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	<title>Portale Solidale &#187; Cooperazione sviluppo, Aiuti</title>
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	<description>Seleziona ed archivia articoli relativi alle ONLUS ed alle iniziative cattoliche e solidali.</description>
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		<title>Corso di formazione al volontariato</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 09:19:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[3° settore]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[Cooperazione sviluppo, Aiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Religioni e Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo settore]]></category>

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		<description><![CDATA[La Caritas diocesana di Roma promuove una nuova edizione del Corso base di formazione al volontariato. Iscrizioni fino al 24 febbraio.Iniziano oggi le iscrizioni al Corso base di formazione al volontariato promosso dalla Caritas diocesana di Roma. Il corso, dieci incontri strutturati in moduli base e in approfondimenti, inizierà il 27 febbraio per concludersi il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Caritas diocesana di Roma promuove una nuova edizione del Corso base di formazione al volontariato. Iscrizioni fino al 24 febbraio.Iniziano oggi le iscrizioni al Corso base di formazione al volontariato promosso dalla Caritas diocesana di Roma. Il corso, dieci incontri strutturati in moduli base e in approfondimenti, inizierà il 27 febbraio per concludersi il 13 aprile 2012. La formazione offerta dalla Caritas è indirizzata non solo a quanti vogliono svolgere un servizio nei centri della propria organizzazione, ma anche a coloro interessati ad approfondire le tematiche e gli aspetti del volontariato.</p>
<p><span id="more-1831"></span></p>
<p>Le lezioni, che comprendono sia approfondimenti teorici che esperienze di tirocinio, saranno tenute da operatori Caritas e da esperti del mondo del volontariato e dei servizi sociali pubblici e privati, e si svolgeranno in orari diversi e sedi dislocate in tutta la città per favorire il più possibile la partecipazione.</p>
<p>Chi lo desidera, al termine del corso, potrà operare come volontario nei 36 centri di accoglienza della Caritas diocesana in attività a favore dei senza dimora, dell’integrazione dei cittadini immigrati, nella promozione della solidarietà al fianco dei giovani in difficoltà, dei carcerati e dei malati di Aids.</p>
<p>Per iscrizioni – fino al 24 febbraio – rivolgersi al Settore Volontariato della Caritas diocesana di Roma, telefono 06.88815150, dal lunedì al venerdì ore 9.00-14.00, e-mail: volontariato@caritasroma.it.</p>
<p><a href="http://www.caritasroma.it/wp-content/uploads/2011/06/loc-cb-II-11-12.pdf" target="_blank">La locandina del corso</a></p>
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		<title>Ordigno esplosivo a Caulonia!</title>
		<link>http://www.portale-solidale.it/ordigno-esplosivo-a-caulonia-2/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 18:48:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[3° settore]]></category>
		<category><![CDATA[Cooperative sociali di tipo "B"]]></category>
		<category><![CDATA[Cooperazione sviluppo, Aiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrati e accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrati e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Impresa sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Mafie]]></category>
		<category><![CDATA[Movimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Razzismo, Intolleranza]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; presumibilmente un ordigno ad essere stato fatto esplodere davanti all&#8217;ingresso del locale che GOEL stava predisponendo come laboratorio d&#8217;inserimento lavorativo per gli immigrati rifugiati politici presenti nei propri progetti di accoglienza. Il Gruppo Cooperativo GOEL (www.goel.coop) gestisce diversi progetti di accoglienza di rifugiati politici e di minori stranieri non accompagnati insieme al Comune di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; presumibilmente un ordigno ad essere stato fatto esplodere davanti all&#8217;ingresso del locale che GOEL stava predisponendo come laboratorio d&#8217;inserimento lavorativo per gli immigrati rifugiati politici presenti nei propri progetti di accoglienza.</p>
<p><span id="more-1807"></span></p>
<p align="justify">Il <strong>Gruppo</strong><strong> </strong><strong>Cooperativo</strong><strong> </strong><strong>GOEL</strong> (<span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.goel.coop/">www.goel.coop</a></span></span>) gestisce diversi progetti di accoglienza di <em>rifugiati</em><em> </em><em>politici</em><em> </em><em>e</em><em> </em><em>di</em><em> </em><em>minori</em><em> </em><em>stranieri</em> non accompagnati insieme al Comune di <em>Caulonia</em> e ad altri Comuni della Locride. Il locale danneggiato è situato proprio a Caulonia, ed era stato affittato da GOEL con l&#8217;intenzione di avviare un ristorante multietnico dove preparare e inserire al lavoro gli ospiti dei progetti di accoglienza. Proprio in questi giorni si stava predisponendo il locale per un&#8217;imminente apertura. Il presunto <strong>ordigno</strong> è stato fatto esplodere immediatamente davanti l&#8217;ingresso principale, causando notevoli danni. Sono prontamente intervenuti ieri sul posto i Carabinieri che hanno già avviato le indagini.</p>
<p align="justify">Non sono noti moventi e destinatari di questo gesto assurdo e vigliacco; indipendentemente da quali siano stati gli intenti, il Gruppo Cooperativo <span style="text-decoration: underline;"><strong>GOEL</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>si</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>sente</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>comunque</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>ancor</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>di</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>più</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>motivato</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>a</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>continuare</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>nel</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>proprio</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>percorso</strong></span> di legalità, giustizia sociale e sviluppo sostenibile:</p>
<ul>
<li>
<p align="justify">continuerà con forza le attività di <strong>accoglienza</strong><strong> </strong><strong>degli</strong><strong> </strong><strong>immigrati</strong>, per sottrarli al controllo della malavita e guadagnarli all&#8217;integrazione e allo sviluppo;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">incrementerà le attività di “<strong>GOEL</strong><strong> </strong><strong>Bio</strong>” (<span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.goel.coop/bio">www.goel.coop/bio</a></span></span>), per creare un mercato locale degli agrumi che premi gli agricoltori che si oppongono alla &#8216;ndrangheta e ai torbidi mercati di sfruttamento;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">diffonderà nelle regioni settentrionali le iniziative di contrasto all&#8217;infiltrazione criminale che da alcuni anni vengono portate avanti attraverso l&#8217;<strong>Alleanza</strong><strong> </strong><strong>con</strong><strong> </strong><strong>la</strong><strong> </strong><strong>Locride</strong><strong> </strong><strong>e</strong><strong> </strong><strong>la</strong><strong> </strong><strong>Calabria</strong> contro la &#8216;ndrangheta e le massonerie deviate (<span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.goel.coop/alleanza">www.goel.coop/alleanza</a></span></span>);</p>
</li>
<li>
<p align="justify">persisterà a ignorare e disprezzare le regole non scritte che la &#8216;ndrangheta impone a livello sociale ed economico.</p>
