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	<title>Portale Solidale &#187; Integrazione</title>
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	<description>Seleziona ed archivia articoli relativi alle ONLUS ed alle iniziative cattoliche e solidali.</description>
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		<title>A Madrid! di Franco Bomprezzi</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 15:09:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disabilità]]></category>
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		<description><![CDATA[Non ci volevo credere, e invece è vero. Il glorioso, monumentale stadio di Madrid, il Santiago Bernabeu, che ospiterà il 22 maggio prossimo la finale di Champions League fra Bayern Monaco e Internazionale Milano, è assai scarsamente accessibile alle persone con disabilità. Lo deduco da un paio di link trovati in questi giorni di assidua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ci volevo credere, e invece è vero. Il glorioso, monumentale  stadio di Madrid, il Santiago Bernabeu, che ospiterà il 22 maggio  prossimo la finale di Champions League fra Bayern Monaco e  Internazionale Milano, è assai scarsamente accessibile alle persone con  disabilità. Lo deduco da<a href="http://www.rioja2.com/n-53310-702-Pesimo_acceso_Bernabeu"> un paio  di link</a> <a href="http://www.realmadrid.com/cs/Satellite/es/1202737496564/noticia/Noticia/Voluntarios_de_la_Fundacion.htm">trovati</a> in questi giorni di assidua ricerca di informazioni e di <a href="http://todo-real-madrid.blogspot.com/2009/12/denuncia-acceso-minusvalidos-en-el.html">passaparola  su facebook</a>. I posti accessibili sono pochi, scomodi,  e  addirittura pericolosi da raggiungere.<br />
<span id="more-1449"></span><br />
Inutile dire che io, da tifoso dell’Inter e da persona disabile  incosciente, vorrei proprio andarci, a Madrid, per vivere assieme agli  altri tifosi nerazzurri un momento epico della nostra storia calcistica,  che arriva, a dire il vero, con qualche decennio di  distanza  dall’ultima occasione analoga (ero davvero giovane, allora…). Non nego  dunque il conflitto di interessi, ma so bene che nel nostro Paese questo  non è un gran problema, e forse neanche in Spagna.</p>
<p>Assai più grave è che la Uefa decida di assegnare la finale di  Champions League a una città senza inserire – lo deduco, non ne sono  sicuro, ma a questo punto mi pare assai probabile – fra i requisiti  essenziali la piena e adeguata accessibilità dell’impianto a tutti. Il  risultato è che entrambe le tifoserie – bavaresi e milanesi – si vedono  negato un <a href="http://www.superando.it/docs/Convenzione%20Definitiva.pdf">diritto  sancito dalla Convenzione Onu all’art.30</a> . Inutile, ma mica tanto,  ricordare che la Spagna è fra i primi Paesi a ratificare la Convenzione,  e in effetti molte cose nel Paese iberico funzionano bene, stando alle  informazioni in possesso delle associazioni delle persone con  disabilità. Ma qui davvero non ci siamo.</p>
<p>Io vado spesso a San Siro, e anche se contesto la filosofia  dell’accessibilità di questo come di tutti gli altri stadi (parliamo  comunque di spazi “dedicati”, il che impedisce la libera scelta del  posto, della visuale, delle amicizie, e così via…) bisogna pur dire che  Inter e Milan consentono a moltissime persone con disabilità di accedere  a spazi dignitosi, con ottima visibilità, in posizione centrale,  tribuna arancio, e anche gratis (cosa sulla quale dissento da sempre:  poco ma farei pagare, in modo da essere sicuri che si va allo stadio per  passione… autentica!).</p>
<p>Pensavo dunque che la mia balzana idea di partire e andare in auto a  Madrid, via Barcellona (per passare dal luogo del delitto, ovviamente…)  sarebbe stata fattibile, se non addirittura banale. E invece così non  sembra. Presto per rinunciare, anzi, cerco una mobilitazione bipartisan  (Inter e Bayern) con l’aggiunta di spiriti liberi di ogni bandiera,  perché sono convinto che dietro la banalità di un diritto apparentemente  minore (ovviamente non paragonabile ai servizi essenziali alla persona)  si celi un sentire comune, una bandiera che tutti comprendono e possono  sventolare con foga. Non chiedo di tifare Inter, ci mancherebbe, ma  semplicemente di garantire a me, e a tutti i tifosi con disabilità, di  poter scegliere se andare o meno a vivere un grande evento sportivo, in  un tempio del calcio moderno.</p>
<p><strong>Fonte</strong>: <a href="http://blog.vita.it/francamente/" target="_blank">Franco Bomprezzi</a></p>
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		<title>Daphne III</title>
		<link>http://www.portale-solidale.it/daphne-iii/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 21:21:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Integrazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;ambito del programma Daphne III, la Commissione europea ha pubblicato il bando &#8220;JLS/2009-2010/DAP/AG&#8221;, che intende sovvenzionare progetti transnazionali in tema di prevenzione e lotta contro la violenza nei confronti dei bambini, dei giovani e delle donne e per proteggere le vittime ed i gruppi a rischio. I progetti presentati devono rientrare in uno dei seguenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;ambito del programma Daphne III, la Commissione europea ha pubblicato il bando &#8220;JLS/2009-2010/DAP/AG&#8221;, che intende sovvenzionare progetti transnazionali in tema di prevenzione e lotta contro la violenza nei confronti dei bambini, dei giovani e delle donne e per proteggere le vittime ed i gruppi a rischio.<br />
<span id="more-1417"></span><br />
I progetti presentati devono rientrare in uno dei seguenti temi stabiliti dal bando:</p>
<ol>
<li>Violenza di strada tra pari – identificazione delle buone pratiche, raccomandazioni, campagne di sensibilizzazione che coinvolgono i giovani sui temi della violenza di strada, della violenza giovanile e le relative problematiche quali la droga, l’abuso di alcol ed il trasporto di armi</li>
