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	<title>Portale Solidale &#187; Diritti Umani</title>
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	<description>Seleziona ed archivia articoli relativi alle ONLUS ed alle iniziative cattoliche e solidali.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 04 Feb 2012 18:26:54 +0000</lastBuildDate>
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		<title>APPELLO GIÙ LE MANI DALL’ACQUA E DALLA DEMOCRAZIA!</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 08:20:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Consumi]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione economica]]></category>
		<category><![CDATA[Movimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Tutela diritti]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto. Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il 12 e 13 giugno </strong>scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto.</p>
<p><strong>Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione</strong>: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica.</p>
<p><span id="more-1829"></span></p>
<p><strong>Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica</strong> come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti.</p>
<p><strong>A questa straordinaria esperienza di democrazia</strong> il precedente Governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato.</p>
<p><strong>Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti</strong> si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.</p>
<p><strong>Noi non ci stiamo.</strong></p>
<p><strong>L’acqua non è una merce, ma un bene comune</strong> che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato.</p>
<p>I beni comuni sono l’humus del legame sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria.</p>
<p>Ma sorge, a questo punto, una enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia:<strong> </strong><strong>nessuna “esigenza” di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica</strong>, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano.</p>
<p><strong>Chiediamo</strong> con determinazione al Governo Monti di interrompere da subito la strada intrapresa.</p>
<p><strong>Chiediamo </strong>a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano.</p>
<p><strong>Chiediamo </strong>alle donne e agli uomini di questo paese di sottoscrivere questo appello e di prepararsi alla mobilitazione per la difesa del voto referendario.<br />
<strong>Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.</strong></p>
<div><strong><br />
</strong><a href="http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_petitions&amp;view=petition&amp;id=181&amp;Itemid=111" target="_blank"><span style="font-size: medium;"><strong>Firma e fai firmare</strong></span></a></div>
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		<title>L&#8217;Albania e l&#8217;aborto selettivo</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 16:01:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperazione sviluppo, Aiuti]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Tutela diritti]]></category>

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		<description><![CDATA[Se è maschio, tutto bene, se è femmina nasce invece il dilemma. In Albania l&#8217;aborto selettivo è una pratica diffusa. Secondo il Consiglio d’Europa in Albania nascono 112 maschi per 100 femmine, un dato in notevole squilibrio rispetto al rapporto di crescita demografica naturale. Un reportage dalle cliniche di Tirana Tirana, giorni freddi d’autunno, sala [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>Se è maschio, tutto bene, se è femmina nasce invece il dilemma. In Albania l&#8217;aborto selettivo è una pratica diffusa. Secondo il Consiglio d’Europa in Albania nascono 112 maschi per 100 femmine, un dato in notevole squilibrio rispetto al rapporto di crescita demografica naturale. Un reportage dalle cliniche di Tirana</p>
<p><span id="more-1788"></span></p>
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<div>Tirana, giorni freddi d’autunno, sala d’aspetto della maggiore clinica ginecologica del Paese. Esmeralda aspetta in fila il suo turno. Indossa vestiti semplici, colori sgargianti, capelli castani raccolti e zigomi alti e rotondi. Con un forte accento delle montagne mi chiede cosa ci faccia in quella clinica e poi mi dice di essere incinta. “Speriamo sia un maschio, perché se è un maschio porta bene a tutta la famiglia. Una femmina non va bene”. Le chiedo perché, ma taglia corto. “E’ così. E’ la nostra tradizione. Qua a Tirana con tutte queste influenze straniere la gente finge di non capire più certe cose”. Le chiedo cosa farebbe se fosse una bimba. “Non so, decideremo in famiglia. Per me non è una tragedia, però è ovvio che decideremo in famiglia. Queste sono cose importanti“.</div>
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<p>Se il feto è una femmina sono alte le probabilità che Esmeralda sia costretta ad abortire. Basta una breve attesa presso una delle cliniche ginecologiche di Tirana per notare che il fenomeno è tutt’altro che marginale.</p>
<p>Secondo un recente rapporto del Consiglio d’Europa in Albania nascono 112 maschi per 100 femmine, un dato in notevole squilibrio rispetto al rapporto di crescita demografica naturale. L’Albania è in buona compagnia di alcuni Paesi del Caucaso, mentre col Kosovo si annovera tra i Paesi balcanici più problematici.</p>
<p><a id="eztoc654497_0_1" name="eztoc654497_0_1"></a></p>
<h3><strong>Tradizione e transizione</strong></h3>
<p>“L’aborto selettivo non è un problema nuovo della società albanese”, afferma una sociologa attivista dei diritti delle donne. “Nel sistema patriarcale tradizionale le figlie femmine sono considerate come nate per essere date al marito, quindi sono in qualche modo estranee alla famiglia. E per tradizione non tramandano il cognome. Se una famiglia ha solo figlie femmine si usa dire che quella famiglia si estinguerà”, mi spiega.</p>
<p>Dello stesso problema negli anni &#8217;60 si era in parte occupato anche il regime di Enver Hoxha, nell’ambito della sua campagna di modernizzazione e sradicamento di tradizioni considerate retrograde. E&#8217; di quei tempi una canzone in cui, in versi sdolcinati, si prende in giro la reazione di un pastore che ha avuto una figlia e che inizialmente ne è rimasto deluso ma poi riesce a superare il problema e si &#8216;modernizza&#8217;.</p>
<p>Secondo gli esperti del settore per molti anni, durante il comunismo, il problema aveva perso d&#8217;attualità. Mentre ora &#8211; con la transizione, il vuoto di potere e la fragilità istituzionale &#8211; l&#8217;aborto selettivo sembra essere una pratica nuovamente utilizzata.</p>
<p><a id="eztoc654497_0_2" name="eztoc654497_0_2"></a></p>
<h3><strong>Nuova-vecchia vita in città</strong></h3>
<p>La società albanese è caratterizzata da una polarizzazione sempre più marcata e, sentendo parlare di questo fenomeno, molti albanesi che vivono nelle principali città tendono rapidamente a classificare la questione come tipica del nord del Paese, considerato il più arretrato e retrogrado.</p>