</li>
</ul>
<p align="justify">Molti sono gli atti di violenza e intimidazione mafiose succedutesi nella Locride e in Calabria negli ultimi giorni. GOEL manifesta <em>piena</em><em> </em><em>fiducia</em> nelle forze dell&#8217;ordine e nella magistratura antimafia, brillantemente impegnate nel contrasto alla &#8216;ndrangheta nella Locride. Questo sforzo locale va però ulteriormente sostenuto dal <strong>Governo</strong><strong> </strong><strong>centrale</strong>, che deve a sua volta irrobustirlo con ogni mezzo (normativa, organici, strumenti, risorse). Tra crisi e federalismo fiscale, se la &#8216;ndrangheta non viene urgentemente annientata per la Calabria sarà definitivamente preclusa la via allo sviluppo!</p>
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		<title>Richiedi i biglietti della LOTTERIA NATALIZIA LVIA</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 21:53:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[3° settore]]></category>
		<category><![CDATA[Cooperazione sviluppo, Aiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo settore]]></category>

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		<description><![CDATA[Quest’anno la LVIA ha deciso di proporre ai suoi simpatizzanti la Lotteria Natalizia attraverso cui si sosterranno le attività di post-emergenza in Kenya. Acquistando un biglietto della lotteria al costo di 2.50 Euro si donerà un kit per la potabilizzazione dell’acqua ad una famiglia del Kenya. Per chi fosse interessato ad acquistare i biglietti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quest’anno la LVIA ha deciso di proporre ai suoi simpatizzanti la Lotteria Natalizia attraverso cui si sosterranno le attività di post-emergenza in Kenya.</p>
<p><strong>Acquistando un biglietto della lotteria al costo di 2.50 Euro si donerà un kit per la potabilizzazione dell’acqua ad una famiglia del Kenya.</strong></p>
<p><span id="more-1792"></span></p>
<p>Per chi fosse interessato ad acquistare i biglietti e per chi è disposto a darci una mano nella vendita può contattarci al numero 0171-696975 oppure all&#8217; indirizzo e-mail: <a href="mail:fundraising@llvia.it">fundraising@lvia.it</a></p>
<p>I premi in palio sono tanti. Un viaggio in Africa per visitare i nostri progetti, vari soggiorni in Italia e tanto altro ancora. Ci auguriamo di cuore che possiate vincere uno dei premi in palio.</p>
<p><strong>L’estrazione avverrà il 31 Gennaio 2012 alle ore 10.00 presso la sede LVIA in Corso IV Novembre, 28 a Cuneo.</strong></p>
<p>Ringraziamo tutte le aziende e attività commerciali che hanno deciso di sostenerci in questa nuova iniziativa di solidarietà.</p>
<div>
<p><a href="http://www.lvia.it/sites/default/files/sostienici/Lista_premi_lotteria.pdf"><span style="font-size: medium;">Lista premi</span></a></p>
</div>
<p><a href="http://www.lvia.it/sites/default/files/sostienici/biglietto_lotteria.pdf"><span style="font-size: medium;">Biglietto</span></a></p>
<p><a href="http://www.lvia.it/sites/default/files/sostienici/locandina_lotteria.pdf"><span style="font-size: medium;">Locandina</span></a></p>
<p><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.lvia.it/sites/default/files/sostienici/regolamentoLotteria2011.pdf">Regolamento</a></span></p>
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		<title>L&#8217;Albania e l&#8217;aborto selettivo</title>
		<link>http://www.portale-solidale.it/lalbania-e-laborto-selettivo/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 16:01:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperazione sviluppo, Aiuti]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Tutela diritti]]></category>

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		<description><![CDATA[Se è maschio, tutto bene, se è femmina nasce invece il dilemma. In Albania l&#8217;aborto selettivo è una pratica diffusa. Secondo il Consiglio d’Europa in Albania nascono 112 maschi per 100 femmine, un dato in notevole squilibrio rispetto al rapporto di crescita demografica naturale. Un reportage dalle cliniche di Tirana Tirana, giorni freddi d’autunno, sala [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>Se è maschio, tutto bene, se è femmina nasce invece il dilemma. In Albania l&#8217;aborto selettivo è una pratica diffusa. Secondo il Consiglio d’Europa in Albania nascono 112 maschi per 100 femmine, un dato in notevole squilibrio rispetto al rapporto di crescita demografica naturale. Un reportage dalle cliniche di Tirana</p>
<p><span id="more-1788"></span></p>
</div>
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<div>Tirana, giorni freddi d’autunno, sala d’aspetto della maggiore clinica ginecologica del Paese. Esmeralda aspetta in fila il suo turno. Indossa vestiti semplici, colori sgargianti, capelli castani raccolti e zigomi alti e rotondi. Con un forte accento delle montagne mi chiede cosa ci faccia in quella clinica e poi mi dice di essere incinta. “Speriamo sia un maschio, perché se è un maschio porta bene a tutta la famiglia. Una femmina non va bene”. Le chiedo perché, ma taglia corto. “E’ così. E’ la nostra tradizione. Qua a Tirana con tutte queste influenze straniere la gente finge di non capire più certe cose”. Le chiedo cosa farebbe se fosse una bimba. “Non so, decideremo in famiglia. Per me non è una tragedia, però è ovvio che decideremo in famiglia. Queste sono cose importanti“.</div>
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<p>Se il feto è una femmina sono alte le probabilità che Esmeralda sia costretta ad abortire. Basta una breve attesa presso una delle cliniche ginecologiche di Tirana per notare che il fenomeno è tutt’altro che marginale.</p>
<p>Secondo un recente rapporto del Consiglio d’Europa in Albania nascono 112 maschi per 100 femmine, un dato in notevole squilibrio rispetto al rapporto di crescita demografica naturale. L’Albania è in buona compagnia di alcuni Paesi del Caucaso, mentre col Kosovo si annovera tra i Paesi balcanici più problematici.</p>
<p><a id="eztoc654497_0_1" name="eztoc654497_0_1"></a></p>
<h3><strong>Tradizione e transizione</strong></h3>
<p>“L’aborto selettivo non è un problema nuovo della società albanese”, afferma una sociologa attivista dei diritti delle donne. “Nel sistema patriarcale tradizionale le figlie femmine sono considerate come nate per essere date al marito, quindi sono in qualche modo estranee alla famiglia. E per tradizione non tramandano il cognome. Se una famiglia ha solo figlie femmine si usa dire che quella famiglia si estinguerà”, mi spiega.</p>
<p>Dello stesso problema negli anni &#8217;60 si era in parte occupato anche il regime di Enver Hoxha, nell’ambito della sua campagna di modernizzazione e sradicamento di tradizioni considerate retrograde. E&#8217; di quei tempi una canzone in cui, in versi sdolcinati, si prende in giro la reazione di un pastore che ha avuto una figlia e che inizialmente ne è rimasto deluso ma poi riesce a superare il problema e si &#8216;modernizza&#8217;.</p>
<p>Secondo gli esperti del settore per molti anni, durante il comunismo, il problema aveva perso d&#8217;attualità. Mentre ora &#8211; con la transizione, il vuoto di potere e la fragilità istituzionale &#8211; l&#8217;aborto selettivo sembra essere una pratica nuovamente utilizzata.</p>
<p><a id="eztoc654497_0_2" name="eztoc654497_0_2"></a></p>
<h3><strong>Nuova-vecchia vita in città</strong></h3>
<p>La società albanese è caratterizzata da una polarizzazione sempre più marcata e, sentendo parlare di questo fenomeno, molti albanesi che vivono nelle principali città tendono rapidamente a classificare la questione come tipica del nord del Paese, considerato il più arretrato e retrogrado.</p>
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<div>Ma la maggior parte degli aborti avviene nelle città, dove del resto vive la maggior parte della popolazione. In particolar modo nella capitale Tirana il risultato di migrazioni massicce e caotiche è stato la mancanza di coesione e la formazione di vere e proprie società parallele che comunicano poco tra di loro. “Le donne che tendono maggiormente ad abortire quando vengono a sapere che avranno una figlia femmina, sono originarie del nord del Paese. In città continuano a vivere come se fossero ancora nei loro villaggi di montagna” commenta la ginecologa Vjollca Tare.</div>
