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	<title>Portale Solidale &#187; Immigrazione, Minoranze</title>
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	<description>Seleziona ed archivia articoli relativi alle ONLUS ed alle iniziative cattoliche e solidali.</description>
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		<title>Andrea Camilleri sulla campagna cittadinanza</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 15:41:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrati e accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrati e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione, Minoranze]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube-nocookie.com/embed/Lrhv5WM4UV4?rel=0" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
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		<title>Ordigno esplosivo a Caulonia!</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 18:48:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[3° settore]]></category>
		<category><![CDATA[Cooperative sociali di tipo "B"]]></category>
		<category><![CDATA[Cooperazione sviluppo, Aiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrati e accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrati e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Impresa sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Mafie]]></category>
		<category><![CDATA[Movimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Razzismo, Intolleranza]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; presumibilmente un ordigno ad essere stato fatto esplodere davanti all&#8217;ingresso del locale che GOEL stava predisponendo come laboratorio d&#8217;inserimento lavorativo per gli immigrati rifugiati politici presenti nei propri progetti di accoglienza. Il Gruppo Cooperativo GOEL (www.goel.coop) gestisce diversi progetti di accoglienza di rifugiati politici e di minori stranieri non accompagnati insieme al Comune di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; presumibilmente un ordigno ad essere stato fatto esplodere davanti all&#8217;ingresso del locale che GOEL stava predisponendo come laboratorio d&#8217;inserimento lavorativo per gli immigrati rifugiati politici presenti nei propri progetti di accoglienza.</p>
<p><span id="more-1807"></span></p>
<p align="justify">Il <strong>Gruppo</strong><strong> </strong><strong>Cooperativo</strong><strong> </strong><strong>GOEL</strong> (<span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.goel.coop/">www.goel.coop</a></span></span>) gestisce diversi progetti di accoglienza di <em>rifugiati</em><em> </em><em>politici</em><em> </em><em>e</em><em> </em><em>di</em><em> </em><em>minori</em><em> </em><em>stranieri</em> non accompagnati insieme al Comune di <em>Caulonia</em> e ad altri Comuni della Locride. Il locale danneggiato è situato proprio a Caulonia, ed era stato affittato da GOEL con l&#8217;intenzione di avviare un ristorante multietnico dove preparare e inserire al lavoro gli ospiti dei progetti di accoglienza. Proprio in questi giorni si stava predisponendo il locale per un&#8217;imminente apertura. Il presunto <strong>ordigno</strong> è stato fatto esplodere immediatamente davanti l&#8217;ingresso principale, causando notevoli danni. Sono prontamente intervenuti ieri sul posto i Carabinieri che hanno già avviato le indagini.</p>
<p align="justify">Non sono noti moventi e destinatari di questo gesto assurdo e vigliacco; indipendentemente da quali siano stati gli intenti, il Gruppo Cooperativo <span style="text-decoration: underline;"><strong>GOEL</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>si</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>sente</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>comunque</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>ancor</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>di</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>più</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>motivato</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>a</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>continuare</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>nel</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>proprio</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>percorso</strong></span> di legalità, giustizia sociale e sviluppo sostenibile:</p>
<ul>
<li>
<p align="justify">continuerà con forza le attività di <strong>accoglienza</strong><strong> </strong><strong>degli</strong><strong> </strong><strong>immigrati</strong>, per sottrarli al controllo della malavita e guadagnarli all&#8217;integrazione e allo sviluppo;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">incrementerà le attività di “<strong>GOEL</strong><strong> </strong><strong>Bio</strong>” (<span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.goel.coop/bio">www.goel.coop/bio</a></span></span>), per creare un mercato locale degli agrumi che premi gli agricoltori che si oppongono alla &#8216;ndrangheta e ai torbidi mercati di sfruttamento;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">diffonderà nelle regioni settentrionali le iniziative di contrasto all&#8217;infiltrazione criminale che da alcuni anni vengono portate avanti attraverso l&#8217;<strong>Alleanza</strong><strong> </strong><strong>con</strong><strong> </strong><strong>la</strong><strong> </strong><strong>Locride</strong><strong> </strong><strong>e</strong><strong> </strong><strong>la</strong><strong> </strong><strong>Calabria</strong> contro la &#8216;ndrangheta e le massonerie deviate (<span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.goel.coop/alleanza">www.goel.coop/alleanza</a></span></span>);</p>
