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	<title>Portale Solidale &#187; Dipendenze</title>
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	<description>Seleziona ed archivia articoli relativi alle ONLUS ed alle iniziative cattoliche e solidali.</description>
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		<title>Libera contro l&#8217;Osservatorio Onu: inattendibili i dati sulla produzione di coca</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jan 2009 18:11:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono 1.400 le tonnellate di droga &#8221;invisibili&#8221; agli occhi delle Nazioni unite e degli Stati uniti secondo il rapporto presentato stamattina: 600 annue per l&#8217;Unodc, 2000 per Libera ROMA – Colombia, Stati Uniti e Unodc (United Nations Office on Drugs and Crime) sono il nuovo triangolo delle Bermuda, ma nel nulla non scompaiono aerei o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Sono 1.400 le tonnellate di droga &#8221;invisibili&#8221; agli occhi delle Nazioni unite e degli Stati uniti secondo il rapporto presentato stamattina: 600 annue per l&#8217;Unodc, 2000 per Libera</em></strong></p>
<p>ROMA – Colombia, Stati Uniti e Unodc (United Nations Office on Drugs and Crime) sono il nuovo triangolo delle Bermuda, ma nel nulla non scompaiono aerei o mercantili, bensì i dati sulla droga. Interi carichi di cocaina pura e migliaia di ettari di piantagioni. Soltanto lo scorso anno circa 1.400 tonnellate di stupefacente sono infatti diventate invisibili agli occhi delle Nazioni unite e degli Stati uniti. Lo rivela Libera in una ricerca sulla produzione e il traffico di cocaina mondiale presentata oggi a Roma nella sede della Federazione Nazionale della Stampa. Sotto accusa i dati forniti dall’Unodc, ufficio deputato alla raccolta dei dati sul traffico di droga mondiale e al contrasto del fenomeno, e dalle autorità americane, secondo i quali la produzione di cocaina corrisponderebbe a 600 tonnellate annue, contro le 2.000 contestate dall’associazione di don Ciotti.<br />
<span id="more-964"></span><br />
Nel corso del 2008, grazie al lavoro di Sandro Donati, Libera ha raccolto un’enorme quantità di dati (per un totale di 25.914) che dimostrano come tra le carte dell’Unodc ci siano falle enormi. Secondo quanto riporta lo studio, solo nel 2008 l’Observatorio Nacional de drogas de Colombia, che raccoglie e diffonde in comunicati giornalieri l’attività di contrasto al traffico di cocaina di diversi organismi governativi, militari e di polizia, sono state registrate 2.338 azioni antidroga che hanno portato alla scoperta e alla distruzione di 3.348 laboratori del prodotto intermedio, ovvero la coca base. Inoltre, le autorità hanno scoperto e distrutto anche 311 &#8216;cristalizaderos’, raffinerie dalle quali esce il prodotto finale: il cloridrato di cocaina. Il prodotto immesso sul mercato. Dalle stime fornite sulla produzione mensile di circa la metà dei cristalizaderos individuati dalle autorità, il dato dell’Unodc pare immediatamente inadeguato. La somma della produzione media di 152 raffinerie è pari a 599 tonnellate e 494 chilogrammi di prodotto finito. Mezzo chilo in meno del dato Unodc. A tale dato mancano, però, le stime dei restanti 159 cristalizaderos. Nonostante le dimensioni paragonabili ai 152 per cui sono state rese note le stime, lo studio calcola per prudenza la loro produzione in sole 200 tonnellate. Per un totale di 800 tonnellate prodotte in un solo mese.</p>
<p>Il risultato finale dell’elaborazione permette di ritenere che i 311 cristalizaderos colombiani abbiano prodotto nel 2008 almeno 1.400 tonnellate di cocaina. A questo dato, continua il rapporto, va aggiunta la produzione delle raffinerie non individuate dalle autorità, che in base alla quantità di droga sequestrata nelle fabbriche clandestine è molto più alta della produzione dei cristalizaderos distrutti. Seguendo criteri restrittivi le raffinerie non diatrutte hanno prodotto soltanto 600 tonnellate di droga. Da questo dato si giunge ad un ‘prudente’ totale di almeno 2.000 tonnellate di cocaina, una produzione 3,3 volte superiore alle stime dell’Unodc e 3,7 volte maggiore delle stime statunitensi. </p>