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<p>“Non vi sono statistiche accurate, ma in base ai nostri sondaggi realizzati in quella che è la clinica ginecologica più grande del Paese, la “Kico Gliozheni”, solo nel 2010 sono avvenuti 470 aborti. Le cause principali sono i motivi economici, deformazioni e il sesso del feto“ spiega Rubena Moisiu primario della clinica Kiço Gliozheni.</p>
<p>Per legge l’aborto in Albania è consentito sino alla dodicesima settimana della gravidanza. Entro quella scadenza non è però sempre possibile individuare il sesso del nascituro. “E’ un ostacolo comunque sormontabile – afferma Rubena Moisiu – basta ottenere una giustificazione medica, del medico specialista ed individuare un motivo conforme alla legge per consentire l’aborto”.</p>
<p>Secondo i report sulla corruzione in Albania risulta che i medici siano tra le categorie più corrotte nel Paese. “Non è difficile dimostrare di dover abortire a causa del diabete, o per via dello stato psichico della donna”, spiega Rubena Moisiu.</p>
<p><strong>Quale rimedio</strong></p>
<p>All’interno del Consiglio d’Europa vi è chi, per rimediare al fenomeno, ha proposto di impedire ai medici albanesi di far sapere ai genitori il sesso del feto. Ma i medici a Tirana sono divisi su tale aspetto, e molti di loro la ritengono una violazione dei diritti dei genitori. Sevim Arbana, a capo di una delle associazioni più attive in Albania sui diritti delle donne, sostiene che il miglior rimedio sia informare e intraprendere una campagna di sensibilizzazione per le giovani coppie, per fare in modo che la possibilità di avere una figlia femmina sia accettata con la stessa gioia con cui si accoglie un figlio maschio.</p>
<p>Dello stesso parere il ginecologo Elton Peçi, che denunciando la struttura patriarcale della società albanese invita ad attivare una serie di misure di controlli e sanzioni per i medici che si rendono responsabili dell’aborto selettivo. “Il problema principale &#8211; afferma &#8211; sono le cliniche private che sfuggono ai controlli dello stato”.</p>
<p>Le autorità sulla questione non hanno mai adottato una posizione netta, in attesa di ratificare passivamente eventuali indicazioni che arriveranno dalle istituzioni europee. Ma c&#8217;è chi afferma che lo Stato potrebbe fare rapidamente qualcosa. “La fonte di questo problema riguarda la trasmissione per la linea maschile del cognome e dell’eredità della famiglia. I maschi tramandano il cognome del padre, mentre le femmine lo perdono, per acquisire quello del marito. Si dovrebbe superare questa barriera, fare in modo che all’anagrafe le madri possano trasmettere il proprio cognome ai figli, in alternativa o a fianco a quello del padre”, commenta la ginecologa Vjollca Tare.</p>
<p>Poche settimane dopo la pubblicazione del rapporto allarmante da parte del Consiglio d’Europa, l’aborto selettivo è sparito dalle pagine dei media albanesi, senza che alcuna reazione sia avvenuta rispetto alle istituzioni che dovrebbero occuparsene. Esmeralda, e altre future madri, continueranno a condizionare la loro gravidanza al sesso del feto. E chissà per quanto tempo ancora la maggior parte degli albanesi metterà le mani avanti, stigmatizzando l’aborto selettivo, come “roba da montanari”, ugualmente come si è fatto con un’altra piaga sociale dell’Albania contemporanea, la Vendetta di sangue.</p>
<p><a href="http://www.balcanicaucaso.org/aree/Albania/L-Albania-e-l-aborto-selettivo-107910" target="_blank">Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Osservatorio Balcani e Caucaso</a></p>
<p><a href="http://www.balcanicaucaso.org/Autori/(author)/Marjola%20Rukaj">Marjola Rukaj</a></p>
</div>
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		<title>L&#8217;ALTRA ITALIA AL XXVI FESTIVAL DEL CINEMA LATINO AMERICANO DI TRIESTE</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 22:55:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperazione sviluppo, Aiuti]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarietà]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Festival del Cinema Latino Americano di Trieste, la più vasta rassegna in Europa sulla produzione cinematografica, video e televisiva del continente latino, giunge alla sua XXVI edizione: dal 22 al 30 ottobre, al Teatro Miela e in altre sedi, presenterà più di 160 tra film e documentari sulla realtà culturale, artistica e sociale dell’America [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Festival del Cinema Latino Americano di Trieste, la più vasta rassegna in Europa sulla produzione cinematografica, video e televisiva del continente latino, giunge alla sua XXVI edizione: dal 22 al 30 ottobre, al Teatro Miela e in altre sedi, presenterà più di 160 tra film e documentari sulla realtà culturale, artistica e sociale dell’America Latina, parte dei quali verranno poi riproposti in rassegne in altre città d’Italia.</p>
<p><span id="more-1765"></span></p>
<p>L’appuntamento, promosso dall’APCLAI &#8211; Associazione per la Promozione della Cultura Latino Americana in Italia e supportato da vari enti e istituzioni italiane, europee e latino americane, si ripropone annualmente come vetrina di una variegata produzione artistica e culturale, spesso sconosciuta all’estero a causa dell’emarginazione nella quale è relegata dalle grandi distribuzioni commerciali.</p>
<p>Anche quest’anno, grazie alle collaborazioni avviate, parte delle opere verranno proiettate all’Università di Trieste, al Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda per i Servizi Sanitari Triestina e al Centro Internazionale di Fisica Teorica di Miramare. Qui si terrà l’inaugurazione del Festival, sabato 22, alle ore 19.30, con alle 21.00 la proiezione di &#8220;Cuba un&#8217;arte anche italiana&#8221; di Silvana Palumbieri, documentario Rai su cinque secoli di architetti, costruttori, scultori e pittori italiani che realizzarono opere di grande rilievo a Cuba e all&#8217;Avana. L&#8217;ingresso all&#8217;inaugurazione è libero.</p>
<p>Il programma dettagliato del Festival è stato presentato ieri a Trieste, presso la Camera di Commercio, dal direttore del Festival, Rodrigo Diaz, dopo il saluto di Manlio Romanelli della Giunta Camerale e dell&#8217;assessore alla Cultura del Comune di Trieste, Andrea Mariani.</p>
<p>Il direttore Rodrigo Diaz ha sottolineato &#8220;il costante l&#8217;impegno del Festival di Trieste, negli anni, per evidenziare i profondi legami tra Italia e America latina, e per valorizzare la vasta comunità oriunda italiana presente nella cultura e nella società del Continente; cosa di cui, purtroppo, non sempre l&#8217;Italia pare avere sufficiente coscienza, neppure in termini di potenzialità economiche&#8221;. Nel contempo il direttore ha sottolineato &#8220;le sempre maggiori difficoltà operative in cui versa il Festival, dopo i crescenti tagli ai finanziamenti pubblici per la cultura, che hanno messo a serio rischio la manifestazione&#8221;.</p>
<p>Se anche quest&#8217;anno il Festival si realizzerà, ha spiegato Diaz, &#8220;è grazie al forte sostegno ricevuto dalle istituzioni, Ministeri ed Ambasciate dell’America Latina, che si sono assunti, direttamente o tramite servizi a titolo gratuito, parte dei costi dell’iniziativa. Il paradosso&#8221;, ha aggiunto Diaz, &#8220;è che a sostenere il Festival di Trieste, considerato a livello internazionale un punto di riferimento fondamentale del settore, siano sempre più le istituzioni latino americane e via via meno quelle del Paese in qui il Festival si realizza. Da parte nostra non possiamo che auspicare un ripensamento e un&#8217;inversione di questa pericolosa linea di tendenza&#8221;, ha concluso.</p>
