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	<title>Portale Solidale &#187; Finanza etica</title>
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	<description>Seleziona ed archivia articoli relativi alle ONLUS ed alle iniziative cattoliche e solidali.</description>
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		<title>Banca Etica e Etica Sgr non accetteranno capitali rientrati in Italia grazie allo scudo fiscale</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 10:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia, Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Banca Popolare Etica, la prima banca italiana che opera interamente secondo i principi della finanza etica e Etica Sgr, la società di risparmio gestito del gruppo, che investe solo in fondi che rispondono a rigorosi criteri etici, non accetteranno la raccolta di capitali che dovessero rientrare in Italia grazie allo “scudo fiscale” e di conseguenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Banca Popolare Etica</strong>, la prima banca italiana che  opera interamente secondo i principi della finanza etica e <strong>Etica  Sgr</strong>, la società di risparmio gestito del gruppo, che investe  solo in fondi che rispondono a rigorosi criteri etici, non accetteranno  la raccolta di capitali che dovessero rientrare in Italia grazie allo  “scudo fiscale” e di conseguenza non predisporrà alcuna misura  commerciale e operativa al fine di attirare tali capitali o facilitarne  il rientro.<br />
<span id="more-1453"></span><br />
“I principi della Finanza Etica che ispirano per intero la nostra  attività – spiega <strong>Mario Crosta, direttore generale di Banca  Etica</strong> – prevedono la piena tracciabilità del percorso del  denaro e la provenienza lecita di quello che raccogliamo. Accettare  capitali accumulati anche grazie al mancato rispetto delle leggi e che,  al già grave reato di evasione fiscale, potrebbero sommare il falso in  bilancio, sarebbe una violazione del nostro DNA e un tradimento dei  clienti che ci scelgono quotidianamente in nome di un uso responsabile  del denaro”.</p>
<p>Mentre la maggior parte degli istituti di credito stanno mettendo in  campo “task forces” di esperti e strumenti finanziari ad hoc per  intercettare il ghiotto boccone dei capitali occultati e ora in via di  rientro, Banca Etica opera una scelta di sobrietà e responsabilità che  va anche nella direzione dell’educazione finanziaria e della  responsabilizzazione dei cittadini.</p>
<p><em>“Sebbene per tutti gli istituti di credito la raccolta di  risparmio sia essenziale e strategica, soprattutto in questo periodo di  crisi, l’intermediazione di denaro proveniente da attività illecite  snatura e umilia l&#8217;impegno per la legalità che noi, insieme ad altri  istituti bancari, associazioni e cittadini scegliamo quotidianamente”</em> dice <strong>Fabio Salviato, presidente di Banca Etica e di Etica Sgr</strong>.  <em>“La normativa proposta tra l’altro potrebbe esonerare gli  intermediari finanziari anche dall’obbligo di segnalare eventuali  operazioni in odore di riciclaggio. Non è certo in questo modo che il  settore bancario recupera la fiducia dei cittadini. Il bisogno del  Governo di fare cassa non  giustifica un condono iniquo verso i  risparmiatori che hanno sempre rispettato le regole e profondamente  diseducativo. In Italia l’evasione fiscale è una piaga da combattere con  il rigore e non con le sanatorie a basso costo”. </em></p>
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		<title>Nell’anno della crisi è boom per la Finanza Etica</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 22:35:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza etica]]></category>

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		<description><![CDATA[Dati di fine-anno molto soddisfacenti per il Gruppo Banca Popolare Etica &#8211; Più 25% per i finanziamenti a favore di iniziative di economia solidale contro una media del sistema bancario di +1,7% Il patrimonio gestito da Etica sgr registra un +35% &#8211; Rendimenti sopra i benchmark per i Fondi Valori Responsabili e per il fondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dati di fine-anno molto soddisfacenti per il Gruppo Banca Popolare Etica &#8211; Più 25% per i  finanziamenti a favore di iniziative di economia solidale contro una media del sistema bancario di +1,7% Il patrimonio gestito da Etica sgr registra un +35% &#8211; Rendimenti sopra i benchmark per i Fondi Valori Responsabili e per il fondo pensione Aequitas</strong><br />
<span id="more-1370"></span><br />
Roma, Milano, Padova, 21 dicembre 2009_L’anno che sta per concludersi è stato denso di soddisfazioni per il Gruppo Banca Popolare Etica. Nonostante la pesante crisi che ha messo a dura prova le economie di tutto il mondo, i finanziamenti accordati da Banca Etica nei primi 11 mesi dell’anno sono cresciuti di quasi il 25% rispetto alla fine del 2008 (raggiungendo i 535 milioni di euro); la raccolta di risparmio è cresciuta di circa il 6% mentre il patrimonio gestito affidato alla società di gestione del risparmio del Gruppo, Etica sgr, ha avuto un boom con un +35%.<br />
In 11 mesi il capitale sociale di Banca Etica è cresciuto del 14% (sfiorando i 26 milioni di euro conferiti da 33mila soci) e con esso la possibilità di erogare finanziamenti ai progetti di economia solidale e sostenibile che da sempre rappresentano l’obiettivo del primo istituto di credito italiano interamente ispirato ai principi della finanza etica.</p>
<p>«La nostra Banca ha festeggiato i suoi primi 10 anni nel pieno di una drammatica crisi economica. Con molto orgoglio possiamo dire di aver dimostrato che non solo la finanza etica funziona, ma è anche in grado di resistere alle tempeste finanziarie e di proporsi come modello per ripensare le regole di una finanza che fin qui è stata accecata dall’ossessiva ricerca della massimizzazione dei profitti di breve periodo. Abbiamo anche dimostrato di poter svolgere un’importante funzione anti-ciclica, aumentando i finanziamenti proprio mentre nel Paese si lamenta il credit crunch. Se il sistema bancario nel suo insieme Dati ABI Monthly outlook dicembre 2009 registra per i prestiti al settore privato un + 1,7% tra novembre 2008 e novembre 2009 e un -1,6% per i prestiti destinati alle imprese, il nostro +25% risulta particolarmente significativo, così come significativo è il dato sulle sofferenze che l’Abi calcola all’1,92% per il sistema, mentre Banca Etica le contiene allo 0,6% a ulteriore dimostrazione di come i settori che noi finanziamo – cooperative sociali, associazioni, imprese sociali – siano in grado di coniugare affidabilità economica con iniziative imprenditoriali sostenibili e di inestimabile utilità sociale soprattutto in periodi di crisi come questo», dice Mario Crosta, direttore generale di Banca Etica. «Proprio le banche medio-piccole e esenti da attività speculative come la nostra stanno pagando un prezzo molto pesante per la crisi, ma non abbiamo permesso alle inevitabili difficoltà di bilancio di frenare il nostro slancio propulsivo a sostegno del Terzo Settore e delle imprese sociali», conclude Crosta. «L’anno che si sta concludendo rappresenta anche per Etica Sgr un punto di svolta importante: il patrimonio, che negli ultimi tre esercizi si era mantenuto stabile intorno ai 220 milioni di euro, ha ripreso a crescere con slancio (+81 milioni) in un momento difficilissimo di mercato. Una crescita che porta il patrimonio gestito a quota 310milioni con un +35% rispetto al 2008. I clienti nel corso del 2009 sono cresciuti del 25% circa, passando da 8.600 a 10.800», sottolinea Alessandra Viscovi, direttrice di Etica sgr.<br />
I fondi comuni di investimento Valori Responsabili a maggior componente azionaria hanno battuto i rispettivi benchmark di riferimento, ottenendo le seguenti performance (dal 01.01.09 al 30.11.09): Azionario: +28,03% contro un benchmark di +14,71% e una media di categoria effettuata sulla base di dati MoneyMate e della classificazione Assogestioni del 17,51% Bilanciato: +20,40% contro un benchmark di +11,07% e una media di categoria del 10,44% Misto: +5,61% contro un benchmark di +4,25% e una media di categoria del 5,78% Anche la linea Aequitas del fondo pensione aperto Penslpan Purifonds, gestita con la consulenza di Etica Sgr, ha ottenuto da inizio anno (al 30.11.09) un Rendimento YTD (dal 01.01.09 al 30.11.09) pari a 8,47% sopra il benchmark che è di 7,71%. Nell’insieme il fondo pensione Pensplan – Linea Aequitas gestisce oggi un Patrimonio di 5.056.4778 € .<br />
