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	<title>Portale Solidale &#187; Economia</title>
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	<description>Seleziona ed archivia articoli relativi alle ONLUS ed alle iniziative cattoliche e solidali.</description>
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		<title>Banca Etica e Etica Sgr non accetteranno capitali rientrati in Italia grazie allo scudo fiscale</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 10:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia, Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Banca Popolare Etica, la prima banca italiana che opera interamente secondo i principi della finanza etica e Etica Sgr, la società di risparmio gestito del gruppo, che investe solo in fondi che rispondono a rigorosi criteri etici, non accetteranno la raccolta di capitali che dovessero rientrare in Italia grazie allo “scudo fiscale” e di conseguenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Banca Popolare Etica</strong>, la prima banca italiana che  opera interamente secondo i principi della finanza etica e <strong>Etica  Sgr</strong>, la società di risparmio gestito del gruppo, che investe  solo in fondi che rispondono a rigorosi criteri etici, non accetteranno  la raccolta di capitali che dovessero rientrare in Italia grazie allo  “scudo fiscale” e di conseguenza non predisporrà alcuna misura  commerciale e operativa al fine di attirare tali capitali o facilitarne  il rientro.<br />
<span id="more-1453"></span><br />
“I principi della Finanza Etica che ispirano per intero la nostra  attività – spiega <strong>Mario Crosta, direttore generale di Banca  Etica</strong> – prevedono la piena tracciabilità del percorso del  denaro e la provenienza lecita di quello che raccogliamo. Accettare  capitali accumulati anche grazie al mancato rispetto delle leggi e che,  al già grave reato di evasione fiscale, potrebbero sommare il falso in  bilancio, sarebbe una violazione del nostro DNA e un tradimento dei  clienti che ci scelgono quotidianamente in nome di un uso responsabile  del denaro”.</p>
<p>Mentre la maggior parte degli istituti di credito stanno mettendo in  campo “task forces” di esperti e strumenti finanziari ad hoc per  intercettare il ghiotto boccone dei capitali occultati e ora in via di  rientro, Banca Etica opera una scelta di sobrietà e responsabilità che  va anche nella direzione dell’educazione finanziaria e della  responsabilizzazione dei cittadini.</p>
<p><em>“Sebbene per tutti gli istituti di credito la raccolta di  risparmio sia essenziale e strategica, soprattutto in questo periodo di  crisi, l’intermediazione di denaro proveniente da attività illecite  snatura e umilia l&#8217;impegno per la legalità che noi, insieme ad altri  istituti bancari, associazioni e cittadini scegliamo quotidianamente”</em> dice <strong>Fabio Salviato, presidente di Banca Etica e di Etica Sgr</strong>.  <em>“La normativa proposta tra l’altro potrebbe esonerare gli  intermediari finanziari anche dall’obbligo di segnalare eventuali  operazioni in odore di riciclaggio. Non è certo in questo modo che il  settore bancario recupera la fiducia dei cittadini. Il bisogno del  Governo di fare cassa non  giustifica un condono iniquo verso i  risparmiatori che hanno sempre rispettato le regole e profondamente  diseducativo. In Italia l’evasione fiscale è una piaga da combattere con  il rigore e non con le sanatorie a basso costo”. </em></p>
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		<title>LE AUTO, LE TV, I CONDIZIONATORI E LE LAVATRICI CON L&#8217;ANIMA PIU&#8217; VERDE</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Apr 2010 23:15:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Districarsi in un mercato dove la concorrenza tra prodotti diversi è spesso basata solo sul prezzo può essere impresa non da poco. EcoTopTen di Legambiente è pensata per offrire al consumatore uno strumento valido di informazione per scelte d&#8217;acquisto più consapevoli e più rispettose dell&#8217;ambiente. Alla classifica delle auto, curata in collaborazione con l&#8217;Associazione Traffico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Districarsi in un mercato dove la concorrenza tra prodotti diversi è spesso basata solo sul prezzo può essere impresa non da poco. EcoTopTen di Legambiente è pensata per offrire al consumatore uno strumento valido di informazione per scelte d&#8217;acquisto più consapevoli e più rispettose dell&#8217;ambiente.<br />
<span id="more-1435"></span><br />
Alla classifica delle auto, curata in collaborazione con l&#8217;Associazione Traffico e Ambiente Svizzera (ATA), si aggiungono da quest&#8217;anno quelle di alcuni elettrodomestici: televisori, lavatrici e condizionatori, stilate con il supporto scientifico dell&#8217;Istituto di Ricerche Ambiente Italia.</p>
<p>Per ogni tipologia di prodotto vengono presentate la top ten dei modelli più ecologici in senso assoluto e le top ten dei modelli con le migliori prestazioni ambientali considerati per categoria (ad es. dalle mini alle monovolume per le automobili).</p>
<p>Ogni graduatoria si basa sulla valutazione di <strong>centinaia di modelli delle principali marche</strong> più vendute sul mercato italiano. Sono stati volutamente esclusi dalla nostra analisi i prodotti con un carico ambientale troppo elevato: per le auto le vetture che superano la soglia dei 180 grammi di emissioni di CO2 per chilometro, per le lavatrici e i condizionatori (solo residenziali) i modelli che non raggiungono almeno la classe AAB e la classe A di efficienza energetica, per i televisori non sono stati ammessi gli apparecchi con schermo al plasma e quelli con un assorbimento di potenza superiore alla soglia di 200 watt in modalità acceso.</p>
<p>EcoTopTen è assolutamente indipendente rispetto ai vari produttori e alla varie etichette: le valutazioni avvengono sulla base delle dichiarazioni delle case produttrici alla cui veridicità ci atteniamo.</p>
<p>Il voto finale assegnato a ogni modello è calcolato tenendo conto di precisi <strong>indicatori di carattere ambientale e sanitario</strong> (per il dettaglio vedi le Istruzioni d&#8217;uso relative a ogni EcoTopTen). Più alto è il punteggio, più il prodotto è preferibile dal punto di vista ambientale. Il voto finale non ci faccia però dimenticare che a contare, prima di tutto, sono le nostre reali necessità: valutiamole bene, solo così faremo buoni acquisti!</p>
<p>Tutti i modelli analizzati sono consultabili attraverso un pratico motore di ricerca interno alle varie Sezioni.</p>
<p><strong>Seleziona la EcoTopTen che ti interessa.</strong></p>
<p><a href="http://ecotopten.viviconstile.org/apps/2010/auto/topten/" target="_blank"><img src="http://ecotopten.viviconstile.org/resource/images/loghi/auto.png" alt="Ecotopten Auto" /></a> <a href="http://ecotopten.viviconstile.org/apps/2010/tv/topten/" target="_blank"><img src="http://ecotopten.viviconstile.org/resource/images/loghi/tv.png" alt="Ecotopten TV" /></a> <a href="http://ecotopten.viviconstile.org/apps/2010/condizionatori/topten/" target="_blank"><img src="http://ecotopten.viviconstile.org/resource/images/loghi/condizionatori.png" alt="Ecotopten Condizionatori" /></a> <a href="http://ecotopten.viviconstile.org/apps/2010/lavatrici/topten/" target="_blank"><img src="http://ecotopten.viviconstile.org/resource/images/loghi/lavatrici.png" alt="Ecotopten Lavatrici" /></a></p>
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		<title>Nell’anno della crisi è boom per la Finanza Etica</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 22:35:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza etica]]></category>

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		<description><![CDATA[Dati di fine-anno molto soddisfacenti per il Gruppo Banca Popolare Etica &#8211; Più 25% per i finanziamenti a favore di iniziative di economia solidale contro una media del sistema bancario di +1,7% Il patrimonio gestito da Etica sgr registra un +35% &#8211; Rendimenti sopra i benchmark per i Fondi Valori Responsabili e per il fondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dati di fine-anno molto soddisfacenti per il Gruppo Banca Popolare Etica &#8211; Più 25% per i  finanziamenti a favore di iniziative di economia solidale contro una media del sistema bancario di +1,7% Il patrimonio gestito da Etica sgr registra un +35% &#8211; Rendimenti sopra i benchmark per i Fondi Valori Responsabili e per il fondo pensione Aequitas</strong><br />
<span id="more-1370"></span><br />
Roma, Milano, Padova, 21 dicembre 2009_L’anno che sta per concludersi è stato denso di soddisfazioni per il Gruppo Banca Popolare Etica. Nonostante la pesante crisi che ha messo a dura prova le economie di tutto il mondo, i finanziamenti accordati da Banca Etica nei primi 11 mesi dell’anno sono cresciuti di quasi il 25% rispetto alla fine del 2008 (raggiungendo i 535 milioni di euro); la raccolta di risparmio è cresciuta di circa il 6% mentre il patrimonio gestito affidato alla società di gestione del risparmio del Gruppo, Etica sgr, ha avuto un boom con un +35%.<br />
In 11 mesi il capitale sociale di Banca Etica è cresciuto del 14% (sfiorando i 26 milioni di euro conferiti da 33mila soci) e con esso la possibilità di erogare finanziamenti ai progetti di economia solidale e sostenibile che da sempre rappresentano l’obiettivo del primo istituto di credito italiano interamente ispirato ai principi della finanza etica.</p>
