<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Portale Solidale &#187; Inchieste</title>
	<atom:link href="http://www.portale-solidale.it/category/giustizia/inchieste/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.portale-solidale.it</link>
	<description>Seleziona ed archivia articoli relativi alle ONLUS ed alle iniziative cattoliche e solidali.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 23 Jul 2010 16:21:48 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0</generator>
		<item>
		<title>Il 24 Ottobre ad Amantea per una Calabria pulita dai rifiuti pericolos</title>
		<link>http://www.portale-solidale.it/il-24-ottobre-ad-amantea-per-una-calabria-pulita-dai-rifiuti-pericolos/</link>
		<comments>http://www.portale-solidale.it/il-24-ottobre-ad-amantea-per-una-calabria-pulita-dai-rifiuti-pericolos/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 16:55:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inchieste]]></category>
		<category><![CDATA[Movimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Società Civile]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[dichiarazioni]]></category>
		<category><![CDATA[lungomare]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti pericolosi]]></category>
		<category><![CDATA[siti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.portale-solidale.it/?p=1319</guid>
		<description><![CDATA[Il Movimento antimafia “Ammazzateci tutti” e il Comitato civico “Natale De Grazia”, insieme a tutte le altre associazioni promotrici, vi aspettano ad Amantea alla grande manifestazione nazionale del 24 Ottobre per una Calabria pulita dai rifiuti pericolosi. La nostra Calabria è stata avvelenata dalla ‘ndrangheta con tonnellate di rifiuti tossici e radioattivi, celati nel nostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <em><strong>Movimento antimafia “Ammazzateci tutti”</strong></em> e il <strong><em>Comitato civico “Natale De Grazia”</em></strong>, insieme a tutte le altre associazioni promotrici, vi aspettano ad <strong>Amantea</strong> alla grande <strong>manifestazione</strong> nazionale del<strong> 24 Ottobre</strong> per una <strong>Calabria pulita</strong> dai rifiuti pericolosi.<span id="more-1319"></span><br />
La nostra Calabria è stata <strong>avvelenata</strong> dalla ‘ndrangheta con tonnellate di rifiuti tossici e radioattivi, celati nel nostro meraviglioso <strong>mare </strong>o sotterrati nelle nostre splendide<strong> terre</strong>.<br />
Al largo di <strong>Cetraro</strong> è stata individuata una nave inabissata dalla ‘ndrangheta, carica di rifiuti dannosi . E secondo il <strong>pentito</strong> che, per mezzo delle sue dichiarazioni ne ha consentito il <strong>ritrovamento</strong>, molte altre sono <strong>“le navi a perdere”</strong> ancora da individuare e rimuovere al largo delle nostre coste, calabresi e italiane.<br />
Troppi sono i siti, nel nostro <strong>territorio</strong>, in cui è stata accertata la presenza elevatissima di <strong>sostanze tossiche</strong> e radioattive come nella vallata del fiume <strong>Oliva</strong> ad Amantea.<br />
Mentre a <strong>Crotone </strong>molte case, scuole e strade sono state costruite usando materiali densi di scorie tossiche e radioattive.<br />
Forse è già in atto una <strong>catastrofe insanabile </strong>e la contaminazione così elevata del nostro ambiente ha già causato troppi decessi e origina gravi <strong>patologie tumorali.</strong><br />
La ‘ndrangheta insieme ai propri complici, continua a <strong>devastare</strong> i nostri paradisi incontaminati scaricando <strong>“bombe ad orologeria”</strong> ovunque.<br />
<strong>Per questo motivo ci appelliamo a tutti voi, calabresi e italiani che rivendicano un ambiente sano:<br />
vi aspettiamo tutti ad Amantea (CS) sul lungomare dalle ore 09:00 per chiedere a tutte le istituzioni competenti di intervenire con estrema urgenza per l’immediata bonifica dei siti interessati dai rifiuti pericolosi.</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>Movimento &#8220;Ammazzateci tutti&#8221;<br />
<a href="http://www.ammazzatecitutti.org"> www.ammazzatecitutti.org</a></em></strong></p>
