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	<title>Portale Solidale &#187; Globalizzazione economica</title>
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	<description>Seleziona ed archivia articoli relativi alle ONLUS ed alle iniziative cattoliche e solidali.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 04 Feb 2012 18:26:54 +0000</lastBuildDate>
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		<title>APPELLO GIÙ LE MANI DALL’ACQUA E DALLA DEMOCRAZIA!</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 08:20:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Consumi]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione economica]]></category>
		<category><![CDATA[Movimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Tutela diritti]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto. Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il 12 e 13 giugno </strong>scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto.</p>
<p><strong>Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione</strong>: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica.</p>
<p><span id="more-1829"></span></p>
<p><strong>Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica</strong> come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti.</p>
<p><strong>A questa straordinaria esperienza di democrazia</strong> il precedente Governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato.</p>
<p><strong>Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti</strong> si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.</p>
<p><strong>Noi non ci stiamo.</strong></p>
<p><strong>L’acqua non è una merce, ma un bene comune</strong> che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato.</p>
<p>I beni comuni sono l’humus del legame sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria.</p>
<p>Ma sorge, a questo punto, una enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia:<strong> </strong><strong>nessuna “esigenza” di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica</strong>, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano.</p>
<p><strong>Chiediamo</strong> con determinazione al Governo Monti di interrompere da subito la strada intrapresa.</p>
<p><strong>Chiediamo </strong>a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano.</p>
<p><strong>Chiediamo </strong>alle donne e agli uomini di questo paese di sottoscrivere questo appello e di prepararsi alla mobilitazione per la difesa del voto referendario.<br />
<strong>Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.</strong></p>
<div><strong><br />
</strong><a href="http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_petitions&amp;view=petition&amp;id=181&amp;Itemid=111" target="_blank"><span style="font-size: medium;"><strong>Firma e fai firmare</strong></span></a></div>
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		<title>Ottima semestrale per Etica Sgr</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Aug 2011 16:52:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia, Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza etica]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione economica]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli investitori responsabili continuano a crescere: + 10 milioni di raccolta netta per i fondi Valori Responsabili La Finanza Etica resiste alla crisi e l&#8217;utile netto cresce del 130% rispetto ai primi sei mesi del 2010. Il Consiglio di Amministrazione di Etica Sgr, tenutosi in data odierna, ha approvato il bilancio dei primi sei mesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Gli investitori responsabili continuano a crescere:</strong><br />
<strong> + 10 milioni di raccolta netta per i fondi Valori Responsabili</strong></p>
<p>La <strong>Finanza Etica</strong> resiste alla crisi e l&#8217;utile netto cresce del 130% rispetto ai primi sei mesi del 2010. Il Consiglio di Amministrazione di Etica Sgr, tenutosi in data odierna, ha approvato il bilancio dei primi sei mesi dell&#8217;anno che si è chiuso con un utile netto di 161.369 euro (+130% rispetto al primo semestre 2010) e con commissioni attive pari a 2.638.985 di euro (+ 37% rispetto al 30 giugno 2010). La raccolta netta dei fondi <strong>Valori Responsabili</strong> nel semestre è stata positiva per 10,3 milioni di euro, contribuendo a portare le masse in gestione a 447 milioni di euro.<br />
<span id="more-1695"></span><br />
Il Presidente di <strong>Etica Sgr</strong>, Ugo Biggeri, sottolinea come “i risultati di Etica Sgr sono incoraggianti per tutti noi e, in generale, per la finanza etica. La società ha concluso la fase di start- up e insieme ai soci sta mettendo in atto un piano strategico di sviluppo triennale che permetterà ad Etica Sgr di consolidare la posizione di leadership nel mercato italiano attraverso l’offerta di un prodotto di qualità, altamente differenziato per l’approccio non speculativo rispetto alla concorrenza”. “Nonostante la difficile congiuntura economica e finanziaria che stiamo vivendo, nel primo semestre dell’anno Etica Sgr è cresciuta e ha continuato a ricevere fiducia da parte dal mercato e dei sottoscrittori – commenta Alessandra Viscovi, Direttore Generale di <strong>Etica Sgr</strong>. “<em>Dal giugno 2010 i nostri clienti sono cresciuti del 22%, superando quota 20.000. Questi risultati dimostrano come vi sia una crescente consapevolezza di una modalità differente di allocazione del risparmio che contrasta in modo deciso con una finanza lontana da qualsiasi valore e dall’economia reale</em>”.</p>
<p>Investire in modo responsabile premia anche dal punto di vista dei rendimenti. Grazie alla metodologia di analisi di <strong>Etica Sgr</strong>, in continua evoluzione e miglioramento e che privilegia gli emittenti che si impegnano in un cammino di sostenibilità socio-ambientale, e alla professionalità del gestore <strong>Anima Sgr</strong>, anche quest’anno i fondi Valori Responsabili sono stati premiati per le perfomance a tre e a cinque anni, ricevendo il <strong>Lipper Fund Awards 2011</strong> per il terzo anno consecutivo e il premio <strong>Alto Rendimento del Sole 24 Ore</strong> per la prima volta.</p>
<p>Per ulteriori Informazioni<br />
Marketing e Comunicazione, Etica Sgr<br />
Roberto Grossi – tel. 02/49799300 cell. 366 6515030 – rgrossi@eticasgr.it<br />
Francesca Colombo – tel. 02/89773228 – fcolombo@eticasgr.it<br />
Ufficio Stampa, Banca Popolare Etica<br />
Chiara Bannella – tel. 06/42016060 – cbannella@bancaetica.com</p>
<p>&nbsp;</p>
<address>Etica Sgr è una società di gestione del risparmio nata nel 2003 da un’idea di Banca Popolare Etica, con la collaborazione di Banca Popolare di Milano, Banca Popolare di Sondrio e Cassa Centrale Banca Credito Cooperativo del Nord Est, per realizzare e promuovere fondi comuni di investimento e altri prodotti finanziari con un elevato profilo di trasparenza e responsabilità sociale. Etica Sgr offre inoltre consulenze alle istituzioni che vogliano valutare l&#8217;eticità dei loro investimenti ed è pioniera in Italia dell&#8217;azionariato attivo. Oggi Etica Sgr promuove 4 fondi con diversi profili di rischio: Valori Responsabili Monetario &#8211; Valori Responsabili Obbligazionario Misto &#8211; Valori Responsabili Bilanciato &#8211; Valori Responsabili Azionario. I fondi promossi da Etica Sgr sono distribuiti in tutta Italia grazie ad accordi commerciali con oltre 200 collocatori tra banche, reti di promotori e collocatori online. Per averemaggiori informazioni su criteri di selezione etica dei titoli e su dove sottoscrivere visitare il sito www.eticasgr.it</address>
<p>Permaggiori informazioni sui premi e riconoscimenti attribuiti ai fondi di Etica Sgr:<br />
<a title="Alto Rendimento del Sole 24 Ore" href="http://www.eticasgr.it/cms/?plid=1&amp;pid=14&amp;ppid=1" target="_blank"> http://www.eticasgr.it/cms/?plid=1&amp;pid=14&amp;ppid=1</a></p>
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		<title>Uniti dai Diritti &#8211; Un Lavoro Dignitoso per una Vita Dignitosa in Tutto il Mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 23:06:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi, nel mondo, non basta avere un lavoro per poter condurre una vita dignitosa, per essere fuori dalla trappola della povertà. La metà dei lavoratori del mondo guadagna meno di due dollari al giorno, ha condizioni lavorative precarie, o è sotto-occupato, o non ha forme di protezione sociale. La crescita economica non è sufficiente! Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, nel mondo, non basta avere un lavoro per poter condurre una vita  dignitosa, per essere fuori dalla trappola della povertà. La metà dei  lavoratori del mondo guadagna meno di due dollari al giorno, ha  condizioni lavorative precarie, o è sotto-occupato, o non ha forme di  protezione sociale.<br />
<span id="more-1540"></span><br />
La crescita economica non è sufficiente! Il commercio internazionale e  la crescita economica da soli non bastano a eliminare la povertà nel  mondo. È evidente che il lavoro gioca un ruolo fondamentale per la  riduzione della povertà, ma solo un lavoro dignitoso permette alle  persone di soddisfare il proprio diritto ad avere una vita dignitosa.</p>
<p>In molti paesi la ricchezza continua a essere nelle mani di poche  persone ed il lavoro dignitoso costituisce il meccanismo chiave che  permette la ridistribuzione della ricchezza e l’eliminazione della  povertà</p>
