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	<title>Portale Solidale &#187; Giustizia</title>
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	<description>Seleziona ed archivia articoli relativi alle ONLUS ed alle iniziative cattoliche e solidali.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 04 Feb 2012 18:26:54 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
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		<title>Ordigno esplosivo a Caulonia!</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 18:48:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[3° settore]]></category>
		<category><![CDATA[Cooperative sociali di tipo "B"]]></category>
		<category><![CDATA[Cooperazione sviluppo, Aiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrati e accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrati e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Impresa sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Mafie]]></category>
		<category><![CDATA[Movimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Razzismo, Intolleranza]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; presumibilmente un ordigno ad essere stato fatto esplodere davanti all&#8217;ingresso del locale che GOEL stava predisponendo come laboratorio d&#8217;inserimento lavorativo per gli immigrati rifugiati politici presenti nei propri progetti di accoglienza. Il Gruppo Cooperativo GOEL (www.goel.coop) gestisce diversi progetti di accoglienza di rifugiati politici e di minori stranieri non accompagnati insieme al Comune di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; presumibilmente un ordigno ad essere stato fatto esplodere davanti all&#8217;ingresso del locale che GOEL stava predisponendo come laboratorio d&#8217;inserimento lavorativo per gli immigrati rifugiati politici presenti nei propri progetti di accoglienza.</p>
<p><span id="more-1807"></span></p>
<p align="justify">Il <strong>Gruppo</strong><strong> </strong><strong>Cooperativo</strong><strong> </strong><strong>GOEL</strong> (<span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.goel.coop/">www.goel.coop</a></span></span>) gestisce diversi progetti di accoglienza di <em>rifugiati</em><em> </em><em>politici</em><em> </em><em>e</em><em> </em><em>di</em><em> </em><em>minori</em><em> </em><em>stranieri</em> non accompagnati insieme al Comune di <em>Caulonia</em> e ad altri Comuni della Locride. Il locale danneggiato è situato proprio a Caulonia, ed era stato affittato da GOEL con l&#8217;intenzione di avviare un ristorante multietnico dove preparare e inserire al lavoro gli ospiti dei progetti di accoglienza. Proprio in questi giorni si stava predisponendo il locale per un&#8217;imminente apertura. Il presunto <strong>ordigno</strong> è stato fatto esplodere immediatamente davanti l&#8217;ingresso principale, causando notevoli danni. Sono prontamente intervenuti ieri sul posto i Carabinieri che hanno già avviato le indagini.</p>
<p align="justify">Non sono noti moventi e destinatari di questo gesto assurdo e vigliacco; indipendentemente da quali siano stati gli intenti, il Gruppo Cooperativo <span style="text-decoration: underline;"><strong>GOEL</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>si</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>sente</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>comunque</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>ancor</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>di</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>più</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>motivato</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>a</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>continuare</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>nel</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>proprio</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>percorso</strong></span> di legalità, giustizia sociale e sviluppo sostenibile:</p>
<ul>
<li>
<p align="justify">continuerà con forza le attività di <strong>accoglienza</strong><strong> </strong><strong>degli</strong><strong> </strong><strong>immigrati</strong>, per sottrarli al controllo della malavita e guadagnarli all&#8217;integrazione e allo sviluppo;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">incrementerà le attività di “<strong>GOEL</strong><strong> </strong><strong>Bio</strong>” (<span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.goel.coop/bio">www.goel.coop/bio</a></span></span>), per creare un mercato locale degli agrumi che premi gli agricoltori che si oppongono alla &#8216;ndrangheta e ai torbidi mercati di sfruttamento;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">diffonderà nelle regioni settentrionali le iniziative di contrasto all&#8217;infiltrazione criminale che da alcuni anni vengono portate avanti attraverso l&#8217;<strong>Alleanza</strong><strong> </strong><strong>con</strong><strong> </strong><strong>la</strong><strong> </strong><strong>Locride</strong><strong> </strong><strong>e</strong><strong> </strong><strong>la</strong><strong> </strong><strong>Calabria</strong> contro la &#8216;ndrangheta e le massonerie deviate (<span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.goel.coop/alleanza">www.goel.coop/alleanza</a></span></span>);</p>
</li>
<li>
<p align="justify">persisterà a ignorare e disprezzare le regole non scritte che la &#8216;ndrangheta impone a livello sociale ed economico.</p>
</li>
</ul>
<p align="justify">Molti sono gli atti di violenza e intimidazione mafiose succedutesi nella Locride e in Calabria negli ultimi giorni. GOEL manifesta <em>piena</em><em> </em><em>fiducia</em> nelle forze dell&#8217;ordine e nella magistratura antimafia, brillantemente impegnate nel contrasto alla &#8216;ndrangheta nella Locride. Questo sforzo locale va però ulteriormente sostenuto dal <strong>Governo</strong><strong> </strong><strong>centrale</strong>, che deve a sua volta irrobustirlo con ogni mezzo (normativa, organici, strumenti, risorse). Tra crisi e federalismo fiscale, se la &#8216;ndrangheta non viene urgentemente annientata per la Calabria sarà definitivamente preclusa la via allo sviluppo!</p>
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		<title>Telethon: donazioni via BNL, la banca del gruppo più armato d’Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 07:49:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[3° settore]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>

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		<description><![CDATA[“Prima che nella trasparenza e nell’efficienza dell’organizzazione, il segreto di Telethon sta nelle sue persone. Familiari di bambini malati, ricercatori, volontari. Sono loro i nostri eroi. Ed è grazie a loro che la prospettiva di una cura si avvicina ogni giorno di più. Sono certo che i telespettatori ascolteranno le tante testimonianze e non faranno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Prima che nella trasparenza e nell’efficienza dell’organizzazione, il segreto di Telethon sta nelle sue persone. Familiari di bambini malati, ricercatori, volontari. Sono loro i nostri eroi. Ed è grazie a loro che la prospettiva di una cura si avvicina ogni giorno di più. Sono certo che i telespettatori ascolteranno le tante testimonianze e non faranno mancare la donazione, nonostante il periodo di crisi. Perché la ricerca non può aspettare”. Lo <a href="http://www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/medicina/2011/12/14/visualizza_new.html_13780148.html" target="_blank">ha detto ieri Luca Cordero di Montezemolo</a>, presidente della Fondazione Telethon, introducendo la ventiduesima edizione di <a href="http://www.telethon.it/" target="_blank"><strong>Telethon</strong></a>, la maratona televisiva in onda sulle reti Rai da domani fino a domenica 18.</p>
<p><span id="more-1782"></span></p>
<p>Non ho motivo di dubitare della trasparenza di Telethon: <strong>i suoi bilanci</strong>, nei quali ogni anno la fondazione spiega come ha investito i soldi donati dagli italiani sono certificati da revisori esterni e sono <a href="http://www.telethon.it/chi-siamo/bilancio" target="_blank">disponibili online</a>.</p>
<p>Mi permetto, invece, di sollevare qualche dubbio riguardo alla trasparenza della banca sulla quale <a href="http://www.telethon.it/dona/banca-posta" target="_blank">confluiscono le donazioni</a>: la <strong>Banca Nazionale del Lavoro (BNL)</strong> del gruppo<strong>BNP Paribas</strong>. La BNL è uno dei due “<a href="http://www.telethon.it/chi-siamo/partner/main-partner" target="_blank">partner principali</a>” di Telethon e – come spiega il sito – “è al suo 20° anno di partnership”. “La sua vicinanza a Telethon ha soprattutto realizzato negli anni un modello di responsabilità sociale d’impresa caratterizzato dalla partecipazione volontaria del personale e dall’impegno continuo: la raccolta prosegue tutto l’anno, non solo in occasione della maratona”.</p>
