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	<title>Portale Solidale &#187; Immigrati e lavoro</title>
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	<description>Seleziona ed archivia articoli relativi alle ONLUS ed alle iniziative cattoliche e solidali.</description>
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		<title>Dossier Statistico Immigrazione Caritas &#8211; Migrantes 2009</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 17:59:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa cattolica]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Dossier Statistico Immigrazione fa capo alla rete nazionale e territoriale Caritas e Migrantes e si avvale della collaborazione di organizzazioni internazionali, strutture pubbliche nazionali, università, enti locali e organizzazioni sociali che si occupano di immigrazione. XIX Rapporto Caritas Italiana &#8211; Fondazione Migrantes &#8211; Caritas diocesana di Roma Edizioni Idos Ottobre 2009 Pagine: 512 Prezzo: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span>Il Dossier Statistico Immigrazione fa capo alla rete nazionale e territoriale Caritas e Migrantes e si avvale della collaborazione di organizzazioni internazionali, strutture pubbliche nazionali, università, enti locali e organizzazioni sociali che si occupano di immigrazione.</span></strong><br />
<span id="more-1326"></span><br />
XIX Rapporto</p>
<p>Caritas Italiana &#8211; Fondazione Migrantes &#8211; Caritas diocesana di Roma</p>
<p>Edizioni Idos<br />
Ottobre 2009<br />
Pagine: 512<br />
Prezzo: € 20,00</p>
<p><a href="http://s2ew.caritasitaliana.it/materiali/Pubblicazioni/libri_2009/dossier_immigrazione2009/scheda.pdf" target="_blank">Scarica la scheda di sintesi</a> (pdf)</p>
<p><a href="http://s2ew.caritasitaliana.it/pls/caritasitaliana/V3_S2EW_consultazione.mostra_pagina?id_pagina=1576" target="_top">Guarda il video di RaiNews24</a></p>
<p><a href="http://s2ew.caritasitaliana.it/pls/caritasitaliana/V3_S2EW_consultazione.mostra_pagina?id_pagina=00755" target="_blank">Guarda la Fotogallery</a></p>
<p>Interventi dalla presentazione di Roma (pdf)</p>
<ul>
<li><a href="http://s2ew.caritasitaliana.it/materiali/Pubblicazioni/libri_2009/dossier_immigrazione2009/nozza_dossierimm2009.pdf" target="_blank">Saluto del Comitato di Presidenza Caritas &#8211; Migrantes</a><br />
mons. Vittorio Nozza, direttore di Caritas Italiana</li>
<li><a href="http://s2ew.caritasitaliana.it/materiali/Pubblicazioni/libri_2009/dossier_immigrazione2009/pittau_dossierimm2009.pdf" target="_blank">Presentazione del Rapporto</a><br />
Franco Pittau, Dossier Statistico Immigrazione Caritas &#8211; Migrantes</li>
<li><a href="http://s2ew.caritasitaliana.it/materiali/Pubblicazioni/libri_2009/dossier_immigrazione2009/makaping_dossierimm2009.pdf" target="_blank">&#8220;Il punto di vista degli immigrati&#8221;</a><br />
Geneviève Makaping, giornalista</li>
<li><a href="http://s2ew.caritasitaliana.it/materiali/Pubblicazioni/libri_2009/dossier_immigrazione2009/schettino_dossierimm2009.pdf" target="_blank">&#8220;Il punto di vista del mondo ecclesiale&#8221;</a><br />
S.E. Mons. Bruno Schettino, presidente della Commissione Episcopale Migrazioni e Migrantes</li>
</ul>
<hr />Il volume è strutturato nelle seguenti parti:</p>
<p>- Introduzione e scheda riepilogativa<br />
- Il contesto internazionale ed europeo<br />
- Gli stranieri presenti in Italia<br />
- L&#8217;inserimento socio-culturale<br />
- Il mondo del lavoro<br />
- I contesti regionali<br />
- I rifugiati e il sistema di accoglienza</p>
<p>Le 512 pagine si articolano in 50 capitoli a carattere nazionale, completati dai rapporti sulle singole regioni e da tabelle statistiche. Vengono aggiornati e commentati dati sui vari aspetti del fenomeno migratorio, con riferimento sia alla storia di singole collettività immigrate, sia a temi culturali, socio-economici e religiosi di carattere innovativo, oltre che alle recenti modifiche normative.</p>
<p>Lo slogan di quest&#8217;anno è <strong>&#8220;Immigrazione: conoscenza e solidarietà&#8221;</strong>. L&#8217;introduzione del volume si sofferma proprio sul binomio &#8220;conoscenza e solidarietà&#8221;. Secondo mons. Vittorio Nozza (Caritas Italiana), mons. Piergiorgio Saviola (Fon-dazione Migrantes) e mons. Enrico Feroci (Caritas di Roma) «anche se una più adeguata conoscenza non sempre garantisce un migliore atteggiamento, resta vero che la mancanza di conoscenza produce sempre seri danni. Per questo Caritas e Migrantes pubblicano i dati sull&#8217;immigrazione dal 1991, ritenendoli indispensabili per la riflessione e gli interventi».</p>
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		<title>Cinesi in Italia: fa più paura la crisi della convivenza</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 17:47:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per i commercianti dell&#8217;Esquilino il problema è economico. Xiao Ying, mediatrice culturale: &#8221;L’anno scorso 1 euro era pari a quasi 11 rmb, ma oggi vale poco più di 8 rmb. Le merci prima di arrivare in Italia hanno già perso valore&#8221; ROMA &#8211; Convivenza e rapporti di buon vicinato? Niente affatto, i problemi in questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Per i commercianti dell&#8217;Esquilino il problema è economico. Xiao Ying, mediatrice culturale: &#8221;L’anno scorso 1 euro era pari a quasi 11 rmb, ma oggi vale poco più di 8 rmb. Le merci prima di arrivare in Italia hanno già perso valore&#8221;</em></strong></p>