<li>Violenza attraverso i media – realizzazione di programmi educativi e di formazione, nonché realizzazione di attività volte ad aumentare la comprensione nei bambini, nei giovani e nelle donne degli effetti potenzialmente negativi delle nuove tecnologie ed educarli sui rischi e sulle possibili soluzioni, con l’obiettivo di garantire il loro benessere e la loro sicurezza</li>
<li>Punizioni corporali nei confronti dei bambini – creazione di materiale didattico e di sensibilizzazione che affronti la questione delle punizioni corporali nei confronti dei bambini nelle loro case e / o negli istituti o semi-istituti,  subite in tutta Europa</li>
<li>Rafforzamento delle capacità delle forze dell’ordine e degli operatori giuridici inerenti la violenza nei confronti del partner -  formazione e scambio di esperienze, al fine di rafforzare la capacità dei professionisti che lavorano in polizia, in settori giudiziari e para-giuridici a favore delle donne vittime di violenza domestica</li>
<li>Lavoro sul campo a livello base con il coinvolgimento dei bambini, dei giovani e / o delle donne, in particolare programmi che mirano a dare loro la facoltà di proteggere se stessi ed i loro coetanei contro la violenza. Tali programmi potrebbero includere specificamente la formazione, la consulenza, la formazione di meccanismi di gruppo informale di sostegno e di idee innovative volte allo sviluppo di un ambiente protetto per i bambini, i giovani e le donne.</li>
</ol>
<p>I progetti, della durata di 12 o 24 mesi, devono essere presentati da almeno due organizzazioni partner di due diversi Stati membri dell&#8217;Unione.</p>
<p>Al fine di fornire supporto per la presentazione dei progetti, si invitano le associazioni o enti interessati a dare informazione dell&#8217;intenzione e dei contenuti del progetto inviando una e-mail a <a title="mailto:redazione.rete@governo.it" href="mailto:redazione.rete@governo.it">redazione.rete@governo.it</a>, all&#8217;attenzione del direttore generale dell&#8217;Ufficio per gli interventi in campo economico e sociale, dott. Michele Palma, rappresentante italiano del comitato Daphne III.</p>
<p>Le domande di sovvenzione devono essere presentate <strong>entro il 30 aprile 2010</strong>.</p>
<p>Allegati:</p>
<hr />
<ul>
<li> <a title="scarica il file the_daphne_programme_factsheet in formato .pdf" href="http://www.retepariopportunita.it/Rete_Pari_Opportunita/UserFiles/news/the_daphne_programme_factsheet.pdf"><img src="http://www.retepariopportunita.it/Graphic/Rete_Pari_Opportunita/Images/IconeFile/IconaPdf.jpg" alt="scarica il file the_daphne_programme_factsheet in formato .pdf" /></a> <a title="scarica il file the_daphne_programme_factsheet in formato .pdf" href="http://www.retepariopportunita.it/Rete_Pari_Opportunita/UserFiles/news/the_daphne_programme_factsheet.pdf">Daphne Programme Facts Sheet</a></li>
</ul>
<p>Approfondimenti:</p>
<hr />
<ul>
<li> <a title="link esterno al sito http://ec.europa.eu" href="http://ec.europa.eu/justice_home/funding/daphne3/funding_daphne3_en.htm">Daphne III</a></li>
</ul>
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		<title>Le bambole &#8216;Baby Down&#8217;</title>
		<link>http://www.portale-solidale.it/le-bambole-baby-down/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 22:31:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperative sociali di tipo "B"]]></category>
		<category><![CDATA[Disabilità e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Impresa sociale]]></category>
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		<description><![CDATA[In vendita in Italia il bambolotto con i tratti della sindrome di Down ideato in Spagna. Distribuzione a cura della cooperativa sociale Il Martin Pescatore. Ricavato a favore delle persone con disabilità e delle associazioni Ceps e Retinite Pigmentosa Emilia-Romagna Occhi allungati, ditina dei piedi leggermente separate e lingua un po’ all’infuori. Per combattere i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In vendita in Italia il bambolotto con i tratti della sindrome di Down ideato in Spagna. Distribuzione a cura della cooperativa sociale Il Martin Pescatore. Ricavato a favore delle persone con disabilità e delle associazioni Ceps e Retinite Pigmentosa Emilia-Romagna</strong></p>
<p>Occhi allungati, ditina dei piedi leggermente separate e lingua un po’ all’infuori. Per combattere i pregiudizi sulla disabilità e diffondere il rispetto delle diversità, arriva anche in Italia Baby Down, la bambola con i tratti somatici di un bebè con sindrome di Down. Nata in Spagna due anni fa da un’idea della casa produttrice di giocattoli Super Juguete e della Fundaciòn Down España e subito diventata un successo, Baby Down sbarca sul mercato italiano grazie alla collaborazione tra una cooperativa sociale e un’impresa commerciale e al sostegno di due associazioni non profit, tutte di Bologna.<br />
<span id="more-1366"></span><br />
A importarla in esclusiva per l’Italia, rinunciando alle normali spettanze, sarà la società Cangillo Interni Limited Edition, mentre la distribuzione sarà curata dalla cooperativa sociale Il Martin Pescatore, che assiste e dà lavoro a persone con gravi disturbi psichici. Saranno loro, infatti, a occuparsi degli imballaggi e delle spedizioni della bambola sul territorio nazionale.</p>
<p>Il ricavato delle vendite di Baby Down (che per adesso è possibile effettuare solo on line all’indirizzo <a href="http://www.ilmartinpescatore.org/baby-down.html">www.ilmartinpescatore.org/baby-down.html</a>) andrà a sostenere le attività della cooperativa Il Martin Pescatore e delle due associazioni di familiari di persone con disabilità genetica, coinvolte nell’iniziativa: sono l’associazione Retinite Pigmentosa Emilia-Romagna e il Ceps (Centro emiliano problemi sociali per la Trisomia 21) di Bologna. Gli incassi serviranno inoltre ad attivare un laboratorio di sartoria per realizzare i vestitini per le bambole, che darà un’opportunità lavorativa alle persone in situazioni di disagio.</p>
