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	<title>Portale Solidale &#187; Politiche Sociali</title>
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	<description>Seleziona ed archivia articoli relativi alle ONLUS ed alle iniziative cattoliche e solidali.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 04 Feb 2012 18:26:54 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Anno europeo dell&#8217;invecchiamento attivo e delle solidarietà tra generazioni</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 17:01:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anziani]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica e sociale]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;anno 2012 è proclamato Anno europeo dell&#8217;invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni. Esso è inteso a promuovere la vitalità e la dignità di tutti. L&#8217;obiettivo generale dell&#8217;Anno europeo consiste nell&#8217;agevolare la creazione di una cultura dell&#8217;invecchiamento attivo in Europa, basata su una società per tutte le età. In tale contesto, l&#8217;Anno europeo incoraggia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;anno 2012 è proclamato Anno europeo dell&#8217;invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni. Esso è inteso a promuovere la vitalità e la dignità di tutti.</strong></p>
<p>L&#8217;obiettivo generale dell&#8217;Anno europeo consiste nell&#8217;agevolare la creazione di una cultura dell&#8217;invecchiamento attivo in Europa, basata su una società per tutte le età.</p>
<p><span id="more-1816"></span></p>
<p>In tale contesto, l&#8217;Anno europeo incoraggia e sostiene l&#8217;impegno degli Stati membri, delle loro autorità regionali e locali, delle parti sociali, della società civile e del mondo imprenditoriale, comprese le piccole e medie imprese, a promuovere l&#8217;invecchiamento attivo e ad adoperarsi maggiormente per mobilitare il potenziale degli ultracinquantenni, che costituiscono una parte della popolazione in continuo e rapido aumento. In tal modo, esso promuove la solidarietà e la cooperazione tra le generazioni, tenendo conto della diversità e della parità di genere.</p>
<p>La promozione dell&#8217;invecchiamento attivo implica la creazione di migliori opportunità, affinché donne e uomini anziani possano svolgere un ruolo sul mercato del lavoro, la lotta contro la povertà, in particolare femminile, e l&#8217;esclusione sociale, incentivare il volontariato e la partecipazione attiva alla vita familiare e sociale e la promozione dell&#8217;invecchiamento sano e dignitoso.</p>
<p>Ciò comporta, tra l&#8217;altro, l&#8217;adeguamento delle condizioni di lavoro, la lotta contro gli stereotipi negativi sull&#8217;età e la discriminazione basata sull&#8217;età, il miglioramento della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro, l&#8217;adattamento dei sistemi di apprendimento permanente alle esigenze di una manodopera anziana e la garanzia che i sistemi di protezione sociale siano adeguati e offrano gli opportuni incentivi.</p>
<p>Per la promozione e lo svolgimento delle attività dell’Anno 2012, ogni Stato Membro si avvale di un organismo di coordinamento a livello nazionale. Per l’Italia, il coordinamento nazionale è svolto dal <a href="http://www.politichefamiglia.it/" target="_blank">Dipartimento per le Politiche della Famiglia</a> che assicura un raccordo tra le amministrazioni interessate e tutti gli altri attori coinvolti per la programmazione delle attività nazionali.</p>
<p>Allo scopo di sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica e promuovere i temi principali che riguardano l&#8217;Anno Europeo, il Dipartimento intende sviluppare una campagna integrata di comunicazione di cui il sito web <strong><a title="http://www.invecchiamentoattivo.politichefamiglia.it/" href="http://www.invecchiamentoattivo.politichefamiglia.it/" target="_blank">www.invecchiamentoattivo.politichefamiglia.it</a></strong> è il primo strumento informativo.</p>
<p>Per saperne di più</p>
<ul>
<li><a href="http://ec.europa.eu/social/ey2012main.jsp?catId=971&amp;langId=it" target="_blank"> Il sito dedicato all&#8217;Anno dell&#8217;invecchiamento attivo</a></li>
</ul>
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		<title>Nuove prospettive per la tassa sulle transazioni finanziarie: l’Italia apre alla TTF!</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 12:27:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia, Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza etica]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche Sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[La Campagna ZeroZeroCinque accoglie positivamente le parole pronunciate dal Premier Mario Monti che &#8211; in discontinuità con il precedente Governo &#8211; ha affermato che l’Italia sta riconsiderando “in sede europea una posizione in senso più favorevole alla proposta di tassazioni finanziarie come già Francia e Germania ritengono necessario fare”. Attendiamo fiduciosi che si possano presto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Campagna ZeroZeroCinque accoglie positivamente le parole pronunciate dal Premier Mario Monti che &#8211; in discontinuità con il precedente Governo &#8211; ha affermato che l’Italia sta riconsiderando “<em>in sede europea una posizione in senso più favorevole alla proposta di tassazioni finanziarie come già Francia e Germania ritengono necessario fare</em>”.</p>
<p><span id="more-1814"></span></p>
<p>Attendiamo fiduciosi che si possano presto promuovere azioni concrete per l’introduzione di una Tassa sulle Transazioni Finanziarie (TTF) così come richiesto dalla nostra Campagna che eredita il lavoro già svolto in passato da molte associazioni della società civile italiana che portò al deposito, il 18 Giugno 2002, di una proposta di legge di iniziativa popolare per la Tobin Tax.</p>