<p>ROMA &#8211; Convivenza e rapporti di buon vicinato? Niente affatto, i problemi in questo momento sono di tutt&#8221;altro genere. Oggi, infatti, a preoccupare i residenti cinesi del quartiere Esquilino di Roma è soprattutto la crisi economica. Parola di Xiao Ying, mediatrice culturale per il Progetto Mediazione Sociale-Esquilino (gestito dalle cooperative sociali Parsec, Eureka Primo, Magliana 80 e finanziato dal dipartimento Sicurezza del Comune di Roma), promotore insieme al Consorzio Corime (formato dai commerciati che gestiscono il mercato) della manifestazione &#8220;Assaggia il mondo”, che lunedì 26 gennaio, in concomitanza con l’inizio del Capodanno cinese, proporrà alla cittadinanza un’ampia selezioni di piatti e ricette provenienti dalla Cina.<br />
<span id="more-946"></span><br />
“A Piazza Vittorio la maggior parte dei commercianti stranieri sono bengalesi e cinesi, e tra loro i rapporti sono buoni – spiega Xiao Ying -. In questo momento il problema è tutto di tipo economico. I commercianti cinesi non hanno guadagno, e hanno perso molti soldi”. E a riprova di quanto la crisi stia già cominciando a mordere Xiao Ying riporta un esempio: “L’anno scorso 1 euro era pari a quasi 11 rmb, ma da qualche mese 1 euro vale poco più di 8 rmb. Questo vuol dire che le merci prima di arrivare in Italia hanno già perso valore”. A ciò si aggiunge il calo delle vendite, che per la comunità cinese dell’Esquilino vuol dire in meno lavoro e meno affari. “I commercianti dicono che questo è in assoluto è l’anno peggiore da quando sono arrivati in Italia – prosegue la mediatrice culturale. – Nonostante i prezzi bassi è difficile vendere, e a risentire della crisi sono sia i commercianti al dettaglio che all’ingrosso. Già l’anno scorso il lavoro era diminuito rispetto agli anni precedenti, ma questo mese la situazione è diventata ancora più grave. E la cosa peggiore è che se i commercianti perdono le vendite di questo periodo non riusciranno più a vendere le merci”.</p>
<p>Risultato: alcuni, soprattutto gli imprenditori più ricchi e intraprendenti, spiega Xiao Ying hanno già cominciato a tornare in Cina, mentre altri cominciano a prendere in considerazione l’idea di trasferirsi in altri Paesi. Ma non tutti hanno la possibilità di scegliere, e agli altri non resta altro che aspettare (e sperare) che passi la crisi. (ap)</p>
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		<title>Un&#8217;area per gli stagionali a Rosarno, serve il nullaosta di Maroni</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 17:14:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Regione e Protezione civile potranno creare un&#8217;aera di accoglienza dignitosa solo con il placet dal ministero, visto che i comuni sono commissariati. Circa 1.500 i lavoratori immigrati impiegati nella Piana di Gioia Tauro REGGIO CALABRIA &#8211; Nell’incontro romano, tra il presidente della Calabria Agazio Loiero ed il sottosegretario alla Protezione civile Guido Bertolaso è stata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Regione e Protezione civile potranno creare un&#8217;aera di accoglienza dignitosa solo con il placet dal ministero, visto che i comuni sono commissariati. Circa 1.500 i lavoratori immigrati impiegati nella Piana di Gioia Tauro</em></strong></p>
<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Nell’incontro romano, tra il presidente della Calabria Agazio Loiero ed il sottosegretario alla Protezione civile Guido Bertolaso è stata affrontata la questione relativa alla permanenza dei 1.500 lavoratori immigrati che vivono in condizioni disperate a Rosarno, Rizziconi e San Ferdinando in provincia di Reggio Calabria. Bertolaso, pur condividendo la proposta della regione di trovare una soluzione dignitosa per i lavoratori stranieri impiegati nella raccolta degli agrumi nella piana di Gioia Tauro, ha sottolineato quanto ribadito dalla Protezione civile regionale: la regione non ha la competenza né per la creazione né per l’individuazione di un’area adeguata per dare una sistemazione, seppure provvisoria agli immigrati che attualmente alloggiano in condizioni disumane e vergognose all’interno dell’ex cartiera a Rosarno.<br />
<span id="more-940"></span><br />
La competenza per creare un’area apposita è in via esclusiva dei comuni. Dal momento però che, alcuni sono commissariati, la competenza spetta ai prefetti e di conseguenza al ministero degli Interni. Per un intervento della Protezione civile nazionale, dunque, servirebbe il nulla osta di Maroni. Pertanto, appena il Viminale darà risposta, la Protezione civile potrà collaborare con la regione Calabria e convocare tutti i soggetti competenti, locali e nazionali, per realizzare un piano di emergenza che permetta di migliorare le condizioni di vita dei lavoratori stranieri della Piana di Gioia Tauro.</p>
<p>Questo, dunque, l’esito dell’incontro tra Bertolaso e Loiero che ha dichiarato: &#8220;Non si tratta dunque di passare la palla ai Comuni- ha dichiarato il presidente Loiero -. Chi lo pensa ignora o finge di ignorare la normativa che prevede, come ha sottolineato anche Bertolaso, competenza esclusiva dei Comuni. In altre parole, la palla è sempre stata loro. Nessuno scarica barile, quindi. Il problema naturalmente &#8211; ha proseguito il governatore &#8211; si sarebbe già risolto il giorno dopo il primo sopralluogo della protezione civile regionale se i Comuni avessero individuato un’area o avessero dato l’ok ad interventi sulle ex fabbriche nelle quali attualmente vivono i lavoratori. Ma niente di tutto ciò, a distanza di due settimane e ancora avvenuto”. Per quanto di sua competenza invece la Regione è già intervenuta attivando il Dipartimento della salute e la Protezione civile regionale per procedere ad una vaccinazione di massa. ( msc)</p>