<p>Sono poi stati annunciati i quattordici film in concorso per la Sezione ufficiale, scelti fra i più recenti dell’intero continente latino, sia di registi pluripremiati che di emergenti. Concorreranno i film argentini &#8220;La revolución es un sueño eterno&#8221; di Nemesio Juárez e &#8220;La vieja de atrás&#8221; di Pablo José Meza; il boliviano &#8220;Gud Bisnes&#8221; di Tonchy Antezana; il brasiliano &#8220;Mae e Filha&#8221; di Petrus Cariry; i cileni &#8220;Ocaso&#8221; di Theo Court e &#8220;Perro Muerto&#8221; di Camilo Becerra. E ancora: dalla Colombia giunge &#8220;Postales Colombianas&#8221; di Ricardo Coral Dorado; dal Costa Rica &#8220;El compromiso&#8221; di Oscar Castillo; e dal Guatemala &#8220;Cápsulas&#8221; di Verónica Riedl. Due i film messicani, &#8220;Acorazado&#8221; di Álvaro Curiel ed &#8220;Entre la noche y el día&#8221; di Bernardo Arellano; dal Perù &#8220;La Vigilia&#8221; di Augusto Tamayo; dal Venezuela &#8220;La hora cero&#8221; di Diego Velasco; e dall&#8217;Uruguay &#8220;El casamiento&#8221; di Aldo Garay.</p>
<p>La Sezione Contemporanea comprende invece una trentina di recenti film, documentari e cortometraggi, su vari aspetti della cultura, dell’arte e società latinoamericane. Parte delle opere verranno presentate in concorso, in una sezione con una Giuria specifica.</p>
<p>Particolarmente prestigiosa la Giuria, presieduta dal popolare cantautore uruguayano Daniel Viglietti, attivo da quarant’anni in tutta l’America Latina, e conosciuto a livello internazionale per le sue canzoni d’impegno sociale. In Giuria anche il noto sociologo belga Armand Mattelart (profondo conoscitore della realtà latinoamericana, docente alle Università francesi di Rennes e di Parigi VII), la direttrice del Settore Cultura dell&#8217;Unione Latina di Parigi, Lisa Ginzburg, il direttore del Festival del Cinema Latino Americano della Catalogna, Juan Ferrer, il segretario culturale dell&#8217;Istituto Italo-Latino Americano (IILA) di Roma, Sylvia Irrazábal, e il dirigente dell&#8217;Istituto Luce-Cinecittà Holding, Giuseppe Attene.</p>
<p>Tra le varie sezioni e retrospettive annunciate, una sul regista e sceneggiatore Jaime Humberto Hermosillo, uno dei maggiori del nuovo cinema messicano, che sarà presente a Trieste, e un’altra sul regista cileno Raúl Ruiz, uno dei più importanti a livello mondiale, scomparso lo scorso agosto.</p>
<p>Sono inoltre in programma sette eventi speciali, che metteranno in rilievo problematiche per lo più sconosciute o poco note in Europa, illustrate però dal cinema. Tra questi un documentario pluripremiato, ma più volte oggetto di censura, come &#8220;Newen Mapuche&#8221;, della regista cilena Elena Varela (presente a Trieste), sulle lotte delle comunità indigene Mapuche; e &#8220;Santo de la Guitarra&#8221; di Carlos Salcedo Centurión, il primo documentario sul musicista paraguayano Agustín Barrios &#8220;Mangoré&#8221;, scomparso nel 1944, uno dei maggiori compositori e interpreti di chitarra classica di tutti i tempi. O, ancora, l&#8217;appassionante &#8220;La spirale&#8221; di Armand Mattelart (presente a Trieste), documentario sul piano attuato per distruggere il progetto di socialismo democratico in Cile di Salvador Allende. O, infine, dalla Slovenia, &#8220;Branka la chamana&#8221; di Matiaz Zbontar, documentario su una donna slovena, Branislava Sušnik, per 40 anni direttrice del Museo Etnografico &#8220;Andrés Barbero&#8221; di Asunción, Paraguay, studiosa delle lingue e costumi dei popoli indigeni tra Brasile, Argentina, Paraguay e Bolivia.</p>
<p>Novità di quest&#8217;anno sarà la Sezione &#8220;L&#8217;altra Italia&#8221;, dedicata alla presenza italiana in America Latina e tesa ad evidenziare il talento di cineasti e attori di origine italiana ed opere che trattano le problematiche dell’emigrazione italiana. Nella Sezione &#8220;Cinema e Letteratura&#8221; saranno invece presenti la bio-fiction &#8220;Homero Manzi&#8221; di Eduardo Spagnuolo, sul grande poeta argentino, e il documentario &#8220;Ernesto Sabato&#8221;, commovente ritratto del grande scrittore argentino, realizzato dal figlio, Mario Sabato.</p>
<p>Tra le varie altre opere che verranno proiettate al Festival del Cinema Latino Americano di Trieste figurano film presentati ai maggiori festival europei, produzioni spagnole sulla cultura ispanica e sezioni sulle nuove tecnologie, le Scuole di Cinema in Messico, la gastronomia e la musica latina.</p>
<p>Tra i Premi previsti, quello al presidente di giuria Daniel Viglietti di origini italiane, al quale verrà attribuito il Premio Oriundi, che il Festival di Trieste conferisce ad autori che hanno valorizzato la memoria dell’emigrazione italiana in America Latina.</p>
<p>Un altro riconoscimento, il Premio Salvador Allende, intitolato alla memoria del Presidente cileno, sarà conferito ai diplomatici italiani Piero De Masi e Roberto Toscano: in servizio all’Ambasciata di Santiago del Cile durante il golpe del 1973, fronteggiarono infatti una situazione drammatica e, comportandosi con coraggio e senso democratico, offrirono asilo ai cittadini cileni in fuga dagli orrori della dittatura. I due diplomatici interverranno a Trieste per ritirare il Premio.</p>
<p>Nelle altre sezioni del Festival, parte delle quali a concorso, figurano numerosi documentari, film musicali e delle Scuole di Cinema, il Premio Malvinas per la convivenza fra i popoli e il Diritto Internazionale e un Premio per la migliore opera a carattere storico, curato dall’organizzazione internazionale dell’Unione Latina, con una giuria di studenti del Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico.</p>
<p>Per il quinto anno consecutivo è anche previsto un Premio del Pubblico in Rete, indetto da Arcoiris TV, che trasmetterà un centinaio di opere del Festival sul proprio sito web www.arcoiris.tv.</p>
<p>Il Festival del Cinema Latino Americano di Trieste è patrocinato dall’Unione Latina, l’Istituto Italo-Latino Americano, i Ministeri degli Affari Esteri e per i Beni e le Attività Culturali, la Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori e dall’Università degli Studi di Trieste, ed è realizzato con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, della Provincia e della Camera di Commercio di Trieste. Collaborano inoltre vari altri enti pubblici e realtà private, italiane e latinoamericane.</p>
<p>Dopo l’inaugurazione del Festival, sabato 22 ottobre, alle 20.30, al Centro Internazionale di Fisica Teorica di Miramare, le proiezioni al Teatro Miela si terranno dal mattino fino a mezzanotte, a partire da domenica 23. Tutte le principali opere nella Sala Cinema saranno con interpretazione simultanea (a cura degli studenti della Scuola Interpreti dell’Università di Trieste), mentre quelle in video nella Sala Birri saranno in versione originale o con sottotitoli.</p>
<p>Parallelamente, in altre sedi istituzionali di Trieste e in collaborazione con il Festival, verranno presentate in esclusiva parte delle opere in programma. Parte dei film presentati a Trieste verranno poi riproposti in altre città, in rassegne promosse in collaborazione con istituzioni pubbliche e private. <strong>(<a href="http://www.aise.it/" target="_blank">aise</a>)</strong></p>
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		<title>Il settore psico-fisico della sanità italiana da troppi anni “vive” tra ipocrite demagogie . Purtroppo !!!.</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 14:56:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperazione sviluppo, Aiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Psichiatria]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>

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		<description><![CDATA[Una sentenza dell’Alta Corte Britannica condanna” il budget dell’ospedale”, che in Italia equivale al ” budget del ricoverato”, una autentica omissione di soccorso, una eutanasia imperante, un negato diritto alla vita ! Una volta, lo ripeto spesso a me stesso a mo’ di ricordo, mi colpì una frase di un disabile (Hpress Monza pag.50 del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una sentenza dell’Alta Corte Britannica condanna” il budget dell’ospedale”, che in Italia equivale al ” budget del ricoverato”, una autentica omissione di soccorso, una eutanasia imperante, un negato diritto alla vita !</p>