<p>La manovra proposta dal nuovo Governo Italiano impone importanti sacrifici per sanare anni di politiche succubi e conniventi con le strategie speculative dei mercati: per questo è ancora più cruciale fermare gli attacchi speculativi che grandi attori finanziari europei e internazionali operano ai danni dei nostri titoli di Stato, della sostenibilità del nostro debito e, in generale, dei mercati.</p>
<p>L’azione di questi soggetti impatta negativamente le risorse da destinare alle politiche sociali e del lavoro, alle tutele ambientali, climatiche e dei beni comuni,alla cooperazione: limitarne il potere è atto di equità e giustizia sempre più necessario, urgente, improcrastinabile.</p>
<p>Crediamo che l’Europa debba agire in fretta per introdurre questa tassa, fattibile anche se implementata nella sola Eurozona, come dimostrano numerosi studi.</p>
<p>Auspichiamo, inoltre, che l’Italia possa, da ora in avanti, partecipare con rinnovato impegno e prese di posizione più incisive al dibattito promosso dal Parlamento e dalla Commissione Europea sulla Tassa sulle Transazioni Finanziarie e su altre misure di regolamentazione finanziaria per frenare la speculazione e generare appunto risorse da destinare allo sviluppo sociale, alla lotta alla povertà, alla tutela dell’ambiente e dei beni comuni, riportando la finanza al servizio del sistema produttivo e della collettività.</p>
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		<title>NUOVA ICI PER REDDITO E NUMERO FIGLI: LA PROPOSTA ACLI &#8216;A SALDI INVARIATI&#8217;</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 16:19:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia, Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica e sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche Sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[Andrea Olivero: «Chi ha meno reddito e più figli, deve pagare di meno» «Abbiamo messo a punto un modello di calcolo della nuova Ici sulla prima casa che consente di tenere in conto il reddito della famiglie e il numero dei figli, mantenendo il saldo di bilancio invariato. Chi ha meno reddito e più figli, deve [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><em>Andrea Olivero: «Chi ha meno reddito e più figli, deve pagare di meno»</em></div>
<div>«Abbiamo messo a punto un modello di calcolo della nuova Ici sulla prima casa che consente di <strong>tenere in conto il reddito della famiglie e il numero dei figli, mantenendo il saldo di bilancio invariato</strong>. Chi ha meno reddito e più figli, deve pagare di meno. Questo è il principio che ispira la nostra proposta e che può contribuire a migliorare nel senso dell’equità quanto previsto dal Governo nel decreto Salva Italia. I margini di manovra sono strettissimi, ma quanto proponiamo <strong>è il minimo che si possa fare</strong>. Chiediamo al governo e alle forze politiche di valutare questa proposta nei sedi parlamentari nei passaggi istituzionali previsti nelle prossime ore».<br />
<span id="more-1772"></span><br />
Lo afferma il presidente nazionale delle Acli, <strong>Andrea Olivero</strong>, presentando la proposta elaborata dal <strong>Caf Acli </strong>utilizzando come base di riferimento un campione reale di 479.542 soggetti, estratti dal proprio database, possessori della stessa abitazione principale (al 100%) nel periodo che va dal 2007 al 2011.<strong> La proposta interviene sulla detrazione di 200 euro sulla prima casa</strong>prevista dal decreto al comma 10 dell’articolo 13, e vi applica un <strong>coefficiente familiare e di reddito</strong>.</p>
<p>Le Acli hanno confrontando l’impatto sul campione dell’Ici introdotta dal Governo con la rimodulazione della detrazione per reddito e numero di figli. A parità di gettito complessivo, viene rispettato con maggiore evidenza il principio di equità e progressività.</p>
<p>Una <strong>vedova </strong>con pensione di riversibilità di 700 euro lorde mensili, proprietaria di un fabbricato urbano di 900 euro di rendita catastale, pagherebbe con l’Ici del Governo 707,20 euro. Con la rimodulazione proposte dalle Acli la tassa scenderebbe a 491,82, con un risparmio di 215,38 euro, pari al 30% di una mensilità di pensione. Con la stessa casa, un <strong>single </strong>con 45mila euro di reddito complessivo, pagherebbe con l’Ici attuale sempre 707,20 euro come la vedova. Con la rimodulazione Acli avrebbe un aggravio di 116 euro, pari al 3,3% di una mensilità di stipendio.</p>
<p>Una <strong>famiglia con marito, moglie e due figli a carico</strong>, pagherebbe sempre 707,20 euro con l’Ici attuale se avesse 45mila, 30mila o 20mila euro di reddito complessivo. Con la rimodulazione l’importo scenderebbe progressivamente a 680 euro, 567 euro, 396 euro.</p>
<p>«Siamo consapevoli – scrivono le Acli &#8211; che la nostra proposta ha <strong>un limite oggettivo forte</strong>, dato dalla necessità della sostenibilità economica, e pertanto i risparmi per le famiglie, seppur presenti ed importanti, dovrebbero essere ancor più significativi. Questo potrebbe essere possibile se ci fosse la possibilità di distribuire sulla detrazione per l’abitazione principale maggiori risorse, che consentirebbero, ad esempio, di <strong>rimodulare la proposta con detrazioni teoriche più alte</strong>, piuttosto che coefficienti familiari maggiori per ogni figlio. E avremmo anche voluto inserire un <strong>correttivo per le famiglie con figli disabili</strong>».</p>