<img src="http://www.portale-solidale.it/?ak_action=api_record_view&id=1319&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.portale-solidale.it/il-24-ottobre-ad-amantea-per-una-calabria-pulita-dai-rifiuti-pericolos/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;isola che non c&#8217;è</title>
		<link>http://www.portale-solidale.it/lisola-che-non-ce/</link>
		<comments>http://www.portale-solidale.it/lisola-che-non-ce/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2009 20:08:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[Inchieste]]></category>
		<category><![CDATA[Mafie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.portale-solidale.it/?p=1171</guid>
		<description><![CDATA[Un lavoro da tempo studiato che riteniamo opportuno pubblicare proprio ora che la ricostruzione nell&#8217;aquilano, dopo il forte sisma che ha colpito la zona, aprirà sicuramente importanti sbocchi per le infiltrazioni mafiose negli appalti. La criminalità organizzata, da anni ormai attiva sia nella Marsica che sulle coste abruzzesi,  è sicuramente interessata a non perdere una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font-style: italic;"><strong>Un lavoro da  tempo studiato che riteniamo opportuno pubblicare proprio ora che la  ricostruzione nell&#8217;aquilano, dopo il forte sisma che ha colpito la zona,  aprirà sicuramente importanti sbocchi per le infiltrazioni mafiose  negli appalti. La criminalità organizzata, da anni ormai attiva sia  nella Marsica che sulle coste abruzzesi,  è sicuramente interessata  a non perdere una fonte sicura di guadagno. Il dossier di Libera Informazione  descrive una infiltrazione silenziosa ma profonda, in un tessuto divenuto  crocevia del riciclaggio e del reinvestimento dei proventi illeciti,  ed è un monito per non sottovalutare la pervasività delle mafie, soprattutto  in questo lacerante frangente storico.</strong></p>
<p><span id="more-1171"></span><br />
Quella dell’Abruzzo criminale è la storia di una negazione. È La storia di un’isola felice che isola felice non è, da tempo. O forse lo è, ma solo per le mafie. Cosa nostra, ‘ndrangheta, camorra, sacra corona unita, ma anche le organizzazioni straniere (quelle albanese e cinese in testa) si muovono tra i monti della Marsica e sulla costa da diversi anni. Fanno affari, si infiltrano nell’economia, mettono le mani sugli appalti, costruiscono basi operative per latitanti e per i traffici di droga. Capitali da riciclare, investiti in aziende e immobili (sono ormai 25 i beni confiscati alle mafie nella regione, in ben 15 comuni e in tutte e quattro le province). E ancora la tratta delle bianche, la prostituzione di strada e quella nei locali della costa, l’usura e le estorsioni. L’Abruzzo è la regione dei parchi, è il cuore verde d’Europa, ma è anche terra di ecomafie, che sversano rifiuti tossici nelle lande inabitate della regione. Una regione malata di corruzione: dalla Tangentoli degli anni 90 agli scandali recenti, dai provvedimenti giudiziari che hanno colpito la giunta regionale nel 1992 all’arresto del governatore dell’Abruzzo Ottaviano Del Turco.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Infiltrazione e sottovalutazione</strong><br />
Quella dell’Abruzzo criminale è una storia di sottovalutazioni. Di continue e insistenti dichiarazioni di estraneità, anche di fronte all’evidenza dei fatti. Le mafie in Abruzzo non ci sono, e se ci sono vengono dall’esterno. Criminali meridionali oppure stranieri. Criminali di passaggio. Una visione intanto riduttiva: le famiglie meridionali emigrate abitano ormai da decenni nella regione del Gran Sasso, africani e slavi hanno messo ormai radici, così come le frange criminali al loro seguito. Non passano affatto, restano. Ed è una visione pseudo-antropologica al confine con il razzismo culturale: come se mafia e criminalità fossero insite nel dna di alcuni popoli, di alcune razze o di certi tipi di italiani. Una visione che impregna le dichiarazioni di politici, amministratori e troppo spesso operatori della giustizia. Ogni banda sgominata è una malattia debellata, in una società sana. Ogni inchiesta è la reazione di un corpo sano e non il sintomo di una patologia. Eppure l’omertà, a detta di chi opera sul campo, è regola anche tra gli abruzzesi.