<p>Una volta, lo ripeto spesso a me stesso a mo’ di ricordo, mi colpì una frase di un disabile (Hpress Monza pag.50 del 31.1.2004) :“L’Italia non deve fare discriminazioni. Per me non è una condanna essere disabile, lo è essere italiano” !</p>
<p><span id="more-1748"></span></p>
<p>Frase molto pesante, ma, purtroppo, vera!</p>
<p>Coloro che gestiscono la “res pubblica” non possono continuare a restare sordi a questo accorato grido di dolore di un singolo, esso raccoglie l’amarezza di una vasta moltitudine.</p>
<p>Debbo ricordare che il principio del rispetto della dignità del disabile fisico e dell’ handicappato psichico, titolari di diritti nei suoi aspetti sanitari e sociali, è garantito dalla Costituzione Italiana, in specie dall’art.32, e la loro situazione, come quella di tutti i cittadini, deve ottenere una grande attenzione sul piano sociale e legislativo: ( vedi mio intervento alla Radio Vaticana sulla “Giornata della depressione” avvenuta nella Sala Verde di Palazzo Chigi al Governo Berlusconi, “Rubrica Interviste” sito<a href="http://digilander.libero.it/cristianiperservire" rel="nofollow">http://digilander.libero.it/cristianiperservire</a> n. 14 del 16 marzo 2005 ).</p>
<p>Il 30 marzo 2004 presso la 12° Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati era stato ripreso, dopo mesi di accese discussioni l’esame del provvedimento legislativo in materia di riorganizzazione della tutela dei malati di mente con il Testo Unificato Burani- Procaccini, nel quale era abbinata la n/s Petizione n.23. ( vedi sull’argomento “Rubrica Interviste” Radio Vaticana n. 7 del 3 novembre 2002 nel sito <a href="http://digilander.libero.it/cristianiperservire" rel="nofollow">http://digilander.libero.it/cristianiperservire</a> )</p>
<p>Ma quel Testo Unificato e Concordato fra le parti politiche finì in maniera alquanto misteriosa.! Il Presidente della Camera di allora On.Pier Ferdinando Casini non ha mai risposto, anche tutt’ora, alle mie richieste di conoscere il perché di questa omissione.</p>
<p>Risultato : la tematica della malattia mentale è sparito completamente dall’agenda parlamentare ed è tale oggi novembre 2011 ! Perché ?</p>
<p>L’ultima Relazione trimestrale ai sensi dell’art. 1 comma 24 della legge 23 dicembre 1996 n 662 inerente la malattia mentale, aggiornata al 30 giugno 2004 presentata al Parlamento Italiano dal Ministro della Salute, risale al 21 gennaio 2005 ! Non se ne conosce altre!</p>
<p>In essa sono documentati tutti i programmi di superamento ex-manicomi. in favore di strutture residenziali, come luoghi di destinazione elettiva e rapportate le iniziative adottate a livello nazionale e regionale sulla chiusura degli ospedali psichiatrici e sulla attuazione del Progetto-Obiettivo “Tutela della salute mentale 1994-1996”, dove si afferma che “tutti i programmi di superamento degli ex-o.p. pubblici sono stati completati”.</p>
<p>Domanda alla Politica :</p>
<p>A.) Perché continuano ad essere ricoverate le persone, dette “residui manicomiali”, nelle ex aree dove sorgevano i “manicomi”?</p>
<p>B.) Per quale motivo non si avvia una Indagine Parlamentare sulla situazione in atto dell’assistenza psichiatrica in Italia, come richiesta da “Cristiani per servire” al punto 17 della Petizione n. 5 ( 12° Commissione Igiene e Sanità e 3°Affari Esteri del Senato della Repubblica ) e n.9 ( 12° Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati), Petizione abbinata ai progetti di riforma dell’assistenza èpsichiatrica, “ferma” dal 15 aprile 2008 ?.</p>
<p>C.) Perché si “parla” poco o “male” degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari ?</p>
<p>Che cosa possiamo ricavare dai dati forniti dal’ultima Relazione?.</p>
<p>Questi dati non si discostano molto da quanto il Ministro della Salute aveva presentato il 20 ottobre 2003 in Parlamento, quindi semi compatibili con quelli degli anni precedenti. Ma perché nelle Relazioni non si ricordano le persone riconosciute colpevoli di reato, ma sofferenti di problemi psichici “ospiti”negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari , come proponeva il Piano Sanitario Nazionale 2003-2005 del Governo Berlusconi ?</p>
<p>E’ opportuno ricordare che il Senatore Ignazio Marino Presidente della “Commissione Parlamentare per il Servizio Sanitario Nazionale” non perde occasione per “denunciare a parole” la vergognosa situazione in atto sugli O:P:G: e l’On. Leo Luca Orlando Presidente della “Commissione Parlamentare per gli errori della Sanità”, tace sulla situazione malgrado le n/s più e più volte richieste di accertamento della verità.</p>
<p>Ma vi sono altre situazioni alle quali i due Parlamentari non rispondono alle n/s sollecitazioni, come diritto alla vita che va inserito al primo<br />
posto e non che prevalga il “budget del ricoverato”, come nel Regno Unito pare vada in “ uso” il “budget dell’ospedale”, che vuole tralasciare, malati terminali, anziani, disabili, ricoverati in ospedale, senza cure costose e straordinarie. ( Alta Corte Britannica Giudice Justice Baker che ha affermato con Sentenza il mantenimento in vita una donna portatrice di handicap. ( Avvenire 29.9.2011 )</p>
<p>Anche questo è “uno squarcio sconvolgente nell’inferno dei dimenticati”, che avevo supposto con Petizione ( n.911 al Senato e n.787 alla Camera ) del 30 ottobre 2009 al Parlamento Italiano chiedendo un accertamento della verità, ancora senza risposta oggi 2011!</p>
<p>Vedi anche <a href="http://digilander.libero.it/cristianiperservire/pdf/Petizione" rel="nofollow">http://digilander.libero.it/cristianiperservire/pdf/Petizione</a> al Parlamento Italiano.pdf.</p>
<p>Devo ricordare che anche il Cardinale Dionigi Tettamanzi, già Arcivescovo di Milano, aveva previsto( 4 giugno 1987) l’abbandono al loro destino di anziani senza una adeguata protezione alternativa, una “forma” di eutanasia, anticristiana, un “meccanismo” incivile, una “omissione” di soccorso, che, come pare avvenga in Inghilterra e se vera in Italia ai n/s giorni, offende la dignità della persona, nega il diritto alla vita e costituisce un crudele abbandono del malato, ancor più grave se disabile in tarda età od agonizzante :<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=WrfMz5Gguoc" rel="nofollow">http://www.youtube.com/watch?v=WrfMz5Gguoc</a><br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=9hntmII5A5M" rel="nofollow">http://www.youtube.com/watch?v=9hntmII5A5M</a></p>
<p>Se i compiti d’azione dei NAS dei Carabinieri sono indirizzati alla tutela dei diritti e della dignità dei “malati”,com’è avvenuto in questi giorni in una struttura residenziale, allora la Benemerita svolge un’opera meritoria ed abbiamo fiducia che continui in questa azione umanitaria, di garanzia giuridica e di “spinta” per la soluzione del gravissimo problema dei disagiati psico-fisici.</p>
<p>Ma quanti disabili fisici e handicappati psichici vivono in famiglia e quali fattori ostacolano la loro integrazione oggetto di diverse indagini dell’ISTAT ?.</p>
<p>I dati forniti dall’ISTAT anche se possono sollevare dubbi o perplessità sulla loro reale autenticità, non possono far disconoscere che una buona parte di disabili fisici circa 3 milioni insistono nelle famiglie ( 73% anziani ), 900 mila le persone costrette a letto o su una sedia a rotelle, 1 milione e mezzo le persone costrette a casa con gravi handicap, come pure una grossa percentuale di malati psichici il 20% circa (quasi circa 10 milioni) soffrono di disturbi psichici e secondo l’ISTAT il 15% colpisce gli uomini ed il 25% le donne e gravano sulle famiglie e sulla società in genere.</p>
<p>Direi che attualmente non “vedo” alcuna attenzione da nessuna parte politica (e temo ecclesiale) per il problema dei malati mentali, ma solo per qualche “caso esemplare” trattato in modo patologico da tutte le parti, con nessuna pacatezza d’animo e rispetto per le persone.<br />