</li>
<li>
<p align="justify">persisterà a ignorare e disprezzare le regole non scritte che la &#8216;ndrangheta impone a livello sociale ed economico.</p>
</li>
</ul>
<p align="justify">Molti sono gli atti di violenza e intimidazione mafiose succedutesi nella Locride e in Calabria negli ultimi giorni. GOEL manifesta <em>piena</em><em> </em><em>fiducia</em> nelle forze dell&#8217;ordine e nella magistratura antimafia, brillantemente impegnate nel contrasto alla &#8216;ndrangheta nella Locride. Questo sforzo locale va però ulteriormente sostenuto dal <strong>Governo</strong><strong> </strong><strong>centrale</strong>, che deve a sua volta irrobustirlo con ogni mezzo (normativa, organici, strumenti, risorse). Tra crisi e federalismo fiscale, se la &#8216;ndrangheta non viene urgentemente annientata per la Calabria sarà definitivamente preclusa la via allo sviluppo!</p>
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		<title>Firenze: Oggi lutto cittadino</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 07:46:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrati e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrati in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione, Minoranze]]></category>
		<category><![CDATA[Società Civile]]></category>

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		<description><![CDATA[Firenze si stringe alla comunità senegalese per i drammatici fatti di piazza Dalmazia e del mercato di San Lorenzo Oggi, 14 dicembre, è stato proclamato il lutto cittadino. Lo ha deciso il sindaco Matteo Renzi dopo i gravi fatti avvenuti in giornata a Firenze. In occasione del lutto, si inviano “i lavoratori ad osservare un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Firenze si stringe alla comunità senegalese per i drammatici fatti di piazza Dalmazia e del mercato di San Lorenzo</div>
<p><img src="http://press.comune.fi.it/templates/press.comune.fi.it/img_virtual_cm/1/cm_obj_24201.gif" alt="" width="200px" align="left" /></p>
<p>Oggi, 14 dicembre, è stato proclamato il lutto cittadino. Lo ha deciso il sindaco Matteo Renzi dopo i gravi fatti avvenuti in giornata a Firenze.<br />
In occasione del lutto, si inviano “i lavoratori ad osservare un minuto di silenzio all’inizio di ogni turno; gli esercizi commerciali ad abbassare le saracinesche per 10 minuti, da mezzogiorno, orario della prima sparatoria; i pub e i bar ad interrompere le loro attività delle 23.30 alle 23.40; le scuole a promuovere, in accordo con le autorità scolastiche competenti, autonomi momenti di riflessione e di approfondimento sul tema del razzismo; e la cittadinanza ad esprimere il proprio cordoglio e ad essere vicina alla comunità senegalese così duramente colpita.<br />
Il sindaco ha fatto annullare tutte le cerimonie pubbliche previste per domani. Anche il mercatino della solidarietà di San Lorenzo ha posticipato di un giorno l’apertura in segno di lutto.</p>
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		<title>CRESCONO DEL 17% LE DOMANDE DI ASILO NEI PAESI INDUSTRIALIZZATI NEL PRIMO SEMESTRE DEL 2011</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 22:52:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrazione, Minoranze]]></category>
		<category><![CDATA[Politica e sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche Sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[GINEVRA, 18 ottobre 2011 (UNHCR) – Un rapporto pubblicato oggi dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) evidenzia un incremento del 17% nelle domande di asilo presentate nei paesi industrializzati durante i primi sei mesi del 2011. La maggior parte dei richiedenti provengono da paesi con una lunga tradizione di esodo. Secondo il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>GINEVRA, 18 ottobre 2011 (UNHCR) – Un rapporto pubblicato oggi dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) evidenzia un incremento del 17% nelle domande di asilo presentate nei paesi industrializzati durante i primi sei mesi del 2011. La maggior parte dei richiedenti provengono da paesi con una lunga tradizione di esodo.</p>
<p><span id="more-1763"></span></p>
<p>Secondo il rapporto dell’UNHCR &#8211; Asylum Levels and Trends in Industrialized Countries, primo semestre 2011 – dal 1 gennaio al 30 giugno 2011 sono state presentate 198.300 domande di asilo, rispetto alle 169.300 relative allo stesso periodo dell’anno precedente.</p>
<p>Considerando che le domande di asilo normalmente raggiungono il picco nella seconda metà dell’anno, le proiezioni dell’UNHCR indicano che alla fine del 2011 potremmo arrivare a 420.000 domande, il totale più alto in otto anni.</p>