<p>Il Lavoro Dignitoso è un concetto elaborato dall’Organizzazione  Internazionale del Lavoro (OIL) e ha il sostegno di sindacati, ONG ed  altre organizzazioni della società civile. Esso unisce la quantità del  lavoro offerto (il numero di posti di lavoro creati) e la sua qualità  (condizioni di lavoro). Gli obiettivi principali del Lavoro Dignitoso  sono la creazione di occupazione, il rispetto dei diritti dei  lavoratori, la protezione e il dialogo sociali. Attualmente il Lavoro  Dignitoso viene riconosciuto come la via d’uscita dalla povertà per  milioni di persone.</p>
<p>Alla base del lavoro dignitoso ci sono naturalmente i Diritti Fondamentali del Lavoro sanciti dall’OIL:</p>
<p>* libertà di associazione e riconoscimento effettivo del diritto di contrattazione collettiva<br />
* eliminazione di ogni forma di lavoro forzato o obbligatorio<br />
* abolizione effettiva del lavoro infantile<br />
* eliminazione della discriminazione in materia di impiego e professione</p>
<p>In questo sito web ISCOS mette a disposizione documenti ufficiali delle  principali istituzioni internazionali sui temi dei diritti dei  lavoratori e delle condizioni di lavoro nei paesi in via di sviluppo,  materiale originale elaborato da ISCOS, dai suoi partners e da reti di  ONG impegnate in difesa dei diritti dei lavoratori e per lo sviluppo  economico e sociale.</p>
<p>Principali definizioni per orientarsi tra i documenti di questo sito:</p>
<p>Diritti Fondamentali del Lavoro (chiamati anche Norme Fondamentali o  Core Labour Standards): diritti, regole e principi relativi alle  condizioni di lavoro. Fanno riferimento alle Convenzioni fondamentali  dell’ILO: libertà di associazione, diritto alla contrattazione  collettiva, eliminazione del lavoro forzato, del lavoro minorile e delle  discriminazioni.</p>
<p>Clausole Sociali: strumenti usati per dare un’applicazione empirica agli  standards sociali in materia di lavoro; possono trovare collocazione  all’interno di accodi economici e commerciali stabilendo particolari  comportamenti da adottare in merito a specifici principi concordati.</p>
<p>Codici di Condotta: dichiarazioni volontarie di principi che le aziende  definiscono unilateralmente dettando specifici standards di  comportamento; si tratta di una sorta di contratto sociale dell’impresa  con i suoi stakeholders.</p>
<p>Accordi Quadro: accordi negoziati tra un’impresa multinazionale e una  federazione internazionale di settore con l’obiettivo di stabilire una  relazione duratura che possa risolvere eventuali problemi e lavorare  nell’interesse di entrambe le parti. Riconosce i sindacati locali e  internazionali come l’interlocutore più adatto per intraprendere un  dialogo con le multinazionali ed è sempre conforme alle convenzioni  fondamentali dell’ILO</p>
<p>Responsabilità sociale delle imprese: modalità di operare che rispetta  principi etici e legali decisa da un’impresa nei propri affari  assumendosi così non solo la responsabilità finanziaria, ma anche quella  di eventuali impatti ambientali e sociali.</p>
<p><a href="http://www.iscos.cisl.it/uniti-diritti.asp" target="_self">http://www.iscos.cisl.it/uniti-diritti.asp</a></p>
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		<title>Giornata mondiale dell&#8217;Acqua</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 18:17:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Consumi]]></category>
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		<description><![CDATA[Il nostro Pianeta è composto al 71% da acqua. Nell&#8217;ultimo secolo il consumo di acqua è quasi raddoppiato rispetto al tasso di crescita della popolazione e il sempre più disastroso processo di desertificazione. Sono oltre un miliardo le persone che vivono un&#8217;emergenza idrica reale. Il segretario delle Nazioni Unite, Ban-Ki-Moon, ha affermato, a proposito della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro Pianeta è composto al 71% da acqua. Nell&#8217;ultimo secolo il consumo di acqua è quasi raddoppiato rispetto al tasso di crescita della popolazione e il sempre più disastroso processo di desertificazione. Sono oltre un miliardo le persone che vivono un&#8217;emergenza idrica reale. Il segretario delle Nazioni Unite, Ban-Ki-Moon, ha affermato, a proposito della crescente carenza di acqua, che &#8220;anche le nazioni più ricche del mondo non sono immuni&#8221;. Gli fa eco Mark Smith, direttore del programma per l&#8217;acqua dell&#8217;Unione Internazionale per la conservazione della natura (IUCN) che concorda sul fatto che sta assisteremo ad una crisi mondiale delle risorse idriche.<br />
<span id="more-1413"></span><br />
Questo quadro di penuria della risorsa idrica aggraverà ancora di più la situazione nei paesi poveri del mondo, solo in Africa, gli scienziati stimano che entro il 2020, da 75 a 250 milioni di persone dovranno affrontare una crisi idrica senza precedenti. Questo comporterà un aumento del tasso di mortalità, ma anche l&#8217;inizio di guerre per il controllo dell&#8217;acqua, come già sta avvenendo in Darfur.</p>
<p>Oltre a ciò, la carenza d&#8217;acqua comporterà un crescente flusso migratorio dai paesi poveri vero i paesi più ricchi, con possibili scontri sociali ed un aumento della povertà.</p>
<p>La minore disponibilità d&#8217;acqua è dovuta principalmente ai cambiamenti climatici, ma non può essere valutata come l&#8217;unica causa, non bisogna dimenticare, come dichiarato in occasione del Forum Mondiale sull&#8217;acqua di Istanbul, che anche il crescente aumento demografico incide sulla scarsità di risorsa idrica disponibile.</p>
<p>Nei paesi occidentali si parla molto di spreco dell&#8217;acqua e di risparmio idrico, questo obiettivi di efficienza nell&#8217;uso dell&#8217;&#8221;oro blu&#8221;, per divenire concreti, hanno bisogno di politiche di supporto attuate a livello governativo che supportino azioni concrete di buon uso della risorsa idrica.</p>
<p>In molti paesi si stanno ristrutturando le reti idriche in modo da rendere più efficaci, eliminando gli sprechi legati all&#8217;obsolescenza delle condutture d&#8217;acqua.</p>
<p>L&#8217;adozione di sistemi di depurazione su larga scala delle acque reflue si prospettano come una buona soluzione per risparmiare acqua, gli impianti di desalinizzazione o la perforazione a quote sempre più basse o ancora le reti di drenaggio dell&#8217;acqua piovana dotati di serbatoi di accumulo sono misure in grado di rendere disponibile la risorsa idrica, ma ognuno di noi non può e non deve rimanere indifferente. Ognuno può contribuire a risparmiare acqua con atteggiamenti attenti, facendo attenzione con il proprio comportamento quotidiano può arrivare a risparmiare anche 200 litri di acqua al giorno.</p>
<p>Sul sito delle Nazioni Unite dedicato alla giornata sono disponibili materiali sull&#8217;argomento, fra i quali una vera e propria guida alle buone pratiche per dare il proprio contributo personale per contribuire a salvaguardare la qualità dell&#8217;acqua ed evitarne lo spreco.</p>
<p>Per chi vuole approfondire:</p>
<p>http://www.unwater.org/worldwaterday/flashindex.html</p>
<p>Fonte: <a href="http://it.greenplanet.net" target="_blank">it.greenplanet.net</a><br />
﻿</p>
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		<title>Survival lancia una campagna mondiale di lettere per Ayoreo isolati</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 15:34:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperazione sviluppo, Aiuti]]></category>
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		<category><![CDATA[survival international]]></category>
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		<description><![CDATA[L’organizzazione per i diritti dei popoli indigeni Survival International ha lanciato una campagna mondiale di lettere per proteggere le vite degli Indiani isolati del Paraguay. In Paraguay vivono gli ultimi Indiani incontattati sopravvissuti al fuori dal bacino del Rio delle Amazzoni, ma le loro terre vengono rapidamente distrutte far posto agli allevamenti di bestiame da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’organizzazione per i diritti dei popoli indigeni Survival International ha lanciato una campagna mondiale di lettere per proteggere le vite degli Indiani isolati del Paraguay.</p>
<p>In Paraguay vivono gli ultimi Indiani incontattati sopravvissuti al fuori dal bacino del Rio delle Amazzoni, ma le loro terre vengono rapidamente distrutte far posto agli allevamenti di bestiame da macello. I membri già contattati della tribù, nota come gli <a href="http://www.survival.it/popoli/ayoreo">Ayoreo-Totobiegosode</a>, stanno cercando di vedesi riconoscere i legittimi titoli di proprietà su una piccola parte del loro territorio ancestrale sin dal 1993, ma gran parte dell’area è ancora in mano ai privati.<br />
<span id="more-1393"></span><br />
Una compagnia d’allevamento brasiliana, <a href="http://www.survival.it/film/bestia-pelle-metallo">la Yaguarete Porà, ha annunciato il progetto di disboscare una vasta parte della sua proprietà</a>, pari a 78.000 ettari, nonostante si sappia che gli Indiani Ayoreo-Totobiegosode isolati vivono e utilizzano quell’area. La proprietà della compagnia si trova infatti all’interno della terra rivendicata dalla tribù dal 1993.</p>