<p>“Sulla raccolta dei dati &#8211; spiega Donati &#8211; sono stati adottati criteri restrittivi per poter il più possibile dare una stima realistica della produzione annua di cocaina. Questo a causa delle possibili obiezioni sul rischio propaganda delle diverse forze di polizia colombiane”. Tra le varie stime provenienti anche da diverse fonti, però, c’è un’omogeneità di fondo, anche rispetto ai sequestri e sulla dimensione complessiva delle rotte aeree e navali sospette rilevate dalle autorità statunitensi. Tutti i dati dello studio, come già fatto in occasioni precedenti, verranno messi a disposizione delle istituzioni nazionali e internazionali che vogliano verificarli e prenderne atto. (Giovanni Augello)</p>
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		<title>Libera: &#8221;Stime della coca manipolate a favore del Plan Colombia&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jan 2009 18:08:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rapporto Libera. Donati: &#8221;L’Unodc ha contribuito in misura rilevante a nascondere la reale portata della produzione colombiana e mondiale di cocaina&#8221;. Obama, da senatore, aveva denunciato il fallimento del piano ROMA &#8211; &#8220;Le autorità statunitensi non sono rimaste da sole nella manipolazione dei dati poiché hanno ricevuto costante copertura dall&#8221;Unodc che, invece di fornire alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Rapporto Libera. Donati: &#8221;L’Unodc ha contribuito in misura rilevante a nascondere la reale portata della produzione colombiana e mondiale di cocaina&#8221;. Obama, da senatore, aveva denunciato il fallimento del piano</em></strong></p>
<p>ROMA &#8211; &#8220;Le autorità statunitensi non sono rimaste da sole nella manipolazione dei dati poiché hanno ricevuto costante copertura dall&#8221;Unodc che, invece di fornire alla comunità internazionale il contributo di un osservazione oggettiva e scrupolosa, ha stimato la produzione e i traffici mondiali di cocaina dapprima allo scopo di giustificare il varo del Plan Colombia e, poi, per prospettarne l’inesistente successo”.<br />
<span id="more-962"></span><br />
È quanto afferma Sandro Donati, che ha curato la ricerca di Libera sulla produzione di cocaina nel mondo.  “In questo modo – spiega Donati -, l’Unodc ha contribuito in misura rilevante ad occultare la verità ed a nascondere la reale portata della produzione colombiana e mondiale di cocaina”. Secondo lo studio di Libera, l’Unodc ha dapprima “corretto” retroattivamente fino al 1988 i dati della produzione mondiale, innalzando la produzione Colombiana da 326 tonnellate annue nel 1998, a 680 tonnellate, e diminuendo quelle di Bolivia (219 tonnellate prima, 70 poi) e Perù (240 tonnellate prima, 175 poi). Negli anni successivi, secondo Libera, le sottostime dell’Unodc sono state sempre maggiori, tanto da doverle successivamente smentire. Dal 2000 al 2004, secondo le prime stime la produzione colombiana era passata dalle 695 tonnellate, a 390 tonnellate annue. Le prime evidenti incongruenze arrivano proprio dal Report Unodc 2005 dove, secondo Libera, i sequestri di cocaina erano sul punto di pareggiare la produzione mondiale dello stupefacente: 590 tonnellate sequestrate, contro le 687 tonnellate prodotte in tutto il mondo. Nel 2006, l’Unodc riduce nel suo rapporto i sequestri a 300 tonnellate spiegando il calo con la presenza di percentuali di sostanze da taglio riscontrate nelle droghe, circa il 40% di altre sostanze.</p>
<p>Ma la vera nota importante del rapporto 2006 dell’Unodc è la correzione del dato riguardo alla produzione di cocaina in Colombia per il 2004, passata da 390 tonnellate a 649. Variazione giustificata da un nuovo studio che aveva verificato il rendimento effettivo delle foglie di coca.  Questo dato, però, ha messo in luce gli insuccessi del Plan Colombia. La produzione di cocaina rispetto al 1998 è così di colpo raddoppiata, passando dalle 326 tonnellate alle 649. “Non si può sottacere – afferma Donati &#8211; come questa serie di gravi e grossolane manipolazioni dei dati, sia passata inosservata alle decine di organismi governativi internazionali e nazionali che impiegano annualmente enormi quantità di denaro pubblico per una presunta guerra alla droga”.</p>
