ad introdurre la Sezione speciale verrà allestita la seconda edizione di Fa&#8217; la casa giusta!, la mostra itinerante ideata e realizzata in collaborazione con BestUp, primo circuito dell’abitare sostenibile.<br />
La mostra racconta una “CasaGiusta” attraverso prodotti e servizi d’eccellenza selezionati per il loro design, il basso impatto ambientale, la valorizzazione dei saperi artigiani, l’utilizzo di materiali al 100% naturali o riciclati, l’accessibilità e equità nella distribuzione dei ricavi delle vendite. Per toccare con mano le soluzioni già attuabili nelle nostre case e scoprire oggetti di design che sanno unire bellezza, eccellenza e efficienza.<br />
Le sezioni tematiche<br />
Fa&#8217; la cosa giusta! 2009 è suddivisa in 14 aree tematiche:<br />
Pace e Partecipazione; Finanza etica; Formazione e Comunicazione per la Sostenibilità; Turismo solidale; Cooperazione sociale; Commercio equo e solidale; Editoria e produzione culturale; Monelli Ribelli; Eco-prodotti.</p>
<p>La novità dell&#8217;edizione del 2009 è Economia Carceraria, che ospita cooperative sociali e consorzi che operano negli Istituti di pena, dal settore alimentare ai tessuti, dall&#8217;allevamento all&#8217;orticoltura, dall&#8217;informatica alla cartografia.<br />
Crescono invece nei contenuti e nello spazio espositivo le sezioni:<br />
• Critical fashion, una vetrina esclusiva per tutte le realtà impegnate nel connubio tra etica ed estetica. Novità 2009 sarà Selfmade Fashion, un atelier che ospita prototipi, abiti d&#8217;alta moda, creazioni colorate con tinture naturali, accessori costruiti con materiali di riciclo, capi realizzati con tessuti ricavati da filati organici.<br />
• Viaggiare leggeri Associazioni, enti pubblici e imprese profit e non profit impegnate nella diffusione di strumenti di mobilità sostenibile: bicicletta, trasporto pubblico, car sharing, car pooling e apparecchi elettrici e a idrogeno.<br />
• Software Libero e Information Technology Etica Associazioni e aziende che promuovo l&#8217;open source e servizi di comunicazione solidali (telefonia, internet, ecc.): in programma un laboratorio organizzato da Openlabs sull&#8217;uso del software opensource per le aziende del terzo settore e per le scuole.<br />
• Mangia come parli! Aziende agricole, prodotti provenienti da Agricoltura Biologica, a km0, Agricoltura biodinamica. Ma anche cooperative sociali, presidi Slowfood per la salvaguardia della biodiversità, Gruppi d&#8217;Acquisto Solidale (G.A.S.), progetti di educazione all&#8217;alimentazione, prodotti erboristici per uso alimentare.<br />
</strong><strong>Programma culturale</strong><br />
Il programma culturale costituisce il valore aggiunto della manifestazione. Questo ricco calendario di seminari, tavole rotonde, convegni raccoglie infatti le novità, le presenze e gli spunti di maggior interesse di tutte le sezioni di Fa&#8217; la cosa giusta!, offrendo l&#8217;occasione per approfondire l&#8217;informazione sui temi di maggior rilievo, ma anche per condividere e scambiare idee e buone pratiche, in un clima di incontro e convivialità.<br />
Ecco i 4 filoni attraverso i quali si snoderà il programma:<br />
- Parla come mangi!: per conoscere i volti e le storie di chi coltiva e produce bio e a chilometro zero<br />
- SOS crisi globale. Economia, risorse, lavoro: le risposte del mondo solidale<br />
- Dire, fare&#8230;abitare. Una finestra sulla città che cambia: Milano prossima ventura, idee in movimento<br />
- Mondo Terre. L&#8217;informazione a tutto tondo: incontri dedicati al carcere, al turismo responsabile, all&#8217;antimafia fino alle nuove convivenze.</p>
<p>Info pratiche<br />
Venerdì 13 marzo: 09.00 – 20.00<br />
Sabato 14 marzo: 09.00 – 23.00<br />
Domenica 15 marzo: 10.00 – 18.00<br />
Catalogo: 4 euro (valido per l&#8217;ingresso)<br />
Pad. 1 e 2 Fieramilanocity, Milano – P.ta Scarampo</p>
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		<item>
		<title>Chi paga la crisi? Le alternative della società civile</title>
		<link>http://www.portale-solidale.it/chi-paga-la-crisi-le-alternative-della-societa-civile/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 15:36:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Consumi]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza etica]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione economica]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche Sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[Il primo vertice del G7 dei ministri delle finanze che si terrà a Roma il 13 e 14 febbraio 2009 apre la Presidenza italiana del G8, in un momento cruciale per le sorti dell&#8217;economia e della finanza internazionale, ma anche del nostro paese. Di fronte a una crisi economica sistemica senza precedenti, che si annuncia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Il primo vertice del G7 dei ministri delle finanze che si terrà a Roma il 13 e 14 febbraio 2009 apre la Presidenza italiana del G8, in un momento cruciale per le sorti dell&#8217;economia e della finanza internazionale, ma anche del nostro paese. Di fronte a una crisi economica sistemica senza precedenti, che si annuncia lunga e difficile, l&#8217;obsoleto G8 cerca di mantenere nel 2009 un ruolo che non ha più.</em></strong></p>
<p>I ministri delle finanze discuteranno potenziali posizioni comuni da portare al prossimo vertice del G20 di Londra ad aprile. Una missione impossibile, viste non solo le diversità di vedute e di interessi tra i maggiori paesi, ma l&#8217;incapacità dei governi di comprendere la natura della crisi, le sue cause, i cambiamenti necessari per superarla. La crisi attuale non è solo una questione di finanza, nasce dalla massicia redistribuzione di ricchezza dai poveri ai ricchi, sia all&#8217;interno degli stati che a livello planetario, che è avvenuta negli ultimi trent&#8217;anni, attraverso le politiche neoliberiste che hanno ridotto il ruolo degli stati, indebolito il lavoro e &#8220;lasciato fare&#8221; imprese, mercati e capitali, portando alla globalizzazione della produzione e alla finanziarizzazione dell&#8217;economia. Affrontare la crisi significa rovesciare questi diversi meccanismi che ne sono alla radice.<br />
<span id="more-1031"></span><br />
Al contrario, i piani di salvataggio presentati in questi giorni da Stati Uniti e governi europei si limitano a iniettare liquidità nell&#8217;economia, a coprire le perdite delle banche private senza prenderne il controllo attraverso un&#8217;esplicita nazionalizzazione, lasciando immutati i comportamenti speculativi e i fattori d&#8217;instabilità del sistema finanziario.</p>
<p>L&#8217;Italia è in una situazione di particolare debolezza. Il peso del debito pubblico rende più difficili le necessarie politiche di spesa pubblica; il declino industriale del paese rende più difficile un rilancio dell&#8217;economia reale e una riconversione verso produzioni più qualificate e sostenibili in termini sociali e ambientali.</p>
<p>Il ministro Tremonti porterà al vertice G7 due tesi discutibili: che l&#8217;Italia è colpita limitatamente da questa crisi e potenzialmente potrà uscirne più forte (da cui si conclude che sono necessari interventi limitati dello stato ); e che a livello internazionale è necessario creare un poco definito standard legale sulla finanza. Sottovalutare la gravità della crisi per l&#8217;Italia rischia di farne una delle maggiori vittime della recessione; sottovalutare la necessità di una ricostruzione complessiva del sistema finanziario internazionale significa continuare in una situazione di instabilità destinata a portare a nuove crisi.</p>
<p>I governi nazionali e i poteri dell&#8217;economia e della finanza, chiusi in un “club ristretto di quelli che contano” (g8, g13 o g20 che sia) provano a scaricare la crisi, ancora una volta, su lavoratori e risparmiatori, sui soggetti più deboli, sui paesi più fragili. È la società civile di tutti i paesi che ha iniziato ad avanzare proposte alternative che mettono al centro l&#8217; esigenza di redistribuire reddito e ricchezza e ridimensionare la finanza, di tutelare l&#8217; economia reale ed espandere il ruolo della politica. Rifiutando di lasciare ai responsabili della crisi attuale il potere di decidere in modo per nulla democratico l&#8217;agenda del cambiamento, la società civile internazionale guarda alla prossima conferenza internazionale dell&#8217;ONU sulla crisi economica di fine maggio a New York, come la sede appropriata per trovare risposte adeguate, condivise e democratiche, in un autentico e riformato multilateralismo.</p>
<p>È tempo di agire concretamente per la giustizia economica e sociale, per la sostenibilità ambientale e per un sistema internazionale più democratico. In Italia, le organizzazioni della società civile impegnate su questi temi vogliono dare voce a chi è colpito dalla crisi, contrapporre al G7 un &#8220;P7&#8243; di sette persone reali che vivono le conseguenze della crisi ogni giorno e chiedono una politica di vero cambiamento. Da qui partono le dieci proposte che la società civile italiana vuole lanciare, le dieci alternative alla crisi finanziaria.</p>
<p>Ecco le nostre dieci proposte:</p>
<p><strong><em>1. </em> Disinquinare il sistema bancario da attività speculative</strong></p>
<p>Negli ultimi anni si è venuto a creare un sistema bancario “ombra”, parallelo a quello ufficiale e non sottoposto ai controlli delle autorità di vigilanza , che permette alle banche di spostare fuori bilancio gran parte delle proprie attività. Soprattutto grazie alle cartolarizzazioni le banche sono riuscite a trasformare dei debiti di lungo periodo che pesavano sui loro bilanci, ovvero i mutui sulle case e quelli <em>subprime</em> in particolare, in titoli che sono stati rivenduti da veicoli finanziari creati ad hoc (SIV) ad altri attori finanziari. Grazie a questo passaggio, le banche portano fuori dai propri bilanci gli stessi mutui e debiti, visto che li rivendono alle SIV, dei soggetti autonomi e spesso registrati in qualche paradiso fiscale, che non sono sottoposte alla regolamentazione internazionale, e in particolare non devono sottostare a nessuno dei requisiti di trasparenza, patrimonializzazione o vigilanza previsti per le banche. <strong>È necessario dichiarare illegali tutte queste operazioni fuori bilancio</strong>. Non ha senso stabilire dei quadri di regolamentazione e degli standard per la rendicontazione, quando nello stesso momento è permesso alle istituzioni finanziarie di eluderle attraverso operazioni fuori bilancio. Come prima misura, le operazioni di cartolarizzazione andrebbero come minimo severamente limitate, richiedendo alle banche che le realizzano, dei requisiti patrimoniali e degli impegni in termini di capitali propri analoghi a quelli fissati dall&#8217;accordo di Basilea II per i prestiti. Allo stesso tempo tutte <strong>le operazioni in derivati realizzate al di fuori dei mercati regolamentati dovrebbero essere proibite</strong>. Operazioni che hanno superato i 600mila miliardi di dollari, oltre 10 volte il PIL del pianeta! Conseguentemente è cruciale la <strong>limitazione dell&#8217;utilizzo dei derivati. </strong> Questi strumenti dovrebbero essere consentiti unicamente per la copertura dei rischi (hedging) ovvero prevedere l&#8217;obbligatoria consegna del sottostante, in particolare nel caso delle <em>soft commodity </em> e dei prodotti energetici. In molti casi, è addirittura possibile ipotizzare dei meccanismi economici e finanziari alternativi, che renderebbero del tutto inutile il ricorso ai derivati.</p>