<p>«La nostra Banca ha festeggiato i suoi primi 10 anni nel pieno di una drammatica crisi economica. Con molto orgoglio possiamo dire di aver dimostrato che non solo la finanza etica funziona, ma è anche in grado di resistere alle tempeste finanziarie e di proporsi come modello per ripensare le regole di una finanza che fin qui è stata accecata dall’ossessiva ricerca della massimizzazione dei profitti di breve periodo. Abbiamo anche dimostrato di poter svolgere un’importante funzione anti-ciclica, aumentando i finanziamenti proprio mentre nel Paese si lamenta il credit crunch. Se il sistema bancario nel suo insieme Dati ABI Monthly outlook dicembre 2009 registra per i prestiti al settore privato un + 1,7% tra novembre 2008 e novembre 2009 e un -1,6% per i prestiti destinati alle imprese, il nostro +25% risulta particolarmente significativo, così come significativo è il dato sulle sofferenze che l’Abi calcola all’1,92% per il sistema, mentre Banca Etica le contiene allo 0,6% a ulteriore dimostrazione di come i settori che noi finanziamo – cooperative sociali, associazioni, imprese sociali – siano in grado di coniugare affidabilità economica con iniziative imprenditoriali sostenibili e di inestimabile utilità sociale soprattutto in periodi di crisi come questo», dice Mario Crosta, direttore generale di Banca Etica. «Proprio le banche medio-piccole e esenti da attività speculative come la nostra stanno pagando un prezzo molto pesante per la crisi, ma non abbiamo permesso alle inevitabili difficoltà di bilancio di frenare il nostro slancio propulsivo a sostegno del Terzo Settore e delle imprese sociali», conclude Crosta. «L’anno che si sta concludendo rappresenta anche per Etica Sgr un punto di svolta importante: il patrimonio, che negli ultimi tre esercizi si era mantenuto stabile intorno ai 220 milioni di euro, ha ripreso a crescere con slancio (+81 milioni) in un momento difficilissimo di mercato. Una crescita che porta il patrimonio gestito a quota 310milioni con un +35% rispetto al 2008. I clienti nel corso del 2009 sono cresciuti del 25% circa, passando da 8.600 a 10.800», sottolinea Alessandra Viscovi, direttrice di Etica sgr.<br />
I fondi comuni di investimento Valori Responsabili a maggior componente azionaria hanno battuto i rispettivi benchmark di riferimento, ottenendo le seguenti performance (dal 01.01.09 al 30.11.09): Azionario: +28,03% contro un benchmark di +14,71% e una media di categoria effettuata sulla base di dati MoneyMate e della classificazione Assogestioni del 17,51% Bilanciato: +20,40% contro un benchmark di +11,07% e una media di categoria del 10,44% Misto: +5,61% contro un benchmark di +4,25% e una media di categoria del 5,78% Anche la linea Aequitas del fondo pensione aperto Penslpan Purifonds, gestita con la consulenza di Etica Sgr, ha ottenuto da inizio anno (al 30.11.09) un Rendimento YTD (dal 01.01.09 al 30.11.09) pari a 8,47% sopra il benchmark che è di 7,71%. Nell’insieme il fondo pensione Pensplan – Linea Aequitas gestisce oggi un Patrimonio di 5.056.4778 € .<br />
«Nel 2009 l’intero sistema Banca Etica ha anche consolidato la sua azione di tipo culturale: tramite la Fondazione abbiamo partecipato al gruppo di lavoro voluto dall’ONU sulla riforma della finanza mondiale e abbiamo intensificato le collaborazioni con le reti internazionali di finanza etica per promuovere un cambiamento che deve avvenire a livello globale. Stiamo lavorando alla costituzione di un&#8217;Agenzia Nazionale per il microcredito. Il secco rifiuto di intercettare il ghiotto boccone dei capitali illeciti che stanno rientrando grazie allo scudo fiscale ha permesso a Banca Etica ed Etica sgr di ribadire il messaggio su come si può fare finanza in modo trasparente e a sostegno di un’economia reale, giusta e pulita» dice il presidente di Banca Etica ed Etica sgr, Fabio Salviato.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<br />
Banca Popolare Etica è una realtà unica nel panorama bancario italiano ed internazionale. E&#8217; la sola banca che – accanto alla trasparenza in tutti i processi – garantisce una destinazione dei finanziamenti mirata esclusivamente ad ambiti di interesse collettivo: dalla cooperazione sociale (in particolare quella legata ai servizi socio assistenziali) alla cooperazione internazionale, dalla tutela dell’ambiente alla promozione della cultura, dalle energie rinnovabili all’agricoltura biologica. Nata nel 1999 Banca Etica opera oggi su tutto il territorio nazionale con 13 filiali e una rete di “banchieri ambulanti” e offre ai propri clienti un’ampia gamma di prodotti e servizi che permettono una completa operatività bancaria.<br />
Etica sgr è l’unica società di gestione del risparmio italiana che propone esclusivamente fondi di investimento etici che selezionano i titoli aziende e stati che abbiano superato un severo vaglio in termini di responsabilità sociale e ambientale.</p>
<table border="0" cellspacing="2" cellpadding="2" bgcolor="#cccccc">
<tbody>
<tr>
<td width="25%" valign="top">
<div>Indirizzo:</div>
</td>
<td valign="top">
<div><strong> via Copernico 1/3 · 20125 Milano</strong></div>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="25%" valign="top">
<div><em>Telefono:</em></div>
</td>
<td valign="top">
<div><strong>02.67071422</strong></div>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="25%" valign="top">
<div><em>Fax:</em></div>
</td>
<td valign="top">
<div><strong>02.67382896</strong></div>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="25%" valign="top">
<div><em>Posta elettronica:</em></div>
</td>
<td valign="top">
<div><a href="mailto:info@eticasgr.it">info@eticasgr.it</a></div>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="25%" valign="top"></td>
<td valign="top">
<div><a href="mailto:posta@eticasgr.it">posta@eticasgr.it</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Menu a Km Zero</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 22:05:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Appennino Tosco-Emiliano è stato una formidabile cerniera tra il Nord padano, la penisola e il mare di Luni. Ed è proprio andando a sollevare il velo della cultura materiale ancora ben viva e presente a cavallo tra la terra toscana e quella emiliana, che è possibile percepire ciò unisce oggi le persone che abitano i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Appennino Tosco-Emiliano è stato una formidabile cerniera tra il Nord padano, la penisola e il mare di Luni. Ed è proprio andando a sollevare il velo della cultura materiale ancora ben viva e presente a cavallo tra la terra toscana e quella emiliana, che è possibile percepire ciò unisce oggi le persone che abitano i borghi del Parco Nazionale, riconoscere a tavola quali sono stati i travasi secolari in termini di enogastronomia e di tradizioni. Componenti cardine di questa tavola sono la &#8220;cultura del Parmigiano- Reggiano&#8221; di montagna per il versante emiliano, la &#8220;cultura del castagno&#8221; ampiamente rappresentata nei versanti di Garfagnana e Lunigiana, e la &#8220;cultura del testo&#8221;, il disco piatto utilizzato per la cottura sul fuoco che caratterizza la cucina appenninica dell&#8217;alta Toscana. Una conferma della straordinaria ricchezza di prodotti agroalimentari di qualità in questo territorio è rappresentata dall&#8217;elenco di prodotti a marchio DOP e IGP, di valore nazionale ed europeo, dei prodotti agroalimentari tradizionali e dai Presidi Slow Food.<br />
<span id="more-1364"></span><br />
Per valorizzare questa straordinaria koinè di sapori, frutto di filiere agricole corte capaci di fondere innovazioni tecnologiche e tradizione, il Parco Nazionale dell&#8217;Appennino tosco emiliano, in collaborazione con le federazioni Coldiretti di Massa, Lucca, Reggio Emilia e Parma, dall&#8217;autunno 2008 propone una competizione tra ristoranti in cui vengono proposti menu con prodotti, locali e di stagione, provenienti dalle campagne vicine. Questi &#8220;meù a chilometri zero&#8221;, oltre a garantire qualità e freschezza nel rispetto dell&#8217;ambiente, riducono l&#8217;inquinamento causato dai trasporti.<br />
Il progetto intende recuperare e valorizzare il patrimonio agro-alimentare e gastronomico locale, promuovere negli esercizi di ristorazione la valorizzazione dei prodotti agro-alimentari del territorio del Parco nazionale, incentivare forme di turismo correlate alle eccellenze del territorio in una stagione turisticamente ancora marginale come l&#8217;autunno ed incentivare le filiere agro-alimentari locali e tradizionali, avvicinando produttori e consumatori, contribuire alla riduzione dei gas &#8220;effetto serra&#8221; derivanti dal trasporto delle merci.</p>
<ul>
<div id="textpage">
<li><strong><a href="http://www.parcoappennino.it/it/menuKm0-08.php">Edizione 2008</a></strong></li>
<li><strong><a href="http://www.parcoappennino.it/it/menuKm0-09.php">Edizione 2009</a></strong></li>
</div>
</ul>
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		<title>Campagna Popolare PER L&#8217;AGRICOLTURA CONTADINA</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jun 2009 18:44:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le associazioni contitolari della Campagna si sono riunite a Torriglia (GE) in occasione dell&#8217;incontro del &#8220;Mandillo dei Semi&#8221; per dare inizio ufficiale alla raccolta di firme della petizione per una legge che istituisca la figura del contadino. Un nuovo contadino, o una nuova contadina.  Liberi dalla burocrazia, dediti alla vendita diretta, orientati all&#8217;autosufficienza, soldali fra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le associazioni contitolari della Campagna si sono riunite a Torriglia (GE) in occasione dell&#8217;incontro del &#8220;Mandillo dei Semi&#8221; per dare inizio ufficiale alla raccolta di firme della petizione per una legge che istituisca la figura del contadino. Un nuovo contadino, o una nuova contadina.  Liberi dalla burocrazia, dediti alla vendita diretta, orientati all&#8217;autosufficienza, soldali fra di loro,  rispettosi della fertilità della loro terra e della biodiversità rurale, non sono imprenditori agricoli, non chiedono finanziamenti pubblici, non ambiscono a possedere grandi appezzamenti di terreno. Ma chiedono di poter esistere e di esseere lasciati in pace, soprattutto dalla burocrazia e dai regolamenti di mercato.</strong></p>
<p><span id="more-1243"></span></p>
<p style="margin-top: 0.21cm; margin-bottom: 0cm;">In “Lettere a una professoressa” (1967) don Lorenzo Milani ricordava che “nulla è più ingiusto che fare parti uguali tra disuguali”. Così, anche trattare allo stesso modo, con lo stesso regime normativo, sanitario e fiscali</p>
