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	<title>Portale Solidale &#187; Giustizia</title>
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	<description>Seleziona ed archivia articoli relativi alle ONLUS ed alle iniziative cattoliche e solidali.</description>
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		<title>DIO ABITA NELL’UOMO</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 16:58:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervento del vescovo alla veglia ecumenica di ascolto e di preghiera in occasione delle manifestazioni “Da Sud a Nord: un’Alleanza per la Democrazia”. Preparandomi a questo incontro di veglia, mi sono fatto diverse domande. Quale il fine di questa manifestazione nazionale a Reggio Emilia? Quali le ingiustizie e i mali da cui essere liberati? Quali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervento del vescovo alla veglia ecumenica di ascolto e di preghiera<br />
in occasione delle manifestazioni “Da Sud a Nord: un’Alleanza per la Democrazia”</em>.<br />
Preparandomi a questo incontro di veglia, mi sono fatto diverse domande. Quale il fine di questa manifestazione nazionale a Reggio Emilia? Quali le ingiustizie e i mali da cui essere liberati? Quali le sofferenze da condividere con dei nostri fratelli? Quali compiti ci affida oggi il Signore per camminare insieme verso un Paese solidale? Certo, anche queste sono domande importanti a cui dare una risposta. Credo che promuovere una società e una cultura della giustizia e della solidarietà sia prima di tutto domandarsi: dov’è Dio? Dove trovarLo?<br />
<span id="more-1397"></span><br />
<strong>Dio abita la terra</strong></p>
<p>L’uomo religioso dell’antichità, a queste domande, risponde così: “Dio è in alto, nei cieli”. Quale sede migliore si potrebbe immaginare per la divinità della vetta di un monte altissimo o dello spazio misterioso che sta oltre le nubi. Ma un Dio che abita nei cieli — soprattutto all’uomo moderno — appare lontano, estraneo, indifferente alle vicende di noi uomini sulla terra. “<em>Padre nostro che sei nei cieli … resta dove sei!</em>”. Così troncava in maniera blasfema ogni domanda religiosa l’ateo J. Prévert.<br />
È venuto però un popolo, il popolo ebraico, che nella sua lunga storia ha avvertito la presenza del Dio non solo creatore del cielo e della terra, ma anche salvatore, partecipe delle vicende del suo popolo nomade, migrante, pellegrino dalla terra di schiavitù alla Terra promessa, come lo sono tuttora il popolo dei “senza terra” in Brasile, i profughi dai Paesi della Somalia e del Darfur, i terremotati di Haiti, dell’Aquila e, da oggi, come abbiamo sentito dalle ultime notizie, quelli del Cile.</p>
<p>Una volta stabilito nella città santa di Gerusalemme, il popolo ebraico costruisce il tempio e ad esso dedica culto, feste, preghiere, come quella del salmo: “<em>Una cosa ho chiesto al Signore. Questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita per gustare le dolcezze del Signore e ammirare il suo santuario</em>” (Salmo 26). Era questo il Salmo caro a Paolo VI, come ricordò in occasione del suo 80.esimo compleanno.</p>
<p>Anche Gesù, in quanto figlio di questo popolo, ha amato il tempio di Gerusalemme. Lo ha frequentato all’età di dodici anni, e poi vi è ritornato spesso a pregare con il suo popolo. Nel tempio Gesù vi ha insegnato. Ha tanto amato il tempio che una volta si è indignato, vedendolo profanato dagli affari di questo mondo, come ci raccontano i Vangeli, in particolare quello di stasera secondo Giovanni (2,13-22). Ha gridato: “È la casa di mio Padre”. Ed ha anche pianto, prevedendo la sua non lontana distruzione.<br />
Ma Gesù non si è fermato al tempio, dando una risposta a domande più profonde: cercate il tempio dove abita Dio? Non fermatevi al tempio di pietre. Cercate un tempio vivo, palpitante, fatto di carne, di dolore, di speranza. È facile accontentarsi di un Dio che abita in cielo. Un Dio che abita in cielo non ti chiede nulla, non cambia la tua vita. È facile accontentarsi anche di un Dio che abita nelle cattedrali e nei tabernacoli. Un Dio&#8230; custodito nei tabernacoli non ci crea problemi.<br />
<strong> Dio abita l’uomo</strong><br />
Che cosa ci ha detto ancora il Vangelo? Che si stava avvicinando la Pasqua dei Giudei e Gesù, sorprendendo la folla in preghiera, esclamò: “<em>Distruggete questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere</em>”. Non parlava del tempio di pietre materiali, ma del tempio vivo che sarebbe stato il suo corpo con la risurrezione dalla morte il terzo giorno.</p>
<p>La risposta di Gesù alla domanda dove abita Dio si colloca così nella umanità stessa del Dio vivo che in Gesù di Nazareth ha preso corpo. Tempio di Dio per l’incarnazione è stato il grembo di una donna, Maria la madre di Gesù. Tempio di Dio è l’umanità di Gesù viva e partecipe della storia umana, quando guarisce i malati, sfama la folla, versa il vino nuovo per la festa di nozze a Cana, restituisce alla vita l’amico Lazzaro, lui stesso muore e risorge.<br />
Dio allora non abita solo in cielo, nel tempio, nelle nostre chiese, ma ha voluto, in Cristo, abitare nell’uomo. Pensate: tempio di Dio era ciascuno di quella folla immensa di indios (quanti milioni?) che gli europei conquistadores hanno sterminato. Come hanno potuto, anche tanti altri credenti, accanirsi contro l’uomo? Sì, tempio di Dio è ogni creatura abitata dallo Spirito di Dio. È il messaggio che l’apostolo Paolo dava ai cristiani del suo tempo: “<em>Fratelli, voi siete edificio di Dio… Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?</em>” (1Cor 3,9.16).</p>
<p><strong>Il compito di una Chiesa</strong></p>
<p>Quale allora il significato di questa veglia ecumenica, di questa festa che lega da Sud a Nord un’alleanza per un Paese più solidale? Quale movimento intende imprimere nel cammino di questa Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla, insieme alle Chiese sorelle di Locri, Crotone, Milano&#8230;, alle comunità ortodosse di Bologna e di Reggio Emilia, alla comunità metodista di Parma? Mi pare di vedere questi due movimenti.</p>
<p>Il primo movimento è quello della <strong>accoglienza</strong>. Una chiesa è fatta per accogliere: per questo ha una porta centrale e, quando non bastano, altre porte laterali. Chi supera la porta di una chiesa è chiamato a raccogliersi al di là della dispersione; abbandona le proprie ragioni individualistiche e prende coscienza di essere popolo di Dio. Riguardo al tema di questa manifestazione, facciamo nostro quanto recentemente i Vescovi italiani affermano nel documento Per un Paese solidale. Chiesa italiana e mezzogiorno.<br />
In questi ultimi vent’anni, in cui la criminalità organizzata ha messo radici in tutto il territorio italiano, sviluppando attività economiche, siamo chiamati, come singoli e come comunità cristiane &#8211; ma anche come cittadini -, a investire noi stessi per prevenire queste malattie sociali con un impegno educativo, per diffondere la cultura della legalità, della non-violenza, della ricerca del bene comune. Sì, c’è bisogno di un preciso intervento educativo, sin dai primi anni di età, per evitare che il mafioso sia visto come un modello da imitare. Se si è uniti e solidali, le cose cambiano: ecco il senso dell’Alleanza, cioè dell’accoglienza reciproca di questo compito educativo, da Sud a Nord.<br />