<p>Purtroppo il recente sostegno del ministro Tremonti al lancio della prima piattaforma dei derivati energetici italiani alla City di Londra va esattamente nella direzione opposta. Analogamente l&#8217;idea del governo di sostenere il credito al consumo accentuerebbe la finanziarizzazione dell&#8217;economia e dello stesso sistema bancario, invece di ricondurlo maggiormente verso il sostegno all&#8217;economia reale e locale per fini sociali ed ambientali.</p>
<p><strong><em>2. </em> Un nuovo sistema economico internazionale democratico e controllabile</strong></p>
<p>I problemi principali dell&#8217;attuale sistema di <em>governance</em> finanziaria internazionale si possono ricondurre ai fallimenti nella supervisione e nella regolamentazione del sistema stesso. Le Istituzioni Finanziarie Internazionali (Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale in primo luogo) hanno promosso la necessità di lasciare liberi i mercati dei capitali e finanziari. Questo ha portato non solo a instabilità e a successive crisi, ma anche a un sistema economico globale a doppio binario, dove un&#8217;economia virtuale guidata dalla speculazione e dagli interessi a breve termine del settore privato ha preso il sopravvento sull&#8217;economia reale. Anche i supervisori, a partire dal Financial Stability Forum creato dopo le crisi asiatiche del &#8217;97-&#8217;98 e oggi guidato dal governatore Mario Draghi, hanno miseramente fallito nel sorvegliare gli aggiramenti dei controlli sulla finanza e nel garantire la stabilità finanziaria. In considerazione della natura trans-frontaliera dei mercati finanziari, invece di una competizione senza regole tra le economie nazionali, è necessario un coordinamento efficace per <strong>reintrodurre un controllo dei capitali</strong>, migliorare la cooperazione e lo scambio di informazioni tra governi in materia finanziaria e fiscale e per realizzare dei sistemi di regolamentazione, supervisione e controllo dei mercati che possano funzionare efficacemente a livello globale. Questi sistemi dovranno rispondere a delle istituzioni ad hoc che, sotto l&#8217;egida dell&#8217;ONU, abbiano come scopo fondamentale la tutela della stabilità finanziaria intesa come Bene Pubblico Globale, la redistribuzione secondo una logica di giustizia sociale e che consentano un controllo democratico e una <em>governance</em> che risponda all&#8217;attuale situazione geopolitica, economica e finanziaria. Un ente di regolamentazione internazionale è quindi necessario in prospettiva. Occorre <strong>potenziare fortemente le strutture dell&#8217;ONU </strong> che si occupano di cooperazione economica e sostenere il negoziato verso la prossima Conferenza Onu sulla crisi economica fissata per la fine di maggio a New York. Contrariamente alla sua impostazione storica a favore del multilateralismo e dell&#8217;ONU, il governo italiano intende rilanciare un G8 allargato alle economie emergenti come la nuova sede della governance mondiale e legittima, così come fa il G20, il nuovo ruolo che la Banca Mondiale, l&#8217;Fmi ed il Financial Stability Forum dovrebbero avere in questa.</p>
<p><strong><em>3. </em> Nuove regole per il sistema monetario e valutario</strong></p>
<p>Il mercato delle valute, al 90% di natura speculativa, ha superato un volume di 3.000 miliardi di dollari al giorno. Questo significa che sul solo mercato delle valute in una sola settimana circolano più soldi di quanti ne siano legati all&#8217;economia reale transfrontaliera di beni e servizi in un intero anno (10.000 miliardi di dollari). Queste enormi masse speculative provocano una forte instabilità. A pagare il prezzo maggiore sono ancora una volta i paesi più poveri, le cui deboli valute e banche centrali non hanno i mezzi per far fronte alla forte volatilità dei mercati internazionali e per contrastare eventuali attacchi speculativi. Che senso può avere impegnarsi per anni in estenuanti accordi per la liberalizzazione del commercio – come quelli parte dell&#8217;attuale “Doha Round” in discussione nell&#8217;Organizzazione Mondiale del Commercio, per provare ad aumentare di qualche punto percentuale l&#8217;accesso ai mercati internazionali di un produttore del Sud del mondo &#8211; quando in pochi giorni, se non addirittura in poche ore, la sua valuta rischia di perdere il 20 o 30% a causa di qualche manovra speculativa? Per superare questo problema, è necessario pensare a un nuovo sistema di regolamentazione dei sistemi valutari e dei cambi. Recentemente, l&#8217;UNCTAD ha avanzato la proposta di <strong>introdurre un nuovo regime di cambio multilaterale</strong>, finalizzato a controllare e prevenire le speculazioni sulle valute e a dare la possibilità a tutti i paesi di portare avanti politiche monetarie e fiscali espansive mirate alla salvaguardia dell’occupazione e dell&#8217;economia domestica. Una misura fondata sulla possibilità, per i paesi sotto attacco speculativo, di stampare moneta per respingere lo stesso attacco, e su un sistema multilaterale di cambi, con accordi tanto a livello regionale quanto internazionale. Allo stesso tempo l&#8217;introduzione di un&#8217; <strong>imposta sulle transazioni valutarie</strong>, nello spirito della Tobin Tax, permetterebbe di contrastare le stesse attività speculative e di abbattere i rischi di cambio.</p>
<p>La proposta di una “de-Tax” da parte del ministro Tremonti, al contrario delle tassazioni delle transazioni finanziarie e monetarie speculative internazionali non dà affatto una risposta ai problemi strutturali del sistema monetario e genererebbe in ogni caso un gettito limitato rispetto ai bisogni della lotta alla povertà e ai cambiamenti climatici.</p>
<p><strong>4. Rilanciare il Welfare. In Italia e nel mondo</strong></p>
<p>Potenziare l&#8217;erogazione di servizi di base rappresenta la vera lotta contro la povertà e la vulnerabilità delle fasce più deboli oltre a rappresentare una politica economica anti-ciclica di contrasto alla crisi. In ambito globale, nelle relazioni Nord-Sud, il perseguimento degli Obiettivi del Millennio è una priorità fondamentale. La crisi economica non deve portare i paesi del G7 a ridurre l&#8217;Aiuto Pubblico allo Sviluppo, già molto modesto. In Italia il governo deve pensare a un piano di investimenti che sostenga i ceti più deboli invertendo la tendenza allo smantellamento delle politiche sociali messo in atto con l&#8217;ultima legge finanziaria. La causa prima della crisi economica in corso è da ritrovarsi nelle grandi diseguaglianze che l&#8217;attuale modello di sviluppo ha prodotto e che ha portato a un costante impoverimento delle classi medie e del lavoro dipendente di tutto il mondo. Il G7 deve determinare che non possano essere utilizzate più risorse per salvare chi questa crisi l&#8217;ha provocata di quante se ne utilizzino per rimettere in moto meccanismi di redistribuzione e per rafforzare i sistemi di welfare. È necessario stanziare almeno 5 miliardi di euro per una serie di interventi di natura sociale: per il Fondo per le politiche sociali, per la scuola dell&#8217;obbligo e per l&#8217;università pubblica, per la sanità, per l&#8217;inclusione sociale, per le pensioni al minimo e quelle sociali. Si dovrebbe anche mettere in atto un piano di costruzione e ristrutturazione di abitazioni di proprietà pubblica, da assegnare in affitto, con prezzi controllati, a giovani e famiglie a basso reddito. La domanda di beni e di lavoro attivata da un tale programma consentirebbe di evitare (e limitare) la recessione in arrivo.</p>
<p><strong><em>5. </em> Riduzione delle spese militari</strong></p>
<p>Nel mondo si spendono oltre 1000 miliardi di euro per gli armamenti ogni anno. Si tratta di una tendenza in continua crescita che coinvolge principalmente i paesi più ricchi -quelli del G7- ma anche i paesi poveri e grandi potenze come la Cina e la Russia. Si tratta di invertire questa tendenza, in modo radicale: sia per ridurre i conflitti e le violenze nel mondo, sia per utilizzare per scopi sociali e di sviluppo questa quantità immane di risorse che va sprecata e provoca conflitti e guerre. Di fronte a questa gravissima crisi economica e finanziaria mondiale, dobbiamo dare un segnale di discontinuità. Per questo, noi facciamo una proposta -modesta e realistica &#8211; ai paesi del G7 riuniti a Roma: la riduzione del 10% della spesa militare in questi paesi. In questo modo si recupererebbe una cifra importante -quasi 60 miliardi di euro- che potrebbe essere destinata al welfare, al lavoro, all&#8217;ambiente, allo sviluppo. Anche l&#8217;Italia deve procedere in questa direzione: da anni la campagna Sbilanciamoci! propone la riduzione di 4 miliardi di euro della spesa militare italiana, che meglio potrebbero essere investiti in politiche sociali, ambientali, di solidarietà con i paesi in via di sviluppo.</p>
<p><strong><em>6. </em> Sostegno al lavoro, sostegno ai salari, lotta alla precarietà</strong></p>
<p>Le linee guida proposte dal G7 finanziario dovranno evitare che gli effetti della crisi provocata dalle acrobazie della finanza ricadano in primo luogo sui lavoratori. Questo dovrebbe essere un imperativo morale di tutti i governi. Chiediamo che il G7 assuma la difesa del lavoro e dei salari come punto assolutamente prioritario. Basterebbe solo una piccola parte dei soldi destinati al salvataggio delle banche a livello internazionale per alimentare politiche del lavoro e dei redditi che salvaguardino in modo molto più efficace i cittadini da questa crisi. Mentre deve essere accentuata la pressione fiscale sui redditi alti e le rendite, deve essere ridotta l&#8217;imposizione fiscale ai redditi medio-bassi, sotto i 23mila euro. Vanno tutelati (al contrario dei provvedimenti del governo che prevedono dopo un certo periodo di tempo l&#8217;espulsione) i lavoratori immigrati in caso di perdita del posto di lavoro. In questo contesto l&#8217;Unione Europea deve subito imprimere una direzione alle politiche economiche dei governi. Anche in Italia le prime misure devono difendere quei lavoratori meno tutelati dal punto di vista contrattuale attivando un piano di ammortizzatori sociali per i lavoratori precari, che saranno i primi a cadere a causa della crisi e che in questo momento sono abbandonati a loro stessi. I provvedimenti presi dal governo Berlusconi sono sbagliati (come la detassazione degli straordinari, poi revocata) insufficienti e limitati: non c&#8217;è alcuna volontà determinata volta a salvaguardare il potere d&#8217;acquisto dei lavoratori e a prevenire che nei prossimi mesi si realizzi anche in Italia (come sta già avvenendo) una massiccia perdita di posti di lavoro. E saranno i precari a pagare il prezzo più alto: le misure del governo in questo campo sono simboliche. È necessario stanziare risorse sufficienti a garantire un reddito a tutti i lavoratori che rischiano di essere licenziati. Chiediamo il blocco dei licenziamenti, l&#8217;estensione degli ammortizzatori sociali a tutte le tipologie di imprese e di contratti di lavoro. Chiediamo di condizionare l&#8217;aiuto pubblico alle imprese alla salvaguardia del posto di lavoro. Tra gli incentivi che devono essere dati alle imprese alcuni devono essere vincolati alla stabilizzazione dei propri lavoratori con contratti di lavoro a tempo indeterminato.</p>