<p>«E’ indubbio altresì che <strong>alcuni margini per ottenere maggiori risorse, potrebbero esserci</strong>. Ad esempio, i moltiplicatori utilizzati per determinare il valore catastale degli immobili sono stati infatti incrementati del 60 % per le abitazioni. Ma solo del 20% per gli immobili di categoria D: vale a dire le banche, le assicurazioni, le industrie, i centri commerciali, gli stabilimenti balneari ed i posti barca… Forse potremmo pensare di innalzare i moltiplicatori anche di questi fabbricati per far in modo che con quelle risorse in più pagate da pochi, si possa alleviare a molti il peso di una imposta che così come è stata pensata rischia di essere oltremodo iniqua».</div>
<div>Fonte: <a href="http://www.acli.it/index.php?option=com_k2&amp;view=itemlist&amp;task=user&amp;id=97%3Aufficiostampaacli&amp;Itemid=351" rel="author">Ufficio stampa Acli</a></div>
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		</item>
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		<title>L&#8217;UE premia la città spagnola di Avila per aver reso le sue strutture più accessibili ai disabili</title>
		<link>http://www.portale-solidale.it/lue-premia-la-citta-spagnola-di-avila-per-aver-reso-le-sue-strutture-piu-accessibili-ai-disabili/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 11:14:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Autonomia, Accessibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche Sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Web utile]]></category>

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		<description><![CDATA[Avila, città spagnola famosa per le sue mura medievali e le numerose chiese, ha vinto la prima edizione del premio per le città a misura di disabili (Access City Award) per aver migliorato l&#8217;accesso alle persone disabili. Il premio annuale rientra nella strategia promossa dall&#8217;UE a favore dei disabili e dei loro diritti. Si propone di sensibilizzare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Avila, città spagnola famosa per le sue mura medievali e le numerose chiese, ha vinto la prima edizione del <a title="premio per le città a misura di disabili" href="http://www.accesscityaward.eu/">premio per le città a misura di disabili</a> (Access City Award) per aver migliorato l&#8217;accesso alle persone disabili.</em></strong></p>
<p>Il premio annuale rientra nella strategia promossa dall&#8217;UE a favore dei disabili e dei loro diritti. Si propone di sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica alle difficoltà che i portatori di handicap incontrano nelle aree urbane e di riconoscere l&#8217;impegno delle città contro le barriere architettoniche.</p>
<p><span id="more-1768"></span></p>
<p>Avila, situata ad ovest di Madrid, ha vinto per aver migliorato l&#8217;accessibilità degli edifici pubblici, grazie anche ad una programmazione urbana avviata sin dal 2002 in collaborazione con le associazioni dei disabili e degli anziani. La città ha anche previsto incentivi in tal senso per il settore privato e migliorato l&#8217;accesso dei disabili alle strutture turistiche e al mondo del lavoro.</p>
<p>Avila, insieme a Barcellona (Spagna), a Colonia (Germania) e a Turku (Finlandia), era una delle quattro finaliste scelte tra 66 città europee che si erano candidate al concorso.</p>
<p>Il premio è stato consegnato a Bruxelles nell&#8217;ambito di una <a title="conferenza di due giorni" href="http://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=429&amp;langId=it&amp;eventsId=283&amp;furtherEvents=yes">conferenza di due giorni</a>, organizzata in occasione della Giornata europea delle persone disabili (3 dicembre).</p>
<p>Tra i temi affrontati nel corso della conferenza: riconoscimento reciproco delle tessere nazionali d&#8217;invalidità, opportunità di studio e lavoro all&#8217;estero, sistemi previdenziali e accesso alle attività culturali e per il tempo libero.</p>
<p>Migliorare l&#8217;accessibilità delle strutture è uno dei punti chiave della <a title="strategia europea" href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2010:0636:FIN:IT:PDF">strategia europea</a> <img src="http://ec.europa.eu/wel/images/doc_icons/f_pdf_16.gif" alt="" border="0" /> adottata lo scorso novembre per il periodo 2010-2020.</p>
<p>Tra le altre proposte, la strategia prevede iniziative per migliorare l&#8217;accesso dei portatori di handicap agli edifici, ai trasporti e altri servizi e alle tecnologie dell&#8217;informazione e della comunicazione.</p>
<p>Circa 80 milioni di persone che vivono nell&#8217;UE presentano una disabilità più o meno grave. Le barriere architettoniche che incontrano per andare a scuola o al lavoro rischiano di emarginarle. Meno possibilità di istruzione e occupazione si traducono in un tasso di povertà che nei disabili è del 70% superiore alla media.</p>
<p><a title="Per saperne di più sulle politiche a favore dei disabili" href="http://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=429&amp;langId=it">Per saperne di più sulle politiche a favore dei disabili</a></p>
<div>
<h3>Link connessi</h3>
<ul>
<li><a href="http://ec.europa.eu/news/justice/101115_it.htm">Abbattere le barriere per le persone con disabilità</a></li>
</ul>
</div>
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		</item>
		<item>
		<title>CRESCONO DEL 17% LE DOMANDE DI ASILO NEI PAESI INDUSTRIALIZZATI NEL PRIMO SEMESTRE DEL 2011</title>
		<link>http://www.portale-solidale.it/crescono-del-17-le-domande-di-asilo-nei-paesi-industrializzati-nel-primo-semestre-del-2011/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 22:52:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrazione, Minoranze]]></category>