<ul>
<li>
<p style="margin-top: 0.21cm; margin-bottom: 0cm;">chi, da una parte, pratica un’agricoltura di basso o nessun impatto ambientale, fondata su una scelta di vita legata a valori di benessere o ecologia o giustizia o solidarietà più che a fini di arricchimento e profitto; un’agricoltura quasi invisibile per i grandi numeri dell’economia, ma irrinunciabile per mantenere fertile e curata la terra (soprattutto in montagna e nelle zone economicamente marginali), per mantenere ricca la diversità di paesaggi, piante e animali, per mantenere vivi i saperi, le tecniche e i prodotti locali, per mantenere popolate le campagne e la montagna; e</p>
</li>
<li>
<p style="margin-top: 0.21cm; margin-bottom: 0cm;">chi, invece, pratica un’agricoltura orientata al profitto e all’ottenimento di premi e contributi; spesso fondata su monocolture monovarietali; erosiva della biodiversità, dell’acqua e della fertilità del suolo; disattenta per la salute di chi lavora la terra e i suoi prodotti e di chi li consuma; indifferente allo sfruttamento delle persone e delle risorse ambientali;</p>
</li>
</ul>
<p style="margin-top: 0.21cm; margin-bottom: 0cm;">è profondamente ingiusto e – se la legalità si fonda sulla giustizia – illegale.</p>
<p style="margin-top: 0.21cm; margin-bottom: 0cm;">Scopo della Campagna è raccogliere, nel corso del 2009, il più alto numero di adesioni (di organizzazioni) e di firme (di persone) per arrivare a chiedere al Ministro delle Politiche Agricole e ai Presidenti delle Regioni l’apertura di tavoli di confronto e dialogo sui 5 punti proposti, come primo passo per iniziare a distinguere la figura e il ruolo dei contadini e liberarli per quanto sia possibile dalla burocrazia che ne appesantisce e ne ostacola (per non dire “ne impedisce”) il lavoro.</p>
<p style="margin-top: 0.21cm; margin-bottom: 0cm;">Altro scopo della Campagna è riunire sotto un <strong>primo</strong> cartello di richieste semplici (anche se non ottenibili in modo semplice) e concrete alcune tra le necessità e soluzioni comunemente denunciate da chi lavora dentro e intorno al mondo rurale.</p>
<p style="margin-top: 0.21cm; margin-bottom: 0cm;">Le organizzazioni di coltivatori (formali o non formali, nazionali o locali) sono invitate ad aderire alla Campagna come <strong>promotori e contitolari</strong>; tutte le altre organizzazioni sono initate a dare comunque un aiuto attivo, come <strong>sostenitori</strong>, per la sua buona riuscita.</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #ff6600; font-size: medium;">Firma anche tu la petizione!</span></h1>
<p style="text-align: justify;">Si comincia dalla firma, un segnale importante e personale di partecipazione. Si continua con la discussione per aggiungere altre proposte che si formalizzeranno al di la della petizione. <a href="http://www.agricolturacontadina.org/register.php">Iscriviti al sito</a> e partecipa alla community: questo è un luogo per incontrarsi e confrontarsi per la rinascita della figura del mondo contadino.<a name="partecipare"></a></p>
<div>
<div>
<p><a name="partecipare"></a></p>
<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #ff6600;"><strong>In che modo puoi partecipare anche tu alla campagna popolare:</strong></span></h2>
<ul style="text-align: justify;">
<li>innanzitutto firmando e facendo firmare la petizione web in <a href="http://www.agricolturacontadina.org/modules/xpetitions/index.php?id=1"><strong>questa pagina</strong></a>;</li>
<li>puoi raccogliere firme stampando <a href="http://www.agricolturacontadina.org/uploads/xpetitions/campagna_popolare_duefacciate.pdf"><strong>questo modulo</strong></a> e facendolo firmare; se hai un&#8217;attività aperta al pubblico potresti organizzare un punto fisso di raccolta dove far trovare i moduli cartacei da firmare; puoi segnalarlo tramite <strong><a href="http://www.agricolturacontadina.org/modules/addresses/submit.php">questa pagina</a></strong>;</li>
<li>discuti sulla Campagna Popolare in <strong><a href="http://www.agricolturacontadina.org/modules/mastop_publish/">queste pagine</a></strong>; ogni punto della petizione è stato riportato suddividendoli nelle pagine del sito lasciando aperta la possibilità di commento; puoi commentare anche senza iscriverti al sito e dalla discussione possono emergere i punti di vista che aggiungono maggiore valore alla proposta;</li>
<li>lascia in &#8220;<a href="http://www.agricolturacontadina.org/modules/xfguestbook/"><strong>Di la tua</strong></a>&#8221; la tua proposta per il futuro della campagna: questa campagna non è un punto di arrivo ma di partenza e noi che la stiamo promuovendo sappiamo molto bene che i punti della campagna non sono sufficienti ma da qualche parte occorre cominciare; lancia la tua proposta e sarà vagliata con attenzione;</li>
<li>linkaci al tuo sito: se hai un tuo sito esponi un nostro link per farci arrivare visitatori; vedi i banners disponibili in <a href="http://www.agricolturacontadina.org/content.php?page=banners"><strong>questa pagina</strong></a>;</li>
<li>se fai parte di una organizzazione proponile di entrare anch&#8217;essa fra i promotori di questa campagna per portare questa petizione a diventare legge; per aderire leggi <a href="http://www.agricolturacontadina.org/content.php?page=altre_organizzazioni"><strong>questa pagina</strong></a></li>
</ul>
</div>
</div>
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		<title>Imprese alla sbarra</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 19:05:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione economica]]></category>
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		<category><![CDATA[Tutela diritti]]></category>
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		<category><![CDATA[modello di sviluppo]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Centro Nuovo Modello di Sviluppo coordinato Da Francesco Gesualdi, ha avviato il nuovo portale www.impreseallasbarra.it dove si possono trovare informazioni sulle imprese e le famiglie che hanno maggiore potere economico, industriale e politico in Italia e sui loro comportamenti in ambito ambientale, sociale e di rispetto della legalità. Il portale è gratutito e dedicato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Centro Nuovo Modello di Sviluppo coordinato Da Francesco Gesualdi, ha avviato il nuovo portale <a href="http://www.impreseallasbarra.org" target="_blank">www.impreseallasbarra.it</a> dove si possono trovare informazioni sulle imprese e le famiglie che hanno maggiore potere economico, industriale e politico in Italia e sui loro comportamenti in ambito ambientale, sociale e di rispetto della legalità.</strong></p>
<p>Il portale è gratutito e dedicato a tutti quelli che desiderano informarsi per fare le proprie scelte quotidiane in maniera consapevole. In particolare ai movimenti, associazioni, comitati, comunità, realtà territoriali che spesso hanno a che fare con soggetti economici di cui non si conosce in maniera approfondita la condotta ambientale e sociale. Chi si informa, da solo o con gli altri, prima o poi trova un&#8217;idea che riesce a mettere in marcia il processo di cambiamento.<span id="more-1229"></span><br />
Dalla prima pagina del sito:<br />
&#8221; Le grandi imprese ce la mettono tutta per presentarsi con la faccia pulita e gentile dei benefattori, ma dietro la maschera di perbenismo spesso si cela il muso duro dei mastini che deturpano l&#8217;ambiente, sfruttano i lavoratori, violano i diritti umani.<br />
I danni delle imprese ricadono su tutti, ma non è un destino ineluttabile: come cittadini che esplicano il proprio potere attraverso la politica, il consumo, il risparmio, possiamo indurre le imprese a comportamenti più corretti tramite la denuncia, le campagne, il consumo critico, l&#8217;investimento etico. Ma tutto ciò richiede consapevolezza. Ecco perchè abbiamo allestito questo sito che dà informazioni sulla struttura e sul comportamento delle imprese. &lt;br&gt;Purtroppo la grande stampa non dà sempre spazio ai comportamenti negativi dei potenti e possiamo sperare di non perderci informazioni importanti solo se si costituirà una fitta rete informativa di persone con occhi aperti al proprio territorio e alle notizie che appaiono sui mezzi di informazione con particolare riguardo a quelli locali. Per questo invitiamo chiunque sia al corrente di critiche, denunce, misfatti, condanne, danneggiamenti all&#8217;ambiente e alla comunità locale da parte di imprese, a darcene notizia. Il nostro indirizzo di posta elettronica è impreseallasbarra@cnms.it.&#8221;</p>
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		<title>Ripensare l&#8217;economia sul primato della persona e del lavoro</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 22:22:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Politica e sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[di Renato Raffaele Martino Cardinale, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace La profonda crisi finanziaria manifestatasi nell&#8217;autunno scorso e della quale è ancora difficile valutare la gravità degli sviluppi economici e sociali, può essere occasione positiva per ripensare l&#8217;assetto globale dell&#8217;economia e della finanza. Va in questa direzione l&#8217;apprezzabile iniziativa del Governo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Renato Raffaele Martino</strong><br />
</em> <em>Cardinale, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace</em><br />
La profonda crisi finanziaria manifestatasi nell&#8217;autunno scorso e della quale è ancora difficile valutare la gravità degli sviluppi economici e sociali, può essere occasione positiva per ripensare l&#8217;assetto globale dell&#8217;economia e della finanza. Va in questa direzione l&#8217;apprezzabile iniziativa del Governo italiano di inserire, per la prima volta, fra le tappe di avvicinamento al g8 che si terrà nel  mese  di luglio del 2009, anche uno speciale summit sociale del g8 stesso, che si apre questa domenica 29 marzo.<span id="more-1123"></span><br />