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<div>Ma la maggior parte degli aborti avviene nelle città, dove del resto vive la maggior parte della popolazione. In particolar modo nella capitale Tirana il risultato di migrazioni massicce e caotiche è stato la mancanza di coesione e la formazione di vere e proprie società parallele che comunicano poco tra di loro. “Le donne che tendono maggiormente ad abortire quando vengono a sapere che avranno una figlia femmina, sono originarie del nord del Paese. In città continuano a vivere come se fossero ancora nei loro villaggi di montagna” commenta la ginecologa Vjollca Tare.</div>
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<p>“Non vi sono statistiche accurate, ma in base ai nostri sondaggi realizzati in quella che è la clinica ginecologica più grande del Paese, la “Kico Gliozheni”, solo nel 2010 sono avvenuti 470 aborti. Le cause principali sono i motivi economici, deformazioni e il sesso del feto“ spiega Rubena Moisiu primario della clinica Kiço Gliozheni.</p>
<p>Per legge l’aborto in Albania è consentito sino alla dodicesima settimana della gravidanza. Entro quella scadenza non è però sempre possibile individuare il sesso del nascituro. “E’ un ostacolo comunque sormontabile – afferma Rubena Moisiu – basta ottenere una giustificazione medica, del medico specialista ed individuare un motivo conforme alla legge per consentire l’aborto”.</p>
<p>Secondo i report sulla corruzione in Albania risulta che i medici siano tra le categorie più corrotte nel Paese. “Non è difficile dimostrare di dover abortire a causa del diabete, o per via dello stato psichico della donna”, spiega Rubena Moisiu.</p>
<p><strong>Quale rimedio</strong></p>
<p>All’interno del Consiglio d’Europa vi è chi, per rimediare al fenomeno, ha proposto di impedire ai medici albanesi di far sapere ai genitori il sesso del feto. Ma i medici a Tirana sono divisi su tale aspetto, e molti di loro la ritengono una violazione dei diritti dei genitori. Sevim Arbana, a capo di una delle associazioni più attive in Albania sui diritti delle donne, sostiene che il miglior rimedio sia informare e intraprendere una campagna di sensibilizzazione per le giovani coppie, per fare in modo che la possibilità di avere una figlia femmina sia accettata con la stessa gioia con cui si accoglie un figlio maschio.</p>
<p>Dello stesso parere il ginecologo Elton Peçi, che denunciando la struttura patriarcale della società albanese invita ad attivare una serie di misure di controlli e sanzioni per i medici che si rendono responsabili dell’aborto selettivo. “Il problema principale &#8211; afferma &#8211; sono le cliniche private che sfuggono ai controlli dello stato”.</p>
<p>Le autorità sulla questione non hanno mai adottato una posizione netta, in attesa di ratificare passivamente eventuali indicazioni che arriveranno dalle istituzioni europee. Ma c&#8217;è chi afferma che lo Stato potrebbe fare rapidamente qualcosa. “La fonte di questo problema riguarda la trasmissione per la linea maschile del cognome e dell’eredità della famiglia. I maschi tramandano il cognome del padre, mentre le femmine lo perdono, per acquisire quello del marito. Si dovrebbe superare questa barriera, fare in modo che all’anagrafe le madri possano trasmettere il proprio cognome ai figli, in alternativa o a fianco a quello del padre”, commenta la ginecologa Vjollca Tare.</p>
<p>Poche settimane dopo la pubblicazione del rapporto allarmante da parte del Consiglio d’Europa, l’aborto selettivo è sparito dalle pagine dei media albanesi, senza che alcuna reazione sia avvenuta rispetto alle istituzioni che dovrebbero occuparsene. Esmeralda, e altre future madri, continueranno a condizionare la loro gravidanza al sesso del feto. E chissà per quanto tempo ancora la maggior parte degli albanesi metterà le mani avanti, stigmatizzando l’aborto selettivo, come “roba da montanari”, ugualmente come si è fatto con un’altra piaga sociale dell’Albania contemporanea, la Vendetta di sangue.</p>
<p><a href="http://www.balcanicaucaso.org/aree/Albania/L-Albania-e-l-aborto-selettivo-107910" target="_blank">Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Osservatorio Balcani e Caucaso</a></p>
<p><a href="http://www.balcanicaucaso.org/Autori/(author)/Marjola%20Rukaj">Marjola Rukaj</a></p>
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		<title>Dal Global Jobs Pact all&#8217;American Jobs Act?</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 17:07:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia, Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Tutela diritti]]></category>

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		<description><![CDATA[Creare nuovi posti di lavoro adesso! É questo l&#8217;imperativo alla base dell&#8217;American Jobs Act, la “Legge per il lavoro americano” presentata ieri sera dal Presidente Obama di fronte al Congresso a Camere riunite e a milioni di americani seduti davanti alle televisioni. Dopo il discorso tenuto a Detroit in occasione del Labor Day, ancora una volta Obama [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Creare nuovi posti di lavoro adesso! É questo l&#8217;imperativo alla base dell&#8217;<em>American Jobs Act</em>, la “Legge per il lavoro americano” presentata ieri sera dal Presidente Obama di fronte al Congresso a Camere riunite e a milioni di americani seduti davanti alle televisioni.</strong><br />
<span id="more-1731"></span><br />
Dopo il <a href="http://www.lavorodignitoso.org/acm-on-line/Home/News/articolo18012617.html">discorso tenuto a Detroit in occasione del <em>Labor Day</em></a>, ancora una volta Obama ha sottolineato come gli Stati Uniti stiano affrontando una crisi economica che continua a lasciare milioni di americani senza un impiego, “uomini e donne che sono cresciuti con la fede in un&#8217;America dove il duro lavoro e il senso di responsabilità erano ripagati [...] che credevano in un Paese dove tutti ricevevano un trattamento equo e davano il loro giusto contributo, dove se uno arrivava ogni mattina, faceva il suo lavoro ed era fedele alla sua azienda vedeva la sua fedeltà ricompensata con un salario dignitoso e dei buoni <em>benefit</em>”.</p>
<p>Un&#8217;America che, secondo il Presidente, non esiste più, perché negli ultimi decenni si è assistito al progressivo deterioramento di questo contratto sociale e gli americani hanno visto troppo spesso i loro interessi dimenticati dalla classe dirigente.</p>
<p>Di fronte alle difficoltà, alla disperazione e alla sfiducia della gente Barack Obama ha, quindi, chiesto con forza al Congresso di “interrompere il circo della politica e fare qualcosa per aiutare l&#8217;economia”, per restaurare “quella equità e sicurezza che ha caratterizzato l&#8217;America sin dalle sue origini”: “non possiamo risolvere tutte le disgrazie del nostro Paese, ma possiamo contribuire. Possiamo fare la differenza. Ci sono dei passi che possiamo compiere adesso per migliorare la vita delle persone”.</p>