		<category><![CDATA[Politica e sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche Sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[GINEVRA, 18 ottobre 2011 (UNHCR) – Un rapporto pubblicato oggi dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) evidenzia un incremento del 17% nelle domande di asilo presentate nei paesi industrializzati durante i primi sei mesi del 2011. La maggior parte dei richiedenti provengono da paesi con una lunga tradizione di esodo. Secondo il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>GINEVRA, 18 ottobre 2011 (UNHCR) – Un rapporto pubblicato oggi dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) evidenzia un incremento del 17% nelle domande di asilo presentate nei paesi industrializzati durante i primi sei mesi del 2011. La maggior parte dei richiedenti provengono da paesi con una lunga tradizione di esodo.</p>
<p><span id="more-1763"></span></p>
<p>Secondo il rapporto dell’UNHCR &#8211; Asylum Levels and Trends in Industrialized Countries, primo semestre 2011 – dal 1 gennaio al 30 giugno 2011 sono state presentate 198.300 domande di asilo, rispetto alle 169.300 relative allo stesso periodo dell’anno precedente.</p>
<p>Considerando che le domande di asilo normalmente raggiungono il picco nella seconda metà dell’anno, le proiezioni dell’UNHCR indicano che alla fine del 2011 potremmo arrivare a 420.000 domande, il totale più alto in otto anni.</p>
<p>Fino ad ora, le crisi che hanno comportato esodi maggiori nel 2011 riguardano l’Africa occidentale, il Nord Africa e il Corno d’Africa. Il rapporto evidenzia infatti un incremento nelle domande di asilo provenienti da cittadini di Tunisia, Costa d’Avorio e Libia (rispettivamente 4.600, 3.300 e 2.000) ma complessivamente l’impatto di questi eventi sulle domande di asilo è stato limitato.</p>
<p>Considerati in blocco i 44 paesi interessati dalla raccolta dati, i principali paesi di origine dei richiedenti asilo rimangono stabili rispetto agli anni precedenti: Afghanistan (15.300 domande), Cina (11.700), Serbia [e Kosovo] (10.300), Iraq (10.100) e Iran (7.600).</p>
<p>“Il 2011 è stato un anno di movimenti forzati di popolazioni come nessun altro da quando sono Alto Commissario,” ha affermato l’Alto Commissario per i Rifugiati António Guterres. “L’impatto di queste crisi sul numero di domande di asilo nei paesi industrializzati sembra essere stato fino ad ora minore di quanto potevamo aspettarci, dato che la maggior parte di coloro che sono fuggiti si sono riversati nei paesi confinanti. Ciò nonostante siamo riconoscenti nei confronti dei paesi industrializzati per aver continuato a rispettare il diritto delle persone di presentare domanda di asilo ed essere audite.”</p>
<p>A livello continentale, l’Europa ha registrato il numero più alto di domande di asilo pari al 73% di tutte le quelle presentate nei paesi industrializzati. Solo in Australia si è registrato un declino – 5.100 domande rispetto alle 6.300 dell’anno precedente.</p>
<p>A livello di singoli paesi, gli Stati Uniti hanno ricevuto più domande di qualsiasi altro paese industrializzato (36.400), seguiti da Francia (26.100), Germania (20.100), Svezia (12.600) e Regno Unito (12.200). La regione nordica è stata la sola a registrare un calo delle domande in Europa. In Italia sono state registrate, durante il primo semestre del 2011, 10.860 domande di asilo. L’incremento del 102% rispetto allo stesso periodo di riferimento dell’anno precedente è dovuto all’arrivo via mare di richiedenti asilo in fuga dal Nord Africa. Nel frattempo le domande sono più che raddoppiate in Asia Nord-orientale  - con 1.300 domande presentate in Giappone e Corea del Sud rispetto alle 600 della prima metà del 2010.</p>
<p>Il rapporto non fornisce informazioni su quante domande di asilo si siano poi effettivamente tradotte in concessione di protezione internazionale, né tantomeno i risultati possono rappresentare un indicatore dei movimenti migratori. Il rapporto ‘Asylum Levels and Trends in Industrialized Countries, First Half 2011’ integra il rapporto statistico annuale dell’UNHCR Global Trends Report, pubblicato nel giugno di ogni anno e che quest’anno ha evidenziato come l’80 per cento dei rifugiati del mondo si trovi nei paesi in via di sviluppo.</p>
<p>E’ possibile scaricare ‘Asylum Levels and Trends in Industrialized Countries, First Half 2011’ qui: <a title="" href="http://www.unhcr.it/news/dir/91/studi-e-ricerche.html%20" target="_blank">http://www.unhcr.it/news/dir/91/studi-e-ricerche.html</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>LEDHA: C’era una volta il welfare italiano</title>
		<link>http://www.portale-solidale.it/ledha-c%e2%80%99era-una-volta-il-welfare-italiano/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 17:02:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Autonomia, Accessibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Economia, Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica e sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche Sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 2008 ad oggi sono stati tagliati oltre l’87% dei fondi sociali, a cui si devono aggiungere i tagli agli Enti locali e quelli alla Scuola. Con le prossime riforme del fisco e dell’assistenza si pensa di recuperare 40 miliardi di euro. «&#8221;Grazie&#8221; ai tagli agli Enti Locali - dichiara Pietro Barbieri, presidente della FISH (Federazione [...]]]></description>
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<p><strong><em>Dal 2008 ad oggi sono stati tagliati oltre l’87% dei fondi sociali, a cui si devono aggiungere i tagli agli Enti locali e quelli alla Scuola. Con le prossime riforme del fisco e dell’assistenza si pensa di recuperare 40 miliardi di euro.</em></strong></p>
</div>