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		<title>Una scommessa vinta. La storia della stilista libanese Mona Mohanna</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jan 2009 16:28:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La 38enne rappresenta una delle tante storie di successo dell&#8217;imprenditoria che ha messo radici nel nostro paese. La sua impresa, con capi di abbigliamento e accessori femminili, produce un giro di affari di circa 200 mila euro MILANO – La sua sfortuna, non essere stata assunta come dipendente da nessuna casa di moda, è stata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>La 38enne rappresenta una delle tante storie di successo dell&#8217;imprenditoria che ha messo radici nel nostro paese. La sua impresa, con capi di abbigliamento e accessori femminili, produce un giro di affari di circa 200 mila euro</em></strong></p>
<p>MILANO – La sua sfortuna, non essere stata assunta come dipendente da nessuna casa di moda, è stata in realtà la sua fortuna. Mona Mohanna, stilista 38enne di origine libanese e da un anno cittadina italiana, rappresenta una delle tante storie di successo dell&#8217;imprenditoria italiana che ha messo radici nel nostro paese. “Ero senza lavoro e senza una lira – ricorda &#8211; così ho iniziato a produrre piccoli oggetti per gli amici. Pian piano il circuito si è allargato e ho potuto dare vita alla mia impresa.” Un&#8217;impresa con un giro d&#8217;affari di 200 mila euro.<br />
<span id="more-891"></span><br />
Partita dal nulla, oggi Mona Mohanna ha un suo show room nella capitale della moda, dove espone capi d&#8217;abbigliamento e accessori femminili griffati con il suo brand, mentre il grosso delle collezioni viene venduto in tutta Italia, attraverso una rete di 120 negozi.</p>
<p>“Da piccola, in Libano, ero obbligata a trascorrere intere giornate in casa, per via dei bombardamenti – ricorda &#8211; e per ammazzare il tempo mi divertivo a realizzare piccoli oggetti, fiori e collane”. Un talento manuale che, nel 1989, l&#8217;ha spinta a trasferirsi in Italia per imparare il mestiere. Nel 1996 il passaggio a Milano per frequentare un master in fashion design alla Domus Accademy.</p>
<p>Terminati gli studi, l&#8217;impatto con il mondo del lavoro è disarmante: “Il fatto che porti il velo credo non mi abbia aiutato durante le selezioni”, ricorda. Ma non ne vuol sapere di tornare a fare l&#8217;operaia e decide di fare il grande salto, mettendosi in proprio.</p>
<p>Gli inizi dell&#8217;attività sono stati particolarmente difficili: “Facevo di tutto. Dai disegni alle scelta delle stoffe, andavo in posta a spedire i pacchi e in banca”, ricorda. La burocrazia, invece, non è stata per lei il problema principale,, “la parte più difficile è trovare clienti. Soprattutto clienti che paghino”. (is)</p>
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		<title>Asgi: &#8221;Misure della Lega vera e propria vessazione razziale&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 15:51:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Roma &#8211; &#8220;Si tratta di misure discriminatoria che non hanno una giustificazione, una vera e propria vessazione razziale che possono anche sollevare, se approvate, una questione di legittimita&#8217; costituzionale&#8221;. Cosi&#8217; Marco Paggi, consigliere direttivo dell&#8217;Asgi, Associazione studi giuridici sull&#8217;immigrazione, in merito all&#8217; emendamento della Lega Nord al dl anti-crisi (che han ottenuto il parere favorevole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roma &#8211; &#8220;Si tratta di misure discriminatoria che non hanno una giustificazione, una vera e propria vessazione razziale che possono anche sollevare, se approvate, una questione di legittimita&#8217; costituzionale&#8221;. Cosi&#8217; Marco Paggi, consigliere direttivo dell&#8217;Asgi, Associazione studi giuridici sull&#8217;immigrazione, in merito all&#8217; emendamento della Lega Nord al dl anti-crisi (che han ottenuto il parere favorevole del governo) che obbliga gli immigrati che aprono una partita Iva a fare una fideiussione di 10 mila euro e che prevede una tassa di 50 euro per il rinnovo del permesso di soggiorno.<br />
<span id="more-856"></span><br />
&#8220;La proposta dei 50 euro di tassa e&#8217; una sorta di anticipo a quella di 200 euro prevista nel ddl 773 per il rinnovo del permesso di soggiorno- spiega Paggi- e se a questa si aggiungono i 70 euro di spesa previsti dal kit postale e&#8217; evidente che si tratta di una misura discriminatoria che non ha una giustificazione. Ora- aggiunge- spero che questa tassa non venga istituita anche per i cittadini comunitari e i loro familiari perche&#8217; in questo caso sarebbe in contrasto anche con le norme comunitarie&#8221;. Per Paggi &#8220;non c&#8217;e&#8217; una giustificazione plausibile per mettere una tassa che si aggiunge alle spese amministrative per il rilascio del permesso di soggiorno e il fatto che si vogliano destinare queste somme ai Comuni- sottolinea- rende il tutto ancora di piu&#8217; ingiustificato e discriminatorio, una vera e propria vessazione razziale&#8221;.<br />