<p>In particolare, la nuova manovra per il rilancio dell&#8217;occupazione prevede, in linea generale: la riduzione delle tasse per le piccole imprese e un ulteriore detrazione fiscale per tutte quelle che assumeranno nuovi lavoratori o aumenteranno i salari; il dimezzamento della trattenuta previdenziale in busta paga (la <em>payroll tax</em>), con un conseguente risparmio per le famiglie americane pari a circa 1500 dollari all&#8217;anno; la creazione di posti di lavoro per gli insegnanti colpiti dai tagli di bilancio (circa 280 mila), i soccorritori, i veterani delle guerre in Iraq e Afghanistan, e i lavoratori edili (grazie alla realizzazione di infrastrutture pubbliche); l&#8217;istituzione di un Fondo per sostenere la creazione di lavori estivi e annuali per i giovani, insieme alla realizzazione di nuovi programmi di formazione per i lavoratori a basso reddito e di misure per incoraggiare i datori di lavoro ad assumere persone svantaggiate; e, in ultimo, l&#8217;estensione dei sussidi di disoccupazione, che sarà accompagnata da programmi di formazione e da una nuova detrazione fiscale per i datori di lavoro che assumeranno persone disoccupate da oltre sei mesi.</p>
<p>Dopo avere illustrato i passaggi salienti della sua proposta Barack Obama ha proclamato: “questo è l&#8217;<em>American Jobs Act</em>. Una legge che porterà nuovi posti di lavoro per gli edili, gli insegnati, i veterani, i soccorritori, i giovani e i disoccupati di lungo periodo e che garantirà uno detrazione fiscale per le imprese che assumono, facilitazioni per i proprietari delle piccole imprese e riduzione delle tasse per la classe media”.</p>
<p>Inoltre, il Presidente ha voluto sottolineare che la non comporterà un aumento del deficit, in quanto sarà coperta dal taglio alla spesa pubblica da 1 trilione di dollari stabilito a luglio e da un nuovo ambizioso piano di bilancio che, fra l&#8217;altro, prevederà una riforma del sistema fiscale volta a “chiedere agli americani più ricchi e alle grandi società per azioni di pagare la loro giusta parte”.</p>
<p>Quello compiuto ieri sera da Barack Obama è senza dubbio un passo importante e impegnativo che arriva a 2 anni dal Summit del G20 di Pittsburgh, dove lo stesso Obama presentò la <a href="http://www.g20.org/Documents/pittsburgh_summit_leaders_statement_250909.pdf">Dichiarazione finale</a> adottata da tutti i leader mondiali presenti.</p>
<p>Di fronte alle drammatiche conseguenze che la crisi finanziaria stava causando all&#8217;interno dell&#8217;economia reale e dei mercati del lavoro, i 20 Capi di Stato e di Governo si impegnarono a porre al centro della ripresa la creazione di posti di lavoro di qualità e a sostenere il <a href="http://www.ilo.org/rome/risorse-informative/servizio-informazione/publicazioni/WCMS_151911/lang--it/index.htm">Patto Globale per l&#8217;Occupazione dell&#8217;ILO</a>, uno strumento nato per orientare le politiche nazionali e internazionali verso la promozione di una ripresa economica basata sugli investimenti, l&#8217;occupazione e la protezione sociale.</p>
<p>“Non potremo dirci soddisfatti”, si leggeva nella Dichiarazione, “fino a quando l’economia globale non sarà tornata in piena salute, e fino a quando le famiglie di tutto il mondo non avranno trovato un lavoro dignitoso. Promettiamo di perseguire la nostra risposta politica forte fino a quando non sarà garantita una ripresa sostenibile. Ci impegneremo per assicurare che una volta ripartita la crescita, ripartirà anche l&#8217;occupazione”.</p>
<p>Quello che è successo dopo è risaputo: la crisi dei debiti sovrani, i crolli ripetuti delle borse e gli attacchi speculativi hanno spostato sempre di più l&#8217;attenzione politica sulla necessità di pareggiare i bilanci pubblici, al di là di tutte le dichiarazioni di intenti. Nel frattempo la crisi ha continuato a mietere le sue “vittime”, ma d&#8217;altronde, come si dice, meglio tardi che mai.</p>
<p><strong>Link</strong><br />
<a title="Vai al discorso integrale del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama" href="http://www.whitehouse.gov/the-press-office/2011/09/08/address-president-joint-session-congress" target="_blank"><img src="http://www.lavorodignitoso.org/contents/instance18/images/iconcinalink.jpg" alt="Vai al discorso integrale del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama" /></a> <a title="Vai al discorso integrale del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama" href="http://www.whitehouse.gov/the-press-office/2011/09/08/address-president-joint-session-congress" target="_blank">Vai al discorso integrale del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama</a></p>
<div><a title="Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Portale del Lavoro Dignitoso " href="http://www.lavorodignitoso.org/acm-on-line/Home/News/articolo18012626.html">Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Portale del Lavoro Dignitoso</a></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Fratelli d’Italia o “scrocconi”? di Franco Bomprezzi</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 22:47:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Tutela diritti]]></category>

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		<description><![CDATA[Per qualche giorno ho nutrito l’illusione che i festeggiamenti per l’Unità d’Italia stessero restituendo al Paese e ai suoi abitanti un autentico senso di appartenenza a una storia comune, e soprattutto a valori condivisi, rappresentati dalla Costituzione. Ho perfino pensato che poteva essere un punto di svolta civile, prepolitico, non legato cioè alle continue e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per qualche giorno ho nutrito l’illusione che i festeggiamenti per l’Unità d’Italia stessero restituendo al Paese e ai suoi abitanti un autentico senso di appartenenza a una storia comune, e soprattutto a valori condivisi, rappresentati dalla Costituzione. Ho perfino pensato che poteva essere un punto di svolta civile, prepolitico, non legato cioè alle continue e insopportabili lacerazioni provocate da un malinteso bipolarismo. Mi sono riconosciuto nelle <a href="http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&amp;key=2122">parole del presidente Napolitano</a>, e mi ha fatto piacere vedere strade e teatri pieni di gente sorridente, con la bandierina tricolore e la coccarda. Il fatto è che pensavo all’Italia dello “stare insieme”, quella che riesce quasi sempre a trovare una soluzione ragionevole ai problemi e alle difficoltà, facendo appello a tolleranza, umanità, laboriosità, onestà, amicizia.<br />
<span id="more-1635"></span><br />