<p>«&#8221;Grazie&#8221; ai tagli agli Enti Locali - <a href="http://www.superando.it/index.php?option=content&amp;task=view&amp;id=7892">dichiara Pietro Barbieri</a>, presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell&#8217;Handicap), una persona su tre perderà i servizi sociali e &#8220;grazie&#8221; alla riforma assistenziale, un&#8217;altra persona su tre perderà l&#8217;indennità di accompagnamento. Senza considerare l&#8217;effetto dei tagli sulle agevolazioni fiscali che peserà su milioni di famiglie italiane»</p>
<p><span id="more-1751"></span></p>
<p>Basterebbero queste affermazioni per spiegare la situazione da girone dantesco in cui si trovano a vivere, oggi in Italia, le persone con disabilità e i loro famigliari.</p>
<p>Dal 2008 ad oggi il Governo ha tagliato oltre l&#8217;87% dei fondi sociali, a cui si devono aggiungere i tagli agli Enti locali, quelli alla scuola etc. etc. Con le prossime riforme del fisco e dell&#8217;assistenza si sono posti l&#8217;obbiettivo di recuperare 40 miliardi di euro. Ma essendosi giocati la clausola di salvaguardia dell&#8217;aumento dell&#8217;IVA, l&#8217;unica possibilità di racimolare un po&#8217; di euro è quella di tagliare sugli assegni di accompagnamento, sulle pensioni di reversibilità e sulle deduzioni e detrazioni fiscali&#8230; oltre questi tagli rimarrà il nulla!!!</p>
<p>Ma la realtà è più complessa e preoccupante di quanto possa apparire. Non si tratta, infatti, di una mera questione di freddi numeri economici, bensì di una vera e propria involuzione culturale e civile che sta colpendo il nostro Paese.</p>
<p>La storia ci insegna che in occasione di gravi crisi economiche in tutte le civiltà il tessuto civico e la coesione sociale, anche nei Paesi di più lunga tradizione democratica, tende a disgregarsi. E la caccia allo stigma sociale delle categorie a più alto tasso di emarginazione diventa Reale.</p>
<p>Poco importa se, di volta in volta, questi si chiamino &#8220;stranieri&#8221;, &#8220;ebrei&#8221;, &#8220;zingari&#8221; o &#8220;handicappati&#8221;, ma quello che conta è che queste &#8220;categorie&#8221;, dietro cui si perde la soggettività di essere persone o cittadini, sono quelle per cui si devono spendere soldi quando gli stessi si potrebbero usare per il tessuto produttivo del Paese.</p>
<p>E la contro prova sta nel fatto che la notizia di un dentista che evade oltre 7 milioni di euro di tasse passa quasi inosservata sulle pagine dei giornali o delle TV, mentre se la finanza e non l&#8217;INPS, scopre il famigerato cieco che guida, ecco che scatta la campagna mediatica sui falsi invalidi basata sui falsi dati, SI FALSI DATI, dell&#8217;INPS e sui tanti luoghi comuni del qualunquismo culturale di cui si nutre l&#8217;informazione di questo Paese.</p>
<p>Già, strano Paese l&#8217;Italia dei giorni d&#8217;oggi, dove c&#8217;è chi ci si erge a difesa della vita, pretendendo di obbligare una persona a sopravvivere attaccata a dei tubi e a delle macchine, subendo sofferenze atroci o priva di funzioni cerebrali, ma nel contempo non si riconoscono i diritti di cittadini alle persone con disabilità che vorrebbero poter sviluppare un proprio progetto di vita ma a cui, se va bene, viene concesso &#8220;un aiuto&#8221; dalla pietà di questa società.</p>
<p>A fronte di questa situazione e in nome della storia di civiltà e di emancipazione sociale dell&#8217;Italia e degli Italiani, oggi non è più possibile stare in mezzo al guado nascondendosi dietro ad una apoliticità di comodo. Non è una questione di destra o di sinistra ma di un Governo che governi rispettando i principi Costituzionali e le leggi di questo Paese.</p>
<p>E quindi bisogna iniziare a dire con forza che oggi è giunto il momento invece di provare, con fatica, a ricostruire un futuro meno oscuro, a ricucire una coesione sociale condivisa, a rimettere in piedi un welfare degno di un Paese civile in cui tutti i cittadini abbiano pari dignità e diritti ed in cui essere una persona con disabilità non significhi essere additato come un peso ma come una risorsa per lo sviluppo economico e civile dell&#8217;Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per informazioni:<br />
Giovanni Merlo – Direttore LEDHA 347/7308212 – giovanni.merlo@ledha.it</p>
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		<title>Manovra economica: tagliate la spesa militare!</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 14:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperazione sviluppo, Aiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia, Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche Sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Manovra economica]]></category>
		<category><![CDATA[Perugia ad Assisi]]></category>
		<category><![CDATA[spesa militare]]></category>
		<category><![CDATA[tagliate]]></category>

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		<description><![CDATA[Flavio Lotti: &#8220;Sul tavolo della manovra ci devono finire anche queste spese. Ecco dieci ottime ragioni per farlo. Per questo il 25 settembre marciamo da Perugia ad Assisi&#8221;. Non è un discorso ideologico ma decisamente pragmatico. Non è un problema di coscienza ma di utilità pubblica. E&#8217; venuto il tempo di tagliare e rivedere completamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Flavio Lotti: &#8220;Sul tavolo della manovra ci devono finire anche queste spese. Ecco dieci ottime ragioni per farlo. Per questo il 25 settembre marciamo da Perugia ad Assisi&#8221;.</strong><br />
Non è un discorso ideologico ma decisamente pragmatico. Non è un problema di coscienza ma di utilità pubblica. E&#8217; venuto il tempo di tagliare e rivedere completamente la nostra spesa militare. E&#8217; giusto continuare a spendere in questo modo 24 miliardi di euro all&#8217;anno? Ce lo possiamo permettere? E&#8217; questo il modo migliore per garantire la nostra sicurezza? Oppure ce ne sono altri?<br />
<span id="more-1719"></span><br />