<p>“Proporre una bambola con sindrome di Down, con i suoi caratteristici occhi a mandorla, è una novità per l’Italia &#8211; dice Francesca Bernaroli, presidente della cooperativa Il Martin Pescatore -. Ci piace l’idea di offrire l’opportunità di abbattere, attraverso il gioco, i pregiudizi legati a questa condizione genetica e, più in generale, alla diversità”.</p>
<p>Disponibile per ora nella versione “femminuccia”, Baby Down è un giocattolo che insegna a confrontarsi con le diversità e a conoscere le necessità dei bambini affetti dall’alterazione cromosomica nota come Trisomia 21. Nella confezione della bambola è infatti inserito un opuscolo che contiene alcune semplici indicazioni sulle attività più indicate per stimolare le capacità sensoriali e intellettive dei bambini con sindrome di Down.</p>
<p>“Ad esempio Baby Down può insegnare &#8211; aggiunge Claudio Rizzoli, presidente del Ceps &#8211; che gli occhi leggermente a mandorla dei bambini con Trisomia 21 fanno parte della loro identità e che non vanno cancellati con la chirurgia estetica. Le persone con sindrome di Down e altre diversità non sono di un mondo a parte, sono tra noi, ed è normale che lo siano”.</p>
<p>“Con Baby Down non vogliamo assolutamente suscitare polemiche né banalizzare la disabilità riducendola a un semplice giocattolo &#8211; conclude Antonella Gambini dell’associazione Retinite Pigmentosa Emilia-Romagna -. Crediamo piuttosto che attraverso il gioco si possa diffondere, già tra i più piccoli, la cultura del rispetto e offrire l’occasione per un percorso di crescita verso il riconoscimento di ogni individualità”.</p>
<p>Baby Down è in vendita al prezzo di 34,90 euro.</p>
<p><strong>Per informazioni:</strong><br />
Il Martin Pescatore, tel. 051 6761870<br />
e-mail <a href="mailto:sociale@ilmartinpescatore.org">sociale@ilmartinpescatore.org</a>.</p>
<p>Ass. Retinite Pigmentosa Emilia-Romagna, tel. 051 246705<br />
e-mail <a href="mailto:rp.bologna@associazionerpbo.191.it">rp.bologna@associazionerpbo.191.it</a>.</p>
<p>Ceps, tel. 051.322041, e-mail <a href="mailto:assceps@iperbole.bologna.it">assceps@iperbole.bologna.it</a>.</p>
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		<title>Englaro, Caldora: &#8221;Dopo la megafiction, si pensi alla disabilità grave&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 15:09:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disabilità]]></category>
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		<description><![CDATA[Per Mario Caldora, presidente di un comitato per l&#8217;assistenza delle persone con grave disabilità e padre di Chiara, cerebrolesa dalla nascita, è evidente la scarsa conoscenza della realtà di chi assiste nel silenzio i propri cari ROMA – La “megafiction” andata in onda su Eluana Englaro, intorno alla quale “siamo riusciti a coinvolgere anche le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Per Mario Caldora, presidente di un comitato per l&#8217;assistenza delle persone con grave disabilità e padre di Chiara, cerebrolesa dalla nascita, è evidente la scarsa conoscenza della realtà di chi assiste nel silenzio i propri cari</em></strong></p>
<p>ROMA – La “megafiction” andata in onda su Eluana Englaro, intorno alla quale “siamo riusciti a coinvolgere anche le più alte cariche dello Stato” mostra che “non conosciamo abbastanza il mondo della disabilità grave” e la realtà “di quelle famiglie che assistono nelle proprie case i loro cari, spesso in silenzio e senza alcun sostegno ma certamente con coraggio e con amore”. All’indomani della morte di Eluana Englaro, è questo il pensiero di Mario Caldora, presidente del comitato &#8220;Cinzia Fico&#8221;</p>
<p> <span id="more-1014"></span></p>
<p>“Quando i riflettori di questo clamoroso megashow si saranno spenti, e speriamo nell’interesse di tutti che avvenga al più presto – afferma Caldora &#8211; capiremo se questa volta a dividere il mondo (anche quello politico) è stata la disperazione e il possibile e umano rifiuto di un genitore incapace di accettare la nuova condizione di vita della figlia, o semplicemente quell’insana abitudine, che ormai ci caratterizza, di voler ad ogni costo esprimere la nostra opinione su tutto e su tutti”.</p>
<p>“Siamo riusciti finalmente anche noi – prosegue l’uomo &#8211; ad avere una nostra Terry Schiavo, anzi di più perché siamo riusciti a coinvolgere anche le più alte cariche dello Stato su questa vicenda, ponendo la questione personale di un uomo e della figlia al centro dell’universo, dell’attenzione dello stato, del parlamento, della chiesa…”. “Evidentemente – è il suo pensiero &#8211; non conosciamo abbastanza il mondo della disabilità, quella veramente grave, di quelle famiglie che assistono nelle proprie case, e non nelle cliniche private, i loro cari gravissimi, spesso in silenzio e senza alcun sostegno, ma certamente con coraggio e amore”.</p>
<p>“Auguriamoci – è il messaggio del presidente del Comitato per l&#8217;assistenza delle persone con grave disabilità &#8211; che questa megafiction possa contribuire ad accendere i riflettori su queste centinaia di migliaia di realtà” e che &#8211; “il sacrificio di Eluana possa diventare un testamento, un messaggio per noi poveri e piccoli esseri umani”. (ska) </p>
<p><a href="http://www.redattoresociale.it">Redattore Sociale</a></p>