<p><a href="http://www.survival.it/intervieni/lettere/ayoreo">Survival invita tutti i suoi sostenitori a scrivere al Presidente del Paraguay Lugo</a> che non ha mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale: quelle di proteggere le terre indigene dall’invasione.</p>
<p>“La condizione degli Ayoreo-Totobiegosode isolati è disperata” ha dichiarato oggi il Direttore Generale di Survival Stephen Corry. “Le loro foreste sono state letteralmente sventrate dalle ruspe di allevatori determinati a continuare il loro lavoro di distruzione. Perché gli Indiani devono essere costretti a scappare da un angolo all’altro della foresta? Chiedono semplicemente di viverci in pace e, secondo la legge vigente, ne hanno tutto il diritto!”</p>
<p><a href="http://www.survival.it/intervieni/lettere/ayoreo">Scrivi subito una lettera per gli Ayoreo_Totobiegosode</a>.</p>
<p>Scarica una versione <a href="http://assets.survival-international.org/documents/185/Azione_Ayoreo_2010.pdf">PDF del bollettino d’azione urgente di Survival</a>.</p>
<h4><a href="http://www.survival.it/film/bestia-pelle-metallo">Guarda il video La bestia con la pelle di metallo</a> – Il primo faccia a faccia di un Ayoreo con il mondo esterno.</h4>
<p><strong>Per ulteriori informazioni:</strong><br />
Francesca Casella – 02 8900671 – <a href="mailto:ufficiostampa@survival.it">ufficiostampa@survival.it</a><br />
Oppure Miriam Ross:  Tel  0044 207 6878734<br />
E-mail: <a href="mailto:mr@survival-international.org">mr@survival-international.org</a></p>
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		<title>Imprese alla sbarra</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 19:05:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Centro Nuovo Modello di Sviluppo coordinato Da Francesco Gesualdi, ha avviato il nuovo portale www.impreseallasbarra.it dove si possono trovare informazioni sulle imprese e le famiglie che hanno maggiore potere economico, industriale e politico in Italia e sui loro comportamenti in ambito ambientale, sociale e di rispetto della legalità. Il portale è gratutito e dedicato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Centro Nuovo Modello di Sviluppo coordinato Da Francesco Gesualdi, ha avviato il nuovo portale <a href="http://www.impreseallasbarra.org" target="_blank">www.impreseallasbarra.it</a> dove si possono trovare informazioni sulle imprese e le famiglie che hanno maggiore potere economico, industriale e politico in Italia e sui loro comportamenti in ambito ambientale, sociale e di rispetto della legalità.</strong></p>
<p>Il portale è gratutito e dedicato a tutti quelli che desiderano informarsi per fare le proprie scelte quotidiane in maniera consapevole. In particolare ai movimenti, associazioni, comitati, comunità, realtà territoriali che spesso hanno a che fare con soggetti economici di cui non si conosce in maniera approfondita la condotta ambientale e sociale. Chi si informa, da solo o con gli altri, prima o poi trova un&#8217;idea che riesce a mettere in marcia il processo di cambiamento.<span id="more-1229"></span><br />
Dalla prima pagina del sito:<br />
&#8221; Le grandi imprese ce la mettono tutta per presentarsi con la faccia pulita e gentile dei benefattori, ma dietro la maschera di perbenismo spesso si cela il muso duro dei mastini che deturpano l&#8217;ambiente, sfruttano i lavoratori, violano i diritti umani.<br />
I danni delle imprese ricadono su tutti, ma non è un destino ineluttabile: come cittadini che esplicano il proprio potere attraverso la politica, il consumo, il risparmio, possiamo indurre le imprese a comportamenti più corretti tramite la denuncia, le campagne, il consumo critico, l&#8217;investimento etico. Ma tutto ciò richiede consapevolezza. Ecco perchè abbiamo allestito questo sito che dà informazioni sulla struttura e sul comportamento delle imprese. &lt;br&gt;Purtroppo la grande stampa non dà sempre spazio ai comportamenti negativi dei potenti e possiamo sperare di non perderci informazioni importanti solo se si costituirà una fitta rete informativa di persone con occhi aperti al proprio territorio e alle notizie che appaiono sui mezzi di informazione con particolare riguardo a quelli locali. Per questo invitiamo chiunque sia al corrente di critiche, denunce, misfatti, condanne, danneggiamenti all&#8217;ambiente e alla comunità locale da parte di imprese, a darcene notizia. Il nostro indirizzo di posta elettronica è impreseallasbarra@cnms.it.&#8221;</p>
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		<title>Consumare meglio. Consumare meno</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 15:21:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[Impresa sociale]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo l&#8217;invito della sesta edizione nazionale di Fa&#8217; la cosa giusta!, la fiera del conusmo critico e degli stili di vita sostenibili (13 -15 marzo 2009, Fieramilanocity). Nata da un&#8217;idea di Terre di mezzo, giornale di strada e casa editrice, Fa&#8217; la cosa giusta! 2009 ancora una volta mette in mostra progetti, idee, soluzioni per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo l&#8217;invito della sesta edizione nazionale di <strong>Fa&#8217; la cosa giusta</strong><strong>!, la fiera del conusmo critico e degli stili di vita sostenibili (13 -15 marzo 2009, Fieramilanocity).<br />
Nata da un&#8217;idea di Terre di mezzo, giornale di strada e casa editrice, Fa&#8217; la cosa giusta! 2009 ancora una volta mette in mostra progetti, idee, soluzioni per consumare e produrre secondo principi di sostenibilità economica, ambientale e sociale.<br />
L&#8217;attuale crisi economica infatti impone cambiamenti sostanziali nelle modalità produttive e di consumo: a livello globale, aziendale e politico, ma anche individuale e quotidiano.<span id="more-1081"></span><br />
Conviene consumare meglio, e si consumerà di meno: più oggetti di qualità e meno usa e getta, più gusto e meno cibo in scatola; aria più pulita e meno chilometri in auto; più vacanze e meno low cost mordi e fuggi.<br />
I visitatori della fiera potranno incontrare oltre 400 espositori, conoscere progetti, condividere esperienze, partecipare a dibattiti e tavole rotonde. Nella speranza che rimanga loro un&#8217;idea, un consiglio, una strada da percorrere per cambiare il proprio stile di vita&#8230;consumando meglio e meno!<br />
Fa&#8217; la cosa giusta! 2009 La sesta edizione di Fa&#8217; la cosa giusta! dedica la Sezione speciale, un&#8217;area espositiva e di incontro posizionata all&#8217;ingresso della fiera, al tema “La Casa che risparmia”.<br />
Arredamento naturale, bio-edilizia, energie alternative, esperienze di condivisione e gestione di soluzioni abitative, dal co-housing all’housing sociale: queste le sotto-aree della sezione speciale, che cercheranno di mostrare e indicare al visitatore le piccole scelte quotidiane che possono rendere la nostra casa sostenbile!<br />
Ad introdurre la Sezione speciale verrà allestita la seconda edizione di Fa&#8217; la casa giusta!, la mostra itinerante ideata e realizzata in collaborazione con BestUp, primo circuito dell’abitare sostenibile.<br />
La mostra racconta una “CasaGiusta” attraverso prodotti e servizi d’eccellenza selezionati per il loro design, il basso impatto ambientale, la valorizzazione dei saperi artigiani, l’utilizzo di materiali al 100% naturali o riciclati, l’accessibilità e equità nella distribuzione dei ricavi delle vendite. Per toccare con mano le soluzioni già attuabili nelle nostre case e scoprire oggetti di design che sanno unire bellezza, eccellenza e efficienza.<br />
Le sezioni tematiche<br />
Fa&#8217; la cosa giusta! 2009 è suddivisa in 14 aree tematiche:<br />
Pace e Partecipazione; Finanza etica; Formazione e Comunicazione per la Sostenibilità; Turismo solidale; Cooperazione sociale; Commercio equo e solidale; Editoria e produzione culturale; Monelli Ribelli; Eco-prodotti.</p>
<p>La novità dell&#8217;edizione del 2009 è Economia Carceraria, che ospita cooperative sociali e consorzi che operano negli Istituti di pena, dal settore alimentare ai tessuti, dall&#8217;allevamento all&#8217;orticoltura, dall&#8217;informatica alla cartografia.<br />
Crescono invece nei contenuti e nello spazio espositivo le sezioni:<br />
• Critical fashion, una vetrina esclusiva per tutte le realtà impegnate nel connubio tra etica ed estetica. Novità 2009 sarà Selfmade Fashion, un atelier che ospita prototipi, abiti d&#8217;alta moda, creazioni colorate con tinture naturali, accessori costruiti con materiali di riciclo, capi realizzati con tessuti ricavati da filati organici.<br />
• Viaggiare leggeri Associazioni, enti pubblici e imprese profit e non profit impegnate nella diffusione di strumenti di mobilità sostenibile: bicicletta, trasporto pubblico, car sharing, car pooling e apparecchi elettrici e a idrogeno.<br />
• Software Libero e Information Technology Etica Associazioni e aziende che promuovo l&#8217;open source e servizi di comunicazione solidali (telefonia, internet, ecc.): in programma un laboratorio organizzato da Openlabs sull&#8217;uso del software opensource per le aziende del terzo settore e per le scuole.<br />
• Mangia come parli! Aziende agricole, prodotti provenienti da Agricoltura Biologica, a km0, Agricoltura biodinamica. Ma anche cooperative sociali, presidi Slowfood per la salvaguardia della biodiversità, Gruppi d&#8217;Acquisto Solidale (G.A.S.), progetti di educazione all&#8217;alimentazione, prodotti erboristici per uso alimentare.<br />
</strong><strong>Programma culturale</strong><br />