<p><strong><em>7. </em> L&#8217;economia della conoscenza</strong></p>
<p>Contro la finanziarizzazione dell&#8217;economia che ha prodotto disuguaglianze e bolle speculative, l&#8217;apparato produttivo deve essere rilanciato puntando al sostegno di tutti gli aspetti legati all&#8217;economia della conoscenza e alla qualità delle produzioni. L&#8217;Italia è estremamente indietro in questo campo, il sistema universitario è anchilosato, la ricerca è abbandonata a se stessa e i settori in grado di innovare sono sempre più di nicchia. A differenza delle idee miopi del governo che taglia la ricerca e guarda al nucleare, auspichiamo a un reale rilancio del settore della ricerca pubblica e privata che si traduca in effettivi processi di innovazione. Questa deve rivolgersi tra l&#8217;altro a migliorare l&#8217;innovazione della nostra economia, soprattutto nel campo energetico, della mobilità, della comunicazione, delle infrastrutture. La spesa per la ricerca deve raggiungere il 3% del Pil, deve essere fermata la fuga di cervelli dal nostro paese e ridato respiro al mondo dell&#8217;università e a quelle imprese in grado di innovare.</p>
<p><strong><em>8. </em> L&#8217;economia verde</strong></p>
<p>Il G7 dovrà individuare un percorso di riduzione delle emissioni che consenta di rimanere ben al di sotto di un aumento medio globale di 2 gradi centigradi della temperatura (rispetto ai livelli pre-industriali) e dovrà garantire l&#8217;applicazione del protocollo di Kyoto sulla linea anche dei nuovi obiettivi europei al 2020 (riduzione di almeno il 20% delle emissioni di Co2, traguardo del 20% di produzione energetica da rinnovabili e miglioramento del 20% nell’efficienza energetica). La riconversione ecologica delle attività produttive dovrà avere come obiettivo ottimale la riduzione delle emissioni nazionali per i paesi sviluppati tra il 25% e il 40% sotto il livello del 1990, entro il 2020. Anche in Italia appare indispensabile un massiccio piano di investimenti nelle energie rinnovabili per non rimanere dipendenti dal petrolio, per lottare contro il cambiamento climatico e per rilanciare quei settori dell&#8217;economia che guardano al futuro. Purtroppo i provvedimenti della manovra finanziaria e del decreto anti-crisi vanno in tutt&#8217;altra direzione. E anche gli interventi sulla crisi dell&#8217;auto ricalcano il vecchio modello delle rottamazioni che in questi anni non hanno prodotto una vera innovazione ecologica nel mercato privato della mobilità, almeno in Italia. Investire massicciamente nelle energie pulite è un obiettivo irrinunciabile e centrale. Investire in Kyoto fa crescere imprese e lavoro, non il contrario. Contestualmente vanno rilanciati gli investimenti pubblici per la mobilità sostenibile e per il riequilibrio modale oltre a un piano di “piccole opere” che risanino il sistema di infrastrutture del nostro paese.</p>
<p><strong>9. Legalità e giustizia fiscale. In Italia</strong></p>
<p>In un periodo in cui le risorse pubbliche di tutti i paesi sono state messe a dura prova per salvare le banche e per sostenere l&#8217;economia, è ancora più intollerabile l&#8217;evasione e l&#8217;elusione fiscale oltre che l&#8217;esistenza di regimi fiscali vantaggiosi proprio per quei settori finanziari che questa crisi hanno fatto esplodere. In Italia è essenziale che non venga abbandonato, come sta accadendo in questi mesi, ma al contrario rafforzato, l&#8217;impegno nella lotta all&#8217;evasione fiscale. Allo stesso tempo è necessario spostare il carico fiscale dal lavoro ai settori finanziari attraverso la tassazione di tutte le rendite (titoli di stato, utili su conti correnti bancari, azioni, ecc.) al 23% &#8211; avvicinandoci in questo modo alla media europea &#8211; stabilendo una franchigia per i titoli di stato detenuti da persone fisiche (che non superano il 12% del totale) sotto l&#8217;importo di 150mila euro. Devono essere anche rimodulate le aliquote in senso progressivo con un&#8217;aliquota massima del 48% per i redditi superiori ai 200mila euro e introdotte una serie di tasse di scopo che vadano a colpire comportamenti dannosi (emissioni di CO2, pubblicità, speculazione finanziaria, auto di grande cilindrata).</p>
<p><strong>10. Legalità e giustizia fiscale. Nel mondo: chiudere i paradisi fiscali</strong></p>
<p>Gli standard di rendicontazione internazionale, che consentono alle imprese di pubblicare nei loro bilanci unicamente dati aggregati per macro-regioni, danno la possibilità di non pagare tasse nel paese in cui queste imprese operano, trasferendo le risorse corrispondenti verso i paradisi fiscali. Una rendicontazione basata sulle giurisdizioni (paese per paese o <strong> country by country reporting</strong>) <strong>delle entrate delle imprese transnazionali </strong> è un primo passo verso la regolamentazione degli introiti di queste imprese, e quindi verso la prevenzione delle enormi fughe di capitali. Secondo le stime più recenti, i flussi illeciti che ogni anno si trasferiscono dal Sud verso il Nord del mondo e i paradisi fiscali potrebbero avere superato i 1.000 miliardi di dollari, e sono in crescita del 18% l&#8217;anno. In altre parole, per ogni dollaro che il Nord versa al Sud per la cooperazione internazionale e l&#8217;aiuto allo sviluppo, 10 dollari seguono il percorso inverso, in primo luogo a causa dell&#8217;evasione dell&#8217;elusione fiscale delle imprese del Nord che realizzano affari al Sud. Un sistema obbligatorio di rendicontazione paese per paese, adottato a livello globale, permetterebbe di migliorare in maniera determinante la trasparenza sulle attività e i profitti delle imprese transnazionali. Si tratta con ogni probabilità della singola misura più importante nella lotta contro l&#8217;elusione e l&#8217;evasione fiscale, la corruzione, la criminalità finanziaria e i paradisi fiscali. Allo stesso tempo è necessario muovere politiche chiare da subito per <strong>chiudere i paradisi fiscali</strong>, che sono utilizzati dalle persone e dalle imprese che intendono eludere o evadere il fisco e dalla grande criminalità organizzata, e sono caratterizzati dalla mancanza di trasparenza, dalla segretezza e dall&#8217;anonimato. Oltre la metà del commercio internazionale passa almeno da un paradiso fiscale, anche se questi ultimi incidono solo per il 3% sul PIL globale. È da notare che la maggior parte dei paradisi fiscali si trovano in Europa o sono strettamente legati alle nazioni europee, come avviene ad esempio per diversi territori del Commonwealth. Le conseguenze e gli impatti dei paradisi fiscali sono enormi, tanto nel Nord quanto nel Sud del mondo. Questi territori minano la giustizia e l&#8217;equità fiscale, compromettono il welfare e le politiche pubbliche, favoriscono l&#8217;elusione e l&#8217;evasione fiscale, la corruzione e la grande criminalità. Questi territori sono anche responsabili di una concorrenza sleale tra le imprese. Quelle transnazionali, con maggiore esperienza in ambito fiscale e con una produzione indirizzata all&#8217;export sono indebitamente avvantaggiate rispetto a quelle di piccola dimensione e che producono per i mercati locali. Non esiste nessun argomento economico valido per premettere ai paradisi fiscali di portare avanti le loro operazioni. Questi territori dovrebbero essere spinti ad abbandonare le proprie pratiche finanziarie e fiscali a partire da misure ad interim, che vanno dal togliere il segreto bancario alle banche sotto la loro sovranità, al prevedere delle forti imposte sulle transazioni da e per i centri offshore, fino a chiedere ai governi occidentali di impedire che le imprese dei propri paesi abbiano filiali o controllate in questi territori, in particolare se beneficiano di sostegno pubblico.</p>
<p>http://www.sbilanciamoci.org</p>
<p>http://www.crbm.org</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.sbilanciamoci.org/">www.sbilanciamoci.org</a></p>
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		<title>OGM: Adiconsum sottoscrive lettera ai ministri per difendere agroalimentare italiano</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 18:44:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[3° settore]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[In Europa nuove colture ogm nei campi? Lettera ai ministri affinché l’Italia difenda il futuro dell’agroalimentare Questa mattina è partita una lettera indirizzata ai Ministri della Salute, dell’Ambiente e dell’Agricoltura (in allegato), perché sta crescendo la preoccupazione rispetto alle politiche europee in materia di Ogm e si rende necessaria un’azione decisa e coerente delle autorità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><span style="font-family: Verdana,Helvetica,Arial;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: 13pt;"><strong>In Europa nuove colture ogm nei campi?<br />
Lettera ai ministri affinché l’Italia difenda<br />
il futuro dell’agroalimentare </strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Helvetica,Arial;"><span style="font-size: 12pt;"><br />
Questa mattina è partita una lettera indirizzata ai Ministri della Salute, dell’Ambiente e dell’Agricoltura (in allegato), perché sta crescendo la preoccupazione rispetto alle politiche europee in materia di Ogm e si rende necessaria un’azione decisa e coerente delle autorità competenti nazionali.<br />
<span id="more-1036"></span><br />
A sottoscriverla l’Adiconsum assieme ad uno schieramento di organizzazioni degli agricoltori, del commercio, della distribuzione, dell’ambientalismo e della cooperazione internazionale, per chiedere che nelle prossime riunioni dei Comitati e dei Consigli europei già in agenda l’Italia assuma un ruolo decisivo a sostegno del settore agroalimentare. In particolare, si domanda un’opposizione energica alle due proposte della Commissione Europea: introdurre nei campi due nuove colture transgeniche (mais Bt11 e 1507) e revocare la moratoria di Francia e Grecia sul mais Mon810.</span></span></p>
<p>“Il comportamento dell’Europa – dichiarano i Presidenti firmatari – è schizofrenico: solo pochi giorni fa è stato votato un Regolamento sui pesticidi, in base al quale il glufosinato è stato considerato pericoloso e da vietare. Allo stesso tempo, però, si propone l’introduzione in campo di due Ogm che, oltre ad avere proprietà insetticida, sono resistenti al glufosinato. In questo modo si incentiva l’utilizzo di questa sostanza chimica, a danno della salute dei cittadini e dell’ambiente”.</p>
<p>“Inoltre, l’Europa riconosce il principio di precauzione, ma non accetta che gli Stati Membri lo applichino: il numero delle moratorie sul mais Mon810 sta aumentando, a causa delle evidenze scientifiche che ne dimostrano la pericolosità, mentre la Commissione Europea cerca di intervenire con tutti i mezzi per revocarle”.