Il secondo movimento è quello della <strong>missione</strong>. Le porte della chiesa che prima si sono aperte per accogliere, alla fine si dischiudono perché ciascuno, con la coscienza di essere popolo di Dio, ritrovi le strade del mondo da discepolo e pellegrino del Vangelo, come esorta Gesù nel Vangelo di Marco: “<em>Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura</em>”.<br />
È quello che siamo chiamati a essere ogni volta che usciamo di chiesa. Quando la domenica usciamo di chiesa, torniamo a casa e ci godiamo il resto della giornata festiva, non dovremmo sentirci dei cristiani a posto: “ho fatto il mio dovere; ho messo a posto il Signore; fino a Domenica prossima non ci penso più”. Veniamo fuori dalla chiesa forse più buoni e cresciuti nella fede, ma certamente anche più responsabili.</p>
<p>Riflettendo sulla testimonianza di figure luminose come quella di Don Pino Puglisi, Don Giuseppe Diana e del giudice Rosario Livatino, di diversi magistrati, forze dell’ordine, politici, sindacalisti, imprenditori e giornalisti, di donne e uomini di ogni categoria, possiamo comprendere come questa testimonianza di quanti hanno sacrificato la vita nella lotta e resistenza alla malavita organizzata non debba restare solo un esempio isolato, ma il frutto di una mobilitazione delle coscienze a fermare, dal Sud al Nord, “un fenomeno che non può essere semplicisticamente interpretato come espressione di una religiosità distorta, ma forma brutale e devastante di rifiuto di Dio e di fraintendimento della vera religione”.</p>
<p><strong>Conclusione</strong></p>
<p>Come gli apostoli, invito noi Vescovi, le nostre Chiese locali, le comunità dei fedeli che frequentano le nostre chiese, a ripeterci spesso questo interrogativo: “Signore, dove vai? Dove vuoi condurci con la Tua Parola e il Tuo sacrificio che ancora celebriamo venendo in chiesa? E, c’è ancora posto per Te nella nostra vita? Signore, aiutaci a dare noi oggi la risposta che Tu attendi”.</p>
<p style="text-align: right;">
<strong> + Adriano VESCOVO</strong></p>
<p style="text-align: left;">
<em> Reggio Emilia – Basilica B. V. della Ghiara, 27 febbraio 2010</em></p>
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		<title>Programma e note logistiche 1 Marzo 2010</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 15:30:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo di seguito il programma ufficiale della Manifestazione Reggio Emilia, 1 Marzo 2010 “Da Sud a Nord: un&#8217;Alleanza per la Democrazia”, espressione dell&#8217;Alleanza con la Locride e la Calabria, giunta alla sua terza edizione con il coinvolgimento di una rete che non si ferma ai confini della Calabria, ma che si estende ormai a tutte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo di seguito il programma ufficiale della Manifestazione <strong>Reggio Emilia, 1 Marzo 2010 </strong><em><strong>“Da Sud a Nord: un&#8217;Alleanza per la Democrazia”</strong></em>, espressione dell&#8217;Alleanza con la Locride e la Calabria, giunta alla sua terza edizione con il coinvolgimento di una rete che non si ferma ai confini della Calabria, ma che si estende ormai a tutte le regioni d&#8217;Italia, nel segno di un percorso per lo sviluppo, la democrazia e il bene comune.<br />
<span id="more-1390"></span><br />
<strong>SABATO 27 FEBBRAIO<br />
</strong>ORE 10:30 Incontro Interreligioso<br />
ORE 15:30 Convegno<em> “Responsabilità della società civile e dei soggetti economici nella prevenzione delle infiltrazioni mafiose”</em> – Aula Magna Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia<br />
ORE 21:00 Veglia Ecumenica di Preghiera per la Libertà e la Democrazia contro la ‘ndrangheta e i poteri occulti – Basilica della Beata Vergine della Ghiara</p>
<p><strong>DOMENICA 28 FEBBRAIO<br />
</strong>ORE 15:30 Spettacolo teatrale <em>“La Sindrome di Crono”</em> della cooperativa sociale Cuntrascenzia<em><br />
</em>ORE 17:30 Concerto – Anteprima nazionale di presentazione dell’ultimo lavoro de <em>Il Parto delle Nuvole Pesanti</em>, con la partecipazione dei<em> Mattanza, QuartAumentata, Gasparazzo</em> ed altri ospiti.</p>
<p><strong>LUNEDI 1 MARZO<br />
</strong>ORE 9:00  Interventi dei rappresentanti delle Cabine di Regia nelle scuole di Reggio Emilia<br />
ORE 10:00 Corteo pubblico per le vie cittadine. Partenza dal Monumento ai Martiri del 7 luglio e arrivo in Piazza Prampolini. Risultati dell’Alleanza e programmazione attività future. Saluti delle autorità e interventi dei rappresentanti degli Enti delle Cabine di Regia dell’Alleanza.</p>
<p>Chiediamo agli enti di attivarsi presso le proprie realtà per promuovere il coinvolgimento all&#8217;iniziativa e si sollecita l&#8217;invio, <strong>entro giovedi 18 febbraio, </strong>delle richieste per gli spazi <strong>gratuiti</strong> all&#8217;interno dello stand che verrà allestito.</p>
<p>Riferimenti: Ufficio Comunicazione – Cell. 340.0920981 – Mail: <a href="mailto:1marzo@goel.coop">1marzo@goel.coop</a></p>
<p>In allegato le date, gli orari e le condizioni per i <strong>pullman</strong> che si stanno organizzando per il trasporto dalla Calabria e l&#8217;elenco degli <strong>hotel</strong> che hanno dato disponibilità a riservare le proprie camere su prenotazione presso l&#8217;Agenzia Viaggi Tour Operator “Turismo Responsabile” Numero verde 800 913540 &#8211; Mail: <a href="mailto:agenzia@turismo.responsabile.coop">agenzia@turismo.responsabile.coop</a></p>
<p>Vi è inoltre disponibilità di un<strong> numero limitato </strong>di<strong> posti letto gratuiti</strong> in strutture private, oppure possibilità di pernottamento con <strong>sacco a pelo</strong>, entrambi su richiesta, fino ad esaurimento dei posti disponibili.</p>
<p><em>COMUNICAZIONE, UFFICIO STAMPA, RETE ALLEANZA:<br />
</em>Ufficio Comunicazione del Consorzio GOEL<br />
Tel e Fax 0964.419191 &#8211; Cellulare 340.0920981 &#8211; Mail: <a href="mailto:1marzo@goel.coop">1marzo@goel.coop</a></p>
<p><em>NOTE LOGISTICHE e ISCRIZIONI<br />
</em>Per agevolare l&#8217;organizzazione è gradita l&#8217;iscrizione, compilando la <a href="http://www.consorziosociale.coop/programma_e_note_logistiche_1_marzo_2010">scheda allegata</a> da inviare a: <a href="mailto:1marzo2010.re@goel.coop">1marzo2010.re@goel.coop</a></p>
