P. Imoda: Santa Sede rafforza impegno per università di qualità

Migliorare la qualità dell’istruzione universitaria. E’ la missione che vede protagonista l’Avepro, l’Agenzia della Santa Sede per la valutazione e la promozione delle università e facoltà ecclesiastiche, voluta da Benedetto XVI nel settembre del 2007. Proprio in questi giorni, con la firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, sono stati approvati gli statuti dell’Agenzia che sta ampliando i suoi impegni ed orizzonti. Alessandro Gisotti ne ha parlato proprio con il presidente di Avepro, il padre gesuita Franco Imoda, già rettore della Pontificia Università Gregoriana:



R.  – Gli statuti sono stati approvati già nel 2007. Tuttavia, dopo un certo numero di anni, si trattava di rinnovare e rivederli sulla base dell’esperienza; fondamentalmente sono stati confermati. Forse una delle novità emerse è quella di una possibile estensione dell’attività, della missione dell’agenzia Avepro alle università cattoliche, non esclusivamente a quelle ecclesiastiche, anche se con l’appoggio delle Conferenze episcopali.

D. – L’Avepro da ormai 8 anni aderisce al cosiddetto “Processo di Bologna” per la creazione di uno spazio comune europeo nell’ambito dell’istruzione superiore…

R.  – Sì, il contesto è quello del “Processo di Bologna” che si è sviluppato in tutti questi anni con incontri ministeriali ogni due anni e le raccomandazioni che i ministri facevano alle varie nazioni, dato che è un movimento non strettamente legislativo ma di volontariato. Credo che lo spirito della nostra agenzia sia quello di migliorare e di dare un’opportunità di crescita, piuttosto che una semplice misurazione delle capacità e soprattutto delle debolezze. E sembra che questo sia l’elemento che più apprezzano le facoltà. Noi ne abbiamo fatte un po’ meno di 100: all’inizio è chiaro che è un lavoro aggiunto però dopo riconoscono che è stata un’esperienza positiva proprio in questa luce, di mettere in atto un processo di miglioramento.

D. – Lei è stato rettore di una grande università, un’università pontificia, come la Gregoriana. Quale contributo sta dando l’Avepro a realtà accademiche con storie e strutture anche molto diverse?

R. – Qualche volta questo “Processo di Bologna” viene visto un po’ quasi come una camicia di forza. Di fatto quando si entra a conoscere meglio non solo lo spirito ma le attuazioni è invece piuttosto flessibile. Credo sia un passo che mirava anche ad aprire delle porte tra le varie nazioni aderenti, che ormai sono 47. Forse l’apprezzamento anche che c’è per la Santa Sede è proprio che noi siamo una nazione, in un certo senso, ma siamo anche multinazionali all’interno della nazione. E questo interessa molto i rappresentanti di queste varie entità.

D. – In questi ultimi giorni l’Avepro ha avuto anche un impegno con la Conferenza episcopale italiana. Può dirci di che cosa si tratta e quali possono essere gli sviluppi di collaborazione tra l’agenzia e la Cei?

R.  – Sono un po’ due livelli perché uno è quello più diretto che è l’aiuto alle facoltà italiane, che sono circa 9, di teologia prevalentemente, con qualche disciplina connessa, per il miglioramento di queste facoltà; un po’ indirettamente c’è l’aiuto eventualmente da offrire, attraverso le facoltà, a circa 80 Istituti di scienze religiose che hanno una realtà molto presente, molto viva, in Italia. Tra l’altro, ciò riguarda la preparazione degli insegnanti di religione, quindi tutto un insieme di temi abbastanza ampi che in qualche modo abbiamo cercato di aiutare e di servire per arrivare anche, eventualmente, poi a delle decisioni in questo campo.

(Da Radio Vaticana)

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