Il programma culturale costituisce il valore aggiunto della manifestazione. Questo ricco calendario di seminari, tavole rotonde, convegni raccoglie infatti le novità, le presenze e gli spunti di maggior interesse di tutte le sezioni di Fa&#8217; la cosa giusta!, offrendo l&#8217;occasione per approfondire l&#8217;informazione sui temi di maggior rilievo, ma anche per condividere e scambiare idee e buone pratiche, in un clima di incontro e convivialità.<br />
Ecco i 4 filoni attraverso i quali si snoderà il programma:<br />
- Parla come mangi!: per conoscere i volti e le storie di chi coltiva e produce bio e a chilometro zero<br />
- SOS crisi globale. Economia, risorse, lavoro: le risposte del mondo solidale<br />
- Dire, fare&#8230;abitare. Una finestra sulla città che cambia: Milano prossima ventura, idee in movimento<br />
- Mondo Terre. L&#8217;informazione a tutto tondo: incontri dedicati al carcere, al turismo responsabile, all&#8217;antimafia fino alle nuove convivenze.</p>
<p>Info pratiche<br />
Venerdì 13 marzo: 09.00 – 20.00<br />
Sabato 14 marzo: 09.00 – 23.00<br />
Domenica 15 marzo: 10.00 – 18.00<br />
Catalogo: 4 euro (valido per l&#8217;ingresso)<br />
Pad. 1 e 2 Fieramilanocity, Milano – P.ta Scarampo</p>
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		<title>Riprendersi l’anima</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Feb 2009 20:31:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Finanza etica]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione economica]]></category>
		<category><![CDATA[Movimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[di Pierluigi Paoletti www.centrofondi.it Dal gruppo di discussione di Centrofondi  http://groups.google.com/group/centrofondi?hl=it è arrivata una interessante mail di Irene: Io consiglierei guardare alla storia, anche a quella antica. Per capire il sistema bancario corrente bisogna rifarsi ai Babilonesi .. eh si, le nostre banche le hanno inventate in Iraq! Nel 18esimo secolo AC, a Babilonia c&#8217;e&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">di Pierluigi  Paoletti <a href="http://www.centrofondi.it/" target="_blank">www.centrofondi.it</a><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Dal gruppo di discussione di Centrofondi  <a href="http://groups.google.com/group/centrofondi?hl=it" target="_blank">http://groups.google.com/group/centrofondi?hl=it</a> è arrivata una interessante mail di Irene:<br />
</span></span></p>
<p><em><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-style: italic;">Io consiglierei guardare alla storia, anche a quella antica. Per capire il sistema bancario corrente bisogna rifarsi ai Babilonesi .. eh si, le nostre banche le hanno inventate in Iraq! </span></span></em><br />
<span id="more-1047"></span><br />
<em><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-style: italic;">Nel 18esimo secolo AC, a Babilonia c&#8217;e&#8217; stata la prima crisi creditizia di cui si abbia traccia. Allora i contadini depositavano grano in silos governativi e ottenevano certificati di deposito in compenso. Questi certificati poi sono diventati moneta di scambio per tutto il resto. Coloro che gestivano i certificati si sono poi tramutati in banchieri e hanno cominciato a prestare con interessi, usando un sistema di riserva frazionaria. </span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-style: italic;">Il problema e&#8217; che si e&#8217;arrivati dopo un po&#8217; di tempo a una situazione in cui l&#8217;ammontare di debito superava il grano disponibile. Allora re Rim-Sin decise di decretare il perdono dei debiti. Il suo motivo era militare: nell&#8217;esercito lui arruolava solo contadini possidenti terrieri, non schiavi. Non voleva quindi rovinarli tutti e costringerli a vendersi. I banchieri cosi&#8217; fallirono. Le crisi creditizie in Iraq poi continuarono a ripetersi, seguiti da perdoni periodici, eccetto che i tassi di interesse si innalzarono. </span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-style: italic;">I banchieri irakeni non la mandarono giù facilmente e se ne andarono a cercar fortuna in Egitto. Lì ripeterono lo stesso trucco e dominarono per 1500 anni con molte dinastie di faraoni, fino alla venuta di Alessandro il Macedone. La storia si trova addirittura raccontata nella Bibbia. Un certo Giuseppe che lavorava per il faraone gestiva i silos e creò una crisi creditizia simile a quella Irakena. </span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-style: italic;">Eccetto che la conclusione questa volta fu diversa: alla fine, i contadini dovettero vendersi come schiavi per poter mangiare. </span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-style: italic;">Quando io ho studiato Cicerone e le filippiche contro Catilina, mi ero convinta che Catilina fosse questo sciagurato traditore. Una cosa che pero&#8217; mi era sfuggita completamente, forse perche&#8217; non me lo avevano detto, e&#8217; che a quei tempi, attorno al 60 AC , a Roma c&#8217;era una crisi creditizia. Le famiglie patrizie avevano preso molti soldi in prestito offrendo le proprie case e possedimenti agricoli come collaterale. </span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-style: italic;">L&#8217;ammontare del debito accumulato poi e&#8217; arrivato a superare di gran lunga l&#8217;ammontare di denaro circolante, a causa ovviamente della crescita esponenziale dovuta agli interessi. Cosi&#8217; Catilina si presentò alle elezioni sostenendo un programma di perdono del debito. </span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-style: italic;">I banchieri romani erano ovviamente di origine babilonese-egiziana-greca e lui diceva, beh facciamo un bel perdono come a Bagdad e salviamo la repubblica. Ovviamente questo ai banchieri non piaceva affatto. Cosi&#8217; e&#8217; venuto l&#8217;impero, i patrizi dovettero vendersi come schiavi, e riscrissero la storia. </span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-style: italic;">Poi vennero i rinascimentali, con la ricerca della pietra filosofale che trasforma piombo in oro&#8230; La pietra filosofale era nient&#8217;altro che la stampa di moneta. I Medici lo capirono e si arricchirono. Eccetto che poi regnanti stranieri li misero sul lastrico, rubandogli effettivamente la pietra filosofale e rilegando l&#8217;Italia alla provincia culturale per 4-5 secoli. </span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-style: italic;">Oggi il problema che si e&#8217; creato e&#8217; molto simile alle crisi creditizie antiche, anche se ovviamente su scala molto piu&#8217; grande. </span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-style: italic;">Negli USA ci sono 65T di debito a fronte di moneta circolante (M3) di circa 12T. C&#8217;e&#8217; una discrepanza di un fattore 5. Semplicemente, non c&#8217;e&#8217; abbastanza moneta in giro per ripagare tutti i debiti. Il sistema e&#8217; insolvente. Questo non e&#8217; un incidente storico isolato, e&#8217; una trappola costruita e voluta dai nostri banchieri. Questi sanno benissimo da dove vengono e cosa succede storicamente in situazioni simili, si rifanno persino ancora largamente alla tradizione talmudistica babilonese e massonica-egiziana. </span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-style: italic;">E&#8217; difficile dire come si evolveranno le cose a questo punto. Internet pero&#8217; e&#8217; senz&#8217;altro un elemento molto nuovo che scopre veli millenari. </span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-style: italic;"> </span></span></em></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Il gioco, come vedete è molto vecchio ed è il solito sin dalla notte dei tempi…esattamente così come lo spieghiamo in questi report ormai da anni. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">La dinamica del debito nel lungo periodo è insostenibile per due motivi: </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Uno per la crescita esponenziale del debito alla fine del ciclo economico <a href="http://www.centrofondi.it/report/Report_Centrofondi_2008_ott_1.pdf" target="_blank">http://www.centrofondi.it/report/Report_Centrofondi_2008_ott_1.pdf</a> che porta poi automaticamente all’implosione del sistema <a href="http://www.centrofondi.it/report/Report_Centrofondi_2008_ott_2.pdf" target="_blank">http://www.centrofondi.it/report/Report_Centrofondi_2008_ott_2.pdf</a> perché NESSUNO si guarda bene dal mettere in circolazione il denaro necessario a ripagare gli interessi e quindi automaticamente si genera nuovo debito <a href="http://www.disinformazione.it/i_nuovi_schiavi.htm" target="_blank">http://www.disinformazione.it/i_nuovi_schiavi.htm</a> in una spirale eterna che ci vede sempre nello stesso ruoli di schiavi da millenni, senza contare il fatto che ci viene fatta pagare a carissimo prezzo della semplice “carta straccia”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">I banchieri, scoperto il “giochino” redditizio, si sono tramandati le regole del gioco di generazione in generazione nella segretezza “esoterica” <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Esoterismo" target="_blank">http://it.wikipedia.org/wiki/Esoterismo</a> ; </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">una sorta di “libretto di istruzioni” con il quale hanno passato indenni i millenni sfruttando il genere umano e manipolando a loro piacimento la storia.  