<p>Fino ad ora, le crisi che hanno comportato esodi maggiori nel 2011 riguardano l’Africa occidentale, il Nord Africa e il Corno d’Africa. Il rapporto evidenzia infatti un incremento nelle domande di asilo provenienti da cittadini di Tunisia, Costa d’Avorio e Libia (rispettivamente 4.600, 3.300 e 2.000) ma complessivamente l’impatto di questi eventi sulle domande di asilo è stato limitato.</p>
<p>Considerati in blocco i 44 paesi interessati dalla raccolta dati, i principali paesi di origine dei richiedenti asilo rimangono stabili rispetto agli anni precedenti: Afghanistan (15.300 domande), Cina (11.700), Serbia [e Kosovo] (10.300), Iraq (10.100) e Iran (7.600).</p>
<p>“Il 2011 è stato un anno di movimenti forzati di popolazioni come nessun altro da quando sono Alto Commissario,” ha affermato l’Alto Commissario per i Rifugiati António Guterres. “L’impatto di queste crisi sul numero di domande di asilo nei paesi industrializzati sembra essere stato fino ad ora minore di quanto potevamo aspettarci, dato che la maggior parte di coloro che sono fuggiti si sono riversati nei paesi confinanti. Ciò nonostante siamo riconoscenti nei confronti dei paesi industrializzati per aver continuato a rispettare il diritto delle persone di presentare domanda di asilo ed essere audite.”</p>
<p>A livello continentale, l’Europa ha registrato il numero più alto di domande di asilo pari al 73% di tutte le quelle presentate nei paesi industrializzati. Solo in Australia si è registrato un declino – 5.100 domande rispetto alle 6.300 dell’anno precedente.</p>
<p>A livello di singoli paesi, gli Stati Uniti hanno ricevuto più domande di qualsiasi altro paese industrializzato (36.400), seguiti da Francia (26.100), Germania (20.100), Svezia (12.600) e Regno Unito (12.200). La regione nordica è stata la sola a registrare un calo delle domande in Europa. In Italia sono state registrate, durante il primo semestre del 2011, 10.860 domande di asilo. L’incremento del 102% rispetto allo stesso periodo di riferimento dell’anno precedente è dovuto all’arrivo via mare di richiedenti asilo in fuga dal Nord Africa. Nel frattempo le domande sono più che raddoppiate in Asia Nord-orientale  - con 1.300 domande presentate in Giappone e Corea del Sud rispetto alle 600 della prima metà del 2010.</p>
<p>Il rapporto non fornisce informazioni su quante domande di asilo si siano poi effettivamente tradotte in concessione di protezione internazionale, né tantomeno i risultati possono rappresentare un indicatore dei movimenti migratori. Il rapporto ‘Asylum Levels and Trends in Industrialized Countries, First Half 2011’ integra il rapporto statistico annuale dell’UNHCR Global Trends Report, pubblicato nel giugno di ogni anno e che quest’anno ha evidenziato come l’80 per cento dei rifugiati del mondo si trovi nei paesi in via di sviluppo.</p>
<p>E’ possibile scaricare ‘Asylum Levels and Trends in Industrialized Countries, First Half 2011’ qui: <a title="" href="http://www.unhcr.it/news/dir/91/studi-e-ricerche.html%20" target="_blank">http://www.unhcr.it/news/dir/91/studi-e-ricerche.html</a></p>
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		</item>
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		<title>Immigrazione, un romeno su due vuole tornare a casa</title>
		<link>http://www.portale-solidale.it/immigrazione-un-romeno-su-due-vuole-tornare-a-casa/</link>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 21:31:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrati in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione, Minoranze]]></category>
		<category><![CDATA[Integrazione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Romania]]></category>
		<category><![CDATA[romeno]]></category>

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		<description><![CDATA[Un romeno su due (49%) tra quanti vivono e lavorano in Italia vorrebbe tornare in Patria. La percentuale sale al 71% tra coloro che in Romania hanno lasciato gli affetti. Ma ad ostacolare la prospettiva del rientro c’è la convinzione (oltre l’85%) che trovare lavoro in Romania sia ancora difficilissimo. Sono i risultati di un’indagine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un romeno su due (49%) tra quanti vivono e lavorano in Italia vorrebbe tornare in Patria. La percentuale sale al 71% tra coloro che in Romania hanno lasciato gli affetti. Ma ad ostacolare la prospettiva del rientro c’è la convinzione (oltre l’85%) che trovare lavoro in Romania sia ancora difficilissimo.</p>
<p><span id="more-1753"></span></p>
<p>Sono i risultati di un’indagine realizzata dalle <strong>Acli</strong> nell’Ambito del progetto “<strong>Medit</strong>”, presentata questa mattina presso l’Accademia di Romania. Promosso dall’Agenzia nazionale per l’occupazione della Romania (<strong>Anofm</strong>), insieme con l’Ente di formazione professionale delle Acli (<strong>Enaip</strong>), Medit è un “modello di cooperazione transnazionale” volto a favorire il “rientro produttivo” dei lavoratori romeni, per reinserirli nel mercato del lavoro valorizzando le esperienze e le competenze acquisite in Italia.</p>