«Nel 2009 l’intero sistema Banca Etica ha anche consolidato la sua azione di tipo culturale: tramite la Fondazione abbiamo partecipato al gruppo di lavoro voluto dall’ONU sulla riforma della finanza mondiale e abbiamo intensificato le collaborazioni con le reti internazionali di finanza etica per promuovere un cambiamento che deve avvenire a livello globale. Stiamo lavorando alla costituzione di un&#8217;Agenzia Nazionale per il microcredito. Il secco rifiuto di intercettare il ghiotto boccone dei capitali illeciti che stanno rientrando grazie allo scudo fiscale ha permesso a Banca Etica ed Etica sgr di ribadire il messaggio su come si può fare finanza in modo trasparente e a sostegno di un’economia reale, giusta e pulita» dice il presidente di Banca Etica ed Etica sgr, Fabio Salviato.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<br />
Banca Popolare Etica è una realtà unica nel panorama bancario italiano ed internazionale. E&#8217; la sola banca che – accanto alla trasparenza in tutti i processi – garantisce una destinazione dei finanziamenti mirata esclusivamente ad ambiti di interesse collettivo: dalla cooperazione sociale (in particolare quella legata ai servizi socio assistenziali) alla cooperazione internazionale, dalla tutela dell’ambiente alla promozione della cultura, dalle energie rinnovabili all’agricoltura biologica. Nata nel 1999 Banca Etica opera oggi su tutto il territorio nazionale con 13 filiali e una rete di “banchieri ambulanti” e offre ai propri clienti un’ampia gamma di prodotti e servizi che permettono una completa operatività bancaria.<br />
Etica sgr è l’unica società di gestione del risparmio italiana che propone esclusivamente fondi di investimento etici che selezionano i titoli aziende e stati che abbiano superato un severo vaglio in termini di responsabilità sociale e ambientale.</p>
<table border="0" cellspacing="2" cellpadding="2" bgcolor="#cccccc">
<tbody>
<tr>
<td width="25%" valign="top">
<div>Indirizzo:</div>
</td>
<td valign="top">
<div><strong> via Copernico 1/3 · 20125 Milano</strong></div>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="25%" valign="top">
<div><em>Telefono:</em></div>
</td>
<td valign="top">
<div><strong>02.67071422</strong></div>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="25%" valign="top">
<div><em>Fax:</em></div>
</td>
<td valign="top">
<div><strong>02.67382896</strong></div>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="25%" valign="top">
<div><em>Posta elettronica:</em></div>
</td>
<td valign="top">
<div><a href="mailto:info@eticasgr.it">info@eticasgr.it</a></div>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="25%" valign="top"></td>
<td valign="top">
<div><a href="mailto:posta@eticasgr.it">posta@eticasgr.it</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Etica Sgr disinveste da France Telecom a causa dei numerosi suicidi tra i dipendenti</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 15:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Finanza etica]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[Milano, 12 ottobre 2009 Etica Sgr, la prima società di gestione del risparmio italiana che propone esclusivamente fondi di investimento socialmente responsabili, ha deciso di dismettere tutte le azioni della società di telecomunicazioni francese “France Telecom” presenti nei portafogli dei fondi. La decisione – approvata all’unanimità dal consiglio di amministrazione e dal comitato etico – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Milano, 12 ottobre 2009 <strong>Etica Sgr</strong>, la prima società di gestione del risparmio italiana che propone esclusivamente fondi di investimento socialmente responsabili, ha deciso di dismettere tutte le azioni della società di telecomunicazioni francese “France Telecom” presenti nei portafogli dei fondi. La decisione – approvata all’unanimità dal consiglio di amministrazione e dal comitato etico – è stata presa a causa del grave allarme provocato dalla catena di suicidi che ha visto ben 24 dipendenti della società togliersi la vita in un anno e mezzo.<br />
<span id="more-1317"></span><br />
“<strong><em>Il caso di France Telecom– spiega Alessandra Viscovi, direttore generale di Etica Sgr &#8211; è particolarmente complesso perché la società ha sempre mantenuto buone performance nell’ambito della responsabilità socio-ambientale in base alle valutazioni fornite dall’agenzia britannica Eiris leader del settore. La via che pratichiamo di solito è quella del dialogo con le aziende in cui investiamo per contribuire a indirizzarne l’operato sempre più nella direzione di un’autentica<br />
responsabilità socio-ambientale, anche attraverso forme di azionariato attivo. Nel caso di France Telecom tuttavia, vista la gravità della situazione, abbiamo ritenuto inopportuno mantenere i nostri investimenti fino alla prossima assemblea generale fissata nel 2010</em></strong>”.<br />
Per ulteriori informazioni:<br />
Ufficio Stampa – Sistema Banca Etica – Etica sgr<br />
Chiara Bannella – 06/42016060 – 334/6883414 &#8211; cbannella@bancaetica.com<br />
Francesca Colombo &#8211; 02/67071422 – 340/8703327 – fcolombo@eticasgr.it</p>
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		<title>RITORNA KUMINDA: PL.E PICELLI, 9-10-11 OTTOBRE</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 15:20:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperazione sviluppo, Aiuti]]></category>
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		<category><![CDATA[Politiche Sociali]]></category>
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		<description><![CDATA[Ritorna Kuminda, il festival sul diritto al cibo che si svolgerà il 9, 10 e 11 ottobre in P.le Picelli. L&#8217;edizione 2009 prevede una mostra mercato con espositori delle associazioni di Parma e Provincia, produttori del circuito del Distretto di Economia Solidale e della fiera Fà la cosa giusta!, oltre ad un ricco calendario di iniziative, intrattenimento per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ritorna Kuminda, il festival sul diritto al cibo che si svolgerà il <strong>9, 10 e 11 ottobre </strong>in P.le Picelli.</p>
<div>L&#8217;edizione 2009 prevede una mostra mercato con espositori delle associazioni di Parma e Provincia, produttori del circuito del <a href="http://www.desparma.org/" target="_blank">Distretto di Economia Solidale </a> e della fiera <a href="http://www.falacosagiusta.org/" target="_blank">Fà la cosa giusta!</a>, oltre ad un ricco calendario di iniziative, intrattenimento per bambini, lezioni accademiche, spettacoli teatrali e dibattiti sulla sovranità alimentare in vista anche del vertice FAO che si svolge a Roma dopo qualche settimana.</div>
<p><span id="more-1308"></span></p>
<div>In P.le Picelli sarà presente anche uno spazio adibito a ristorazione.</div>
<div>L&#8217;evento è organizzato dall&#8217;associazione Cibopertutti, <a href="http://www.terre.it/" target="_blank">Terre di Mezzo</a> &#8211; <a href="http://www.falacosagiusta.org/" target="_blank">Fa la cosa giusta!</a> e Comitato Italiano Sovranità Alimentare in collaborazione con <a href="http://www.provincia.parma.it/" target="_blank">Provincia di Parma</a>, con il patrocinio di <a href="http://www.comune.parma.it/" target="_blank">Comune di Parma</a> e il supporto di <a href="http://www.fondazionecrp.it/" target="_blank">Fondazione Cariparma </a>e <a href="http://www.forumsolidarieta.it/" target="_blank">Forum Solidarietà</a>.</div>
<div></div>
<div>Il programma degli organizzatori dell&#8217;evento è affiancato al programma culturale dei partner. Clicca <a href="http://www.kuminda.org/cgi-bin/download/Kuminda%20programma%20giornaliero.pdf" target="_blank">QUI</a> per scaricare l&#8217;intero programma.</div>
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		<title>Carta Equa</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 20:17:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Finanza etica]]></category>
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		<description><![CDATA[Usa Carta Equa per il pagamento in tutti i punti vendita Coop Lombardia e contribuisci, aggiungendo una percentuale di solidarietà alla tua spesa, a dare la possibilità a molte persone bisognose di acquistare beni di prima necessità in autonomia e dignità. La carta è rilasciata da Unicard e al progetto concorrono Coop Lombardia, Banca Etica, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Usa                Carta Equa per il pagamento in tutti i punti vendita Coop Lombardia                e contribuisci, aggiungendo una percentuale di solidarietà                alla tua spesa, a dare la possibilità a molte persone bisognose                di acquistare beni di prima necessità in autonomia e dignità.<br />