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		<title>Siena, 60 mila euro per l&#8217;istruzione dei non udenti</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jan 2009 18:37:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disabilità]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel 2008 l&#8217;Asp Città di Siena ha lavorato molto per l&#8217;istruzione e l&#8217;assistenza ai sordi. 19 gli studenti che hanno frequentato il doposcuola gratuito all&#8217;Istituto Pendola. Programmi anche per il 2009 Siena &#8211; Doposcuola gratuito per 19 studenti sordi, investimenti in formazione per 60 mila euro, oltre 250 visite per il museo di apparecchi audiologici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Nel 2008 l&#8217;Asp Città di Siena ha lavorato molto per l&#8217;istruzione e l&#8217;assistenza ai sordi. 19 gli studenti che hanno frequentato il doposcuola gratuito all&#8217;Istituto Pendola. Programmi anche per il 2009</em></strong></p>
<p>Siena &#8211; Doposcuola gratuito per 19 studenti sordi, investimenti in formazione per 60 mila euro, oltre 250 visite per il museo di apparecchi audiologici e strumenti didattici e una cinquantina circa per la biblioteca dell&#8217;Istituto Pendola, ma soprattutto la certezza di aver dato un sostegno essenziale a tanti giovani non udenti che, grazie al supporto di insegnanti qualificati, stanno compiendo i loro studi con rendimenti eccellenti.</p>
<p> <span id="more-974"></span></p>
<p>È positivo il bilancio delle attività di istruzione e assistenza ai sordi che l&#8217;Asp “Città di Siena” ha portato avanti nel corso del 2008, nel rispetto di quella vocazione che l&#8217;azienda ha ereditato dall&#8217;antico Istituto Tommaso Pendola. Un impegno che proseguirà anche nel 2009 con tante riconferme, a partire dal doposcuola, ma anche tante novità tra cui spiccano l&#8217;assegnazione di un premio di laurea ad uno studente sordo e l&#8217;inaugurazione di una mostra permanente di produzioni artistiche dei sordi.</p>
<p>“Imparare attraverso lo studio o esprimere la propria creatività e il proprio talento sono diritti che non possono venir lesi da una condizione di difficoltà quale può essere la sordità &#8211; dichiara Donatella Buti, presidente Asp “Città di Siena” &#8211; Da questo principio nasce l&#8217;obiettivo primario dell&#8217;Asp, che è quello di dare il proprio contributo perché, con un sostegno adeguato, anche chi è sordo possa esprimere le proprie potenzialità in tutti gli ambiti, dall&#8217;arte alla scuola”.</p>
<p>Per il 2009, l&#8217;impegno proseguirà in queste direzioni con importanti novità già in cantiere: tra queste, un convegno con gli ex alunni del Pendola dal titolo “Ieri l&#8217;istituto Pendola, oggi l&#8217;Asp Città di Siena: quale domani per i sordi”, importante occasione per ripercorrere la storia e l&#8217;evoluzione dell&#8217;Istituto e riflettere su una vocazione all&#8217;assistenza e all&#8217;istruzione che i cambiamenti non hanno scalfito. A marzo si aprirà inoltre una mostra permanente di produzioni artistiche dei sordi allestita con la collaborazione della sezione provinciale Ens. Tra i promotori, due dei più noti artisti sordi di Siena, Carlo Semplici e Giorgio Regoli, già protagonisti in passato di una mostra allestita nella struttura Campansi. (js)</p>
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		<item>
		<title>Per la prima volta un cieco al Grande Fratello, Uic: &#8221;Occasione di conoscenza&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 17:54:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Per il presidente Uic Tommaso Daniele la partecipazione di Gerry al reality è un&#8217;opportunità per far sparire l&#8217;imbarazzo che circonda i ciechi. Ma &#8221;attenzione a stereotipi e pietismo&#8221;</em></strong></p>
<p>ROMA &#8211; “Ogni cieco è una persona, e come tale, diversa e particolare: quello che non deve avvenire è che si cada nello stereotipo del cieco, nella spettacolarizzazione della disabilità o nel pietismo che troppo spesso incontriamo sulla nostra strada”: così Tommaso Daniele, presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, commenta la partecipazione alla nona edizione del Grande Fratello di Gerry, il giovane non vedente di origini calabresi ma residente a Roma che ha fatto ingresso nella celebre casa diventando la prima persona con disabilità a partecipare in Italia a un reality televisivo.</p>
<p> <span id="more-950"></span></p>
<p>“Credo – afferma Daniele – che al di là del giudizio che possiamo avere della trasmissione un cieco abbia diritto, come tutti gli altri, a partecipare ad una trasmissione televisiva. Per anni ci siamo impegnati e continuiamo a farlo, per raggiungere le pari opportunità, per avere la giusta visibilità, anche nel mondo dell’informazione e della tv: sono quindi sempre convinto che la partecipazione di un non vedente ad un programma televisivo come &#8216;Il Grande Fratello&#8217; rappresenti un passo in avanti visto che fino a qualche anno fa era a dir poco inimmaginabile”.</p>
<p>“Il risultato di questa partecipazione per il mondo dei ciechi e degli ipovedenti italiani – continua Daniele &#8211; dipenderà in grande parte da Gerry: è importante infatti che ricordare che Gerry è una persona e come tale, diversa da tutte le altre, cieche o vedenti che siano”. E’ necessario dunque, secondo l’opinione del presidente dell’Uic, che “l’opinione pubblica e il pubblico del Grande fratello non categorizzino, perché tutti i ciechi sono diversi tra loro: c’è chi è più furbo e chi meno, chi è più intelligente e chi più lento, chi è più simpatico ed estroverso e chi più chiuso e sgarbato. Ogni cieco è una persona, e come tale, diversa e particolare”. Ecco allora che è da evitare il fatto che “si cada nello stereotipo del cieco, nella spettacolarizzazione della disabilità o nel pietismo che troppo spesso incontriamo sulla nostra strada”.</p>