Mi sono ricordato di quando, da ragazzino, studiavo il Risorgimento su libri pieni di retorica nazionalista, ma comunque capaci di emozionarti per una epopea nazionale all’interno della quale non era così difficile riconoscere almeno qualche risultato utile per tutti: la lingua comune, l’istruzione, la salute, la democrazia. Mi sono sempre sentito “italiano” forse perché, nato a Firenze, a causa dei trasferimenti cui mio padre doveva sottoporsi per lavoro, ho vissuto non solo in Toscana, ma anche in Abruzzo e nel Veneto, prima di scegliere, da adulto, Milano e la Lombardia. Perciò ho amici e buoni ricordi in mezza Italia, e l’altra metà l’ho conosciuta negli anni dell’impegno sociale, nelle associazioni delle persone con disabilità, ad esempio. Quando, da presidente della Uildm, sono stato praticamente in tutte le regioni italiane, vedendo da vicino le differenze e i punti in comune, apprezzando il lavoro difficile che famiglie e persone con disabilità devono compiere ogni giorno per combattere contro pregiudizi, barriere, ingiustizie, carenze normative e di servizi.</p>
<p>Ero dunque quasi sereno, sia pure senza che ve ne fosse davvero motivo, solo per una sensazione gradevole di una ventata di aria buona in un periodo così difficile di convivenza politica e sociale. Poi mi sono imbattuto, ieri, nella <a href="http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefsettimanali/PDF/2011/2011-03-24/2011032418178889.pdf">copertina del settimanale Panorama</a>. Il titolo non ammette sfumature: “Scrocconi”. L’immagine non potrebbe essere più chiara: una carrozzina stilizzata, su cui siede un Pinocchio altrettanto stilizzato. Il sommario che rimanda a un’inchiesta “esclusiva” recita così: “Invalidità inesistenti, certificati falsi, pensioni regalate. Ecco chi sono i furbi (e i loro complici) che fregano l’Inps. A nostre spese”. Ho avuto un trasalimento e un senso di nausea. Mi sono ricordato subito dei manifesti del nazismo che hanno accompagnato la campagna per la sterilizzazione dei disabili e poi per l’eutanasia, <a href="http://blog.vita.it/francamente/2011/01/26/grazie-paolini/">il programma T4</a>. Anche allora, in piena crisi economica, <a href="http://files.splinder.com/c9c75e0f1bb32fbdfb9110397a11a7fd_medium.jpg">comparvero manifesti </a>che legavano strettamente i sacrifici economici della povera gente agli sprechi per tenere in vita persone “improduttive”. I simboli infatti servono, in epoche di questo tipo, a deviare l’attenzione verso nemici sui quali scaricare le tensioni sociali.</p>
<p>In Italia la campagna sui falsi invalidi, partita su alcuni dati di fatto, comunque circoscritti e rispetto ai quali è necessario <a href="http://www.fishonlus.it/2011/02/17/smentiti-i-dati-inps-sui-falsi-invalidi/">approfondimento, anche statistico</a> (come fa da tempo, con grande rigore, la Fish, Federazione Italiana per il superamento dell’Handicap), si è trasformata nel tempo in un esempio vergognoso di come si possono deviare risorse e competenze pubbliche verso obiettivi di drastica riduzione complessiva della spesa sociale, eliminando, attraverso procedure discutibili e spesso disumane di controllo dello stato di invalidità civile, pensioni e indennità assolutamente legittime (come testimonia l’altissima percentuale di ricorsi alla magistratura vinti dai cittadini). Lo scriviamo e lo documentiamo da tempo. Le fonti non mancano, basta consultarle, basta fare bene il mestiere di giornalista, che richiede competenza e umiltà. E invece Stefano Vespa, fratello del più noto Bruno, si lancia in alcune pagine di densa scrittura, che sono semplicemente il copia e incolla delle<a href="http://www.inps.it/doc/Informazione/UfficioStampa/RassegnaStampa/DossierTematici/InvaliditaCivile/ICRassegna11_17febbraio2011.pdf"> veline dell’Inps</a>, già smentite dagli stessi medici dell’Istituto. L’inchiesta esclusiva fa cadere le braccia e non solo.</p>
<p>Ma al di là del giudizio sul pezzo pubblicato da Panorama (quanta distanza col newsmagazine al quale ero abbonato da giovane, quando lo dirigeva Lamberto Sechi…) la questione più grave e inquietante è la scelta di dedicare la copertina del settimanale a questo tema, nelle giornate dell’incubo nucleare, della crisi libica, dei tanti processi al premier, del federalismo che passa, della riforma della giustizia, tanto per citare argomenti assolutamente bipartisan. Il direttore di Panorama non ha certo scelto questo tema in modo casuale. C’è un pensiero dietro, c’è sicuramente un disegno ben preciso. Lo stigma di quella copertina è gravissimo: in copertina non si distingue, si fa di ogni erba un fascio. Si indica la carrozzina, simbolo riconoscibile da tutti per denotare la disabilità, quella vera. Ritengo questa scelta assolutamente vergognosa e scorretta deontologicamente. Ovviamente siamo in regime di libera informazione, e l’art. 21 della Costituzione vale per tutti, anche per Panorama. Ma il danno arrecato questa volta a un’intera parte del Paese è troppo grave per passare in silenzio.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>1 Marzo 2011 Villa San Giovanni</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 18:35:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperazione sviluppo, Aiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Movimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Tutela diritti]]></category>

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		<description><![CDATA[Mediterraneo: un mare di Alleanze! Dopo il 1 Marzo 2010 a Reggio Emilia, evento che ha rafforzato l&#8217;impegno di lotta contro l&#8217;infiltrazione della &#8216;ndrangheta e delle massonerie deviate al Nord, la manifestazione dell&#8217;Alleanza, giunta alla sua quarta edizione, torna in Calabria, a Villa San Giovanni (RC), con il tema &#8220;Mediterraneo: un mare di Alleanze” per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mediterraneo: un mare di Alleanze!</strong></p>
<p>Dopo il <a href="http://www.goel.coop/1_marzo_2010_grande_festa_dellalleanza">1 Marzo 2010 a Reggio Emilia</a>, evento che ha rafforzato l&#8217;impegno di lotta contro l&#8217;infiltrazione della &#8216;ndrangheta e delle massonerie deviate al Nord, la manifestazione dell&#8217;Alleanza, giunta alla sua quarta edizione, torna in Calabria, a Villa San Giovanni (RC), con il tema &#8220;<strong>Mediterraneo: un mare di Alleanze</strong>” per la legalità. Il 1 Marzo 2011 è organizzato con il supporto dell&#8217;Associazione Ponti Pialesi, in collaborazione con il Comune di Villa San Giovanni ed altri partner territoriali.</p>
<p>La novità di questa edizione saranno i “<strong>Cantieri Mediterranei</strong>”, gruppi di lavoro dove coloro che aderiscono all&#8217;Alleanza progetteranno insieme collaborazioni, accordi, iniziative, che diano concretezza e continuità al raduno di quest&#8217;anno, sempre all&#8217;insegna della costruzione di democrazia e libertà contro la &#8216;ndrangheta e le massonerie deviate.</p>
<p>Per tale ragione, tutti coloro che intendono partecipare al 1 Marzo 2011 sono invitati a prenotarsi alla Segreteria scrivendo all&#8217;indirizzo <a href="mailto:1marzo@goel.coop">1marzo@goel.coop</a> oppure telefonando al numero +39.340.3333631 e segnalando i nominativi dei partecipanti, il luogo geografico di provenienza e il gruppo di lavoro di preferenza tra quelli elencati in programma.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>PROGRAMMA</strong></p>
<p><strong>Ore 14,00</strong> :</p>
<p>Raduno presso piazza Valsesia &#8211; Villa San Giovanni (RC)</p>
<p><strong>Ore 15,00 </strong>:</p>
<p>Saluti dell’Associazione Ponti Pialesi</p>