Ecco allora svelata la ragione della lucida rabbia di Gesù nel tempio contro i cambiavalute e di quella frase nel padre nostro: rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori; oppure il significato dell’anno Sabbatico o del Giubileo che oltre ai debiti spirituali rimettevano anche quelli di denaro; oppure il Corano che bandisce gli interessi come fossero il male assoluto. Ogni religione sa cosa è in grado di fare il debito e per questo lo condanna, anche se con il denaro si è comprato anche il silenzio di chi avrebbe dovuto mettere in guardia da questo potere occulto e distruttore…tutto ha il suo prezzo. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Il segreto che avvolgeva i temi del denaro e dell’economia permetteva l’azione di queste sette finanziaro-esoteriche, un lavoro facile e senza rischi, come rubare le caramelle a dei bambini. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">I vari governatori delle banche centrali, considerati semidei e osannati dalle masse ignoranti (che ignorano), oggi, alla luce delle nostre conoscenze, si rivelano per quello che sono: comuni delinquenti dotati anche di scarsa intelligenza visto che le loro mosse sono prevedibili e sempre le stesse da migliaia di anni. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Non vi meravigliate del tono “forte” quasi mai usato in questi report, ma oggi riteniamo che sia arrivato il momento di chiamare le cose con il loro nome per evitare il perpetrarsi di questo crimine contro l’intera umanità, che ci opprime da millenni. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">L’ignoranza è la materia con cui la cella invisibile è stata costruita lentamente nel tempo e la conoscenza invece la chiave che ci porta alla libertà. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">La differenza di questo periodo storico rispetto al passato infatti è proprio questa: la conoscenza che circola e arriva a coloro che “hanno orecchie per intendere e occhi per vedere” dove internet è lo strumento per propagare questa conoscenza. Proprio a causa dell’aumento della conoscenza, l’elemento nuovo dalla lontana Babilonia, questo sistema crollerà e verrà ricostruito su basi completamente diverse e più sane. Con la conoscenza dei meccanismi che hanno determinato la sopraffazione e la schiavitù del genere umano per millenni, non si potranno più riproporre gli schemi sino ad oggi usati con sfrontatezza e arroganza da chi detiene il potere finanziario e che dirige quello politico. Non si potrà usare più quel “libretto di (d)istruzioni” usato così tante e tante volte per il solo loro vantaggio egoistico. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Oggi il “potere” sta crollando ed è ormai sotto gli occhi di tutti; il potere politico, finanziario, sociale e religioso basato su principi egoistici, di sopraffazione, sull’inganno e sulla manipolazione, si sta sgretolando come un castello di sabbia ed il bello è che sta crollando in modo inversamente proporzionale all’aumento della conoscenza. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Per questo possiamo definire questo periodo storico come eccezionale proprio per il cambiamento epocale che è in atto. Noi stiamo diventando sempre più attori protagonisti e non più comparse che devono solo delegare il loro potere nelle mani di leader religiosi, politici, economici ecc. Attraverso la conoscenza tutti insieme possiamo (ri)costruire ciò che ci è stato tolto con l’inganno, ma è un fase di estrema delicatezza. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Una quantità enorme di potere e responsabilità si sta trasferendo dal vertice della piramide che crolla, alla base che sino ad oggi si è stata deresponsabilizzata delegando il proprio potere a chi lo ha usato per fini ed interessi privati. Con questo trasferimento di potere in atto, a causa del crollo delle vecchie strutture, le persone dovranno essere sempre più pronte e preparate ad accogliere il carico di  responsabilità sempre crescente senza farsi sommergere dalle tante risposte, tutte nuove e diverse, che dovranno saper dare. Questa è la ragione del disorientamento dilagante in questo periodo. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Non essendoci più punti fermi e non potendo ripercorrere vecchi schemi (delega di potere), solo chi insegue la conoscenza, ha principi sani e trasparenti e si prende la sua dose di respons-abilità (abilità nel dare risposte) potrà affrontare questo periodo nel migliore dei modi, assecondando l’enorme cambiamento in atto. Per coloro i quali invece si aggrapperanno ancora a istituzioni che crollano, schemi obsoleti e non più funzionanti, sarà una serie continua di sofferenze. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Sarà un periodo in cui il disorientamento della massa di persone che si vedono arrivare queste nuove responsabilità e non sono adeguatamente preparate, sfocerà nella PAURA ed è per questo che chi ha avuto la capacità di capire prima degli altri questo momento storico, dovrà trasmettere tranquillità e far intravedere le soluzioni al crollo di un vecchio sistema che, ogni giorno che passa, manifesta in modo sempre più eclatante i suoi limiti. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">La PAURA può sfociare in RABBIA e queste due emozioni sono un mix esplosivo che non agevola la costruzione del nuovo e non agevola il cambiamento, ma permette al sistema di reagire violentemente e di affermare il proprio potere con la forza. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Storicamente le rivoluzioni ed i moti di piazza hanno portato solo un rafforzamento del potere e del sistema e mai dei reali miglioramenti per la popolazione. Queste emozioni saranno poi esasperate anche dal potere che crolla e che non se ne vuole andare per cui questo è/sarà  un momento molto delicato che richiede tutta la saldezza di nervi possibile. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Questo è un momento storico magico perché come disse qualcuno “la conoscenza ci renderà liberi” e spesso ci ritorna in mente la frase scolpita all’ingresso dell’oracolo di Delfi “CONOSCI TE STESSO”. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">In questo viaggio, ormai ventennale nel mondo economico, ci appare sempre più chiaro che l’economia e la conoscenza, specialmente dei meccanismi umani, è la chiave di tutti i nostri mali attuali e sulla quale dobbiamo lavorare. Chi ha messo in atto l’attuale economia ha fatto sapientemente leva sulle debolezze dell’essere umano: avidità, paura, solitudine, rabbia, egoismo. L’uomo che non è consapevole delle sue emozioni infatti è vulnerabile e pieno di “bottoni” che se azionati da mani esperte, perché hanno il libretto di (d)istruzioni, ha comportamenti prevedibili e facilmente manipolabili.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Azionando il bottone della rabbia, ad esempio nelle grandi rivoluzioni come quella francese e quella russa, si tolsero di mezzo personaggi scomodi come il re e lo zar per cambiare il loro potere con quello di chi azionava le leve della finanza, mentre il popolo cambiava solo “padrone”. Niente di diverso accade nelle guerre dove i banchieri si arricchiscono finanziando, ovviamente con lauti interessi, entrambi i contendenti tanto il perdente avrebbe pagato per tutti e due, eclatante il caso della sanguinosissima guerra tra Iran e Iraq degli anni ’80 dove sia l’uni sia l’altro erano finanziati dalle stesse forze. Per vostra conoscenza, poi ognuno potrà se lo vuole approfondire, la seconda guerra mondiale sarebbe potuta finire i pochi giorni se alla Germania nazista non fosse stato fornito il petrolio da Prescot Bush (il nonno), se la Ford non avesse costruito i mezzi corazzati, moto, autocarri, auto, se l’IBM non avesse fornito i primi computer per tenere la contabilità dell’olocausto e tanto altro ancora. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Facendo leva sulla “scarsità artificiale” e con gli attacchi terroristici, si aziona il bottone della paura facendo digerire tutte le diminuzioni di libertà e preparando il terreno alle distruzioni programmate delle crisi economiche artificiali. Da qui si lavora pesantemente sulla sfiducia in se stessi e nel futuro e si crea la frattura con gli altri isolando le persone nella solitudine e alimentando così avidità ed egoismo.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Conoscendo questi meccanismi noi possiamo allora lavorare per una nuova economia mentre l’altra, artificiale e manipolatoria, sta crollando. Noi lavoriamo sulle qualità positive delle persone rafforzando la fiducia nell’uomo, quindi in noi stessi, e la solidarietà della comunità. Senza gli altri siamo perduti perché l’uomo è un animale docile che ama la compagnia e l’amore. Si tratta solo di rispolverare queste qualità naturali artificialmente represse per cambiare il corso degli eventi attuali e futuri. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Prima di tutto dobbiamo usare uno strumento per gli scambi che non sia legato a doppio filo con il debito e per questo ed in attesa di utilizzarne uno che sostituisca l’euro per i nostri scambi, usiamo una Transition Money <a href="http://www.disinformazione.it/moneta_complementare.htm" target="_blank">http://www.disinformazione.it/moneta_complementare.htm</a> che ci aiuti in questo processo di decontaminazione e di presa di coscienza, nel frattempo cambiamo anche il nostro modo di fare economia attuando dei semplici, ma efficaci correttivi contenuti nei piani aziendali del progetto di ArcipelagoSCEC <a href="http://www.centrofondi.it/articoli/Progetto_Buoni_Locali.pdf" target="_blank">http://www.centrofondi.it/articoli/Progetto_Buoni_Locali.pdf</a> e nel frattempo lavoriamo sulla costruzione di una nuova cultura lavorando con le scuole <a href="http://www.arcipelagoscec.org/doc/Patto_agrario_scuola.pdf" target="_blank">http://www.arcipelagoscec.org/doc/Patto_agrario_scuola.pdf</a> . Il lavoro è tanto, ma anche le soddisfazioni nel vedere la volontà delle persone di farsi artefici del cambiamento e lavorare attivamente alla costruzione di un’economia dal volto umano e sta accadendo in tutta Italia dalla Sicilia al Friuli VG, passando per Calabria, Campania, Lazio, Umbria, Toscana, Veneto dove sono già attive le Isole dell’ArcipelagoSCEC, mentre si sta lavorando alacremente per costruirne in Basilicata, Puglia, Marche, Liguria, Lombardia e Piemonte. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Un bel risultato, visibile su <a href="http://www.scecservice.org/" target="_blank">www.scecservice.org</a>, se pensiamo che ArcipelagoSCEC <a href="http://www.arcipelagoscec.org/" target="_blank">www.arcipelagoscec.org</a> è partito solo ad aprile scorso sulla scorta dell’esperienze maturate da Ecoroma e dallo SCEC di Napoli. E questo è solo l’inizio della riscossa all’insegna del motto:</span></span></p>