<p>Daniele, ricordando l’imbarazzo degli altri partecipanti al reality nel momento in cui Gerry è entrato nella casa, si sofferma poi sulla scarsa conoscenza della realtà delle persone cieche e sulle domande che non solo i concorrenti del Grande Fratello ma anche molti altri milioni di persone in tutto il paese si fanno: “Come ci si comporta con un cieco? Di cosa si parla? Come ci si muove in sua presenza? Si può parlare di tutto?”. La partecipazione di Gerry, da questo punto di vista, “potrebbe aiutare i ciechi a farsi conoscere” e gli altri a conoscerli: “Se si riuscisse a far sparire quell’imbarazzo che spesso incontriamo, sarebbe una grande vittoria”.</p>
<p>L’Unione italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti mette anche in risalto che la partecipazione del giovane al Grande Fratello è l’occasione per “far sapere in giro che la maggioranza dei non vedenti / ipovedenti sono delle persone intelligenti e capaci che possono compensare il loro svantaggio grazie alle loro competenze e alle moderne tecnologie”. Si tratta dunque di “accogliere questa comunicazione, di cancellare l&#8217;immagine del disabile e di voler vedere un individuo in carne e ossa: il portatore di handicap è un essere umano che, come tutti, possiede e dimostra di avere almeno una abilità, che eccelle in una cosa e sbaglia in un&#8217;altra, che fa il possibile per rendersi autonomo senza però rinunciare alla famiglia, agli amici veri, alla salute e alla dignità”. (ska)</p>
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		<title>Bologna, funziona l&#8217;azionariato popolare per gli studenti disabili</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 18:22:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie alla collaborazione della Fondazione Alma Mater diventa realtà l’idea del professor Canevaro per &#8221;far fronte ai tagli dei servizi&#8221;. Istituito anche il Comitato dei garanti. Intanto si possono presentare le domande per i voucher</p>
<p>BOLOGNA – L’Università di Bologna chiede aiuto ai privati cittadini per sostenere gli studenti disabili e per far fronte al taglio dei servizi. Grazie alla collaborazione della Fondazione Alma Mater diventa realtà l’idea di una sorta di “sottoscrizione popolare”, lanciata prima di Natale dal professor Andrea Canevaro, delegato del rettore per gli studenti disabili, per dar vita a un sistema di voucher in grado di favorire l’autonomia degli studenti con “bisogni speciali” iscritti alle varie facoltà. Si chiama “Progetto Gianni Selleri”, e il suo primo obiettivo è quello di costruire una rete di sostenitori economici e sociali (imprese, enti, associazioni, singoli cittadini) atta a creare un sistema di quote di partecipazione al progetto. “Stiamo assistendo a una diminuzione dei fondi destinati al diritto allo studio – commenta il delegato del rettore per gli studenti disabili in Ateneo –. I tagli imposti dal ministero dell’Istruzione si ripercuotono a catena su servizi che prima c’erano e che ora sono a rischio, come ad esempio l’accompagnamento”, precisa Canevaro.</p>
<p>“Raccolte le donazioni – spiega Andrea D’Adda del Servizio studenti disabili e dislessici dell’Università di Bologna – verranno poi stabiliti un regolamento di partecipazione, le graduatorie e un sistema di attribuzione dei voucher”. I ragazzi potranno partecipare a un bando per ottenere un buono, dal valore economico variabile, per fruire di servizi alla persona tra cui corsi di orientamento e mobilità per non vedenti, alloggi temporanei, trasporti con mezzo attrezzato, eccetera. L’assegnazione dei buoni verrà effettuata in base alla valutazione dei bisogni dei singoli studenti e in base all’ammontare dei fondi raccolti. Lo studente sarà poi seguito sia per la gestione del budget individuale sia per l’analisi delle sue necessità. Il progetto sarà inoltre supportato da un Comitato di garanti composto da professori universitari, presidenti di cooperative sociali e altre personalità: “finora hanno aderito Claudio Imprudente del Centro documentazione handicap di Bologna, il giornalista Rai Nelson Bova, il presidente di Unipol e della Fondazione Unipolis Pierluigi Stefanini, il consigliere regionale Gianluca Borghi, Roberto Alvisi della sezione bolognese dell’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare e i docenti Rabih Chattat e Lia Fabbri”, dice D’Adda. Per informazioni su come contribuire al “Progetto Selleri”: <a href="http://www.fondazionealmamater.unibo.it">www.fondazionealmamater.unibo.it</a>.</p>
<p>Intanto, fino al 9 febbraio, gli studenti disabili iscritti alle Università e agli Istituti dell’Alta formazione artistica e musicale dell’Emilia-Romagna, oltre che alla Scuola superiore per mediatori linguistici di Misano Adriatico, possono presentare domanda per una serie di contributi integrativi della borsa di studio (2 mila euro per l’acquisto di ausili o l’utilizzo del taxi) così come previsto dal bando 2008/2009 di Er.Go, l’Azienda regionale per il diritto agli studi superiori (l’ex Arstud). Le domande devono essere presentate ad Er.Go, mediante raccomandata con ricevuta di ritorno, unendo una fotocopia di un documento di identità (fa fede il timbro postale di partenza) ai seguenti indirizzi: via Santa Maria Maggiore 4, 40121 Bologna; via D’Arezzo 2, 44100 Ferrara; via Vignolese 671/1, 41100 Modena; vicolo Grossardi 4, 43100 Parma. Il modulo per richiedere i contributi può essere scaricato dal sito Internet <a href="http://www.er-go.it">www.er-go.it</a>. Per  informazioni: 0516436900. (mt)</p>
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		<title>Martini: &#8221;Presto in Consiglio dei ministri la ratifica della Convenzione Onu&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Nov 2008 19:48:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;annuncio del sottosegretario alla Salute: &#8221;Il ddl all&#8217;esame del governo forse già venerdì prossimo, e comunque entro la fine dell&#8217;anno&#8221;. Pressing anche dal presidente della Camera Fini: &#8221;Anche il Parlamento dia ok in tempi brevi&#8221;</strong></p>
<p><span id="more-532"></span><br />