Non bisogna dimenticare le 2000/3000 famiglie che si tengono in casa e curano da anni i loro parenti in stato vegetativo e di cui nessuno ne parla, mettendo totalmente in ombra altre tragedie come quelle dei malati mentali e delle loro famiglie che si devono confrontare quotidianamente con loro.</p>
<p>La depressione colpisce la popolazione giovanile fra i 18 ed i 30 anni ed il fenomeno acquista, sempre più, il carattere di vera e propria calamità sociale (ISTAT).</p>
<p>Il disagio mentale colpisce : gli adolescenti in circa 80 mila pazienti; immigrati senza fissa dimora; persone a seguito di fallimento; carenza di lavoro; persone con anomalo inserimento sociale, mentre in Europa 1 cittadino su 3 soffre di disturbi mentali, 1 su 7 di ansia- depressione (da ESEMED ( European study of epidemiology of mental disease) .</p>
<p>Il 9% su un campione di 1000 italiani nella fascia tra i 15 e 17 anni soffrono di anoressia e bulimia ( Datamedia), 1 su 4 adolescenti fanno uso di droghe ed alcolici ( Eurispes). La schizofrenia e la depressione-ansia colpisce circa il 2% della popolazione di tutti i 5 Continenti.</p>
<p>Questi pochi dati statistici non ultimi, ma certamente spaventosamente significativi, attestano la necessità di una urgente normativa di riorganizzazione dell’assistenza psichiatrica ed il Parlamento Italiano ( invece di dilungarsi) ne deve tener conto perché sia tenuta nella migliore considerazione l’esigenza dei malati, delle loro famiglie e per la sicurezza di tutti i cittadini, finora, vergognosamente lasciati soli.</p>
<p>Le tragedie quasi quotidiane che ci forniscono le cronache, originate da menti psichicamente instabili, traggono le loro origini da una chiara sintesi di disagio interno e di un equilibrio mentale inesistente o quanto meno molto carente.</p>
<p>Quello che purtroppo allarma maggiormente sono i “casi” frequenti che coinvolgono i giovani compresi nella fascia di età dai 4 ai 34 anni che per diversi motivi ed incidenti vari sono condannati ad una invalidità fisica, mentre una percentuale di adolescenti, ripeto, non è esente da disturbi psichici.</p>
<p>Nei dibattiti parlamentari e nelle leggi finanziarie non sono state riconosciute le urgenze di provvedimenti nei confronti del mondo della sofferenza, le cui difficoltà economiche delle famiglie unite al peso di una assistenza meticolosa e costante rendono insopportabile il vivere quotidiano, cosa che gli aridi dati statistici dell’ISTAT non hanno saputo mettere in evidenza.</p>
<p>Però assistiamo ad un vortice di parole,( oh! quante !), con i mass media “assenti” alla problematica, a scarsi dati statistici, ad esternazioni quasi fantasiose, anche da parte di coloro che “contano”, perché quelle che dovevano essere le risposte civili alle condizioni violente e brutali dei manicomi, si sono incarnate in un agire di azioni nazionali, regionali ed alle volte locali, che nella maggiore ipotesi sono a soddisfare, forse, gli interessi di privati più che fornire servizi efficaci ed efficienti.</p>
<p>Forse sono state espresse molte dichiarazioni o proposte da ogni parte, in quel mondo caotico immerso totalmente nel fango di una immoralità diffusa, non bene definito ed in un relativismo caotico che oscilla tra il pubblico-privato e profitto, ma poco disposto a considerare il “malato” e quanti hanno la sfortuna di essergli vicino.</p>
<p>“Non parliamo”, come dice in maniera molto significativa ed aderente alla realtà la Sig.ra Piera di una ben nota Redazione on line, “ dei media che creano panico ed infondono paura, quando addirittura non spingono con le loro trasmissioni alla rivolta sociale…”.</p>
<p>A volte “certi” mass media sono portavoce di cose futili, o grancassa di risonanza politiche, o diffusori di un spaventoso relativismo, più che spiegare reali situazioni che a volte assumono una valenza drammatica !</p>
<p>Si continua a proporre “soluzioni” come “Fiabaday”, lotta allo stigma sociale, al pregiudizio ed a riconoscere nella “1° Giornata Nazionale della Salute Mentale”, che il Ministro della Salute di allora si affannava a dichiarare “ efficienze prioritarie dell’attività del Ministero”, quasi a sottovalutare la pericolosità pubblica di questa malattia tra l’indifferenza dei politici, del Governo e del Parlamento successivi ed “altri”, mentre la vita continua ad essere scossa solo quando un “matto” diventa cronaca di prima pagina !</p>
<p>Ma uno dei problemi più scottanti di maggior rilievo che affliggono le famiglie dei disabili psico-fisici è l’incertezza del “dopo”, cioè dopo la morte di colui/e che sostiene il peso dell’assistenza, soprattutto per non avere ancora una ragionevole sicurezza o certezza sui vari tempi assistenziali che il proprio familiare, malato psichico o disabile fisico , dovrà affrontare.</p>
<p>Il “dopodinoi”, cioè gli interventi che si ritengono necessari per garantire l’assistenza ed il sostentamento ai soggetti privi di sostegno familiare e di autonomia, sono necessità inderogabili e non è eccessivo pretendere, nell’epoca di democrazia vigente in Italia rispettosa dei dettami costituzionali, quella risposta a quella parte d’opinione pubblica che crede ancora nei valori irrinunciabili dell’etica sociale.</p>
<p>La dignità umana va rispettata nella sua essenza, perché il livello di civiltà si misura nel rispetto della persona di ogni persona e non da “Giornate” “Statistiche” o “Convegni politici”, che spesso si va blaterando.</p>
<p>Le parole di intervento legislativi, Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, Signor Ministro della Salute, Signori Assessori Regionali, Signori della Politica, anche se velati da proponimenti pseudo solidaristici che vorrebbero rispondere alle intenzioni, non possono che offrire all’opinione pubblica ed alle famiglie dei disabili fisici e degli handicappati psichici delle fredde e poco utili parole .</p>
<p>Sono i fatti che contano, contano solo i fatti !</p>
<p>Previte.</p>
<p><a href="http://digilander.libero.it/cristianiperservire" rel="nofollow">http://digilander.libero.it/cristianiperservire</a></p>
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		<title>UN VIAGGIO PER CANGIARI&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 16:16:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperazione sviluppo, Aiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Impresa sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Web utile]]></category>

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		<description><![CDATA[CANGIARI ha presentato la sua nuova Collezione Primavera/Estate 2012 a Palazzo Reale, a Milano, all&#8217;interno della fashion week. La metafora ispiratrice dell&#8217;evento è stata il viaggio. Un viaggio esistenziale e sociale che la donna Cangiari fa nel suo Mediterraneo, attraversando il quale riscopre le proprie radici, si nutre di consapevolezza e si lancia verso il cambiamento della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CANGIARI ha presentato la sua nuova Collezione Primavera/Estate 2012 a Palazzo Reale, a Milano, all&#8217;interno della <em>fashion week</em>. La metafora ispiratrice dell&#8217;evento è stata il <em>viaggio</em>. Un viaggio esistenziale e sociale che la donna Cangiari fa nel suo Mediterraneo, attraversando il quale riscopre le proprie radici, si nutre di consapevolezza e si lancia verso il cambiamento della società.<br />
La cantautrice <a title="susanna Parigi" href="http://www.susannaparigi.it/" target="_blank"><em>Susanna Parigi</em> </a>ha disegnato con la sua esibizione la colonna sonora dell&#8217;evento, con la sua musica femminile ma profondamente coerente con l&#8217;impegno sociale del brand.</p>
<p><span id="more-1745"></span><br />
La collezione rappresenta un altro importante passo avanti per CANGIARI. Nasce da un lungo lavoro di ricerca sui tessuti. CANGIARI è nota per i suoi tessuti al telaio manuale calabrese, le cui texture attingono alla grande tradizione grecanica e bizantina. I filati utilizzati sono rigorosamente biologici. Uniche le preziose varianti <em>limited edition</em> di capi contenenti inserti di<em>seta</em> prodotta artigianalmente in Calabria senza l&#8217;uccisione del baco, o di tessuto di <em>ginestra</em>d&#8217;Aspromonte cardata, filata e tessuta rigorosamente a mano.<br />