<p>Saluti Istituzionali</p>
<p>Presentazione della giornata a cura di Vincenzo Linarello, portavoce Allanza con la Locride e la Calabria</p>
<p>Intrattenimento artistico</p>
<p><strong>Ore 15,30</strong> :</p>
<p>“<strong>Cantieri Mediterranei</strong>”: tavoli tematici congiunti tra partecipanti da tutta Italia su</p>
<p>Pubblica Amministrazione <br />
Associazionismo 	e Volontariato<br />
Chiese e Parrocchie<br />
Cooperazione e Imprenditoria<br />
Arte e Cultura<br />
Agricoltura<br />
Sindacato<br />
Sanità e assistenza<br />
Immigrazione<br />
Ambiente ed Ecologia<br />
Educazione 	e Scuola<br />
Economia Solidale</p>
<p><strong>Ore 17,00</strong> :<br />
<br />
Assemblea Plenaria: Presentazione iniziative per il 2011 ideate dai partecipanti ai tavoli tematici.</p>
<p>“<strong>Solidarietà ai magistrati impegnati contro la &#8216;ndrangheta</strong>”: intervento del Sostituto procuratore Nicola Gratteri</p>
<p><strong>Ore 18,30 </strong>:</p>
<p>“<strong>1 Marzo in Festa</strong>” : Musica, spettacoli, intrattenimenti a cura della Cooperativa Sociale Cuntrascenzia</p>
<p><strong>Ore 20,00 </strong>:</p>
<p>Concerto finale : Il Parto delle Nuvole Pesanti e altri artisti locali</p>
<p>Nel pomeriggio e durante la serata saranno allestiti stand degli Enti dell&#8217;Alleanza e stand gastronomici di cucina tipica locale, il cui ricavato servirà a finanziare un Concorso per la creazione di una cooperativa sociale a Villa San Giovanni.</p>
<p><strong>NOTE LOGISTICHE E ORGANIZZATIVE</strong></p>
<p>Gli orari del 1 Marzo 2011 sono stati pensati per consentire di arrivare fino alle 14,00 a Villa San Giovanni e poter ripartire anche dopo le 18,00.</p>
<p><strong>STAZIONE FERROVIARIA</strong>: Villa San Giovanni; ben collegata alla linea tirrenica via Napoli e Roma anche con Eurostar (vedi <a href="http://www.trenitalia.com/">www.trenitalia.com</a>)</p>
<p><strong>AEREOPORTO</strong>: Reggio Calabria; collegamenti diretti con Roma, Milano, Bergamo, Venezia (vedi <a href="http://www.aeroportodellostretto.it/">www.aeroportodellostretto.it</a>)</p>
<p><strong>SERVIZIO NAVETTA</strong>: da e per l&#8217;aereoporto prenotando il servizio preventivamente</p>
<p><strong>VITTO e ALLOGGIO</strong>:</p>
<ul>
<li>tramite 	il tour operator “<a href="http://turismo.responsabile.coop">I Viaggi del Goel</a>”</li>
<li>autonomamente 	tramite contatto diretto</li>
</ul>
<p><strong>SEGRETERIA, PRENOTAZIONI, VITTO, ALLOGGIO E NAVETTA 1 MARZO</strong>:</p>
<p><a href="mailto:1marzo@goel.coop">1marzo@goel.coop</a> oppure cellulare +39.340.3333631</p>
<p><strong>UFFICIO STAMPA E ACCREDITI</strong></p>
<p><a href="mailto:ufficio.stampa@goel.coop">ufficio.stampa@goel.coop</a></p>
<p>cellulare +39.340.3400920981</p>
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		<title>Uniti dai Diritti &#8211; Un Lavoro Dignitoso per una Vita Dignitosa in Tutto il Mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 23:06:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione economica]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Tutela diritti]]></category>
		<category><![CDATA[chiave]]></category>
		<category><![CDATA[concetto]]></category>
		<category><![CDATA[condizioni di lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[disposizione]]></category>
		<category><![CDATA[iscos]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro forzato]]></category>
		<category><![CDATA[organizzazione internazionale del lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Organizzazioni]]></category>
		<category><![CDATA[posti di lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[sindacati]]></category>
		<category><![CDATA[sostegno]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi, nel mondo, non basta avere un lavoro per poter condurre una vita dignitosa, per essere fuori dalla trappola della povertà. La metà dei lavoratori del mondo guadagna meno di due dollari al giorno, ha condizioni lavorative precarie, o è sotto-occupato, o non ha forme di protezione sociale. La crescita economica non è sufficiente! Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, nel mondo, non basta avere un lavoro per poter condurre una vita  dignitosa, per essere fuori dalla trappola della povertà. La metà dei  lavoratori del mondo guadagna meno di due dollari al giorno, ha  condizioni lavorative precarie, o è sotto-occupato, o non ha forme di  protezione sociale.<br />
<span id="more-1540"></span><br />
La crescita economica non è sufficiente! Il commercio internazionale e  la crescita economica da soli non bastano a eliminare la povertà nel  mondo. È evidente che il lavoro gioca un ruolo fondamentale per la  riduzione della povertà, ma solo un lavoro dignitoso permette alle  persone di soddisfare il proprio diritto ad avere una vita dignitosa.</p>
<p>In molti paesi la ricchezza continua a essere nelle mani di poche  persone ed il lavoro dignitoso costituisce il meccanismo chiave che  permette la ridistribuzione della ricchezza e l’eliminazione della  povertà</p>
<p>Il Lavoro Dignitoso è un concetto elaborato dall’Organizzazione  Internazionale del Lavoro (OIL) e ha il sostegno di sindacati, ONG ed  altre organizzazioni della società civile. Esso unisce la quantità del  lavoro offerto (il numero di posti di lavoro creati) e la sua qualità  (condizioni di lavoro). Gli obiettivi principali del Lavoro Dignitoso  sono la creazione di occupazione, il rispetto dei diritti dei  lavoratori, la protezione e il dialogo sociali. Attualmente il Lavoro  Dignitoso viene riconosciuto come la via d’uscita dalla povertà per  milioni di persone.</p>
<p>Alla base del lavoro dignitoso ci sono naturalmente i Diritti Fondamentali del Lavoro sanciti dall’OIL:</p>
<p>* libertà di associazione e riconoscimento effettivo del diritto di contrattazione collettiva<br />
* eliminazione di ogni forma di lavoro forzato o obbligatorio<br />
* abolizione effettiva del lavoro infantile<br />
* eliminazione della discriminazione in materia di impiego e professione</p>
<p>In questo sito web ISCOS mette a disposizione documenti ufficiali delle  principali istituzioni internazionali sui temi dei diritti dei  lavoratori e delle condizioni di lavoro nei paesi in via di sviluppo,  materiale originale elaborato da ISCOS, dai suoi partners e da reti di  ONG impegnate in difesa dei diritti dei lavoratori e per lo sviluppo  economico e sociale.</p>
<p>Principali definizioni per orientarsi tra i documenti di questo sito:</p>
<p>Diritti Fondamentali del Lavoro (chiamati anche Norme Fondamentali o  Core Labour Standards): diritti, regole e principi relativi alle  condizioni di lavoro. Fanno riferimento alle Convenzioni fondamentali  dell’ILO: libertà di associazione, diritto alla contrattazione  collettiva, eliminazione del lavoro forzato, del lavoro minorile e delle  discriminazioni.</p>
<p>Clausole Sociali: strumenti usati per dare un’applicazione empirica agli  standards sociali in materia di lavoro; possono trovare collocazione  all’interno di accodi economici e commerciali stabilendo particolari  comportamenti da adottare in merito a specifici principi concordati.</p>