ROMA &#8211; Il Consiglio dei ministri esaminerà “molto presto, forse già venerdì prossimo e comunque certamente entro la fine dell’anno” il disegno di legge di ratifica della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. Ad annunciarlo è il sottosegretario alla Salute Francesca Martini, intervenuta a Roma al convegno organizzato dal Consiglio italiano dei disabili per i rapporti con l&#8217;Unione europea (CidUe) sulle &#8220;conquiste e sfide per le persone con disabilità a 60 anni dalla Dichiarazione Universale dei diritti umani&#8221;. “Ho parlato poco istanti fa con il ministro Sacconi – afferma Martini – che mi ha confermato che il disegno di legge di ratifica della Convenzione è prossimo a giungere all’esame del Consiglio dei ministri, forse già nella riunione prevista per venerdì 28 novembre, o immediatamente dopo. In ogni caso – precisa il sottosegretario – sono certa che l’approvazione del disegno di legge avverrà entro la fine dell’anno”.</p>
<p>Perché la ratifica diventi operativa, dopo il via libera del governo il disegno di legge dovrà essere esaminato ed approvato anche dal Parlamento. Al riguardo, in un messaggio inviato agli organizzatori del convegno, tenutosi a Palazzo Marini, il presidente della Camera Gianfranco Fini ha espresso l&#8217;auspicio che &#8220;non appena il disegno di legge di ratifica sarà presentato alle Camere, queste possano garantirne l&#8217;approvazione nel minor tempo possibile&#8221;, affinché possa essere compiuto un ulteriore passo avanti per &#8220;abbattere le frontiere dell&#8217;esclusione sociale e garantire uguale dignità e parità delle persone con disabilità&#8221;.</p>
<p>Il disegno di legge di ratifica della Convenzione Onu, entrata in vigore lo scorso 3 maggio, arriverà dunque in Consiglio dei ministri quasi in coincidenza con la Giornata internazionale delle persone disabili, in programma per il prossimo 3 dicembre. La Convenzione Onu, approvata dall&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre 2006, era stata sottoscritta dall&#8217;Italia il 30 marzo 2007, a New York: la firma italiana fu apposta dall&#8217;allora ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero. Il governo allora in carica approvò il disegno di ratifica della Convenzione nel dicembre 2007, ma la caduta del governo Prodi e il successivo scioglimento delle Camere impedì che il Parlamento procedesse all&#8217;approvazione definitivo. Ora, l&#8217;iter verso la ratifica della Convenzione riparte. (ska)</p>
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		<title>Gli albanesi in Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Sep 2008 15:49:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bari, 29 settembre 2008, Convegno conclusivo del progetto “Aquifalc” presso l’Università Compendiati in un volume i temi salienti del progetto “Aquifalc” È dedicato ai contenuti del progetto il volume Gli albanesi in Italia. Conseguenze economiche e sociali dell’immigrazione Edizioni Idos, Roma settembre 2008 Realizzato dal Centro Studi e ricerche Idos in collaborazione con Università di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Bari, 29 settembre 2008, Convegno conclusivo del progetto “Aquifalc” presso l’Università</strong><br />
Compendiati in un volume i temi salienti del progetto “Aquifalc”<br />
<em>È dedicato ai contenuti del progetto il volume<br />
Gli albanesi in Italia. Conseguenze economiche e sociali dell’immigrazione<br />
Edizioni Idos, Roma settembre 2008<br />
Realizzato dal Centro Studi e ricerche Idos in collaborazione con<br />
Università di Bari – Dip. Scienze Economiche, Università di Tirana, la Caritas Italiana e la Fondazione Migrantes</em><span id="more-279"></span><br />
<strong> Gli albanesi di ieri: le diverse fasi migratorie</strong><br />
L’Albania conobbe l’emigrazione in Italia già nel 1400, quando 200.000 cattolici di diverse comunità non vollero sottomettersi al dominio turco (che tra l’altro vietò l’utilizzo della lingua albanese) e decisero di venire in Italia per insediarsi in diversi territori dell’Italia meridionale. Queste collettività, pienamente inserite in Italia, hanno saputo conservare la loro lingua e le loro tradizioni, cosa abbastanza insolita a secoli di distanza.<br />
Durante la seconda guerra mondiale furono gli italiani a recarsi in quel paese, ma da invasori: eppure molti italiani furono salvati dalle rappresaglie dei tedeschi proprio dagli albanesi, che li nascosero nelle loro case.<br />
Quindi per 50 anni, fino al 1990, si verificò la chiusura al mondo esterno voluta dal regime marxista. Da quell’anno, con il crollo del regime, è iniziato il grande esodo. Si stima che oggi, rispetto a una popolazione di 3 milioni e 300.000 residenti, un altro milione sia emigrato all’estero, in prevalenza in Grecia e in Italia ma anche oltreoceano.<br />
Le recenti vicende migratorie degli albanesi in Italia iniziano in un clima di accoglienza. Sia nel 1990 (circa 800 rifugiatisi nell’Ambasciata Italiana) che ne mese di marzo del 1991 (25.000 sbarcati in diversi porti della Puglia dopo la liberalizzazione dei passaporti) sono bene accolti questi cittadini interessati a liberarsi dal peso del passato.<br />
Il clima peggiora già nel mese di agosto dello stesso 1991, quando altri 20.000 albanesi sbarcarono, non attesi, e vengono rispediti a casa senza complimenti. Inizia un decennio di sofferenze per questi immigrati, che continuano ad arrivare, in un clima di forte diffidenza con il supporto esosi scafisti che li traghettano nella “terra promessa”, dove molti riescono a nascondersi per emergere in occasione delle regolarizzazioni (1995, 1998, 2002) e altri, invece, vengono espulsi e rispediti nel loro paese, dove sta capitando di tutto: mancanza di sicurezza, crisi finanziaria nel 1997, guerra del Kossovo nel 1999, il conflitto nella vicina Macedonia, penuria di lavoro e sistema economico in sofferenza. In questo periodo, l’integrazione sociale degli albanesi è ostacolata dal diaframma costituito dal pregiudizio etnico nei loro confronti, pur essendo una grande collettività, la seconda per consistenza dopo quello marocchina. A fronte dei pregiudizi e dello scarso gradimento nei luoghi pubblici gli albanesi riducono le forme di socializzazione più visibili (incluso l’associazionismo) e potenziano invece le forme di autorganizzazione su base familiare e intracomunitarie.<br />