<p>Per il presidente nazionale delle Acli e dell’Enaip, <strong>Andrea Olivero</strong>: «Siamo di fronte ad un salto di qualità importante nell’intera gestione dei processi migratori, il passaggio dall’idea della migrazione all’idea della mobilità dei lavoratori all’interno dell’Unione europea. Dalla logica della necessità, spesso drammatica, alla logica della libertà e delle opportunità per i lavoratori e le loro famiglie».</p>
<p><strong>Primo lavoro come colf per più di due donne su tre<br />
</strong>I Romeni sono il primo gruppo nazionale per numero di presenze in Italia. 968.576 secondo l’ultimo dato Istat, il 21% sul totale degli stranieri. L’indagine quantitativa realizzata dall’Istituto di ricerca delle Acli (Iref) ha coinvolto tramite questionario 1200 lavoratori romeni residenti in Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lazio e Puglia. Per quasi due donne su tre (64%) tra quelle intervistate, la prima esperienza di lavoro all’estero ha coinciso con un’occupazione nel settore del lavoro domestico e dell’assistenza familiare. Al contrario, <strong>per gli uomini è stato il settore dell’edilizia a rappresentare il primo sbocco professionale (42%)</strong>. Quasi due intervistati su tre avevano già un lavoro in Romania prima di venire a cercare fortuna in Italia.</p>
<p><strong>L’occupazione irregolare con condizione transitoria<br />
</strong>La percentuale di individui occupati con un regolare contratto è di poco inferiore al 60%. <strong>Coloro che dichiarano di lavorare “in nero”, senza contratto, sono il 18%</strong>. Una quota che cala nettamente tra le persone che sono in Italia da più tempo (dal 32% di chi è arrivato in Italia dopo il 2009 al 9% di chi è arrivato pima del 2000). Significativa è anche la quota di persone attualmente disoccupate (con o senza cassa integrazione), pari al 19%.</p>
<p><strong>Salari: in media mille euro al mese, 850 euro per le donne<br />
</strong>Il reddito medio dichiarato dai lavoratori medi intervistati è di <strong>1.000 euro</strong>, con forti differenze però tra uomini e donne. I primi possono vantare un salario medio mensile di 1.250 euro, le secondo di soli 850 euro. Differenze significative si riscontrano anche analizzando i dati per settori economici d’impiego: a fronte dei 750 euro al mese di chi lavora in agricoltura, si hanno i 1.400 euro di chi è impiegato nell’edilizia. Altra variabile significativa è la regione di residenza. Chi lavora nel Meridione è penalizzato rispetto a chi è occupato nelle regioni del Nord: tra Puglia e Friuli Venezia Giulia ci sono 500 euro di differenza.</p>
<p>Il denaro rappresenta un forte incentivo alla permanenza in Italia. Sollecitata ad esprimere il motivo per il quale vive in Italia, la maggior parte degli intervistati (72%) risponde che in Italia guadagna di più. Strettamente collegata a questo elemento è anche l’opinione di coloro che dichiarano che la permanenza in Italia è dovuta alla migliore qualità della vita (52%) e alle migliori condizioni di lavoro (49%).</p>
<p><strong>Il rientro in Romania<br />
</strong>Sebbene la prospettiva del rientro in Patria non appaia immediatamente vantaggiosa da un punta di vista economico, una parte rilevante dei lavoratori (49%) esprime tuttavia il desiderio di tornare a vivere in Romania in futuro. Ad abbracciare con maggior forza la prospettiva di rientro sono inoltre le persone che mantengono legami affettivi con il proprio paese d’origine: tra coloro che hanno un partner che vive ancora in Romania, la percentuale sale infatti al 71%. L’intenzione di tornare definitivamente in Romania è alta (71%) soprattutto tra coloro che già oggi tornano frequentemente nel proprio paese.</p>
<p>Ad ostacolare la prospettiva del rientro in Romania incidono comunque diversi fattori. <strong>Le richieste economiche per il rientro continuano ad essere abbastanza superiori alle possibilità attualmente presenti sul mercato del lavoro romeno</strong>. I lavoratori adulti, nel pieno della propria vita professionale in Italia, sarebbero disposti a tornare per un reddito mensile intorno ai 1500 euro. Gli under 35 si accontenterebbero di uno stipendio di 1.200 euro. I più anziani tornerebbero anche per meno di 1.000 euro.</p>
<p>Oltre l’85% degli intervistati ritiene poi che trovare lavoro in Romania sia ancora difficile, se non difficilissimo. Eppure la percentuale di quanti dichiarano di conoscere bene la reale situazione dell’economia del proprio paese scende al 58%. Sorge il dubbio che queste opinioni possano essere ricondotte, almeno in parte, a un pregiudizio nei confronti del proprio paese d’origine. Il progetto Medit muove proprio dalla <strong>necessità di colmare il deficit d’informazione rispetto alle reali opportunità offerte dalla Romania ai lavoratori che mostrano il desiderio di tornare</strong>.</p>
<p>La metà dei romeni intervistati manifesta ad esempio un <strong>interesse all’ipotesi di aprire un’attività autonoma in Romania</strong>, usando le forme di sostegno previste dal Governo. Eppure solo uno su cinque (21%) sa che ci sono uffici che aiutano le persone che decidono di tornare in Romania. Il 58% del campione considera i servizi per il rientro assistito una risorsa importante. La prima informazione richiesta (49%) è quella sui posti di lavoro disponibili. Il progetto messo in campo dall’Agenzia nazionale per l’occupazione della Romania (Anofm), insieme con l’Ente di formazione professionale delle Acli (Enaip) mira appositamente a costruire un modello di servizio congiunto tra i servizi per l’occupazione dei due paesi, sostenuto da <strong>una piattaforma tecnologica di comunicazione per lo scambio di dati e informazioni</strong>.</p>