</p>
<p align="right"><span style="font-family: Verdana,Helvetica,Arial;"><span style="font-size: 12pt;">Acli Terra, Adiconsum, Aiab, Alpa, Crocevia, Cia,<br />
Cna Alimentare, Confartigianato Alimentare, Coop Italia,<br />
Equivita, Federconsumatori, Fondazione Diritti Genetici, Greenpeace, Legambiente, Slow Food, Verdi Ambiente e Società (VAS) </span></span></p>
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		<title>Segrè: &#8221;La Social card non copre neanche un terzo della spesa alimentare dei pensionati&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Dec 2008 22:03:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il docente ideatore del &#8221;Last Minute Market&#8221; critica il rapporto Inran e presenta i dati di &#8221;Carocibo&#8221;: &#8221;Gli over 65 spendono in media 144 euro al mese per mangiare. Il contributo del governo andrebbe differenziato per regione&#8221; BOLOGNA – La Social card copre meno di un terzo della spesa mensile alimentare di un pensionato: 40 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il docente ideatore del &#8221;Last Minute Market&#8221; critica il rapporto Inran e presenta i dati di &#8221;Carocibo&#8221;: &#8221;Gli over 65 spendono in media 144 euro al mese per mangiare. Il contributo del governo andrebbe differenziato per regione&#8221;</em></p>
<p>BOLOGNA – La Social card copre meno di un terzo della spesa mensile alimentare di un pensionato: 40 euro su 144,30, per l’esattezza il 27,7%. È quindi “certamente un vantaggio, ma piccolo”. Inoltre “l’importo della carta acquisti del governo dovrebbe essere differenziato a seconda delle regioni, perché il costo della dieta tipo degli over 65 può variare anche sensibilmente da una città all’altra. La Social card, 40 euro al mese, in realtà non vale ovunque la stessa cifra: dipende da quanto costa realmente il cibo”. Sono le conclusioni di Andrea Segrè, fondatore del progetto Last Minute Market e preside della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna, che anticipa oggi i nuovi dati elaborati da Carocibo, un indicatore della spesa alimentare nato dalla collaborazione tra Ateneo bolognese, Last Minute Market (che è uno spin-off accademico dell’Università) e la società di studi Econometrica.</p>
<p><span id="more-696"></span></p>
<p>Segrè contrappone questi dati a quelli del rapporto Inran presentato oggi (vedi lanci precedenti), che il docente giudica “incompleto e un po’ autoreferenziale”. “Il vero problema – prosegue Segrè – è conoscere in tempo reale quanto costa mangiare in Italia. Ma molte volte abbiamo a disposizione dati vecchi – quelli del rapporto Inran si fermano spesso al 2005-2006 – oppure solo percentuali di aumento dei vari generi alimentari. Con Carocibo invece abbiamo introdotto un indicatore di spesa che dà cifre assolute e aggiornate”. E le cifre sono queste: un consumatore single tra i 65 e i 75 anni, considerando un paniere di 15 prodotti base dalla pasta al latte a frutta, formaggio, pollo e così via che corrispondono a un fabbisogno quotidiano di circa 2.152 chilo-calorie (kcal), spende 4,81 euro al giorno, pari a 144,30 al mese: oltre 100 in più rispetto al contributo della Social card, che copre appunto solo il 27,7% della spesa. I valori sono riferiti al settembre del 2008. Un italiano adulto di 35 anni, con un fabbisogno di kcal maggiore, nello stesso mese per mangiare ha speso anche di più: 6,77 euro a giorno, con un aumento del 6-7% rispetto all’anno prima.</p>
<p>Ma Segrè sottolinea un altro dato. “La Social card non ha lo stesso peso per tutti i pensionati. Dipende da dove si vive. A fronte di una media per l’Italia di 4,81 euro al giorno, la spesa varia tra i 5,95 euro di Aosta e i 4,31 di Bari. Si conferma un dato già noto: il costo dell’alimentazione è più basso al Sud rispetto al Nord, ad eccezione di Trieste, che con 5,29 euro si colloca al decimo posto della graduatoria, dopo Roma con 5,38 euro e prima di Perugia con 5,19 euro”. Per questi motivi “il contributo della Social card potrebbe essere differenziato a seconda delle regioni”. Più in generale, dice l’ideatore del Last Minute Market, la Social card presenta diversi problemi. “Intanto, come ha riconosciuto anche il governo, solo una piccola parte dei commercianti ha aderito all&#8217;iniziativa. Inoltre, le categorie merceologiche individuate dal ministero sono limitate a panifici, latterie, macellerie, spacci, drogherie e supermercati (quindi piccoli negozi), dove i prezzi medi non sono certo quelli delle grandi catene di distribuzione. Ci sono anche problemi legati all’informazione su dove acquistare, e soprattutto alla reale possibilità per i consumatori over 65 di potersi approvvigionare direttamente”.</p>
<p>Per Segrè l’indicatore di ricerca Carocibo “potrebbe essere utilizzato per orientare il consumatore, ma anche le istituzioni, sulla composizione della spesa alimentare sia a livello nazionale sia locale”. “Trovo il rapporto dell’Inran un po’ debole – conclude il docente – soprattutto nella parte delle ‘azioni’ indicate per contrastare il caro consumi alimentari. È un peccato non tenere conto di altri strumenti come Carocibo, e ignorare altre realtà ed esperienze come Last Minute Market o Pane Quotidiano a Milano, che recuperano i prodotti invenduti e le eccedenze alimentari in modo sostenibile”. (lb)</p>
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		<item>
		<title>Dichiarazione finale del primo seminario del Forum cattolico-musulmano</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Nov 2008 17:46:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il forum cattolico-musulmano è stato creato dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e da una Delegazione dei 138 firmatari musulmani della Lettera aperta intitolata Una Parola Comune, alla luce di tale documento e della risposta di Sua Santità Benedetto xvi tramite il suo segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone. Il suo primo seminario si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il forum cattolico-musulmano è stato creato dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e da una Delegazione dei 138 firmatari musulmani della Lettera aperta intitolata Una Parola Comune, alla luce di tale documento e della risposta di Sua Santità Benedetto xvi tramite il suo segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone.<br />
<span id="more-412"></span><br />
Il suo primo seminario si è svolto a Roma dal 4 al 6 novembre 2008. Sono intervenuti 24 partecipanti e cinque consiglieri di ciascuna delle due religioni. Il tema del seminario è stato «Amore di Dio, amore del prossimo». Il dibattito, condotto in un caldo spirito conviviale, si è concentrato su due grandi temi: «fondamenti teologici e spirituali», «dignità umana e rispetto reciproco».</p>
<p>Sono emersi punti di similitudine e di diversità che riflettono lo specifico genio distintivo delle due religioni.</p>
<p>1. Per i cristiani la fonte e l&#8217;esempio dell&#8217;amore di Dio e del prossimo è l&#8217;amore di Cristo per suo Padre, per l&#8217;umanità e per ogni persona. «Dio è amore» (1 Giovanni, 4, 16) e «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» (Giovanni, 3, 16). L&#8217;amore di Dio è posto nel cuore dell&#8217;uomo per mezzo dello Spirito Santo. È Dio che per primo ci ama permettendoci in tal modo di amarlo a nostra volta. L&#8217;amore non danneggia il prossimo nostro, piuttosto cerca di fare all&#8217;altro ciò che vorremmo fosse fatto a noi (cfr. 1 Corinzi, 13, 4-17). L&#8217;amore è il fondamento e la somma di tutti i comandamenti (cfr. Galati, 5, 14). L&#8217;amore del prossimo non si può separare dall&#8217;amore di Dio, perché è un&#8217;espressione del nostro amore verso Dio. Questo è il nuovo comandamento «che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati» (Giovanni, 15, 12). Radicato nell&#8217;amore sacrificale di Cristo, l&#8217;amore cristiano perdona e non esclude alcuno. Quindi include anche i propri nemici. Non dovrebbero essere solo parole, ma fatti (cfr. 1 Giovanni, 4, 18). Questo è il segno della sua autenticità.</p>
<p>Per i musulmani, come esposto nella lettera Una Parola Comune, l&#8217;amore è una forza trascendente e imperitura, che guida e trasforma il rispetto umano reciproco. Questo amore, come indicato dal Santo e amato profeta Maometto, precede l&#8217;amore umano per l&#8217;Unico Vero Dio. Un hadit mostra che la compassione amorevole di Dio per l&#8217;umanità è persino più grande di quella di una madre per il proprio figlio (Muslim, Bab al-Tawba: 21). Quindi esiste prima e indipendentemente dalla risposta umana dell&#8217;unico che è «amorevole». Questo amore e questa compassione sono così immensi che Dio è intervenuto per guidare e salvare l&#8217;umanità in modo perfetto, molte volte e in molti luoghi, inviando profeti e scritture. L&#8217;ultimo di questi libri, il Corano, ritrae un mondo di segni, un cosmo meraviglioso di maestria divina, che suscita il nostro amore e la nostra devozione assoluti affinché «coloro che credono hanno per Allah un amore ben più grande» (2: 165) e «in verità il Compassionevole concederà il suo amore a coloro che credono e compiono il bene» (19: 96). In un hadit leggiamo che «Nessuno di voi ha fede finquando non ama il suo prossimo come ama se stesso» (Bukhari, Bab al-Iman: 13).</p>
<p>2. La vita umana è un dono preziosissimo di Dio a ogni persona, dovrebbe essere quindi preservata e onorata in tutte le sue fasi.</p>
<p>3. La dignità umana deriva dal fatto che ogni persona è creata da un Dio amorevole per amore, le sono stati offerti i doni della ragione e del libero arbitrio e, quindi, le è stato permesso di amare Dio e gli altri. Sulla solida base di questi principi la persona esige il rispetto della sua dignità originaria e della sua vocazione umana. Quindi ha diritto al pieno riconoscimento della propria identità e della propria libertà di individuo, comunità e governo, con il sostegno della legislazione civile che garantisce pari diritti e piena cittadinanza.</p>
<p>4. Affermiamo che la creazione dell&#8217;umanità da parte di Dio presenta due grandi aspetti: la persona umana maschio e femmina e ci impegniamo insieme a garantire che la dignità e il rispetto umani vengano estesi sia agli uomini sia alle donne su una base paritaria.</p>
<p>5. L&#8217;amore autentico del prossimo implica il rispetto della persona e delle sue scelte in questioni di coscienza e di religione. Esso include il diritto di individui e comunità a praticare la propria religione in privato e in pubblico.</p>
<p>6. Le minoranze religiose hanno il diritto di essere rispettate nelle proprie convinzioni e pratiche religiose. Hanno anche diritto ai propri luoghi di culto e le loro figure e i loro simboli fondanti che considerano sacri non dovrebbero subire alcuna forma di scherno o di irrisione.</p>
<p>7. In quanto credenti cattolici e musulmani siamo consapevoli degli inviti e dell&#8217;imperativo a testimoniare la dimensione trascendente della vita attraverso una spiritualità alimentata dalla preghiera, in un mondo che sta diventando sempre più secolarizzato e materialistico.</p>
<p>8. Affermiamo che nessuna religione né i suoi seguaci dovrebbero essere esclusi dalla società. Ognuno dovrebbe poter rendere il suo contributo indispensabile al bene della società, in particolare nel servizio ai più bisognosi.</p>