La carta è rilasciata da Unicard e al progetto concorrono                Coop                Lombardia, <a href="http://www.bancaetica.com/" target="_blank">Banca                Etica</a>, una banca al servizio dell&#8217;economia solidale e Caritas                Ambrosiana l’organismo pastorale della diocesi di Milano istituito dall’Arcivescovo al fine di promuovere la testimonianza della carità.</p>
<p><strong><span id="more-1154"></span><br />
Carta Equa è:</strong><br />
<strong>- SOLIDALE</strong>: calcola e aggiunge su tutti gli acquisti effettuati                un contributo di solidarietà pari all&#8217;1% del valore della                spesa, con la possibilità per il titolare di scegliere una                percentuale maggiore.</p>
<p><strong>- CONVENIENTE</strong>: è gratuita, non prevede alcun costo                di attivazione e gestione; addebita gli acquisti che effettui solo                nei supermercati di Coop Lombardia, maggiorati della percentuale                di solidarietà, il 10 del mese successivo.</p>
<p><strong>- SEMPLICE </strong>: non richiede l&#8217;uso di PIN, ma solo la firma                del titolare; prevede un massimale mensile di 1.000,00 euro; l&#8217;estratto                conto è annuale o mensile su richiesta del titolare.</p>
<p><strong>- DETRAIBILE</strong>: consente la detrazione dalle imposte del 19%                dei contributi versati al fondo Conviva.</p>
<p><strong>COME FUNZIONA</strong><br />
<strong>1 &#8211; PAGHI LA SPESA</strong><br />
Fai la spesa nei punti vendita Coop Lombardia e paghi con Equa alla                cassa.<br />
<strong>2 &#8211; AGGIUNGI L&#8217;1% DI SOLIDARIETA&#8217;</strong><br />
Sulla tua spesa al momento dell&#8217;addebito sul conto da parte di Unicard                viene aggiunta una percentuale dell&#8217;1%.<br />
Per una spesa di 100 euro, l&#8217;addebito totale sul conto sarà                di 101 euro. Il tuo contributo è di 1 euro<br />
<strong>3 &#8211; COOP RADDOPPIA 1% + 1%</strong><br />
Coop Lombardia raddoppia il tuo contributo e rende ancora più                efficace l&#8217;azione di solidarietà. Per 100 euro di spesa la                donazione è così pari a 2 euro (1 euro il tuo contributo                +1 euro il contributo di Coop Lombardia).<br />
<strong>4 &#8211; IL CONTO CONVIVA RACCOGLIE</strong><br />
I tuoi contributi confluiscono nel conto Conviva, aperto presso                Banca Etica e intestato a Caritas Ambrosiana.<br />
<strong>5 &#8211; EQUA CONDIVIDE</strong><br />
Con il fondo Conviva si finanzia una seconda Carta Equa, graficamente                uguale alla prima, che Caritas Ambrosiana assegna a persone e famiglie                inserite in programmi di aiuto. Caritas Ambrosiana definisce il                massimale di spesa delle carte dei beneficati valutando ogni caso                singolarmente.<br />
<strong>6 &#8211; COME RICHIEDERLA</strong><br />
Carta Equa può essere richiesta unicamente dai <strong>Centri                di ascolto</strong> della diocesi di Milano.<br />
Se sei un Centro di ascolto scarica le procedure di richiesta:<br />
<a href="http://www.caritas.it/documents/0/1344.zip">download</a> .zip 292 Kb. .doc</p>
<p><strong>Per sostenere il Conto Conviva:</strong><br />
- Conto Corrente Bancario n. 511940 &#8211; ABI 05018 &#8211; CAB 01600, CIN                R, presso Banca Etica, intestato a Fondazione Caritas Ambrosiana                Onlus<br />
- C.C.P. n. 13576228 intestato Caritas Ambrosiana Onlus &#8211; Via S.Bernardino                4 &#8211; 20122 Milano<br />
- Donazione telefonica con la carta di credito: chiamando il numero                02.76.037.324 dal lunedì al giovedì dalle 9.00 alle                13.00 e dalle 14.00 alle 17.30 e il venerdì dalle 9.00 alle                12.30<br />
- Donazioni on line con la carta di credito: <a href="http://www.caritas.it/10/donazioni/formdona.asp?dnid=70">clicca                qui</a><br />
<strong>Causale &#8220;Conto Conviva&#8221;</strong></p>
<p><strong>Per richiedere Carta Equa:</strong><br />
dove rivolgersi:<br />
- Ufficio Soci nei punti vendita di <strong>Coop Lombardia</strong>;<br />
- <strong>Caritas Ambrosiana</strong>, SILOE, Via                Santa Sofia, 11/a &#8211; 20122 Milano<br />
Tel: 02.58.43.12.12<br />
Fax: 02.58.43.04.03<br />
Posta elettronica: <a href="mailto:equa.ambrosiana@caritas.it">equa.ambrosiana@caritas.it</a><br />
- <strong>Banca Etica</strong>, Filiale di Milano, via Spallanzani 16; Filiale                di Brescia, Via Musei 31<br />
Posta elettronica: <a href="mailto:cartaequa@bancaetica.com">cartaequa@bancaetica.com</a></p>
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		<title>Riprendersi l’anima</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Feb 2009 20:31:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Finanza etica]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione economica]]></category>
		<category><![CDATA[Movimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[di Pierluigi Paoletti www.centrofondi.it Dal gruppo di discussione di Centrofondi  http://groups.google.com/group/centrofondi?hl=it è arrivata una interessante mail di Irene: Io consiglierei guardare alla storia, anche a quella antica. Per capire il sistema bancario corrente bisogna rifarsi ai Babilonesi .. eh si, le nostre banche le hanno inventate in Iraq! Nel 18esimo secolo AC, a Babilonia c&#8217;e&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">di Pierluigi  Paoletti <a href="http://www.centrofondi.it/" target="_blank">www.centrofondi.it</a><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Dal gruppo di discussione di Centrofondi  <a href="http://groups.google.com/group/centrofondi?hl=it" target="_blank">http://groups.google.com/group/centrofondi?hl=it</a> è arrivata una interessante mail di Irene:<br />
</span></span></p>
<p><em><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-style: italic;">Io consiglierei guardare alla storia, anche a quella antica. Per capire il sistema bancario corrente bisogna rifarsi ai Babilonesi .. eh si, le nostre banche le hanno inventate in Iraq! </span></span></em><br />
<span id="more-1047"></span><br />
<em><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-style: italic;">Nel 18esimo secolo AC, a Babilonia c&#8217;e&#8217; stata la prima crisi creditizia di cui si abbia traccia. Allora i contadini depositavano grano in silos governativi e ottenevano certificati di deposito in compenso. Questi certificati poi sono diventati moneta di scambio per tutto il resto. Coloro che gestivano i certificati si sono poi tramutati in banchieri e hanno cominciato a prestare con interessi, usando un sistema di riserva frazionaria. </span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-style: italic;">Il problema e&#8217; che si e&#8217;arrivati dopo un po&#8217; di tempo a una situazione in cui l&#8217;ammontare di debito superava il grano disponibile. Allora re Rim-Sin decise di decretare il perdono dei debiti. Il suo motivo era militare: nell&#8217;esercito lui arruolava solo contadini possidenti terrieri, non schiavi. Non voleva quindi rovinarli tutti e costringerli a vendersi. I banchieri cosi&#8217; fallirono. Le crisi creditizie in Iraq poi continuarono a ripetersi, seguiti da perdoni periodici, eccetto che i tassi di interesse si innalzarono. </span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-style: italic;">I banchieri irakeni non la mandarono giù facilmente e se ne andarono a cercar fortuna in Egitto. Lì ripeterono lo stesso trucco e dominarono per 1500 anni con molte dinastie di faraoni, fino alla venuta di Alessandro il Macedone. La storia si trova addirittura raccontata nella Bibbia. Un certo Giuseppe che lavorava per il faraone gestiva i silos e creò una crisi creditizia simile a quella Irakena. </span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-style: italic;">Eccetto che la conclusione questa volta fu diversa: alla fine, i contadini dovettero vendersi come schiavi per poter mangiare. </span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-style: italic;">Quando io ho studiato Cicerone e le filippiche