<div><em>(<a href="http://www.acli.it/images/documenti/iniziative/REPORT_SURVEY_MEDIT27.09.2011.pdf" target="_blank">scarica la ricerca integrale</a>) </em></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>VINO: COLDIRETTI, LA VENDEMMIA 2011 SALVATA DA 30MILA IMMIGRATI</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 15:07:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrati e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrati in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel distretto del prosecco immigrati di 53 nazionalita’ La vendemmia 2011 in Italia è salva grazie all’impegno di 30mila lavoratori stranieri che garantiscono la raccolta delle uve destinate ai piu’ pregiati vini di qualità dal Brunello di Montalcino al Barbaresco fino al Prosecco nel cui distretto lavorano addirittura immigrati di ben 53 differenti nazionalità da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Nel distretto del prosecco immigrati di 53 nazionalita’</strong></p>
<p>La vendemmia 2011 in Italia è salva grazie all’impegno di 30mila lavoratori stranieri che garantiscono la raccolta delle uve destinate ai piu’ pregiati vini di qualità dal Brunello di Montalcino al Barbaresco fino al Prosecco nel cui distretto lavorano addirittura immigrati di ben 53 differenti nazionalità da 4 diversi continenti. E’ quanto emerge da una analisi sulla vendemmia “multietnica” attualmente in corso lungo tutto lo stivale e si prevede quest’anno di buona qualità e contenuta su una produzione di 44-45 milioni di ettolitri. “Nel corso degli anni è cresciuta la presenza tra i filari dei lavoratori stranieri che sono diventati una componente indispensabile dei principali distretti vitivinicoli nazionali dove senza di loro la produzione sarebbe a rischio” ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini. Oggi nei territori di coltivazione dei vigneti destinati alla piu’ prestigiose etichette convivono e lavorano intere comunità di persone di diversa nazionalità.<br />
<span id="more-1734"></span><br />
Se nelle vigne destinate alla produzione del Prosecco a prevalere è la presenza di lavoratori polacchi, in quelle destinate alla produzione del Barolo &#8211; continua la Coldiretti &#8211; si affermano i macedoni mentre in Lombardia per la Bonarda dell’Oltrepo’ pavese la leadership è dei romeni che insieme ai polacchi operano in maggioranza anche nei vigneti delle “bollicine“ del Franciacorta. In Toscana per il Brunello di Montalcino sono i maghrebini, in particolare i tunisini, a dare il contributo nel garantire l’integrità delle uve. E, infine, nelle colline dei Castelli romani, in mezzo agli studenti che rappresentano la maggioranza degli assoldati per la vendemmia, sono gli immigrati dell’est europeo a lavorare nella raccolta delle uve che danni il Frascati. Il risultato è che quasi il 15 per cento dei 210mila lavoratori impegnati nella raccolta delle uve è straniero.</p>
<p>La presenza di lavoratori stranieri – prosegue la Coldiretti &#8211; contribuisce peraltro in misura significativa al ringiovanimento delle campagne in quanto si tratta spesso di lavoratori con una età di molto inferiore a quella media dei settore. A questo si aggiunge anche il ruolo nei confronti dello spopolamento dei centri minori spesso collegati ad importanti attività vitivinicole.</p>
<p>Il coinvolgimento degli stranieri nella vendemmia è la premessa indispensabile al successo del vino italiano a livello nazionale e nel mondo dove ha conquistato il ruolo di simbolo dell’ intero Made in Italy e nel 2011 &#8211; stima la Coldiretti &#8211; potrebbe raggiungere il record storico di 4 miliardi di export per un fatturato totale di quasi 8 miliardi.  Le esportazioni di vino italiano nonostante la crisi sono aumentate del 15 per cento nei primi cinque mesi dell’anno, sulla base dei dati Istat. L’aumento – sottolinea la Coldiretti &#8211; è il risultato di una crescita del 12 per cento nei paesi dell’Unione Europea e del 21 per cento negli Stati Uniti che sono i punti di riferimento storici. Straordinarie però &#8211; precisa la Coldiretti &#8211; sono soprattutto  le performance sui mercati emergenti come la Russia che registra un balzo del 44 per cento e la Cina dove le spedizioni di vino Made in Italy sono piu’ che raddoppiate (+126 per cento) e la domanda si è fatta economicamente consistente. Si tratta di una ottima premessa per la vendemmia in corso iniziata nel nord con un anticipo fino a due settimane, nelle regioni del centro &#8211; sottolinea la Coldiretti &#8211; è anticipata in media di una settimana mentre nel mezzogiorno è piu’ o meno nella norma. Fino ad ora le condizioni delle uve &#8211; continua la Coldiretti &#8211; sono in generale molto buone per  effetto del caldo in primavera e dell&#8217;estate che ha garantito un&#8217;ideale alternanza fra temperature nella fase di maturazione.  