<p><strong><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-weight: bold;">Riprendiamoci l’anima!</span></span></strong></p>
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		<title>Chi paga la crisi? Le alternative della società civile</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 15:36:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Consumi]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza etica]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione economica]]></category>
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		<description><![CDATA[Il primo vertice del G7 dei ministri delle finanze che si terrà a Roma il 13 e 14 febbraio 2009 apre la Presidenza italiana del G8, in un momento cruciale per le sorti dell&#8217;economia e della finanza internazionale, ma anche del nostro paese. Di fronte a una crisi economica sistemica senza precedenti, che si annuncia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Il primo vertice del G7 dei ministri delle finanze che si terrà a Roma il 13 e 14 febbraio 2009 apre la Presidenza italiana del G8, in un momento cruciale per le sorti dell&#8217;economia e della finanza internazionale, ma anche del nostro paese. Di fronte a una crisi economica sistemica senza precedenti, che si annuncia lunga e difficile, l&#8217;obsoleto G8 cerca di mantenere nel 2009 un ruolo che non ha più.</em></strong></p>
<p>I ministri delle finanze discuteranno potenziali posizioni comuni da portare al prossimo vertice del G20 di Londra ad aprile. Una missione impossibile, viste non solo le diversità di vedute e di interessi tra i maggiori paesi, ma l&#8217;incapacità dei governi di comprendere la natura della crisi, le sue cause, i cambiamenti necessari per superarla. La crisi attuale non è solo una questione di finanza, nasce dalla massicia redistribuzione di ricchezza dai poveri ai ricchi, sia all&#8217;interno degli stati che a livello planetario, che è avvenuta negli ultimi trent&#8217;anni, attraverso le politiche neoliberiste che hanno ridotto il ruolo degli stati, indebolito il lavoro e &#8220;lasciato fare&#8221; imprese, mercati e capitali, portando alla globalizzazione della produzione e alla finanziarizzazione dell&#8217;economia. Affrontare la crisi significa rovesciare questi diversi meccanismi che ne sono alla radice.<br />
<span id="more-1031"></span><br />
Al contrario, i piani di salvataggio presentati in questi giorni da Stati Uniti e governi europei si limitano a iniettare liquidità nell&#8217;economia, a coprire le perdite delle banche private senza prenderne il controllo attraverso un&#8217;esplicita nazionalizzazione, lasciando immutati i comportamenti speculativi e i fattori d&#8217;instabilità del sistema finanziario.</p>
<p>L&#8217;Italia è in una situazione di particolare debolezza. Il peso del debito pubblico rende più difficili le necessarie politiche di spesa pubblica; il declino industriale del paese rende più difficile un rilancio dell&#8217;economia reale e una riconversione verso produzioni più qualificate e sostenibili in termini sociali e ambientali.</p>
<p>Il ministro Tremonti porterà al vertice G7 due tesi discutibili: che l&#8217;Italia è colpita limitatamente da questa crisi e potenzialmente potrà uscirne più forte (da cui si conclude che sono necessari interventi limitati dello stato ); e che a livello internazionale è necessario creare un poco definito standard legale sulla finanza. Sottovalutare la gravità della crisi per l&#8217;Italia rischia di farne una delle maggiori vittime della recessione; sottovalutare la necessità di una ricostruzione complessiva del sistema finanziario internazionale significa continuare in una situazione di instabilità destinata a portare a nuove crisi.</p>
<p>I governi nazionali e i poteri dell&#8217;economia e della finanza, chiusi in un “club ristretto di quelli che contano” (g8, g13 o g20 che sia) provano a scaricare la crisi, ancora una volta, su lavoratori e risparmiatori, sui soggetti più deboli, sui paesi più fragili. È la società civile di tutti i paesi che ha iniziato ad avanzare proposte alternative che mettono al centro l&#8217; esigenza di redistribuire reddito e ricchezza e ridimensionare la finanza, di tutelare l&#8217; economia reale ed espandere il ruolo della politica. Rifiutando di lasciare ai responsabili della crisi attuale il potere di decidere in modo per nulla democratico l&#8217;agenda del cambiamento, la società civile internazionale guarda alla prossima conferenza internazionale dell&#8217;ONU sulla crisi economica di fine maggio a New York, come la sede appropriata per trovare risposte adeguate, condivise e democratiche, in un autentico e riformato multilateralismo.</p>
<p>È tempo di agire concretamente per la giustizia economica e sociale, per la sostenibilità ambientale e per un sistema internazionale più democratico. In Italia, le organizzazioni della società civile impegnate su questi temi vogliono dare voce a chi è colpito dalla crisi, contrapporre al G7 un &#8220;P7&#8243; di sette persone reali che vivono le conseguenze della crisi ogni giorno e chiedono una politica di vero cambiamento. Da qui partono le dieci proposte che la società civile italiana vuole lanciare, le dieci alternative alla crisi finanziaria.</p>
<p>Ecco le nostre dieci proposte:</p>
<p><strong><em>1. </em> Disinquinare il sistema bancario da attività speculative</strong></p>
<p>Negli ultimi anni si è venuto a creare un sistema bancario “ombra”, parallelo a quello ufficiale e non sottoposto ai controlli delle autorità di vigilanza , che permette alle banche di spostare fuori bilancio gran parte delle proprie attività. Soprattutto grazie alle cartolarizzazioni le banche sono riuscite a trasformare dei debiti di lungo periodo che pesavano sui loro bilanci, ovvero i mutui sulle case e quelli <em>subprime</em> in particolare, in titoli che sono stati rivenduti da veicoli finanziari creati ad hoc (SIV) ad altri attori finanziari. Grazie a questo passaggio, le banche portano fuori dai propri bilanci gli stessi mutui e debiti, visto che li rivendono alle SIV, dei soggetti autonomi e spesso registrati in qualche paradiso fiscale, che non sono sottoposte alla regolamentazione internazionale, e in particolare non devono sottostare a nessuno dei requisiti di trasparenza, patrimonializzazione o vigilanza previsti per le banche. <strong>È necessario dichiarare illegali tutte queste operazioni fuori bilancio</strong>. Non ha senso stabilire dei quadri di regolamentazione e degli standard per la rendicontazione, quando nello stesso momento è permesso alle istituzioni finanziarie di eluderle attraverso operazioni fuori bilancio. Come prima misura, le operazioni di cartolarizzazione andrebbero come minimo severamente limitate, richiedendo alle banche che le realizzano, dei requisiti patrimoniali e degli impegni in termini di capitali propri analoghi a quelli fissati dall&#8217;accordo di Basilea II per i prestiti. Allo stesso tempo tutte <strong>le operazioni in derivati realizzate al di fuori dei mercati regolamentati dovrebbero essere proibite</strong>. Operazioni che hanno superato i 600mila miliardi di dollari, oltre 10 volte il PIL del pianeta! Conseguentemente è cruciale la <strong>limitazione dell&#8217;utilizzo dei derivati. </strong> Questi strumenti dovrebbero essere consentiti unicamente per la copertura dei rischi (hedging) ovvero prevedere l&#8217;obbligatoria consegna del sottostante, in particolare nel caso delle <em>soft commodity </em> e dei prodotti energetici. In molti casi, è addirittura possibile ipotizzare dei meccanismi economici e finanziari alternativi, che renderebbero del tutto inutile il ricorso ai derivati.</p>
<p>Purtroppo il recente sostegno del ministro Tremonti al lancio della prima piattaforma dei derivati energetici italiani alla City di Londra va esattamente nella direzione opposta. Analogamente l&#8217;idea del governo di sostenere il credito al consumo accentuerebbe la finanziarizzazione dell&#8217;economia e dello stesso sistema bancario, invece di ricondurlo maggiormente verso il sostegno all&#8217;economia reale e locale per fini sociali ed ambientali.</p>