contro Catilina, mi ero convinta che Catilina fosse questo sciagurato traditore. Una cosa che pero&#8217; mi era sfuggita completamente, forse perche&#8217; non me lo avevano detto, e&#8217; che a quei tempi, attorno al 60 AC , a Roma c&#8217;era una crisi creditizia. Le famiglie patrizie avevano preso molti soldi in prestito offrendo le proprie case e possedimenti agricoli come collaterale. </span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-style: italic;">L&#8217;ammontare del debito accumulato poi e&#8217; arrivato a superare di gran lunga l&#8217;ammontare di denaro circolante, a causa ovviamente della crescita esponenziale dovuta agli interessi. Cosi&#8217; Catilina si presentò alle elezioni sostenendo un programma di perdono del debito. </span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-style: italic;">I banchieri romani erano ovviamente di origine babilonese-egiziana-greca e lui diceva, beh facciamo un bel perdono come a Bagdad e salviamo la repubblica. Ovviamente questo ai banchieri non piaceva affatto. Cosi&#8217; e&#8217; venuto l&#8217;impero, i patrizi dovettero vendersi come schiavi, e riscrissero la storia. </span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-style: italic;">Poi vennero i rinascimentali, con la ricerca della pietra filosofale che trasforma piombo in oro&#8230; La pietra filosofale era nient&#8217;altro che la stampa di moneta. I Medici lo capirono e si arricchirono. Eccetto che poi regnanti stranieri li misero sul lastrico, rubandogli effettivamente la pietra filosofale e rilegando l&#8217;Italia alla provincia culturale per 4-5 secoli. </span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-style: italic;">Oggi il problema che si e&#8217; creato e&#8217; molto simile alle crisi creditizie antiche, anche se ovviamente su scala molto piu&#8217; grande. </span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-style: italic;">Negli USA ci sono 65T di debito a fronte di moneta circolante (M3) di circa 12T. C&#8217;e&#8217; una discrepanza di un fattore 5. Semplicemente, non c&#8217;e&#8217; abbastanza moneta in giro per ripagare tutti i debiti. Il sistema e&#8217; insolvente. Questo non e&#8217; un incidente storico isolato, e&#8217; una trappola costruita e voluta dai nostri banchieri. Questi sanno benissimo da dove vengono e cosa succede storicamente in situazioni simili, si rifanno persino ancora largamente alla tradizione talmudistica babilonese e massonica-egiziana. </span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-style: italic;">E&#8217; difficile dire come si evolveranno le cose a questo punto. Internet pero&#8217; e&#8217; senz&#8217;altro un elemento molto nuovo che scopre veli millenari. </span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-style: italic;"> </span></span></em></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Il gioco, come vedete è molto vecchio ed è il solito sin dalla notte dei tempi…esattamente così come lo spieghiamo in questi report ormai da anni. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">La dinamica del debito nel lungo periodo è insostenibile per due motivi: </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Uno per la crescita esponenziale del debito alla fine del ciclo economico <a href="http://www.centrofondi.it/report/Report_Centrofondi_2008_ott_1.pdf" target="_blank">http://www.centrofondi.it/report/Report_Centrofondi_2008_ott_1.pdf</a> che porta poi automaticamente all’implosione del sistema <a href="http://www.centrofondi.it/report/Report_Centrofondi_2008_ott_2.pdf" target="_blank">http://www.centrofondi.it/report/Report_Centrofondi_2008_ott_2.pdf</a> perché NESSUNO si guarda bene dal mettere in circolazione il denaro necessario a ripagare gli interessi e quindi automaticamente si genera nuovo debito <a href="http://www.disinformazione.it/i_nuovi_schiavi.htm" target="_blank">http://www.disinformazione.it/i_nuovi_schiavi.htm</a> in una spirale eterna che ci vede sempre nello stesso ruoli di schiavi da millenni, senza contare il fatto che ci viene fatta pagare a carissimo prezzo della semplice “carta straccia”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">I banchieri, scoperto il “giochino” redditizio, si sono tramandati le regole del gioco di generazione in generazione nella segretezza “esoterica” <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Esoterismo" target="_blank">http://it.wikipedia.org/wiki/Esoterismo</a> ; </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">una sorta di “libretto di istruzioni” con il quale hanno passato indenni i millenni sfruttando il genere umano e manipolando a loro piacimento la storia.  Ecco allora svelata la ragione della lucida rabbia di Gesù nel tempio contro i cambiavalute e di quella frase nel padre nostro: rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori; oppure il significato dell’anno Sabbatico o del Giubileo che oltre ai debiti spirituali rimettevano anche quelli di denaro; oppure il Corano che bandisce gli interessi come fossero il male assoluto. Ogni religione sa cosa è in grado di fare il debito e per questo lo condanna, anche se con il denaro si è comprato anche il silenzio di chi avrebbe dovuto mettere in guardia da questo potere occulto e distruttore…tutto ha il suo prezzo. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Il segreto che avvolgeva i temi del denaro e dell’economia permetteva l’azione di queste sette finanziaro-esoteriche, un lavoro facile e senza rischi, come rubare le caramelle a dei bambini. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">I vari governatori delle banche centrali, considerati semidei e osannati dalle masse ignoranti (che ignorano), oggi, alla luce delle nostre conoscenze, si rivelano per quello che sono: comuni delinquenti dotati anche di scarsa intelligenza visto che le loro mosse sono prevedibili e sempre le stesse da migliaia di anni. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Non vi meravigliate del tono “forte” quasi mai usato in questi report, ma oggi riteniamo che sia arrivato il momento di chiamare le cose con il loro nome per evitare il perpetrarsi di questo crimine contro l’intera umanità, che ci opprime da millenni. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">L’ignoranza è la materia con cui la cella invisibile è stata costruita lentamente nel tempo e la conoscenza invece la chiave che ci porta alla libertà. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">La differenza di questo periodo storico rispetto al passato infatti è proprio questa: la conoscenza che circola e arriva a coloro che “hanno orecchie per intendere e occhi per vedere” dove internet è lo strumento per propagare questa conoscenza. Proprio a causa dell’aumento della conoscenza, l’elemento nuovo dalla lontana Babilonia, questo sistema crollerà e verrà ricostruito su basi completamente diverse e più sane. Con la conoscenza dei meccanismi che hanno determinato la sopraffazione e la schiavitù del genere umano per millenni, non si potranno più riproporre gli schemi sino ad oggi usati con sfrontatezza e arroganza da chi detiene il potere finanziario e che dirige quello politico. Non si potrà usare più quel “libretto di (d)istruzioni” usato così tante e tante volte per il solo loro vantaggio egoistico. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Oggi il “potere” sta crollando ed è ormai sotto gli occhi di tutti; il potere politico, finanziario, sociale e religioso basato su principi egoistici, di sopraffazione, sull’inganno e sulla manipolazione, si sta sgretolando come un castello di sabbia ed il bello è che sta crollando in modo inversamente proporzionale all’aumento della conoscenza. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Per questo possiamo definire questo periodo storico come eccezionale proprio per il cambiamento epocale che è in atto. Noi stiamo diventando sempre più attori protagonisti e non più comparse che devono solo delegare il loro potere nelle mani di leader religiosi, politici, economici ecc. Attraverso la conoscenza tutti insieme possiamo (ri)costruire ciò che ci è stato tolto con l’inganno, ma è un fase di estrema delicatezza. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Una quantità enorme di potere e responsabilità si sta trasferendo dal vertice della piramide che crolla, alla base che sino ad oggi si è stata deresponsabilizzata delegando il proprio potere a chi lo ha usato per fini ed interessi privati. Con questo trasferimento di potere in atto, a causa del crollo delle vecchie strutture, le persone dovranno essere sempre più pronte e preparate ad accogliere il carico di  responsabilità sempre crescente senza farsi sommergere dalle tante risposte, tutte nuove e diverse, che dovranno saper dare. Questa è la ragione del disorientamento dilagante in questo periodo. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Non essendoci più punti fermi e non potendo ripercorrere vecchi schemi (delega di potere), solo chi insegue la conoscenza, ha principi sani e trasparenti e si prende la sua dose di respons-abilità (abilità nel dare risposte) potrà affrontare questo periodo nel migliore dei modi, assecondando l’enorme cambiamento in atto. Per coloro i quali invece si aggrapperanno ancora a istituzioni che crollano, schemi obsoleti e non più funzionanti, sarà una serie continua di sofferenze. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Sarà un periodo in cui il disorientamento della massa di persone che si vedono arrivare queste nuove responsabilità e non sono adeguatamente preparate, sfocerà nella PAURA ed è per questo che chi ha avuto la capacità di capire prima degli altri questo momento storico, dovrà trasmettere tranquillità e far intravedere le soluzioni al crollo di un vecchio sistema che, ogni giorno che passa, manifesta in modo sempre più eclatante i suoi limiti. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">La PAURA può sfociare in RABBIA e queste due emozioni sono un mix esplosivo che non agevola la costruzione del nuovo e non agevola il cambiamento, ma permette al sistema di reagire violentemente e di affermare il proprio potere con la forza. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Storicamente le rivoluzioni ed i moti di piazza hanno portato solo un rafforzamento del potere e del sistema e mai dei reali miglioramenti per la popolazione. Queste emozioni saranno poi esasperate anche dal potere che crolla e che non se ne vuole andare per cui questo è/sarà  un momento molto delicato che richiede tutta la saldezza di nervi possibile. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Questo è un momento storico magico perché come disse qualcuno “la conoscenza ci renderà liberi” e spesso ci ritorna in mente la frase scolpita all’ingresso dell’oracolo di Delfi “CONOSCI TE STESSO”. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">In questo viaggio, ormai ventennale nel mondo economico, ci appare sempre più chiaro che l’economia e la conoscenza, specialmente dei meccanismi umani, è la chiave di tutti i nostri mali attuali e sulla quale dobbiamo lavorare. Chi ha messo in atto l’attuale economia ha fatto sapientemente leva sulle debolezze dell’essere umano: avidità, paura, solitudine, rabbia, egoismo. L’uomo che non è consapevole delle sue emozioni infatti è vulnerabile e pieno di “bottoni” che se azionati da mani esperte, perché hanno il libretto di (d)istruzioni, ha comportamenti prevedibili e facilmente manipolabili.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Azionando il bottone della rabbia, ad esempio nelle grandi rivoluzioni come quella francese e quella russa, si tolsero di mezzo personaggi scomodi come il re e lo zar per cambiare il loro potere con quello di chi azionava le leve della finanza, mentre il popolo cambiava solo “padrone”. Niente di diverso accade nelle guerre dove i banchieri si arricchiscono finanziando, ovviamente con lauti interessi, entrambi i contendenti tanto il perdente avrebbe pagato per tutti e due, eclatante il caso della sanguinosissima guerra tra Iran e Iraq degli anni ’80 dove sia l’uni sia l’altro erano finanziati dalle stesse forze. Per vostra conoscenza, poi ognuno potrà se lo vuole approfondire, la seconda guerra mondiale sarebbe potuta finire i pochi giorni se alla Germania nazista non fosse stato fornito il petrolio da Prescot Bush (il nonno), se la Ford non avesse costruito i mezzi corazzati, moto, autocarri, auto, se l’IBM non avesse fornito i primi computer per tenere la contabilità dell’olocausto e tanto altro ancora. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Facendo leva sulla “scarsità artificiale” e con gli attacchi terroristici, si aziona il bottone della paura facendo digerire tutte le diminuzioni di libertà e preparando il terreno alle distruzioni programmate delle crisi economiche artificiali. Da qui si lavora pesantemente sulla sfiducia in se stessi e nel futuro e si crea la frattura con gli altri isolando le persone nella solitudine e alimentando così avidità ed egoismo.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Conoscendo questi meccanismi noi possiamo allora lavorare per una nuova economia mentre l’altra, artificiale e manipolatoria, sta crollando. Noi lavoriamo sulle qualità positive delle persone rafforzando la fiducia nell’uomo, quindi in noi stessi, e la solidarietà della comunità. Senza gli altri siamo perduti perché l’uomo è un animale docile che ama la compagnia e l’amore. Si tratta solo di rispolverare queste qualità naturali artificialmente represse per cambiare il corso degli eventi attuali e futuri. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Prima di tutto dobbiamo usare uno strumento per gli scambi che non sia legato a doppio filo con il debito e per questo ed in attesa di utilizzarne uno che sostituisca l’euro per i nostri scambi, usiamo una Transition Money <a href="http://www.disinformazione.it/moneta_complementare.htm" target="_blank">http://www.disinformazione.it/moneta_complementare.htm</a> che ci aiuti in questo processo di decontaminazione e di presa di coscienza, nel frattempo cambiamo anche il nostro modo di fare economia attuando dei semplici, ma efficaci correttivi contenuti nei piani aziendali del progetto di ArcipelagoSCEC <a href="http://www.centrofondi.it/articoli/Progetto_Buoni_Locali.pdf" target="_blank">http://www.centrofondi.it/articoli/Progetto_Buoni_Locali.pdf</a> e nel frattempo lavoriamo sulla costruzione di una nuova cultura lavorando con le scuole <a href="http://www.arcipelagoscec.org/doc/Patto_agrario_scuola.pdf" target="_blank">http://www.arcipelagoscec.org/doc/Patto_agrario_scuola.pdf</a> . Il lavoro è tanto, ma anche le soddisfazioni nel vedere la volontà delle persone di farsi artefici del cambiamento e lavorare attivamente alla costruzione di un’economia dal volto umano e sta accadendo in tutta Italia dalla Sicilia al Friuli VG, passando per Calabria, Campania, Lazio, Umbria, Toscana, Veneto dove sono già attive le Isole dell’ArcipelagoSCEC, mentre si sta lavorando alacremente per costruirne in Basilicata, Puglia, Marche, Liguria, Lombardia e Piemonte. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt;">Un bel risultato, visibile su <a href="http://www.scecservice.org/" target="_blank">www.scecservice.org</a>, se pensiamo che ArcipelagoSCEC <a href="http://www.arcipelagoscec.org/" target="_blank">www.arcipelagoscec.org</a> è partito solo ad aprile scorso sulla scorta dell’esperienze maturate da Ecoroma e dallo SCEC di Napoli. E questo è solo l’inizio della riscossa all’insegna del motto:</span></span></p>
<p><strong><span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;"><span style="font-size: 10pt; font-weight: bold;">Riprendiamoci l’anima!</span></span></strong></p>
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		<title>Chi paga la crisi? Le alternative della società civile</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 15:36:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Consumi]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza etica]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione economica]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche Sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[Il primo vertice del G7 dei ministri delle finanze che si terrà a Roma il 13 e 14 febbraio 2009 apre la Presidenza italiana del G8, in un momento cruciale per le sorti dell&#8217;economia e della finanza internazionale, ma anche del nostro paese. Di fronte a una crisi economica sistemica senza precedenti, che si annuncia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Il primo vertice del G7 dei ministri delle finanze che si terrà a Roma il 13 e 14 febbraio 2009 apre la Presidenza italiana del G8, in un momento cruciale per le sorti dell&#8217;economia e della finanza internazionale, ma anche del nostro paese. Di fronte a una crisi economica sistemica senza precedenti, che si annuncia lunga e difficile, l&#8217;obsoleto G8 cerca di mantenere nel 2009 un ruolo che non ha più.</em></strong></p>