I colori predominanti sono gli stessi di un Sud seducente e naturale: il rosso dell&#8217;alba jonica, il blu del cielo incontaminato, l&#8217;avorio di una terra generosa e calda allo stesso tempo.<br />
La collezione disegna una femminilità raffinata e dolce allo stesso tempo, dove i volumi descrivono sinuosità leggere. Ogni capo è stato costruito minuziosamente attraverso una pazienza sartoriale che affonda le sue radici nella tradizione calabrese: punti, fili, cuciture, tagli ricercano forme originali e curate.<br />
Reminiscenze e fotogrammi di nostalgie si attualizzano in una collezione dal sapore mediterraneo.<br />
La donna CANGIARI abita, infatti, il mediterraneo, è una donna consapevole, che amplia il concetto di bellezza a valori intangibili quali la dignità umana, l&#8217;equità socio-economica, il rispetto per l&#8217;ambiente, la partecipazione e la nonviolenza. Conosce non solo il proprio mondo interiore ma anche l&#8217;ambiente e il territorio che la circonda e lo rispetta prediligendo materiali naturali e biologici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="Cangiari" href="http://www.cangiari.it/home.html" target="_blank">Cangiari</a></p>
<p><a title="Cangiari Store" href="http://www.cangiari.com/home.html" target="_blank">Cangiari Store</a></p>
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		<title>“Maratona dell’Acqua”: corri con ACRA per un acquedotto in Senegal</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 17:49:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperazione sviluppo, Aiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Sport sociale]]></category>
		<category><![CDATA[acra]]></category>
		<category><![CDATA[Maratona dell’Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>

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		<description><![CDATA[Continua l’impegno di ACRA per coniugare sport e solidarietà! Iscriviti con noi alla Maratona dell’Acqua che si correrà al Lago d’Iseo l’11 settembre 2011: avrai il pettorale ad un prezzo speciale e potrai contribuire alla costruzione di un acquedotto in Casamance, Senegal. La Maratona dell’Acqua è una maratona unica nel suo genere: spettacolare e nel contempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Continua l’impegno di ACRA per coniugare sport e solidarietà! Iscriviti con noi alla Maratona dell’Acqua che si correrà al Lago d’Iseo l’11 settembre 2011: avrai il pettorale ad un prezzo speciale e potrai contribuire alla costruzione di un acquedotto in Casamance, Senegal.</strong></p>
<p>La Maratona dell’Acqua è una maratona unica nel suo genere: spettacolare e nel contempo di alto livello tecnico dal punto di vista dei servizi e dell’assistenza per il podista. Dalle sponde del lago d&#8217;Iseo alle colline della Franciacorta, una 42,195 km da correre, da guardare, da vivere&#8230; Da soli o in coppia, con la formula staffetta 2 x 21,097 km.</p>
<p><span id="more-1728"></span></p>
<p><a href="http://www.acra.it/index.php?option=com_ckforms&amp;view=ckforms&amp;id=19&amp;Itemid=78&amp;lang=it">Richiedi i moduli per iscriverti</a></p>
<hr />
<p><strong>Partecipa:</strong><br />
Richiedi il modulo di iscrizione alla Maratona dell’Acqua (individuale o staffetta) e potrai iscriverti ad un prezzo speciale di 30 euro per la maratona individuale e di 45 euro per la staffetta.</p>
<hr />
<p><strong>Dona:</strong><br />
A fronte dello sconto sull’iscrizione, se vorrai, potrai fare una donazione per sostenere il nostro progetto per la costruzione di un acquedotto di 63 km e contribuire a portare acqua alle <a href="http://www.acra.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=740&amp;Itemid=540&amp;lang=it">10mila persone della comunità di Niamone</a> (11 villaggi), nella regione della Casamance, in Senegal.</p>
<hr />
<p><strong>Rilassati:</strong><br />
Il giorno della gara, grazie alla <strong>collaborazione con l’associazione culturali Body Mind Center di Iseo (centro autorizzato dall&#8217;Accademia Italiana Shiatsu Do)</strong>, a partire dalle 10 di domenica mattina, a Iseo, saranno effettuati dei trattamenti shiatsu fronte di una donazione libera. Tutto il ricavato sarà destinato per sostenere le attività del progetto in Senegal.</p>
<div><span style="font-family: 'Lucida Grande', Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 12px; line-height: 18px;"><br />
</span></div>
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		<title>Manovra economica: tagliate la spesa militare!</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 14:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperazione sviluppo, Aiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia, Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche Sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Manovra economica]]></category>
		<category><![CDATA[Perugia ad Assisi]]></category>
		<category><![CDATA[spesa militare]]></category>
		<category><![CDATA[tagliate]]></category>

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		<description><![CDATA[Flavio Lotti: &#8220;Sul tavolo della manovra ci devono finire anche queste spese. Ecco dieci ottime ragioni per farlo. Per questo il 25 settembre marciamo da Perugia ad Assisi&#8221;. Non è un discorso ideologico ma decisamente pragmatico. Non è un problema di coscienza ma di utilità pubblica. E&#8217; venuto il tempo di tagliare e rivedere completamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Flavio Lotti: &#8220;Sul tavolo della manovra ci devono finire anche queste spese. Ecco dieci ottime ragioni per farlo. Per questo il 25 settembre marciamo da Perugia ad Assisi&#8221;.</strong><br />
Non è un discorso ideologico ma decisamente pragmatico. Non è un problema di coscienza ma di utilità pubblica. E&#8217; venuto il tempo di tagliare e rivedere completamente la nostra spesa militare. E&#8217; giusto continuare a spendere in questo modo 24 miliardi di euro all&#8217;anno? Ce lo possiamo permettere? E&#8217; questo il modo migliore per garantire la nostra sicurezza? Oppure ce ne sono altri?<br />
<span id="more-1719"></span><br />
La prima domanda che sorge spontanea è: possiamo permetterci di ignorare ancora il problema? La risposta è no: non c&#8217;è un solo capitolo del bilancio dello stato che può passare indenne da una seria revisione pubblica. Tanto più quando si continua a chiedere agli italiani di stringere la cinghia e la discussione sui tagli assomiglia a una guerra balcanica.</p>
<p>Secondo. 24 miliardi sono una somma enorme e ogni tentativo di censurare o stroncare sul nascere anche solo la discussione su questi soldi non è solo attentato non alla democrazia ma un ostacolo insormontabile posto sulla via di uscita dalla crisi. Le spese militari devono dunque essere messe sul tavolo della discussione alla pari di tutte le altre spese dello stato. E&#8217; accaduto negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, Francia e Germania. Perché non deve succedere in Italia?</p>
<p>Terzo. La sicurezza è un bene pubblico che deve essere garantito dalle risorse del bilancio dello stato alla pari della salute, dell&#8217;istruzione, della giustizia, ecc. Ma così come non c&#8217;è un solo modo di garantire la salute, l&#8217;istruzione e la giustizia così non c&#8217;è un solo modo di garantire la sicurezza dell&#8217;Italia e degli italiani. Anzi è la stessa concezione di sicurezza che oggi dimostra tutta la sua profonda incapacità di rispondere ai bisogni reali della gente e del paese.</p>
<p>Quarto. Niente è più inutile di una portaerei, un sommergibile o un cacciabombardiere per proteggere i cittadini dalle mafie e dalla criminalità organizzata, dal terrorismo e dalla malavita, dall&#8217;illegalità, dalla corruzione e dalla disoccupazione, dall&#8217;inquinamento o dalla sofisticazione alimentare. Eppure continuiamo a comperare costosissimi sistemi d&#8217;arma e lasciamo i poliziotti senza auto e benzina.</p>