<p><strong>Dal sito della BNL</strong> (gruppo BNP Paribas) si può accedere a <a href="http://www.bnl.it/wps/portal/scopribnl/Partnership-E-Eventi/Telethon/welcome-Telethon" target="_blank">numerose informazioni</a> che spiegano questa partnership, scoprire i diversi modi con cui è possibile <a href="http://www.bnl.it/wps/portal/scopribnl/Partnership-E-Eventi/Telethon/Sostenere/Donare-tutto-l-anno" target="_blank">donare tutto l’anno</a>, acquistare “<a href="http://www.bnl.it/wps/portal/scopribnl/Partnership-E-Eventi/Telethon/Sostenere/prodotti-etici/prodotti-etici" target="_blank">prodotti etici BNL per Telethon</a>”, tra cui la carta prepagata “MyCash BNL per Telethon” e investire in un fondo comune d’investimento solidale denominato “BNL per Telethon”: questo <strong>fondo comune</strong> – <a href="http://www.bnl.it/wps/portal/scopribnl/CHI-SIAMO/Responsabilita-sociale/Economia/Prodotti-etici" target="_blank">si legge sul sito</a> – è stato creato dalla BNL nel 2000 ed “osserva una politica d&#8217;investimento che <strong>esclude sia gli Stati</strong> che non rispettano i diritti umani <strong>sia le aziende</strong> che operano in attività lesive della salute, della dignità umana e dell’ambiente”. Una descrizione ineccepibile, accompagnata, tra l’altro, da un dettagliato “<a href="http://www.bnl.it/wps/portal/scopribnl/CHI-SIAMO/Responsabilita-sociale/Economia/Codice-etico" target="_blank">Codice Etico</a>” (<a href="http://www.bnl.it/SupportingFiles/Codice_Etico_Parte_VI.pdf" target="_self">in .pdf</a>) che si applica a BNL S.p.A. e alle sue Controllate. <strong>Ma si applica anche al Gruppo BNP Paribas? </strong>(di cui la BNL è parte). Teniamo per il momento la questione in sospeso.</p>
<p>Nel “<strong>Codice Etico</strong>” si legge che “Il Gruppo BNL opera in tema di <strong>commercio di armamenti</strong> nel pieno rispetto della legislazione italiana, che vieta tutte le operazioni riguardanti materiali di armamento che siano in contrasto con la Costituzione, con gli impegni internazionali dell’Italia e con i fondamentali interessi della sicurezza dello Stato”. Segue quindi una specificazione importante: “La Banca si impegna a <strong>limitare le proprie attività</strong> relative alle <strong>operazioni di esportazione</strong> importazione di materiale d’armamento <strong>unicamente a quelle verso Paesi UE e NATO</strong> nell’ambito delle rispettive politiche di difesa e sicurezza” (p. 17): si tratta di una autolimitazione che la BNL ha annunciato già dal 2003. Ma è stata di fatto applicata?</p>
<p>Per saperlo occorrerebbe avere un dettagliato rapporto di queste operazioni attraverso delle relazioni specifiche o i <a href="http://www.bnl.it/wps/portal/scopribnl/CHI-SIAMO/Responsabilita-sociale/RSI" target="_blank">Bilanci Sociali della BNL</a>: in questi ultimi, invece, si possono rintracciare solo gli “<strong>importi complessivi</strong>” e le percentuali di “quota di mercato” delle operazioni per “esportazioni definitive” assunte dalla BNL. Si tratta di dati già accessibili attraverso la Relazione annuale della Presidenza del Consiglio sulle esportazioni di armamenti e tecnologie militari italiani e che nulla aggiungono a quanto è, appunto, già disponibile dall’informazione ufficiale e pubblica del Governo.</p>
<p>Le Relazioni della Presidenza del Consiglio, invece, offrono informazioni che i “Bilanci Sociali” della BNL non riportano: e cioè che un’altra banca dello stesso gruppo in cui è incorporata la BNL, la <strong>BNP Paribas-Succursale Italia</strong> (si noti la denominazione) ha assunto operazioni relative all’esportazione di armamenti per importi ben maggiori di quelli della BNL. Vediamo le cifre ufficiali dal 2006 (anno di incorporazione di <a href="http://www.bnl.it/wps/portal/scopribnl/CHI-SIAMO/BNL-oggi" target="_blank">BNL nel gruppo BNP Paribas</a>): <strong>nel 2006</strong>, BNP Paribas-Succursale Italia ha assunto operazioni per 290,5 milioni di euro mentre la BNL per 80,4 milioni (si veda dal <a href="http://www.governo.it/Presidenza/UCPMA/relazione2006.html" target="_blank">Rapporto PCM</a> la Tabella “N” <a href="http://www.governo.it/Presidenza/UCPMA/doc/tabelle_AO_relazione_2006.pdf" target="_blank">in .pdf</a>); <strong>nel 2007</strong>, BNP Paribas-Succursale Italia ne ha assunte per 48,4 milioni mentre la BNL per 63,8 milioni (si veda dal <a href="http://www.governo.it/Presidenza/UCPMA/rapporto_annuale.html" target="_blank">Rapporto PCM</a> la Tabella 16 <a href="http://www.governo.it/Presidenza/UCPMA/doc_rapporto_annuale/Tabella_16_2007.pdf" target="_blank">in .pdf</a>);<strong>nel 2008</strong>, BNP Paribas-Succursale Italia ne ha assunte per 91,1 milioni di euro mentre la BNL per ben 1.253,5 milioni (si veda Tabella <a href="http://www.banchearmate.it/2008/Tabella2008_Banche_daRel2009.pdf" target="_blank">in .pdf</a>); <strong>nel 2009</strong>, BNP Paribas-Succursale Italia ne ha assunte per <strong>804,6 milioni</strong> mentre la BNL per 99,4 milioni (si veda Tabella governativa <a href="http://www.banchearmate.it/Tabelle/2009/2009.zip" target="_blank">in .zip</a>) e <strong>nel 2010</strong>, BNP Paribas-Succursale Italia ne ha assunte per <strong>862,4 milioni</strong> mentre la BNL per 96,7 milioni (si veda Tabella governativa<a href="http://www.unimondo.org/content/download/89770/691660/file/TabelleBanche2010.pdf" target="_blank">in .pdf</a>).</p>
<p>In totale fanno per BNP Paribas-Succursale Italia circa <strong>2,1 miliardi</strong> di euro e per BNL circa <strong>1,6 miliardi</strong> di euro che nell’insieme sommano a quasi <strong>3,7 miliardi di euro</strong> pari al 27,8%, cioè più di un quarto, di tutte le operazioni autorizzate agli istituiti di credito nel quinquennio (€ 13,3 miliardi) che collocano il <strong>gruppo BNP Paribas come il primo referente bancario per esportazioni di armamenti italiani</strong>. Non sono spiccioli se si pensa che, in confronto, – <a href="http://www.bnl.it/wps/portal/scopribnl/Partnership-E-Eventi/Telethon/welcome-Telethon" target="_blank">come riporta BNL</a> – “la proficua collaborazione tra BNL Gruppo BNP Paribas e Telethon ha permesso di raccogliere complessivamente 211 milioni di euro”.</p>
<p>Concentrandoci sulle operazioni degli ultimi tre anni si possono fare due considerazioni. Innanzitutto spiccano <strong>1.253,5 milioni di euro di BNL nel 2008</strong>: riguardano, come ho ripetutamente <a href="http://www.unimondo.org/Notizie/Banche-armate-BNL-s-invola-UniCredit-s-imbosca-l-AIAD-s-inalbera" target="_blank">documentato su Unimondo</a>, soprattutto l’esportazione di <strong>51</strong> <strong>elicotteri d’attacco </strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/AgustaWestland_AW129" target="_blank"><strong>Mangusta alla Turchia</strong></a> (paese della Nato, ma che non brilla per tutela dei diritti civili visto che da diversi anni è sotto esame da parte dell’UE proprio su questo specifico punto). Inoltre sono da considerare gli oltre <strong>1.667 milioni di euro</strong> di operazioni assunte nel biennio 2009-2010 da BNP Paribas-Succursale Italia: purtroppo, appena insediato l’ultimo <a href="http://www.saverianibrescia.com/missione_oggi.php?centro_missionario=notizie&amp;notizia=lettera_a_silvio_berlusconi&amp;id_n=48" target="_blank">Governo Berlusconi ha fatto sparire il lungo elenco di dettaglio</a>delle autorizzazioni bancarie e non mi è quindi possibile specificare i destinatari di queste operazioni. Ma è possibile fare un rilievo: considerato che – sempre secondo i <a href="http://www.unimondo.org/Notizie/Armi-italiane-calano-le-vendite-ma-non-al-Medio-Oriente" target="_blank">dati ufficiali del Governo</a> - <strong>nel 2010 i paesi del Nord Africa e Medio Oriente hanno acquisito armamenti italiani per oltre 1,4 miliardi di euro</strong>, può il gruppo BNP Paribas assicurare (e dimostrare) di non aver assunto alcuna operazione riguardante questi paesi che non solo sono collocati nelle zone di maggior tensione del pianeta, ma che – come hanno dimostrato le numerose rivolte popolari durante il corso di quest’anno tuttora brutalmente represse – sono (stati) governati da regimi dispotici e dittatoriali?</p>
<p>In una parola semplice e chiara: può l’intero gruppo BNP Paribas garantire (e dimostrare) che la politica enunciata nel sopraccitato “Codice Etico” della BNL di autolimitazione rispetto alle esportazioni di armamenti e sistemi militari <strong>si applica anche alla BNP Paribas-Succursale Italia e a livello internazionale a tutte le banche del gruppo</strong>? Non è una faccenda di poco conto visto che la banca opera in Italia così attivamente nel settore dell’export di armamenti e che la Francia (dove ha sede il BNP Paribas) è da almeno cinque anni <a href="http://www.unimondo.org/Notizie/UE-record-di-40-miliardi-di-export-di-armamenti-nel-2009" target="_blank">il maggiore esportatore di armamenti</a> dell’Unione Europea. E che lo stesso partenariato tra <strong>BNP Paribas e BNL</strong> con Telethon in <strong>Francia e in Italia</strong> è ampiamente <a href="http://www.bnpparibas.com/actualites/presse/bnp-paribas-bnl-partenaires-fideles-du-telethon-france-italie" target="_blank">pubblicizzato anche sul sito di BNP Paribas</a></p>
<p>Non vorrei essere frainteso. Non intendo con questo fomentare un’inutile e controproducente campagna di “boicottaggio” di Telethon. Proporrei invece di <strong>scrivere a Telethon invitando l’associazione a chiedere spiegazioni in merito alle operazioni a sostegno dell’export di armamenti svolte da tutte le banche del gruppo BNP Paribas</strong> che operano in Italia e di cui la BNL è parte. Suggerirei ai donatori di annunciare che, in attesa di una risposta, i fondi che si intende destinare a Telethon verranno trattenuti e, in caso di mancata risposta in un tempo ragionevole, devoluti ad altre associazioni con simili finalità ma che chiaramente non si servono di gruppi bancari che mancano di un codice di autoregolamentazione per il settore dell’industria e del commercio degli armamenti</p>