Anche per la fidejussione vale lo stesso giudizio di &#8220;misura discriminatoria&#8221; e lo stesso rischio di incostituzionalita&#8217; secondo Marco Paggi, consigliere direttivo dell&#8217;Asgi, Associazione studi giuridici sull&#8217;immigrazione. &#8220;Non si puo&#8217; presumere a priori un&#8217;inaffidabilita&#8217; ed un&#8217;insolvenza dell&#8217;imprenditore extracomunitario- spiega Paggi- visto che se apre una partita Iva ha gia&#8217; tutto quello che serve per lavorare alla luce del sole. Senza contare- aggiunge- che la dimensione raggiunta dall&#8217;imprenditoria straniera e&#8217; ormai tale da essere apprezzata anche dagli organismi di categoria&#8221;.</p>
<p>Per l&#8217;avvocato Asgi &#8220;l&#8217;impatto economico di questa misura sarebbe palpabile&#8221;, e costituirebbe inoltre una violazione delle norme internazionali, &#8220;come la Convenzione dell&#8217;organizzazione internazionale- dice- del lavoro, che stabilisce il diritto alle pari opportunita&#8217; anche per i lavoratori non salariati&#8221;. Certo, conclude Paggi, &#8220;queste proposte non vanno di certo nella direzione di una politica di integrazione e pacifica convivenza che si intende costruire&#8221;. (DIRE)</p>
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		<title>Milano, i giovani stranieri preferiscono gli istituti professionali</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Dec 2008 21:56:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Gli studenti filippini, ecuadoriani e peruviani scelgono gli istituti professionali a indirizzo tecnico commerciale. Licei solo per il 19,7%. I risultati di uno studio del Cisem. Domani la presentazione</em></p>
<p>MILANO &#8211; Gli studenti filippini, ecuadoriani e peruviani che vivono in provincia di Milano scelgono gli istituti professionali a indirizzo tecnico commerciale, con una percentuale che oscilla tra il 29,4% per i primi e il 16,7% per i peruviani. L&#8217;istituto preferito dai cinesi invece è il tecnico commerciale (23,5%), seguito dal liceo scientifico (13,4%). Sono alcune tendenze, ancora tutte da studiare, che emergono da uno studio del Cisem (Centro per l’innovazione e sperimentazione educativa Milano). La ricerca “Gli studenti stranieri nella scuola secondaria di secondo grado della Provincia di Milano” verrà presentata domani nell&#8217;ambito del seminario “Dati e fenomeni sull&#8217;istruzione e formazione in provincia di Milano” ed è già disponibile on-line sul sito <a href="http://www.cisem.it">www.cisem.it</a>.</p>
<p><span id="more-692"></span></p>
<p>Nell&#8217;anno scolastico 2007/2008 gli studenti stranieri che hanno frequentato gli istituti di secondo grado a Milano e provincia sono 10.302, poco meno della metà dell&#8217;utenza regionale di cittadinanza non italiana, con un&#8217;incidenza del 7,3% sul totale degli iscritti. I ragazzi stranieri si concentrano soprattutto nell&#8217;istruzione professionale (41,9%) e tecnica (38,4%) e solo il 19,7% sceglie i licei.   Anche se le ragazze straniere, come le coetanee italiane, pur con valori assoluti e percentuali decisamente più bassi, dimostrano una propensione maggiore (24%) per i licei rispetto ai maschi (15,2%).</p>
<p>Nel corso della giornata saranno inoltre presentati, nel corso del seminario, alcuni dati sul pendolarismo degli studenti della provincia di Milano. Nell&#8217;anno scolastico 2007/2008 sono stati 10.975 gli iscritti agli istituti secondari di secondo grado che si sono iscritti nella scuola di un&#8217;altra provincia, mentre il flusso inverso era composto da 5.734 ragazzi. Il seminario, promosso dall&#8217;Osservatorio provinciale in Rete ha come scopo quello di migliorare la raccolta dei dati e l&#8217;interpretazione dei fenomeni relativi a istruzione e formazione. “Non c&#8217;è una metodologia comune nella raccolta dati -conclude Alberto Falletti, ricercatore del Cisem- e questo influisce sull&#8217;attendibilità delle statistiche. Soprattutto se l&#8217;analisi si concentra su piccoli territori”. (is)</p>
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		<title>Bologna, &#8221;tempi maturi per uno sciopero dei lavoratori immigrati&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Dec 2008 11:22:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Coordinamento migranti annuncia per sabato 6 dicembre un&#8217;assemblea provinciale sui temi del lavoro, del razzismo e contro la Bossi-Fini. Sene Bazir: &#8221;Contro il ricatto del contratto di soggiorno per lavoro&#8221; BOLOGNA – “Il momento di fare uno sciopero nazionale è arrivato, per i lavoratori immigrati e anche per tutti quelli che sono sfruttati”. Lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Coordinamento migranti annuncia per sabato 6 dicembre un&#8217;assemblea provinciale sui temi del lavoro, del razzismo e contro la Bossi-Fini. Sene Bazir: &#8221;Contro il ricatto del contratto di soggiorno per lavoro&#8221;<br />
</strong><br />
<span id="more-634"></span><br />
BOLOGNA – “Il momento di fare uno sciopero nazionale è arrivato, per i lavoratori immigrati e anche per tutti quelli che sono sfruttati”. Lo afferma Babacar Ndiaye del Coordinamento migranti di Bologna, annunciando l’assemblea provinciale del lavoro migrante che si terrà sabato 6 dicembre alle 15.30 nel centro Zonarelli di via Sacco. Con questo incontro l’associazione di cittadini italiani e stranieri attiva da cinque anni a Bologna vuole rilanciare la proposta di uno sciopero nazionale degli immigrati in ogni città. “A Parma, Brescia e Torino e anche in altri centri, i lavoratori migranti stanno discutendo delle loro condizioni – afferma Sene Bazir del Coordinamento di Bologna –. Abbiamo avuto molte adesioni: è molto diffusa la necessità di organizzare uno sciopero nazionale che metta in luce la nostra condizione di sfruttati e ricattati. La legge Bossi-Fini, infatti, consente di ottenere il permesso di soggiorno solo quando si lavora regolarmente, escludendo i moltissimi immigrati che lavorano in nero e senza alcuna garanzia”.</p>