Il 60 per cento della produzione nazionale destinata &#8211; conclude la Coldiretti &#8211; a vini di qualità con ben 511 vini a denominazione di origine controllata (Doc), controllata e garantita (Docg) e a indicazione geografica tipica (332 vini Doc, 60 Docg e 119 Igt).</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Voto immigrati, dalla Giunta parere positivo a proposta di legge</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2011 23:11:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrati e accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrati in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche Sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Emilia-Romagna ha condiviso una proposta di legge sul voto alle elezioni locali. Capofila del progetto la Toscana. Estensione dell’elettorato passivo e attivo (e, dunque, la possibilità di eleggere ma anche essere eletti) a tutti gli stranieri e apolidi, dai consigli di Quartiere alle Regioni. La giunta regionale dell’Emilia-Romagna ha condiviso una proposta di legge in materia di voto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;Emilia-Romagna ha condiviso una proposta di legge sul voto alle elezioni locali. Capofila del progetto la Toscana.</strong></p>
<p><strong>Estensione dell’elettorato passivo e attivo</strong> (e, dunque, la possibilità di eleggere ma anche essere eletti) a tutti gli <strong>stranieri</strong> e <strong>apolidi</strong>, dai consigli di Quartiere alle <strong>Regioni</strong>. La giunta regionale dell’Emilia-Romagna ha condiviso una proposta di legge in materia di voto agli immigrati; capofila del progetto, la Regione Toscana. Se la proposta di legge entrasse in vigore nel corso del 2012, i potenziali beneficiari del diritto di voto in Emilia-Romagna sarebbero non meno di <strong>250.000 persone</strong>.<br />
<span id="more-1676"></span><br />
La Regione, ha ricordato l&#8217;assessore alle Politiche sociali Teresa Marzocchi, in base al proprio <strong>Statuto</strong>(articolo 2, comma 1), persegue l’obiettivo di assicurare “nell&#8217;ambito delle facoltà che le sono costituzionalmente riconosciute, il diritto di voto degli immigrati residenti”. La legge regionale 5 del 2004 (articolo <img src='http://www.portale-solidale.it/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> stabilisce inoltre che la Regione, per promuovere un’effettiva partecipazione e il protagonismo dei cittadini stranieri immigrati nella definizione delle politiche pubbliche, “favorisce la realizzazione di percorsi a livello locale, con particolare attenzione all&#8217;equilibrio di genere e alle aree di provenienza e con particolare riferimento a forme di presenza nei Consigli degli Enti locali, di rappresentanti di immigrati e, ove consentito, all’estensione del diritto di voto degli immigrati”.</p>
<p>La proposta di legge che ha avuto parere positivo dalla giunta regionale dell’Emilia-Romagna riguarda in sostanza la <strong>ratifica del capitolo C della Convenzione di Strasburgo</strong> (febbraio 1992), sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale, e la delega al governo a emanare un decreto legislativo per il riordino della normativa in tema di elettorato attivo e passivo e di liste elettorali, nel rispetto di alcuni principi e criteri: i cittadini stranieri e gli apolidi residenti in Italia hanno diritto di elettorato attivo e passivo per le <strong>elezioni locali</strong>; è<strong>necessaria la residenza da almeno 5 anni</strong>, la <strong>titolarità della carta di soggiorno</strong> o di permesso di soggiorno, e l’assenza delle condizioni previste come causa di esclusione del cittadino italiano dall’elettorato.</p>
<p>Per elezioni locali si intendono le consultazioni per l’elezione del consiglio comunale e del sindaco, consiglio provinciale e presidente della provincia, consiglio regionale e presidente della giunta regionale (dove sia prevista l’elezione diretta). In base al disegno di legge il diritto di elettorato vale inoltre per le circoscrizioni di decentramento comunale, e per ogni altro organo elettivo a suffragio popolare istituito da statuti di Comuni, Province e Regioni.</p>
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		<title>L&#8217;immigrato non ruba lavoro</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2011 16:51:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrati e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni nel mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno studio sugli Stati Uniti tra il 2000 e il 2007 mostra effetti controintuitivi di Gianmarco Ottaviano, ordinario di economia politica alla Bocconi Delocalizzazione e immigrazione sono spesso ritenute responsabili della distruzione di posti di lavoro nei settori manifatturieri in Italia. Tuttavia, mentre la contrazione di questi settori negli ultimi decenni è innegabile, valutare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><strong>Uno studio sugli Stati Uniti tra il 2000 e il 2007 mostra effetti controintuitivi</strong></p>
</div>
<div id="art_opi_aut"><strong><em>di Gianmarco Ottaviano, ordinario di economia politica alla Bocconi</em></strong></div>
<div id="art_testo">