<p><em>“Non ci vogliono troppe parole per fare una buona azione”</em> - scrive <a href="http://www.bnlinaction.it/index.php" target="_blank">BNL nel sito dedicato a Telethon</a>. Non ne servono molte per chiarire la posizione del gruppo BNP Paribas riguardo alle operazioni a sostegno del commercio di armi. Credo che sarebbero ben spese e utili alle associazioni e campagne come Telethon che si appoggiano alla banca. E ai donatori che intendono sostenere iniziative quanto mai necessarie per tutti.</p>
<p><em><strong>Giorgio Beretta</strong><strong> </strong></em><br />
<em><a href="mailto:giorgio.beretta@unimondo.org" target="_self">giorgio.beretta@unimondo.org</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Per approfondire:</h4>
<ul>
<li><em>Beretta, Bonaiuti, Vignarca,</em><em><a href="http://www.altreconomia.it/site/ec_articolo_dettaglio.php?intId=164" target="_blank">L&#8217;economia armata. La produzione e il commercio di armi: conoscerne i meccanismi per promuovere un’economia di pace</a>, Edizioni Altreconomia, 2011.</em></li>
<li><em>Bonaiuti, Chiara &#8211; Beretta, Giorgio (a cura di), </em><a href="http://www.edizioniplus.it/italiano/AspFiles/libro.asp?codlibro=709" target="_blank"><em>Finanza e armamenti. Istituto di credito e industria militare tra mercato e responsabilità sociale</em></a>, <em>Edizioni Plus &#8211; Pisa University Press, 2010.</em></li>
<li><em>Sito: </em><a href="http://www.vizicapitali.org/" target="_blank"><em>www.vizicapitali.org</em></a><em></em></li>
<li><em>Sito: </em><a href="http://www.banchearmate.it/" target="_blank"><em>www.banchearmate.it</em></a></li>
</ul>
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		</item>
		<item>
		<title>Manovra e armi: &#8220;Il male oscuro&#8221; di Alex Zanotelli</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 20:59:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Associazionismo cattolico]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia, Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza etica]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica e sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Religioni e Sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[In tutta la discussione nazionale in atto sulla manovra finanziaria, che ci costerà 20 miliardi di euro nel 2012 e 25 miliardi nel 2013, quello che più mi lascia esterrefatto è il totale silenzio di destra e sinistra, dei media e dei vescovi italiani sul nostro bilancio della Difesa. E’ mai possibile che in questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In tutta la discussione nazionale in atto sulla manovra finanziaria, che ci costerà 20 miliardi di euro nel 2012 e 25 miliardi nel 2013, quello che più mi lascia esterrefatto è il totale silenzio di destra e sinistra, dei media e dei vescovi italiani sul nostro bilancio della Difesa. E’ mai possibile che in questo paese nel 2010 abbiamo speso per la difesa ben 27 miliardi di euro? Sono dati ufficiali questi, rilasciati lo scorso maggio dall’autorevole Istituto Internazionale con sede a Stoccolma(SIPRI). Se avessimo un orologio tarato su questi dati, vedremmo che in Italia spendiamo oltre 50.000 euro al minuto, 3 milioni all’ora e 76 milioni al giorno. Ma neanche se fossimo invasi dagli UFO, spenderemmo tanti soldi a difenderci!!</p>
<p><span id="more-1707"></span></p>
<p>E’ mai possibile che a nessun politico sia venuto in mente di tagliare queste assurde spese militari per ottenere i fondi necessari per la manovra invece di farli pagare ai cittadini? Ma ai 27 miliardi del Bilancio Difesa 2010, dobbiamo aggiungere la decisione del governo, approvata dal Parlamento, di spendere nei prossimi anni, altri 17 miliardi di euro per acquistare i 131 cacciabombardieri F 35. Se sommiamo questi soldi, vediamo che corrispondono alla manovra del 2012 e 2013. Potremmo recuperare buona parte dei soldi per la manovra, semplicemente tagliando le spese militari. A questo dovrebbe spingerci la nostra Costituzione che afferma :”L’Italia ripudia la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali…”(art.11) Ed invece siamo coinvolti in ben due guerre di aggressione, in Afghanistan e in Libia. La guerra in Iraq (con la partecipazione anche dell’Italia), le guerre in Afghanistan e in Libia fanno parte delle cosiddette “ guerre al terrorismo”, costate solo agli USA oltre 4.000 miliardi di dollari (dati dell’Istituto di Studi Internazionali della Brown University di New York). Questi soldi sono stati presi in buona parte in prestito da banche o da organismi internazionali. Il governo USA ha dovuto sborsare 200 miliardi di dollari in dieci anni per pagare gli interessi di quel prestito. Non potrebbe essere, forse, anche questo alla base del crollo delle borse? La corsa alle armi è insostenibile, oltre che essere un investimento in morte: le armi uccidono soprattutto civili.</p>
<p>Per questo mi meraviglia molto il silenzio dei nostri vescovi, delle nostre comunità cristiane, dei nostri cristiani impegnati in politica. Il Vangelo di Gesù è la buona novella della pace: è Gesù che ha inventato la via della nonviolenza attiva. Oggi nessuna guerra è giusta ,né in Iraq, né in Afghanistan, né in Libia. E le folle somme spese in armi sono pane tolto ai poveri, amava dire Paolo VI. E da cristiani come possiamo accettare che il governo italiano spenda 27 miliardi di euro in armi, mentre taglia 8 miliardi alla scuola e ai servizi sociali?</p>
<p>Ma perché i nostri pastori non alzano la voce e non gridano che questa è la strada verso la morte?</p>
<p>E come cittadini in questo momento di crisi, perché non gridiamo che non possiamo accettare una guerra in Afghanistan che ci costa 2 milioni di euro al giorno? Perché non ci facciamo vivi con i nostri parlamentari perché votino contro queste missioni? La guerra in Libia ci è costata 700 milioni di euro!</p>
<p>Come cittadini vogliamo sapere che tipo di pressione fanno le industrie militari sul Parlamento per ottenere commesse di armi e di sistemi d’armi. Noi vogliamo sapere quanto lucrano su queste guerre aziende come la Fin-Meccanica, l’Iveco-Fiat, la Oto-Melara, l’Alenia Aeronautica. Ma anche quanto lucrano la banche in tutto questo.</p>
<p>E come cittadini chiediamo di sapere quanto va in tangenti ai partiti, al governo sulla vendita di armi all’estero (Ricordiamo che nel 2009 abbiamo esportato armi per un valore di quasi 5 miliardi di euro).</p>
<p>E’ un autunno drammatico questo, carico di gravi domande. Il 25 settembre abbiamo la 50° Marcia Perugia-Assisi iniziata da Aldo Capitini per promuovere la nonviolenza attiva. Come la celebreremo? Deve essere una marcia che contesta un’Italia che spende 27 miliardi di euro per la Difesa.</p>
<p>E il 27 ottobre sempre ad Assisi , la città di S. Francesco, uomo di pace, si ritroveranno insieme al Papa, i leader delle grandi religioni del mondo. Ci aspettiamo un grido forte di condanna di tutte le guerre e un invito al disarmo.</p>
<p>Mettiamo da parte le nostre divisioni, ricompattiamoci, scendiamo per strada per urlare il nostro <span style="text-decoration: underline;">no</span> alle spese militari, agli enormi investimenti in armi, in morte.</p>
<p>Che vinca la Vita!</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Alex Zanotelli</strong></p>
<p style="text-align: right;">Napoli, 24 agosto 2011</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.ildialogo.org/appelli/indice_1314206334.htm" target="_blank"><strong>Per sottoscrivere l&#8217;appello</strong></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Albania: diritti del lavoro sotterrati</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Aug 2011 14:40:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono in 13 a 1440 metri sotto terra. Sono in sciopero della fame e protestano per condizioni di lavoro insopportabili. La lotta dei minatori albanesi e la tutela del lavoro nel Paese Da due settimane 13 minatori albanesi stanno facendo uno sciopero della fame, 1440 metri sotto terra, in fondo ad una delle miniere di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sono in 13 a 1440 metri sotto terra. Sono in sciopero della fame e protestano per condizioni di lavoro insopportabili. La lotta dei minatori albanesi e la tutela del lavoro nel Paese<br />
</strong></p>
<p>Da due settimane 13 minatori albanesi stanno facendo uno sciopero della fame, 1440 metri sotto terra, in fondo ad una delle miniere di Bulqiza, Albania orientale.<br />
<span id="more-1699"></span><br />
Nulla di nuovo in Albania: sempre più spesso si assiste a lavoratori – spesso costretti a condizioni estreme – che chiedono più diritti ai datori di lavoro, in questo caso la società austriaca ACR.</p>
<p>Bulqiza è una cittadina le cui ricchezze minerarie sono diventate la maledizione della popolazione locale, dedita al loro sfruttamento in condizioni pre-industriali, senza che questo cambi al susseguirsi degli investitori.</p>