<p>I lavoratori stranieri si stanno incontrando in varie città per organizzare una protesta unitaria: a preoccupare e pesare sulla loro condizione è il rischio costante di essere espulsi, ogni volta che finisce un contratto di lavoro. “Io lavoro da quindici anni in Italia – afferma Ndiaye – e se dovessi perdere il posto non potrei avere il rinnovo del permesso di soggiorno, e dovrei andarmene. In questo caso nessuno mi restituirebbe i contributi versati in tutti questi anni”.</p>
<p>L’assemblea di sabato sarà anche contro il razzismo sempre più diffuso, denunciano gli organizzatori, ricordando il recente episodio di Parma dove un ragazzo ghanese, Emmanuel Bonsu Foster, ha denunciato violenze da parte di alcuni vigili urbani e l’omicidio a Milano di Abdul, il ragazzo nato in Burkina Faso ucciso per un presunto furto. “La nostra condizione di lavoratori precari – ricorda Bazir – non riguarda solo noi, ma anche tanti italiani. Per questo vogliamo uno sciopero comune, senza aspettare i sindacati, che non arriveranno presto a una decisione comune sull’argomento. I lavoratori migranti contribuiscono al 10 per cento del Pil: vogliamo che i nostri diritti vengano riconosciuti”. (cr)</p>
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		<title>Apre Sportello Legale gratuito a sostegno dei lavoratori ed immigrati</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Nov 2008 00:13:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robds77</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il proliferare di contratti lavorativi atipici, molto spesso per mascherare un rapporto di lavoro che dovrebbe essere a tempo indeterminato, e l’utilizzo sempre maggiore di lavoro “nero”, ha spinto  l’Associazione senza fine di lucro Tutela Diritti e Lavoro, a costituire lo Sportello Legale di consulenza ed assistenza gratuita al fine di dare un sostegno concreto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il proliferare di contratti lavorativi atipici, molto spesso per mascherare un rapporto di lavoro che dovrebbe essere a tempo indeterminato, e l’utilizzo sempre maggiore di lavoro “nero”, ha spinto  l’Associazione senza fine di lucro <a href="http://www.tdlnonprofit.org" target="_blank">Tutela Diritti e Lavoro</a>, a costituire lo <strong>Sportello Legale di consulenza ed assistenza gratuita </strong>al fine di dare un sostegno concreto ai lavoratori che si trovino in situazioni di irregolarità contrattuale, nonché per fornire adeguata informazione delle reali tutele che spetta ad ogni lavoratore, indipendentemente da ogni altro fattore.<span id="more-465"></span><br />
Le persone potranno, in tal modo, rivolgersi allo staff di legali  e sottoporre loro domande, dubbi, questioni e/o controversie giuridiche nell’ambito del Diritto del Lavoro, ed affrontare argomenti quali: licenziamento illegittimo, lavoro “in nero” non regolarizzato, differenze retributive, mobbing, dimensionamento, procedimenti disciplinari, precariato, maternità, risarcimento del danno, pubblico impiego, T.F.R. non corrisposto, ecc.<br />
Lo Sportello Legale, che si pone quale obiettivo la tutela dei diritti di tutti gli individui, senza distinzione alcuna, fornisce consulenza anche in altri settori del diritto, ed in particolare: Diritto dell’Immigrazione (Visto di ingresso, Permesso di soggiorno, Asilo politico, Regolarizzazioni, Sanità, Matrimonio con italiano, Ricongiungimento familiare, Ingresso lavoratori); Diritto Civile in tutti i suoi aspetti (Responsabilità contrattuale ed extracontrattuale, Contratti, Recupero del credito, Infortunistica, Casa e locazioni, Condominio, Separazioni e divorzio, Successioni, Risarcimento del danno); Diritto Penale; Diritto Amministrativo.<br />
Le consulenza vengono fornite esclusivamente presso lo Sportello Legale, sito a Roma, in Via Chitignano n.7 (Fidene), che rimane aperto tutti i giorni dal Lunedì al Venerdì la mattina dalle ore 9.30 alle ore 12.30 ed il pomeriggio dalle ore 15.30 alle ore 19.30, salvo modifiche.<br />
Maggiori informazioni possono essere fornite collegandosi al sito <a href="http://www.tdlnonprofit.org">www.tdlnonprofit.org</a> oppure telefonando allo +39.06.98186622 &#8211; cell. 366.5315985.</p>
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		<title>Gli albanesi in Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Sep 2008 15:49:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bari, 29 settembre 2008, Convegno conclusivo del progetto “Aquifalc” presso l’Università Compendiati in un volume i temi salienti del progetto “Aquifalc” È dedicato ai contenuti del progetto il volume Gli albanesi in Italia. Conseguenze economiche e sociali dell’immigrazione Edizioni Idos, Roma settembre 2008 Realizzato dal Centro Studi e ricerche Idos in collaborazione con Università di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Bari, 29 settembre 2008, Convegno conclusivo del progetto “Aquifalc” presso l’Università</strong><br />
Compendiati in un volume i temi salienti del progetto “Aquifalc”<br />
<em>È dedicato ai contenuti del progetto il volume<br />
Gli albanesi in Italia. Conseguenze economiche e sociali dell’immigrazione<br />
Edizioni Idos, Roma settembre 2008<br />
Realizzato dal Centro Studi e ricerche Idos in collaborazione con<br />