<p>I ministri delle finanze discuteranno potenziali posizioni comuni da portare al prossimo vertice del G20 di Londra ad aprile. Una missione impossibile, viste non solo le diversità di vedute e di interessi tra i maggiori paesi, ma l&#8217;incapacità dei governi di comprendere la natura della crisi, le sue cause, i cambiamenti necessari per superarla. La crisi attuale non è solo una questione di finanza, nasce dalla massicia redistribuzione di ricchezza dai poveri ai ricchi, sia all&#8217;interno degli stati che a livello planetario, che è avvenuta negli ultimi trent&#8217;anni, attraverso le politiche neoliberiste che hanno ridotto il ruolo degli stati, indebolito il lavoro e &#8220;lasciato fare&#8221; imprese, mercati e capitali, portando alla globalizzazione della produzione e alla finanziarizzazione dell&#8217;economia. Affrontare la crisi significa rovesciare questi diversi meccanismi che ne sono alla radice.<br />
<span id="more-1031"></span><br />
Al contrario, i piani di salvataggio presentati in questi giorni da Stati Uniti e governi europei si limitano a iniettare liquidità nell&#8217;economia, a coprire le perdite delle banche private senza prenderne il controllo attraverso un&#8217;esplicita nazionalizzazione, lasciando immutati i comportamenti speculativi e i fattori d&#8217;instabilità del sistema finanziario.</p>
<p>L&#8217;Italia è in una situazione di particolare debolezza. Il peso del debito pubblico rende più difficili le necessarie politiche di spesa pubblica; il declino industriale del paese rende più difficile un rilancio dell&#8217;economia reale e una riconversione verso produzioni più qualificate e sostenibili in termini sociali e ambientali.</p>
<p>Il ministro Tremonti porterà al vertice G7 due tesi discutibili: che l&#8217;Italia è colpita limitatamente da questa crisi e potenzialmente potrà uscirne più forte (da cui si conclude che sono necessari interventi limitati dello stato ); e che a livello internazionale è necessario creare un poco definito standard legale sulla finanza. Sottovalutare la gravità della crisi per l&#8217;Italia rischia di farne una delle maggiori vittime della recessione; sottovalutare la necessità di una ricostruzione complessiva del sistema finanziario internazionale significa continuare in una situazione di instabilità destinata a portare a nuove crisi.</p>
<p>I governi nazionali e i poteri dell&#8217;economia e della finanza, chiusi in un “club ristretto di quelli che contano” (g8, g13 o g20 che sia) provano a scaricare la crisi, ancora una volta, su lavoratori e risparmiatori, sui soggetti più deboli, sui paesi più fragili. È la società civile di tutti i paesi che ha iniziato ad avanzare proposte alternative che mettono al centro l&#8217; esigenza di redistribuire reddito e ricchezza e ridimensionare la finanza, di tutelare l&#8217; economia reale ed espandere il ruolo della politica. Rifiutando di lasciare ai responsabili della crisi attuale il potere di decidere in modo per nulla democratico l&#8217;agenda del cambiamento, la società civile internazionale guarda alla prossima conferenza internazionale dell&#8217;ONU sulla crisi economica di fine maggio a New York, come la sede appropriata per trovare risposte adeguate, condivise e democratiche, in un autentico e riformato multilateralismo.</p>
<p>È tempo di agire concretamente per la giustizia economica e sociale, per la sostenibilità ambientale e per un sistema internazionale più democratico. In Italia, le organizzazioni della società civile impegnate su questi temi vogliono dare voce a chi è colpito dalla crisi, contrapporre al G7 un &#8220;P7&#8243; di sette persone reali che vivono le conseguenze della crisi ogni giorno e chiedono una politica di vero cambiamento. Da qui partono le dieci proposte che la società civile italiana vuole lanciare, le dieci alternative alla crisi finanziaria.</p>
<p>Ecco le nostre dieci proposte:</p>
<p><strong><em>1. </em> Disinquinare il sistema bancario da attività speculative</strong></p>
<p>Negli ultimi anni si è venuto a creare un sistema bancario “ombra”, parallelo a quello ufficiale e non sottoposto ai controlli delle autorità di vigilanza , che permette alle banche di spostare fuori bilancio gran parte delle proprie attività. Soprattutto grazie alle cartolarizzazioni le banche sono riuscite a trasformare dei debiti di lungo periodo che pesavano sui loro bilanci, ovvero i mutui sulle case e quelli <em>subprime</em> in particolare, in titoli che sono stati rivenduti da veicoli finanziari creati ad hoc (SIV) ad altri attori finanziari. Grazie a questo passaggio, le banche portano fuori dai propri bilanci gli stessi mutui e debiti, visto che li rivendono alle SIV, dei soggetti autonomi e spesso registrati in qualche paradiso fiscale, che non sono sottoposte alla regolamentazione internazionale, e in particolare non devono sottostare a nessuno dei requisiti di trasparenza, patrimonializzazione o vigilanza previsti per le banche. <strong>È necessario dichiarare illegali tutte queste operazioni fuori bilancio</strong>. Non ha senso stabilire dei quadri di regolamentazione e degli standard per la rendicontazione, quando nello stesso momento è permesso alle istituzioni finanziarie di eluderle attraverso operazioni fuori bilancio. Come prima misura, le operazioni di cartolarizzazione andrebbero come minimo severamente limitate, richiedendo alle banche che le realizzano, dei requisiti patrimoniali e degli impegni in termini di capitali propri analoghi a quelli fissati dall&#8217;accordo di Basilea II per i prestiti. Allo stesso tempo tutte <strong>le operazioni in derivati realizzate al di fuori dei mercati regolamentati dovrebbero essere proibite</strong>. Operazioni che hanno superato i 600mila miliardi di dollari, oltre 10 volte il PIL del pianeta! Conseguentemente è cruciale la <strong>limitazione dell&#8217;utilizzo dei derivati. </strong> Questi strumenti dovrebbero essere consentiti unicamente per la copertura dei rischi (hedging) ovvero prevedere l&#8217;obbligatoria consegna del sottostante, in particolare nel caso delle <em>soft commodity </em> e dei prodotti energetici. In molti casi, è addirittura possibile ipotizzare dei meccanismi economici e finanziari alternativi, che renderebbero del tutto inutile il ricorso ai derivati.</p>
<p>Purtroppo il recente sostegno del ministro Tremonti al lancio della prima piattaforma dei derivati energetici italiani alla City di Londra va esattamente nella direzione opposta. Analogamente l&#8217;idea del governo di sostenere il credito al consumo accentuerebbe la finanziarizzazione dell&#8217;economia e dello stesso sistema bancario, invece di ricondurlo maggiormente verso il sostegno all&#8217;economia reale e locale per fini sociali ed ambientali.</p>
<p><strong><em>2. </em> Un nuovo sistema economico internazionale democratico e controllabile</strong></p>
<p>I problemi principali dell&#8217;attuale sistema di <em>governance</em> finanziaria internazionale si possono ricondurre ai fallimenti nella supervisione e nella regolamentazione del sistema stesso. Le Istituzioni Finanziarie Internazionali (Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale in primo luogo) hanno promosso la necessità di lasciare liberi i mercati dei capitali e finanziari. Questo ha portato non solo a instabilità e a successive crisi, ma anche a un sistema economico globale a doppio binario, dove un&#8217;economia virtuale guidata dalla speculazione e dagli interessi a breve termine del settore privato ha preso il sopravvento sull&#8217;economia reale. Anche i supervisori, a partire dal Financial Stability Forum creato dopo le crisi asiatiche del &#8217;97-&#8217;98 e oggi guidato dal governatore Mario Draghi, hanno miseramente fallito nel sorvegliare gli aggiramenti dei controlli sulla finanza e nel garantire la stabilità finanziaria. In considerazione della natura trans-frontaliera dei mercati finanziari, invece di una competizione senza regole tra le economie nazionali, è necessario un coordinamento efficace per <strong>reintrodurre un controllo dei capitali</strong>, migliorare la cooperazione e lo scambio di informazioni tra governi in materia finanziaria e fiscale e per realizzare dei sistemi di regolamentazione, supervisione e controllo dei mercati che possano funzionare efficacemente a livello globale. Questi sistemi dovranno rispondere a delle istituzioni ad hoc che, sotto l&#8217;egida dell&#8217;ONU, abbiano come scopo fondamentale la tutela della stabilità finanziaria intesa come Bene Pubblico Globale, la redistribuzione secondo una logica di giustizia sociale e che consentano un controllo democratico e una <em>governance</em> che risponda all&#8217;attuale situazione geopolitica, economica e finanziaria. Un ente di regolamentazione internazionale è quindi necessario in prospettiva. Occorre <strong>potenziare fortemente le strutture dell&#8217;ONU </strong> che si occupano di cooperazione economica e sostenere il negoziato verso la prossima Conferenza Onu sulla crisi economica fissata per la fine di maggio a New York. Contrariamente alla sua impostazione storica a favore del multilateralismo e dell&#8217;ONU, il governo italiano intende rilanciare un G8 allargato alle economie emergenti come la nuova sede della governance mondiale e legittima, così come fa il G20, il nuovo ruolo che la Banca Mondiale, l&#8217;Fmi ed il Financial Stability Forum dovrebbero avere in questa.</p>