<p>I minatori sembrano ora aver raggiunto il punto di non ritorno: chiedono l’aumento dei salari, migliori condizioni tecniche sul luogo del lavoro e l’abbassamento dell’età di pensionamento per la loro categoria.</p>
<p>Nonostante la situazione drammatica cui lo sciopero ha portato, la vicenda non ha per ora interferito con le vacanze dei politici, non sembra aver scosso la società e la stessa società austriaca ACR stenta ad avviare negoziati con i rappresentanti dei minatori.</p>
<p>Il dramma di questi minatori non è però un caso isolato in Albania. Quello che sta venendo alla ribalta con l’esposizione mediatica della questione è semplicemente la punta dell’iceberg dell’imbarazzante situazione del mondo del lavoro nel Paese. Diritti dei lavoratori, loro rappresentanza, sicurezza sul lavoro, superficialità di concessioni e controlli, sono problemi del tutto attuali – e trascurati dalla politica &#8211; eredità pesante dell’infinita transizione in stile albanese.</p>
<h3>Il fascino discreto del capitalismo selvaggio</h3>
<p>I minatori si erano trovati esattamente nelle stesse condizioni circa tre anni fa. Un altro sciopero, nonostante vi fu l&#8217;attenzione dei media, non aveva portato ad alcun risultato.</p>
<p>I minatori, sono i meno longevi tra gli albanesi, “Bisogna prima morire, poi ottenere la pensione&#8221; – sintetizza dolorosamente un minatore davanti ai riflettori di <em>Top Channel</em>, una delle principali reti televisive albanesi. Altri suoi colleghi affermano che sono in pochi a superare i 60 anni di età. Le pensioni assegnate per legge ai minatori, nonostante la professione sia oggettivamente usurante, sono tra le più basse nel Paese.</p>
<p>La transizione albanese ha prodotto una società in cui i diritti dei lavoratori, il rispetto dei contratti, del codice del lavoro e la garanzia dei diritti minimi, sembrano concetti superati. “Roba da comunisti”, e “propaganda marxista d’altri tempi” come si suol sentire spesso tra gli albanesi, imprenditori e non.</p>
<p>L’Albania è tra i Paesi balcanici dove hanno luogo meno scioperi, e dove la popolazione è spesso scettica nei confronti di ogni forma di protesta sociale.</p>
<p>A determinare tale tipo di atteggiamento è principalmente la sfiducia nei confronti della classe politica, considerata intenta a perseguire solo i propri interessi.</p>
<p>A tutto questo si aggiunge la convinzione diffusa di vivere in un sistema di capitalismo selvaggio e spietato, una sorta di modello assorbito dalla propaganda anticapitalista nei tempi del regime.</p>
<p>I minatori, sostenuti da uno dei principali sindacati del Paese, costituiscono<a href="http://www.balcanicaucaso.org/aree/Albania/Minatori-diritti-sottoterra" target="_self"> </a><a id="__mce_tmp" href="http://www.balcanicaucaso.org/aree/Albania/Minatori-diritti-sottoterra" target="_self">l’unica categoria di lavoratori che di tanto in tanto intraprende uno sciopero</a>.</p>
<h3>Sicurezza sul lavoro</h3>
<p>Gli incidenti nelle gallerie delle miniere albanesi sono all’ordine del giorno. In questi giorni lo sciopero della fame dei minatori sta avendo luogo a 1400 metri sotto terra, in una galleria in cui si lavorava in condizioni di sicurezza inadeguate, come hanno poi dichiarato gli esperti del RIShM, il reparto per la salvaguardia delle miniere che opera nell’ambito del ministero dell’Energia.</p>
<p>Secondo Kol Nikollaj, presidente del sindacato che sta assistendo i minatori, le società che sfruttano le miniere preferiscono non investire per la costruzione delle infrastrutture necessarie a garantire la sicurezza dei lavoratori.</p>
<p>Ma questo non avviene solo nell’ambito delle miniere. Le morti bianche sono una piaga quotidiana in Albania, che passa però puntualmente a piè di pagina della cronaca nera nei media nazionali. Un settore in cui si muore quotidianamente senza far rumore mediatico è l’edilizia, il settore principale dell’economia del Paese.</p>
<h3>Attivismo per il potere</h3>
<p>Il mondo del lavoro in Albania, a vent’anni dalla caduta del comunismo, costituisce un settore che giace in grave crisi. Gli albanesi però non protestano per il miglioramento della loro condizione. Ma non sembra più consapevole dei cittadini nemmeno chi dovrebbero farsi portavoce dei loro diritti.</p>
<p>Tra questi ad esempio la sinistra. La difesa dei lavoratori e delle classi più povere della società sono concetti tradizionalmente associati a quest&#8217;ultima.</p>
<p>Il Partito socialista e i suoi alleati in Albania, sembrano però troppo presi dalle preoccupazioni relative alla presa del potere. Le poche volte in cui si sono visti affiancare i più deboli del Paese è stato durante la campagna elettorale.</p>
<p>Non sono i soli ad essere disattenti. Da anni i problemi sociali del Paese non sono presenti sui media e i pochi giornalisti specializzati nel sociale riportano che persino le ONG più attive da almeno un paio di anni non presentano progetti di spicco che si occupino di questi problemi. Spesso anzi l&#8217;attivismo nelle Ong è un trampolino di lancio per la politica. E&#8217; accaduto con molti di <em>Mjaft</em>, la maggiore ONG del Paese. Lo stesso esempio è stato seguito anche dai leader di Ong minori che ora si trovano tra le fila dei socialisti, senza aver tradotto in politica nulla dell’attivismo precedente.</p>
<h3>Il Paese dei balocchi</h3>
<p>Questa volta però ad essere accusata di non rispettare i diritti dei lavoratori non è un&#8217;azienda locale tirata su in qualche modo, con poca esperienza e per raggiungere il massimo profitto nel minor tempo possibile ma una società austriaca, dall’esperienza pluriennale nel campo.</p>
<p>Anche questo è un fenomeno molto radicato in Albania, tollerato e trascurato. Viene permessa agli investitori stranieri una condotta che difficilmente si sarebbe verificata nel loro Paese d’origine. In tal modo Paesi come l’Albania, oltre a essere il paradiso della manodopera a quattro soldi, sono anche il buco nero dove diritti dei lavoratori e condizioni di sicurezza permangono concetti “negoziabili”.</p>
<p>Mentre stanno ostinatamente rischiando la vita a 1400 metri sotto terra, i 13 minatori, dopo l’ennesima crisi politica improduttiva, hanno avuto il coraggio di sbattere in faccia agli albanesi i veri problemi del Paese, che non si possono più nascondere con la scusa della transizione perenne e incontrollabile come si è fatto finora.</p>
<p><a href="http://www.balcanicaucaso.org/aree/Albania/Albania-diritti-del-lavoro-sotterrati-100417" target="_blank"><strong>Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Osservatorio Balcani e Caucaso</strong></a></p>
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		<title>La mediazione civile e commerciale</title>
		<link>http://www.portale-solidale.it/la-mediazione-civile-e-commerciale/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 21:06:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Web utile]]></category>

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		<description><![CDATA[La mediazione civile e commerciale La riforma della mediazione civile ha come obiettivo principale quello di ridurre il flusso in ingresso di nuove cause nel sistema Giustizia, offrendo al cittadino uno strumento più semplice e veloce con tempi e costi certi. Questa riforma si affianca alla riforma del Processo Civile e al Programma di Digitalizzazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>La mediazione civile e commerciale</h4>
<p><strong>La riforma della mediazione civile ha come obiettivo principale quello di ridurre il flusso in ingresso di nuove cause nel sistema Giustizia, offrendo  al cittadino uno strumento più semplice e veloce con tempi e costi certi.</strong></p>
<p>Questa riforma si affianca alla riforma del Processo Civile e al Programma di Digitalizzazione della Giustizia con cui s&#8217;intende intervenire nella fase di lavorazione delle cause.</p>
<p><span id="more-1683"></span></p>
<p>La mediazione è l’attività professionale svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, sia nella formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa.</p>
<ul>
<li><a name="mediatore_1"></a><a href="#mediatore">Il mediatore</a></li>
<li><a name="registro_1"></a><a href="#registro">Il registro degli organismi di mediazione</a></li>
<li><a name="ordini_1"></a><a href="#ordini">Gli ordini professionali</a></li>
<li><a name="consob_1"></a><a href="#consob">Consob e Banca d’Italia</a></li>
<li><a name="Tipi_1"></a><a href="#Tipi_mediazione">Tipi di mediazione</a></li>
<li><a name="mediazione_obbligatoria_1"></a><a href="#mediazione_obbligatoria">Mediazione obbligatoria</a></li>
<li><a name="provv_giudiziali_1"></a><a href="#provv_giudiziali">Provvedimenti giudiziali urgenti</a></li>
<li><a name="proc_mediazione_1"></a><a href="#procedimento_mediazione">Procedimento di mediazione</a></li>
<li><a name="processo_1"></a><a href="#processo">Mediazione durante il processo</a></li>
<li><a name="durata_1"></a><a href="#durata">Durata della mediazione</a></li>
<li><a name="esito_1"></a><a href="#esito">Esito della mediazione</a></li>
<li><a name="proposta_mediatore_1"></a><a href="#proposta_mediatore">Proposta del mediatore</a></li>
<li><a name="riservatezza_1"></a><a href="#riservatezza">Riservatezza</a></li>
<li><a name="spese_1"></a><a href="#spese">Spese della mediazione</a></li>
<li><a name="agevolazioni_1"></a><a href="#agevolazioni_fiscali">Agevolazioni fiscali</a></li>