<p><strong><em>2. </em> Un nuovo sistema economico internazionale democratico e controllabile</strong></p>
<p>I problemi principali dell&#8217;attuale sistema di <em>governance</em> finanziaria internazionale si possono ricondurre ai fallimenti nella supervisione e nella regolamentazione del sistema stesso. Le Istituzioni Finanziarie Internazionali (Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale in primo luogo) hanno promosso la necessità di lasciare liberi i mercati dei capitali e finanziari. Questo ha portato non solo a instabilità e a successive crisi, ma anche a un sistema economico globale a doppio binario, dove un&#8217;economia virtuale guidata dalla speculazione e dagli interessi a breve termine del settore privato ha preso il sopravvento sull&#8217;economia reale. Anche i supervisori, a partire dal Financial Stability Forum creato dopo le crisi asiatiche del &#8217;97-&#8217;98 e oggi guidato dal governatore Mario Draghi, hanno miseramente fallito nel sorvegliare gli aggiramenti dei controlli sulla finanza e nel garantire la stabilità finanziaria. In considerazione della natura trans-frontaliera dei mercati finanziari, invece di una competizione senza regole tra le economie nazionali, è necessario un coordinamento efficace per <strong>reintrodurre un controllo dei capitali</strong>, migliorare la cooperazione e lo scambio di informazioni tra governi in materia finanziaria e fiscale e per realizzare dei sistemi di regolamentazione, supervisione e controllo dei mercati che possano funzionare efficacemente a livello globale. Questi sistemi dovranno rispondere a delle istituzioni ad hoc che, sotto l&#8217;egida dell&#8217;ONU, abbiano come scopo fondamentale la tutela della stabilità finanziaria intesa come Bene Pubblico Globale, la redistribuzione secondo una logica di giustizia sociale e che consentano un controllo democratico e una <em>governance</em> che risponda all&#8217;attuale situazione geopolitica, economica e finanziaria. Un ente di regolamentazione internazionale è quindi necessario in prospettiva. Occorre <strong>potenziare fortemente le strutture dell&#8217;ONU </strong> che si occupano di cooperazione economica e sostenere il negoziato verso la prossima Conferenza Onu sulla crisi economica fissata per la fine di maggio a New York. Contrariamente alla sua impostazione storica a favore del multilateralismo e dell&#8217;ONU, il governo italiano intende rilanciare un G8 allargato alle economie emergenti come la nuova sede della governance mondiale e legittima, così come fa il G20, il nuovo ruolo che la Banca Mondiale, l&#8217;Fmi ed il Financial Stability Forum dovrebbero avere in questa.</p>
<p><strong><em>3. </em> Nuove regole per il sistema monetario e valutario</strong></p>
<p>Il mercato delle valute, al 90% di natura speculativa, ha superato un volume di 3.000 miliardi di dollari al giorno. Questo significa che sul solo mercato delle valute in una sola settimana circolano più soldi di quanti ne siano legati all&#8217;economia reale transfrontaliera di beni e servizi in un intero anno (10.000 miliardi di dollari). Queste enormi masse speculative provocano una forte instabilità. A pagare il prezzo maggiore sono ancora una volta i paesi più poveri, le cui deboli valute e banche centrali non hanno i mezzi per far fronte alla forte volatilità dei mercati internazionali e per contrastare eventuali attacchi speculativi. Che senso può avere impegnarsi per anni in estenuanti accordi per la liberalizzazione del commercio – come quelli parte dell&#8217;attuale “Doha Round” in discussione nell&#8217;Organizzazione Mondiale del Commercio, per provare ad aumentare di qualche punto percentuale l&#8217;accesso ai mercati internazionali di un produttore del Sud del mondo &#8211; quando in pochi giorni, se non addirittura in poche ore, la sua valuta rischia di perdere il 20 o 30% a causa di qualche manovra speculativa? Per superare questo problema, è necessario pensare a un nuovo sistema di regolamentazione dei sistemi valutari e dei cambi. Recentemente, l&#8217;UNCTAD ha avanzato la proposta di <strong>introdurre un nuovo regime di cambio multilaterale</strong>, finalizzato a controllare e prevenire le speculazioni sulle valute e a dare la possibilità a tutti i paesi di portare avanti politiche monetarie e fiscali espansive mirate alla salvaguardia dell’occupazione e dell&#8217;economia domestica. Una misura fondata sulla possibilità, per i paesi sotto attacco speculativo, di stampare moneta per respingere lo stesso attacco, e su un sistema multilaterale di cambi, con accordi tanto a livello regionale quanto internazionale. Allo stesso tempo l&#8217;introduzione di un&#8217; <strong>imposta sulle transazioni valutarie</strong>, nello spirito della Tobin Tax, permetterebbe di contrastare le stesse attività speculative e di abbattere i rischi di cambio.</p>
<p>La proposta di una “de-Tax” da parte del ministro Tremonti, al contrario delle tassazioni delle transazioni finanziarie e monetarie speculative internazionali non dà affatto una risposta ai problemi strutturali del sistema monetario e genererebbe in ogni caso un gettito limitato rispetto ai bisogni della lotta alla povertà e ai cambiamenti climatici.</p>
<p><strong>4. Rilanciare il Welfare. In Italia e nel mondo</strong></p>
<p>Potenziare l&#8217;erogazione di servizi di base rappresenta la vera lotta contro la povertà e la vulnerabilità delle fasce più deboli oltre a rappresentare una politica economica anti-ciclica di contrasto alla crisi. In ambito globale, nelle relazioni Nord-Sud, il perseguimento degli Obiettivi del Millennio è una priorità fondamentale. La crisi economica non deve portare i paesi del G7 a ridurre l&#8217;Aiuto Pubblico allo Sviluppo, già molto modesto. In Italia il governo deve pensare a un piano di investimenti che sostenga i ceti più deboli invertendo la tendenza allo smantellamento delle politiche sociali messo in atto con l&#8217;ultima legge finanziaria. La causa prima della crisi economica in corso è da ritrovarsi nelle grandi diseguaglianze che l&#8217;attuale modello di sviluppo ha prodotto e che ha portato a un costante impoverimento delle classi medie e del lavoro dipendente di tutto il mondo. Il G7 deve determinare che non possano essere utilizzate più risorse per salvare chi questa crisi l&#8217;ha provocata di quante se ne utilizzino per rimettere in moto meccanismi di redistribuzione e per rafforzare i sistemi di welfare. È necessario stanziare almeno 5 miliardi di euro per una serie di interventi di natura sociale: per il Fondo per le politiche sociali, per la scuola dell&#8217;obbligo e per l&#8217;università pubblica, per la sanità, per l&#8217;inclusione sociale, per le pensioni al minimo e quelle sociali. Si dovrebbe anche mettere in atto un piano di costruzione e ristrutturazione di abitazioni di proprietà pubblica, da assegnare in affitto, con prezzi controllati, a giovani e famiglie a basso reddito. La domanda di beni e di lavoro attivata da un tale programma consentirebbe di evitare (e limitare) la recessione in arrivo.</p>
<p><strong><em>5. </em> Riduzione delle spese militari</strong></p>
<p>Nel mondo si spendono oltre 1000 miliardi di euro per gli armamenti ogni anno. Si tratta di una tendenza in continua crescita che coinvolge principalmente i paesi più ricchi -quelli del G7- ma anche i paesi poveri e grandi potenze come la Cina e la Russia. Si tratta di invertire questa tendenza, in modo radicale: sia per ridurre i conflitti e le violenze nel mondo, sia per utilizzare per scopi sociali e di sviluppo questa quantità immane di risorse che va sprecata e provoca conflitti e guerre. Di fronte a questa gravissima crisi economica e finanziaria mondiale, dobbiamo dare un segnale di discontinuità. Per questo, noi facciamo una proposta -modesta e realistica &#8211; ai paesi del G7 riuniti a Roma: la riduzione del 10% della spesa militare in questi paesi. In questo modo si recupererebbe una cifra importante -quasi 60 miliardi di euro- che potrebbe essere destinata al welfare, al lavoro, all&#8217;ambiente, allo sviluppo. Anche l&#8217;Italia deve procedere in questa direzione: da anni la campagna Sbilanciamoci! propone la riduzione di 4 miliardi di euro della spesa militare italiana, che meglio potrebbero essere investiti in politiche sociali, ambientali, di solidarietà con i paesi in via di sviluppo.</p>
<p><strong><em>6. </em> Sostegno al lavoro, sostegno ai salari, lotta alla precarietà</strong></p>