<p>Codici di Condotta: dichiarazioni volontarie di principi che le aziende  definiscono unilateralmente dettando specifici standards di  comportamento; si tratta di una sorta di contratto sociale dell’impresa  con i suoi stakeholders.</p>
<p>Accordi Quadro: accordi negoziati tra un’impresa multinazionale e una  federazione internazionale di settore con l’obiettivo di stabilire una  relazione duratura che possa risolvere eventuali problemi e lavorare  nell’interesse di entrambe le parti. Riconosce i sindacati locali e  internazionali come l’interlocutore più adatto per intraprendere un  dialogo con le multinazionali ed è sempre conforme alle convenzioni  fondamentali dell’ILO</p>
<p>Responsabilità sociale delle imprese: modalità di operare che rispetta  principi etici e legali decisa da un’impresa nei propri affari  assumendosi così non solo la responsabilità finanziaria, ma anche quella  di eventuali impatti ambientali e sociali.</p>
<p><a href="http://www.iscos.cisl.it/uniti-diritti.asp" target="_self">http://www.iscos.cisl.it/uniti-diritti.asp</a></p>
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		<item>
		<title>DIRITTI, NON BENEFICIENZA</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 09:16:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[3° settore]]></category>
		<category><![CDATA[Politica e sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche Sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Tutela diritti]]></category>
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		<category><![CDATA[certezza]]></category>
		<category><![CDATA[emmaus italia]]></category>
		<category><![CDATA[funzioni]]></category>
		<category><![CDATA[impressione]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Così inizia l’editoriale di Renzo FIOR, presidente di Emmaus Italia, nella rivista Emmaus che uscirà a settembre. Ne anticipiamo un riassunto. In questi ultimi anni le Comunità Emmaus italiane hanno visto crescere in maniera importante le richieste di accoglienza nelle proprie comunità. Le richieste arrivano da più parti: assistenti sociali, comunità di recupero che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><em>Così inizia l’editoriale di Renzo FIOR, presidente di Emmaus Italia, nella rivista Emmaus che uscirà a settembre.</em></strong><br />
<strong>Ne anticipiamo un riassunto.</strong><br />
<strong>In questi ultimi anni le Comunità Emmaus italiane hanno visto crescere in maniera importante le richieste di accoglienza nelle proprie comunità.</strong><br />
<span id="more-1480"></span><br />
Le richieste arrivano da più parti: assistenti sociali, comunità di recupero che si vedono tagliare i contributi statali, regionali e comunali per le persone che assistono… Le Comunità Emmaus sono una di quelle poche realtà dove chi viene a condividere la propria vita e il lavoro, non sono obbligate a versare una quota-giorno per farne parte.</p>
<p>Quando si chiede qualche spiegazione la risposta è sempre la stessa: i comuni non hanno soldi per far fronte a queste richieste… e diciamo noi, siccome sono persone che “ non contano”, non alzano  la voce, non vale la pena occuparsene più di tanto. <strong>Non hanno peso politico.</strong></p>
<p><strong>Già da tempo come Emmaus Italia abbiamo denunciato questa deriva nei confronti degli ultimi e di tutti coloro che vivono ai margini tanto che avevamo e abbiamo la certezza che più che fare la guerra alla povertà e miseria sia oggi più conveniente economicamente e politicamente fare la guerra ai poveri.</strong></p>
<p>Qualcuno potrebbe anche dire, per trovare una scusa, che la maggior parte di queste persone sono “straniere” per le quali non siamo obbligati a “pagare”. Niente di più falso: <strong>il 90% delle persone che bussano alle porte di Emmaus sono Italiani e, se vogliamo dirla tutta, italiani del nord dove un partito politico fa del proprio vanto la difesa degli interessi delle proprie popolazioni; ma forse anche in questo partito ci sono italiani che meritano di più rispetto ad altri.</strong></p>
<p>Questa situazione ci provoca e dovrebbe provocare anche tutte quelle organizzazioni o associazioni che lavorano e condividono la vita di queste persone.</p>
<p><strong>Abbiamo l’impressione che con il tempo</strong>, (…)<strong> si sia persa una delle funzioni e caratteristiche delle organizzazioni di volontariato che è si, quella di lavorare nelle urgenze, accanto alle strutture statali ma senza dimenticare il proprio ruolo di denuncia delle situazioni che sono all’origine dell’emarginazione e della miseria. </strong></p>
<p>Di fronte alla mancanza di case ad affitto agevolato, alla mancanza di lavoro, di strutture sanitarie adeguate a queste persone, le associazioni di volontariato non dovrebbero prestarsi al giochino dell’ente pubblico che tende inevitabilmente a “scaricare” i costi degli interventi su altre spalle che non siano le proprie.</p>
<p>Si parla tanto, ci si riempie la bocca con programmi sul Welfare, ma in realtà lo stato tende sempre di più ad assumere un atteggiamento di scarica barile. <strong>Siamo noi disponibili a questo ruolo di supplenza alle mancanza di presenza dello stato nelle sue varie articolazioni? (…)</strong></p>
<p><strong>Come Emmaus non siamo disponibili a prestarci a questo giochetto. E’ tempo che le associazioni ritornino a considerare il proprio ruolo “politico” nel senso più ampio del termine. (…)</strong></p>
<p>Con la sola beneficienza e la sola carità non si va lontano; forse in questi casi gratifichiamo più coloro che la fanno piuttosto che dare opportunità vere e concrete di emancipazione e di liberazione.</p>
<p>La nostra amarezza purtroppo deriva dal fatto che il panorama generale della politica non ci fa intravvedere spiragli di novità; anzi …</p>
<p><em>Renzo Fior</em></p>
<p>Presidente Emmaus Italia</p>
<p><a href="http://www.emmaus.it" target="_blank">Emmaus Italia</a></p>
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		<item>
		<title>Adiconsum denuncia violazioni costanti della normativa vigente a tutela delle persone diversamente abili</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 21:51:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Società Civile]]></category>
		<category><![CDATA[Tutela diritti]]></category>
		<category><![CDATA[adiconsum]]></category>
		<category><![CDATA[ferrovie]]></category>
		<category><![CDATA[mobilità urbana]]></category>
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		<category><![CDATA[trasporti]]></category>
		<category><![CDATA[trasporti pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[trenitalia]]></category>

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		<description><![CDATA[Adiconsum chiede l’immediata attivazione di sistemi di monitoraggio e l’apertura di appositi Tavoli Il diritto alla mobilità è diritto fondamentale ed inalienabile I recenti fatti di cronaca e le numerosissime segnalazioni che giungono ad Adiconsum – dichiara Pietro Giordano, segretario nazionale Adiconsum - mettono in luce problematiche ed inefficienze inaccettabili, evidenziando come in Italia il trasporto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><strong>Adiconsum chiede l’immediata attivazione di sistemi di monitoraggio e l’apertura di appositi Tavoli</strong></div>