<li><a name="considerazioni_1"></a><a href="#considerazioni">Considerazioni sui costi della mediazione</a></li>
</ul>
<p><strong><a name="mediatore"></a><a href="#mediatore_1">Il mediatore</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il mediatore è la persona o le persone fisiche che, individualmente o collegialmente, svolgono la mediazione rimanendo prive, in ogni caso, del potere di rendere giudizi o decisioni vincolanti per i destinatari del servizio medesimo. Il mediatore è un professionista con requisiti di terzieta’. L’organismo dove il mediatore presta la sua opera è vigilato dal Ministero della giustizia.</p>
<p><strong><a name="registro"></a><a href="#registro_1">Il registro degli organismi di mediazione</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La mediazione può svolgersi presso enti pubblici o privati, che sono iscritti nel registro tenuto presso il Ministero della giustizia e che erogano il servizio di mediazione nel rispetto della legge, del regolamento ministeriale e del regolamento interno di cui sono dotati, approvato dal Ministero della giustizia.</p>
<p><strong><a name="ordini"></a><a href="#ordini_1">Gli ordini professionali</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gli ordini professionali possono costituire organismi di mediazione nelle materie di loro competenza, previa autorizzazione del Ministero della giustizia</p>
<p>Gli ordini forensi possono costituire organismi di mediazione in ogni materia.</p>
<p>I consigli degli ordini degli avvocati possono istituire organismi presso ciascun tribunale avvalendosi di proprio personale e utilizzando i locali loro messi a disposizione dal presidente del tribunale.</p>
<p>Gli organismi degli ordini professionali e delle camere di commercio sono iscritti nel registro del Ministero della giustizia a semplice domanda.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a name="consob"></a><a href="#consob_1">Consob e Banca d&#8217;Italia</a></p>
<p></strong></p>
<p>Nella materia finanziaria e bancaria, il procedimento di mediazione può essere esperito</p>
<ul class="circle">
<li>presso gli organismi di mediazione</li>
<li>davanti alla Camera di conciliazione della Consob</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Anche il ricorso all’ Arbitro bancario e finanziario costituito dalla Banca d’Italia produce analoghi effetti giuridici (assolve la condizione di procedibilità per poter poi rivolgersi al giudice).</p>
<p><strong><a name="Tipi_mediazione"></a><a href="#Tipi_1">Tipi di mediazione</a></p>
<p></strong></p>
<p>La mediazione può essere:</p>
<p>- facoltativa, e cioé scelta dalle parti</p>
<p>- demandata, quando il giudice, cui le parti si siano già rivolte, invita le stesse a tentare la mediazione</p>
<p>- obbligatoria, quando per poter procedere davanti al giudice, le parti debbono aver tentato senza successo la mediazione</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a name="mediazione_obbligatoria"></a><a href="#mediazione_obbligatoria_1">Mediazione obbligatoria</a></p>
<p></strong></p>
<p>Dal 21 marzo 2011 la mediazione sarà obbligatoria nei casi di una controversia in materia di:</p>
<ul class="circle">
<li>diritti reali (distanze nelle costruzioni, usufrutto e servitù di passaggio ecc.)</li>
<li>divisione</li>
<li>successioni ereditarie</li>
<li>patti di famiglia</li>
<li>locazione</li>
<li>comodato</li>
<li>affitto di aziende</li>
<li>risarcimento danni da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità,</li>
<li>contratti assicurativi, bancari e finanziari</li>
</ul>
<p>L’obbligatorietà per le numerosissime controversie in materia di condominio e risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti è stata differita al 20 marzo 2012 per consentire un avvio graduale del meccanismo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a name="provv_giudiziali"></a><a href="#provv_giudiziali_1">Provvedimenti giudiziali urgenti</a></strong></p>
<p>Anche nei casi di mediazione obbligatoria è sempre possibile richiedere al giudice i provvedimenti che, secondo la legge, sono urgenti e indilazionabili.</p>
<p><strong><a name="procedimento_mediazione"></a><a href="#proc_mediazione_1">Procedimento di mediazione</a></strong></p>
<ul>
<li>La mediazione si introduce con una semplice domanda all’organismo, contenente l’indicazione dell’organismo investito, delle parti, dell’oggetto della pretesa e delle relative ragioni.</li>
<li>Le parti possono scegliere liberamente l’organismo. In caso di più domande, la mediazione si svolgerà davanti all’organismo presso cui è stata presentata e comunicata alla controparte la prima domanda.</li>
<li>Una volta avviata la mediazione, il mediatore organizza uno o più incontri mirati alla composizione amichevole della controversia</li>
<li>L’accordo raggiunto con la collaborazione del mediatore è omologato dal giudice e diventa esecutivo</li>
<li>Nel caso di mancato accordo il mediatore può fare una proposta di risoluzione della lite che le parti restano libere di accettare o meno</li>
<li>In caso di insuccesso della mediazione, nel successivo processo il giudice potrà verificare che la scelta dell’organismo non sia stata irragionevole, ad esempio per mancanza di qualsiasi collegamento tra la sede dell’organismo e i fatti della lite ovvero la residenza o il domicilio della controparte.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">
<strong><a name="processo"></a><a href="#processo_1">Mediazione durante il processo</a></p>
<p></strong></p>
<p>Nel corso del processo le parti, anche su invito del giudice, possono sempre esperire la mediazione.</p>
<p><strong><a name="durata"></a><a href="#durata_1">Durata della mediazione</a></strong></p>
<ul>
<li>Il tentativo i mediazione civile ha una durata massima stabilita dalla legge di 4 mesi.</li>
<li>Ogni causa civile ha una pausa iniziale che va dalla notifica della citazione al convenuto alla prima udienza di 90 giorni ed è prassi consolidata che in sede di prima udienza almeno una delle parti chieda un ulteriore rinvio di 80 giorni</li>
<li>La mediazione civile consente di svolgere il tentativo di conciliazione in parallelo rispetto all’avvio della causa in Tribunale e quindi senza aggravio dei tempi della giustizia ordinaria.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong><a name="esito"></a><a href="#esito_1">Esito della mediazione</a></strong></p>
<p>L’accordo raggiunto con la collaborazione del mediatore è omologato dal giudice e diventa esecutivo.</p>
<p>Nel caso di mancato accordo il mediatore può fare una proposta di risoluzione della lite che le parti restano libere di accettare o meno.</p>
<p><strong><a name="proposta_mediatore"></a><a href="#proposta_mediatore_1">Proposta del mediatore</a></strong></p>
<p>Il mediatore deve fare la proposta se le parti concordemente glielo richiedono.</p>
<p>Negli altri casi il mediatore può fare la proposta, se il regolamento dell’organismo lo prevede.</p>
<p>Se la proposta non viene accettata e il processo davanti al giudice viene iniziato, qualora la sentenza corrisponda alla proposta, le spese del processo saranno a carico della parte che ha rifiutato ingiustificatamente la soluzione conciliativa.</p>
<p><strong><a name="riservatezza"></a><a href="#riservatezza_1">Riservatezza</a></strong></p>
<p>Nessuna dichiarazione o informazione data dalle parti nel procedimento di mediazione può essere utilizzata nel processo</p>
<p>Nessuna dichiarazione o informazione data da una parte solo al mediatore può essere rivelata alla controparte, e ogni violazione viene sanzionata</p>
<p>Tutte le informazioni riservate sono in ogni caso inutilizzabili in ogni successivo ed eventuale processo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a name="spese"></a><a href="#spese_1">Spese della mediazione</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le parti devono anticipare le spese di avvio del procedimento, pari ad € 40, e pagare le spese di mediazione.</p>
<p style="text-align: justify;">L’importo delle spese dovute agli organismi pubblici è indicato nella tabella A del <strong>decreto ministeriale n. 180 del 2010</strong> prevista dall’articolo 16, comma 4.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tabella A</strong> relativa al rapporto Valore della lite &#8211; Spesa per ciascuna parte</p>
<p>Fino a € 1.000:     € 65;</p>
<p>da €1.001 a € 5.000:     €130;</p>
<p>da € 5.001 a € 10.000:     € 240;</p>
<p>da € 10.001 a € 25.000:     € 360;</p>
<p>da € 25.001 a € 50.000:     € 600;</p>
<p>da € 50.001 a € 250.000:     € 1.000;</p>
<p>da € 250.001 a € 500.000:     € 2.000;</p>
<p>da € 500.001 a € 2.500.000:     € 3.800;</p>
<p>da € 2.500.001 a € 5.000.000:     € 5.200;</p>
<p>oltre € 5.000.000:     € 9.200.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli organismi privati iscritti nel Registro hanno invece un proprio tariffario, che deve sempre essere approvato dal Ministro della giustizia, dove sono indicate le tabelle dei compensi dovuti dalle parti.</p>
<p style="text-align: justify;">La mediazione è totalmente gratuita per i soggetti che nel processo beneficiano del gratuito patrocinio (soggetti meno abbienti), in tal caso all’organismo non è dovuta alcuna indennità.</p>
<p><strong><a name="agevolazioni_fiscali"></a><a href="#agevolazioni_1">Agevolazioni fiscali</a></strong></p>