<p><strong><em>3. </em> Nuove regole per il sistema monetario e valutario</strong></p>
<p>Il mercato delle valute, al 90% di natura speculativa, ha superato un volume di 3.000 miliardi di dollari al giorno. Questo significa che sul solo mercato delle valute in una sola settimana circolano più soldi di quanti ne siano legati all&#8217;economia reale transfrontaliera di beni e servizi in un intero anno (10.000 miliardi di dollari). Queste enormi masse speculative provocano una forte instabilità. A pagare il prezzo maggiore sono ancora una volta i paesi più poveri, le cui deboli valute e banche centrali non hanno i mezzi per far fronte alla forte volatilità dei mercati internazionali e per contrastare eventuali attacchi speculativi. Che senso può avere impegnarsi per anni in estenuanti accordi per la liberalizzazione del commercio – come quelli parte dell&#8217;attuale “Doha Round” in discussione nell&#8217;Organizzazione Mondiale del Commercio, per provare ad aumentare di qualche punto percentuale l&#8217;accesso ai mercati internazionali di un produttore del Sud del mondo &#8211; quando in pochi giorni, se non addirittura in poche ore, la sua valuta rischia di perdere il 20 o 30% a causa di qualche manovra speculativa? Per superare questo problema, è necessario pensare a un nuovo sistema di regolamentazione dei sistemi valutari e dei cambi. Recentemente, l&#8217;UNCTAD ha avanzato la proposta di <strong>introdurre un nuovo regime di cambio multilaterale</strong>, finalizzato a controllare e prevenire le speculazioni sulle valute e a dare la possibilità a tutti i paesi di portare avanti politiche monetarie e fiscali espansive mirate alla salvaguardia dell’occupazione e dell&#8217;economia domestica. Una misura fondata sulla possibilità, per i paesi sotto attacco speculativo, di stampare moneta per respingere lo stesso attacco, e su un sistema multilaterale di cambi, con accordi tanto a livello regionale quanto internazionale. Allo stesso tempo l&#8217;introduzione di un&#8217; <strong>imposta sulle transazioni valutarie</strong>, nello spirito della Tobin Tax, permetterebbe di contrastare le stesse attività speculative e di abbattere i rischi di cambio.</p>
<p>La proposta di una “de-Tax” da parte del ministro Tremonti, al contrario delle tassazioni delle transazioni finanziarie e monetarie speculative internazionali non dà affatto una risposta ai problemi strutturali del sistema monetario e genererebbe in ogni caso un gettito limitato rispetto ai bisogni della lotta alla povertà e ai cambiamenti climatici.</p>
<p><strong>4. Rilanciare il Welfare. In Italia e nel mondo</strong></p>
<p>Potenziare l&#8217;erogazione di servizi di base rappresenta la vera lotta contro la povertà e la vulnerabilità delle fasce più deboli oltre a rappresentare una politica economica anti-ciclica di contrasto alla crisi. In ambito globale, nelle relazioni Nord-Sud, il perseguimento degli Obiettivi del Millennio è una priorità fondamentale. La crisi economica non deve portare i paesi del G7 a ridurre l&#8217;Aiuto Pubblico allo Sviluppo, già molto modesto. In Italia il governo deve pensare a un piano di investimenti che sostenga i ceti più deboli invertendo la tendenza allo smantellamento delle politiche sociali messo in atto con l&#8217;ultima legge finanziaria. La causa prima della crisi economica in corso è da ritrovarsi nelle grandi diseguaglianze che l&#8217;attuale modello di sviluppo ha prodotto e che ha portato a un costante impoverimento delle classi medie e del lavoro dipendente di tutto il mondo. Il G7 deve determinare che non possano essere utilizzate più risorse per salvare chi questa crisi l&#8217;ha provocata di quante se ne utilizzino per rimettere in moto meccanismi di redistribuzione e per rafforzare i sistemi di welfare. È necessario stanziare almeno 5 miliardi di euro per una serie di interventi di natura sociale: per il Fondo per le politiche sociali, per la scuola dell&#8217;obbligo e per l&#8217;università pubblica, per la sanità, per l&#8217;inclusione sociale, per le pensioni al minimo e quelle sociali. Si dovrebbe anche mettere in atto un piano di costruzione e ristrutturazione di abitazioni di proprietà pubblica, da assegnare in affitto, con prezzi controllati, a giovani e famiglie a basso reddito. La domanda di beni e di lavoro attivata da un tale programma consentirebbe di evitare (e limitare) la recessione in arrivo.</p>
<p><strong><em>5. </em> Riduzione delle spese militari</strong></p>
<p>Nel mondo si spendono oltre 1000 miliardi di euro per gli armamenti ogni anno. Si tratta di una tendenza in continua crescita che coinvolge principalmente i paesi più ricchi -quelli del G7- ma anche i paesi poveri e grandi potenze come la Cina e la Russia. Si tratta di invertire questa tendenza, in modo radicale: sia per ridurre i conflitti e le violenze nel mondo, sia per utilizzare per scopi sociali e di sviluppo questa quantità immane di risorse che va sprecata e provoca conflitti e guerre. Di fronte a questa gravissima crisi economica e finanziaria mondiale, dobbiamo dare un segnale di discontinuità. Per questo, noi facciamo una proposta -modesta e realistica &#8211; ai paesi del G7 riuniti a Roma: la riduzione del 10% della spesa militare in questi paesi. In questo modo si recupererebbe una cifra importante -quasi 60 miliardi di euro- che potrebbe essere destinata al welfare, al lavoro, all&#8217;ambiente, allo sviluppo. Anche l&#8217;Italia deve procedere in questa direzione: da anni la campagna Sbilanciamoci! propone la riduzione di 4 miliardi di euro della spesa militare italiana, che meglio potrebbero essere investiti in politiche sociali, ambientali, di solidarietà con i paesi in via di sviluppo.</p>
<p><strong><em>6. </em> Sostegno al lavoro, sostegno ai salari, lotta alla precarietà</strong></p>
<p>Le linee guida proposte dal G7 finanziario dovranno evitare che gli effetti della crisi provocata dalle acrobazie della finanza ricadano in primo luogo sui lavoratori. Questo dovrebbe essere un imperativo morale di tutti i governi. Chiediamo che il G7 assuma la difesa del lavoro e dei salari come punto assolutamente prioritario. Basterebbe solo una piccola parte dei soldi destinati al salvataggio delle banche a livello internazionale per alimentare politiche del lavoro e dei redditi che salvaguardino in modo molto più efficace i cittadini da questa crisi. Mentre deve essere accentuata la pressione fiscale sui redditi alti e le rendite, deve essere ridotta l&#8217;imposizione fiscale ai redditi medio-bassi, sotto i 23mila euro. Vanno tutelati (al contrario dei provvedimenti del governo che prevedono dopo un certo periodo di tempo l&#8217;espulsione) i lavoratori immigrati in caso di perdita del posto di lavoro. In questo contesto l&#8217;Unione Europea deve subito imprimere una direzione alle politiche economiche dei governi. Anche in Italia le prime misure devono difendere quei lavoratori meno tutelati dal punto di vista contrattuale attivando un piano di ammortizzatori sociali per i lavoratori precari, che saranno i primi a cadere a causa della crisi e che in questo momento sono abbandonati a loro stessi. I provvedimenti presi dal governo Berlusconi sono sbagliati (come la detassazione degli straordinari, poi revocata) insufficienti e limitati: non c&#8217;è alcuna volontà determinata volta a salvaguardare il potere d&#8217;acquisto dei lavoratori e a prevenire che nei prossimi mesi si realizzi anche in Italia (come sta già avvenendo) una massiccia perdita di posti di lavoro. E saranno i precari a pagare il prezzo più alto: le misure del governo in questo campo sono simboliche. È necessario stanziare risorse sufficienti a garantire un reddito a tutti i lavoratori che rischiano di essere licenziati. Chiediamo il blocco dei licenziamenti, l&#8217;estensione degli ammortizzatori sociali a tutte le tipologie di imprese e di contratti di lavoro. Chiediamo di condizionare l&#8217;aiuto pubblico alle imprese alla salvaguardia del posto di lavoro. Tra gli incentivi che devono essere dati alle imprese alcuni devono essere vincolati alla stabilizzazione dei propri lavoratori con contratti di lavoro a tempo indeterminato.</p>
