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	<title>Portale Solidale &#187; Immigrati e Religione</title>
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	<description>Seleziona ed archivia articoli relativi alle ONLUS ed alle iniziative cattoliche e solidali.</description>
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		<title>L&#8217;integrazione dei migranti passa attraverso i giovani</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Oct 2008 07:45:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrati e Religione]]></category>
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		<description><![CDATA[Afferma mons. Marchetto alla Fondazione Konrad Adenauer a Bruxelles di Roberta Sciamplicotti BRUXELLES, martedì, 14 ottobre 2008 (ZENIT.org).- I giovani migranti “dovrebbero prender parte nella progettazione delle politiche sull’emigrazione” perché sono proprio loro che “stanno orientando diversamente la coscienza comune, da una percezione negativa dell’emigrazione a una positiva”. L&#8217;Arcivescovo Agostino Marchetto, Segretario del Pontificio Consiglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Afferma mons. Marchetto alla Fondazione Konrad Adenauer a Bruxelles<br />
<em>di Roberta Sciamplicotti</em></p>
<p>BRUXELLES, martedì, 14 ottobre 2008 (ZENIT.org).- I giovani migranti “dovrebbero prender parte nella progettazione delle politiche sull’emigrazione” perché sono proprio loro che “stanno orientando diversamente la coscienza comune, da una percezione negativa dell’emigrazione a una positiva”.<br />
<span id="more-352"></span><br />
L&#8217;Arcivescovo Agostino Marchetto, Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, lo ha affermato questo martedì a Bruxelles in una Conferenza organizzata dalla Fondazione Konrad Adenauer (Konrad-Adenauer-Stiftung).</p>
<p>Intervenendo sul tema “L’integrazione dei giovani da situazioni d’emigrazione: motivazioni cristiane e contributo delle Chiese”, il presule ha osservato che i giovani migranti devono giocare un ruolo più significativo nelle politiche sociali perché “sono proprio essi che stanno creando un mondo più sicuro, accogliente e multiculturale, nonostante tutto”.</p>
<p>Secondo le stime ufficiali, ha ricordato, un terzo dei migranti su scala mondiale ha un’età media compresa tra i 15 e i 25 anni. Ad essi si aggiungono i figli di emigrati di prima generazione, ricongiunti alla famiglia d’origine o nati nel Paese di immigrazione, o che comunque vi hanno compiuto il ciclo della scolarizzazione.</p>
<p>Le seconde generazioni e i giovani appartenenti a minoranze etniche, sostiene l&#8217;Arcivescovo, costituiscono un “gruppo soggetto a un forte rischio di doppia marginalizzazione, sia in quanto giovani che si trovano a sperimentare, al pari dei loro coetanei autoctoni, i problemi e le difficoltà legate allo studio e al primo accesso al mondo del lavoro, sia in quanto membri di minoranze più o meno escluse e stigmatizzate”.</p>
<p>In un contesto migratorio, le domande esistenziali sembrano acuirsi, “facendo sorgere in termini nuovi il problema dell’auto-identificazione, espresso pure negli interrogativi sul senso della vita, sulla giustizia sociale, sulla salvaguardia del creato e sul rapporto con Dio”.</p>
<p>In questa chiave, secondo l&#8217;Arcivescovo la migrazione “può essere definita altresì come un’esperienza &#8216;spirituale&#8217;, nel senso che induce più facilmente a porsi questioni fondamentali e a cercare di scandagliare il mistero della vita”.</p>
<p>“Proprio in questi frangenti, allora, la religione svolge un ruolo cruciale per la costruzione dell’identità, nella ricerca di significati e nella formazione ai valori, soprattutto nei giovani con esperienze migratorie”.</p>
<p>Il ruolo delle Chiese, sottolinea monsignor Marchetto, è rilevante “su un duplice versante: quello della salvaguardia dell’identità culturale e quello dell’integrazione nel nuovo contesto”. I due aspetti, ha constatato, si intrecciano, perché “molti giovani immigrati di fatto diventano cittadini di una nuova patria, in cui hanno scelto di riporre le speranze di una vita migliore, proprio grazie alle risorse che anche l’adesione religiosa ha fornito loro”.</p>
<p>A suo avviso, il miglior contributo che la Chiesa può dare al giorno d&#8217;oggi sulla questione è lo sforzo di creare “una solida e feconda cultura del dialogo, a livello ecumenico, inter-religioso e inter-culturale”.</p>
<p>Allo stesso modo, deve promuovere un&#8217;attenzione costante per la centralità della persona e la difesa dei diritti dell&#8217;uomo, perché l’integrazione “è innanzitutto una questione di relazioni tra persone di diverse appartenenze e identità, che condividono però lo stesso spazio fisico, sociale, amministrativo e politico”.</p>
<p>“Non sono dunque alla fine le diverse culture che si incontrano o si scontrano, ma le persone che ne sono portatrici”.</p>
<p>Il presule ha anche auspicato una maggiore attenzione da parte dei mezzi di comunicazione sociale nei confronti dei giovani con esperienze migratorie, nati in un Paese straniero da genitori immigrati o che vi sono giunti quando erano molto piccoli.</p>