<p>Quinto. Le nostre spese per la sicurezza sono fortemente squilibrate a favore di un modello militare anacronistico, insostenibile e inutilmente offensivo mentre i problemi della sicurezza oggi esigono una pluralità di strumenti in prevalenza preventivi e non militari. Il minimo che bisogna fare è riequilibrare in modo intelligente la spesa per la sicurezza ricordandoci che investire sulla cooperazione, sulla diplomazia (anche popolare) e sull&#8217;intelligence è molto più efficace e redditizio che continuare a costruire costosissime macchine da guerra e mantenere in vita un mastodontico esercito di 180.000 uomini.</p>
<p>Sesto. E&#8217; dunque possibile tagliare le spese militari e aumentare la sicurezza degli italiani, dell&#8217;Europa e del resto dell&#8217;umanità. E&#8217; possibile aumentare la sicurezza tagliando le spese militari e aumentando quelle civili.</p>
<p>Settimo. Ci sono tagli che si possono fare subito e altri che debbono essere pianificati. Ragionevolmente si può partire dalla cancellazione del programma di acquisto dei 131 cacciabombardieri F-35 (costo complessivo di venti miliardi di euro) e dalla completa revisione di tutti i 71 programmi di ammodernamento e riconfigurazione di sistemi d&#8217;arma che ipotecano la nostra spesa militare fino al 2026.</p>
<p>Ottavo. Da rivedere immediatamente sono anche le missioni militari nel mondo e in particolare quella in corso in Afghanistan e in Libia. Per alcuni sono &#8220;uno dei fiori all&#8217;occhiello della politica estera italiana&#8221; che non ci possiamo permettere di toccare pena il nostro declassamento internazionale. Per altri sono solo guerre vietate dalla nostra costituzione incapaci peraltro di risolvere i problemi che pretendono di affrontare. Smettere di fare la guerra ci aiuterà a risanare il debito pubblico meglio di qualunque altro taglio alla scuola, agli enti locali o alle pensioni.</p>
<p>Nove. Procedendo su questa strada dobbiamo ricordare che il mondo è sovrarmato e sovraffamato. L&#8217;anno scorso la spesa militare mondiale ha raggiunto la cifra record di 1.630 miliardi di dollari. Intanto il numero di persone che soffre le pene della fame ha superato il miliardo. Una persona su sei che vive sulla terra è in questa condizione disperata e altre due vivono in condizioni di povertà. E pensare che con 44 miliardi di dollari si potrebbe sfamare il mondo intero. Il paradosso è che questo accade nel mezzo di una gravissima crisi economica mondiale mentre si riducono tutti i fondi per rispondere a tutte le emergenze e le crisi strutturali globali, carestie, fame, miseria, cambio climatico, pandemie. E&#8217; evidente che anche l&#8217;Italia deve contribuire a cambiare strada.</p>
<p>Dieci. Contro la sola ipotesi di revisione della spesa militare si batte da tempo una potente lobby trasversale politico-militare-industriale povera di idee e ricca di complicità mediatiche. <strong>Per convincere i parlamentari a tagliare e rivedere seriamente le spese militari si dovranno mobilitare molte, moltissime persone, in ogni città e in ogni collegio elettorale. Anche per questo invitiamo tutti a marciare domenica 25 settembre da Perugia ad Assisi. Se vogliamo che le cose cambino dobbiamo prendere la parola in tanti e alzare la voce insieme.</strong><br />
<em><br />
Flavio Lotti<br />
Coordinatore Nazionale della Tavola della pace</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Perugia, 31 agosto 2011</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Ufficio Stampa Tavola della pace: Floriana Lenti 338/4770151<br />
email: stampa@perlapace.it &#8211; www.perlapace.it<br />
tel. +39  075 5734830 Fax +39 075 5739337<br />
</em></p>
<p>Articolo di: Flavio Lotti</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>No al taglio dell’assistenza! Fermiamoli con una firma!</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 07:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Accoglienza, Assistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Cooperazione sviluppo, Aiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Movimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche Sociali]]></category>
		<category><![CDATA[assistenza sociale]]></category>
		<category><![CDATA[FAND]]></category>
		<category><![CDATA[fish]]></category>
		<category><![CDATA[riforma fiscale]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella caotica ed incerta situazione che avvolge la discussione sulla Manovra bis, una sola decisione sembra intoccabile: la riforma fiscale e assistenziale che consenta di drenare 40 miliardi in tre anni dalle tasche delle famiglie e dai servizi alle persone. La riforma dell’assistenza che è necessaria nel nostro Paese non è certo quella che il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella caotica ed incerta situazione che avvolge la discussione sulla Manovra bis, una sola decisione sembra intoccabile: la <strong>riforma fiscale e assistenziale</strong> che consenta di <strong>drenare 40 miliardi</strong> in tre anni <strong>dalle tasche delle famiglie</strong> e <strong>dai servizi alle persone</strong>.<br />
<span id="more-1716"></span><br />
La riforma dell’assistenza che è necessaria nel nostro Paese non è certo quella che il Governo propone. <strong>Servizi migliori</strong>, più efficienti e <strong>vicini ai diritti e ai bisogni delle persone</strong>, moderni e volti all’inclusione anziché alla segregazione, sono lontanissimi dalla volontà di chi intende <strong>comprimere ancora l’assistenza sociale</strong>,  piegandola alle esigenze di cassa, sacrificandola per evitare di  assumere decisioni che possano disturbare altre e più forti categorie di  cittadini.</p>
<p>Le <strong>Federazioni</strong> delle associazioni delle persone con disabilità (<strong>FAND e FISH</strong>), <strong>rifiutano recisamente</strong> questa ipotesi che <strong>prelude al confinamento e all’esclusione</strong> di disabili, bambini in difficoltà, non autosufficienti.</p>
<p>Le Federazioni, coscienti del momento politico, avanzano <strong>una sola richiesta</strong>: <strong>sganciare la riforma assistenziale da ogni automatico vincolo pregiudiziale di cassa</strong> fissato dalla Manovra di luglio (Legge 111) e drammaticamente  confermata da quella in discussione. Non si faccia cassa sui servizi  alle persone!</p>
<p>Le Federazioni <strong>chiamano a raccolta</strong> non solo tutti gli aderenti, ma anche, al di là delle sigle e degli schieramenti, ogni<strong> persona con coscienza civile </strong>che  abbia a cuore il futuro del nostro Paese e la sua coesione sociale.  Chiedono a tutti di supportare e rafforzare la loro azione politica, e  le altre proteste simili diffuse in tutta Italia, facendo <strong>sentire la voce di ognuno.</strong></p>
<p>Abbiamo predisposto un <strong><a href="http://www.fishonlus.it/fandfish/firma/">semplice modulo</a></strong> che consente ad ognuno di aderire all’iniziativa, inviando  automaticamente la conseguente protesta alla Presidenza del Consiglio,  ai Ministri dell’economia e del Lavoro e ai diversi responsabili delle  Commissioni parlamentari coinvolti nella discussione.</p>
<p><strong>Non ci sarà mai crescita </strong>in un Paese insensibile a  chi è rimasto o può rimanere indietro, in un Paese disattento a chi  subisce discriminazioni e gode meno opportunità!</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><a href="http://www.fishonlus.it/fandfish/firma">FIRMA ANCHE TU!</a></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>1 settembre 2011</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>FAND (Federazione fra le Associazioni Nazionali delle persone con Disabilità)</strong></em> <em><strong> </strong></em></p>
<p><em><strong>FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap)</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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