A Marco Calamai il premio ”L’Altro Pallone”

L’allenatore di pallacanestro da più di un decennio ha voltato pagina, lasciando il professionismo e la serie A per insegnare basket ai disabili fisici e mentali in giro per l’Italia. ”Non volevo più solo ‘gestire risorse umane”’

MILANO – L’allenatore di pallacanestro Marco Calamai ha vinto la dodicesima edizione del premio “L’Altro Pallone”. La cerimonia di premiazione si è svolta a Milano nei locali della “Casa della Pace”, messi a disposizione dall’amministrazione provinciale. Calamai da più di un decennio ha voltato pagina, lasciando il professionismo e i parquet della serie A. Insegna infatti basket ai disabili fisici e mentali in giro per l’Italia, con l’aiuto di altri giovani allenatori. L’iniziativa coinvolge circa 450 persone diversamente abili. La motivazione del premio: “Tecnico di basket di serie A, decide di dare una svolta alla sua carriera. Basta con le ricche panchine e le partite di cartello, basta col professionismo. Insegna basket da anni ai disabili, fisici e mentali, ed è felice, e loro con lui. E noi, giuria dell’Altropallone, con tutti loro, perché insieme dimostrano quanto potere abbia lo sport nell’abbattere le barriere, nel riunire in un progetto condiviso, nel dare un senso agli sforzi delle persone di buona volontà”.

Marco Calamai ha ricevuto il riconoscimento alla sua attività da Irma Dioli (assessore provinciale allo Sport), Gianni Mura (presidente della giuria, giornalista e scrittore) e Milly Moratti (madrina del premio). L’assessore provinciale ha tra l’altro notato: “Da quando sono assessore allo Sport, è la prima volta che viene premiata una disciplina che non è il calcio e che si occupa di disabilità. Il premio è un’occasione per promuovere sempre più la sensibilità di tutti, attraverso lo sport, nei confronti delle persone diversamente abili”. Gianni Mura ha invece precisato che il premio intende evidenziare, tra l’altro, “una certa figura di sportivo che Calamai riassume perfettamente in sé: rinunciando a una condizione di privilegio, è rimasto un allenatore ‘maestro e psicologo’”. Milly Moratti ha brevemente fatto cenno alla sua condizione di osservatrice diretta, per via familiare, di un mondo sportivo che, teso alla ricerca dell’eccellenza, dimentica di preservare (o coltivare) tutto il resto: “Quelli che nel mondo dello sport arrivano prima, molto giovani, a una condizione di privilegio corrono più rischi: diventano macchine semi-perfette, ma non maturano come persone”. Nel suo intervento, Calamai si è ricollegato ai concetti espressi da Gianni Mura: “Quando ho lasciato il professionismo, quattordici anni fa, iniziava a diffondersi il concetto, oggi dominante, che il tecnico doveva soltanto ‘gestire le risorse umane’, evitando un approccio personale più completo e complesso. Questa situazione mi stava stretta perché presupponeva molti condizionamenti esterni nei confronti del mio lavoro. Spero che la Lega e la Federazione di Basket valorizzino sempre di più i principi che io e i miei collaboratori portiamo avanti, favorendo il diffondersi di iniziative e manifestazioni sportive che possano accogliere, insieme, atleti normodotati e disabili».

Il vicecampione olimpico 2004 Gianmarco Pozzecco, presente alla cerimonia di premiazione, ha partecipato il 6 gennaio scorso a uno di questi eventi. La Fortitudo Overlimits Emil Banca di Bologna gioca con la formula del 3+2 (3 normodotati e due disabili) in un campionato regolare, l’ANSPI (torneo degli oratori). Nove giorni fa, “rinforzata” da Pozzecco, ha battuto in amichevole i campioni d’Italia ANSPI del Don Orione-Castenaso. «All’inizio, ho avuto un approccio strano a quella partita – ha osservato Pozzecco -. Ho cercato di adeguarmi al gioco dei compagni disabili, ma nell’intervallo mi è stato fatto capire che dovevo essere soltanto me stesso, come sempre, cancellando ogni “differenza”, abbattendo ogni “muro” inconscio che io stesso mi ero costruito nei loro confronti». (Sandra Tognarini)

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