<p>9. Riconosciamo che la creazione di Dio nella sua pluralità di culture, civiltà, lingue e popoli è una fonte di ricchezza e quindi non dovrebbe  mai divenire causa di tensione e di conflitto.</p>
<p>10. Siamo convinti del fatto che cattolici e musulmani hanno il dovere di offrire ai propri fedeli una sana educazione nei valori morali, religiosi, civili e umani  e di promuovere una attenta informazione sulla religione dell&#8217;altro.</p>
<p>11. Professiamo che cattolici e musulmani sono chiamati a essere strumenti di amore e di armonia tra i credenti e per tutta l&#8217;umanità, rinunciando a qualsiasi oppressione, violenza aggressiva e atti terroristici, in particolare quelli perpetrati in nome della religione, e a sostenere il principio di giustizia per tutti.</p>
<p>12. Esortiamo i credenti a operare per un sistema finanziario etico in cui i meccanismi normativi prendano in considerazione la situazione dei poveri e degli svantaggiati, siano essi individui o nazioni indebitate. Esortiamo i privilegiati del mondo a considerare la piaga di quanti sono colpiti più gravemente dall&#8217;attuale crisi nella produzione e nella distribuzione alimentare, e chiediamo ai credenti di tutte le denominazioni e a tutte le persone di buona volontà di cooperare per alleviare la sofferenza di chi ha fame e di eliminare le cause di quest&#8217;ultima.</p>
<p>13. I giovani sono il futuro delle comunità religiose e delle società in generale. Vivranno sempre di più in società multiculturali e multireligiose. È essenziale che siano  ben formati nelle proprie tradizioni religiose e ben informati sulle altre culture e religioni.</p>
<p>14. Abbiamo concordato di prendere in considerazione la possibilità di creare un Comitato cattolico-musulmano permanente, che coordini le risposte ai conflitti e ad altre situazioni di emergenza, e di organizzare un secondo seminario in un Paese a maggioranza musulmana ancora da definire.</p>
<p>15. Attendiamo dunque il secondo seminario del Forum cattolico-musulmano che si svolgerà entro  due anni, in un Paese a maggioranza musulmana ancora da definire.</p>
<p>Tutti i partecipanti sono stati grati a Dio per il dono di questo tempo trascorso insieme e per questo scambio proficuo. Alla fine del seminario, Sua Santità Papa Benedetto xvi e, dopo gli interventi del professor Seyyed Hossein Nasr e del Grand Mufti Mustafa Cerić, ha parlato al gruppo.</p>
<p>Tutti i presenti hanno espresso soddisfazione per i risultati del seminario e la loro aspettativa di un dialogo più proficuo.</p>
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		<title>Proposta di legge Veneto</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Oct 2007 12:26:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ALLEGATO 6: LA PROPOSTA DI LEGGE VENETA CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO OTTAVA LEGISLATURA PROGETTO DI LEGGE N. PROPOSTA DI LEGGE d&#8217;iniziativa dei Consiglieri: Franchetto, Causin, Frigo, Berlato Sella, D. Bottacin, Michieletto,Trento, Variati. INTERVENTI REGIONALI A FAVORE DEL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE PER VALORIZZARE PRODUZIONI, TRADIZIONI E CULTURE DEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO Presentato alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ALLEGATO 6: LA PROPOSTA DI LEGGE VENETA</p>
<p>CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO</p>
<p>OTTAVA LEGISLATURA </p>
<p>PROGETTO DI LEGGE N. </p>
<p>PROPOSTA DI LEGGE d&#8217;iniziativa dei Consiglieri: Franchetto, Causin, Frigo, Berlato Sella, D. Bottacin, Michieletto,Trento, Variati.</p>
<p>INTERVENTI REGIONALI A FAVORE DEL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE PER VALORIZZARE PRODUZIONI, TRADIZIONI E CULTURE DEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO</p>
<p>Presentato alla Presidenza del Consiglio il 13 ottobre 2006.</p>
<p>R e l a z i o n e:</p>
<p>Uno dei mercati in più rapida crescita al mondo. È quanto emerge dai dati dell&#8217;ultimo rapporto di FINE, la rete delle organizzazione europee di commercio equo. Una crescita a doppia cifra, una media del 20% all&#8217;anno a partire dal 2000.<br />
La ricerca, dal titolo Fair Trade in Europe 2005  è stata condotta in 25 paesi europei e mostra come le vendite di prodotti equosolidali negli ultimi cinque anni siano più che raddoppiate, e che i valori di vendita al dettaglio abbiano ormai superato i 660 milioni di €uro annui. Cifre e volumi impensabili soltanto pochi anni fa sui quali &#8220;pesa&#8221;, e non poco, la diffusione dei prodotti equi nelle grandi catene della Grande Distribuzione Organizzata.<br />
I prodotti solidali infatti sono sugli scaffali di oltre 55.000 supermercati e hanno raggiunto, in alcuni Paesi, delle quote di mercato impressionanti.<br />
Dai suoi modesti inizi negli anni &#8216;50, il movimento del commercio equo è cresciuto coinvolgendo nel suo circuito più di 5 milioni di produttori, 200 organizzazioni importatrici, 2800 Botteghe del Mondo, 100.000 volontari. Sono questi i numeri degli attori che ogni giorno, con il loro lavoro, contribuiscono alla diffusione dei prodotti equosolidali in Europa.<br />
In Italia, dove il movimento del commercio equo si è diffuso a partire dagli anni &#8216;80, il fatturato delle nove maggiori organizzazioni importatrici ha raggiunto gli oltre 41 milioni di euro. In particolare, il consorzio Cooperativa Terzo Mondo (CTM) Altromercato, ormai una delle organizzazioni più grandi in Europa, ha visto in soli due anni una crescita del proprio fatturato da 22.4 a 34.3 milioni di euro. Positivi anche i dati delle vendite dei prodotti a marchio Fairtrade TransFair Italiache hanno raggiunto i circa € 20 milioni.<br />
Oltre alle Botteghe del Mondo, circa 500 in tutta Italia, i prodotti solidali sono ormai disponibili in oltre 4000 supermercati .<br />
Ma, al di là dei numeri, quello che emerge dal rapporto, è sicuramente un aumento della conoscenza del commercio equo e dei suoi principi. Dall&#8217;Associazione dei parlamentari per il commercio equo (AIES), alle leggi regionali sul commercio equo, dalla nascita dell&#8217;AGICES (Assemblea Generale Italiana per il Commercio Equo e Solidale) alle esperienze di fair procurement, le evoluzioni del Fair Trade nel nostro Paese dimostrano che il commercio equo non rappresenta un fenomeno di moda o un mercato di nicchia, ma un modello di sviluppo efficace e capace di produrre un&#8217;alternativa sostenibile nel Nord e nel Sud del mondo.<br />
Le organizzazioni che operano per un commercio equo e solidale sono accreditate a livello mondiale e monitorate da specifiche organizzazioni. Per l’Italia c’è l’AGICES (Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale) che accredita e monitora le organizzazioni italiane e i produttori che lavorano con esse.<br />
Il sistema di accreditamento e monitoraggio delle organizzazioni equo solidali si basa su standard definiti a livello mondiale da IFAT (International Federation for Alternative Trade) e declinati in indicatori specifici regionali o nazionali. L’intero sistema è orientato a verificare che l’organizzazione persegua effettivamente le finalità del commercio equo e solidale in un’ottica di effettivo supporto per i piccoli produttori e di trasparenza verso i consumatori.<br />
In Italia le Associazioni impegnate nel commercio equo e solidale hanno approvato una “Carta italiana dei criteri del Commercio equo e solidale” che indica non solo i valori umanitari di solidarietà e partecipazione e le norme di comportamento e ma anche la mission.<br />
Mission riconosciuta anche dalla risoluzione del Parlamento europeo n. 198/98, grazie alla quale il commercio equo e solidale esce dall&#8217;ambito riduttivo di forma nobile di assistenza, viene riconosciuta come un efficace prospettiva di sviluppo, trade not aid, capace di dare un contributo non solo all&#8217;economia ma allo sviluppo dei valori civili: democrazia, rispetto dei diritti.<br />
In Italia la prima esperienza nasce a Bolzano ed ha in Verona la sede operativa di maggior rilievo. In Italia i punti di vendita di commercio equo e solidale sono 374 e coinvolgono 1.500 volontari per un fatturato superiore a euro 16.100.000; i supermercati che vendono prodotti equosolidali sono 2.620.<br />
In Veneto si contano oggi circa 25 botteghe del mondo (intese come persone giuridiche, associazioni o cooperative) che gestiscono complessivamente oltre 60 punti vendita in regione, animati da gruppi di volontari. In complesso sono più di mille i volontari impegnati con continuità nelle botteghe venete, e circa 100 addetti regolarmente retribuiti in Veneto.<br />
A Verona è attivo il magazzino e la sede operativa della più grande organizzazione italiana di commercio equo e solidale (la seconda al mondo per dimensioni e attività), il Consorzio CTM Altromercato.<br />
Indubbiamente, quanto premesso connota di un alto indice valoriale il presente Progetto di legge che si propone di promuovere e sostenere il commercio equo e solidale sul territorio Veneto, di riconoscerne l&#8217;importante ruolo educativo nella nostra società e di favorirne lo sviluppo, attraverso la promozione e il sostegno dei soggetti del commercio equo e solidale.<br />
La Regione si prefigge di sostenere e promuovere le reti e i singoli soggetti che operano nel campo della commercializzazione dei prodotti del commercio equo e solidale e che si fanno carico della promozione della cultura della cooperazione internazionale, della solidarietà, dell’equità e della pace.<br />
Il presente progetto di legge vuole inoltre rispondere ad una esigenza di chiarezza e di inquadramento giuridico nei confronti di un fenomeno in progressiva crescita, non solo economica, quale quello del commercio equo e solidale, che rappresenta un universo vasto e variegato al cui interno gravitano associazioni, di volontariato e non, cooperative, consorzi e botteghe.<br />
La promozione del consumo critico e consapevole attraverso l’acquisto dei prodotti del commercio equo e solidale, in particolar modo tra i più giovani, permette di sviluppare una capacità critica negli acquisti attraverso un atteggiamento responsabile e consapevole, che spinge ad acquistare non solo sulla base del prezzo e della qualità ma anche della provenienza dei prodotti e del comportamento delle imprese produttrici, privilegiando quelle che rispettano l&#8217;uomo, l&#8217;ambiente e il mercato;<br />
Il commercio equo e solidale in senso proprio, promosso dalle organizzazioni iscritte all’AGICES e dal movimento delle Botteghe del Mondo, va oltre la garanzia del prodotto ed assicura che l&#8217;intera filiera è qualificata dall&#8217;azione culturale e di presa di coscienza da parte del consumatore finale dei propri diritti e doveri verso il sud del Mondo, verso l&#8217;ambiente, verso la sobrietà dei consumi stessi.<br />
Con il presente progetto di legge si intende riconoscere il valore sociale e culturale del commercio equo e solidale e sostenerlo a pieno titolo come elemento integrante della politica di cooperazione allo sviluppo e di relazioni commerciale del Veneto verso Paesi che diventano sempre più poveri. Si intende altresì prendere atto della natura di ONLUS delle botteghe del mondo e delle organizzazioni iscritte all&#8217;AGICES.<br />