In modo particolare, merita attenta considerazione il tema scelto per questo summit sociale:  &#8220;La dimensione umana della crisi:  provvedere alla persona, ripartire dalla persona&#8221;. Questo perché se lo sconquasso della finanza si riverbera in definitiva sul sistema economico e quindi sulle persone concrete inserite nel loro ambito familiare, anche la reazione non può essere suscitata che dalle persone concrete.<br />
<img src="http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/073q03a1.jpg" border="0" alt="" width="312" height="281" align="right" /> Ciò comporta provvedere alla persona salvaguardando la sua dignità con l&#8217;adattamento dei sistemi di welfare; ripartire dalla persona creando le condizioni per la nascita di nuove opportunità di lavoro. Temi, questi, che stanno a cuore alla Chiesa e che sono al centro del suo insegnamento sociale.<br />
Alla radice della dottrina sociale troviamo il principio della dignità della persona. Esso deriva dal fatto che la persona umana in quanto centro e vertice di tutto ciò che esiste sulla terra è il fine di tutte le istituzioni sociali. Pertanto, il rispetto della persona umana si pone quale pilastro fondamentale per la strutturazione della società stessa, essendo la società finalizzata interamente alla persona (cfr. Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, capitolo terzo).<br />
In tempo di turbolenze economiche, vanno quindi rinforzati e rinnovati i sistemi di protezione sociale della persona umana, affinché essa possa godere dei suoi diritti fondamentali messi in pericolo dalle turbolenze stesse. A questo fine, il confronto fra le diverse misure messe in atto dai diversi sistemi di sicurezza sociale sarà senz&#8217;altro di grande utilità e potrà divenire fonte di politiche sociali nazionali più efficienti, adatte alle difficili circostanze attuali, senza  cadere  in  forme  deteriori  di assistenzialismo (cfr.<em> Centesimus annus</em> n. 48).<br />
L&#8217;importanza del lavoro, che è all&#8217;origine della moderna dottrina sociale della Chiesa, offre, poi, un ulteriore elemento di sintonia con il summit in programma. Anche oggi, il lavoro è la chiave della questione sociale divenuta, ai nostri giorni, questione globale. Infatti, il lavoro, riconosciuto ed apprezzato, è la chiave perché la singola persona possa uscire in modo sostenibile dalla povertà, oramai in agguato anche per intere categorie di famiglie che prima del manifestarsi della crisi potevano sentirsi al sicuro.<br />
È il lavoro la causa efficiente dello sviluppo. Dal lavoro occorre partire per soddisfare la necessità di produrre beni in quantità sufficiente, di qualità adeguata, usando in modo efficace le risorse tecniche e materiali. In definitiva, è l&#8217;uomo il protagonista dello sviluppo, non il denaro e la tecnica, ed è solo dall&#8217;impegno lavorativo che l&#8217;economia può rimettersi in marcia.<br />
Ma non è solo sul piano della dottrina, delle idee, che la Chiesa può portare il suo contributo per trovare vie di uscita dalla crisi. La prossimità delle strutture ecclesiali alle persone e alle famiglie, in modo speciale ai poveri, può essere messa a profitto immaginando e mettendo in atto in modo creativo sinergie con le iniziative promosse dagli apparati politici, sia nel campo del welfare sia in quello del lavoro.<br />
La crisi, come detto, può essere occasione di ripensare l&#8217;assetto del sistema economico e finanziario globale, di portare a termine quella revisione della governance globale sulla quale da anni, a diversi livelli, si va ragionando. Del resto, la necessità di questa revisione è resa manifesta dall&#8217;emergere di questioni venute alla luce con la globalizzazione, tra le quali le migrazioni, la questione ambientale, quella fiscale; tutte questioni che non trovano sufficienti piattaforme di confronto a livello globale.<br />
Sul piano dei principi ispiratori di quello che si potrebbe definire un restauro, se non un rifacimento, dell&#8217;architettura della governance internazionale, la Chiesa si sente di poterne proporre alcuni, valendosi della sua esperienza nel campo della fraternità fra i popoli e le nazioni. Primo fra tutti quel bene comune universale, teorizzato da Giovanni XXiii nella <em>Pacem in terris</em>. Se la comprensione del concetto non è forse immediata, specie in ambito non cristiano poiché esso presuppone una visione universale tendente a considerare l&#8217;umanità come riunita in una famiglia, senza un riferimento ad esso anche concetti oramai in uso nell&#8217;ambito internazionale come quello dei global public goods non possono essere colti nel loro senso più profondo. Ecco dunque le parole della <em>Pacem in terris</em> che ci piace richiamare:  &#8220;L&#8217;unità della famiglia umana è esistita in ogni tempo, giacché essa ha come membri gli esseri umani che sono tutti uguali per dignità naturale. Di conseguenza esisterà sempre l&#8217;esigenza obiettiva all&#8217;attuazione, in grado sufficiente, del bene comune universale, e cioè del bene comune dell&#8217;intera famiglia umana&#8221; (n. 69).<br />
Per la rivisitazione della governance globale gioverà, inoltre, ribadire che lo spirito della cooperazione internazionale nel campo economico e finanziario e dello sviluppo, richiede che, al di sopra della stretta logica del mercato, vi sia consapevolezza di un dovere di solidarietà. La solidarietà, infatti, è centrale nella riorganizzazione del tessuto di un&#8217;economia mondiale che, come dimostra in negativo l&#8217;attuale crisi, si interseca sempre più.<br />
La solidarietà è anche favorire una maggiore partecipazione ai processi decisionali tanto dei Governi dei Paesi sviluppati, quanto di quelli in via di sviluppo, tanto delle organizzazioni internazionali, quanto della società civile in generale.<br />
In questa prospettiva, nel campo della riorganizzazione della governance in vista di una più efficace lotta alla povertà, va riaffermato anche il principio della sussidiarietà, grazie al quale è possibile stimolare lo spirito d&#8217;iniziativa, base fondamentale di ogni sviluppo socioeconomico, negli stessi Paesi poveri, perché a questi si possa guardare non come ad un problema, ma come a soggetti e protagonisti di un futuro nuovo e più umano per tutto il mondo (cfr.<em> </em>Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 449).<br />
Infine, la riformulazione della governance  dell&#8217;economia globalizzata &#8211; che non dovrà trascurare anche gli aspetti finanziari e fiscali, come da più parti e da più tempo si sottolinea &#8211; non avrà basi solide se non si fonderà sul principio della responsabilità. Questa responsabilità  per gli organismi internazionali a essa preposti, si traduce in trasparenza, in accountability, in coerenza e coordinamento fra di loro e   nei confronti sia dei Governi sia della società civile.<br />
Proprio in questa luce, è decisamente positivo l&#8217;aver associato al summit sociale del g8 anche l&#8217;Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico e il Fondo monetario internazionale, oltre che l&#8217;Organizzazione internazionale del lavoro, e averlo fatto in modo sostanziale oltre che formale. Avendo assegnato ai responsabili dei tre organismi l&#8217;incarico di trattare, ognuno nella prospettiva delle rispettive istituzioni, dei risvolti umani e sociali della crisi finanziaria, è chiaro l&#8217;intento del Governo italiano di sottolineare l&#8217;imprescindibile esigenza di salvaguardare la coesione sociale, che è una condizione essenziale della sicurezza democratica e compito primario dei singoli Stati. L&#8217;attuale crisi economica e finanziaria costituisce, infatti, una grave minaccia a tale coesione, a causa delle dimensioni crescenti del divario fra ricchi e poveri di ogni Paese, ricco o povero che sia.<br />
Da qui, dunque, la necessità di confronto e studio, a livello globale, di strategie in grado di combattere la povertà e l&#8217;esclusione sociale. Insomma, la pace, anche la pace sociale, &#8220;trova il suo fondamento nell&#8217;ordine razionale e morale della società&#8230; si fonda su una corretta concezione della persona umana e richiede l&#8217;edificazione di un ordine secondo giustizia e carità&#8221; (Compendio della dottrina Sociale della Chiesa, 494).</p>
<p><span style="font-size: x-small;"><strong>(L&#8217;Osservatore Romano &#8211; 29 marzo 2009)</strong></span></p>
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		<title>Consumare meglio. Consumare meno</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 15:21:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione economica]]></category>
		<category><![CDATA[Impresa sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo settore]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo l&#8217;invito della sesta edizione nazionale di Fa&#8217; la cosa giusta!, la fiera del conusmo critico e degli stili di vita sostenibili (13 -15 marzo 2009, Fieramilanocity). Nata da un&#8217;idea di Terre di mezzo, giornale di strada e casa editrice, Fa&#8217; la cosa giusta! 2009 ancora una volta mette in mostra progetti, idee, soluzioni per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo l&#8217;invito della sesta edizione nazionale di <strong>Fa&#8217; la cosa giusta</strong><strong>!, la fiera del conusmo critico e degli stili di vita sostenibili (13 -15 marzo 2009, Fieramilanocity).<br />
Nata da un&#8217;idea di Terre di mezzo, giornale di strada e casa editrice, Fa&#8217; la cosa giusta! 2009 ancora una volta mette in mostra progetti, idee, soluzioni per consumare e produrre secondo principi di sostenibilità economica, ambientale e sociale.<br />
L&#8217;attuale crisi economica infatti impone cambiamenti sostanziali nelle modalità produttive e di consumo: a livello globale, aziendale e politico, ma anche individuale e quotidiano.<span id="more-1081"></span><br />