Università di Bari – Dip. Scienze Economiche, Università di Tirana, la Caritas Italiana e la Fondazione Migrantes</em><span id="more-279"></span><br />
<strong> Gli albanesi di ieri: le diverse fasi migratorie</strong><br />
L’Albania conobbe l’emigrazione in Italia già nel 1400, quando 200.000 cattolici di diverse comunità non vollero sottomettersi al dominio turco (che tra l’altro vietò l’utilizzo della lingua albanese) e decisero di venire in Italia per insediarsi in diversi territori dell’Italia meridionale. Queste collettività, pienamente inserite in Italia, hanno saputo conservare la loro lingua e le loro tradizioni, cosa abbastanza insolita a secoli di distanza.<br />
Durante la seconda guerra mondiale furono gli italiani a recarsi in quel paese, ma da invasori: eppure molti italiani furono salvati dalle rappresaglie dei tedeschi proprio dagli albanesi, che li nascosero nelle loro case.<br />
Quindi per 50 anni, fino al 1990, si verificò la chiusura al mondo esterno voluta dal regime marxista. Da quell’anno, con il crollo del regime, è iniziato il grande esodo. Si stima che oggi, rispetto a una popolazione di 3 milioni e 300.000 residenti, un altro milione sia emigrato all’estero, in prevalenza in Grecia e in Italia ma anche oltreoceano.<br />
Le recenti vicende migratorie degli albanesi in Italia iniziano in un clima di accoglienza. Sia nel 1990 (circa 800 rifugiatisi nell’Ambasciata Italiana) che ne mese di marzo del 1991 (25.000 sbarcati in diversi porti della Puglia dopo la liberalizzazione dei passaporti) sono bene accolti questi cittadini interessati a liberarsi dal peso del passato.<br />
Il clima peggiora già nel mese di agosto dello stesso 1991, quando altri 20.000 albanesi sbarcarono, non attesi, e vengono rispediti a casa senza complimenti. Inizia un decennio di sofferenze per questi immigrati, che continuano ad arrivare, in un clima di forte diffidenza con il supporto esosi scafisti che li traghettano nella “terra promessa”, dove molti riescono a nascondersi per emergere in occasione delle regolarizzazioni (1995, 1998, 2002) e altri, invece, vengono espulsi e rispediti nel loro paese, dove sta capitando di tutto: mancanza di sicurezza, crisi finanziaria nel 1997, guerra del Kossovo nel 1999, il conflitto nella vicina Macedonia, penuria di lavoro e sistema economico in sofferenza. In questo periodo, l’integrazione sociale degli albanesi è ostacolata dal diaframma costituito dal pregiudizio etnico nei loro confronti, pur essendo una grande collettività, la seconda per consistenza dopo quello marocchina. A fronte dei pregiudizi e dello scarso gradimento nei luoghi pubblici gli albanesi riducono le forme di socializzazione più visibili (incluso l’associazionismo) e potenziano invece le forme di autorganizzazione su base familiare e intracomunitarie.<br />
Questa impostazione finisce per prevalere sul muro dei pregiudizi e così la terza fase arriva a maturazione all’inizio degli anni ‘2000 quando, grazie al duro lavoro di chi ha tenuto duro in Italia e si è inserito positivamente l’albanese finisce per essere considerato il prototipo dello straniero delinquente e diventa una persona normale, tra l’altro molto apprezzato dai datori di lavoro. Intanto continua il desiderio di recarsi in Italia dei giovani che non hanno lavoro e hanno imparato l’italiano, come anche il flusso degli studenti universitari (sono attualmente 10.000) e delle persone che vengono per ricongiungersi ai familiari emigrati in precedenza. L’Italia, insomma, è un paese che attira. Nonostante gli aspetti penali riguardanti questa collettività (un sesto delle denunce presentate contro stranieri), addebitabili in larga misura alla criminalità organizzata, è finita l’emergenza di una volta sul luogo di lavoro l’albanese gode di un’ottima fama: disponibile, affidabile, rispettoso dell’autorità e soprattutto disposto a lavori molto faticosi, con capacità e fermezza, rispettoso degli orari.<br />
Oggi, finalmente, si può invece parlare di una metamorfosi in positivo nella percezione degli immigrati albanesi da parte della società italiana, a cui hanno contributo tanti fattori e, in primo luogo, la capacità di una collettività di farsi accettare e la capacità della sua èlite di rappresentarla. L’immigrato albanese è ancora uno “straniero” ma non più un “estraneo” bensì solo diverso in quanto portatore di caratteristiche differenti.<br />
<strong>Gli immigrati albanesi di oggi e il loro inserimento<br />
</strong> Specialmente nel corso degli anni ‘2000 la presenza albanese in Italia è andata aumentando notevolmente, così che alla fine del 2007 si colloca subito dopo i romeni e prima dei marocchini con 420.000 presenze regolari secondo la stima del Dossier Caritas / Migrantes, esposta nel volume Gli albanesi in Italia.<br />
Gli albanesi si caratterizzano per essere una collettività diffusa su tutto il territorio nazionale, con una preponderanza nelle regioni settentrionali dove risiedono i due terzi della presenza, analogamente a quelle che sono le tendenze insediative della popolazione immigrata nel suo complesso. È il Nord Ovest l’area di maggiore insediamento con il 33,5% della presenza albanese, ma diversamente da quanto avviene per la generalità degli immigrati in Italia, sono le regioni centrali (27,2%) a collocarsi in seconda posizione seguite a breve distanza da quelle del Nord Est (26,8%).<br />
La collettività può essere così ripartita: occupati netti (216.000), lavoratori autonomi registrati presso le Camere di commercio (15.000), minori (101.000, un quinto del totale) e quindi le rimanenti persone presenti per motivi di famiglia o soggiornanti per motivi di inserimento (88.000).<br />