Il Pdl non crea nuove sovrastrutture o nuovi vincoli, ma in fondo prende atto, riconosce e dà validità ad una organizzazione delle associazioni che da anni si dedicano al commercio equo e solidale e che per prime si sono autoregolamentate e hanno individuato codici di comportamento e di autocontrollo, alfine di acquisire credibilità sia presso i produttori dei Paesi meno sviluppati sia presso i consumatori.<br />
Dopo aver definito in modo sintetico le finalità della legge e gli obiettivi per i quali il consumatore responsabile intende dare il proprio, il Pdl passa (art. 2) a definire la connessa attività commerciale e ad individuare i soggetti che la esercitano e i codici di comportamento.<br />
All’Art. 3 si va a definire le caratteristiche dei prodotti , oggetto del commercio equo e solidale con l’intento di prevenire ogni degenerazione e garantire il consumatore non solo sulla bontà e provenienza del prodotto, ma anche nel rispetto delle finalità distintive di tale attività commerciale.<br />
Per questo si fa rinvio ad uno specifico disciplinare di prodotto e ad organismi di certificazione individuati in accordo con le Associazioni.<br />
Viene istituito (Art. 4) il Registro regionale del Commercio equo e solidale con specifico riferimento ai criteri già assunti per l’iscrizione al Registro italiano delle organizzazioni di commercio equo e solidale (RIOCES) e validati dall’Associazione Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale (AGICES), organismo che raggruppa tutte le organizzazioni riconosciute in Italia.<br />
Gli obiettivi umanitari e le finalità non lucrative del Commercio equo e solidale meritano attenzione da parte delle pubbliche amministrazioni (Art. 6) specialmente nel sostenere l’informazione e l’educazione al consumo consapevole presso le giovani generazioni.<br />
L’Art. 7 riconosce ed estende alle organizzazioni iscritte nel Registro regionale del commercio equo e solidale i benefici previsti per le altre attività commerciali, sia nell’ambito della qualità e dell’innovazione, del turismo e dei servizi che per quanto riguarda l’accesso al credito e l’attività nelle aree pubbliche. Alle organizzazioni è riconosciuta ogni priorità nell’accesso agli aiuti finanziari regionali del settore.<br />
L’aspetto caratterizzante il commercio equo e solidale è legato alla cooperazione internazionale che la legge regionale 16 dicembre 1999, n. 55 già sostiene. Per questo (Art. 5) l’attività del commercio equo e solidale va strettamente connessa con le azioni ivi previste, specialmente nell’ambito del programma triennale degli interventi di promozione dei diritti umani e della cultura di pace. Chiaramente, con l’aumento degli obiettivi e azioni, in sede di approvazione del bilancio annuale vanno previsti maggiori finanziamenti a favore dell’attuazione della legge regionale 55/1999.<br />
Al fine di alimentare la sensibilità nelle persone verso i problemi del Terzo mondo e sostenere l’attività del commercio equo e solidale le organizzazioni sono direttamente protagoniste de “La giornata veneta del mercato equo e solidale e del consumo critico”, già prevista dalla citata legge regionale 55/1999, ma a cui si deve dare impulso e diffusa realizzazione.<br />
Conseguentemente una rappresentanza dei soggetti che si dedicano al commercio equo e solidale integrerà (Art. 10) il Comitato per la cooperazione allo sviluppo previsto dall’art. 14 della legge regionale 55/1999, evitando così la moltiplicazione di ulteriori organismi aventi medesime finalità.</p>
<p>DISPOSIZIONI PER IL SOSTEGNO ALLA DIFFUSIONE DEL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE IN VENETO</p>
<p>Art. 1 Oggetto e finalità.<br />
    1. La Regione Veneto, nel quadro delle politiche a sostegno della cooperazione internazionale promuove e riconosce il ruolo svolto dal Commercio equo e solidale nell’offrire maggiori opportunità di accesso al mercato ai piccoli produttori svantaggiati e ai lavoratori dei Paesi economicamente meno sviluppati e, in tal modo, contribuire all’estensione della giustizia e dell’equità sociale ed economica, dello sviluppo sostenibile ed ecocompatibile e dei sistemi di partecipazione al consumo consapevole.<br />
    2. Il commercio equo e solidale si fonda sul comportamento del consumatore, il quale, esercitando un consumo consapevole, ha la possibilità di elevare il tenore di vita dei produttori nei paesi in via di sviluppo all’interno di comportamenti orientati al mercato ed attenti alle forme di commercio leale.</p>
<p>Art. 2 – Individuazione dell’attività e dei soggetti del Commercio equo e solidale.<br />
    1. Con Commercio equo e solidale (Fair trade) si intende quella forma di attività commerciale, anche internazionale, nella quale l&#8217;obiettivo primario non è la massimizzazione del profitto, bensì di garantire ai produttori ed ai lavoratori dei Paesi in via di sviluppo un trattamento economico e sociale equo e rispettoso che si contrappone alle pratiche di commercio basate sullo sfruttamento.<br />
    2. Sono soggetti del Commercio equo e solidale, le persone giuridiche senza scopo di lucro che conformano la propria attività ai contenuti della &#8220;Carta Italiana dei Criteri del Commercio equo e solidale&#8221;.<br />
    3. La certificazione dei prodotti di cui all’articolo 3 deve trovare complementarietà nella definizione, attraverso il regolamento di cui all’art. 5, di codici di comportamento per coloro che esercitano l’attività di Commercio equo e solidale anche con riferimento a la Clean Clothes Campaign e la Ethical Trading Iniziative, nonché dall&#8217;applicazione trasparente di criteri e meccanismi di controllo autonomi e condivisi.</p>
<p>Art. 3 – Individuazione dei prodotti del Commercio equo e solidale.<br />
    1 Sono considerate oggetto di commercio equo e solidale quelle merci alimentari e di artigianato prodotte nei paesi del Sud del mondo che presentano, per natura e/o per processi produttivi di coltivazione e/o di lavorazione, caratteristiche particolari e distinte rispetto ai prodotti generalmente commercializzati sul mercato, e contraddistinti per l’importanza del contenuto sociale degli stessi.<br />
    2 L’attività di commercio equo e solidale deve essere improntata al criterio della trasparenza per garantire i consumatori sulle specifiche caratteristiche nutrizionali/alimentari dei singoli prodotti, sulla loro provenienza e autenticità, e per rendere il consumatore consapevole e pienamente informato circa la destinazione di ogni componente del prezzo pagato per il prodotto. A tale fine va favorita l’introduzione di un sistema di monitoraggio e certificazione che garantisca i soggetti (produttori, trasformatori, commercianti, acquirenti, consumatori) coinvolti nella filiera produttiva  e nel processo del Commercio equo e solidale, e i singoli prodotti.<br />
    3. Le modalità per l’individuazione dei prodotti del commercio equo e solidale sono definite con uno specifico disciplinare di prodotto, secondo le modalità indicate dal regolamento di attuazione di cui all’articolo 5.<br />
    4. La Giunta regionale, sentite le Associazioni maggiormente rappresentative a livello regionale, riconosce gli organismi di certificazione che stabiliscono i criteri affinché un prodotto possa recare il marchio del commercio equo e solidale. Tali marchi debbono essere affiliati alla FLO (Fair Trade Labelling Organizations International) che garantisce il coordinamento a livello europeo ed internazionale.</p>
<p>Art. 4 – Istituzione del Registro regionale del Commercio equo e solidale.<br />
    1. E’ istituito il Registro regionale del commercio equo e solidale a cui sono iscritti coloro che esercitano l’attività commerciale di cui all’art. 2 in forma stabile nel territorio regionale.<br />
    2. Il Registro regionale è istituito secondo le modalità indicate nel Regolamento di attuazione di cui all’articolo 5.<br />
    3. Nelle more istitutive del Registro regionale, l’iscrizione al &#8220;Registro italiano delle organizzazioni di commercio equo e solidale&#8221; (RIOCES) è sostitutiva dell’iscrizione.</p>
<p>Art. 5 &#8211; Regolamento<br />
    1. Entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge la Regione, sentite le Associazioni del Commercio equo e solidale maggiormente rappresentative a livello regionale, emana il regolamento attuativo di cui all’art. 3, con cui dispone:<br />
a) i criteri, i requisiti e le modalità per l’iscrizione, la sospensione e la revoca al Registro regionale del commercio equo e solidale;<br />
b) l’istituzione ed il funzionamento del disciplinare di prodotto e relativa certificazione;<br />
c) i criteri per il monitoraggio e la certificazione delle attività di commercio equo e solidale;<br />
    2. Nello stabilire le modalità di funzionamento del Registro ed i requisiti di iscrizione, si tiene conto anche delle risultanze delle attività svolte dall’ “Associazione Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale” (AGICES) in merito al &#8220;Registro italiano delle organizzazioni di commercio equo e solidale&#8221; (RIOCES).<br />
    3. I costi di gestione del Registro sono a carico dei soggetti richiedenti l’iscrizione e/o cancellazione e/o variazioni.</p>
<p>Art. 6 &#8211; Promozione del Commercio equo e solidale.<br />
    1. La Giunta regionale, in collaborazione con le organizzazioni interessate, promuove nelle scuole specifiche azioni educative finalizzate al rafforzamento del diritto del consumatore ad essere informato non solo sul prodotto, ma anche sugli effetti ambientali e sociali derivanti dalla sua produzione e commercializzazione. I programmi delle azioni educative sono realizzati dalle istituzioni formative nel rispetto del principio dell’autonomia scolastica, e possono prevedere il concorso progettuale, organizzativo e finanziario degli enti locali e delle associazioni maggiormente rappresentative del Commercio equo e solidale e dei soggetti di cui all’articolo 4.</p>
<p>Art. 7 &#8211; Incentivi alle imprese del Commercio equo e solidale.<br />
    1. I soggetti, di cui all’articolo 2 della presente legge, iscritti al Registro regionale del commercio equo e solidale di cui all’articolo 4, sono inclusi tra i beneficiari degli interventi di cui alla legge regionale 10 aprile 1998, n. 16, “Interventi regionali a favore della qualità e dell’innovazione nei settori del commercio, del turismo e dei servizi”, alla legge regionale 18 gennaio 1999, n. 1 “Interventi regionali per agevolare l’accesso al credito nel settore del commercio” , alla legge regionale 6 aprile 2001, n. 10 “Norme in materia di commercio su aree pubbliche”. Ad essi è riconosciuta la priorità nell’accesso agli aiuti ed agli investimenti stabiliti nelle misure ed azioni indicate nelle citate leggi.</p>
<pre><code>2. Nell’ambito dello strumento di programmazione di cui alla legge regionale 10 aprile 1998, n. 16, “Interventi regionali a favore della qualità e dell’innovazione nei settori del commercio, del turismo e dei servizi” la Giunta regionale può prevedere specifiche misure a sostegno del rafforzamento del sistema delle imprese esercenti in Veneto il commercio equo e solidale.