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		<title>Stillicidio di violenza a Gioiosa Jonica</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 08:58:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Impresa sociale]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Consorzio Sociale GOEL, con tutte le sue cooperative e soci della Locride e della Piana di Gioia Tauro, condannano duramente il grave attentato subito nella serata di giovedì scorso, a Gioiosa Jonica, da Vincenzo Novembre, il figlio Giuseppe e la nipotina. Quattro colpi di pistola hanno centrato la vetrina mentre essi erano all&#8217;interno: avrebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Consorzio Sociale GOEL, con tutte le sue cooperative e soci della Locride e della Piana di Gioia Tauro, <strong>condannano duramente il grave attentato</strong> subito nella serata di giovedì scorso, a Gioiosa Jonica, da Vincenzo Novembre, il figlio Giuseppe e la nipotina. Quattro colpi di pistola hanno centrato la vetrina mentre essi erano all&#8217;interno: avrebbe potuto essere una strage!<br />
<span id="more-1368"></span><br />
Questo è l&#8217;ultimo di <strong>una serie di atti di violenza mafiosa</strong> commessi nell&#8217;ultimo periodo, a <em>Gioiosa Jonica</em>, nella vicina <em>Caulonia</em>, in tutta la <em>Locride</em> e nella <em>Piana di Gioia Tauro</em>, che hanno avuto come obiettivi imprenditori, politici, semplici e inermi cittadini. Attentati compiuti senza alcun ritegno, ad opera di una &#8216;ndrangheta di parassiti che vivono sulle spalle di chi lavora con onestà, che ostacola la libertà e l&#8217;equità nella pubblica amministrazione, che impedisce ogni giorno a centinaia di cittadini di vivere la propria vita in pace e serenità.</p>
<p>Chiediamo un urgente e straordinario intervento delle forze dell&#8217;ordine e della magistratura antimafia (alle quali va la nostra gratitudine per i recenti e numerosi successi conseguiti nel territorio) a Gioiosa Jonica e in tutte le zone dove si stanno verificando omicidi, attentati e intimidazioni.<br />
Chiediamo agli <strong>amministratori</strong> e ai <strong>funzionari</strong> pubblici di isolare e ostacolare in ogni modo l&#8217;infiltrazione e le pianificazioni degli appartenenti alla &#8216;ndrangheta.<br />
Chiediamo a tutti i <strong>politici</strong> di rifiutare attivamente voti e consensi della &#8216;ndrangheta.<br />
Chiediamo ai <strong>commercianti</strong> e agli <strong>imprenditori</strong> di unirsi e di non lottare isolati, per resistere all&#8217;assedio dei parassiti mafiosi.<br />
Come GOEL continueremo a impegnarci incessantemente, non solo costruendo alternative concrete, ma appoggiando le vittime di tali atti violenti e ogni azione di cambiamento.</p>
<p><em>Sabato 19 dicembre 2009</em></p>
<p><strong>Ufficio Stampa Consorzio Sociale GOEL<br />
</strong>Tel/Fax  0964.419191<br />
cell 340.0920981<br />
mail: <a href="mailto:ufficio.stampa@goel.coop">ufficio.stampa@goel.coop</a></p>
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		<title>Control arms: plauso per l&#8217;arresto di Viktor Bout, il &#8216;signore della guerra&#8217;</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 16:41:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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		<description><![CDATA[Venerdì 30 ottobre, dopo anni di discussioni e dibattiti, stimolati soprattutto dalla campagna internazionale Control Arms di cui anche Rete Disarmo fa parte, le Nazioni Unite hanno concordato un calendario definitivo per scrivere ed adottare un “forte e robusto” Trattato Internazionale sui Trasferimenti di Armi. Il Trattato (conosciuto in sigla come ATT) dovrà avere “i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 30 ottobre, dopo anni di discussioni e dibattiti, stimolati soprattutto dalla campagna internazionale Control Arms di cui anche Rete Disarmo fa parte, le Nazioni Unite hanno concordato un calendario definitivo per scrivere ed adottare un “forte e robusto” Trattato Internazionale sui Trasferimenti di Armi. Il Trattato (conosciuto in sigla come ATT) dovrà avere “i più alti standard diffusi” per poter controllare il commercio ed il trasporto delle armi convenzionali in giro per il mondo.<br />
<span id="more-1347"></span><br />
Si tratta di un successo importantissimo per tutto il movimento mondiale del disarmo e del controllo degli armamenti, ottenuto grazie al voto favorevole di 153 governi (tra cui Italia, Stati Uniti e tutti i più grandi stati del commercio di armi come Gran Bretagna, Francia e Germania) all’astensione di 19 (tra cui Russia, Cina, India, Egitto, Cuba, Iran, Libia) e ad un solo voto contrario: quello dello Zimbabwe. Va notato il deciso cambio di rotta degli Stati Uniti (il paese che è maggio produttore, venditore e commerciante di armi) che, diversamente da tutti i precedenti passi del percorso del Trattato alle Nazioni Unite, hanno votato in favore della risoluzione adottata, che porterà come risultato la finalizzazione del Trattato entro il Luglio del 2012.</p>
<p>Attualmente nel mondo non esiste una regolazione comune del commercio di armi, ma ci si affida direttamente alle legislazioni nazionali che sono disomogenee e spesso incomplete.<br />
“E’ un risultato grandissimo” ha commentato Rebecca Peters, direttore della coalizione mondiale IANSA (International Action Network on Small Arms), “perché per troppo tempo il mondo è stato compiacente riguardo all’effetto devastante di un flusso non regolato di armi. Tutte le nazioni partecipano al commercio di armi convenzionale e devono quindi anche condividere i danni e le conseguenze: morte diffusa, grandi quantità di feriti, violazione dei diritti umani”.<br />
“Si tratta davvero di una buonissima notizia” fa eco Francesco Vignarca, coordinatore delle attività nazionali della Rete Italiana per il Disarmo (composta da circa 30 organismi attivi su questi temi) “anche e soprattutto per noi che abbiamo lavorato da alcuni anni a questa parte alla campagna Control Arms. Una campagna innovativa &#8211; la prima vera campagna di opinione politica a livello mondiale &#8211; che anche in Italia ha ottenuto un buon successo con oltre 40.000 volti raccolti per la Petizione da un Milione di volti. Era questo lo strumento scelto per premere sui Governi e renderli consapevoli che il commercio indiscriminato di armi è una stortura che crea solo problemi. Sembra ieri che si raccoglievano le immagini delle persone agli incontri, ai banchetti, alla Marcia Perugia-Assisi&#8230; bene ora possiamo dire a tutte quelle persone che il loro ‘metterci la faccia’ è servito davvero a qualcosa”.</p>
<p>Il fatto che finalmente i Governi abbiano scelto di negoziare dei controlli legali su questo commercio mortale non deve però bloccare la spinta della società civile, che deve continuare a lavorare affinché un trattato forte sia adottato nel 2012. La risoluzione votata ieri indica che il Trattato dovrà essere negoziato in una serie di incontri culminanti in una conferenza dell’ONU nel luglio 2012. L’accordo finale dovrebbe imporre agli Stati di regolare strettamente il commercio internazionale di armi facendo riferimento a principi legislativi che devono avere come obiettivo la riduzione dei costi umani associati alla proliferazione delle armi convenzionali. La risoluzione riconosce inoltre che i trasferimenti di armi contribuiscono ai conflitti armati, all’esodo forzato delle popolazioni, supportano il crimine organizzato e terrorismo e come conseguenza indeboliscono la pace, la sicurezza e lo sviluppo sostenibile.</p>