<p>Alle parti che corrispondono l&#8217;indennità di mediazione presso gli organismi è riconosciuto, in caso di successo della mediazione, un credito d&#8217;imposta fino a concorrenza di € 500 e, in caso di insuccesso della mediazione, € 250.</p>
<p style="text-align: justify;">Il verbale di accordo è esente dall’imposta di registro sino alla concorrenza del valore di € 50.000.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="considerazioni"></a><a href="#considerazioni_1"><strong>Considerazioni sui costi della mediazione</strong></a></p>
<p style="text-align: justify;">Le indennità dovute dalle parti all’organismo di conciliazione, da € 65 a € 9.200 per le cause con valore oltre i 5 milioni di euro, sono regolate da una precisa disciplina che mette in corrispondenza valore della lite e costo della procedura.</p>
<p>In particolare:</p>
<ul>
<li>Costi e tempi della procedura sono certi e prestabiliti dalla legge.</li>
<li>Gli scaglioni più bassi sono allineati a quelli del Contributo Unificato e quelli più alti sono molto più contenuti rispetto ad altre modalità di composizione extragiudiziale delle controversie.</li>
<li>I minimi tariffari sono sempre derogabili dalle parti.</li>
<li>Riduzione di 1/3 da applicare alle indennità in caso di mediazione sottoposta a condizioni di procedibilità.</li>
<li>La legge stabilisce altre circostanze di riduzione dell’indennità (es. se una parte è contumaciale).</li>
</ul>
<div class="externalFramework">
<div class="menu">
<ul class="menuRoot title ">
<li><span class="current">La mediazione civile e commerciale</span>
<ul class="a">
<li class="dispari"><span><a title="Approfondimenti sulla mediazione" href="http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_2_7_5_2_1.wp">Approfondimenti sulla mediazione</a></span></li>
<li><span><a title="Organismi di mediazione" href="http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_2_7_5_2_2.wp">Organismi di mediazione</a></span></li>
</ul>
</li>
</ul>
</div>
</div>
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		<item>
		<title>Contro le infiltrazioni criminali nei subappalti, intesa Roma Capitale-Prefettura</title>
		<link>http://www.portale-solidale.it/contro-le-infiltrazioni-criminali-nei-subappalti-intesa-roma-capitale-prefettura/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 22:36:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Finanza etica]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche Sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Web utile]]></category>

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		<description><![CDATA[Roma, 22 marzo – Stop alle infiltrazioni criminali negli appalti delle aziende capitoline: è l&#8217;obiettivo dell&#8217;intesa siglata tra Roma Capitale e Prefettura, approvata dalla Giunta in Campidoglio. Nel mirino c&#8217;è il sottobosco dei subappalti, il terreno più fertile per gli interessi delle reti criminali. La nuova collaborazione con la Prefettura punta dunque a far emergere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 22 marzo – Stop alle infiltrazioni criminali negli appalti delle aziende capitoline: è l&#8217;obiettivo dell&#8217;intesa siglata tra Roma Capitale e Prefettura, approvata dalla Giunta in Campidoglio. Nel mirino c&#8217;è il sottobosco dei subappalti, il terreno più fertile per gli interessi delle reti criminali. La nuova collaborazione con la Prefettura punta dunque a far emergere totalmente, e a porre sotto controllo, le attività più a rischio nei lavori pubblici affidati dalle aziende romane dei servizi locali: le attività &#8221;a valle dell&#8217;aggiudicazione principale&#8221;.<br />
<span id="more-1637"></span><br />
Principale novità prevista, <strong>l&#8217;obbligo</strong>, <strong>per le imprese che vincono appalti</strong>, <strong>di comunicare alle aziende di Roma Capitale l&#8217;elenco delle imprese coinvolte nei lavori</strong>, ovvero <strong>tutta la filiera dei fornitori e degli esecutori</strong> impegnati in attività operative e di servizio: trasporto materiali in discarica; smaltimento rifiuti; acquisizione, fornitura e movimento di terra, inerti e calcestruzzo; fornitura di ferro lavorato; guardianìa di cantiere.</p>
<p>A loro volta, le aziende capitoline hanno l&#8217;obbligo di comunicare al Prefetto gli elenchi di imprese per consentire le verifiche antimafia ex DPR n. 252 del 1998. Se dai controlli emergono tentativi di infiltrazione criminale, la Prefettura lo comunicherà subito al Campidoglio che applicherà le clausole di risoluzione dei contratti.</p>
<p>Ulteriore strumento di contrasto, un <strong>&#8220;tavolo&#8221; in Prefettura</strong> con Roma Capitale e Camera di Commercio, per<br />
&#8220;monitorare attività e transazioni tra privati da cui potrebbero emergere eventuali profili anomali, riconducibili ad attività illecite&#8221; (così un comunicato del Campidoglio).</p>
<p>Accordo e delibera si collocano nella scia della direttiva 23 giugno 2010 del Ministero dell&#8217;Interno sugli appalti pubblici, che ha già previsto intese tra enti appaltanti e Prefetture per verifiche antimafia &#8220;estese agli ambiti che normativamente ne sarebbero rimasti esclusi&#8221;.</p>
<p><em>Paolo Veronesi<br />
</em><br />
22 MAR 2010 – PV</p>
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		<title>Giovani e legalità: l primo Registro Nazionale delle associazioni giovanili contro ogni mafia</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 17:50:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il prim Registro Nazionale dei Giovani per la legalità e lotta alle Mafie, la nuova iniziativa promossa dal Forum Nazionale dei Giovani insieme con il ministro della Gioventù. Si tratta di un registro che consentirà a tutte quelle piccole e grandi organizzazioni giovanili che operano nel campo della legalità di mettersi in rete tra loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il prim Registro Nazionale dei Giovani per la legalità e  lotta alle Mafie, la nuova iniziativa promossa dal Forum Nazionale dei  Giovani insieme con il ministro della Gioventù. Si tratta di un registro  che consentirà a tutte quelle piccole e grandi organizzazioni giovanili  che operano nel campo della legalità di mettersi in rete tra loro e, al  contempo, attivare una collaborazione con le istituzioni.<br />
<span id="more-1544"></span><br />
«L’iscrizione al Registro Nazionale – spiega il ministro  della Gioventù, Giorgia Meloni &#8211; è gratuita e veloce: già da domani sarà  infatti possibile iscriversi semplicemente seguendo la procedura  on-line sul sito <a href="http://www.giovaniperlalegalita.it/"><strong>www.giovaniperlalegalita.it</strong></a>.  Pochi semplici passaggi consentiranno di entrare in rete con le altre  associazioni che vedono i giovani italiani impegnati in migliaia di  manifestazioni ed iniziative ogni anno. L’iscrizione al Registro  consentirà di accedere a una serie di opportunità che si ha già in  programma di offrire nei prossimi mesi alle associazioni che  raccoglieranno l’invito. Le organizzazioni che si iscriveranno, pur non  vedendosi limitate nella loro autonomia e mantenendo le loro  specificità, potranno utilizzare questo nuovo strumento per lavorare  insieme e costituire così un fronte comune contro ogni forma di  illegalità».</p>
<p>«Oltre ad avere tra i propri scopi statutari la promozione della legalità –  continua il ministro Meloni -  le  organizzazioni giovanili che vorranno iscriversi dovranno avere  un’anzianità di almeno un anno e non avere scopo di lucro. Sul sito <a href="http://www.giovaniperlalegalita.it/"><strong>www.giovaniperlalegalita.it</strong></a> tutti i requisiti necessari per iscriversi. Il sito internet servirà  anche alle organizzazioni giovanili iscritte come cassa di risonanza per  promuovere e pubblicizzare le attività che di volta in volta verranno  organizzate. Ogni associazione potrà anche riempire di contenuti il sito  che ospiterà una pagina dedicata ad ogni singola organizzazione  iscritta. Così facendo, il sito favorirà anche la crescita delle  organizzazioni stesse, che potranno essere contattate dai tanti giovani  che pur volendo attivarsi non sanno a chi rivolgersi».</p>
<p>«Da oggi il Forum Nazionale dei Giovani ha la  responsabilità, in collaborazione con il Ministero della Gioventù, di  promuovere un nuovo strumento di scambio e solidarietà fra le numerose  realtà giovanili presenti sul territorio e impegnate nella promozione  della legalità – dichiara Antonio De Napoli, presidente del Forum  Nazionale Giovani &#8211; Riteniamo si tratti di un altro importante passo nel  cammino, inaugurato all’indomani delle stragi degli anni ’90, di  liberazione dell’Italia dalla piaga della criminalità e della  corruzione. Un cammino che ha sempre avuto presente la forza della rete  quale modello vincente di lotta alla criminalità. Un network – conclude  De Napoli &#8211; che lega le istituzioni alla società civile e che si propone  di creare fra essi una forte collaborazione nella promozione del  protagonismo dei giovani nello sforzo di liberazione delle coscienze e  dello sviluppo di questo Paese».</p>