Questa impostazione finisce per prevalere sul muro dei pregiudizi e così la terza fase arriva a maturazione all’inizio degli anni ‘2000 quando, grazie al duro lavoro di chi ha tenuto duro in Italia e si è inserito positivamente l’albanese finisce per essere considerato il prototipo dello straniero delinquente e diventa una persona normale, tra l’altro molto apprezzato dai datori di lavoro. Intanto continua il desiderio di recarsi in Italia dei giovani che non hanno lavoro e hanno imparato l’italiano, come anche il flusso degli studenti universitari (sono attualmente 10.000) e delle persone che vengono per ricongiungersi ai familiari emigrati in precedenza. L’Italia, insomma, è un paese che attira. Nonostante gli aspetti penali riguardanti questa collettività (un sesto delle denunce presentate contro stranieri), addebitabili in larga misura alla criminalità organizzata, è finita l’emergenza di una volta sul luogo di lavoro l’albanese gode di un’ottima fama: disponibile, affidabile, rispettoso dell’autorità e soprattutto disposto a lavori molto faticosi, con capacità e fermezza, rispettoso degli orari.<br />
Oggi, finalmente, si può invece parlare di una metamorfosi in positivo nella percezione degli immigrati albanesi da parte della società italiana, a cui hanno contributo tanti fattori e, in primo luogo, la capacità di una collettività di farsi accettare e la capacità della sua èlite di rappresentarla. L’immigrato albanese è ancora uno “straniero” ma non più un “estraneo” bensì solo diverso in quanto portatore di caratteristiche differenti.<br />
<strong>Gli immigrati albanesi di oggi e il loro inserimento<br />
</strong> Specialmente nel corso degli anni ‘2000 la presenza albanese in Italia è andata aumentando notevolmente, così che alla fine del 2007 si colloca subito dopo i romeni e prima dei marocchini con 420.000 presenze regolari secondo la stima del Dossier Caritas / Migrantes, esposta nel volume Gli albanesi in Italia.<br />
Gli albanesi si caratterizzano per essere una collettività diffusa su tutto il territorio nazionale, con una preponderanza nelle regioni settentrionali dove risiedono i due terzi della presenza, analogamente a quelle che sono le tendenze insediative della popolazione immigrata nel suo complesso. È il Nord Ovest l’area di maggiore insediamento con il 33,5% della presenza albanese, ma diversamente da quanto avviene per la generalità degli immigrati in Italia, sono le regioni centrali (27,2%) a collocarsi in seconda posizione seguite a breve distanza da quelle del Nord Est (26,8%).<br />
La collettività può essere così ripartita: occupati netti (216.000), lavoratori autonomi registrati presso le Camere di commercio (15.000), minori (101.000, un quinto del totale) e quindi le rimanenti persone presenti per motivi di famiglia o soggiornanti per motivi di inserimento (88.000).<br />
Vi equilibrio tra maschi e femmine, anche per effetto della ricomposizione dei nuclei familiari, e i più sono di giovane età, tra i 18 e i 40 anni. L’incidenza dei coniugati riguarda i due terzi della presenza ed è nettamente superiore a quella media del totale degli immigrati (+8 punti percentuali). Il processo di “familiarizzazione” è evidenziato anche dal fatto che il 52% degli albanesi è titolare di permesso di soggiorno per lavoro e il 42,5 di un permesso di lavoro per famiglia (11 punti in più rispetto alla media). Sono in forte aumento anche i matrimoni misti che, a differenza di quanto avviene per la maggior parte delle altre collettività immigrate, coinvolgono in tre casi su 4 i maschi albanesi. È discreta anche l’anzianità di soggiorno, atteso la metà dei membri della collettività è arrivata in Italia prima del 2000. Sussiste un forte interesse anche alla cittadinanza italiana: nel 2006 le acquisizioni per matrimonio sono state 1.535 (78,6% a beneficio di donne) e quelle per residenza 795 (di cui 25,0% costituito da donne).<br />
L’ingresso in Italia per i lavoratori albanesi è regolamentato nell’ambito del sistema del decreto flussi annuale, tuttavia con quote privilegiate. Nel triennio 2005-2007 (dati Ministero dell’Interno) attraverso i decreti flussi sono state 41.221 le istanze di assunzione presentate presso lo sportello unico a favore di lavoratori albanesi, pari al 6,2% del totale stranieri (670.459).<br />
I settori di inserimento sono così distribuiti: il 52,9% nell’industria, il 37,6% nei servizi e il 7,8% in agricoltura e pesca (il restante 1,8% rimane non ripartito). Per quanto riguarda i singoli comparti sopravanza di gran lunga tutti gli altri quello delle costruzioni (32,5%), seguito poi da ristorazione e alberghi (10,4%), servizi alle imprese (9,3%, si noti che in questo settore sono cumulati anche gli addetti ai servizi di pulizia), l’agricoltura (7,7%) e il servizio alla persona (3,7%).<br />
<strong>Caduta l’etichetta di criminali</strong><br />
Negli anni ’90 gli albanesi erano solitamente considerati un’etnia cattiva e il loro paese inquadrato come pericoloso e popolato da gente aggressiva e violenta.<br />
Negli anni ‘2000, pur aumentando notevolmente la presenza degli albanesi, la stessa non ha influito in misura corrispondente sugli addebiti penali e anche sotto questo aspetto va registrata la positiva evoluzione della collettività albanese, iniziata con sbarchi di massa e l’avventura dei gommoni e continuata con un tenace inserimento quotidiano, nel mondo del lavoro e negli altri ambiti.<br />