<div><strong>Il diritto alla mobilità è diritto fondamentale ed inalienabile</strong></div>
<div><em>I recenti fatti di cronaca e le numerosissime segnalazioni che giungono ad Adiconsum</em> – dichiara Pietro Giordano, segretario nazionale Adiconsum - <em>mettono in luce problematiche ed inefficienze inaccettabili, evidenziando come in Italia il trasporto, a tutti i livelli, sia di fatto ancora non accessibile per tutti i passeggeri</em>.</div>
<p><span id="more-1423"></span></p>
<div><em>Sempre maggiori sono le criticità del sistema trasporti</em> – prosegue Giordano – <em>che comportano gravissime ed inaccettabili difficoltà per i passeggeri disabili che vogliono esercitare il diritto, riconosciuto in tutta l’UE, di viaggiare sui diversi mezzi di trasporto. Dagli aeroporti alle stazioni ferroviarie, fino alle problematiche di accessibilità dei servizi su gomma &#8211; ed in genere di accessibilità ai trasporti pubblici locali &#8211; i diritti riconosciuti restano sulla “carta” ed a tutt’oggi i trasporti nel nostro Paese sono ben lontani dal garantire un’effettiva mobilità per i consumatori portatori di disabilità</em>.</div>
<div><em>È una situazione insostenibile</em> &#8211; continua Giordano - <em>Il diritto alla mobilità è un diritto fondamentale ed inalienabile della persona</em>.</div>
<div>Adiconsum chiede:</div>
<div>-       A Ferrovie ed a Trenitalia, l’immediata apertura del tavolo di confronto con le Associazioni dei Consumatori, già concordato, sul Regolamento Europeo e in particolar modo sul diritto alla mobilità dei diversamente abili</div>
<div>-       Ad Enac, ad Assoaeroporti e alle associazioni delle compagnie aeree un tavolo sulla mobilità dei diversamente abili</div>
<div>-       A Confservizi, un confronto sulla mobilità urbana dei servizi di trasporto, troppo spesso negati ai diversamente abili.</div>
<div>I confronti tra le parti sociali, a giudizio di Adiconsum, dovranno riguardare:</div>
<div>-       monitoraggio dei relativi servizi di trasporto;</div>
<div>-       realizzazione di specifici canali di informazione;</div>
<div>-       messa a punto di efficaci sistemi di assistenza ai consumatori disabili idonei a garantire l’effettività e l’accessibilità ai servizi.</div>
<p>Si tratta di realizzare sistemi integrati di trasporto che, nel rispetto della normativa, siano capaci di dare “voce” ai tantissimi consumatori che si vedono negati diritti nevralgici per lo svolgimento della propria vita sociale e per la conseguente integrazione sociale.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Daphne III</title>
		<link>http://www.portale-solidale.it/daphne-iii/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 21:21:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Integrazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Politiche Sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Tutela diritti]]></category>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;ambito del programma Daphne III, la Commissione europea ha pubblicato il bando &#8220;JLS/2009-2010/DAP/AG&#8221;, che intende sovvenzionare progetti transnazionali in tema di prevenzione e lotta contro la violenza nei confronti dei bambini, dei giovani e delle donne e per proteggere le vittime ed i gruppi a rischio. I progetti presentati devono rientrare in uno dei seguenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;ambito del programma Daphne III, la Commissione europea ha pubblicato il bando &#8220;JLS/2009-2010/DAP/AG&#8221;, che intende sovvenzionare progetti transnazionali in tema di prevenzione e lotta contro la violenza nei confronti dei bambini, dei giovani e delle donne e per proteggere le vittime ed i gruppi a rischio.<br />
<span id="more-1417"></span><br />
I progetti presentati devono rientrare in uno dei seguenti temi stabiliti dal bando:</p>
<ol>
<li>Violenza di strada tra pari – identificazione delle buone pratiche, raccomandazioni, campagne di sensibilizzazione che coinvolgono i giovani sui temi della violenza di strada, della violenza giovanile e le relative problematiche quali la droga, l’abuso di alcol ed il trasporto di armi</li>
<li>Violenza attraverso i media – realizzazione di programmi educativi e di formazione, nonché realizzazione di attività volte ad aumentare la comprensione nei bambini, nei giovani e nelle donne degli effetti potenzialmente negativi delle nuove tecnologie ed educarli sui rischi e sulle possibili soluzioni, con l’obiettivo di garantire il loro benessere e la loro sicurezza</li>
<li>Punizioni corporali nei confronti dei bambini – creazione di materiale didattico e di sensibilizzazione che affronti la questione delle punizioni corporali nei confronti dei bambini nelle loro case e / o negli istituti o semi-istituti,  subite in tutta Europa</li>
<li>Rafforzamento delle capacità delle forze dell’ordine e degli operatori giuridici inerenti la violenza nei confronti del partner -  formazione e scambio di esperienze, al fine di rafforzare la capacità dei professionisti che lavorano in polizia, in settori giudiziari e para-giuridici a favore delle donne vittime di violenza domestica</li>
<li>Lavoro sul campo a livello base con il coinvolgimento dei bambini, dei giovani e / o delle donne, in particolare programmi che mirano a dare loro la facoltà di proteggere se stessi ed i loro coetanei contro la violenza. Tali programmi potrebbero includere specificamente la formazione, la consulenza, la formazione di meccanismi di gruppo informale di sostegno e di idee innovative volte allo sviluppo di un ambiente protetto per i bambini, i giovani e le donne.</li>
</ol>
<p>I progetti, della durata di 12 o 24 mesi, devono essere presentati da almeno due organizzazioni partner di due diversi Stati membri dell&#8217;Unione.</p>
<p>Al fine di fornire supporto per la presentazione dei progetti, si invitano le associazioni o enti interessati a dare informazione dell&#8217;intenzione e dei contenuti del progetto inviando una e-mail a <a title="mailto:redazione.rete@governo.it" href="mailto:redazione.rete@governo.it">redazione.rete@governo.it</a>, all&#8217;attenzione del direttore generale dell&#8217;Ufficio per gli interventi in campo economico e sociale, dott. Michele Palma, rappresentante italiano del comitato Daphne III.</p>
<p>Le domande di sovvenzione devono essere presentate <strong>entro il 30 aprile 2010</strong>.</p>
<p>Allegati:</p>
<hr />
<ul>
<li> <a title="scarica il file the_daphne_programme_factsheet in formato .pdf" href="http://www.retepariopportunita.it/Rete_Pari_Opportunita/UserFiles/news/the_daphne_programme_factsheet.pdf"><img src="http://www.retepariopportunita.it/Graphic/Rete_Pari_Opportunita/Images/IconeFile/IconaPdf.jpg" alt="scarica il file the_daphne_programme_factsheet in formato .pdf" /></a> <a title="scarica il file the_daphne_programme_factsheet in formato .pdf" href="http://www.retepariopportunita.it/Rete_Pari_Opportunita/UserFiles/news/the_daphne_programme_factsheet.pdf">Daphne Programme Facts Sheet</a></li>