</code></pre>
<p>Art. 8 – La cooperazione internazionale e soggetti del commercio equo e solidale.<br />
    1. La Giunta regionale, al fine di promuovere forme di commercio leale e pratiche commerciali eticamente corrette, dispone affinché, nell’ambito del programma triennale degli interventi di promozione dei diritti umani e della cultura di pace, di cui alla articolo 3, e del conseguente piano annuale di attuazione, di cui all’articolo 4 della legge regionale16 dicembre 1999, n. 55 “Interventi regionali per la promozione dei diritti umani, la cultura di pace, la cooperazione allo sviluppo e la solidarietà”, sia inserita una specifica e periodica azione rivolta a favorire la nascita, lo sviluppo ed il consolidamento delle relazioni commerciali ispirate ai principi del commercio equo e solidale, rafforzando il proprio ruolo anche nei progetti di cooperazione decentrata e solidarietà internazionale in qualità di partner commerciale qualificato ed affidabile verso i Paesi in via di sviluppo.</p>
<p>Art. 9 &#8211; Istituzione della &#8220;Giornata regionale del commercio equo e solidale&#8221;.<br />
    1. La Giunta regionale, nell’ambito della Conferenza sulla cooperazione allo sviluppo prevista dall’art. 20 della legge regionale16 dicembre 1999, n. 55, di concerto con l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale e con la collaborazione dei soggetti di cui al precedente articolo 3, organizza annualmente la manifestazione denominata “La giornata veneta del mercato equo e solidale e del consumo critico”, già prevista dall’articolo 20, comma 2, lettera b) della L.R. 55/99, per promuovere la vendita dei prodotti, provenienti dai Paesi internazionalmente riconosciuti in via di sviluppo, da parte di istituzioni e associazioni italiane o di immigrati provenienti dai relativi Paesi che si occupano, senza fini di lucro, di commercio equo e solidale. </p>
<p>Art. 10 – Rappresentanza dei soggetti del Commercio equo e solidale.<br />
    1. Il Comitato per la cooperazione allo sviluppo previsto dall’articolo 14 della legge regionale 16 dicembre 1999, n. 55 “Interventi regionali per la promozione dei diritti umani, la cultura di pace, la cooperazione allo sviluppo e la solidarietà” è integrato da tre componenti nominati dai soggetti iscritti nel Registro di cui all’articolo 4 della presente legge.</p>
<p>Art. 11 &#8211; Attività di monitoraggio.<br />
    1. Entro tre anni dall’applicazione della presente legge, la Giunta regionale trasmette al Consiglio regionale una relazione sullo stato di attuazione della presente legge finalizzata ad una valutazione della legge stessa e dei suoi effetti. I contenuti della relazione sono definiti dal regolamento attuativo.</p>
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		<title>Proposta di legge Veneto</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Oct 2007 12:25:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web utile]]></category>

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		<description><![CDATA[ALLEGATO 6: LA PROPOSTA DI LEGGE VENETA CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO OTTAVA LEGISLATURA PROGETTO DI LEGGE N. PROPOSTA DI LEGGE d&#8217;iniziativa dei Consiglieri: Franchetto, Causin, Frigo, Berlato Sella, D. Bottacin, Michieletto,Trento, Variati. INTERVENTI REGIONALI A FAVORE DEL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE PER VALORIZZARE PRODUZIONI, TRADIZIONI E CULTURE DEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO Presentato alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ALLEGATO 6: LA PROPOSTA DI LEGGE VENETA</p>
<p>CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO</p>
<p>OTTAVA LEGISLATURA </p>
<p>PROGETTO DI LEGGE N. </p>
<p>PROPOSTA DI LEGGE d&#8217;iniziativa dei Consiglieri: Franchetto, Causin, Frigo, Berlato Sella, D. Bottacin, Michieletto,Trento, Variati.</p>
<p>INTERVENTI REGIONALI A FAVORE DEL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE PER VALORIZZARE PRODUZIONI, TRADIZIONI E CULTURE DEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO</p>
<p>Presentato alla Presidenza del Consiglio il 13 ottobre 2006.</p>
<p>R e l a z i o n e:</p>
<p>Uno dei mercati in più rapida crescita al mondo. È quanto emerge dai dati dell&#8217;ultimo rapporto di FINE, la rete delle organizzazione europee di commercio equo. Una crescita a doppia cifra, una media del 20% all&#8217;anno a partire dal 2000.<br />
La ricerca, dal titolo Fair Trade in Europe 2005  è stata condotta in 25 paesi europei e mostra come le vendite di prodotti equosolidali negli ultimi cinque anni siano più che raddoppiate, e che i valori di vendita al dettaglio abbiano ormai superato i 660 milioni di €uro annui. Cifre e volumi impensabili soltanto pochi anni fa sui quali &#8220;pesa&#8221;, e non poco, la diffusione dei prodotti equi nelle grandi catene della Grande Distribuzione Organizzata.<br />
I prodotti solidali infatti sono sugli scaffali di oltre 55.000 supermercati e hanno raggiunto, in alcuni Paesi, delle quote di mercato impressionanti.<br />
Dai suoi modesti inizi negli anni &#8216;50, il movimento del commercio equo è cresciuto coinvolgendo nel suo circuito più di 5 milioni di produttori, 200 organizzazioni importatrici, 2800 Botteghe del Mondo, 100.000 volontari. Sono questi i numeri degli attori che ogni giorno, con il loro lavoro, contribuiscono alla diffusione dei prodotti equosolidali in Europa.<br />
In Italia, dove il movimento del commercio equo si è diffuso a partire dagli anni &#8216;80, il fatturato delle nove maggiori organizzazioni importatrici ha raggiunto gli oltre 41 milioni di euro. In particolare, il consorzio Cooperativa Terzo Mondo (CTM) Altromercato, ormai una delle organizzazioni più grandi in Europa, ha visto in soli due anni una crescita del proprio fatturato da 22.4 a 34.3 milioni di euro. Positivi anche i dati delle vendite dei prodotti a marchio Fairtrade TransFair Italiache hanno raggiunto i circa € 20 milioni.<br />
Oltre alle Botteghe del Mondo, circa 500 in tutta Italia, i prodotti solidali sono ormai disponibili in oltre 4000 supermercati .<br />
Ma, al di là dei numeri, quello che emerge dal rapporto, è sicuramente un aumento della conoscenza del commercio equo e dei suoi principi. Dall&#8217;Associazione dei parlamentari per il commercio equo (AIES), alle leggi regionali sul commercio equo, dalla nascita dell&#8217;AGICES (Assemblea Generale Italiana per il Commercio Equo e Solidale) alle esperienze di fair procurement, le evoluzioni del Fair Trade nel nostro Paese dimostrano che il commercio equo non rappresenta un fenomeno di moda o un mercato di nicchia, ma un modello di sviluppo efficace e capace di produrre un&#8217;alternativa sostenibile nel Nord e nel Sud del mondo.<br />
Le organizzazioni che operano per un commercio equo e solidale sono accreditate a livello mondiale e monitorate da specifiche organizzazioni. Per l’Italia c’è l’AGICES (Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale) che accredita e monitora le organizzazioni italiane e i produttori che lavorano con esse.<br />
Il sistema di accreditamento e monitoraggio delle organizzazioni equo solidali si basa su standard definiti a livello mondiale da IFAT (International Federation for Alternative Trade) e declinati in indicatori specifici regionali o nazionali. L’intero sistema è orientato a verificare che l’organizzazione persegua effettivamente le finalità del commercio equo e solidale in un’ottica di effettivo supporto per i piccoli produttori e di trasparenza verso i consumatori.<br />
In Italia le Associazioni impegnate nel commercio equo e solidale hanno approvato una “Carta italiana dei criteri del Commercio equo e solidale” che indica non solo i valori umanitari di solidarietà e partecipazione e le norme di comportamento e ma anche la mission.<br />
Mission riconosciuta anche dalla risoluzione del Parlamento europeo n. 198/98, grazie alla quale il commercio equo e solidale esce dall&#8217;ambito riduttivo di forma nobile di assistenza, viene riconosciuta come un efficace prospettiva di sviluppo, trade not aid, capace di dare un contributo non solo all&#8217;economia ma allo sviluppo dei valori civili: democrazia, rispetto dei diritti.<br />
In Italia la prima esperienza nasce a Bolzano ed ha in Verona la sede operativa di maggior rilievo. In Italia i punti di vendita di commercio equo e solidale sono 374 e coinvolgono 1.500 volontari per un fatturato superiore a euro 16.100.000; i supermercati che vendono prodotti equosolidali sono 2.620.<br />
In Veneto si contano oggi circa 25 botteghe del mondo (intese come persone giuridiche, associazioni o cooperative) che gestiscono complessivamente oltre 60 punti vendita in regione, animati da gruppi di volontari. In complesso sono più di mille i volontari impegnati con continuità nelle botteghe venete, e circa 100 addetti regolarmente retribuiti in Veneto.<br />
A Verona è attivo il magazzino e la sede operativa della più grande organizzazione italiana di commercio equo e solidale (la seconda al mondo per dimensioni e attività), il Consorzio CTM Altromercato.<br />
Indubbiamente, quanto premesso connota di un alto indice valoriale il presente Progetto di legge che si propone di promuovere e sostenere il commercio equo e solidale sul territorio Veneto, di riconoscerne l&#8217;importante ruolo educativo nella nostra società e di favorirne lo sviluppo, attraverso la promozione e il sostegno dei soggetti del commercio equo e solidale.<br />
La Regione si prefigge di sostenere e promuovere le reti e i singoli soggetti che operano nel campo della commercializzazione dei prodotti del commercio equo e solidale e che si fanno carico della promozione della cultura della cooperazione internazionale, della solidarietà, dell’equità e della pace.<br />
Il presente progetto di legge vuole inoltre rispondere ad una esigenza di chiarezza e di inquadramento giuridico nei confronti di un fenomeno in progressiva crescita, non solo economica, quale quello del commercio equo e solidale, che rappresenta un universo vasto e variegato al cui interno gravitano associazioni, di volontariato e non, cooperative, consorzi e botteghe.<br />
La promozione del consumo critico e consapevole attraverso l’acquisto dei prodotti del commercio equo e solidale, in particolar modo tra i più giovani, permette di sviluppare una capacità critica negli acquisti attraverso un atteggiamento responsabile e consapevole, che spinge ad acquistare non solo sulla base del prezzo e della qualità ma anche della provenienza dei prodotti e del comportamento delle imprese produttrici, privilegiando quelle che rispettano l&#8217;uomo, l&#8217;ambiente e il mercato;<br />
Il commercio equo e solidale in senso proprio, promosso dalle organizzazioni iscritte all’AGICES e dal movimento delle Botteghe del Mondo, va oltre la garanzia del prodotto ed assicura che l&#8217;intera filiera è qualificata dall&#8217;azione culturale e di presa di coscienza da parte del consumatore finale dei propri diritti e doveri verso il sud del Mondo, verso l&#8217;ambiente, verso la sobrietà dei consumi stessi.<br />
Con il presente progetto di legge si intende riconoscere il valore sociale e culturale del commercio equo e solidale e sostenerlo a pieno titolo come elemento integrante della politica di cooperazione allo sviluppo e di relazioni commerciale del Veneto verso Paesi che diventano sempre più poveri. Si intende altresì prendere atto della natura di ONLUS delle botteghe del mondo e delle organizzazioni iscritte all&#8217;AGICES.<br />
Il Pdl non crea nuove sovrastrutture o nuovi vincoli, ma in fondo prende atto, riconosce e dà validità ad una organizzazione delle associazioni che da anni si dedicano al commercio equo e solidale e che per prime si sono autoregolamentate e hanno individuato codici di comportamento e di autocontrollo, alfine di acquisire credibilità sia presso i produttori dei Paesi meno sviluppati sia presso i consumatori.<br />
Dopo aver definito in modo sintetico le finalità della legge e gli obiettivi per i quali il consumatore responsabile intende dare il proprio, il Pdl passa (art. 2) a definire la connessa attività commerciale e ad individuare i soggetti che la esercitano e i codici di comportamento.<br />
All’Art. 3 si va a definire le caratteristiche dei prodotti , oggetto del commercio equo e solidale con l’intento di prevenire ogni degenerazione e garantire il consumatore non solo sulla bontà e provenienza del prodotto, ma anche nel rispetto delle finalità distintive di tale attività commerciale.<br />
Per questo si fa rinvio ad uno specifico disciplinare di prodotto e ad organismi di certificazione individuati in accordo con le Associazioni.<br />