Conviene consumare meglio, e si consumerà di meno: più oggetti di qualità e meno usa e getta, più gusto e meno cibo in scatola; aria più pulita e meno chilometri in auto; più vacanze e meno low cost mordi e fuggi.<br />
I visitatori della fiera potranno incontrare oltre 400 espositori, conoscere progetti, condividere esperienze, partecipare a dibattiti e tavole rotonde. Nella speranza che rimanga loro un&#8217;idea, un consiglio, una strada da percorrere per cambiare il proprio stile di vita&#8230;consumando meglio e meno!<br />
Fa&#8217; la cosa giusta! 2009 La sesta edizione di Fa&#8217; la cosa giusta! dedica la Sezione speciale, un&#8217;area espositiva e di incontro posizionata all&#8217;ingresso della fiera, al tema “La Casa che risparmia”.<br />
Arredamento naturale, bio-edilizia, energie alternative, esperienze di condivisione e gestione di soluzioni abitative, dal co-housing all’housing sociale: queste le sotto-aree della sezione speciale, che cercheranno di mostrare e indicare al visitatore le piccole scelte quotidiane che possono rendere la nostra casa sostenbile!<br />
Ad introdurre la Sezione speciale verrà allestita la seconda edizione di Fa&#8217; la casa giusta!, la mostra itinerante ideata e realizzata in collaborazione con BestUp, primo circuito dell’abitare sostenibile.<br />
La mostra racconta una “CasaGiusta” attraverso prodotti e servizi d’eccellenza selezionati per il loro design, il basso impatto ambientale, la valorizzazione dei saperi artigiani, l’utilizzo di materiali al 100% naturali o riciclati, l’accessibilità e equità nella distribuzione dei ricavi delle vendite. Per toccare con mano le soluzioni già attuabili nelle nostre case e scoprire oggetti di design che sanno unire bellezza, eccellenza e efficienza.<br />
Le sezioni tematiche<br />
Fa&#8217; la cosa giusta! 2009 è suddivisa in 14 aree tematiche:<br />
Pace e Partecipazione; Finanza etica; Formazione e Comunicazione per la Sostenibilità; Turismo solidale; Cooperazione sociale; Commercio equo e solidale; Editoria e produzione culturale; Monelli Ribelli; Eco-prodotti.</p>
<p>La novità dell&#8217;edizione del 2009 è Economia Carceraria, che ospita cooperative sociali e consorzi che operano negli Istituti di pena, dal settore alimentare ai tessuti, dall&#8217;allevamento all&#8217;orticoltura, dall&#8217;informatica alla cartografia.<br />
Crescono invece nei contenuti e nello spazio espositivo le sezioni:<br />
• Critical fashion, una vetrina esclusiva per tutte le realtà impegnate nel connubio tra etica ed estetica. Novità 2009 sarà Selfmade Fashion, un atelier che ospita prototipi, abiti d&#8217;alta moda, creazioni colorate con tinture naturali, accessori costruiti con materiali di riciclo, capi realizzati con tessuti ricavati da filati organici.<br />
• Viaggiare leggeri Associazioni, enti pubblici e imprese profit e non profit impegnate nella diffusione di strumenti di mobilità sostenibile: bicicletta, trasporto pubblico, car sharing, car pooling e apparecchi elettrici e a idrogeno.<br />
• Software Libero e Information Technology Etica Associazioni e aziende che promuovo l&#8217;open source e servizi di comunicazione solidali (telefonia, internet, ecc.): in programma un laboratorio organizzato da Openlabs sull&#8217;uso del software opensource per le aziende del terzo settore e per le scuole.<br />
• Mangia come parli! Aziende agricole, prodotti provenienti da Agricoltura Biologica, a km0, Agricoltura biodinamica. Ma anche cooperative sociali, presidi Slowfood per la salvaguardia della biodiversità, Gruppi d&#8217;Acquisto Solidale (G.A.S.), progetti di educazione all&#8217;alimentazione, prodotti erboristici per uso alimentare.<br />
</strong><strong>Programma culturale</strong><br />
Il programma culturale costituisce il valore aggiunto della manifestazione. Questo ricco calendario di seminari, tavole rotonde, convegni raccoglie infatti le novità, le presenze e gli spunti di maggior interesse di tutte le sezioni di Fa&#8217; la cosa giusta!, offrendo l&#8217;occasione per approfondire l&#8217;informazione sui temi di maggior rilievo, ma anche per condividere e scambiare idee e buone pratiche, in un clima di incontro e convivialità.<br />
Ecco i 4 filoni attraverso i quali si snoderà il programma:<br />
- Parla come mangi!: per conoscere i volti e le storie di chi coltiva e produce bio e a chilometro zero<br />
- SOS crisi globale. Economia, risorse, lavoro: le risposte del mondo solidale<br />
- Dire, fare&#8230;abitare. Una finestra sulla città che cambia: Milano prossima ventura, idee in movimento<br />
- Mondo Terre. L&#8217;informazione a tutto tondo: incontri dedicati al carcere, al turismo responsabile, all&#8217;antimafia fino alle nuove convivenze.</p>
<p>Info pratiche<br />
Venerdì 13 marzo: 09.00 – 20.00<br />
Sabato 14 marzo: 09.00 – 23.00<br />
Domenica 15 marzo: 10.00 – 18.00<br />
Catalogo: 4 euro (valido per l&#8217;ingresso)<br />
Pad. 1 e 2 Fieramilanocity, Milano – P.ta Scarampo</p>
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		<item>
		<title>Chi paga la crisi? Le alternative della società civile</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 15:36:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Consumi]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza etica]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione economica]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche Sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[Il primo vertice del G7 dei ministri delle finanze che si terrà a Roma il 13 e 14 febbraio 2009 apre la Presidenza italiana del G8, in un momento cruciale per le sorti dell&#8217;economia e della finanza internazionale, ma anche del nostro paese. Di fronte a una crisi economica sistemica senza precedenti, che si annuncia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Il primo vertice del G7 dei ministri delle finanze che si terrà a Roma il 13 e 14 febbraio 2009 apre la Presidenza italiana del G8, in un momento cruciale per le sorti dell&#8217;economia e della finanza internazionale, ma anche del nostro paese. Di fronte a una crisi economica sistemica senza precedenti, che si annuncia lunga e difficile, l&#8217;obsoleto G8 cerca di mantenere nel 2009 un ruolo che non ha più.</em></strong></p>
<p>I ministri delle finanze discuteranno potenziali posizioni comuni da portare al prossimo vertice del G20 di Londra ad aprile. Una missione impossibile, viste non solo le diversità di vedute e di interessi tra i maggiori paesi, ma l&#8217;incapacità dei governi di comprendere la natura della crisi, le sue cause, i cambiamenti necessari per superarla. La crisi attuale non è solo una questione di finanza, nasce dalla massicia redistribuzione di ricchezza dai poveri ai ricchi, sia all&#8217;interno degli stati che a livello planetario, che è avvenuta negli ultimi trent&#8217;anni, attraverso le politiche neoliberiste che hanno ridotto il ruolo degli stati, indebolito il lavoro e &#8220;lasciato fare&#8221; imprese, mercati e capitali, portando alla globalizzazione della produzione e alla finanziarizzazione dell&#8217;economia. Affrontare la crisi significa rovesciare questi diversi meccanismi che ne sono alla radice.<br />
<span id="more-1031"></span><br />
Al contrario, i piani di salvataggio presentati in questi giorni da Stati Uniti e governi europei si limitano a iniettare liquidità nell&#8217;economia, a coprire le perdite delle banche private senza prenderne il controllo attraverso un&#8217;esplicita nazionalizzazione, lasciando immutati i comportamenti speculativi e i fattori d&#8217;instabilità del sistema finanziario.</p>
<p>L&#8217;Italia è in una situazione di particolare debolezza. Il peso del debito pubblico rende più difficili le necessarie politiche di spesa pubblica; il declino industriale del paese rende più difficile un rilancio dell&#8217;economia reale e una riconversione verso produzioni più qualificate e sostenibili in termini sociali e ambientali.</p>
<p>Il ministro Tremonti porterà al vertice G7 due tesi discutibili: che l&#8217;Italia è colpita limitatamente da questa crisi e potenzialmente potrà uscirne più forte (da cui si conclude che sono necessari interventi limitati dello stato ); e che a livello internazionale è necessario creare un poco definito standard legale sulla finanza. Sottovalutare la gravità della crisi per l&#8217;Italia rischia di farne una delle maggiori vittime della recessione; sottovalutare la necessità di una ricostruzione complessiva del sistema finanziario internazionale significa continuare in una situazione di instabilità destinata a portare a nuove crisi.</p>
<p>I governi nazionali e i poteri dell&#8217;economia e della finanza, chiusi in un “club ristretto di quelli che contano” (g8, g13 o g20 che sia) provano a scaricare la crisi, ancora una volta, su lavoratori e risparmiatori, sui soggetti più deboli, sui paesi più fragili. È la società civile di tutti i paesi che ha iniziato ad avanzare proposte alternative che mettono al centro l&#8217; esigenza di redistribuire reddito e ricchezza e ridimensionare la finanza, di tutelare l&#8217; economia reale ed espandere il ruolo della politica. Rifiutando di lasciare ai responsabili della crisi attuale il potere di decidere in modo per nulla democratico l&#8217;agenda del cambiamento, la società civile internazionale guarda alla prossima conferenza internazionale dell&#8217;ONU sulla crisi economica di fine maggio a New York, come la sede appropriata per trovare risposte adeguate, condivise e democratiche, in un autentico e riformato multilateralismo.</p>
<p>È tempo di agire concretamente per la giustizia economica e sociale, per la sostenibilità ambientale e per un sistema internazionale più democratico. In Italia, le organizzazioni della società civile impegnate su questi temi vogliono dare voce a chi è colpito dalla crisi, contrapporre al G7 un &#8220;P7&#8243; di sette persone reali che vivono le conseguenze della crisi ogni giorno e chiedono una politica di vero cambiamento. Da qui partono le dieci proposte che la società civile italiana vuole lanciare, le dieci alternative alla crisi finanziaria.</p>