<p>Delocalizzazione  e immigrazione sono spesso ritenute responsabili della distruzione di  posti di lavoro nei settori manifatturieri in Italia. Tuttavia, mentre  la contrazione di questi settori negli ultimi decenni è innegabile,  valutare la responsabilità della globalizzazione è difficile. Da un  lato, la delocalizzazione dei processi produttivi o l’impiego di  immigrati per svolgerli riduce direttamente il numero di posti  disponibili per i lavoratori italiani. Dall’altro, la riduzione di costi  associata a queste forme di riorganizzazione promuove la competitività  delle imprese, che a loro volta possono generare nuovi posti di lavoro  anche per i lavoratori italiani. L’effetto netto dipende da svariati  fattori, anche istituzionali, tra cui non solo la flessibilità del  mercato del lavoro e del prodotto, ma anche la capacità di reinventare  l’organizzazione e la divisione dei compiti all’interno dell’impresa.<span id="more-1620"></span></p>
<div>Per meglio capire come gestire efficacemente queste sfide e  opportunità sarebbero di straordinaria importanza analisi empiriche  comparate a livello internazionale in grado di evidenziare i punti di  forza e di debolezza dei vari sistemi paese. In attesa di tali analisi,  per ora indisponibili, lo stato del dibattito può essere esemplificato  da un recente studio effettuato negli Stati Uniti su 58 settori  manifatturieri dal 2000 al 2007 (Ottaviano, Peri, Wright, Immigration, offshoring and American jobs, National Bureau of Economic Research, working paper No. 16439, Cambridge, Mass., 2010).</div>
<div>Lo studio tiene dovuto conto di un fatto noto ma spesso  dimenticato, e cioè che, come gli altri paesi occidentali, anche gli  Stati Uniti hanno conosciuto nelle ultime decadi un calo strutturale  dell’occupazione manifatturiera, dovuto alla transizione da un’economia  industriale a un’economia di servizi, che quindi poco ha a che fare con  la globalizzazione di per sé. In quest’ottica, la domanda giusta da  porsi è se i settori manifatturieri più esposti a delocalizzazione o  immigrazione abbiano perso più o meno posti di lavoro per americani  rispetto agli altri settori.</div>
<div>Secondo lo studio, la delocalizzazione ha ridotto la quota di posti  di lavoro per americani e immigrati, mentre l’immigrazione ha sì  intaccato la quota di posti di lavoro delocalizzati, ma senza avere  effetti significativi sulla quota di posti di lavoro per americani. In  termini di mansioni svolte, la delocalizzazione ha spinto i lavoratori  americani verso mansioni in media più complesse e meno routinarie e gli  immigrati verso mansioni meno complesse e più routinarie. Al contrario,  l’immigrazione non sembra aver avuto effetti rilevanti sul tipo di  mansioni svolte dai lavoratori americani. Guardando, tuttavia, ai  livelli di occupazione, invece che alle quote, la delocalizzazione non  ha avuto alcun effetto rilevante sul numero di posti di lavoro per  americani mentre l’immigrazione sembra aver avuto su di essi un piccolo  impatto positivo. Questo testimonia l’effettiva esistenza di un effetto  positivo della delocalizzazione e dell’immigrazione sulla competitività  delle imprese, manifestatosi in un’espansione relativa dell’occupazione  di lavoratori americani nei settori più esposti a tali fenomeni.</div>
<div>Nel loro insieme questi risultati indicano che, specializzandosi  nelle mansioni meno complesse, gli immigrati hanno ridotto la gamma di  mansioni delocalizzate senza influenzare granché il livello di  occupazione e il tipo di mansioni dei lavoratori americani. I lavoratori  all’estero, invece, hanno sottratto mansioni di complessità intermedia  ai lavoratori americani, spingendoli verso mansioni più complesse e meno  routinarie. Ciononostante, l’effetto positivo della delocalizzazione  sulla competitività e la capacità di espansione delle imprese ha più che  indirettamente neutralizzato qualunque effetto negativo sul livello  complessivo di occupazione dei lavoratori americani.</div>
<div>Questo è quanto è successo negli Stati Uniti dal 2000 al 2007. Se  sia accaduto o possa accadere anche in economie meno flessibili (dentro  l’impresa e fuori da essa) come quelle dell’Italia e di altri paesi  dell’Europa continentale, è ad oggi una questione aperta.</div>
</div>
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		<title>&#8220;Dossier 1991-2010: per una cultura dell&#8217;altro&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 16:16:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrazione, Minoranze]]></category>
		<category><![CDATA[Religioni e Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[caritas italiana]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[mondo del lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[statistica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il primo Rapporto sull&#8217;Immigrazione Caritas-Migrantes, di cui quest&#8217;anno si ripropone la copertina, venne pubblicato nel 1991, e l&#8217;edizione 2010, vent&#8217;anni dopo, rappresenta una ricorrenza speciale riassumibile con il motto: &#8220;Dossier 1991-2010: per una cultura dell&#8217;altro&#8221;. I 50 capitoli, articolati a diversi livelli (internazionale, nazionale e regionale), con il supporto della più ampia documentazione statistica e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Il  primo Rapporto sull&#8217;Immigrazione <strong>Caritas-Migrantes</strong>, di cui quest&#8217;anno  si ripropone la copertina, venne pubblicato nel 1991, e l&#8217;edizione 2010,  vent&#8217;anni dopo, rappresenta una <strong>ricorrenza speciale</strong> riassumibile con il motto: &#8220;Dossier 1991-2010: per una cultura dell&#8217;altro&#8221;.</div>