<p>Le linee guida proposte dal G7 finanziario dovranno evitare che gli effetti della crisi provocata dalle acrobazie della finanza ricadano in primo luogo sui lavoratori. Questo dovrebbe essere un imperativo morale di tutti i governi. Chiediamo che il G7 assuma la difesa del lavoro e dei salari come punto assolutamente prioritario. Basterebbe solo una piccola parte dei soldi destinati al salvataggio delle banche a livello internazionale per alimentare politiche del lavoro e dei redditi che salvaguardino in modo molto più efficace i cittadini da questa crisi. Mentre deve essere accentuata la pressione fiscale sui redditi alti e le rendite, deve essere ridotta l&#8217;imposizione fiscale ai redditi medio-bassi, sotto i 23mila euro. Vanno tutelati (al contrario dei provvedimenti del governo che prevedono dopo un certo periodo di tempo l&#8217;espulsione) i lavoratori immigrati in caso di perdita del posto di lavoro. In questo contesto l&#8217;Unione Europea deve subito imprimere una direzione alle politiche economiche dei governi. Anche in Italia le prime misure devono difendere quei lavoratori meno tutelati dal punto di vista contrattuale attivando un piano di ammortizzatori sociali per i lavoratori precari, che saranno i primi a cadere a causa della crisi e che in questo momento sono abbandonati a loro stessi. I provvedimenti presi dal governo Berlusconi sono sbagliati (come la detassazione degli straordinari, poi revocata) insufficienti e limitati: non c&#8217;è alcuna volontà determinata volta a salvaguardare il potere d&#8217;acquisto dei lavoratori e a prevenire che nei prossimi mesi si realizzi anche in Italia (come sta già avvenendo) una massiccia perdita di posti di lavoro. E saranno i precari a pagare il prezzo più alto: le misure del governo in questo campo sono simboliche. È necessario stanziare risorse sufficienti a garantire un reddito a tutti i lavoratori che rischiano di essere licenziati. Chiediamo il blocco dei licenziamenti, l&#8217;estensione degli ammortizzatori sociali a tutte le tipologie di imprese e di contratti di lavoro. Chiediamo di condizionare l&#8217;aiuto pubblico alle imprese alla salvaguardia del posto di lavoro. Tra gli incentivi che devono essere dati alle imprese alcuni devono essere vincolati alla stabilizzazione dei propri lavoratori con contratti di lavoro a tempo indeterminato.</p>
<p><strong><em>7. </em> L&#8217;economia della conoscenza</strong></p>
<p>Contro la finanziarizzazione dell&#8217;economia che ha prodotto disuguaglianze e bolle speculative, l&#8217;apparato produttivo deve essere rilanciato puntando al sostegno di tutti gli aspetti legati all&#8217;economia della conoscenza e alla qualità delle produzioni. L&#8217;Italia è estremamente indietro in questo campo, il sistema universitario è anchilosato, la ricerca è abbandonata a se stessa e i settori in grado di innovare sono sempre più di nicchia. A differenza delle idee miopi del governo che taglia la ricerca e guarda al nucleare, auspichiamo a un reale rilancio del settore della ricerca pubblica e privata che si traduca in effettivi processi di innovazione. Questa deve rivolgersi tra l&#8217;altro a migliorare l&#8217;innovazione della nostra economia, soprattutto nel campo energetico, della mobilità, della comunicazione, delle infrastrutture. La spesa per la ricerca deve raggiungere il 3% del Pil, deve essere fermata la fuga di cervelli dal nostro paese e ridato respiro al mondo dell&#8217;università e a quelle imprese in grado di innovare.</p>
<p><strong><em>8. </em> L&#8217;economia verde</strong></p>
<p>Il G7 dovrà individuare un percorso di riduzione delle emissioni che consenta di rimanere ben al di sotto di un aumento medio globale di 2 gradi centigradi della temperatura (rispetto ai livelli pre-industriali) e dovrà garantire l&#8217;applicazione del protocollo di Kyoto sulla linea anche dei nuovi obiettivi europei al 2020 (riduzione di almeno il 20% delle emissioni di Co2, traguardo del 20% di produzione energetica da rinnovabili e miglioramento del 20% nell’efficienza energetica). La riconversione ecologica delle attività produttive dovrà avere come obiettivo ottimale la riduzione delle emissioni nazionali per i paesi sviluppati tra il 25% e il 40% sotto il livello del 1990, entro il 2020. Anche in Italia appare indispensabile un massiccio piano di investimenti nelle energie rinnovabili per non rimanere dipendenti dal petrolio, per lottare contro il cambiamento climatico e per rilanciare quei settori dell&#8217;economia che guardano al futuro. Purtroppo i provvedimenti della manovra finanziaria e del decreto anti-crisi vanno in tutt&#8217;altra direzione. E anche gli interventi sulla crisi dell&#8217;auto ricalcano il vecchio modello delle rottamazioni che in questi anni non hanno prodotto una vera innovazione ecologica nel mercato privato della mobilità, almeno in Italia. Investire massicciamente nelle energie pulite è un obiettivo irrinunciabile e centrale. Investire in Kyoto fa crescere imprese e lavoro, non il contrario. Contestualmente vanno rilanciati gli investimenti pubblici per la mobilità sostenibile e per il riequilibrio modale oltre a un piano di “piccole opere” che risanino il sistema di infrastrutture del nostro paese.</p>
<p><strong>9. Legalità e giustizia fiscale. In Italia</strong></p>
<p>In un periodo in cui le risorse pubbliche di tutti i paesi sono state messe a dura prova per salvare le banche e per sostenere l&#8217;economia, è ancora più intollerabile l&#8217;evasione e l&#8217;elusione fiscale oltre che l&#8217;esistenza di regimi fiscali vantaggiosi proprio per quei settori finanziari che questa crisi hanno fatto esplodere. In Italia è essenziale che non venga abbandonato, come sta accadendo in questi mesi, ma al contrario rafforzato, l&#8217;impegno nella lotta all&#8217;evasione fiscale. Allo stesso tempo è necessario spostare il carico fiscale dal lavoro ai settori finanziari attraverso la tassazione di tutte le rendite (titoli di stato, utili su conti correnti bancari, azioni, ecc.) al 23% &#8211; avvicinandoci in questo modo alla media europea &#8211; stabilendo una franchigia per i titoli di stato detenuti da persone fisiche (che non superano il 12% del totale) sotto l&#8217;importo di 150mila euro. Devono essere anche rimodulate le aliquote in senso progressivo con un&#8217;aliquota massima del 48% per i redditi superiori ai 200mila euro e introdotte una serie di tasse di scopo che vadano a colpire comportamenti dannosi (emissioni di CO2, pubblicità, speculazione finanziaria, auto di grande cilindrata).</p>
<p><strong>10. Legalità e giustizia fiscale. Nel mondo: chiudere i paradisi fiscali</strong></p>
<p>Gli standard di rendicontazione internazionale, che consentono alle imprese di pubblicare nei loro bilanci unicamente dati aggregati per macro-regioni, danno la possibilità di non pagare tasse nel paese in cui queste imprese operano, trasferendo le risorse corrispondenti verso i paradisi fiscali. Una rendicontazione basata sulle giurisdizioni (paese per paese o <strong> country by country reporting</strong>) <strong>delle entrate delle imprese transnazionali </strong> è un primo passo verso la regolamentazione degli introiti di queste imprese, e quindi verso la prevenzione delle enormi fughe di capitali. Secondo le stime più recenti, i flussi illeciti che ogni anno si trasferiscono dal Sud verso il Nord del mondo e i paradisi fiscali potrebbero avere superato i 1.000 miliardi di dollari, e sono in crescita del 18% l&#8217;anno. In altre parole, per ogni dollaro che il Nord versa al Sud per la cooperazione internazionale e l&#8217;aiuto allo sviluppo, 10 dollari seguono il percorso inverso, in primo luogo a causa dell&#8217;evasione dell&#8217;elusione fiscale delle imprese del Nord che realizzano affari al Sud. Un sistema obbligatorio di rendicontazione paese per paese, adottato a livello globale, permetterebbe di migliorare in maniera determinante la trasparenza sulle attività e i profitti delle imprese transnazionali. Si tratta con ogni probabilità della singola misura più importante nella lotta contro l&#8217;elusione e l&#8217;evasione fiscale, la corruzione, la criminalità finanziaria e i paradisi fiscali. Allo stesso tempo è necessario muovere politiche chiare da subito per <strong>chiudere i paradisi fiscali</strong>, che sono utilizzati dalle persone e dalle imprese che intendono eludere o evadere il fisco e dalla grande criminalità organizzata, e sono caratterizzati dalla mancanza di trasparenza, dalla segretezza e dall&#8217;anonimato. Oltre la metà del commercio internazionale passa almeno da un paradiso fiscale, anche se questi ultimi incidono solo per il 3% sul PIL globale. È da notare che la maggior parte dei paradisi fiscali si trovano in Europa o sono strettamente legati alle nazioni europee, come avviene ad esempio per diversi territori del Commonwealth. Le conseguenze e gli impatti dei paradisi fiscali sono enormi, tanto nel Nord quanto nel Sud del mondo. Questi territori minano la giustizia e l&#8217;equità fiscale, compromettono il welfare e le politiche pubbliche, favoriscono l&#8217;elusione e l&#8217;evasione fiscale, la corruzione e la grande criminalità. Questi territori sono anche responsabili di una concorrenza sleale tra le imprese. Quelle transnazionali, con maggiore esperienza in ambito fiscale e con una produzione indirizzata all&#8217;export sono indebitamente avvantaggiate rispetto a quelle di piccola dimensione e che producono per i mercati locali. Non esiste nessun argomento economico valido per premettere ai paradisi fiscali di portare avanti le loro operazioni. Questi territori dovrebbero essere spinti ad abbandonare le proprie pratiche finanziarie e fiscali a partire da misure ad interim, che vanno dal togliere il segreto bancario alle banche sotto la loro sovranità, al prevedere delle forti imposte sulle transazioni da e per i centri offshore, fino a chiedere ai governi occidentali di impedire che le imprese dei propri paesi abbiano filiali o controllate in questi territori, in particolare se beneficiano di sostegno pubblico.</p>
<p>http://www.sbilanciamoci.org</p>
<p>http://www.crbm.org</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.sbilanciamoci.org/">www.sbilanciamoci.org</a></p>
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