<p>Il Trattato internazionale ha inoltre “bisogno di una ‘regola d’oro’ che possa fermare qualsiasi proposta di vendita di armi che possieda un rischio sostanziale di essere usata per serie violazioni dei diritti umani o crimini di guerra” &#8211; afferma Brian Wood, responsabile del controllo armamenti per Amnesty International &#8211; “una regola che potrebbe salvare davvero la vita di centinaia di migliaia di persone e proteggere la sicurezza di molti milioni”.<br />
La campagna Control Arms (formata da centinaia di ONG in oltre 100 paesi) nell’accogliere con soddisfazione il voto in sede ONU sollecita i Governi a mantenere l’inerzia di questa storica decisione per garantire davvero che il Trattato abbia solidi standard capaci di entrare compiutamente nel complesso mondo del commercio delle armi. Qualche riserva infatti è stata espressa sulla procedura pianificata per la Conferenza ONU finale sul Trattato, che potrebbe dare un sostanziale diritto di veto a ciascuno Stato sulle decisioni definitive prese in quella sede. La Campagna chiede di impedire che un piccolo numero di Stati scettici possa dirottare il percorso verso un Trattato forte quando è ormai chiaro che il mondo vuole una legislazione forte.<br />
“E’ vitale che ora i Governi, specialmente quelli che hanno votato a favore come l’Italia, mantengano alta la pressione per un Trattato forte, ed anche noi come Rete Italiana per il Disarmo e Campagna Control Arms in Italia continueremo a fare la nostra parte per raggiungere questo storico risultato. Non dimentichiamoci poi che il nostro paese è uno dei maggiori attori della produzione e del commercio di armi, e deve quindi assumersi la propria responsabilità per regolare una situazione che, quando come ora è incontrollata, provoca disastri e impatti molto negativi in gran parte del mondo” conclude Francesco Vignarca.</p>
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		<title>Il 24 Ottobre ad Amantea per una Calabria pulita dai rifiuti pericolos</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 16:55:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Movimento antimafia “Ammazzateci tutti” e il Comitato civico “Natale De Grazia”, insieme a tutte le altre associazioni promotrici, vi aspettano ad Amantea alla grande manifestazione nazionale del 24 Ottobre per una Calabria pulita dai rifiuti pericolosi. La nostra Calabria è stata avvelenata dalla ‘ndrangheta con tonnellate di rifiuti tossici e radioattivi, celati nel nostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <em><strong>Movimento antimafia “Ammazzateci tutti”</strong></em> e il <strong><em>Comitato civico “Natale De Grazia”</em></strong>, insieme a tutte le altre associazioni promotrici, vi aspettano ad <strong>Amantea</strong> alla grande <strong>manifestazione</strong> nazionale del<strong> 24 Ottobre</strong> per una <strong>Calabria pulita</strong> dai rifiuti pericolosi.<span id="more-1319"></span><br />
La nostra Calabria è stata <strong>avvelenata</strong> dalla ‘ndrangheta con tonnellate di rifiuti tossici e radioattivi, celati nel nostro meraviglioso <strong>mare </strong>o sotterrati nelle nostre splendide<strong> terre</strong>.<br />
Al largo di <strong>Cetraro</strong> è stata individuata una nave inabissata dalla ‘ndrangheta, carica di rifiuti dannosi . E secondo il <strong>pentito</strong> che, per mezzo delle sue dichiarazioni ne ha consentito il <strong>ritrovamento</strong>, molte altre sono <strong>“le navi a perdere”</strong> ancora da individuare e rimuovere al largo delle nostre coste, calabresi e italiane.<br />
Troppi sono i siti, nel nostro <strong>territorio</strong>, in cui è stata accertata la presenza elevatissima di <strong>sostanze tossiche</strong> e radioattive come nella vallata del fiume <strong>Oliva</strong> ad Amantea.<br />
Mentre a <strong>Crotone </strong>molte case, scuole e strade sono state costruite usando materiali densi di scorie tossiche e radioattive.<br />
Forse è già in atto una <strong>catastrofe insanabile </strong>e la contaminazione così elevata del nostro ambiente ha già causato troppi decessi e origina gravi <strong>patologie tumorali.</strong><br />
La ‘ndrangheta insieme ai propri complici, continua a <strong>devastare</strong> i nostri paradisi incontaminati scaricando <strong>“bombe ad orologeria”</strong> ovunque.<br />
<strong>Per questo motivo ci appelliamo a tutti voi, calabresi e italiani che rivendicano un ambiente sano:<br />
vi aspettiamo tutti ad Amantea (CS) sul lungomare dalle ore 09:00 per chiedere a tutte le istituzioni competenti di intervenire con estrema urgenza per l’immediata bonifica dei siti interessati dai rifiuti pericolosi.</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>Movimento &#8220;Ammazzateci tutti&#8221;<br />
<a href="http://www.ammazzatecitutti.org"> www.ammazzatecitutti.org</a></em></strong></p>
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		<title>la Festa Nazionale del 1 Marzo 2010 a Reggio Emilia!</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 07:58:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Le Cabine di Regia nazionale e della Calabria avevano già indicato che un anno su tre la Festa nazionale del 1 Marzo si sarebbe tenuta fuori dalla Calabria, in una località simbolo che si fosse distinta per un chiaro impegno di lotta contro l&#8217;infiltrazione della &#8216;ndrangheta e delle massonerie deviate. Il 1 Marzo è ormai divenuto un appuntamento fisso per tutta la rete nazionale dell&#8217;Alleanza: lo scopo non è solo quello di manifestare e/o denunciare, ma di rendere palese tutto ciò che l&#8217;Alleanza sta facendo e quello che intende realizzare, cercando di diffondere speranza in un cambiamento possibile!</p>
<p>Le due Cabine di Regia hanno congiuntamente deciso che il prossimo 1 Marzo 2010 si terrà a Reggio Emilia, in Emilia-Romagna.<br />
<span id="more-1304"></span><br />
In questa città l&#8217;Alleanza esprime una presenza diffusa e radicata. E&#8217; nato il coordinamento provinciale CO.LO.R.E. (COordinamento LOcride – Reggio Emilia) composto da circa 150 realtà locali, tutte aderenti all&#8217;Alleanza. Il Coordinamento, d&#8217;intesa con le realtà promotrici calabresi, ha già attivato un Osservatorio Civico Territoriale contro le infiltrazioni della &#8216;ndrangheta, coinvolgendo la società civile, le istituzioni e i soggetti economici locali in un processo virtuoso di mobilitazione per la legalità. Si tratta dunque di un territorio che ha saputo distinguersi in questa importante mobilitazione civile e che oggi è di esempio a molte realtà del settentrione a forte rischio di infiltrazioni mafiose.</p>
<p><strong><em>Alleanza con la Locride e la Calabria</em></strong></p>
<p>L&#8217;Alleanza nasce nel 2008 promossa dal Consorzio Sociale GOEL (www.goel.coop), Comunità Libere (<a href="http://www.comunitalibere.org">www.comunitalibere.org</a>) e Calabria Welfare. Ha come scopo promuovere la libertà e la democrazia piena in Calabria opponendosi allo strapotere della &#8216;ndrangheta e delle massonerie deviate attraverso una serie di progetti concreti e operativi (<a href="http://www.goel.coop/manifesto_del_1_marzo_2008">www.goel.coop/manifesto_del_1_marzo_2008</a>). Nello stesso tempo cerca di<br />