<p><span id="more-1552"></span></p>
<div>I  50 capitoli, articolati a diversi livelli (internazionale, nazionale e  regionale), con il supporto della più ampia documentazione statistica e  delle indagini sul campo, affrontano gli aspetti più rilevanti deI  fenomeno migratorio, da quelli socio-economici a quelli culturali e  giuridici. La struttura del volume è quella da tempo consolidata.</div>
<ul>
<li>Introduzione e scheda riepilogativi</li>
<li>II contesto internazionale ed europeo</li>
<li>Flussi migratori e stranieri soggiornanti</li>
<li>Il mondo del lavoro</li>
<li>I contesti regionali</li>
<li>I rifugiati e il sistema di accoglienza</li>
</ul>
<div>Secondo  il Comitato di Presidenza Caritas-Migrantes (mons. Vittoria Nozza per  Caritas Italiana, mons. Giancarlo Perego per la Fondazione Migrantes e  mons. Enrico Feroci per la Caritas diocesana di Roma), pregiudizi e  chiusura sono di ostacolo alla convivenza ed è tempo di rendersi conto  che <strong>integrazione e pari opportunità</strong> vanno di pari passo, in un intreccio di doveri ma anche di diritti.</div>
<div>L&#8217;auspicio  è che vengano superate idee preconcette e si spiani la via ai nuovi  cittadini con i quali l&#8217;Italia deve imparare a camminare verso il  futuro: un orientamento, questo, suggerito sia dall&#8217;analisi sociale, sia  da una cultura autenticamente evangelica.</div>
<div>
<div>Caritas Italiana &#8211; Fondazione Migrantes<br />
Caritas diocesana di Roma</div>
<div>Edizioni Idos<br />
Ottobre 2010<br />
Pagine: 512<br />
Prezzo: € 20,00</div>
</div>
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		<title>Zanotelli: «i Cie sono lager»</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 22:31:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crimini di guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione, Minoranze]]></category>
		<category><![CDATA[Razzismo, Intolleranza]]></category>
		<category><![CDATA[Alex Zanotelli]]></category>
		<category><![CDATA[bandiera]]></category>
		<category><![CDATA[bordo]]></category>
		<category><![CDATA[costa d avorio]]></category>
		<category><![CDATA[lager]]></category>
		<category><![CDATA[programma]]></category>
		<category><![CDATA[ufficio immigrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[«Passate pure sul mio corpo» dice padre Alex Zanotelli, che pur di non permettere il trasferimento di un gruppo di nove migranti dalla Questura di Napoli al Cie di Brindisi, ha deciso di pagare di persona, sfidando un agente che lo ha atterrato. Il racconto di Zanotelli nell&#8217;intervista audio integrale. Agenti armati di manganelli hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>«Passate pure sul mio corpo» dice padre Alex Zanotelli, che pur di non permettere il trasferimento di un gruppo di nove migranti dalla Questura di Napoli al Cie di Brindisi, ha deciso di pagare di persona, sfidando un agente che lo ha atterrato. Il racconto di Zanotelli nell&#8217;intervista audio integrale. </strong><br />
<span id="more-1437"></span><br />
Agenti armati di manganelli hanno caricato mercoledì sera, un centinaio di esponenti del Forum antirazzismo di Napoli, tra cui il missionario comboniano padre Alex Zanotelli, che protestavano davanti all&#8217;Ufficio immigrazione della questura di Napoli, contro il trasferimento nel Centro di identificazione ed espulsione di Brindisi di nove migranti africani, tre dei quali sarebbero minorenni.</p>
<p>I nove ragazzi africani erano stati trovati a bordo della nave &#8220;Vera D&#8221;, battente bandiera liberiana, ed erano saliti a bordo mentre la nave era attraccata in Costa d&#8217;Avorio. Dopo circa una settimana di mare, senza cibo, sono stati scoperti, all&#8217;arrivo nel porto partenopeo.</p>
<p>La questura, dopo aver registrato i migranti, originari della Nigeria e del Ghana, ha deciso di mandare al Centro di identificazione ed espulsione di Brindisi (Cie), i giovani richiedenti asilo. Tutti, anche tre presunti minori.<br />
Padre Zanotelli era in prima linea per impedire il trasferimento dei ragazzi africani. Un poliziotto lo ha aggredito, buttandolo a terra.</p>
<p>A suscitare la protesta sarebbe stata, secondo le accuse dell&#8217;associazione, anche una leggerezza del responsabile dell&#8217;Ufficio Immigrazione della Questura, che avrebbe trattato il caso dei minorenni senza considerare l&#8217;ipotesi, prevista dalla legge, di consegnarli ad una struttura di accoglienza diversa dal Cie.</p>
<p>(Il racconto di padre Alex Zanotelli è stato estratto dal programma radiofonico <a href="http://www.afriradio.it/" target="_blank"><strong>Focus</strong></a>, di Michela Trevisan)</p>
<div>Nigrizia &#8211; 16/04/2010</div>
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