Banche off limits per lavoratori disabili, sindacati e associazioni: ”Inaccettabile” 1

Il dicastero del Welfare dà parere positivo alla richiesta dell’Abi di esonero degli istituti di credito dal collocamento obbligatorio dei disabili. Associazioni e sindacati: ”Le banche non sono aziende in crisi, colpiti i più deboli”

ROMA – Porte sbarrate a tutti i lavoratori disabili nelle banche, con stop alle assunzioni di cittadini con disabilità negli istituti di credito e ulteriore difficoltà – per loro – a trovare un posto di lavoro, impresa che già oggi risulta ai limiti dell”impossibile. E’ questo lo scenario che potrebbe verificarsi a seguito del parere positivo espresso dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali alla richiesta inviata dall’Abi (Associazione bancaria italiana) sulla possibilità per le banche di essere esonerate dalle norme per il collocamento obbligatorio delle persone con disabilità. La denuncia arriva dall’organizzazione sindacale Falcri (Federazione Autonoma Lavoratori del Credito e del Risparmio Italiani) e dal Forum italiano sulla disabilità (Fid), l’organismo che rappresenta i disabili italiani in sede europea e al quale aderiscono tutte le maggiori associazioni delle persone con disabilità. Entrambe le organizzazioni esprimono sconcerto, indignazione e preoccupazione, criticando le banche italiane e il Ministero del Welfare per le decisioni assunte in merito.

La vicenda è in sé molto semplice: nei mesi scorsi l’Abi ha avanzato una istanza al Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali per sapere se la sospensione degli obblighi occupazionali previsti dalla legge sul collocamento obbligatorio delle persone disabili (68/99) potesse essere concessa anche per quelle imprese che ricorrono al cosiddetto “Fondo di solidarietà di settore” previsto dal D.M. 158/2000 in attuazione della legge 662/1996, cioè al Fondo al quale attingono le imprese in stato di crisi. La risposta della Direzione Generale del Ministero del Welfare è stata positiva, per cui tutte le banche che hanno fatto ricorso al suddetto Fondo di fatto non hanno più l’obbligo di assumere personale disabile in quanto accomunate alle aziende che, a fronte di uno stato di crisi, siano ricorse a procedure di mobilità, contratti di solidarietà, licenziamenti collettivi e cassa integrazione guadagni straordinaria.

“Le banche però – è la critica della Falcri – non hanno fatto ricorso all’utilizzo del Fondo di solidarietà a causa di effettive crisi aziendali ma piuttosto per scelte strategiche che portavano ad una diminuzione del personale in età avanzata ed a ingressi peraltro parziali di giovani lavoratori utilizzando in modo massiccio diverse forme di precarietà con sensibili risparmi sul costo del lavoro”. “E’ impensabile – rincarano la dose – accomunare le aziende realmente in crisi con banche che negli ultimi anni hanno registrato utili stratosferici pagando il proprio management con stock option ed emolumenti”.

Al momento non risulta che vi siano istituti che abbiano già agito secondo queste nuove opportunità, né è dato sapere se qualcuno di essi abbia intenzione di farlo. Fatto sta che – continuano le associazioni sindacali del comparto bancario, che rappresentano circa 15mila iscritti – “crediamo sia inaccettabile che cittadini già duramente colpiti trovino ancora più difficoltà ad integrarsi nel mondo del lavoro perché anche le porte delle ricche banche potrebbero chiudersi a causa di un’interpretazione distorta”. “E’ inutile – concludono – produrre ricamati Bilanci sociali se dietro la carta patinata viene a mancare la sensibilità e la solidarietà verso i più deboli: Abi poteva sicuramente risparmiarsi questa figuraccia”. Anche il presidente del Forum Italiano sulla Disabilità, Tommaso Daniele, ha espresso la sua indignazione per l’iniziativa delle banche italiane e “sconcerto ancora più grande nel vedere che il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ha fornito il proprio parere positivo in merito: fare una legge e non farla rispettare equivale ad autorizzare la cosa che si vuole proibire. Abbiamo paura che si possa trattare di un precedente pericoloso per i disabili italiani”. (ska)

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