prevenire e ostacolare la diffusione di questi poteri di morte nel resto d&#8217;Italia. Oggi l&#8217;Alleanza è composta da<br />
720 enti (<a href="http://www.goel.coop/elenco_appello_locride_enti">www.goel.coop/elenco_appello_locride_enti</a>) – di cui molti a diffusione nazionale e regionale – e da 2970 persone singole (<a href="http://www.goel.coop/elenco_appello_locride">www.goel.coop/elenco_appello_locride</a>).</p>
<p>Ufficio Stampa<br />
Consorzio Sociale GOEL<br />
Tel e Fax 0964.419191<br />
Cellulare 340.0920981<br />
Mail ufficio.stampa@goel.coop</p>
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		<title>Offesa, atto eversivo e Offesa, atto eversivo e bestemmia</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 16:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un&#8217;offesa alla famiglia umana Un atto eversivo della Costituzione italiana Una bestemmia contraria al Vangelo di Cristo Come cittadini italiani riteniamo che il provvedimento varato oggi al Senato sia un vero e proprio &#8220;atto eversivo&#8221; verso la civiltà del diritto espressa nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (la dignità della persona umana), nella Costituzione italiana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><strong><em>Un&#8217;offesa alla famiglia umana<br />
Un atto eversivo della Costituzione italiana<br />
Una bestemmia contraria al Vangelo di Cristo </em></strong><br />
Come cittadini italiani riteniamo che il provvedimento varato oggi al Senato sia un vero e proprio &#8220;atto eversivo&#8221; verso la civiltà del diritto espressa nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (la dignità della persona umana), nella Costituzione italiana (articoli 2 e 3), in tanti testi delle Nazioni Unite il cui spirito è presente nella Dottrina Sociale della Chiesa, orientata ad affermare il &#8220;bene comune&#8221;, che è il bene di tutti e di ciascuno, sintesi di libertà e giustizia.</div>
<p>Come credenti nel Dio che tutti ama e nel Vangelo di Cristo &#8220;nostra pace&#8221; pensiamo che per i cristiani nessuno sia straniero e, soprattutto, che nessuno straniero sia di per sè un delinquente. Chi ostenta i valori cristiani conosce le parole di Cristo &#8220;Ero straniero e mi avete accolto&#8221; (Matteo 25)?<br />
Una bestemmia civile e cristiana così grande deve essere respinta da un&#8217;insurrezione nonviolenta. Rinnoviamo l&#8217;appello al Presidente della Repubblica, cui il 2 giugno scorso abbiamo mandato una lettera da Monte Sole, terra della Resistenza e di Dossetti, ad operare con urgente fermezza per respingere la deriva autoritaria e totalitaria basata sulla logica dello straniero-nemico che nasconde i veri pericoli della criminalità organizzata, della corruzione economica e politica, del degrado etico e che alimenta la paura, eccita gli animi al peggio, diffonde modelli di violenza e prepara mali più grandi.<br />
In piedi, costruttori di pace!</p>
<p><a href="http://www.paxchristi.it"> Pax Christi</a></p>
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		<title>L&#8217;isola che non c&#8217;è</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Apr 2009 20:08:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
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		<description><![CDATA[Un lavoro da tempo studiato che riteniamo opportuno pubblicare proprio ora che la ricostruzione nell&#8217;aquilano, dopo il forte sisma che ha colpito la zona, aprirà sicuramente importanti sbocchi per le infiltrazioni mafiose negli appalti. La criminalità organizzata, da anni ormai attiva sia nella Marsica che sulle coste abruzzesi,  è sicuramente interessata a non perdere una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font-style: italic;"><strong>Un lavoro da  tempo studiato che riteniamo opportuno pubblicare proprio ora che la  ricostruzione nell&#8217;aquilano, dopo il forte sisma che ha colpito la zona,  aprirà sicuramente importanti sbocchi per le infiltrazioni mafiose  negli appalti. La criminalità organizzata, da anni ormai attiva sia  nella Marsica che sulle coste abruzzesi,  è sicuramente interessata  a non perdere una fonte sicura di guadagno. Il dossier di Libera Informazione  descrive una infiltrazione silenziosa ma profonda, in un tessuto divenuto  crocevia del riciclaggio e del reinvestimento dei proventi illeciti,  ed è un monito per non sottovalutare la pervasività delle mafie, soprattutto  in questo lacerante frangente storico.</strong></p>
<p><span id="more-1171"></span><br />
Quella dell’Abruzzo criminale è la storia di una negazione. È La storia di un’isola felice che isola felice non è, da tempo. O forse lo è, ma solo per le mafie. Cosa nostra, ‘ndrangheta, camorra, sacra corona unita, ma anche le organizzazioni straniere (quelle albanese e cinese in testa) si muovono tra i monti della Marsica e sulla costa da diversi anni. Fanno affari, si infiltrano nell’economia, mettono le mani sugli appalti, costruiscono basi operative per latitanti e per i traffici di droga. Capitali da riciclare, investiti in aziende e immobili (sono ormai 25 i beni confiscati alle mafie nella regione, in ben 15 comuni e in tutte e quattro le province). E ancora la tratta delle bianche, la prostituzione di strada e quella nei locali della costa, l’usura e le estorsioni. L’Abruzzo è la regione dei parchi, è il cuore verde d’Europa, ma è anche terra di ecomafie, che sversano rifiuti tossici nelle lande inabitate della regione. Una regione malata di corruzione: dalla Tangentoli degli anni 90 agli scandali recenti, dai provvedimenti giudiziari che hanno colpito la giunta regionale nel 1992 all’arresto del governatore dell’Abruzzo Ottaviano Del Turco.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Infiltrazione e sottovalutazione</strong><br />
Quella dell’Abruzzo criminale è una storia di sottovalutazioni. Di continue e insistenti dichiarazioni di estraneità, anche di fronte all’evidenza dei fatti. Le mafie in Abruzzo non ci sono, e se ci sono vengono dall’esterno. Criminali meridionali oppure stranieri. Criminali di passaggio. Una visione intanto riduttiva: le famiglie meridionali emigrate abitano ormai da decenni nella regione del Gran Sasso, africani e slavi hanno messo ormai radici, così come le frange criminali al loro seguito. Non passano affatto, restano. Ed è una visione pseudo-antropologica al confine con il razzismo culturale: come se mafia e criminalità fossero insite nel dna di alcuni popoli, di alcune razze o di certi tipi di italiani. Una visione che impregna le dichiarazioni di politici, amministratori e troppo spesso operatori della giustizia. Ogni banda sgominata è una malattia debellata, in una società sana. Ogni inchiesta è la reazione di un corpo sano e non il sintomo di una patologia. Eppure l’omertà, a detta di chi opera sul campo, è regola anche tra gli abruzzesi.