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Una visione che è un esempio classico di rimozione: la commissione parlamentare antimafia visitò nel ’93 l’isola felice – all’indomani della bufera giudiziaria del ’92 (nove arrestati su undici componenti della giunta regionale) e di una serie impressionante di inchieste su politica-mafia-massoneria – lasciando ai posteri un dossier al vetriolo. È la relazione Smuraglia, sintesi del viaggio nelle regioni a “non tradizionale insediamento mafioso”. Conclusioni: in Abruzzo, così come nel resto dell’Italia centrale e settentrionale, le cosche sono presenti, radicate, potenti e attivissime. Molto più sul versante economico che su quello del controllo del territorio. Ma non per questo meno pericolose. Già da allora, più di 15 anni fa, era chiaro che la partita contro le mafie si sarebbe combattuta sul fronte del riciclaggio. È tutto scritto: le isole felici non esistono. Lettera morta. Perché ancora oggi il discorso attorno alle presenze mafiose trova resistenze, negazioni, riduzionismi, spesso nascosti dietro la sacrosanta esigenza di non creare allarmismo e non cavalcare l’onda del sensazionalismo. Criminali d’altrove, si dice troppo spesso. Eppure la malavita abruzzese è ormai organicamente inserita in contesti mafiosi tradizionali (vedi estorsioni, gioco d’azzardo, prostituzione e droga tra Pescara, Teramo e Chieti). E soprattutto ci sono un certo ceto politico-amministrativo e una certa imprenditoria che flirta, a dir poco, con le mafie ad altissimi livelli. Non hanno la coppola e la lupara, non sparano, ma riciclano i milioni del narcotraffico, corrompono, pilotano gli appalti, truffano, devastano il territorio, inquinano l’economia, investono in immobili e capannoni, avviano società finanziarie. Giacca, cravatta e colletto sporco.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p>Ma non ci sono solo le mafie d’alto bordo. Le inchieste Histonium nel vastese, i dati sull’usura e sul racket ci parlano di una regione avviata da tempo verso una dimensione mafiosa classica, col controllo del territorio e il consenso della paura. L’Abruzzo non è di certo la Calabria o la Campania, non è la Sicilia, non è la Puglia (non ancora), ma non è nemmeno la Svizzera. Il 10% dei commercianti paga il pizzo, una percentuale da allarme arancione. E Pescara è la capitale dell’usura, prima città in Italia secondo tutti gli indicatori di rischio. Avviso ai naviganti: l’usura non è più, da decenni, roba da cravattari. Dietro lo strozzino ci sono le mafie. Sempre.<strong></strong></p>
<p><strong>Un fenomeno di importazione</strong><br />
È innegabile che il fenomeno mafie in Abruzzo sia comunque un fenomeno d’importazione. Ad aprire le porte, però, è stata proprio la Giustizia, con un’infelice gestione dei soggiorni obbligati: decine di boss e affiliati meridionali inviati al confino sui monti e sulla costa. Una pratica dalle conseguenze nefaste in tutta l’Italia centro-settentrionale. Ecco che l’Abruzzo ha visto l’espandersi di cellule criminali, schegge dei clan pronte a trapiantare i traffici illeciti coltivati al Sud. Reti di fiancheggiatori che hanno favorito nel tempo la pratica del riciclaggio, degli investimenti legali di capitali mafiosi, ma anche l’organizzazione di basi per latitanti e scissionisti in fuga dalle guerre di mafia. Gli affari col tempo sono evoluti, spesso le diverse mafie hanno trovato l’accordo basato sul guadagno, nella loro isola abruzzese, felice e pacificata.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">In un certo senso però le mafie ci sono sempre state: l’Abruzzo ha un fenomeno peculiare, la presenza atavica di famiglie rom (“nomadi stanziali” è la definizione ossimoro che si legge nelle relazioni ufficiali) dedite ad attività criminali. Hanno in mano la partita dell’usura e lo spaccio al dettaglio della droga. Famiglie come quella dei Di Rocco che siedono ormai al tavolo nazionale delle cosche, trattando a testa alta coi calabresi, i camorristi e i siciliani, ma anche con gli slavi.</p>