<p>Dell’insuccesso del piano per la Colombia ne avevano chiesto conto anche diversi membri di una Commissione del Senato americano coordinata da Richard G. Lugar e che tra i 18 membri vantava la presenza dell’attuale presidente americano Barak Obama, allora senatore. Nel rapporto “Plan Colombia –elements for success” redatto nel dicembre 2005, si denuncia il fallimento del piano anti-coca statunitense. “La mancanza di prove evidenti di progressi  &#8211; si legge nel rapporto &#8211; documentati nella guerra contro la droga e nella neutralizzazione dei paramilitari è sconcertante considerando i miliardi di dollari di cui il Congresso ha approvato lo stanziamento per finanziare, fin  dal 2000, il contrasto alla droga e all’eradicazione delle piantagioni. Nel 2005 le eradicazioni hanno raggiunto 196 mila ettari, ciononostante la cocaina sequestrata nel 2004 è quasi triplicata”. (Giovanni Augello)</p>
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		<title>Don Ciotti: &#8221;Le mafie si alimentano della mancanza di trasparenza&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jan 2009 22:12:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonin Bardhi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Rapporto Libera. Indirizzare la repressione non tanto sulle mafie, ma contro chi le usa &#8221;riempie&#8221; le carceri: &#8221;negli Usa il 25% della popolazione mondiale di detenuti e buona parte per reati legati al consumo e allo spaccio&#8221;</em></strong></p>
<p>ROMA &#8211; &#8220;Le mafie si alimentano della mancanza di trasparenza, traggono forza da un&#8217;informazione non obiettiva, dalle letture superficiali o interessate” è quanto ha denunciato questa mattina don Luigi Ciotti, presidente di Libera, durante la presentazione del rapporto sulla produzione e traffico di cocaina mondiale. “Il primo passo per combattere efficacemente le organizzazioni criminali è fornire un&#8221;immagine credibile dei traffici in cui sono coinvolte, mettendo in luce le loro reali dimensioni e tutti i loro possibili risvolti”.<br />
Durante l’intervento di apertura, don Ciotti ha richiamato l’attenzione sulle contraddizioni statistiche presenti nei dati sulla cocaina presenti nei rapporti delle autorità americane e dell’Unodc.<br />
<span id="more-954"></span><br />
“La lotta alla droga – ha affermato don Ciotti &#8211; può essere vinta solo con una ricerca di verità che faccia luce sulle responsabilità proprio per aiutare tutti a essere più responsabili”. L’incongruenza e le manipolazioni dei dati sulla produzione di cocaina non devono far dimenticare che dietro i dati ci sono le persone. “Non si può contrastare l’offerta – continua don Ciotti – senza porsi il problema della domanda che nasce spesso da vuoti educativi e relazionali, da percorsi di crescita monchi, da una mancanza di riferimenti e opportunità”. Ma se il consumo di droga è proporzionale alla povertà delle politiche sociali, come afferma il presidente di Libera, la produzione di coca cresce con successo lì dove contadini e corrieri vivono in situazioni di povertà estreme. “Il narcotraffico – spiega don Ciotti – si regge anche su politiche inique, sul deficit diffuso di giustizia sociale, su misure di contrasto alla povertà inadeguate e retoriche, su strategie prive del necessario realismo, destinate a fallire in partenza”.</p>
<p>Un altro problema, riguardo la lotta alla droga, conclude don Ciotti è anche l’aver indirizzato gli strumenti della repressione non tanto sulle mafie, ma contro chi le usa. “Da quando gli Stati uniti hanno lanciato le loro strategie alla fine degli anni ’80, c’è stata una esplosione delle presenze delle carceri, e ora gli Usa hanno nelle carceri il 25% della popolazione mondiale di detenuti e buona parte per reati legati al consumo e allo spaccio”. Stesso discorso per l’Italia. Secondo il fondatore di Libera dal 1991 al 2006 i detenuti sono passati da 21 mila a oltre 60 mila. “Si tratta per due terzi di persone immigrate o tossicodipendenti, ristrette per reati previsti da normative che hanno sempre più ridotto l’area del sociale a favore dell’area del penale”. (Giovanni Augello)</p>
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