La prima domanda che sorge spontanea è: possiamo permetterci di ignorare ancora il problema? La risposta è no: non c&#8217;è un solo capitolo del bilancio dello stato che può passare indenne da una seria revisione pubblica. Tanto più quando si continua a chiedere agli italiani di stringere la cinghia e la discussione sui tagli assomiglia a una guerra balcanica.</p>
<p>Secondo. 24 miliardi sono una somma enorme e ogni tentativo di censurare o stroncare sul nascere anche solo la discussione su questi soldi non è solo attentato non alla democrazia ma un ostacolo insormontabile posto sulla via di uscita dalla crisi. Le spese militari devono dunque essere messe sul tavolo della discussione alla pari di tutte le altre spese dello stato. E&#8217; accaduto negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, Francia e Germania. Perché non deve succedere in Italia?</p>
<p>Terzo. La sicurezza è un bene pubblico che deve essere garantito dalle risorse del bilancio dello stato alla pari della salute, dell&#8217;istruzione, della giustizia, ecc. Ma così come non c&#8217;è un solo modo di garantire la salute, l&#8217;istruzione e la giustizia così non c&#8217;è un solo modo di garantire la sicurezza dell&#8217;Italia e degli italiani. Anzi è la stessa concezione di sicurezza che oggi dimostra tutta la sua profonda incapacità di rispondere ai bisogni reali della gente e del paese.</p>
<p>Quarto. Niente è più inutile di una portaerei, un sommergibile o un cacciabombardiere per proteggere i cittadini dalle mafie e dalla criminalità organizzata, dal terrorismo e dalla malavita, dall&#8217;illegalità, dalla corruzione e dalla disoccupazione, dall&#8217;inquinamento o dalla sofisticazione alimentare. Eppure continuiamo a comperare costosissimi sistemi d&#8217;arma e lasciamo i poliziotti senza auto e benzina.</p>
<p>Quinto. Le nostre spese per la sicurezza sono fortemente squilibrate a favore di un modello militare anacronistico, insostenibile e inutilmente offensivo mentre i problemi della sicurezza oggi esigono una pluralità di strumenti in prevalenza preventivi e non militari. Il minimo che bisogna fare è riequilibrare in modo intelligente la spesa per la sicurezza ricordandoci che investire sulla cooperazione, sulla diplomazia (anche popolare) e sull&#8217;intelligence è molto più efficace e redditizio che continuare a costruire costosissime macchine da guerra e mantenere in vita un mastodontico esercito di 180.000 uomini.</p>
<p>Sesto. E&#8217; dunque possibile tagliare le spese militari e aumentare la sicurezza degli italiani, dell&#8217;Europa e del resto dell&#8217;umanità. E&#8217; possibile aumentare la sicurezza tagliando le spese militari e aumentando quelle civili.</p>
<p>Settimo. Ci sono tagli che si possono fare subito e altri che debbono essere pianificati. Ragionevolmente si può partire dalla cancellazione del programma di acquisto dei 131 cacciabombardieri F-35 (costo complessivo di venti miliardi di euro) e dalla completa revisione di tutti i 71 programmi di ammodernamento e riconfigurazione di sistemi d&#8217;arma che ipotecano la nostra spesa militare fino al 2026.</p>
<p>Ottavo. Da rivedere immediatamente sono anche le missioni militari nel mondo e in particolare quella in corso in Afghanistan e in Libia. Per alcuni sono &#8220;uno dei fiori all&#8217;occhiello della politica estera italiana&#8221; che non ci possiamo permettere di toccare pena il nostro declassamento internazionale. Per altri sono solo guerre vietate dalla nostra costituzione incapaci peraltro di risolvere i problemi che pretendono di affrontare. Smettere di fare la guerra ci aiuterà a risanare il debito pubblico meglio di qualunque altro taglio alla scuola, agli enti locali o alle pensioni.</p>
<p>Nove. Procedendo su questa strada dobbiamo ricordare che il mondo è sovrarmato e sovraffamato. L&#8217;anno scorso la spesa militare mondiale ha raggiunto la cifra record di 1.630 miliardi di dollari. Intanto il numero di persone che soffre le pene della fame ha superato il miliardo. Una persona su sei che vive sulla terra è in questa condizione disperata e altre due vivono in condizioni di povertà. E pensare che con 44 miliardi di dollari si potrebbe sfamare il mondo intero. Il paradosso è che questo accade nel mezzo di una gravissima crisi economica mondiale mentre si riducono tutti i fondi per rispondere a tutte le emergenze e le crisi strutturali globali, carestie, fame, miseria, cambio climatico, pandemie. E&#8217; evidente che anche l&#8217;Italia deve contribuire a cambiare strada.</p>
<p>Dieci. Contro la sola ipotesi di revisione della spesa militare si batte da tempo una potente lobby trasversale politico-militare-industriale povera di idee e ricca di complicità mediatiche. <strong>Per convincere i parlamentari a tagliare e rivedere seriamente le spese militari si dovranno mobilitare molte, moltissime persone, in ogni città e in ogni collegio elettorale. Anche per questo invitiamo tutti a marciare domenica 25 settembre da Perugia ad Assisi. Se vogliamo che le cose cambino dobbiamo prendere la parola in tanti e alzare la voce insieme.</strong><br />
<em><br />
Flavio Lotti<br />
Coordinatore Nazionale della Tavola della pace</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Perugia, 31 agosto 2011</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Ufficio Stampa Tavola della pace: Floriana Lenti 338/4770151<br />
email: stampa@perlapace.it &#8211; www.perlapace.it<br />
tel. +39  075 5734830 Fax +39 075 5739337<br />
</em></p>