<p>La rotta balcanica, i porti dell’Adriatico, i clan albanesi in contatto con la cupola slava. Sono gli ingredienti che fanno dell’Abruzzo un crocevia dei grandi traffici di cocaina, ma anche di eroina. Il consumo di stupefacenti è elevatissimo (l’Abruzzo è tra le prime regioni per sequestri e denunce legati all’eroina), una piazza di spaccio tra le principali. Nell’ultimo decennio, diverse grandi inchieste hanno coinvolto i monti del Gran Sasso e la costa, operazioni che rimandano a traffici intercontinentali (con gli Usa, con la Colombia, con la Turchia e la Bulgaria, oltre che con i Balcani). E alle porte di Pescara è stata scoperta una delle più grandi raffinerie di polvere bianca presenti in Europa.<strong><br />
</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Mafie straniere, ecomafie, corruzione</strong><br />
Droga e prostituzione sono le attività principali delle mafie straniere in Abruzzo. Sono gli albanesi a gestire i grandi traffici (adesso con un preoccupante asse slavi-campani). E a promuovere la tratta e la prostituzione. In strada, ma anche nei locali notturni della costa. Una pratica redditizia, sfruttata in proprio anche dai rumeni e dai cinesi. Il pericolo giallo è la vera emergenza: nella regione è presente una delle comunità asiatiche più strutturate. Una presenza che si accompagna all’emergere di clan mafiosi agguerriti e misteriosi (vedi operazione Piramide a Pescara). E c’è il pericolo russo, quei grandi faccendieri che fanno affari come al monopoli.
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">L’isola verde è preda delle ecomafie. Tonnellate di rifiuti tossici scaricati abusivamente, discariche illegali, cave riempite di ogni cosa, un po’ ovunque. Caso eclatante è quello di Bussi sul Tirino, una delle discariche più grandi d’Europa. E poi c’è la mala amministrazione, i fiumi inquinati e i mari contaminati, il turismo che arranca, con sullo sfondo tanti, troppi casi di corruzione, di appalti sospetti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Corruzione dilagante, endemica. Legami tra politica, amministrazione, mafie e massoneria. Intrecci perversi, trame occulte e intricate che spesso hanno l’Abruzzo come scenario. Dall’inchiestona sull’autoparco milanese di cosa nostra a Tangentopoli negli anni 90, dalle tangentine locali fino alle presunte tangenti che avrebbero intascato Del Turco e il sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso.</p>
<p>Ma è appunto sul fronte del riciclaggio e degli appalti che si gioca la partita. Grandi capitali di provenienza sospetta, investimenti abnormi, commesse e gare con diverse ombre. Una storia ancora da raccontare quella della lavanderia Abruzzo. Una storia che di recente ha un primo punto fermo: il tesoro di Ciancimino, ex sindaco e boss di Palermo, sarebbe stato custodito e fatto fruttare proprio nella Marsica, attraverso società e prestanome. Una storia venuta a galla grazie all’impegno di Libera Marsica e alle inchieste puntuali di organi di informazione dal basso come Site.it e Primadanoi.it. Una storia ancora da raccontare, ma soprattutto da indagare.</p>
<div class="correlate roundrect">
<p class="strong">News correlate:</p>
<ul class="correlati">
<li><a href="http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=6961">DOSSIER ABRUZZO: MAFIE&amp;MONTI</a></li>
</ul>
<p>Fonte: <a href="http://www.liberainformazione.org">www.liberainformazione.org</a></div>
<img src="http://www.portale-solidale.it/?ak_action=api_record_view&id=1171&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.portale-solidale.it/lisola-che-non-ce/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il numero zero indaga sull&#8217;amianto quotidiano &#8211; Le inchieste di Terre</title>
		<link>http://www.portale-solidale.it/il-numero-zero-indaga-sullamianto-quotidiano-le-inchieste-di-terre/</link>
		<comments>http://www.portale-solidale.it/il-numero-zero-indaga-sullamianto-quotidiano-le-inchieste-di-terre/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 16:55:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inchieste]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.portale-solidale.it/?p=1067</guid>