<p>Ecco le nostre dieci proposte:</p>
<p><strong><em>1. </em> Disinquinare il sistema bancario da attività speculative</strong></p>
<p>Negli ultimi anni si è venuto a creare un sistema bancario “ombra”, parallelo a quello ufficiale e non sottoposto ai controlli delle autorità di vigilanza , che permette alle banche di spostare fuori bilancio gran parte delle proprie attività. Soprattutto grazie alle cartolarizzazioni le banche sono riuscite a trasformare dei debiti di lungo periodo che pesavano sui loro bilanci, ovvero i mutui sulle case e quelli <em>subprime</em> in particolare, in titoli che sono stati rivenduti da veicoli finanziari creati ad hoc (SIV) ad altri attori finanziari. Grazie a questo passaggio, le banche portano fuori dai propri bilanci gli stessi mutui e debiti, visto che li rivendono alle SIV, dei soggetti autonomi e spesso registrati in qualche paradiso fiscale, che non sono sottoposte alla regolamentazione internazionale, e in particolare non devono sottostare a nessuno dei requisiti di trasparenza, patrimonializzazione o vigilanza previsti per le banche. <strong>È necessario dichiarare illegali tutte queste operazioni fuori bilancio</strong>. Non ha senso stabilire dei quadri di regolamentazione e degli standard per la rendicontazione, quando nello stesso momento è permesso alle istituzioni finanziarie di eluderle attraverso operazioni fuori bilancio. Come prima misura, le operazioni di cartolarizzazione andrebbero come minimo severamente limitate, richiedendo alle banche che le realizzano, dei requisiti patrimoniali e degli impegni in termini di capitali propri analoghi a quelli fissati dall&#8217;accordo di Basilea II per i prestiti. Allo stesso tempo tutte <strong>le operazioni in derivati realizzate al di fuori dei mercati regolamentati dovrebbero essere proibite</strong>. Operazioni che hanno superato i 600mila miliardi di dollari, oltre 10 volte il PIL del pianeta! Conseguentemente è cruciale la <strong>limitazione dell&#8217;utilizzo dei derivati. </strong> Questi strumenti dovrebbero essere consentiti unicamente per la copertura dei rischi (hedging) ovvero prevedere l&#8217;obbligatoria consegna del sottostante, in particolare nel caso delle <em>soft commodity </em> e dei prodotti energetici. In molti casi, è addirittura possibile ipotizzare dei meccanismi economici e finanziari alternativi, che renderebbero del tutto inutile il ricorso ai derivati.</p>
<p>Purtroppo il recente sostegno del ministro Tremonti al lancio della prima piattaforma dei derivati energetici italiani alla City di Londra va esattamente nella direzione opposta. Analogamente l&#8217;idea del governo di sostenere il credito al consumo accentuerebbe la finanziarizzazione dell&#8217;economia e dello stesso sistema bancario, invece di ricondurlo maggiormente verso il sostegno all&#8217;economia reale e locale per fini sociali ed ambientali.</p>
<p><strong><em>2. </em> Un nuovo sistema economico internazionale democratico e controllabile</strong></p>
<p>I problemi principali dell&#8217;attuale sistema di <em>governance</em> finanziaria internazionale si possono ricondurre ai fallimenti nella supervisione e nella regolamentazione del sistema stesso. Le Istituzioni Finanziarie Internazionali (Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale in primo luogo) hanno promosso la necessità di lasciare liberi i mercati dei capitali e finanziari. Questo ha portato non solo a instabilità e a successive crisi, ma anche a un sistema economico globale a doppio binario, dove un&#8217;economia virtuale guidata dalla speculazione e dagli interessi a breve termine del settore privato ha preso il sopravvento sull&#8217;economia reale. Anche i supervisori, a partire dal Financial Stability Forum creato dopo le crisi asiatiche del &#8217;97-&#8217;98 e oggi guidato dal governatore Mario Draghi, hanno miseramente fallito nel sorvegliare gli aggiramenti dei controlli sulla finanza e nel garantire la stabilità finanziaria. In considerazione della natura trans-frontaliera dei mercati finanziari, invece di una competizione senza regole tra le economie nazionali, è necessario un coordinamento efficace per <strong>reintrodurre un controllo dei capitali</strong>, migliorare la cooperazione e lo scambio di informazioni tra governi in materia finanziaria e fiscale e per realizzare dei sistemi di regolamentazione, supervisione e controllo dei mercati che possano funzionare efficacemente a livello globale. Questi sistemi dovranno rispondere a delle istituzioni ad hoc che, sotto l&#8217;egida dell&#8217;ONU, abbiano come scopo fondamentale la tutela della stabilità finanziaria intesa come Bene Pubblico Globale, la redistribuzione secondo una logica di giustizia sociale e che consentano un controllo democratico e una <em>governance</em> che risponda all&#8217;attuale situazione geopolitica, economica e finanziaria. Un ente di regolamentazione internazionale è quindi necessario in prospettiva. Occorre <strong>potenziare fortemente le strutture dell&#8217;ONU </strong> che si occupano di cooperazione economica e sostenere il negoziato verso la prossima Conferenza Onu sulla crisi economica fissata per la fine di maggio a New York. Contrariamente alla sua impostazione storica a favore del multilateralismo e dell&#8217;ONU, il governo italiano intende rilanciare un G8 allargato alle economie emergenti come la nuova sede della governance mondiale e legittima, così come fa il G20, il nuovo ruolo che la Banca Mondiale, l&#8217;Fmi ed il Financial Stability Forum dovrebbero avere in questa.</p>
<p><strong><em>3. </em> Nuove regole per il sistema monetario e valutario</strong></p>
<p>Il mercato delle valute, al 90% di natura speculativa, ha superato un volume di 3.000 miliardi di dollari al giorno. Questo significa che sul solo mercato delle valute in una sola settimana circolano più soldi di quanti ne siano legati all&#8217;economia reale transfrontaliera di beni e servizi in un intero anno (10.000 miliardi di dollari). Queste enormi masse speculative provocano una forte instabilità. A pagare il prezzo maggiore sono ancora una volta i paesi più poveri, le cui deboli valute e banche centrali non hanno i mezzi per far fronte alla forte volatilità dei mercati internazionali e per contrastare eventuali attacchi speculativi. Che senso può avere impegnarsi per anni in estenuanti accordi per la liberalizzazione del commercio – come quelli parte dell&#8217;attuale “Doha Round” in discussione nell&#8217;Organizzazione Mondiale del Commercio, per provare ad aumentare di qualche punto percentuale l&#8217;accesso ai mercati internazionali di un produttore del Sud del mondo &#8211; quando in pochi giorni, se non addirittura in poche ore, la sua valuta rischia di perdere il 20 o 30% a causa di qualche manovra speculativa? Per superare questo problema, è necessario pensare a un nuovo sistema di regolamentazione dei sistemi valutari e dei cambi. Recentemente, l&#8217;UNCTAD ha avanzato la proposta di <strong>introdurre un nuovo regime di cambio multilaterale</strong>, finalizzato a controllare e prevenire le speculazioni sulle valute e a dare la possibilità a tutti i paesi di portare avanti politiche monetarie e fiscali espansive mirate alla salvaguardia dell’occupazione e dell&#8217;economia domestica. Una misura fondata sulla possibilità, per i paesi sotto attacco speculativo, di stampare moneta per respingere lo stesso attacco, e su un sistema multilaterale di cambi, con accordi tanto a livello regionale quanto internazionale. Allo stesso tempo l&#8217;introduzione di un&#8217; <strong>imposta sulle transazioni valutarie</strong>, nello spirito della Tobin Tax, permetterebbe di contrastare le stesse attività speculative e di abbattere i rischi di cambio.</p>
<p>La proposta di una “de-Tax” da parte del ministro Tremonti, al contrario delle tassazioni delle transazioni finanziarie e monetarie speculative internazionali non dà affatto una risposta ai problemi strutturali del sistema monetario e genererebbe in ogni caso un gettito limitato rispetto ai bisogni della lotta alla povertà e ai cambiamenti climatici.</p>
<p><strong>4. Rilanciare il Welfare. In Italia e nel mondo</strong></p>
<p>Potenziare l&#8217;erogazione di servizi di base rappresenta la vera lotta contro la povertà e la vulnerabilità delle fasce più deboli oltre a rappresentare una politica economica anti-ciclica di contrasto alla crisi. In ambito globale, nelle relazioni Nord-Sud, il perseguimento degli Obiettivi del Millennio è una priorità fondamentale. La crisi economica non deve portare i paesi del G7 a ridurre l&#8217;Aiuto Pubblico allo Sviluppo, già molto modesto. In Italia il governo deve pensare a un piano di investimenti che sostenga i ceti più deboli invertendo la tendenza allo smantellamento delle politiche sociali messo in atto con l&#8217;ultima legge finanziaria. La causa prima della crisi economica in corso è da ritrovarsi nelle grandi diseguaglianze che l&#8217;attuale modello di sviluppo ha prodotto e che ha portato a un costante impoverimento delle classi medie e del lavoro dipendente di tutto il mondo. Il G7 deve determinare che non possano essere utilizzate più risorse per salvare chi questa crisi l&#8217;ha provocata di quante se ne utilizzino per rimettere in moto meccanismi di redistribuzione e per rafforzare i sistemi di welfare. È necessario stanziare almeno 5 miliardi di euro per una serie di interventi di natura sociale: per il Fondo per le politiche sociali, per la scuola dell&#8217;obbligo e per l&#8217;università pubblica, per la sanità, per l&#8217;inclusione sociale, per le pensioni al minimo e quelle sociali. Si dovrebbe anche mettere in atto un piano di costruzione e ristrutturazione di abitazioni di proprietà pubblica, da assegnare in affitto, con prezzi controllati, a giovani e famiglie a basso reddito. La domanda di beni e di lavoro attivata da un tale programma consentirebbe di evitare (e limitare) la recessione in arrivo.</p>
<p><strong><em>5. </em> Riduzione delle spese militari</strong></p>