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Una visione che è un esempio classico di rimozione: la commissione parlamentare antimafia visitò nel ’93 l’isola felice – all’indomani della bufera giudiziaria del ’92 (nove arrestati su undici componenti della giunta regionale) e di una serie impressionante di inchieste su politica-mafia-massoneria – lasciando ai posteri un dossier al vetriolo. È la relazione Smuraglia, sintesi del viaggio nelle regioni a “non tradizionale insediamento mafioso”. Conclusioni: in Abruzzo, così come nel resto dell’Italia centrale e settentrionale, le cosche sono presenti, radicate, potenti e attivissime. Molto più sul versante economico che su quello del controllo del territorio. Ma non per questo meno pericolose. Già da allora, più di 15 anni fa, era chiaro che la partita contro le mafie si sarebbe combattuta sul fronte del riciclaggio. È tutto scritto: le isole felici non esistono. Lettera morta. Perché ancora oggi il discorso attorno alle presenze mafiose trova resistenze, negazioni, riduzionismi, spesso nascosti dietro la sacrosanta esigenza di non creare allarmismo e non cavalcare l’onda del sensazionalismo. Criminali d’altrove, si dice troppo spesso. Eppure la malavita abruzzese è ormai organicamente inserita in contesti mafiosi tradizionali (vedi estorsioni, gioco d’azzardo, prostituzione e droga tra Pescara, Teramo e Chieti). E soprattutto ci sono un certo ceto politico-amministrativo e una certa imprenditoria che flirta, a dir poco, con le mafie ad altissimi livelli. Non hanno la coppola e la lupara, non sparano, ma riciclano i milioni del narcotraffico, corrompono, pilotano gli appalti, truffano, devastano il territorio, inquinano l’economia, investono in immobili e capannoni, avviano società finanziarie. Giacca, cravatta e colletto sporco.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p>Ma non ci sono solo le mafie d’alto bordo. Le inchieste Histonium nel vastese, i dati sull’usura e sul racket ci parlano di una regione avviata da tempo verso una dimensione mafiosa classica, col controllo del territorio e il consenso della paura. L’Abruzzo non è di certo la Calabria o la Campania, non è la Sicilia, non è la Puglia (non ancora), ma non è nemmeno la Svizzera. Il 10% dei commercianti paga il pizzo, una percentuale da allarme arancione. E Pescara è la capitale dell’usura, prima città in Italia secondo tutti gli indicatori di rischio. Avviso ai naviganti: l’usura non è più, da decenni, roba da cravattari. Dietro lo strozzino ci sono le mafie. Sempre.<strong></strong></p>
<p><strong>Un fenomeno di importazione</strong><br />
È innegabile che il fenomeno mafie in Abruzzo sia comunque un fenomeno d’importazione. Ad aprire le porte, però, è stata proprio la Giustizia, con un’infelice gestione dei soggiorni obbligati: decine di boss e affiliati meridionali inviati al confino sui monti e sulla costa. Una pratica dalle conseguenze nefaste in tutta l’Italia centro-settentrionale. Ecco che l’Abruzzo ha visto l’espandersi di cellule criminali, schegge dei clan pronte a trapiantare i traffici illeciti coltivati al Sud. Reti di fiancheggiatori che hanno favorito nel tempo la pratica del riciclaggio, degli investimenti legali di capitali mafiosi, ma anche l’organizzazione di basi per latitanti e scissionisti in fuga dalle guerre di mafia. Gli affari col tempo sono evoluti, spesso le diverse mafie hanno trovato l’accordo basato sul guadagno, nella loro isola abruzzese, felice e pacificata.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">In un certo senso però le mafie ci sono sempre state: l’Abruzzo ha un fenomeno peculiare, la presenza atavica di famiglie rom (“nomadi stanziali” è la definizione ossimoro che si legge nelle relazioni ufficiali) dedite ad attività criminali. Hanno in mano la partita dell’usura e lo spaccio al dettaglio della droga. Famiglie come quella dei Di Rocco che siedono ormai al tavolo nazionale delle cosche, trattando a testa alta coi calabresi, i camorristi e i siciliani, ma anche con gli slavi.</p>
<p>La rotta balcanica, i porti dell’Adriatico, i clan albanesi in contatto con la cupola slava. Sono gli ingredienti che fanno dell’Abruzzo un crocevia dei grandi traffici di cocaina, ma anche di eroina. Il consumo di stupefacenti è elevatissimo (l’Abruzzo è tra le prime regioni per sequestri e denunce legati all’eroina), una piazza di spaccio tra le principali. Nell’ultimo decennio, diverse grandi inchieste hanno coinvolto i monti del Gran Sasso e la costa, operazioni che rimandano a traffici intercontinentali (con gli Usa, con la Colombia, con la Turchia e la Bulgaria, oltre che con i Balcani). E alle porte di Pescara è stata scoperta una delle più grandi raffinerie di polvere bianca presenti in Europa.<strong><br />
</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Mafie straniere, ecomafie, corruzione</strong><br />
Droga e prostituzione sono le attività principali delle mafie straniere in Abruzzo. Sono gli albanesi a gestire i grandi traffici (adesso con un preoccupante asse slavi-campani). E a promuovere la tratta e la prostituzione. In strada, ma anche nei locali notturni della costa. Una pratica redditizia, sfruttata in proprio anche dai rumeni e dai cinesi. Il pericolo giallo è la vera emergenza: nella regione è presente una delle comunità asiatiche più strutturate. Una presenza che si accompagna all’emergere di clan mafiosi agguerriti e misteriosi (vedi operazione Piramide a Pescara). E c’è il pericolo russo, quei grandi faccendieri che fanno affari come al monopoli.