		<description><![CDATA[Non solo morti legate al lavoro: tra le vittime della fibra killer, una persona su cinque non ha mai avuto contatto diretto con l&#8217;asbesto Terre di Mezzo &#8211; street magazine, il primo giornale fondato dal basso con il solo sostegno dei suoi lettori, dedica la sua prima inchiesta, pubblicata sul numero zero, all&#8217;amianto “quotidiano”. Come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Non solo morti legate al lavoro: tra le vittime della fibra killer, una persona su cinque non ha mai avuto contatto diretto con l&#8217;asbesto</em></p>
<div class="news_testo">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><em><strong><span style="font-size: 8.5pt; font-family: Verdana;">Terre di Mezzo &#8211; street magazine,</span></strong><span style="font-size: 8.5pt; font-family: Verdana;"> il primo giornale fondato dal basso con il solo sostegno dei suoi lettori, dedica la sua prima inchiesta, pubblicata sul <a href="http://specialeterre.it/?idm=25&amp;idn=39&amp;idc=0" target="_blank">numero zero</a>, all&#8217;amianto<span> </span>“quotidiano”. Come quello che si trova sulle facciate delle case popolari di via Russoli a Milano, ad esempio, o sui tetti dei capannoni della Fonte Appia di Ciampino (Roma), cui pochi sembrano prestare attenzione. </span><span style="font-size: 8.5pt; font-family: Verdana;">Ve ne offriamo un assaggio. </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
<p><span id="more-1067"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">***</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Verdana;"><strong><br />
L</strong></span><span style="font-size: 8.5pt; font-family: Verdana;"><strong>&#8216;amianto uccide ancora:</strong> secondo le stime elaborate dal Renam (Registro nazionale mesoteliomi), <strong>tra il 1992 e il 2004 almeno 1.241 persone sono state stroncate dal mesotelioma maligno, il tumore provocato dall&#8217;asbesto, senza essere mai entrati direttamente in contatto con la fibra killer. </strong>Si tratta del 21,3% degli 8.723 casi censiti dal Renam e che verranno resi noti con il rapporto di febbraio, anticipati nell&#8217;inchiesta di “Terre di Mezzo”. E, se il picco delle morti asbesto-correlate in Italia si avrà tra il 2015 e il 2020, già ora si registrano 1.200 nuovi casi di mesotelioma ogni anno. </span>
</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong>Sono quindi a rischio</strong> anche gli abitanti di via Russoli a Milano (<em>nella foto, un inquilino con in mano frammenti di muro contenenti amianto</em>), del Prenestino a Roma e chissà di quante altre case o palazzi italiani? Secondo uno studio condotto nel 1991 dalla Clinica del lavoro di Milano, già dopo due anni di vita le lastre in eternit cominciano a deteriorarsi e a sprigionare le fibre nell&#8217;aria.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong>Umberto Torromacco, fotografo milanese di 56 anni, non ha più dubbi: a causargli un adenocarcinoma polmonare sono stati i tetti dell’ex Ansaldo.</strong> Il suo studio, in via Stendhal 30 a Milano, è proprio a ridosso dei 7mila metri quadrati di capannoni in disuso dell’ex fabbrica. Dal 1991 Torromacco respira aria contaminata, come dimostrato dalla perizia medico legale che ha commissionato a Giuseppe Basile e ad Alberto Passeri, entrambi medici: le fibre di amianto rilasciate da quelle tettoie sono state una “causa preponderante” dell’insorgenza del tumore. “Lo scorso gennaio ho chiesto a una società specializzata uno studio ambientale -racconta- e questa ha concluso che l’eternit andava rimosso al più presto perché era così deteriorato da costituire un pericolo per gli abitanti del quartiere”. Sei mesi fa, il Comune di Milano, proprietario dell’area ex Ansaldo, ha bonificato la zona. Torromacco ha intenzione di denunciarlo ugualmente.