<p>Spiega ancora il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni :  «Una volta costituito il Registro, sarà possibile attivare il Tavolo  Nazionale dei Giovani per la legalità e lotta alle mafie. Il Tavolo,  frutto di un Protocollo di intesa tra Ministro della Gioventù e  Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, sarà un luogo di  confronto e di lavoro tra le istituzioni e i giovani che operano sul  territorio per diffondere la legalità. Crediamo – conclude Il Ministro  Meloni &#8211; che proprio partendo dall’impegno delle tante associazioni  giovanili che quotidianamente “sfidano” le mafie si possa costruire  un’Italia migliore».</p>
<p>In questo quadro il CNEL, che da anni lavora sul tema della  criminalità economica, assicurerà la piena funzionalità del Tavolo  Nazionale attraverso attività di analisi, studio e individuazione dei  bisogni e delle problematiche delle organizzazioni giovanili che  lavorano sul tema della promozione della legalità contro ogni forma di  mafia. Una cura particolare sarà garantita dal CNEL riguardo alle  attività di comunicazione ed informazione, anche attraverso la messa a  disposizione del proprio portale web per meglio coinvolgere le giovani  generazioni, gli operatori del mondo giovanile e le Istituzioni.</p>
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		<title>Uniti dai Diritti &#8211; Un Lavoro Dignitoso per una Vita Dignitosa in Tutto il Mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 23:06:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione economica]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi, nel mondo, non basta avere un lavoro per poter condurre una vita dignitosa, per essere fuori dalla trappola della povertà. La metà dei lavoratori del mondo guadagna meno di due dollari al giorno, ha condizioni lavorative precarie, o è sotto-occupato, o non ha forme di protezione sociale. La crescita economica non è sufficiente! Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, nel mondo, non basta avere un lavoro per poter condurre una vita  dignitosa, per essere fuori dalla trappola della povertà. La metà dei  lavoratori del mondo guadagna meno di due dollari al giorno, ha  condizioni lavorative precarie, o è sotto-occupato, o non ha forme di  protezione sociale.<br />
<span id="more-1540"></span><br />
La crescita economica non è sufficiente! Il commercio internazionale e  la crescita economica da soli non bastano a eliminare la povertà nel  mondo. È evidente che il lavoro gioca un ruolo fondamentale per la  riduzione della povertà, ma solo un lavoro dignitoso permette alle  persone di soddisfare il proprio diritto ad avere una vita dignitosa.</p>
<p>In molti paesi la ricchezza continua a essere nelle mani di poche  persone ed il lavoro dignitoso costituisce il meccanismo chiave che  permette la ridistribuzione della ricchezza e l’eliminazione della  povertà</p>
<p>Il Lavoro Dignitoso è un concetto elaborato dall’Organizzazione  Internazionale del Lavoro (OIL) e ha il sostegno di sindacati, ONG ed  altre organizzazioni della società civile. Esso unisce la quantità del  lavoro offerto (il numero di posti di lavoro creati) e la sua qualità  (condizioni di lavoro). Gli obiettivi principali del Lavoro Dignitoso  sono la creazione di occupazione, il rispetto dei diritti dei  lavoratori, la protezione e il dialogo sociali. Attualmente il Lavoro  Dignitoso viene riconosciuto come la via d’uscita dalla povertà per  milioni di persone.</p>
<p>Alla base del lavoro dignitoso ci sono naturalmente i Diritti Fondamentali del Lavoro sanciti dall’OIL:</p>
<p>* libertà di associazione e riconoscimento effettivo del diritto di contrattazione collettiva<br />
* eliminazione di ogni forma di lavoro forzato o obbligatorio<br />
* abolizione effettiva del lavoro infantile<br />
* eliminazione della discriminazione in materia di impiego e professione</p>
<p>In questo sito web ISCOS mette a disposizione documenti ufficiali delle  principali istituzioni internazionali sui temi dei diritti dei  lavoratori e delle condizioni di lavoro nei paesi in via di sviluppo,  materiale originale elaborato da ISCOS, dai suoi partners e da reti di  ONG impegnate in difesa dei diritti dei lavoratori e per lo sviluppo  economico e sociale.</p>
<p>Principali definizioni per orientarsi tra i documenti di questo sito:</p>
<p>Diritti Fondamentali del Lavoro (chiamati anche Norme Fondamentali o  Core Labour Standards): diritti, regole e principi relativi alle  condizioni di lavoro. Fanno riferimento alle Convenzioni fondamentali  dell’ILO: libertà di associazione, diritto alla contrattazione  collettiva, eliminazione del lavoro forzato, del lavoro minorile e delle  discriminazioni.</p>
<p>Clausole Sociali: strumenti usati per dare un’applicazione empirica agli  standards sociali in materia di lavoro; possono trovare collocazione  all’interno di accodi economici e commerciali stabilendo particolari  comportamenti da adottare in merito a specifici principi concordati.</p>
<p>Codici di Condotta: dichiarazioni volontarie di principi che le aziende  definiscono unilateralmente dettando specifici standards di  comportamento; si tratta di una sorta di contratto sociale dell’impresa  con i suoi stakeholders.</p>
<p>Accordi Quadro: accordi negoziati tra un’impresa multinazionale e una  federazione internazionale di settore con l’obiettivo di stabilire una  relazione duratura che possa risolvere eventuali problemi e lavorare  nell’interesse di entrambe le parti. Riconosce i sindacati locali e  internazionali come l’interlocutore più adatto per intraprendere un  dialogo con le multinazionali ed è sempre conforme alle convenzioni  fondamentali dell’ILO</p>
<p>Responsabilità sociale delle imprese: modalità di operare che rispetta  principi etici e legali decisa da un’impresa nei propri affari  assumendosi così non solo la responsabilità finanziaria, ma anche quella  di eventuali impatti ambientali e sociali.</p>
<p><a href="http://www.iscos.cisl.it/uniti-diritti.asp" target="_self">http://www.iscos.cisl.it/uniti-diritti.asp</a></p>
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		<title>Le energie rinnovabili restino pulite – Stop alle infiltrazioni criminali</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Oct 2010 20:18:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La produzione di energia da fonti rinnovabili non è più solo una necessità ecologica, ma rappresenta sempre più un settore strategico dell’economia, in grado di crescere anche in tempi di crisi e di produrre innovazione e occupazione. Questa evoluzione indubbiamente positiva ha purtroppo portato con sé il gravoso fardello dell’interessamento della criminalità organizzata, come dimostrano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La produzione di energia da fonti rinnovabili non è più solo  una necessità ecologica, ma rappresenta sempre più un settore strategico  dell’economia</strong>, in grado di crescere anche in tempi di crisi e di produrre innovazione e occupazione. <strong>Questa  evoluzione indubbiamente positiva ha purtroppo portato con sé il  gravoso fardello dell’interessamento della criminalità organizzata</strong>, come dimostrano le recenti azioni giudiziarie intraprese in diverse parti d’Italia con grossa eco mediatica.<br />
<span id="more-1528"></span><br />
La difesa della legalità in questo settore così strategico e che deve restare “pulito” diventa prioritaria. Per questo la <strong>Fondazione Culturale Responsabilità Etica</strong> (Gruppo Banca Popolare Etica) ha dato via a un progetto intitolato <strong>“SCORE: STOP CRIMES ON RENEWABLES AND ENVIRONMENT”</strong>.  Finanziato dal Programma “Prevenzione e lotta alla criminalità”  dell’Unione Europea, il progetto si propone di promuovere l’impegno  diretto di imprese, Pubbliche Amministrazioni e società civile nel  contrasto al crimine organizzato e alla illegalità, nei settori  foresta/legno ed energie rinnovabili; di fornire agli attori interessati  metodologie e strumenti di valutazione, controllo e prevenzione dei  rischi di illegalità e di creare un network degli attori interessati per  lo scambio di buone prassi e informazioni provenienti da ricerche e  sperimentazioni.</p>
<p>Da oggi e per trenta mesi ricercatori, attivisti di ONG, funzionari di  banca, esperti in valutazioni etico/finanziarie, esponenti di imprese ed  associazioni di categoria lavoreranno con l’obbiettivo comune di  fornire strumenti concreti, utili a contrastare la sempre maggiore  influenza della criminalità organizzata nel settore energie rinnovabili e  foresta/legno. Gli operatori del settore più esposti a questi rischi,  imprese del settore delle energie rinnovabili, imprese del settore legno  e arredamento, importatori, istituti bancari, ecc. potranno quindi  contare su strumenti concreti e di facile uso.</p>
<p>Le imprese che si trovano di fronte a proposte di finanziamento di  origini poco chiare, i responsabili degli appalti pubblici che valutano  la credibilità dei fornitori, gli istituti bancari che esaminano  richieste di prestiti per investimenti nel settore, potranno disporre  –alla fine del progetto- di sistemi e metodologie pratiche per non  cadere nella trappola del denaro facile o sporco.</p>
<p>Compagni di strada della Fondazione nel progetto “S.C.O.R.E.” sono  un gruppo di partner qualificati come <strong>ARCI  Lombardia, l’associazione Saveria Antiochia Omicron, C.D.I.E, il Forest  Stewardship Council, il Dipartimento Tesaf dell’Università di Padova e  l’associazione Valore Sociale</strong>.</p>