</ul>
<p>Approfondimenti:</p>
<hr />
<ul>
<li> <a title="link esterno al sito http://ec.europa.eu" href="http://ec.europa.eu/justice_home/funding/daphne3/funding_daphne3_en.htm">Daphne III</a></li>
</ul>
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		<title>Osservazioni sul “budget del ricoverato”</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 21:11:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Tutela diritti]]></category>
		<category><![CDATA[budget]]></category>
		<category><![CDATA[commissione affari sociali]]></category>
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		<category><![CDATA[diritto alla vita]]></category>
		<category><![CDATA[fase terminale]]></category>
		<category><![CDATA[italiano]]></category>
		<category><![CDATA[protezione]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[A seguito della Petizione inoltrata alle Assemblee Legislative nel dicembre 2009, dopo un inevaso appello alle stesse ed al Governo il 30 ottobre 2009 e dalle comunicazioni pervenutemi ed allegate, non si giunge a dirimere, anzi, si aumenta l’incertezza e le perplessità”sul budget del ricoverato” di cui si sono spiegate le ragioni al Parlamento con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A seguito della Petizione inoltrata alle Assemblee Legislative nel dicembre 2009, dopo un inevaso appello alle stesse ed al Governo il 30 ottobre 2009 e dalle comunicazioni pervenutemi ed allegate, non si giunge a dirimere, anzi, si aumenta l’incertezza e le perplessità”sul budget del ricoverato” di cui si sono spiegate le ragioni al Parlamento con Petizione, assegnata col n. 911 alla 12° Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica e col n.787 alla 12° Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati).<br />
<span id="more-1415"></span><br />
Questa forma “budget del ricoverato”, seppure in presenza del rinnovo della drammatica vicenda di Eluana Englaro ( “presa” ad illustrare questa triste vicenda e non considerare altre persone bisognose di prestazioni sanitarie costanti ed onerose ), questa possibile “invenzione economica”, se vera, tende ad abbandonare al loro destino “pazienti fragili”, ancor più drammatica, se disabili, in età avanzata od in fase terminale di vita, dimettendoli anzi tempo dalle strutture nosocomiali senza una adeguata protezione alternativa, tanto che si finisce con l’aggravare il loro precario stato di salute, in pratica una eutanasia mascherata:..”fuori”, per ora, dall’ordinamento giuridico italiano!.( ai sensi degli artt.575, 579e 580 del codice penale vietante ogni forma di eutanasia ed ogni forma di assistenza o di aiuto al suicidio).</p>
<p>Se questa “metodologia del budget del ricoverato” prendesse piede :<br />
a.)    oltreché offendere la dignità della persona, nega il diritto alla vita ;<br />
b.)     inoltre per le sofferenze insopportabili ed anche con al scusa di lenire eventualmente il dolore la così detta pietas, potrebbe essere un possibile “strumento” che porta all’eliminazione, ripeto, della vita e forme di eutanasia, “considerazioni” molto pericolose che potrebbero coinvolgere, come da tempo diciamo, malati di Alzheimer, malati psichici, terminali, anziani non autosufficienti;.<br />
c.)    queste “metodologie” richiamano l’eugenismo e le teorie di selezione della razza tristemente note, perché pratica biomedica che spianò la strada alle terribili eliminazioni del genere umano avvenute in passato per le quali la Chiesa Cattolica, come altre confessioni religiose, si sono sempre opposte;<br />
d.)    sono in contrasto con l’art.25 f) della “ Convenzione ONU”sui diritti delle persone disabili in quanto non si può  rifiutare assistenza medica, prestazioni di cure e servizi sanitari, nonché l’alimentazione e l’idratazione. Queste ultime sono “forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze fino alla fine della vita ( rif.disegno di legge A.C 2350 art. 3 comma 5.);<br />
e.)    inoltre in contrasto, sempre della “Convenzione ONU”, con l’art. 10 per “l’inalienabile diritto alla vita; con l’art.15 in quanto “nessuno dovrà essere sottoposto ad esperimenti medico-scientifici, con l’art.16 essendo contro “ogni forma di sfruttamento violenza od abuso”;<br />
f.)     contro gli artt.3 (comma 4) , 13 (comma 4), 32 della Costituzione Italiana.</p>
<p>Si potrebbe continuare richiamando Trattati Internazionali e la Costituzione Europea.</p>
<p>Quello che semplicemente desidero conoscere e con me l’opinione pubblica, date le tante voci che circolano tra i cittadini, attraverso determinati accertamenti di cui dispone l’Ente Pubblico( non esclusa una Indagine Parlamentare ), se nel concetto supremo del risparmio si dimettono malati nelle condizioni di cui sopra.</p>
<p>Non voglio fare una polemica, ma constatate le disparità d’indirizzo inerente l’esame della Petizione, come affermano alcuni rilievi della documentazione allegata, che “sanciscono”della presa in considerazione solo “ quando si possa pervenire ad una legge che disciplina tale complessa e delicata materia”., non considerando l’urgenza di questa grave e possibile “evenienza”che si va uniformando nelle corsie ospedaliere italiane. Vorrei richiamare l’art.140 e 141 del Regolamento del Senato e l’art.109 del Regolamento della Camera dei Deputati dove si afferma che è vero che le petizioni si possono “abbinare ad un eventuale progetto di legge all’ordine del giorno”, ma “l’esame in Commissione può concludersi con una risoluzione diretta ad interessare il Governo alle necessità esposte nella petizione”.</p>
<p> Perché non provvedere?</p>
<p>Trovo molto singolare questa motivazione inerente il “budget del ricoverato”, disconoscere l’urgenza, la necessità e la priorità, confermando che il “caso” verrà esaminato dalle Assemblee delle Camere Legislative nel momento in cui vi sarà un provvedimento legislativo sulla materia.</p>
<p>Sarebbe come dire che l’incendio che sta divampando nel “palazzo” non deve essere spento dai pompieri, bensì dal Padre Eterno quando invierà l’acqua dal cielo!</p>
<p>Non si può ignorare, se vero, quanto accade adducendo parole o silenzi ! Sono i fatti che incombono sul Paese e non si può disconoscere l’urgenza, in quanto l’individuo è persona, un essere umano in qualunque condizione di salute si trova.</p>
<p>Previte</p>
<p>http://digilander.libero.it/cristianiperservire</p>
<p>Allegati<br />
1.	Petizione del 30 ottobre 2009 al Parlamento<br />
2.	Lettera del Presidente del Senato della Repubblica del 02 febbraio 2010<br />
3.	Lettera del Presidente della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato (21 gennaio 2010)<br />
4.	Lettera del Ministero della Sanità (uff.interrog.parlam@sanita.it, del martedì 9 febbraio 2010 13.58)</p>
<p>A seguito delle indicazioni ricevute dalla Segreteria del Signor Ministro della Salute, si trasmette in allegato la risposta alla richiesta di chiarificazione in merito alla petizione concernente il budget del ricoverato.Saluti e buon lavoro.</p>
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