Vi equilibrio tra maschi e femmine, anche per effetto della ricomposizione dei nuclei familiari, e i più sono di giovane età, tra i 18 e i 40 anni. L’incidenza dei coniugati riguarda i due terzi della presenza ed è nettamente superiore a quella media del totale degli immigrati (+8 punti percentuali). Il processo di “familiarizzazione” è evidenziato anche dal fatto che il 52% degli albanesi è titolare di permesso di soggiorno per lavoro e il 42,5 di un permesso di lavoro per famiglia (11 punti in più rispetto alla media). Sono in forte aumento anche i matrimoni misti che, a differenza di quanto avviene per la maggior parte delle altre collettività immigrate, coinvolgono in tre casi su 4 i maschi albanesi. È discreta anche l’anzianità di soggiorno, atteso la metà dei membri della collettività è arrivata in Italia prima del 2000. Sussiste un forte interesse anche alla cittadinanza italiana: nel 2006 le acquisizioni per matrimonio sono state 1.535 (78,6% a beneficio di donne) e quelle per residenza 795 (di cui 25,0% costituito da donne).<br />
L’ingresso in Italia per i lavoratori albanesi è regolamentato nell’ambito del sistema del decreto flussi annuale, tuttavia con quote privilegiate. Nel triennio 2005-2007 (dati Ministero dell’Interno) attraverso i decreti flussi sono state 41.221 le istanze di assunzione presentate presso lo sportello unico a favore di lavoratori albanesi, pari al 6,2% del totale stranieri (670.459).<br />
I settori di inserimento sono così distribuiti: il 52,9% nell’industria, il 37,6% nei servizi e il 7,8% in agricoltura e pesca (il restante 1,8% rimane non ripartito). Per quanto riguarda i singoli comparti sopravanza di gran lunga tutti gli altri quello delle costruzioni (32,5%), seguito poi da ristorazione e alberghi (10,4%), servizi alle imprese (9,3%, si noti che in questo settore sono cumulati anche gli addetti ai servizi di pulizia), l’agricoltura (7,7%) e il servizio alla persona (3,7%).<br />
<strong>Caduta l’etichetta di criminali</strong><br />
Negli anni ’90 gli albanesi erano solitamente considerati un’etnia cattiva e il loro paese inquadrato come pericoloso e popolato da gente aggressiva e violenta.<br />
Negli anni ‘2000, pur aumentando notevolmente la presenza degli albanesi, la stessa non ha influito in misura corrispondente sugli addebiti penali e anche sotto questo aspetto va registrata la positiva evoluzione della collettività albanese, iniziata con sbarchi di massa e l’avventura dei gommoni e continuata con un tenace inserimento quotidiano, nel mondo del lavoro e negli altri ambiti.<br />
Le denunce complessive dei sette anni del periodo 2000 &#8211; 2006 riguardanti gli albanesi, pur essendo notevolmente aumentata la popolazione regolare di riferimento, sono numericamente inferiori a quelle presentate nei dieci anni degli anni ’90, mentre è avvenuto il contrario per alcune fattispecie di reato, tipiche delle organizzazioni criminali (associazioni di tipo mafioso e traffico di sostanze stupefacenti): sta in questi dati il diverso andamento tra criminalità individuale e criminalità organizzata.<br />
Nel suo percorso di potenziamento la criminalità albanese ha iniziato col traffico della droga, collaborando con la mafia turca per far giungere l’eroina sulle coste pugliesi, naturalmente in collegamento con la Sacra Corona Unita e, quindi, si è occupata del traffico di persone ed ha assunto un’organizzazione sempre più autonoma. La struttura della criminalità albanese è di tipo familiare ed etnico e ciò rende più rari gli attriti e i tradimenti e meno frequente il riscatto dalla prostituzione delle donne albanesi, per tradizione subordinate al ruolo dell’uomo: spesso sono le stesse famiglie a mostrarsi interessate a non perdere il notevole guadagno annuale (più di 20.000 euro l’anno) ottenuto mettendo a disposizione una ragazza o un minore per la prostituzione o la realizzazione di materiale pedo-pornografico.<br />
Contemporaneamente è aumentato l’apprezzamento dei normali immigrati albanesi, quelli che hanno saputo superare le difficoltà degli anni ’90, inserirsi positivamente nel mondo del lavoro e non avere addebiti con la giustizia.<br />
<strong> I benefici di ritorno per l’Albania</strong><br />
L&#8217;emigrazione sta esercitando il suo impatto anche sull&#8217;economia locale, alla quale da un lato fornisce risorse per lo sviluppo economico e dall&#8217;altra fa venire il supporto dei lavoratori che prendono la via dell’esodo.<br />
Anche di questo si parla nel volume Gli albanesi in Italia, che con il supporto di ricercatori italiani e albanesi è stato curato dai redattori del “Dossier Statistico Immigrazione” Caritas/Migrantes e pubblicato nelle Edizioni Idos. Tra l’altro alcune indagini sul campo hanno scandagliato il vissuto degli immigrati per mostrarne i problemi ed enfatizzarne le aspettative.<br />
In un contesto mondiale, in cui i paesi ricchi non sono così propensi a mettere a disposizione quote neppure limitate della loro ricchezza, sono gli stessi lavoratori immigrati con i loro risparmi a creare una massa monetaria ingente che va direttamente a disposizione dei loro paesi d’origine e che andrebbe meglio utilizzata. Non si è andati molto avanti su questo versante, ma alcune iniziative “aperte” dicono che è possibile.<br />
mi riferisco all’ampia indagine condotta da Caritas Italiana insieme a diverse strutture pubbliche che equiparato a un fallimento.<br />