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">L’isola verde è preda delle ecomafie. Tonnellate di rifiuti tossici scaricati abusivamente, discariche illegali, cave riempite di ogni cosa, un po’ ovunque. Caso eclatante è quello di Bussi sul Tirino, una delle discariche più grandi d’Europa. E poi c’è la mala amministrazione, i fiumi inquinati e i mari contaminati, il turismo che arranca, con sullo sfondo tanti, troppi casi di corruzione, di appalti sospetti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Corruzione dilagante, endemica. Legami tra politica, amministrazione, mafie e massoneria. Intrecci perversi, trame occulte e intricate che spesso hanno l’Abruzzo come scenario. Dall’inchiestona sull’autoparco milanese di cosa nostra a Tangentopoli negli anni 90, dalle tangentine locali fino alle presunte tangenti che avrebbero intascato Del Turco e il sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso.</p>
<p>Ma è appunto sul fronte del riciclaggio e degli appalti che si gioca la partita. Grandi capitali di provenienza sospetta, investimenti abnormi, commesse e gare con diverse ombre. Una storia ancora da raccontare quella della lavanderia Abruzzo. Una storia che di recente ha un primo punto fermo: il tesoro di Ciancimino, ex sindaco e boss di Palermo, sarebbe stato custodito e fatto fruttare proprio nella Marsica, attraverso società e prestanome. Una storia venuta a galla grazie all’impegno di Libera Marsica e alle inchieste puntuali di organi di informazione dal basso come Site.it e Primadanoi.it. Una storia ancora da raccontare, ma soprattutto da indagare.</p>
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<p class="strong">News correlate:</p>
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<li><a href="http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=6961">DOSSIER ABRUZZO: MAFIE&amp;MONTI</a></li>
</ul>
<p>Fonte: <a href="http://www.liberainformazione.org">www.liberainformazione.org</a></div>
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		<title>ORA BASTA!</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 20:44:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stamane sono stati esplosi colpi di arma da fuoco contro Piero Schirripa, mentre percorreva con la propria autovettura la strada che da Rosarno conduce a Vibo Valentia, e dai quali è rimasto miracolosamente incolume! Piero Schirripa è Direttore Sanitario dell&#8217;Ospedale di Vibo Valentia, ma è anche presidente della cooperativa Valle del Bonamico, associata al Consorzio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Stamane sono stati esplosi <strong>colpi di arma da fuoco contro Piero Schirripa</strong>, mentre percorreva con la propria autovettura la strada che da Rosarno conduce a Vibo Valentia, e dai quali è rimasto miracolosamente incolume!</p>
<p align="justify">Piero Schirripa è Direttore Sanitario dell&#8217;Ospedale di Vibo Valentia, ma è anche <strong>presidente della cooperativa Valle del Bonamico, associata al Consorzio Sociale GOEL</strong>, nata nella Locride per offrire opportunità di lavoro e riscatto a persone ex-detenute e per sottrarre il maggior numero di persone possibile al percorso delinquenziale e criminale della &#8216;ndrangheta.</p>
<p><span id="more-1136"></span></p>
<p align="justify">Noi conosciamo Piero Schirripa sopratutto in questa veste, presidente instancabile di una cooperativa la cui produzione di frutti di bosco fuori stagione ha dato opportunità occupazionali a tante persone, in aree difficili, delle quali molti parlano ma nelle quali pochi preferiscono realizzare iniziative concrete.</p>
<p align="justify">Non abbiamo idea delle ragioni che hanno condotto al gesto di stamane, ma QUALUNQUE ESSE SIANO SIAMO INDIGNATI e CONDANNIAMO CON FORZA L&#8217;IGNOBILE E VIGLIACCO TENTATIVO!</p>
<p align="justify">Siamo stanchi di questo <em>bollettino di guerra</em>: non c&#8217;è giorno che nei giornali della nostra regione non appaiano atti di violenza, di sopraffazione e di malaffare. <strong>In Calabria la vita non vale nulla</strong>, è in atto una continua carneficina: si muore e si continua a morire nell&#8217;indifferenza generale del nostro paese.</p>
<p align="justify"><em>Siamo stanchi di subire intimidazioni, attentati, furti, danneggiamenti, campagne diffamatorie, e ora anche presunti tentativi di omicidio</em>&#8230; Tutti atti che sembrano legati da un filo comune: l&#8217;aver spiegato, denunciato e combattuto il sistema di collusioni tra &#8216;ndrangheta e massonerie occulte. Fin dove dovremo arrivare per assistere ad una reazione dura, seria e massiccia??</p>
<p align="justify">PRETENDIAMO dunque che lo Stato, le Istituzioni, le persone, le forze sane e democratiche <strong>PROTEGGANO chi è in prima linea</strong>, nel sociale, nella cooperazione, nella magistratura, nelle forze dell&#8217;ordine, nella politica, nell&#8217;impresa, nelle istituzioni, coloro che in un modo o nell&#8217;altro cercano di cambiare qualcosa, di opporsi, di denunciare, di combattere questo sistema di morte.</p>
<p align="justify">La &#8216;ndrangheta parla attraverso i suoi atti criminali che divengono chiari <em>segni di sovranità nei territori</em>. Lo Stato, se non reagirà con prontezza e decisione, parlerà attraverso la sua impotenza e passività, consegnando &#8211; di fatto &#8211; il nostro paese nelle mani della &#8216;ndrangheta, delle mafie e dei poteri occulti e deviati.</p>
<p align="justify">Rimaniamo disponibili a collaborare con gli organi inquirenti, se questo fosse in qualche modo utile a fare giustizia e chiarezza, ma sopratutto, <strong>NON CI LASCEREMO INTIMIDIRE</strong>, e con l&#8217;aiuto di Dio, faremo sì che questo gesto produca esattamente il contrario di ciò che si proponeva di conseguire!</p>
<p align="justify"><em>Gioiosa Jonica 6 aprile 2009 </em></p>
<p align="justify"><a href="http://www.goel.coop" target="_blank"><em>il Consorzio Sociale GOEL</em></a></p>
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		<title>Il numero zero indaga sull&#8217;amianto quotidiano &#8211; Le inchieste di Terre</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 16:55:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inchieste]]></category>

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		<description><![CDATA[Non solo morti legate al lavoro: tra le vittime della fibra killer, una persona su cinque non ha mai avuto contatto diretto con l&#8217;asbesto Terre di Mezzo &#8211; street magazine, il primo giornale fondato dal basso con il solo sostegno dei suoi lettori, dedica la sua prima inchiesta, pubblicata sul numero zero, all&#8217;amianto “quotidiano”. Come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Non solo morti legate al lavoro: tra le vittime della fibra killer, una persona su cinque non ha mai avuto contatto diretto con l&#8217;asbesto</em></p>
<div class="news_testo">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><em><strong><span style="font-size: 8.5pt; font-family: Verdana;">Terre di Mezzo &#8211; street magazine,</span></strong><span style="font-size: 8.5pt; font-family: Verdana;"> il primo giornale fondato dal basso con il solo sostegno dei suoi lettori, dedica la sua prima inchiesta, pubblicata sul <a href="http://specialeterre.it/?idm=25&amp;idn=39&amp;idc=0" target="_blank">numero zero</a>, all&#8217;amianto<span> </span>“quotidiano”. Come quello che si trova sulle facciate delle case popolari di via Russoli a Milano, ad esempio, o sui tetti dei capannoni della Fonte Appia di Ciampino (Roma), cui pochi sembrano prestare attenzione. </span><span style="font-size: 8.5pt; font-family: Verdana;">Ve ne offriamo un assaggio. </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