<p>Se in genere “riescono a vivere in armonia, o quasi, con due culture senza contrasti drammatici, senza sentirsi intimamente divisi”, questa “non è conquista facile”, ha ammesso, e non di rado i giovani di seconda generazione “non si sentono del tutto integrati come i loro coetanei nativi”.</p>
<p>Secondo il presule, “sono almeno tre le ragioni principali che suscitano sentimenti di preoccupazione e persino di allarme” nei confronti dei migranti: “la paura di ricevere flussi caotici di migranti, una percezione negativa della presenza di ghetti nelle città e la rivalità sul mercato del lavoro”.</p>
<p>“Tutto questo conferma che l’unica via all’integrazione è il coinvolgimento sia degli immigrati che della società civile in tale processo”, obiettivo che si è posto il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, in sinergia con le Commissioni per la pastorale migratoria delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo.</p>
<p>“Ci si può chiedere se sia possibile elaborare una nuova via all’integrazione, non come soluzione studiata a tavolino, ma come sperimentazione di un processo di coesione e partecipazione, partendo anche da una grande risorsa come quella rappresentata dai giovani migranti di seconda generazione”, ha proposto.</p>
<p>Ciò, tuttavia, sarà possibile solo nella misura in cui si saprà diffondere “la consapevolezza che la presenza dei migranti non è passeggera, ma strutturale e che essa è una grande risorsa per il cammino dell’umanità”.</p>
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		<title>Lettera di un immigrato</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2008 10:54:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrati e Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrati e accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrati e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrati in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Razzismo, Intolleranza]]></category>

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		<description><![CDATA[La lettera che segue ci è stata spedita da uno studente immigrato che ci racconta la sua storia. La storia racconta delle vicissitudini del protagonista dal suo arrivo in Italia, il paese dove sperava di costruire i propri sogni che si e&#8217; rivelato il paese che glieli ha distrutti al punto di farlo ritornare in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La lettera che segue ci è stata spedita da uno studente immigrato che ci racconta la sua storia. La storia racconta delle vicissitudini del protagonista dal suo arrivo in Italia, il paese dove sperava di costruire i propri sogni che si e&#8217; rivelato il paese che glieli ha distrutti al punto di farlo ritornare in patria.<span id="more-129"></span></p>
<p align="justify"><strong>Vi lascio popolo italiano. Vi saluto e vi auguro ogni bene, stammi bene Italia, puo&#8217; essere che ci vediamo.  </strong></p>
<p>Mi sono laureato pochi mesi fa con un buon voto, e contavo di restare qui. Sono un ragazzo extracomunitario, non conta da dove. Subito dopo la laurea ho trovato un lavoro. Peccato che il titolare mi chiedeva 12 mila euro in nero per regolarizzare la mia posizione, per convertire il mio permesso di soggiorno da studio in lavoro. Praticamente dovrei fare il schiavo per un anno, per conquistare un diritto che secondo la legge mi appartiene già. Io non accetto, non posso.</p>
<p>Questa volta passo la mano. Ho amato il vostro paese: le belle chiese(anche se ho un&#8217;altra religione), il buon vino, le ragazze carine e i vostri intellettuali. Ho visto un concerto di Ligabue, all’occorrenza ho donato sangue, ho lavorato come barista – in nero &#8211; e leggo La gazzetta dello sport ogni giorno. Ma non è più vivibile, non per me. In questi cinque anni che ho passato qui mi hanno dato del tutto : stupratore, ladro, ricettatore, assassino, violentatore, lavavetri, pezzo di merda, bingo-bongo, zingaro, negro, e altro che adesso non ricordo. Ma io non ho mai rubato oppure ucciso oppure stuprato.</p>
<p align="justify">A Bergamo dei naziskin o neofascisti o non so cosa mi hanno picchiato a sangue per via del colore della mia pelle. Ma non ho mai odiato tutti i bergamaschi per questo. Non posso. Mi hanno accusato di “ essere senza fissa dimora e di vivere di cose oscure e di essere disoccupato” quando studiavo, e quando ho cominciato a lavorare mi criticavano perché “rubo il lavoro agli italiani.” Assurdo.</p>
<p>Lascio la questura che non ha ancora rinnovato il mio permesso di soggiorno. Sentite questa : ho presentato tutti i documenti in Giugno 2007 e mi hanno dato un appuntamento per il 31 marzo 2009, alle 12.41. Chiedete al vostro ministro degli interni, lui può spiegarvi la situazione.</p>
<p>Vi lascio dunque, anche se il belpaese rimarrà nel mio cuore. Ma, se mi posso permettere, state attenti. Indietro nella storia avete una brutta esperienza, quella delle leggi razziali. Per favore, leggete la storia e poi un quotidiano o un notiziario, e forse capirete che è lo stesso odio ceco, e io temo che questa sia ai confini della civiltà e della democrazia.</p>
<p>Rubo le parole di una canzone per dirvi che Vi ho voluto bene, adesso vado, sono stato un extracomunitario avevo un sogno una speranza arrivederci Italia addio…</p>
<p align="justify"><strong>Con sommo dispiacere<br />
Uno qualsiasi.</strong></p>
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