”Il folle? Pericoloso. Il matto? Simpatico”: così la stampa rappresenta il disagio 1

‘Violenti” nelle pagine di nera, ”adorabili” in quelle della cultura. Una ricerca di Psicoradio e dell’università della Svizzera fotografa gli stereotipi nei titoli di otto quotidiani. Oggi a Bologna il convegno ”Follia scritta”

BOLOGNA – Compaiono soprattutto nelle pagine di cronaca, un po’ meno in quelle di salute e di cultura. E il “simpatico matto” protagonista di spettacoli o film si trasforma in “folle”, “pazzo” o in preda a “raptus” negli episodi di cronaca nera, dove le definizioni del disagio psichico compaiono spesso all’interno di titoli “obiettivamente offensivi”. Tra i luoghi di cura, invece, i più gettonati sono “i manicomi” e le strutture che “non dovrebbero esistere più”. Sono i risultati della ricerca “Follia scritta”, uno studio realizzato da Psicoradio, la testata radiofonica di Bologna con una redazione formata da pazienti psichiatrici dell’Ausl, insieme dall’Università della Svizzera italiana e presentato oggi all’interno di un convegno che ha messo a confronto giornalisti ed esperti di psichiatria. “Non vogliamo demonizzare la stampa ma riflettere insieme ad essa”, chiarisce Cristina Lasagni, direttrice della ricerca e del network radiofonico.

Prendendo a campione otto quotidiani (Avvenire, Corriere della sera, Il Giornale, Libero, Il Manifesto, La Repubblica, Il Resto del Carlino e L’Unità) per un periodo di otto mesi tra novembre 2007 e ottobre 2008, l’indagine ha analizzato 234 titoli contenenti 76 parole chiave legate al tema della salute mentale. Obiettivo: capire come le persone, le malattie e i luoghi di cura sono definiti nelle parti (titolo, sottotitolo, occhiello e catenaccio) a cui spesso si limita la lettura dei quotidiani, e quindi più funzionali a creare un’opinione nel lettore. La ricerca, che in futuro vuole essere estesa anche al testo degli articoli, sarà pubblicata l’anno prossimo nei “Quaderni di Psicoradio”.

La maggior parte dei titoli esaminati si trova nelle sezioni della cronaca e della cronaca locale (67%), e soprattutto tra la cronaca nera. Meno spazio nelle pagine di cultura (18%) e salute (15%). Per i “protagonisti” si usano spesso termini come “malato mentale o psichico” (19%), “disabile mentale o psichico” (15%) e “paziente psichiatrico” (10%). Parole che, scrivono i ricercatori, “se usate come intercambiabili rischiano di sedimentare stereotipi: ad esempio, un uso imprecisato del termine ‘disabile mentale’ può confermare l’incapacità di tutte le persone con un disturbo psichico”. Allo stesso modo, anche il “disturbo” è definito con termini di natura non scientifica o generica, come “follia” (28%), “raptus” (23%), “problemi psichici” (10%) e “disagio mentale” (4%)”. Solo la depressione (10%), la schizofrenia (6%) e il disturbo della personalità (2%) compaiono come patologie ben definite: in questo caso però, “la tipologia di titoli incontrata più spesso” è quella che associa la malattia a episodi di violenza compiuti o subiti.

Allo stesso modo, la persona “folle” (16%), “pazza” (10%), “squilibrata”(5%) e “psicopatica”(3%) compare “soprattutto in cronaca” ed è spesso associata a situazioni pericolose o ad atti di violenza. Anzi, i termini “follia” e “raptus” raggiungono, insieme, una percentuale del 51% rispetto alle altre parole associate a questo tipo di gesti. “Un’abitudine grave è quella di sottolineare la presenza di un disturbo psichico nei casi di violenza: in questo modo – spiega Lasagni – si crea un legame cona la malattia mentale. Ne emerge un’idea di pericolosità delle persone con disagio psichico che non rispecchia affatto la realtà”. Fa eccezione la parola “matto”, che compare il più delle volte (il 50% dei casi) in articoli di cultura dove “chi scrive simpatizza con il protagonista anche se – precisa Cristina Lasagni – il termine non soddisfa affatto chi viene definito in questo modo”.

Anche sul versante della cura, la carta stampata non se la cava bene: attratti soprattutto da casi insoliti e terapie fuori dalla norma, i quotidiani parlano nel 58% dei casi di metodi di cura che prevedono la contenzione o un ruolo non attivo del paziente. Complice il trentennale della legge Basaglia, tra i luoghi compaiono spesso il “manicomio” (62%) e l’“ospedale psichiatrico”(19%), in una rosa che si limita a soli cinque luoghi associati ai disturbi psichici (tra cui “centro di igiene mentale” e “neuro”, entrambi all’8%, e “ospedale psichiatrico giudiziario” al 4%). In generale, però, “fa riflettere il fatto che l’81% degli spazi associati al disturbo psichico siano luoghi del passato, posti che non esistono o non dovrebbero esistere più”.

“I titoli poi – cantinua Cristina Lasagni – vengono realizzati con l’idea che chi legge non sia una persona affetta da disturbo psichico, e che quindi non se la possa prendere anche di fronte a titoli obiettivamente offensivi”. È possibile cambiare? Gli addetti di Psicoradio ci hanno provato: hanno sostituito un titolo che li riguardava, “I malati di mente on air”, con “I cronisti della mente on air”. “Solo un esempio di come si possa incuriosire, attirare l’attenzione e allo stesso tempo non mettere in imbarazzo nessuno” conclude Lasagni. Approfondimenti su www.psicoradio.it. (ef)

One comment on “”Il folle? Pericoloso. Il matto? Simpatico”: così la stampa rappresenta il disagio

  1. Reply franz Mag 1,2009 14:54

    bellissimo articolo, bisognerebbe costellare tutta la stampa e tutto il web di messaggi come questo.

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