<p>Nel mondo si spendono oltre 1000 miliardi di euro per gli armamenti ogni anno. Si tratta di una tendenza in continua crescita che coinvolge principalmente i paesi più ricchi -quelli del G7- ma anche i paesi poveri e grandi potenze come la Cina e la Russia. Si tratta di invertire questa tendenza, in modo radicale: sia per ridurre i conflitti e le violenze nel mondo, sia per utilizzare per scopi sociali e di sviluppo questa quantità immane di risorse che va sprecata e provoca conflitti e guerre. Di fronte a questa gravissima crisi economica e finanziaria mondiale, dobbiamo dare un segnale di discontinuità. Per questo, noi facciamo una proposta -modesta e realistica &#8211; ai paesi del G7 riuniti a Roma: la riduzione del 10% della spesa militare in questi paesi. In questo modo si recupererebbe una cifra importante -quasi 60 miliardi di euro- che potrebbe essere destinata al welfare, al lavoro, all&#8217;ambiente, allo sviluppo. Anche l&#8217;Italia deve procedere in questa direzione: da anni la campagna Sbilanciamoci! propone la riduzione di 4 miliardi di euro della spesa militare italiana, che meglio potrebbero essere investiti in politiche sociali, ambientali, di solidarietà con i paesi in via di sviluppo.</p>
<p><strong><em>6. </em> Sostegno al lavoro, sostegno ai salari, lotta alla precarietà</strong></p>
<p>Le linee guida proposte dal G7 finanziario dovranno evitare che gli effetti della crisi provocata dalle acrobazie della finanza ricadano in primo luogo sui lavoratori. Questo dovrebbe essere un imperativo morale di tutti i governi. Chiediamo che il G7 assuma la difesa del lavoro e dei salari come punto assolutamente prioritario. Basterebbe solo una piccola parte dei soldi destinati al salvataggio delle banche a livello internazionale per alimentare politiche del lavoro e dei redditi che salvaguardino in modo molto più efficace i cittadini da questa crisi. Mentre deve essere accentuata la pressione fiscale sui redditi alti e le rendite, deve essere ridotta l&#8217;imposizione fiscale ai redditi medio-bassi, sotto i 23mila euro. Vanno tutelati (al contrario dei provvedimenti del governo che prevedono dopo un certo periodo di tempo l&#8217;espulsione) i lavoratori immigrati in caso di perdita del posto di lavoro. In questo contesto l&#8217;Unione Europea deve subito imprimere una direzione alle politiche economiche dei governi. Anche in Italia le prime misure devono difendere quei lavoratori meno tutelati dal punto di vista contrattuale attivando un piano di ammortizzatori sociali per i lavoratori precari, che saranno i primi a cadere a causa della crisi e che in questo momento sono abbandonati a loro stessi. I provvedimenti presi dal governo Berlusconi sono sbagliati (come la detassazione degli straordinari, poi revocata) insufficienti e limitati: non c&#8217;è alcuna volontà determinata volta a salvaguardare il potere d&#8217;acquisto dei lavoratori e a prevenire che nei prossimi mesi si realizzi anche in Italia (come sta già avvenendo) una massiccia perdita di posti di lavoro. E saranno i precari a pagare il prezzo più alto: le misure del governo in questo campo sono simboliche. È necessario stanziare risorse sufficienti a garantire un reddito a tutti i lavoratori che rischiano di essere licenziati. Chiediamo il blocco dei licenziamenti, l&#8217;estensione degli ammortizzatori sociali a tutte le tipologie di imprese e di contratti di lavoro. Chiediamo di condizionare l&#8217;aiuto pubblico alle imprese alla salvaguardia del posto di lavoro. Tra gli incentivi che devono essere dati alle imprese alcuni devono essere vincolati alla stabilizzazione dei propri lavoratori con contratti di lavoro a tempo indeterminato.</p>
<p><strong><em>7. </em> L&#8217;economia della conoscenza</strong></p>
<p>Contro la finanziarizzazione dell&#8217;economia che ha prodotto disuguaglianze e bolle speculative, l&#8217;apparato produttivo deve essere rilanciato puntando al sostegno di tutti gli aspetti legati all&#8217;economia della conoscenza e alla qualità delle produzioni. L&#8217;Italia è estremamente indietro in questo campo, il sistema universitario è anchilosato, la ricerca è abbandonata a se stessa e i settori in grado di innovare sono sempre più di nicchia. A differenza delle idee miopi del governo che taglia la ricerca e guarda al nucleare, auspichiamo a un reale rilancio del settore della ricerca pubblica e privata che si traduca in effettivi processi di innovazione. Questa deve rivolgersi tra l&#8217;altro a migliorare l&#8217;innovazione della nostra economia, soprattutto nel campo energetico, della mobilità, della comunicazione, delle infrastrutture. La spesa per la ricerca deve raggiungere il 3% del Pil, deve essere fermata la fuga di cervelli dal nostro paese e ridato respiro al mondo dell&#8217;università e a quelle imprese in grado di innovare.</p>
<p><strong><em>8. </em> L&#8217;economia verde</strong></p>
<p>Il G7 dovrà individuare un percorso di riduzione delle emissioni che consenta di rimanere ben al di sotto di un aumento medio globale di 2 gradi centigradi della temperatura (rispetto ai livelli pre-industriali) e dovrà garantire l&#8217;applicazione del protocollo di Kyoto sulla linea anche dei nuovi obiettivi europei al 2020 (riduzione di almeno il 20% delle emissioni di Co2, traguardo del 20% di produzione energetica da rinnovabili e miglioramento del 20% nell’efficienza energetica). La riconversione ecologica delle attività produttive dovrà avere come obiettivo ottimale la riduzione delle emissioni nazionali per i paesi sviluppati tra il 25% e il 40% sotto il livello del 1990, entro il 2020. Anche in Italia appare indispensabile un massiccio piano di investimenti nelle energie rinnovabili per non rimanere dipendenti dal petrolio, per lottare contro il cambiamento climatico e per rilanciare quei settori dell&#8217;economia che guardano al futuro. Purtroppo i provvedimenti della manovra finanziaria e del decreto anti-crisi vanno in tutt&#8217;altra direzione. E anche gli interventi sulla crisi dell&#8217;auto ricalcano il vecchio modello delle rottamazioni che in questi anni non hanno prodotto una vera innovazione ecologica nel mercato privato della mobilità, almeno in Italia. Investire massicciamente nelle energie pulite è un obiettivo irrinunciabile e centrale. Investire in Kyoto fa crescere imprese e lavoro, non il contrario. Contestualmente vanno rilanciati gli investimenti pubblici per la mobilità sostenibile e per il riequilibrio modale oltre a un piano di “piccole opere” che risanino il sistema di infrastrutture del nostro paese.</p>
<p><strong>9. Legalità e giustizia fiscale. In Italia</strong></p>
<p>In un periodo in cui le risorse pubbliche di tutti i paesi sono state messe a dura prova per salvare le banche e per sostenere l&#8217;economia, è ancora più intollerabile l&#8217;evasione e l&#8217;elusione fiscale oltre che l&#8217;esistenza di regimi fiscali vantaggiosi proprio per quei settori finanziari che questa crisi hanno fatto esplodere. In Italia è essenziale che non venga abbandonato, come sta accadendo in questi mesi, ma al contrario rafforzato, l&#8217;impegno nella lotta all&#8217;evasione fiscale. Allo stesso tempo è necessario spostare il carico fiscale dal lavoro ai settori finanziari attraverso la tassazione di tutte le rendite (titoli di stato, utili su conti correnti bancari, azioni, ecc.) al 23% &#8211; avvicinandoci in questo modo alla media europea &#8211; stabilendo una franchigia per i titoli di stato detenuti da persone fisiche (che non superano il 12% del totale) sotto l&#8217;importo di 150mila euro. Devono essere anche rimodulate le aliquote in senso progressivo con un&#8217;aliquota massima del 48% per i redditi superiori ai 200mila euro e introdotte una serie di tasse di scopo che vadano a colpire comportamenti dannosi (emissioni di CO2, pubblicità, speculazione finanziaria, auto di grande cilindrata).</p>
<p><strong>10. Legalità e giustizia fiscale. Nel mondo: chiudere i paradisi fiscali</strong></p>
<p>Gli standard di rendicontazione internazionale, che consentono alle imprese di pubblicare nei loro bilanci unicamente dati aggregati per macro-regioni, danno la possibilità di non pagare tasse nel paese in cui queste imprese operano, trasferendo le risorse corrispondenti verso i paradisi fiscali. Una rendicontazione basata sulle giurisdizioni (paese per paese o <strong> country by country reporting</strong>) <strong>delle entrate delle imprese transnazionali </strong> è un primo passo verso la regolamentazione degli introiti di queste imprese, e quindi verso la prevenzione delle enormi fughe di capitali. Secondo le stime più recenti, i flussi illeciti che ogni anno si trasferiscono dal Sud verso il Nord del mondo e i paradisi fiscali potrebbero avere superato i 1.000 miliardi di dollari, e sono in crescita del 18% l&#8217;anno. In altre parole, per ogni dollaro che il Nord versa al Sud per la cooperazione internazionale e l&#8217;aiuto allo sviluppo, 10 dollari seguono il percorso inverso, in primo luogo a causa dell&#8217;evasione dell&#8217;elusione fiscale delle imprese del Nord che realizzano affari al Sud. Un sistema obbligatorio di rendicontazione paese per paese, adottato a livello globale, permetterebbe di migliorare in maniera determinante la trasparenza sulle attività e i profitti delle imprese transnazionali. Si tratta con ogni probabilità della singola misura più importante nella lotta contro l&#8217;elusione e l&#8217;evasione fiscale, la corruzione, la criminalità finanziaria e i paradisi fiscali. Allo stesso tempo è necessario muovere politiche chiare da subito per <strong>chiudere i paradisi fiscali</strong>, che sono utilizzati dalle persone e dalle imprese che intendono eludere o evadere il fisco e dalla grande criminalità organizzata, e sono caratterizzati dalla mancanza di trasparenza, dalla segretezza e dall&#8217;anonimato. Oltre la metà del commercio internazionale passa almeno da un paradiso fiscale, anche se questi ultimi incidono solo per il 3% sul PIL globale. È da notare che la maggior parte dei paradisi fiscali si trovano in Europa o sono strettamente legati alle nazioni europee, come avviene ad esempio per diversi territori del Commonwealth. Le conseguenze e gli impatti dei paradisi fiscali sono enormi, tanto nel Nord quanto nel Sud del mondo. Questi territori minano la giustizia e l&#8217;equità fiscale, compromettono il welfare e le politiche pubbliche, favoriscono l&#8217;elusione e l&#8217;evasione fiscale, la corruzione e la grande criminalità. Questi territori sono anche responsabili di una concorrenza sleale tra le imprese. Quelle transnazionali, con maggiore esperienza in ambito fiscale e con una produzione indirizzata all&#8217;export sono indebitamente avvantaggiate rispetto a quelle di piccola dimensione e che producono per i mercati locali. Non esiste nessun argomento economico valido per premettere ai paradisi fiscali di portare avanti le loro operazioni. Questi territori dovrebbero essere spinti ad abbandonare le proprie pratiche finanziarie e fiscali a partire da misure ad interim, che vanno dal togliere il segreto bancario alle banche sotto la loro sovranità, al prevedere delle forti imposte sulle transazioni da e per i centri offshore, fino a chiedere ai governi occidentali di impedire che le imprese dei propri paesi abbiano filiali o controllate in questi territori, in particolare se beneficiano di sostegno pubblico.</p>