<p>Articolo di: Flavio Lotti</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>No al taglio dell’assistenza! Fermiamoli con una firma!</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 07:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Accoglienza, Assistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Cooperazione sviluppo, Aiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Movimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche Sociali]]></category>
		<category><![CDATA[assistenza sociale]]></category>
		<category><![CDATA[FAND]]></category>
		<category><![CDATA[fish]]></category>
		<category><![CDATA[riforma fiscale]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella caotica ed incerta situazione che avvolge la discussione sulla Manovra bis, una sola decisione sembra intoccabile: la riforma fiscale e assistenziale che consenta di drenare 40 miliardi in tre anni dalle tasche delle famiglie e dai servizi alle persone. La riforma dell’assistenza che è necessaria nel nostro Paese non è certo quella che il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella caotica ed incerta situazione che avvolge la discussione sulla Manovra bis, una sola decisione sembra intoccabile: la <strong>riforma fiscale e assistenziale</strong> che consenta di <strong>drenare 40 miliardi</strong> in tre anni <strong>dalle tasche delle famiglie</strong> e <strong>dai servizi alle persone</strong>.<br />
<span id="more-1716"></span><br />
La riforma dell’assistenza che è necessaria nel nostro Paese non è certo quella che il Governo propone. <strong>Servizi migliori</strong>, più efficienti e <strong>vicini ai diritti e ai bisogni delle persone</strong>, moderni e volti all’inclusione anziché alla segregazione, sono lontanissimi dalla volontà di chi intende <strong>comprimere ancora l’assistenza sociale</strong>,  piegandola alle esigenze di cassa, sacrificandola per evitare di  assumere decisioni che possano disturbare altre e più forti categorie di  cittadini.</p>
<p>Le <strong>Federazioni</strong> delle associazioni delle persone con disabilità (<strong>FAND e FISH</strong>), <strong>rifiutano recisamente</strong> questa ipotesi che <strong>prelude al confinamento e all’esclusione</strong> di disabili, bambini in difficoltà, non autosufficienti.</p>
<p>Le Federazioni, coscienti del momento politico, avanzano <strong>una sola richiesta</strong>: <strong>sganciare la riforma assistenziale da ogni automatico vincolo pregiudiziale di cassa</strong> fissato dalla Manovra di luglio (Legge 111) e drammaticamente  confermata da quella in discussione. Non si faccia cassa sui servizi  alle persone!</p>
<p>Le Federazioni <strong>chiamano a raccolta</strong> non solo tutti gli aderenti, ma anche, al di là delle sigle e degli schieramenti, ogni<strong> persona con coscienza civile </strong>che  abbia a cuore il futuro del nostro Paese e la sua coesione sociale.  Chiedono a tutti di supportare e rafforzare la loro azione politica, e  le altre proteste simili diffuse in tutta Italia, facendo <strong>sentire la voce di ognuno.</strong></p>
<p>Abbiamo predisposto un <strong><a href="http://www.fishonlus.it/fandfish/firma/">semplice modulo</a></strong> che consente ad ognuno di aderire all’iniziativa, inviando  automaticamente la conseguente protesta alla Presidenza del Consiglio,  ai Ministri dell’economia e del Lavoro e ai diversi responsabili delle  Commissioni parlamentari coinvolti nella discussione.</p>
<p><strong>Non ci sarà mai crescita </strong>in un Paese insensibile a  chi è rimasto o può rimanere indietro, in un Paese disattento a chi  subisce discriminazioni e gode meno opportunità!</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><a href="http://www.fishonlus.it/fandfish/firma">FIRMA ANCHE TU!</a></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>1 settembre 2011</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>FAND (Federazione fra le Associazioni Nazionali delle persone con Disabilità)</strong></em> <em><strong> </strong></em></p>
<p><em><strong>FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap)</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Calderoli: prendere i soldi alle vedove e ai disabili</title>
		<link>http://www.portale-solidale.it/calderoli-prendere-i-soldi-alle-vedove-e-ai-disabili/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Aug 2011 17:15:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[3° settore]]></category>
		<category><![CDATA[Disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Politica e sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche Sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Ministro Calderoli, portabandiera della Lega nelle serrate trattative di rielaborazione della Manovra-Bis, è uscito allo scoperto, rivelando idue nuovi bersagli per fare cassa: leindennità di accompagnamento e le pensioni di reversibilità. Il Ministro ha dichiarato che sulle pensioni la trattativa fra Pdl e Lega c’è già stata ed è stata sottoscritta nel decreto del Governo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Ministro Calderoli, portabandiera della Lega nelle serrate trattative di rielaborazione della Manovra-Bis, è uscito allo scoperto, rivelando i<strong>due nuovi bersagli</strong> per fare cassa: le<strong>indennità di accompagnamento</strong> e le <strong>pensioni di reversibilità</strong>.</p>
<p>Il Ministro ha dichiarato che sulle pensioni la trattativa fra Pdl e Lega c’è già stata ed è stata sottoscritta nel decreto del Governo che deve restare immutato: <em>“</em><em>bisogna invece</em><em> </em><em>andare ad interessarsi delle</em><em> </em><em><strong>pensioni di chi non ha mai lavorato</strong></em><em>. Penso, ad esempio, a chi </em><em><strong>ha pensioni di reversibilità</strong></em><em> eccessivamente alte e a chi prende </em><em><strong>accompagnament</strong></em><em>i, che oggi vengono dati indistintamente a tutti, senza che vi siano limiti legati al proprio reddito.”</em></p>