<p><strong><em>7. </em> L&#8217;economia della conoscenza</strong></p>
<p>Contro la finanziarizzazione dell&#8217;economia che ha prodotto disuguaglianze e bolle speculative, l&#8217;apparato produttivo deve essere rilanciato puntando al sostegno di tutti gli aspetti legati all&#8217;economia della conoscenza e alla qualità delle produzioni. L&#8217;Italia è estremamente indietro in questo campo, il sistema universitario è anchilosato, la ricerca è abbandonata a se stessa e i settori in grado di innovare sono sempre più di nicchia. A differenza delle idee miopi del governo che taglia la ricerca e guarda al nucleare, auspichiamo a un reale rilancio del settore della ricerca pubblica e privata che si traduca in effettivi processi di innovazione. Questa deve rivolgersi tra l&#8217;altro a migliorare l&#8217;innovazione della nostra economia, soprattutto nel campo energetico, della mobilità, della comunicazione, delle infrastrutture. La spesa per la ricerca deve raggiungere il 3% del Pil, deve essere fermata la fuga di cervelli dal nostro paese e ridato respiro al mondo dell&#8217;università e a quelle imprese in grado di innovare.</p>
<p><strong><em>8. </em> L&#8217;economia verde</strong></p>
<p>Il G7 dovrà individuare un percorso di riduzione delle emissioni che consenta di rimanere ben al di sotto di un aumento medio globale di 2 gradi centigradi della temperatura (rispetto ai livelli pre-industriali) e dovrà garantire l&#8217;applicazione del protocollo di Kyoto sulla linea anche dei nuovi obiettivi europei al 2020 (riduzione di almeno il 20% delle emissioni di Co2, traguardo del 20% di produzione energetica da rinnovabili e miglioramento del 20% nell’efficienza energetica). La riconversione ecologica delle attività produttive dovrà avere come obiettivo ottimale la riduzione delle emissioni nazionali per i paesi sviluppati tra il 25% e il 40% sotto il livello del 1990, entro il 2020. Anche in Italia appare indispensabile un massiccio piano di investimenti nelle energie rinnovabili per non rimanere dipendenti dal petrolio, per lottare contro il cambiamento climatico e per rilanciare quei settori dell&#8217;economia che guardano al futuro. Purtroppo i provvedimenti della manovra finanziaria e del decreto anti-crisi vanno in tutt&#8217;altra direzione. E anche gli interventi sulla crisi dell&#8217;auto ricalcano il vecchio modello delle rottamazioni che in questi anni non hanno prodotto una vera innovazione ecologica nel mercato privato della mobilità, almeno in Italia. Investire massicciamente nelle energie pulite è un obiettivo irrinunciabile e centrale. Investire in Kyoto fa crescere imprese e lavoro, non il contrario. Contestualmente vanno rilanciati gli investimenti pubblici per la mobilità sostenibile e per il riequilibrio modale oltre a un piano di “piccole opere” che risanino il sistema di infrastrutture del nostro paese.</p>
<p><strong>9. Legalità e giustizia fiscale. In Italia</strong></p>
<p>In un periodo in cui le risorse pubbliche di tutti i paesi sono state messe a dura prova per salvare le banche e per sostenere l&#8217;economia, è ancora più intollerabile l&#8217;evasione e l&#8217;elusione fiscale oltre che l&#8217;esistenza di regimi fiscali vantaggiosi proprio per quei settori finanziari che questa crisi hanno fatto esplodere. In Italia è essenziale che non venga abbandonato, come sta accadendo in questi mesi, ma al contrario rafforzato, l&#8217;impegno nella lotta all&#8217;evasione fiscale. Allo stesso tempo è necessario spostare il carico fiscale dal lavoro ai settori finanziari attraverso la tassazione di tutte le rendite (titoli di stato, utili su conti correnti bancari, azioni, ecc.) al 23% &#8211; avvicinandoci in questo modo alla media europea &#8211; stabilendo una franchigia per i titoli di stato detenuti da persone fisiche (che non superano il 12% del totale) sotto l&#8217;importo di 150mila euro. Devono essere anche rimodulate le aliquote in senso progressivo con un&#8217;aliquota massima del 48% per i redditi superiori ai 200mila euro e introdotte una serie di tasse di scopo che vadano a colpire comportamenti dannosi (emissioni di CO2, pubblicità, speculazione finanziaria, auto di grande cilindrata).</p>
<p><strong>10. Legalità e giustizia fiscale. Nel mondo: chiudere i paradisi fiscali</strong></p>
<p>Gli standard di rendicontazione internazionale, che consentono alle imprese di pubblicare nei loro bilanci unicamente dati aggregati per macro-regioni, danno la possibilità di non pagare tasse nel paese in cui queste imprese operano, trasferendo le risorse corrispondenti verso i paradisi fiscali. Una rendicontazione basata sulle giurisdizioni (paese per paese o <strong> country by country reporting</strong>) <strong>delle entrate delle imprese transnazionali </strong> è un primo passo verso la regolamentazione degli introiti di queste imprese, e quindi verso la prevenzione delle enormi fughe di capitali. Secondo le stime più recenti, i flussi illeciti che ogni anno si trasferiscono dal Sud verso il Nord del mondo e i paradisi fiscali potrebbero avere superato i 1.000 miliardi di dollari, e sono in crescita del 18% l&#8217;anno. In altre parole, per ogni dollaro che il Nord versa al Sud per la cooperazione internazionale e l&#8217;aiuto allo sviluppo, 10 dollari seguono il percorso inverso, in primo luogo a causa dell&#8217;evasione dell&#8217;elusione fiscale delle imprese del Nord che realizzano affari al Sud. Un sistema obbligatorio di rendicontazione paese per paese, adottato a livello globale, permetterebbe di migliorare in maniera determinante la trasparenza sulle attività e i profitti delle imprese transnazionali. Si tratta con ogni probabilità della singola misura più importante nella lotta contro l&#8217;elusione e l&#8217;evasione fiscale, la corruzione, la criminalità finanziaria e i paradisi fiscali. Allo stesso tempo è necessario muovere politiche chiare da subito per <strong>chiudere i paradisi fiscali</strong>, che sono utilizzati dalle persone e dalle imprese che intendono eludere o evadere il fisco e dalla grande criminalità organizzata, e sono caratterizzati dalla mancanza di trasparenza, dalla segretezza e dall&#8217;anonimato. Oltre la metà del commercio internazionale passa almeno da un paradiso fiscale, anche se questi ultimi incidono solo per il 3% sul PIL globale. È da notare che la maggior parte dei paradisi fiscali si trovano in Europa o sono strettamente legati alle nazioni europee, come avviene ad esempio per diversi territori del Commonwealth. Le conseguenze e gli impatti dei paradisi fiscali sono enormi, tanto nel Nord quanto nel Sud del mondo. Questi territori minano la giustizia e l&#8217;equità fiscale, compromettono il welfare e le politiche pubbliche, favoriscono l&#8217;elusione e l&#8217;evasione fiscale, la corruzione e la grande criminalità. Questi territori sono anche responsabili di una concorrenza sleale tra le imprese. Quelle transnazionali, con maggiore esperienza in ambito fiscale e con una produzione indirizzata all&#8217;export sono indebitamente avvantaggiate rispetto a quelle di piccola dimensione e che producono per i mercati locali. Non esiste nessun argomento economico valido per premettere ai paradisi fiscali di portare avanti le loro operazioni. Questi territori dovrebbero essere spinti ad abbandonare le proprie pratiche finanziarie e fiscali a partire da misure ad interim, che vanno dal togliere il segreto bancario alle banche sotto la loro sovranità, al prevedere delle forti imposte sulle transazioni da e per i centri offshore, fino a chiedere ai governi occidentali di impedire che le imprese dei propri paesi abbiano filiali o controllate in questi territori, in particolare se beneficiano di sostegno pubblico.</p>
<p>http://www.sbilanciamoci.org</p>
<p>http://www.crbm.org</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.sbilanciamoci.org/">www.sbilanciamoci.org</a></p>
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