<p><span id="more-1067"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">***</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Verdana;"><strong><br />
L</strong></span><span style="font-size: 8.5pt; font-family: Verdana;"><strong>&#8216;amianto uccide ancora:</strong> secondo le stime elaborate dal Renam (Registro nazionale mesoteliomi), <strong>tra il 1992 e il 2004 almeno 1.241 persone sono state stroncate dal mesotelioma maligno, il tumore provocato dall&#8217;asbesto, senza essere mai entrati direttamente in contatto con la fibra killer. </strong>Si tratta del 21,3% degli 8.723 casi censiti dal Renam e che verranno resi noti con il rapporto di febbraio, anticipati nell&#8217;inchiesta di “Terre di Mezzo”. E, se il picco delle morti asbesto-correlate in Italia si avrà tra il 2015 e il 2020, già ora si registrano 1.200 nuovi casi di mesotelioma ogni anno. </span>
</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong>Sono quindi a rischio</strong> anche gli abitanti di via Russoli a Milano (<em>nella foto, un inquilino con in mano frammenti di muro contenenti amianto</em>), del Prenestino a Roma e chissà di quante altre case o palazzi italiani? Secondo uno studio condotto nel 1991 dalla Clinica del lavoro di Milano, già dopo due anni di vita le lastre in eternit cominciano a deteriorarsi e a sprigionare le fibre nell&#8217;aria.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong>Umberto Torromacco, fotografo milanese di 56 anni, non ha più dubbi: a causargli un adenocarcinoma polmonare sono stati i tetti dell’ex Ansaldo.</strong> Il suo studio, in via Stendhal 30 a Milano, è proprio a ridosso dei 7mila metri quadrati di capannoni in disuso dell’ex fabbrica. Dal 1991 Torromacco respira aria contaminata, come dimostrato dalla perizia medico legale che ha commissionato a Giuseppe Basile e ad Alberto Passeri, entrambi medici: le fibre di amianto rilasciate da quelle tettoie sono state una “causa preponderante” dell’insorgenza del tumore. “Lo scorso gennaio ho chiesto a una società specializzata uno studio ambientale -racconta- e questa ha concluso che l’eternit andava rimosso al più presto perché era così deteriorato da costituire un pericolo per gli abitanti del quartiere”. Sei mesi fa, il Comune di Milano, proprietario dell’area ex Ansaldo, ha bonificato la zona. Torromacco ha intenzione di denunciarlo ugualmente.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong>“Certo, più una persona vive a contatto con l’amianto e più aumentano le probabilità che si ammali </strong>-spiega Alessandro Marinaccio, responsabile del Renam-. Il mesotelioma, tra l’altro, può essere provocato anche da un’esposizione</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">saltuaria”. E l’amianto è oggi presente in oggetti di recente produzione, che arrivano in Italia da Paesi che ancora usano o esportano asbesto, come Cina, Canada, Russia e India (vedi “L’amianto punta a Sud”, inchiesta pubblicata su Altreconomia, n. 98). In due anni, tra il 2007 e il 2008, le Asl e le associazioni dei consumatori hanno fatto ritirare dal commercio sei modelli di thermos fabbricati in Cina e distribuiti con diversi marchi: Arte &amp; Fuoco, Vacuum Flask, Home Type, Wonderful life, Happy Casa e Tescoma. Non presentavano alcun pericolo immediato per la salute: il rischio nasceva solo in caso di rottura. Nelle pareti interne del thermos era contenuta una pastiglia di amianto. Una volta individuatane la presenza, il problema è liberarsene. La legge del 1992 stabiliva la rimozione di tutto l’asbesto presente in Italia. A tutt’oggi, però, nessuno è in grado di dire quanto<br />
amianto ci sia in case, industrie, edifici pubblici.<br />
<strong><br />
Le Regioni dovrebbero svolgere un censimento delle strutture, private e pubbliche, che lo contengono. </strong>Diciassette Regioni lo stanno facendo: mancano all’appello Calabria, Sicilia e la Provincia autonoma di Trento. Al ministero dell’Ambiente<br />
risultano per ora quasi 23mila siti. Ma è un dato incompleto. Basti pensare che solo in Lombardia ne hanno censiti 21.500, in gran parte privati (18.236). <strong>Secondo una stima del Centro nazionale ricerche (Cnr) svolta nel 2005, in Italia esistono<br />
ancora 2 miliardi e 500mila metri quadrati di coperture realizzate con eternit, pari a circa 32 milioni di tonnellate</strong>. Il costo “puro” dello smaltimento in discarica (escluse quindi le operazioni di smontaggio e trasporto) va dai 200 ai 400 euro a tonnellata. Per bonificare l’eternit ancora presente ci vorrebbero, quindi, almeno 6 miliardi e 400 milioni di euro, poco meno della metà della manovra finanziaria approvata per il 2009 (13,1 miliardi di euro). In Senato giace un disegno di legge che prevede l’istituzione di un fondo per la bonifica degli edifici pubblici pari a circa 30 milioni di euro. Senza contare che le discariche sono appena una decina, con una capienza inadeguata alle necessità.
</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong>Prendiamo il caso della Lombardia: la Regione stima che ci siano 2 milioni e 800mila metri cubi di eternit, ma la discarica è una sola,</strong> la Soeco di Cavriana (Mantova), che nel 2008 ha raccolto i suoi ultimi 45mila metri cubi di eternit. I rifiuti in amianto prendono allora la strada per l’Austria e la Germania, con costi più elevati. È in corso l’iter amministrativo per aprire tre discariche private, tutte in provincia di Brescia: la Profacta di Buffalora (80mila metri cubi), la Ecoeternit di Montichiari (480mila metri cubi) e la Cerca di Travagliato (435mila metri cubi). Ammesso che vengano attivate, potranno ospitare il 35 per cento dell&#8217;eternit presente in tutta la Lombardia. Intanto la gente è costretta ad arrangiarsi.</p>
<p>***</p>
<p><em><strong>L&#8217;inchiesta di Terre contiene anche:</strong> <strong>un&#8217;intervista</strong><span style="font-size: 8.5pt; font-family: Verdana;"><strong> a Francesco Paolo Sorgente, 64enne ufficiale della Marina in pensione,</strong> che nel 2005 ha scoperto di avere un mesotelioma, il punto sull&#8217;inchiesta della Procura della Repubblica di di Padova ha portato alla luce altri 553 episodi di marinai colpiti da malattie collegate all&#8217;asbesto, decidendo il rinvio a giudizio di 16 ufficiali per omicidio colposo plurimo; <strong>un intervento dell&#8217;esperto Enrico Bullian</strong>, autore del libro &#8220;Il male che non scompare&#8221; e membro della Commissione regionale amianto del Friuli Venezia Giulia; <strong>un contributo dell&#8217;economista Loretta Napoleoni </strong>sulle conseguenze delle fibre di amianto sprigionate dal crollo delle Torri Gemelle di New York.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong><em>Scoprite dove e come acquistare il numero zero del nuovo Terre di mezzo-street magazine, <a href="http://specialeterre.it/?idm=25&amp;idn=39&amp;idc=0" target="_blank">cliccando qui</a></em></strong></p>
</div>
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