Le denunce complessive dei sette anni del periodo 2000 &#8211; 2006 riguardanti gli albanesi, pur essendo notevolmente aumentata la popolazione regolare di riferimento, sono numericamente inferiori a quelle presentate nei dieci anni degli anni ’90, mentre è avvenuto il contrario per alcune fattispecie di reato, tipiche delle organizzazioni criminali (associazioni di tipo mafioso e traffico di sostanze stupefacenti): sta in questi dati il diverso andamento tra criminalità individuale e criminalità organizzata.<br />
Nel suo percorso di potenziamento la criminalità albanese ha iniziato col traffico della droga, collaborando con la mafia turca per far giungere l’eroina sulle coste pugliesi, naturalmente in collegamento con la Sacra Corona Unita e, quindi, si è occupata del traffico di persone ed ha assunto un’organizzazione sempre più autonoma. La struttura della criminalità albanese è di tipo familiare ed etnico e ciò rende più rari gli attriti e i tradimenti e meno frequente il riscatto dalla prostituzione delle donne albanesi, per tradizione subordinate al ruolo dell’uomo: spesso sono le stesse famiglie a mostrarsi interessate a non perdere il notevole guadagno annuale (più di 20.000 euro l’anno) ottenuto mettendo a disposizione una ragazza o un minore per la prostituzione o la realizzazione di materiale pedo-pornografico.<br />
Contemporaneamente è aumentato l’apprezzamento dei normali immigrati albanesi, quelli che hanno saputo superare le difficoltà degli anni ’90, inserirsi positivamente nel mondo del lavoro e non avere addebiti con la giustizia.<br />
<strong> I benefici di ritorno per l’Albania</strong><br />
L&#8217;emigrazione sta esercitando il suo impatto anche sull&#8217;economia locale, alla quale da un lato fornisce risorse per lo sviluppo economico e dall&#8217;altra fa venire il supporto dei lavoratori che prendono la via dell’esodo.<br />
Anche di questo si parla nel volume Gli albanesi in Italia, che con il supporto di ricercatori italiani e albanesi è stato curato dai redattori del “Dossier Statistico Immigrazione” Caritas/Migrantes e pubblicato nelle Edizioni Idos. Tra l’altro alcune indagini sul campo hanno scandagliato il vissuto degli immigrati per mostrarne i problemi ed enfatizzarne le aspettative.<br />
In un contesto mondiale, in cui i paesi ricchi non sono così propensi a mettere a disposizione quote neppure limitate della loro ricchezza, sono gli stessi lavoratori immigrati con i loro risparmi a creare una massa monetaria ingente che va direttamente a disposizione dei loro paesi d’origine e che andrebbe meglio utilizzata. Non si è andati molto avanti su questo versante, ma alcune iniziative “aperte” dicono che è possibile.<br />
mi riferisco all’ampia indagine condotta da Caritas Italiana insieme a diverse strutture pubbliche che equiparato a un fallimento.<br />
Il progetto W.A.R.M. “Welcome Again: Reinsertion of Migrants”, nato all’interno del programma AENEAS, ha coinvolto il Comune di Roma, Caritas Italiana, Caritas Albania, il P.f.D. (Partner for Development). L’obiettivo è stato quello di assicurare un supporto agli albanesi rimpatriati attraverso una serie di azioni di formazione, accompagnamento al lavoro e/o alla creazione di microimprese in patria.<br />
Alla base del progetto è stata posta, inoltre, la volontà di sensibilizzare maggiormente le autorità albanesi ed italiane al problema del ritorno dei migranti, di trasferire la conoscenza e le ‘buone pratiche’ alle agenzie albanesi che si occupano della creazione di imprese e dell’inserimento al lavoro, di facilitare il reinserimento al lavoro dei migranti tornati e di sostenere la creazione di micro-imprese.<br />
Le interviste rilasciate da più di 500 albanesi rimpatriati, hanno evidenziato il forte interesse a una simile iniziativa e sottolineato che il ritorno non necessariamente deve essere equiparato a un fallimento. In effetti, i fondi progettuali hanno consentito di dare l’avvio a una trentina di imprese, sulle quali il volume riporta le testimonianze dei protagonisti.<br />
Il nome del progetto”Aquifalc” e il motto “l’aquila e il falcone volano insieme”, esprimono l’auspicio, come ha spiegato il prof. Giovanni Ferri, docente di economia all’Università di Bari e direttore del progetto, che “anche due volatili fieri come l’aquila (emblema dell’Albania) e il falcone (laddove il falcone federiciano rappresenta la Puglia, la regione che da sempre funge da ponte dell’altra terra con il Bel Paese) si ritrovino in una convivenza mutuamente vantaggiosa”.</p>
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		<title>Gli auguri di SFIDA per la scuola</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Sep 2008 19:04:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disabilità e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Integrazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Sindacato SFIDA, in occasione dell&#8217;inizio dell&#8217;anno scolastico, augura a tutti gli alunni, in modo particolare ai diversamente abili e alle loro famiglie un buon inizio, nonostante la consapevolezza che le aspirazioni, le speranze, l&#8217;impegno delle famiglie, il diritto all&#8217;istruzione costituzionalmente garantito e l&#8217;obbligo dello Stato Repubblicano di assicurare a tutti il godimento pieno di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Sindacato SFIDA, in occasione dell&#8217;inizio dell&#8217;anno scolastico, augura a tutti gli alunni, in modo particolare ai diversamente abili e alle loro famiglie un buon inizio, nonostante la consapevolezza che le aspirazioni, le speranze, l&#8217;impegno delle famiglie, il diritto all&#8217;istruzione costituzionalmente garantito e l&#8217;obbligo dello Stato Repubblicano di assicurare a tutti il godimento pieno di questo diritto, per la maggior parte saranno disattesi.</p>
<p><strong></strong></p>
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