Viene istituito (Art. 4) il Registro regionale del Commercio equo e solidale con specifico riferimento ai criteri già assunti per l’iscrizione al Registro italiano delle organizzazioni di commercio equo e solidale (RIOCES) e validati dall’Associazione Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale (AGICES), organismo che raggruppa tutte le organizzazioni riconosciute in Italia.<br />
Gli obiettivi umanitari e le finalità non lucrative del Commercio equo e solidale meritano attenzione da parte delle pubbliche amministrazioni (Art. 6) specialmente nel sostenere l’informazione e l’educazione al consumo consapevole presso le giovani generazioni.<br />
L’Art. 7 riconosce ed estende alle organizzazioni iscritte nel Registro regionale del commercio equo e solidale i benefici previsti per le altre attività commerciali, sia nell’ambito della qualità e dell’innovazione, del turismo e dei servizi che per quanto riguarda l’accesso al credito e l’attività nelle aree pubbliche. Alle organizzazioni è riconosciuta ogni priorità nell’accesso agli aiuti finanziari regionali del settore.<br />
L’aspetto caratterizzante il commercio equo e solidale è legato alla cooperazione internazionale che la legge regionale 16 dicembre 1999, n. 55 già sostiene. Per questo (Art. 5) l’attività del commercio equo e solidale va strettamente connessa con le azioni ivi previste, specialmente nell’ambito del programma triennale degli interventi di promozione dei diritti umani e della cultura di pace. Chiaramente, con l’aumento degli obiettivi e azioni, in sede di approvazione del bilancio annuale vanno previsti maggiori finanziamenti a favore dell’attuazione della legge regionale 55/1999.<br />
Al fine di alimentare la sensibilità nelle persone verso i problemi del Terzo mondo e sostenere l’attività del commercio equo e solidale le organizzazioni sono direttamente protagoniste de “La giornata veneta del mercato equo e solidale e del consumo critico”, già prevista dalla citata legge regionale 55/1999, ma a cui si deve dare impulso e diffusa realizzazione.<br />
Conseguentemente una rappresentanza dei soggetti che si dedicano al commercio equo e solidale integrerà (Art. 10) il Comitato per la cooperazione allo sviluppo previsto dall’art. 14 della legge regionale 55/1999, evitando così la moltiplicazione di ulteriori organismi aventi medesime finalità.</p>
<p>DISPOSIZIONI PER IL SOSTEGNO ALLA DIFFUSIONE DEL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE IN VENETO</p>
<p>Art. 1 Oggetto e finalità.<br />
    1. La Regione Veneto, nel quadro delle politiche a sostegno della cooperazione internazionale promuove e riconosce il ruolo svolto dal Commercio equo e solidale nell’offrire maggiori opportunità di accesso al mercato ai piccoli produttori svantaggiati e ai lavoratori dei Paesi economicamente meno sviluppati e, in tal modo, contribuire all’estensione della giustizia e dell’equità sociale ed economica, dello sviluppo sostenibile ed ecocompatibile e dei sistemi di partecipazione al consumo consapevole.<br />
    2. Il commercio equo e solidale si fonda sul comportamento del consumatore, il quale, esercitando un consumo consapevole, ha la possibilità di elevare il tenore di vita dei produttori nei paesi in via di sviluppo all’interno di comportamenti orientati al mercato ed attenti alle forme di commercio leale.</p>
<p>Art. 2 – Individuazione dell’attività e dei soggetti del Commercio equo e solidale.<br />
    1. Con Commercio equo e solidale (Fair trade) si intende quella forma di attività commerciale, anche internazionale, nella quale l&#8217;obiettivo primario non è la massimizzazione del profitto, bensì di garantire ai produttori ed ai lavoratori dei Paesi in via di sviluppo un trattamento economico e sociale equo e rispettoso che si contrappone alle pratiche di commercio basate sullo sfruttamento.<br />
    2. Sono soggetti del Commercio equo e solidale, le persone giuridiche senza scopo di lucro che conformano la propria attività ai contenuti della &#8220;Carta Italiana dei Criteri del Commercio equo e solidale&#8221;.<br />
    3. La certificazione dei prodotti di cui all’articolo 3 deve trovare complementarietà nella definizione, attraverso il regolamento di cui all’art. 5, di codici di comportamento per coloro che esercitano l’attività di Commercio equo e solidale anche con riferimento a la Clean Clothes Campaign e la Ethical Trading Iniziative, nonché dall&#8217;applicazione trasparente di criteri e meccanismi di controllo autonomi e condivisi.</p>
<p>Art. 3 – Individuazione dei prodotti del Commercio equo e solidale.<br />
    1 Sono considerate oggetto di commercio equo e solidale quelle merci alimentari e di artigianato prodotte nei paesi del Sud del mondo che presentano, per natura e/o per processi produttivi di coltivazione e/o di lavorazione, caratteristiche particolari e distinte rispetto ai prodotti generalmente commercializzati sul mercato, e contraddistinti per l’importanza del contenuto sociale degli stessi.<br />
    2 L’attività di commercio equo e solidale deve essere improntata al criterio della trasparenza per garantire i consumatori sulle specifiche caratteristiche nutrizionali/alimentari dei singoli prodotti, sulla loro provenienza e autenticità, e per rendere il consumatore consapevole e pienamente informato circa la destinazione di ogni componente del prezzo pagato per il prodotto. A tale fine va favorita l’introduzione di un sistema di monitoraggio e certificazione che garantisca i soggetti (produttori, trasformatori, commercianti, acquirenti, consumatori) coinvolti nella filiera produttiva  e nel processo del Commercio equo e solidale, e i singoli prodotti.<br />
    3. Le modalità per l’individuazione dei prodotti del commercio equo e solidale sono definite con uno specifico disciplinare di prodotto, secondo le modalità indicate dal regolamento di attuazione di cui all’articolo 5.<br />
    4. La Giunta regionale, sentite le Associazioni maggiormente rappresentative a livello regionale, riconosce gli organismi di certificazione che stabiliscono i criteri affinché un prodotto possa recare il marchio del commercio equo e solidale. Tali marchi debbono essere affiliati alla FLO (Fair Trade Labelling Organizations International) che garantisce il coordinamento a livello europeo ed internazionale.</p>
<p>Art. 4 – Istituzione del Registro regionale del Commercio equo e solidale.<br />
    1. E’ istituito il Registro regionale del commercio equo e solidale a cui sono iscritti coloro che esercitano l’attività commerciale di cui all’art. 2 in forma stabile nel territorio regionale.<br />
    2. Il Registro regionale è istituito secondo le modalità indicate nel Regolamento di attuazione di cui all’articolo 5.<br />
    3. Nelle more istitutive del Registro regionale, l’iscrizione al &#8220;Registro italiano delle organizzazioni di commercio equo e solidale&#8221; (RIOCES) è sostitutiva dell’iscrizione.</p>
<p>Art. 5 &#8211; Regolamento<br />
    1. Entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge la Regione, sentite le Associazioni del Commercio equo e solidale maggiormente rappresentative a livello regionale, emana il regolamento attuativo di cui all’art. 3, con cui dispone:<br />
a) i criteri, i requisiti e le modalità per l’iscrizione, la sospensione e la revoca al Registro regionale del commercio equo e solidale;<br />
b) l’istituzione ed il funzionamento del disciplinare di prodotto e relativa certificazione;<br />
c) i criteri per il monitoraggio e la certificazione delle attività di commercio equo e solidale;<br />
    2. Nello stabilire le modalità di funzionamento del Registro ed i requisiti di iscrizione, si tiene conto anche delle risultanze delle attività svolte dall’ “Associazione Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale” (AGICES) in merito al &#8220;Registro italiano delle organizzazioni di commercio equo e solidale&#8221; (RIOCES).<br />
    3. I costi di gestione del Registro sono a carico dei soggetti richiedenti l’iscrizione e/o cancellazione e/o variazioni.</p>
<p>Art. 6 &#8211; Promozione del Commercio equo e solidale.<br />
    1. La Giunta regionale, in collaborazione con le organizzazioni interessate, promuove nelle scuole specifiche azioni educative finalizzate al rafforzamento del diritto del consumatore ad essere informato non solo sul prodotto, ma anche sugli effetti ambientali e sociali derivanti dalla sua produzione e commercializzazione. I programmi delle azioni educative sono realizzati dalle istituzioni formative nel rispetto del principio dell’autonomia scolastica, e possono prevedere il concorso progettuale, organizzativo e finanziario degli enti locali e delle associazioni maggiormente rappresentative del Commercio equo e solidale e dei soggetti di cui all’articolo 4.</p>
<p>Art. 7 &#8211; Incentivi alle imprese del Commercio equo e solidale.<br />
    1. I soggetti, di cui all’articolo 2 della presente legge, iscritti al Registro regionale del commercio equo e solidale di cui all’articolo 4, sono inclusi tra i beneficiari degli interventi di cui alla legge regionale 10 aprile 1998, n. 16, “Interventi regionali a favore della qualità e dell’innovazione nei settori del commercio, del turismo e dei servizi”, alla legge regionale 18 gennaio 1999, n. 1 “Interventi regionali per agevolare l’accesso al credito nel settore del commercio” , alla legge regionale 6 aprile 2001, n. 10 “Norme in materia di commercio su aree pubbliche”. Ad essi è riconosciuta la priorità nell’accesso agli aiuti ed agli investimenti stabiliti nelle misure ed azioni indicate nelle citate leggi.</p>
<pre><code>2. Nell’ambito dello strumento di programmazione di cui alla legge regionale 10 aprile 1998, n. 16, “Interventi regionali a favore della qualità e dell’innovazione nei settori del commercio, del turismo e dei servizi” la Giunta regionale può prevedere specifiche misure a sostegno del rafforzamento del sistema delle imprese esercenti in Veneto il commercio equo e solidale.
</code></pre>
<p>Art. 8 – La cooperazione internazionale e soggetti del commercio equo e solidale.<br />
    1. La Giunta regionale, al fine di promuovere forme di commercio leale e pratiche commerciali eticamente corrette, dispone affinché, nell’ambito del programma triennale degli interventi di promozione dei diritti umani e della cultura di pace, di cui alla articolo 3, e del conseguente piano annuale di attuazione, di cui all’articolo 4 della legge regionale16 dicembre 1999, n. 55 “Interventi regionali per la promozione dei diritti umani, la cultura di pace, la cooperazione allo sviluppo e la solidarietà”, sia inserita una specifica e periodica azione rivolta a favorire la nascita, lo sviluppo ed il consolidamento delle relazioni commerciali ispirate ai principi del commercio equo e solidale, rafforzando il proprio ruolo anche nei progetti di cooperazione decentrata e solidarietà internazionale in qualità di partner commerciale qualificato ed affidabile verso i Paesi in via di sviluppo.</p>
<p>Art. 9 &#8211; Istituzione della &#8220;Giornata regionale del commercio equo e solidale&#8221;.<br />
    1. La Giunta regionale, nell’ambito della Conferenza sulla cooperazione allo sviluppo prevista dall’art. 20 della legge regionale16 dicembre 1999, n. 55, di concerto con l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale e con la collaborazione dei soggetti di cui al precedente articolo 3, organizza annualmente la manifestazione denominata “La giornata veneta del mercato equo e solidale e del consumo critico”, già prevista dall’articolo 20, comma 2, lettera b) della L.R. 55/99, per promuovere la vendita dei prodotti, provenienti dai Paesi internazionalmente riconosciuti in via di sviluppo, da parte di istituzioni e associazioni italiane o di immigrati provenienti dai relativi Paesi che si occupano, senza fini di lucro, di commercio equo e solidale. </p>
<p>Art. 10 – Rappresentanza dei soggetti del Commercio equo e solidale.<br />
    1. Il Comitato per la cooperazione allo sviluppo previsto dall’articolo 14 della legge regionale 16 dicembre 1999, n. 55 “Interventi regionali per la promozione dei diritti umani, la cultura di pace, la cooperazione allo sviluppo e la solidarietà” è integrato da tre componenti nominati dai soggetti iscritti nel Registro di cui all’articolo 4 della presente legge.</p>
<p>Art. 11 &#8211; Attività di monitoraggio.<br />
    1. Entro tre anni dall’applicazione della presente legge, la Giunta regionale trasmette al Consiglio regionale una relazione sullo stato di attuazione della presente legge finalizzata ad una valutazione della legge stessa e dei suoi effetti. I contenuti della relazione sono definiti dal regolamento attuativo.</p>
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