<p>http://www.sbilanciamoci.org</p>
<p>http://www.crbm.org</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.sbilanciamoci.org/">www.sbilanciamoci.org</a></p>
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		<title>Proposti investimenti per 5 miliardi nell&#8217;energia e nelle infrastrutture Internet a banda larga</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 14:17:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia, Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Web utile]]></category>

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		<description><![CDATA[La Commissione europea ha presentato in data odierna, nel quadro dell&#8217;attuazione del piano di ripresa approvato dal Consiglio europeo in dicembre 2008, proposte di investimento in progetti fondamentali concernenti infrastrutture dell&#8217;energia e di Internet a banda larga. Nel breve termine questi progetti forniranno all&#8217;economia europea lo stimolo di cui essa ha grande bisogno, fissando nel contempo obiettivi strategici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>La Commissione europea ha  presentato in data odierna, nel quadro dell&#8217;attuazione del piano di ripresa  approvato dal Consiglio europeo in dicembre 2008, proposte di  investimento in progetti fondamentali concernenti infrastrutture dell&#8217;energia e  di Internet a banda larga. Nel breve termine questi progetti forniranno  all&#8217;economia europea lo stimolo di cui essa ha grande bisogno, fissando nel  contempo obiettivi strategici come la sicurezza energetica. Tutti gli  Stati membri beneficeranno del pacchetto di  misure.</em></strong><br />
<span id="more-995"></span><br />
Il Presidente della Commissione,  José Manuel Barroso, ha dichiarato: &#8220;Il piano di ripresa dell&#8217;UE è  prima di tutto un <em>investimento  intelligente</em>, uno stimolo a breve termine orientato su obiettivi a lungo  termine. Le misure adottate oggi vanno esattamente in questa direzione: un  elenco di progetti specifici cui assegnare 5 miliardi di euro non  utilizzati del bilancio dell&#8217;UE per costruire un&#8217;Europa più forte a lungo  termine. Dobbiamo trarre insegnamento dalla recente crisi del gas e investire  fortemente nell&#8217;energia. Dobbiamo anche incentivare l&#8217;economia europea fornendo  alle comunità rurali le autostrade informatiche. La Commissione si è impegnata a  collaborare con gli Stati membri, che beneficeranno tutti delle misure proposte,  per rivitalizzare l&#8217;economia europea mediante investimenti in questi settori  fondamentali.&#8221;.</p>
<p>Il pacchetto di misure presentato oggi  contiene:</p>
<p>- una breve comunicazione che descrive in generale il contesto e  gli obiettivi dell&#8217;iniziativa;<br />
- per  quanto riguarda i progetti energetici: una  proposta di regolamento che concede alla Comunità un finanziamento per progetti  strategici nel settore dell&#8217;energia. Si propone un importo complessivo di  3,5 miliardi di euro per gli investimenti di cattura e stoccaggio  del carbonio (dotazione finanziaria: 1 250 milioni di euro), per  i progetti di energia eolica offshore (520 milioni di euro) e per i  progetti di interconnessioni del gas e dell&#8217;elettricità (1 730 milioni  di euro);</p>
<p>- per la banda larga, la Commissione propone di destinare 1 miliardo  di euro per estendere e migliorare la connessione a Internet ad alta velocità  nelle comunità rurali; <span style="text-decoration: underline;">tale importo, erogato mediante l&#8217;attuale Fondo europeo  agricolo per lo sviluppo rurale</span>, servirà a coprire gli attuali &#8220;<span style="text-decoration: underline;">vuoti&#8221;  della mappa europea della banda larga (il 20% della popolazione delle zone  rurali che non ha accesso alla banda  larga)</span>;</p>
<p>- per affrontare le nuove sfide  contenute nella valutazione della politica agricola comune  (PAC : impiegando gli attuali meccanismi di sviluppo rurale, 500 milioni  di euro sarebbero destinati al lancio dei lavori per affrontare le &#8220;nuove  sfide&#8221; definite nella valutazione della PAC, sfide costituite dal cambiamento  climatico, dalle fonti energetiche rinnovabili, dalla gestione delle risorse  idriche, dalla biodiversità e dalla ristrutturazione del settore  lattiero-caseario.</p>
<p>Le reti energetiche e le reti a banda larga hanno entrambe  un&#8217;importanza cruciale per il futuro dell&#8217;economia  dell&#8217;Unione europea.<br />
La Commissione ha evidenziato il rilievo assunto  dalla sicurezza energetica nella sua seconda analisi strategica della politica  energetica nel novembre 2008. La recente crisi del gas non ha fatto  altro che accentuare l&#8217;importanza di questa sfida. Nell&#8217;attuale contesto  economico e finanziario è difficile reperire investimenti per i progetti. Il  supporto dell&#8217;Unione europea consentirà di rilanciare questi progetti, che  contribuiranno a colmare le lacune delle interconnessioni energetiche  dell&#8217;Unione europea e a mantenere la tendenza a utilizzare al meglio le  risorse energetiche interne dell&#8217;Unione europea. Questi progetti pongono  l&#8217;accento sulle esigenze transfrontaliere e sullo sviluppo di nuove tecnologie,  essenziali per rispondere alle future esigenze energetiche  dell&#8217;Europa.</p>
<p>L&#8217;estensione e il rinnovamento  dell&#8217;infrastruttura di Internet ad alta velocità rappresentano un imperativo  economico e sociale. Il piano europeo di ripresa economica si pone come  obiettivo lo sviluppo delle reti a banda larga in modo da raggiungere nel 2010  una copertura di Internet ad alta velocità pari al 100%. Tuttavia, le zone  rurali dovranno sempre sormontare difficoltà supplementari per connettersi alla  rete a banda larga, difficoltà che aumentano con la riduzione degli  investimenti. Tale situazione ha conseguenze sociali ed economiche dirette. Per  tale motivo è opportuno concentrare questa azione sulle zone rurali; utilizzare  gli strumenti disponibili per lo sviluppo rurale permetterà di intervenire  rapidamente sul terreno.</p>
<p>Un elenco completo dei progetti proposti dalla  Commissione per le infrastrutture energetiche si trova in  allegato.</p>
<p><strong>Contesto</strong></p>
<p>Nel novembre 2008, nel quadro del suo piano  europeo di ripresa economica, la Commissione ha proposto di stanziare per il  2009 e il 2010 altri 5 miliardi di euro provenienti dai crediti non  spesi del bilancio dell&#8217;UE per progetti nel settore dell&#8217;energia e  dell&#8217;infrastruttura a banda larga. L&#8217;idea era di accelerare gli investimenti  necessari, attenuare gli effetti della recessione economica sul settore  dell&#8217;edilizia e rafforzare il potenziale di crescita sostenibile a lungo termine  dell&#8217;Unione europea, stimolandone l&#8217;economia con precisi obiettivi. Si  tratta di un contributo importante all&#8217;obiettivo concordato di destinare l&#8217;1,5 %  del PIL a misure di stimolo dell&#8217;economia, sia nazionali sia  comunitarie.</p>
<p>La proposta è stata  presentata oggi dal Presidente Barroso, d&#8217;accordo con i  commissari Piebalgs, Fischer Boel e Reding. Con queste proposte  la Commissione attua il mandato conferitole dal Consiglio europeo nel  dicembre del 2008 affinché presentasse rapidamente un elenco di progetti  specifici che tenessero conto di un adeguato equilibrio geografico.<br />
Per  massimizzare gli effetti il più rapidamente possibile sull&#8217;economia in generale,  è stato posto un particolare accento sulla necessità di impegnare le spese nel  2009 e nel 2010.</p>
<p>Affinché le proposte possano produrre quanto  prima gli effetti perseguiti, la Commissione auspica che il Consiglio e il  Parlamento europeo riescano a far progredire velocemente i dibattiti e  l&#8217;adozione delle misure legislative. La Commissione pertanto si augura che possano essere accelerate le  normali procedure delle altre istituzioni, per consentire una rapida adozione  del pacchetto.</p>
<p><strong>Link  utili</strong>:<br />
<a href="http://ec.europa.eu/italia/documents/attualita/trasporti_energia/5b.pdf" target="_blank">I Progetti proposti dalla Commissione nel settore  dell&#8217;energia</a><br />
<a href="http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/09/36&amp;format=HTML&amp;aged=0&amp;language=EN&amp;guiLanguage=en" target="_blank">Investire oggi per l&#8217;energia di  domani</a><br />
<a href="http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/09/35&amp;format=HTML&amp;aged=0&amp;language=EN&amp;guiLanguage=en" target="_blank">Domande e risposte sul progetto di investimento  nella banda larga</a></p>
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