Il progetto W.A.R.M. “Welcome Again: Reinsertion of Migrants”, nato all’interno del programma AENEAS, ha coinvolto il Comune di Roma, Caritas Italiana, Caritas Albania, il P.f.D. (Partner for Development). L’obiettivo è stato quello di assicurare un supporto agli albanesi rimpatriati attraverso una serie di azioni di formazione, accompagnamento al lavoro e/o alla creazione di microimprese in patria.<br />
Alla base del progetto è stata posta, inoltre, la volontà di sensibilizzare maggiormente le autorità albanesi ed italiane al problema del ritorno dei migranti, di trasferire la conoscenza e le ‘buone pratiche’ alle agenzie albanesi che si occupano della creazione di imprese e dell’inserimento al lavoro, di facilitare il reinserimento al lavoro dei migranti tornati e di sostenere la creazione di micro-imprese.<br />
Le interviste rilasciate da più di 500 albanesi rimpatriati, hanno evidenziato il forte interesse a una simile iniziativa e sottolineato che il ritorno non necessariamente deve essere equiparato a un fallimento. In effetti, i fondi progettuali hanno consentito di dare l’avvio a una trentina di imprese, sulle quali il volume riporta le testimonianze dei protagonisti.<br />
Il nome del progetto”Aquifalc” e il motto “l’aquila e il falcone volano insieme”, esprimono l’auspicio, come ha spiegato il prof. Giovanni Ferri, docente di economia all’Università di Bari e direttore del progetto, che “anche due volatili fieri come l’aquila (emblema dell’Albania) e il falcone (laddove il falcone federiciano rappresenta la Puglia, la regione che da sempre funge da ponte dell’altra terra con il Bel Paese) si ritrovino in una convivenza mutuamente vantaggiosa”.</p>
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		<title>Lettera di un immigrato</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2008 10:54:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrati e Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrati e accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrati e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrati in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Razzismo, Intolleranza]]></category>

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		<description><![CDATA[La lettera che segue ci è stata spedita da uno studente immigrato che ci racconta la sua storia. La storia racconta delle vicissitudini del protagonista dal suo arrivo in Italia, il paese dove sperava di costruire i propri sogni che si e&#8217; rivelato il paese che glieli ha distrutti al punto di farlo ritornare in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La lettera che segue ci è stata spedita da uno studente immigrato che ci racconta la sua storia. La storia racconta delle vicissitudini del protagonista dal suo arrivo in Italia, il paese dove sperava di costruire i propri sogni che si e&#8217; rivelato il paese che glieli ha distrutti al punto di farlo ritornare in patria.<span id="more-129"></span></p>
<p align="justify"><strong>Vi lascio popolo italiano. Vi saluto e vi auguro ogni bene, stammi bene Italia, puo&#8217; essere che ci vediamo.  </strong></p>
<p>Mi sono laureato pochi mesi fa con un buon voto, e contavo di restare qui. Sono un ragazzo extracomunitario, non conta da dove. Subito dopo la laurea ho trovato un lavoro. Peccato che il titolare mi chiedeva 12 mila euro in nero per regolarizzare la mia posizione, per convertire il mio permesso di soggiorno da studio in lavoro. Praticamente dovrei fare il schiavo per un anno, per conquistare un diritto che secondo la legge mi appartiene già. Io non accetto, non posso.</p>
<p>Questa volta passo la mano. Ho amato il vostro paese: le belle chiese(anche se ho un&#8217;altra religione), il buon vino, le ragazze carine e i vostri intellettuali. Ho visto un concerto di Ligabue, all’occorrenza ho donato sangue, ho lavorato come barista – in nero &#8211; e leggo La gazzetta dello sport ogni giorno. Ma non è più vivibile, non per me. In questi cinque anni che ho passato qui mi hanno dato del tutto : stupratore, ladro, ricettatore, assassino, violentatore, lavavetri, pezzo di merda, bingo-bongo, zingaro, negro, e altro che adesso non ricordo. Ma io non ho mai rubato oppure ucciso oppure stuprato.</p>
<p align="justify">A Bergamo dei naziskin o neofascisti o non so cosa mi hanno picchiato a sangue per via del colore della mia pelle. Ma non ho mai odiato tutti i bergamaschi per questo. Non posso. Mi hanno accusato di “ essere senza fissa dimora e di vivere di cose oscure e di essere disoccupato” quando studiavo, e quando ho cominciato a lavorare mi criticavano perché “rubo il lavoro agli italiani.” Assurdo.</p>
<p>Lascio la questura che non ha ancora rinnovato il mio permesso di soggiorno. Sentite questa : ho presentato tutti i documenti in Giugno 2007 e mi hanno dato un appuntamento per il 31 marzo 2009, alle 12.41. Chiedete al vostro ministro degli interni, lui può spiegarvi la situazione.</p>
<p>Vi lascio dunque, anche se il belpaese rimarrà nel mio cuore. Ma, se mi posso permettere, state attenti. Indietro nella storia avete una brutta esperienza, quella delle leggi razziali. Per favore, leggete la storia e poi un quotidiano o un notiziario, e forse capirete che è lo stesso odio ceco, e io temo che questa sia ai confini della civiltà e della democrazia.</p>
<p>Rubo le parole di una canzone per dirvi che Vi ho voluto bene, adesso vado, sono stato un extracomunitario avevo un sogno una speranza arrivederci Italia addio…</p>
<p align="justify"><strong>Con sommo dispiacere<br />
Uno qualsiasi.</strong></p>
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