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		<title>DIO ABITA NELL’UOMO</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 16:58:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervento del vescovo alla veglia ecumenica di ascolto e di preghiera in occasione delle manifestazioni “Da Sud a Nord: un’Alleanza per la Democrazia”. Preparandomi a questo incontro di veglia, mi sono fatto diverse domande. Quale il fine di questa manifestazione nazionale a Reggio Emilia? Quali le ingiustizie e i mali da cui essere liberati? Quali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervento del vescovo alla veglia ecumenica di ascolto e di preghiera<br />
in occasione delle manifestazioni “Da Sud a Nord: un’Alleanza per la Democrazia”</em>.<br />
Preparandomi a questo incontro di veglia, mi sono fatto diverse domande. Quale il fine di questa manifestazione nazionale a Reggio Emilia? Quali le ingiustizie e i mali da cui essere liberati? Quali le sofferenze da condividere con dei nostri fratelli? Quali compiti ci affida oggi il Signore per camminare insieme verso un Paese solidale? Certo, anche queste sono domande importanti a cui dare una risposta. Credo che promuovere una società e una cultura della giustizia e della solidarietà sia prima di tutto domandarsi: dov’è Dio? Dove trovarLo?<br />
<span id="more-1397"></span><br />
<strong>Dio abita la terra</strong></p>
<p>L’uomo religioso dell’antichità, a queste domande, risponde così: “Dio è in alto, nei cieli”. Quale sede migliore si potrebbe immaginare per la divinità della vetta di un monte altissimo o dello spazio misterioso che sta oltre le nubi. Ma un Dio che abita nei cieli — soprattutto all’uomo moderno — appare lontano, estraneo, indifferente alle vicende di noi uomini sulla terra. “<em>Padre nostro che sei nei cieli … resta dove sei!</em>”. Così troncava in maniera blasfema ogni domanda religiosa l’ateo J. Prévert.<br />
È venuto però un popolo, il popolo ebraico, che nella sua lunga storia ha avvertito la presenza del Dio non solo creatore del cielo e della terra, ma anche salvatore, partecipe delle vicende del suo popolo nomade, migrante, pellegrino dalla terra di schiavitù alla Terra promessa, come lo sono tuttora il popolo dei “senza terra” in Brasile, i profughi dai Paesi della Somalia e del Darfur, i terremotati di Haiti, dell’Aquila e, da oggi, come abbiamo sentito dalle ultime notizie, quelli del Cile.</p>
<p>Una volta stabilito nella città santa di Gerusalemme, il popolo ebraico costruisce il tempio e ad esso dedica culto, feste, preghiere, come quella del salmo: “<em>Una cosa ho chiesto al Signore. Questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita per gustare le dolcezze del Signore e ammirare il suo santuario</em>” (Salmo 26). Era questo il Salmo caro a Paolo VI, come ricordò in occasione del suo 80.esimo compleanno.</p>
<p>Anche Gesù, in quanto figlio di questo popolo, ha amato il tempio di Gerusalemme. Lo ha frequentato all’età di dodici anni, e poi vi è ritornato spesso a pregare con il suo popolo. Nel tempio Gesù vi ha insegnato. Ha tanto amato il tempio che una volta si è indignato, vedendolo profanato dagli affari di questo mondo, come ci raccontano i Vangeli, in particolare quello di stasera secondo Giovanni (2,13-22). Ha gridato: “È la casa di mio Padre”. Ed ha anche pianto, prevedendo la sua non lontana distruzione.<br />
Ma Gesù non si è fermato al tempio, dando una risposta a domande più profonde: cercate il tempio dove abita Dio? Non fermatevi al tempio di pietre. Cercate un tempio vivo, palpitante, fatto di carne, di dolore, di speranza. È facile accontentarsi di un Dio che abita in cielo. Un Dio che abita in cielo non ti chiede nulla, non cambia la tua vita. È facile accontentarsi anche di un Dio che abita nelle cattedrali e nei tabernacoli. Un Dio&#8230; custodito nei tabernacoli non ci crea problemi.<br />
<strong> Dio abita l’uomo</strong><br />
Che cosa ci ha detto ancora il Vangelo? Che si stava avvicinando la Pasqua dei Giudei e Gesù, sorprendendo la folla in preghiera, esclamò: “<em>Distruggete questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere</em>”. Non parlava del tempio di pietre materiali, ma del tempio vivo che sarebbe stato il suo corpo con la risurrezione dalla morte il terzo giorno.</p>
<p>La risposta di Gesù alla domanda dove abita Dio si colloca così nella umanità stessa del Dio vivo che in Gesù di Nazareth ha preso corpo. Tempio di Dio per l’incarnazione è stato il grembo di una donna, Maria la madre di Gesù. Tempio di Dio è l’umanità di Gesù viva e partecipe della storia umana, quando guarisce i malati, sfama la folla, versa il vino nuovo per la festa di nozze a Cana, restituisce alla vita l’amico Lazzaro, lui stesso muore e risorge.<br />
Dio allora non abita solo in cielo, nel tempio, nelle nostre chiese, ma ha voluto, in Cristo, abitare nell’uomo. Pensate: tempio di Dio era ciascuno di quella folla immensa di indios (quanti milioni?) che gli europei conquistadores hanno sterminato. Come hanno potuto, anche tanti altri credenti, accanirsi contro l’uomo? Sì, tempio di Dio è ogni creatura abitata dallo Spirito di Dio. È il messaggio che l’apostolo Paolo dava ai cristiani del suo tempo: “<em>Fratelli, voi siete edificio di Dio… Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?</em>” (1Cor 3,9.16).</p>
<p><strong>Il compito di una Chiesa</strong></p>
<p>Quale allora il significato di questa veglia ecumenica, di questa festa che lega da Sud a Nord un’alleanza per un Paese più solidale? Quale movimento intende imprimere nel cammino di questa Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla, insieme alle Chiese sorelle di Locri, Crotone, Milano&#8230;, alle comunità ortodosse di Bologna e di Reggio Emilia, alla comunità metodista di Parma? Mi pare di vedere questi due movimenti.</p>
<p>Il primo movimento è quello della <strong>accoglienza</strong>. Una chiesa è fatta per accogliere: per questo ha una porta centrale e, quando non bastano, altre porte laterali. Chi supera la porta di una chiesa è chiamato a raccogliersi al di là della dispersione; abbandona le proprie ragioni individualistiche e prende coscienza di essere popolo di Dio. Riguardo al tema di questa manifestazione, facciamo nostro quanto recentemente i Vescovi italiani affermano nel documento Per un Paese solidale. Chiesa italiana e mezzogiorno.<br />
In questi ultimi vent’anni, in cui la criminalità organizzata ha messo radici in tutto il territorio italiano, sviluppando attività economiche, siamo chiamati, come singoli e come comunità cristiane &#8211; ma anche come cittadini -, a investire noi stessi per prevenire queste malattie sociali con un impegno educativo, per diffondere la cultura della legalità, della non-violenza, della ricerca del bene comune. Sì, c’è bisogno di un preciso intervento educativo, sin dai primi anni di età, per evitare che il mafioso sia visto come un modello da imitare. Se si è uniti e solidali, le cose cambiano: ecco il senso dell’Alleanza, cioè dell’accoglienza reciproca di questo compito educativo, da Sud a Nord.<br />
Il secondo movimento è quello della <strong>missione</strong>. Le porte della chiesa che prima si sono aperte per accogliere, alla fine si dischiudono perché ciascuno, con la coscienza di essere popolo di Dio, ritrovi le strade del mondo da discepolo e pellegrino del Vangelo, come esorta Gesù nel Vangelo di Marco: “<em>Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura</em>”.<br />
È quello che siamo chiamati a essere ogni volta che usciamo di chiesa. Quando la domenica usciamo di chiesa, torniamo a casa e ci godiamo il resto della giornata festiva, non dovremmo sentirci dei cristiani a posto: “ho fatto il mio dovere; ho messo a posto il Signore; fino a Domenica prossima non ci penso più”. Veniamo fuori dalla chiesa forse più buoni e cresciuti nella fede, ma certamente anche più responsabili.</p>
<p>Riflettendo sulla testimonianza di figure luminose come quella di Don Pino Puglisi, Don Giuseppe Diana e del giudice Rosario Livatino, di diversi magistrati, forze dell’ordine, politici, sindacalisti, imprenditori e giornalisti, di donne e uomini di ogni categoria, possiamo comprendere come questa testimonianza di quanti hanno sacrificato la vita nella lotta e resistenza alla malavita organizzata non debba restare solo un esempio isolato, ma il frutto di una mobilitazione delle coscienze a fermare, dal Sud al Nord, “un fenomeno che non può essere semplicisticamente interpretato come espressione di una religiosità distorta, ma forma brutale e devastante di rifiuto di Dio e di fraintendimento della vera religione”.</p>
<p><strong>Conclusione</strong></p>
<p>Come gli apostoli, invito noi Vescovi, le nostre Chiese locali, le comunità dei fedeli che frequentano le nostre chiese, a ripeterci spesso questo interrogativo: “Signore, dove vai? Dove vuoi condurci con la Tua Parola e il Tuo sacrificio che ancora celebriamo venendo in chiesa? E, c’è ancora posto per Te nella nostra vita? Signore, aiutaci a dare noi oggi la risposta che Tu attendi”.</p>
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<strong> + Adriano VESCOVO</strong></p>
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<em> Reggio Emilia – Basilica B. V. della Ghiara, 27 febbraio 2010</em></p>
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