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong>“Certo, più una persona vive a contatto con l’amianto e più aumentano le probabilità che si ammali </strong>-spiega Alessandro Marinaccio, responsabile del Renam-. Il mesotelioma, tra l’altro, può essere provocato anche da un’esposizione</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">saltuaria”. E l’amianto è oggi presente in oggetti di recente produzione, che arrivano in Italia da Paesi che ancora usano o esportano asbesto, come Cina, Canada, Russia e India (vedi “L’amianto punta a Sud”, inchiesta pubblicata su Altreconomia, n. 98). In due anni, tra il 2007 e il 2008, le Asl e le associazioni dei consumatori hanno fatto ritirare dal commercio sei modelli di thermos fabbricati in Cina e distribuiti con diversi marchi: Arte &amp; Fuoco, Vacuum Flask, Home Type, Wonderful life, Happy Casa e Tescoma. Non presentavano alcun pericolo immediato per la salute: il rischio nasceva solo in caso di rottura. Nelle pareti interne del thermos era contenuta una pastiglia di amianto. Una volta individuatane la presenza, il problema è liberarsene. La legge del 1992 stabiliva la rimozione di tutto l’asbesto presente in Italia. A tutt’oggi, però, nessuno è in grado di dire quanto<br />
amianto ci sia in case, industrie, edifici pubblici.<br />
<strong><br />
Le Regioni dovrebbero svolgere un censimento delle strutture, private e pubbliche, che lo contengono. </strong>Diciassette Regioni lo stanno facendo: mancano all’appello Calabria, Sicilia e la Provincia autonoma di Trento. Al ministero dell’Ambiente<br />
risultano per ora quasi 23mila siti. Ma è un dato incompleto. Basti pensare che solo in Lombardia ne hanno censiti 21.500, in gran parte privati (18.236). <strong>Secondo una stima del Centro nazionale ricerche (Cnr) svolta nel 2005, in Italia esistono<br />
ancora 2 miliardi e 500mila metri quadrati di coperture realizzate con eternit, pari a circa 32 milioni di tonnellate</strong>. Il costo “puro” dello smaltimento in discarica (escluse quindi le operazioni di smontaggio e trasporto) va dai 200 ai 400 euro a tonnellata. Per bonificare l’eternit ancora presente ci vorrebbero, quindi, almeno 6 miliardi e 400 milioni di euro, poco meno della metà della manovra finanziaria approvata per il 2009 (13,1 miliardi di euro). In Senato giace un disegno di legge che prevede l’istituzione di un fondo per la bonifica degli edifici pubblici pari a circa 30 milioni di euro. Senza contare che le discariche sono appena una decina, con una capienza inadeguata alle necessità.
</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong>Prendiamo il caso della Lombardia: la Regione stima che ci siano 2 milioni e 800mila metri cubi di eternit, ma la discarica è una sola,</strong> la Soeco di Cavriana (Mantova), che nel 2008 ha raccolto i suoi ultimi 45mila metri cubi di eternit. I rifiuti in amianto prendono allora la strada per l’Austria e la Germania, con costi più elevati. È in corso l’iter amministrativo per aprire tre discariche private, tutte in provincia di Brescia: la Profacta di Buffalora (80mila metri cubi), la Ecoeternit di Montichiari (480mila metri cubi) e la Cerca di Travagliato (435mila metri cubi). Ammesso che vengano attivate, potranno ospitare il 35 per cento dell&#8217;eternit presente in tutta la Lombardia. Intanto la gente è costretta ad arrangiarsi.</p>
<p>***</p>
<p><em><strong>L&#8217;inchiesta di Terre contiene anche:</strong> <strong>un&#8217;intervista</strong><span style="font-size: 8.5pt; font-family: Verdana;"><strong> a Francesco Paolo Sorgente, 64enne ufficiale della Marina in pensione,</strong> che nel 2005 ha scoperto di avere un mesotelioma, il punto sull&#8217;inchiesta della Procura della Repubblica di di Padova ha portato alla luce altri 553 episodi di marinai colpiti da malattie collegate all&#8217;asbesto, decidendo il rinvio a giudizio di 16 ufficiali per omicidio colposo plurimo; <strong>un intervento dell&#8217;esperto Enrico Bullian</strong>, autore del libro &#8220;Il male che non scompare&#8221; e membro della Commissione regionale amianto del Friuli Venezia Giulia; <strong>un contributo dell&#8217;economista Loretta Napoleoni </strong>sulle conseguenze delle fibre di amianto sprigionate dal crollo delle Torri Gemelle di New York.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong><em>Scoprite dove e come acquistare il numero zero del nuovo Terre di mezzo-street magazine, <a href="http://specialeterre.it/?idm=25&amp;idn=39&amp;idc=0" target="_blank">cliccando qui</a></em></strong></p>
</div>
<img src="http://www.portale-solidale.it/?ak_action=api_record_view&id=1067&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.portale-solidale.it/il-numero-zero-indaga-sullamianto-quotidiano-le-inchieste-di-terre/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