<p><span id="more-1703"></span></p>
<p>Pur di non cedere sulle pensioni, sulla lotta all’evasione fiscale, sulla tassazione sui grandi patrimoni,<strong>la Lega se la prende con le vedove e con le persone con grave disabilità</strong>.</p>
<p>La <strong>pensione di reversibilità</strong> è una prestazione previdenziale, riconosciuta ai superstiti dei lavoratori a determinate situazioni, già restrittive. Fra i beneficiari ci sono anche i figli inabili non in grado di lavorare e mantenersi da soli dopo la morte dei genitori.</p>
<p>“<em>Quanto meno singolare</em> – commenta <strong>Pietro Barbieri</strong>, presidente della FISH – <em>che i ‘diritti acquisiti’ vengano tirati in ballo solo per i vitalizi degli ex parlamentari e non valgano per gli altri Cittadini.”</em></p>
<p>La FISH giudica pesantemente anche lo <strong>stigma</strong> – l’ennesimo – verso chi “<em>non ha mai lavorato”</em>. Si dimentica che il <strong>lavoro</strong> è anche un diritto, <strong>troppo spesso precluso</strong> alle donne madri e mogli o alle persone con disabilità.</p>
<p>Ma il bersaglio grosso è sicuramente l’<strong>indennità di accompagnamento</strong>: per l’ennesima volta si propone di <strong>legarne l’erogazione al reddito</strong>, dimenticando che si tratta dell’unica prestazione (450 euro al mese) riconosciuta alle persone con gravissima disabilità. Limitarla significa <strong>colpire direttamente le persone</strong> e le loro famiglie a cui lo Stato non riconosce altri supporti economici e materiali.</p>
<p>“<em>Contro queste </em><em><strong>sciagurate ipotesi</strong></em><em>, che ci auguriamo non trovino sponda in altri, ci batteremo con ogni mezzo, strumento</em> – dichiara Barbieri – <em>e assieme a tutti i soggetti dell’impegno civile. Abbiamo una nostra convinzione sulle politiche sociali in questo Paese che è diametralmente opposta a chi pensa alle persone disabili, anziane e povere solo come un peso per la competizione e per certo efficientismo.”</em></p>
<p>La <strong>FISH</strong>, nel suo <strong><a href="http://www.fishonlus.it/2011/08/24/manovra-trovare-oggi-le-risorse-per-l-assistenza/">comunicato di ieri</a></strong>, aveva chiesto che la Manovra non prevedesse solo misure per “fare cassa”, ma anche <strong>stanziamenti specifici per rilanciare le politiche sociali</strong> nel nostro Paese. Dichiarazioni come quelle di Calderoli <strong>alzano la temperatura del confronto</strong> fra Governo e associazioni delle persone con disabilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.fishonlus.it/2011/08/25/calderoli-prendere-i-soldi-alle-vedove-e-ai-disabili/"><strong>Articolo Pubblicato su FISH</strong></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il &#8220;lavoro dentro&#8221; la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 21:02:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia, Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Impresa sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche Sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[Lacasadipinocchio ha realizzato all’interno dei locali delle vecchie cucine della Casa Circondariale Lorusso Cutugno uno spazio promotore della filosofia eco-sostenibile e dell’autoproduzione di manufatti. Un luogo, senza barriere, in cui la creatività, le tecniche di manodopera e il lavoro sartoriale tornano a prendere forma, materializzandosi in accessori per la donna e per la casa; un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lacasadipinocchio ha realizzato all’interno dei locali delle vecchie cucine della Casa Circondariale Lorusso Cutugno uno spazio promotore della filosofia eco-sostenibile e dell’autoproduzione di manufatti. Un luogo, senza barriere, in cui la creatività, le tecniche di manodopera e il lavoro sartoriale tornano a prendere forma, materializzandosi in accessori per la donna e per la casa; un circuito che costruisce un crocevia dove persone interne ed esterne si incontrano per dar vita a laboratori, eventi e workshop; una scuola dove le donne detenute, abili nelle loro competenze, tramandano conoscenze pratiche alle donne che vorranno apprendere.La proposta formativa è dunque la seguente:<br />
Corsi creativi/artigianali – un calendario di attività di breve durata finalizzate alla realizzazione di un prodotto semplice, ma di grande soddisfazione (borse, scialli, sciarpe, gioielli insoliti). Questi laboratori sono tenuti dalle detenute precedentemente formate. I corsi saranno attivi il terzo sabato di ogni mese a partire da settembre, con un programma giornaliero, dal mattino fino al primo pomeriggio, e con una pausa pranzo preparata dalla cooperativa liberamensa. Le schede dettagliate si possono scaricare dal sito www.lacasadipinocchio.net o visitando la pagina di facebook.    Laboratorio libero (attivabile su richiesta) – se hai un’idea da sviluppare puoi utilizzare lo spazio, gli strumenti e i materiali secondo un menù prezzi; se ti piace l’idea, ma non hai un’idea all’attivo puoi acquistare i kit precedentemente preparati e farli (“fai da me”)    Laboratorio Knit caffè &#8211; Un appuntamento trimestrale per lavorare ai ferri insieme alle detenute per sferruzzare chiacchierando.<br />
<span id="more-1680"></span><br />
In questi percorsi svolgono un ruolo di primo piano le donne detenute che, riunite nell&#8217;associazione di scopo denominata Fumne gestiscono l&#8217;intero progetto, agendo come docenti e assistenti di una vera e propria bottega artigiana.Per ogni corso proposto verranno realizzati dei “KIT di lavoro” che saranno lasciati ai partecipanti ai corsi per metterli in grado di realizzare i manufatti oggetto del percorso formativo.►Selezione prodotti realizzati</p>
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